Genova, 21 Gennaio 2018 04.53





 
SAGGISTICA

 

Saggistica

30
DICEMBRE
2017
Articolo letto 36 volte

COME IL MALIGNO ATTACCA GIOVANI E ANZIANI

E COME DIFENDERSENE

 Cap. 5

La tattica del maligno per attaccare un giovane è di solito elementare: far leva sul sesso che prorompe e, aperta quella breccia, far entrare tutti gli altri peccati mortali. Quando il giovane è abbastanza ubriaco di peccati e di vizi, il nemico gli suggerisce che la religione è tutta una favola, e il gioco è fatto. Se tutto va bene, per il maligno, sarà un adulto malleabile a tutte le tentazioni e sciocchezze, tetragono ad ogni idea di fede, speranza, carità, e camminerà sicuro per la via larga che porta all’inferno.

Può darsi che il giovane riesca a rialzarsi e, grazie agli aiuti prodigati dal Cielo e dalla Santa Madre Chiesa, si avvii verso il sentiero stretto che porta in alto. Il demonio adotta allora la tattica RIPARA. Cos’è? Per capirlo, scriviamolo in modo più esplicito così:

RImpianti

PAure

RAncori.

Ossia, il diavolo corre ai ripari per rimediare al danno arrecato alla sua causa dal molesto intervento del Cielo e della Chiesa, e dalle difese messe in atto dalla potenziale vittima e, non potendo più far troppo ricorso al sesso, dato che l’individuo ha ormai raggiunto la “pace dei sensi”, il maligno tenta di indebolirlo e scoraggiarlo per altra via.

Quindi suscita rimpianti (se avessi fatto così, se avessi fatto colà, se avessi saputo, se avessi avuto più coraggio, se fossi scappato in tempo, se avessi presentato quella domanda, o non l’avessi presentata, se avessi o non avessi scritto quella lettera, eccetera), paure (mi ammalerò? quanto mi toccherà pagare di tasse? arriverò alla fine del mese? scopriranno quell’errore che ho commesso? mi denunceranno? eccetera) e rancori (rigurgiti di odio contro questo o quello, vana voglia di vendicarsi per affronti reali o immaginari, eccetera).

Di fronte a un attacco di RIPARA, occorre ricordarsi che chi ci assale, e vorrebbe farci sentire dei falliti, è lui stesso un fallito irreparabile: era in paradiso ed è riuscito a rovinarsi per l’eternità, per sua colpa, e se mai è lui che deve avere rimpianti, paure e rancori. Proprio lui ha fatto nascere l’odio nel mondo, mentre prima della sua ribellione c’era solo pace e amore.

I rimpianti sono quanto di più sterile esista: non sappiamo cosa sarebbe successo se avessimo scelto un’altra strada, poteva andare molto peggio e potremmo essere lì a rimpiangere di non aver scelto proprio la via che abbiamo imboccato.

Le paure sono una pura e semplice invenzione suggerita dal nemico: proiettano nel futuro fantasmi che potrebbero non materializzarsi e distolgono dal presente, che è l’unica cosa che conta, ed è il punto del tempo in cui, senza farci prendere dal panico, abbiamo l’opportunità di far qualcosa per parare eventuali colpi.

I rancori vanno soppressi perdonando. I torti subiti, se li avremo perdonati, saranno un prezioso capitale da far valere davanti al Tribunale divino. Questo, però, non deve far dimenticare la sacrosanta aspirazione alla giustizia, che sarà ristabilita comunque. “A Me la vendetta, dice il Signore" (Romani, 12, 19).

  Ci sono perfino quelli che si offrono vittime per espiare i peccati altrui, ma per far questo bisogna essere grandi santi eroici come Maria Valtorta — così perfettamente uniformata a Cristo, l’Uomo-Dio che pregava per i suoi suppliziatori — la quale sofferse pressoché tutta la vita gli spasimi più atroci e le più ingiuste persecuzioni (di certi preti) per il bene delle anime. Senza offrire sacrifici troppo grandi, che non potremmo sopportare, senza tentare sforzi che non potremmo reggere, essendo tutt’altro che eroi, dobbiamo semplicemente cercare di vivere in grazia di Dio e in pace con noi stessi e con gli altri.

EMILIO BIAGINI


29
DICEMBRE
2017
Articolo letto 142 volte

PENSIERO DEBOLE PER MENTI DEBOLI:

UNA VECCHIA STORIA

 

Ahimé, il relativismo dilaga. Naturalmente ci sono cascati anche i geografi. Tenetevi saldi, anzi, allacciate le cinture, perché la geografia accademica dà spettacolo.

Parliamo della regionalizzazione, che “dovrebbe” essere il modo in cui si formano le regioni funzionali, ossia quelle che gravitano intorno ad un centro urbano dal quale la popolazione regionale ottiene i necessari servizi. Anzi, lasciamo parlare l’”esperto”. L’autore di questi pensieri così profondi scrive in un italiano che sembra turco, e non per niente costui di chiama Turco di cognome (Angelo di nome), il quale formula in proposito ciò che egli chiama “tesi forti”. Soprattutto tenetevi forte e cercate di non farvi male dal troppo ridere.

Leggi tutto...


29
DICEMBRE
2017
Articolo letto 23 volte

Emilio Biagini

LE FEDI ALLA ROVESCIA

Squadra e compasso perfetto gradasso

 

I miti negativi dell’anticristianesimo

“Razionalismo” e “scientismo”, materialismo e “ateismo”: quattro concetti diversi, ma profondamente collegati tra loro. È istruttivo proporre comparativamente la definizione di ciascuno di essi. Il razionalismo è la dottrina filosofica che non accetta alcuna verità se non quella che appare alla ragione umana senza il sostegno di alcuna Rivelazione. Lo scientismo non riconosce altra verità se non quella scientifica. Il materialismo non ammette l’esistenza di null’altro che della materia e dell’energia che vi è strettamente collegata. L’ateismo non accetta l’esistenza di Dio. Tutti questi concetti hanno un elemento in comune: la negazione. Essi corrispondono ad altrettante mutilazioni dell’esperienza umana e del pensiero umano: nulla vi aggiungono, solamente tagliano e lacerano.

Per gli adepti di tali fedi alla rovescia, compito della ragione sarebbe far giustizia delle “superstizioni”, cioè di qualsiasi nozione di soprannaturale. Noi ci troveremmo dunque al vertice di uno sviluppo intellettuale continuo, che ci ha portato dalle caverne allo spazio. La nostra visione “scientifica” del mondo costituirebbe un pinnacolo mai raggiunto prima, dal quale sarebbe possibile al “razionalista” contemplare le altre epoche, le altre culture, il vile popolo, chiunque la pensi diversamente da lui, e in modo particolare l’aborrito “medievale” Cristianesimo, con superiore distacco, disprezzo e odio.

Ben lungi dall’essere cosa moderna, atteggiamenti simili esistono da tempo lunghissimo. Basti pensare alla setta ebraica materialista dei Sadducei che dominava il Sinedrio al tempo di Gesù e fu la principale responsabile della sua condanna alla croce. Altri esempi ci vengono dalle profonde correnti di materialismo che dominano il paganesimo politeista dell’Occidente antico e dell’Asia orientale: portatrici di vita comoda, libera da idee di peccato (il male consisteva solo nel commettere errori nel rituale), dove il prepotente poteva fare tutto quello che gli aggradava e non vi era alcuna protezione per le donne (in particolare le vedove), gli orfani e i bambini non nati (ai quali si poteva tranquillamente negare il diritto di nascere).

Una tempesta dopo l’altra

La tempesta del protestantesimo preparò pure la strada alla secolarizzazione e all’ateismo, mentre mani avide si stendevano sulle terre della Chiesa, che erano servite per secoli a sfamare i poveri, a edificare cattedrali e monasteri, a mantenere coloro che pregavano e cantavano le lodi del Signore. Al tempo stesso si scatenava la propaganda e si inventavano leggende nere di corruzione del clero: in qualche caso fondate, purtroppo. Ma proprio le pecore nere del clero cattolico furono quelle che passarono in massa alla “riforma”, abbracciando il “libero esame”, ossia i propri comodi.

Con analoga violenza, si abbatté la tempesta della ”rivoluzione francese”, preparata dalla massoneria con un lungo lavoro di scavo sotto le fondamenta della Chiesa. Nella Francia del sec. XVIII le fedi alla rovescia cercarono appoggio nel crescente successo della scienza, cui si voleva conferire una colorazione marcatamente razionalista (“illuminismo”). Da Parigi la moda si propagò rapidamente presso le corti e i circoli “intellettuali” dell’Europa occidentale. Nel secolo successivo, funestato dal dilagare dei nazionalismi che avevano radice nella divisione protestante, l’accento si spostava sempre più in senso materialista (“positivismo”), ed emergeva lo scientismo, cieca fiducia nelle possibilità della scienza (europea) e sorda, per giunta, al fatto che la sua proposizione fondante (“la scienza è l’unica fonte di conoscenza”) non è essa stessa dimostrabile scientificamente, da cui una totale, insanabile e ridicola contraddittorietà.

L’uomo europeo, al vertice della “scala evolutiva”, era portatore di una “superiore” cultura tecnico-scientifica, e aveva quindi una missione civilizzatrice da svolgere (etnocentrismo). D’altronde, il “progresso inarrestabile” portava inevitabilmente le masse sfruttate alla “rivoluzione liberatrice” e al sole radioso del “socialismo scientifico”. Entrambe le vie sfociavano negli amari frutti dell’imperialismo: l’impero britannico, persecutore della Chiesa, al quale dobbiamo se il sacrosanto movimento per l’unità d’Italia si trasformò in una ripugnante persecuzione contro la Chiesa; l’impero sovietico, votato alla cancellazione di Dio dal mondo. Come sempre il rifiuto di Dio prese la forma della menzogna e dell’omicidio.

I limiti del metodo scientifico

Oggi la marea è in pieno riflusso, al punto che si contesta l’utilità stessa della scienza, mentre una diffusa corrente di pensiero che attribuisce ad essa un valore puramente strumentale, in funzione della sua evidente efficacia nell’operare sulla realtà pratica. Si rinfaccia alla scienza e alla sua “compagna di viaggio”, la tecnologia, di costituire un pericolo per l’ambiente e per la specie umana. Si assiste quindi ad un fervido rinascere di atteggiamenti mistici, talora occultistici e dichiaratamente contrari alla scienza ufficiale. Né è privo di significato il fatto che gli stessi scienziati dichiarino di trovarsi di fronte a problemi insolubili, nella matematica come nella fisica.

Nonostante ciò, sarebbe assurdo negare che la scienza abbia validità nel proprio ambito metodologico. Essa si caratterizza, infatti, soprattutto nel metodo, definito come interazione sistematica tra ipotesi e risultati sperimentali riguardanti la realtà sensibile, nel caso delle scienze sperimentali (fisica, chimica, scienze della terra e scienze biologiche), e contrassegnato invece da definizioni differenti e talora controverse per altre aree disciplinari (matematica, scienze economiche, politiche, sociali, storiche). Parlare di “bancarotta della scienza” sarebbe quindi del tutto gratuito, mentre è al tempo stesso necessario riconoscere che il metodo scientifico non permette di risolvere tutti i problemi, né fornisce sempre risultati attendibili.

Ciò dipende anzitutto da una fondamentale mancanza di obiettività. La scienza non è distaccata dall’oggetto del proprio studio, ma vi è immersa e vi prende parte, trasformandolo. Le particelle atomiche vengono deviate dagli strumenti usati per studiarle, per cui la determinazione del loro reale comportamento diviene impossibile (principio di indeterminazione di Heisenberg). Analogamente, ed a maggior ragione, ciò si applica alle scienze sociali ed economiche: i sistemi socio-culturali ed economici vengono modificati dagli studi che se ne fanno, dalla raccolta, elaborazione e diffusione di informazioni che li riguardano. Ciò è inevitabile, per quanto lo scienziato faccia per mantenersi distaccato, cosa che quasi mai riesce.

Ogni trionfalismo razionalistico e scientista, inoltre, è reso aleatorio dal fatto che, col progredire delle conoscenze, l’orizzonte si allarga costantemente invece di restringersi. Le tessere del mosaico non tendono ad andare al loro posto come desiderato, facendo luce su ciò che non si riusciva a comprendere. Al contrario, ogni nuovo passo avanti rivela sempre maggiori abissi di ignoranza. Come appaiono lontani i tempi in cui Newton affermava che, disponendo di sufficienti dati, sarebbe stato possibile descrivere il moto di ogni atomo dell’universo.

Di fronte agli interrogativi ultimi dell’esistenza, poi, il metodo scientifico è disarmato. C’è sopravvivenza oltre la morte? che può dircene la scienza? nulla. È logica, è accettabile l’idea che tutto ciò che l’uomo è stato e ha conosciuto dilegui senza traccia? Perché proprio di questo si tratta, anche se taluno parla di sopravvivenza nei cambiamenti lasciati sulla terra dal morto. Supponiamo pure che un individuo lasci una traccia tanto indelebile da essere ricordato finché esista l’umanità: e quando l’umanità intera sarà estinta? quando questo piccolo pianeta sarà distrutto? Supponiamo che la scienza riesca a dar forma alla società perfetta, dove non esistano più miseria, sfruttamento, campi di “rieducazione” e violazioni dei diritti umani. È un’ipotesi che la scienza non è affatto attrezzata a realizzare, e che invece si potrebbe creare solo applicando il Vangelo, ma non è questo il punto. Comunque realizzato, questo impossibile paradiso in terra non potrebbe durare. Ogni specie biologica si estingue, prima o poi. Perché la nostra dovrebbe fare eccezione? Ogni pianeta viene presto o tardi reso inabitabile o distrutto quanto il sole intorno al quale gravita esaurisce la sua energia potenziale. Forse che alla terra sarà riservato un trattamento speciale? Se esiste soltanto la materia, il nostro destino è quello della materia e le nostre individualità, come persone singole e come specie, sono destinate a perire.

Viviamo attualmente in una società che nega la morte, che non vuol sentirne parlare. Un sorriso di scherno spesso nasconde malamente il disagio. È una società che, più o meno in nome della “ragione” e della “scienza”, ha demolito tutte le certezze. Ebbene, ecco una certezza. Si proclama che “tutto è relativo” (comodo il relativismo nelle mani dei “razionalisti” per demolire le credenze altrui, arma comoda, sebbene a doppio taglio). Ed ecco qualcosa che non è relativo. Noi moriremo, sia individualmente sia come specie. “Poiché tutta la carne è come erba, e tutto lo splendore dell’uomo è simile ai fiori dell’erba”.

Di fronte alla morte e ai destini ultimi (chi siamo? dove andiamo? perché esistiamo?), la scienza tace. Non restano che due vie: negare che porsi tali problemi abbia senso, o riconoscere che, oltre alla scienza, esistono altre legittime fonti di conoscenza. Nel primo caso,l’adepto delle fedi alla rovescia, come il serpente che si morde la coda, dopo aver mutilato l’ambito delle esperienze e delle potenzialità umane, ecco la resa di fronte ai problemi essenziali della vita. Si tratta di un atteggiamento assai diffuso, che in larga misura si mantiene grazie all’accecamento delle coscienze arrecato dalla presunzione e dai vizi.

Se invece si ammette che esistano altre forme di conoscenza, tali problemi possono essere affrontati e, inoltre, il corso della storia umana diviene considerevolmente più comprensibile. Il metodo scientifico sperimentale, infatti, esiste soltanto dal sec. XVII, e non è certo sostenibile che prima di tale epoca l’umanità fosse del tutto sprovveduta. Altre culture, sviluppatesi in epoca prescientifica, hanno creato vastissimi sistemi di conoscenze e conseguito risultati eccezionali in campi pratici come la misura del tempo, l’agronomia e l’architettura. Basti pensare all’antica Cina, all’India, alle civiltà precolombiane, alla stessa civiltà europea fino al sec. XVII.

Ma il metodo scientifico viene sempre ben applicato?

La diffusione del metodo scientifico sperimentale, del resto, fu lenta. Ancor oggi si può dire che la sua adozione sia tutt’altro che universale. Molti gruppi umani vivono tuttora in una realtà prescientifica, mentre non c’è popolo, per quanto avanzato nelle scienze e nella tecnologia, in cui larghi strati della popolazione non si comportino come se la scienza non esistesse. Persino gli stessi scienziati, quando sono “fuori servizio”, si regolano in modo empirico e per nulla scientifico. La componente scientifica ha, nella vita quotidiana dell’Occidente industriale, un peso rilevante ma non dominante. Gli scienziati vi costituiscono una subcultura con propri riti, codici di comportamento, stratificazioni sociali, rivalità, lotte di potere, sistemi repressivi contro gli “eretici”. Emblematico a questo proposito il caso del biologo Benôit, colpevole di scoperte sulla trasmissione dei caratteri ereditari in contrasto con la scienza ufficiale degli anni Cinquanta, e costretto infine a ritrattare le proprie idee.

La montatura sull’AIDS è un altro caso sconcertante. Non è una minaccia nuova: probabilmente esiste da lunghissimo tempo, è solo stato scoperto da poco. Neppure si può dire che si diffonda. Ne sono minacciate, in Europa e nel Nord America, solo determinate categorie a rischio: omosessuali (ma pochissimo le lesbiche), tossicodipendenti, gente soggetta a trasfusioni, emofiliaci. Negli USA il 75% di questa categoria di malati è sieropositivo: la sopravvivenza media di un emofiliaco, da quando è stata "scoperta" la "pericolosità" dell’AIDS, è aumentata da 11 a 20 anni, ma se un emofiliaco muore si dice comunque che è morto di AIDS. La definizione di AIDS viene sempre più estesa fino a comprendere decine di malattie diverse. Si vuole dimostrare che tutta la popolazione ne è minacciata, inclusa la maggioranza eterosessuale normale. Un altro trucco per gonfiare le statistiche è quello di fare riferimento non alle percentuali sul totale della popolazione ma ai numeri assoluti: su cifre piccolissime di partenza si possono facilmente avere aumenti consistenti. I Centri per il controllo della malattia degli Stati Uniti annunciarono che in un solo anno l’AIDS nel gruppo di età al di sotto dei vent’anni era aumentato del 100%: ma la consultazione delle cifre reali mostrò che l’aumento era stato da 9 a 17 casi in tutti gli USA che hanno oltre 250 milioni di abitanti.

L’epidemia viene presentata come disastrosa in Africa, ma i dati per quel continente sono inaffidabili, e vi si muore di moltissime malattie impropriamente classificate come AIDS. Dietro la montatura giornalistica stanno pressioni politiche per assicurarsi enormi finanziamenti per la ricerca. Chi, fra gli scienziati, avanza dubbi non trova né finanziamenti né riviste scientifiche disposte a pubblicare i suoi studi, né pubblicità sui giornali e in televisione. In realtà nessuno sa di preciso cosa sia l’AIDS e cosa lo provochi. La correlazione tra la malattia e il famoso virus Hiv è quanto mai incerta. Vi sono moltissimi individui sieropositivi, ossia che hanno l’Hiv, ma del tutto sani. Altri hanno l’AIDS senza avere l’Hiv. Non potendo spiegare la stranezza, che rischia di far saltare il legame tra il virus e la malattia, la difficoltà è stata accantonata cambiando nome alla malattia: se manca l’Hiv non si parla di AIDS ma di ITL. Nell’insorgenza dell’AIDS possono esservi numerose concause, nessuna delle quali, però, individuata con precisione. Pazienti morti di AIDS che avessero l’Hiv ma nessun’altra causa di depressione immunitaria (altri virus, droghe, rapporti sessuali particolari, denutrizione) non sono stati mai dimostrati con certezza. Questo può significare che l’Hiv non è in grado di infettare gente sana, ma uccide solo se ci sono altre forme di immunodeficienza e di infezione, e dunque è solo una delle cause, oppure che è solo un segnalatore secondario di immunodeficienza. Invece, in tutte le altre malattie infettive, dal morbillo al vaiolo, il paziente ha solo quella malattia ed è attaccato solo dall’agente patogeno corrispondente.

Assai istruttiva è la storia della scoperta dell’Hiv. Essa è strettamente connessa alla vicenda dei retrovirologi: i biologi che studiano i retrovirus. I retrovirologi avevano conosciuto negli anni Settanta del sec. XX un periodo di grande prestigio e ricchissimi finanziamenti. All’inizio degli anni Ottanta erano ancora sulla cresta dell’onda, ma la loro posizione stava facendosi precaria. Non erano riusciti a dimostrare una connessione certa e sistematica fra retrovirus e cancro. Le loro carriere rischiavano di fermarsi. Se i retrovirus erano inerti, niente più finanziamenti, niente più premi Nobel. L’AIDS poteva salvare carriere tanto preziose solo se si fosse potuto dimostrare che era causato da un retrovirus, o persuadere di ciò l’opinione pubblica, ciò che dal punto di vista della carriera e della cattura dei finanziamenti era la stessa cosa. Nacque così la campagna per terrorizzare la gente, con l’Hiv decretato causa dell’AIDS, e con l’AIDS promosso a “peste del secolo”, attribuendogli morti provocate dalle malattie più diverse. Nel mondo anglosassone, i grandi capiscuola delle facoltà di medicina sono soprattutto esperti di pubbliche relazioni, con buoni agganci politici, ed hanno come compito principale non la ricerca scientifica ma il rastrellamento di finanziamenti. Presentare le ricerche del proprio gruppo come la salvezza per l’umanità è quanto di meglio per lucrare un buon bottino. Se le previsioni formulate dai medici si rivelano errate, ciò che nel caso dell’AIDS avviene regolarmente, dato che la cosiddetta epidemia "cresce" solo grazie ad acrobazie statistiche, gli scienziati non dicono “abbiamo sbagliato” ma “c’è un problema imprevisto, dateci più soldi per studiarlo”.

Edificante è poi la saga dei tentativi “eretici” di sconfiggere il cancro. I malati sono una vera miniera d’oro, ai quali propinare i costosissimi farmaci chemioterapici, con favolosi guadagni sia per le case farmaceutiche sia per i baroni della medicina. Una cura economica infliggerebbe un colpo mortale a giganteschi interessi costituiti. Recente è il caso della cura Di Bella, sperimentata in condizioni altamente sfavorevoli, e sulla quale per lungo tempo sono proseguite le polemiche. In precedenza si erano avute le interessanti osservazioni sull’immunità delle capre alla malattia, segnalata dal Dott. Bonifacio: una pista che poteva rivelarsi utile, ma che venne soffocata dalla medicina ufficiale; come si permetteva un semplice veterinario, quale Bonifacio appunto era, di insegnare ai medici?

Motivi parzialmente analoghi stavano dietro le violente polemiche contro la deriva dei continenti (poi trionfalmente affermatasi con la scoperta dei processi di formazione di nuova crosta oceanica) proposta da Wegener. Era “solo” un meteorologo: come si permetteva si ficcare il naso nella geologia?

E come non ricordare le incomprensioni incontrate da J. Harlen Bretz per la sua interpretazione delle tracce dell’alluvione di Spokane, stimata ad oltre 21 milioni di metri cubi d’acqua il secondo, con velocità fino a 30 metri il secondo. Il cataclisma fu causato dal collasso dell’immane diga di ghiaccio del lago Missoula, sul fiume Clark Fork, al termine dell’ultima glaciazione. Le gigantesche forme di erosione e di deposito fluviale, costituivano la prova del colossale flusso d’acqua. Non si voleva tuttavia prestar fede all’interpretazione data da Bretz alla geomorfologia della zona, poiché l’attualismo dominante nelle scienze della terra portava ad escludere fenomeni catastrofici e a sostenere invece che ogni forma della superficie terrestre fosse il risultato di un graduale operare delle stesse cause “attuali” tuttora operanti: un punto di vista valido in molti casi, ma che si voleva estendere in forma dogmatica, escludendo qualunque evento eccezionale e catastrofico. Occorsero esattamente trent’anni, infinite polemiche e contestazioni, che segnarono tutta la carriera di Bretz, prima che alle sue idee venisse resa giustizia. Il valido ed entusiasta studioso quarantenne era ormai uno stanco settantenne. Eppure il modello interpretativo formulato da Bretz era valido ed anticipatore a tal punto che, quando le sonde spaziali resero disponibili foto ravvicinate della superficie di Marte, si trovarono sul pianeta rosso significative tracce di alluvioni catastrofiche assai simili a quelle da lui studiate ed interpretate presso Spokane.

Come nacque l’attualismo? Era sorto in Scozia ad opera degli scozzesi James Hutton (1726-1797) e Charles Lyell (1797-1875). E perché nacque? Sia Hutton che Lyell erano atei, e i loro studi furono costantemente impostati in diretta polemica contro l’interpretazione letterale della Bibbia adottata dai protestanti. Come tutte le posizioni ideologiche atee, trovò pronto sostegno nei circoli politicamente corretti del tempo, fino a diventare dogma rigido e indiscutibile, che servì di appoggio concettuale anche alla mistificazione evoluzionistica darwiniana.

Dapprima il protestantesimo aveva fatto una caricatura del Cristianesimo, riducendolo alla sola Scrittura interpretata in modo letterale e arbitrario, poi contro questa caricatura si accanirono i laicisti di matrice protestante. È la classica strategia di tutti i propagandisti e di tutti gli agit-prop, ma ciò che è straordinaria è la continuità nei secoli di questa diabolica aggressione alla Verità cristiana. È il caso di ricordare l’etimologia della parola “diavolo”? Derivante, dal greco diabolos, significa “colui che divide”.

Altre vie alla conoscenza:

Se il metodo scientifico non è sempre ben impiegato, neppure è l’unica via alla conoscenza. Ciò non significa che altre vie siano in alcun modo alternative o sostitutive rispetto al sapere scientifico. Esse al contrario si pongono nei confronti della scienza in un rapporto di interazione e di reciproca integrazione.

a) prima via: empirismo, intuizione, buon senso

La prima di tali vie — prima sia cronologicamente sia per immediatezza e diffusione — è un misto di empirismo, intuizione e buon senso, cui si devono i più antichi e fondamentali passi avanti compiuti dall’umanità: la scoperta del fuoco, la domesticazione degli animali e delle piante, la ruota e la leva, la ceramica e la tessitura, la fusione dei metalli, il vino, la birra, il pane. Questa prima via, che costituisce tuttora la base della vita pratica d’ogni giorno, trova generalmente poco spazio nei programmi scolastici, se non forse nei corsi di economia domestica e nell’addestramento dei Boy Scouts.

Gli umili ma indispensabili saperi di questo tipo sono strettamente alleati alla scienza, perché non tendono all’assoluto, ma alla soluzione di problemi concreti. Al contrario, lettere e arti, filosofia, teologia, tendono per loro natura all’assoluto: bellezza suprema o verità suprema. Se poi tali vertici vengono raggiunti o meno, è argomento aperto, caso per caso, alla discussione. Anche la scienza, quando degenera in scientismo, tende all’assoluto, ma non si tratta allora che di una contraddizione in termini nata dalla presunzione umana.

Empirismo, intuizione e buon senso stanno pure alla base di qualsiasi sistema legale, da quelli apparentemente più “semplici” come quelli tribali, fino allo sviluppo dei diritti più avanzati, come il diritto romano e i suoi derivati, sostenuti dalla logica e dalla filosofia del diritto.

b) seconda via: lettere e arti

Lettere e arti (inclusa la musica) si fondano ovviamente su intuizione e sentimento, senso estetico e potere dell’immaginazione. Ruoli spesso dominanti hanno in esse i simboli e le corrispondenze nascoste. Le espressioni artistiche di ogni cultura rivelano tensioni verso l’universale e l’inesprimibile, mostrano l’esistenza di una forza spirituale che trascende interamente la materia e che si esterna in forma simbolica, che trascende la materia stessa (suono fonetico o musicale, marmo, bronzo, colore o altro) come semplice veicolo espressivo.

È ormai dimostrato, ad esempio, che la città a maglie quadrate del mondo classico, lungi dall’avere una funzione puramente utilitaristica, rispondeva a profonde analogie cosmologiche, ad un tentativo cioè di ricreare il macrocosmo esterno nel microcosmo urbano. Analoghe rispondenze si ritrovano nella basilica paleocristiana e in genere negli edifici di culto di ogni civiltà. Nessuno nega che la cattedrale gotica sia nata in ben precise circostanze socio-economiche e nel quadro di un determinato sviluppo storico, ma si condanna a non capirne nulla chi, legato ad una visione materialista, non veda come essa è animata da un profondo simbolismo, vivificata da uno slancio verso il Divino che si ritrova del resto in modo analogo e coerente nella pittura, nella scultura, nella musica e nella letteratura della stessa epoca gotica, alla quale appartiene, fra l’altro, la Divina Commedia — un’opera di cui faremo bene a tesaurizzare le copie disponibili prima che l’attacco concentrico di islamici e omosessuali la mettano fuori legge e ne decretino il bruciamento sulla pubblica piazza per la duplice offesa di aver collocato il falso profeta Maometto e i sodomiti nel posto che loro compete all’inferno.

c) terza via: filosofia

La filosofia è, per l’adepto delle “fedi alla rovescia”, un semplice accessorio della scienza. Si tratta di una visione gravemente riduttiva e tale da mutilarne gravemente le potenzialità. Ad abbassare il prestigio della filosofia contribuisce l’impressione che, diversamente dalla scienza, essa non faccia che distruggere se stessa, ogni sistema filosofico tendendo ad escludere tutti gli altri. Ciò non è meno errato dell’analoga accusa che talora viene rivolta alla scienza. In ambedue i campi del sapere, invece, solidi fondamenti di metodo sono stati posti: i filosofi, ad esempio, hanno creato la logica, vera e propria metodologia del ragionamento, sulla quale si basa la matematica, sostegno vitale a quasi ogni altra branca scientifica. Interessante è poi il fatto che la speculazione filosofica abbia in molti casi precorso e anticipato la scienza, e come il pensiero di numerosi scienziati si sia plasmato su letture filosofiche: Werner Heisenberg fa testo a questo proposito.

La filosofia fornisce inoltre l’insostituibile base razionale all’attività pratica (filosofia morale, filosofia del diritto). L’originalità e la rilevanza dei sistemi filosofici prodotti da una determinata civiltà sono elementi essenziali nella valutazione del livello della civiltà stessa. Anche tribù prive di scrittura, d’altronde, hanno rivelato di possedere sofisticati sistemi filosofici tramandati oralmente e denuncianti una spiccata spiritualità.

Infine la metafisica, una essenziale branca filosofica quanto mai invisa ai settari, dimostra in molteplici modi, del tutto indipendenti dalla Rivelazione, l’esistenza di Dio, come esaurientemente dimostrato da San Tommaso D’Aquino nella Summa contra gentiles. Ed qui che il sedicente “razionalista”, abituato a contrapporre la sua fantomatica Dea Ragione alle pretese “superstizioni” della religione, subisce la sua più cocente sconfitta. Al contrario, la razionalità cristiana medievale ha in più di un aspetto precorso e anticipato la scienza sperimentale, oltre a creare le condizioni per autentici progressi tecnologici ed economici.

Non avremmo avuto la rivoluzione industriale senza la valorizzazione cristiana del lavoro manuale e la promozione del senso del tempo da parte degli ordini monastici. Se poi tale importante rivoluzione economica ha assunto anche aspetti negativi, ciò si deve solo al cattivo uso fatto delle invenzioni e del benessere che ne scaturirono.

d) quarta via: teologia

La teologia ha due pilastri — Rivelazione e ragione — a differenza della filosofia che ha il solo sostegno del raziocinio. È contro la Rivelazione, e quindi contro la teologia, che più violenta si è appuntata la critica “razionalista”, ossia quella degli idolatri, non della ragione umana, ma della propria ragione, assumendo posizioni estreme e ascientifiche, spesso in aperta contraddizione fra loro e con l’evidenza storica. Il Vangelo è stato dichiarato, in tutto o in parte, “storicamente innattendibile”, Cristo una “figura leggendaria”.

In epoca recente tale grossolanità positivista ha ceduto il posto ad un attacco più sottile, e quindi più insidioso. Si tende ad ammettere la storicità di Cristo (le prove sono troppo schiaccianti), ma al tempo stesso si “ridimensiona”, si “interpreta”, si “approfondisce”, alla vacillante luce dei propri pregiudizi personali. Alla base di tale atteggiamento stanno molteplici storture, prima fra tutte la presuntuosa idea secondo cui le conoscenze umane oggi avrebbero raggiunto livelli ineguagliati: da tali vette lo spirito dei nostri tempi — ossia lo spirito di lorsignori — potrebbe permettersi di contemplare con sufficienza tutto ciò che è stato pensato e fatto in epoche passate. Gli odierni punti di vista e gli odierni pregiudizi costituirebbero dunque un termine di riferimento assoluto rispetto a tutto il resto. È tempo di capovolgere questa moda e di relativizzare coloro che pretendono di relativizzare gli altri.

Chi ci garantisce, infatti, che preziose conoscenze antiche non siano andate perdute? o che le nostre capacità di riflessione e di concentrazione non sianmo soffocate dalla babilonia di oggi? o che i nostri poteri di percezione non si siano ottusi? Perché il boscimano nel Kalahari, trincerato nella sua cultura paleolitica, trova l’acqua sotterranea dove l’uomo “civile”, giunto in aereo da New York o da Tokyo, muore di sete? Chi ci assicura che quegli ebrei del primo secolo non sapessero distinguere un vivo da un morto (“Signore, è di quattro giorni e già puzza”) o non fossero in grado di rendersi conto se stavano bevendo acqua o vino? E come mai, i sofisticati calcoli degli odierni ingegneri riescono a produrre teatri acusticamente opachi, mentre le chiese romaniche progettate da umili maestri d’ascia hanno un’acustica perfetta?

Nessun testo dell’antichità è sostenuto da un apparato critico e filologico paragonabile a quello dei Vangeli. Oltre 2500 sono i codici completi, più di 1500 quelli incompleti (inclusi frammenti databili senza alcun dubbio a pochissimi anni di distanza dai fatti raccontati), senza contare circa 30.000 codici di versioni, e trascurando le citazioni di autori sia cristiani che eretici e pagani, dalle quali si può ricostruire l’intero testo evangelico. È bene non dimenticare che nessuno dubita dell’autenticità di Sofocle, ad esempilo, del quale ci è rimasto un solo codice. E parimenti nessuno dubita della realtà storica di personaggi remoti e nebulosi come il faraone Echnaton o il re babilonese Hammurabi, sui quali la documentazione è, sì, assai tenue, ma che hanno in compenso l’inestimabile vantaggio di non turbare i sonni della nostra coscienza di peccatori.

Che quattropersone diverse, quali erano gli evangelisti, con diversa personalità e ineguale base culturale, raccontino sostanzialmente la medesima storia — con la conferma diretta o indiretta di vari altri autori, non tutti cristiani — che questa storia sia stata profetizzata nei minimi dettagli molti secoli avanti (tutto l’Antico Testamento è preparazione e profezia del Nuovo), che fatti soprannaturali continuino a ripetersi anche oggi (Lourdes, Fatima, miracoli analoghi alla moltiplicazione dei pani da parte di S. Francesca Romana, S. Chiara d’Assisi, S. Giovanni Bosco, che di tali fatti non esista e non possa esistere alcuna spiegazione materialistica, tutto ciò avrà pure un significato.

Gesù Cristo è unico non confrontabile con alcun altro fondatore di religioni. Per i primi tre secoli dell’era cristiana, testimoniare della Sua Divinità a Roma e in tutto il mondo di allora ha comportato persecuzione e morte. Né le persecuzioni sono mai cessate: per mano di estremisti d’ogni fede o mancanza di fede esse continuano, cruente o meno, in tutto il mondo. Ma la catena della testimonianza non si è mai spezzata. Non hanno potuto spezzarla le eresie, gli scismi, i tradimenti dei chierici, le “fedi alla rovescia”.

Una scala di valori

Empirismo, intuizione, buon senso, lettere e arti, filosofia, teologia: tutte forme di conoscenza non “scientifiche”, ma non per questo meno valide. Dal fatto che esse esistano la scienza non patisce alcun danno, ma anzi viene opportunamente inquadrata e sostenuta, così da poter meglio adempiere ai propri importanti compiti conoscitivi e pratici.

Né la scienza né la tecnologia, infatti, sono in grado di stabilire in modo autonomo una scala di valori, mentre la loro stessa potenza di modificare — in bene o in male — la vita umana richiede che esse operino secondo un positivo orientamento morale, il quale non può venire che dalla filosofia e dalla teologia. È appena il caso di rilevare che non un solo problema rimarrebbe senza soluzione, in questo come in qualsiasi altro campo, se ci si decidesse finalmente ad applicare il Vangelo.


12
SETTEMBRE
2010
Articolo letto 9705 volte

EMILIO BIAGINI

AMBIENTE, CONFLITTO E SVILUPPO:

LE ISOLE BRITANNICHE NEL CONTESTO GLOBALE

GENOVA, 2a ed., 2007

 

RECENSIONE DI GIAN CAMILLO CORTEMIGLIA

 

Questa opera di Biagini riguardante le Isole Britanniche, già al solo primo impatto si potrebbe accreditare con l’aggettivazione di monumentale, non tanto per la mole dimensionale delle 1600 pagine che compongono i tre volumi, ma soprattutto per l’imponente massa di informazioni di tematica geografica, che, fornite con specifico e dettagliato indirizzo critico, rivelano l’apporto di una vasta cultura maturata nell’arco di una vita di ricerca e di studio.
Se si volesse documentare in maniera formale l’importanza di questo contributo sulla geografia delle Isole Britanniche basterebbe allora citare la circostanza che ne è stata pubblicata, cosa piuttosto rara per i geografi italiani, un’edizione inglese nel 2006, oppure sottolineare l’imponente bibliografia consultata e citata, ma così non renderemmo merito alla magistrale trattazione contenuta nell’opera.

Leggi tutto...


I TRIGOTTI

CHI SIAMO?
Ve lo diciamo in lingua matematica
t=b(1+1/2)=3m

E' necessaria una precisazione:
e sia ben chiaro noi non siamo bigotti.

 
I nostri articoli sono stati letti
volte
 
RICERCA

Per effettuare una ricerca interna al sito:

 
ULTIMO ARTICOLO
  • ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA


    Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

    I TRIGOTTI

    -Figura_aquila

    And the winner is …….

    Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

    MARCANTONIO COLONNA [pseudonimo] (2017) Il papa dittatore, Amazon e-book

    Recens.Marcantonio Colonna-Il papa dittatore

    Un saggio fondamentale per comprendere la grande apostasia che sta travolgendo tanti uomini di Chiesa:

     

    MARCANTONIO COLONNA [pseudonimo] (2017) Il papa dittatore, Amazon, e-book

     

    Ecco un libro che espone fatti, molti dei quali già ben noti, accanto a diversi altri meno noti, e che ha il grande pregio di sintetizzarli in modo efficace, così che scolpisce a tutto tondo l’immagine non proprio edificante del sedicente papa che sta tentando di scardinare la Chiesa (e che fallirà miseramente). Perché sedicente? Perché, a parte le molte eresie che già basterebbero a squalificarlo, la sua elezione è stata del tutto irregolare. Infatti il documento papale ufficiale di Giovanni Paolo II, Universi Dominici gregis, che regola il conclave, vieta categoricamente, sotto pena di scomunica latae sententiae, ai cardinali elettori ogni forma di accordo preventivo o campagna elettorale. La scomunica colpisce anche il candidato che dà il proprio assenso a questa forma di sostegno. Un papa scomunicato, eletto da una cricca di scomunicati, evidentemente non può essere papa di fronte a Dio.

     

    Bergoglio quindi non è papa, poiché la congiura a suo favore ci fu, ed egli non solo aveva dato il proprio assenso, ma attendeva con ansia il risultato. Già da arcivescovo di Buenos Aires aveva rivelato la sua ambiguità tipicamente argentina di marca peronista: dare ragione a tutti, non importa se di idee totalmente opposte; e infatti già allora era conservatore con i conservatori, estremista con i lugubri seguaci della cosiddetta “teologia della liberazione”. Tra il 2001 e il 2005 si compì la sua svolta a sinistra, che lo avvicinò a Martini e alla mafia di San Gallo, ma con tipica ambiguità sostenne apparentemente l’ortodossia, frenando al tempo stesso quelli che volevano opporsi con maggior energia alla svolta laicista del governo argentino, quando nel 2010 questo approvò il “matrimonio” omosessuale, e in tal modo vanificò l’opposizione cattolica lasciando tuttavia l’impressione di essere un difensore dell’ortodossia. Esattamente l’opposto del “sì-sì, no-no” evangelico.

     

    Mentre stava per raggiungere i settantacinque anni che lo avrebbero costretto a ritirarsi, si verificarono le dimissioni di Benedetto XVI, che lo rimisero in gioco. Lo scandalo Vikileaks del 2012 aveva rivelato l’impotenza di Papa Ratzinger a controllare il caos delle finanze vaticane, nonché la spaventosa corruzione morale del Vaticano. Occorreva chi potesse bonificare la palude, e il conclave del 2013 si svolse in un clima di paura, che non è certo lo stato d’animo migliore per fare una buona scelta. Per giunta, Bergoglio, erede politico di Juan Peron, è stato eletto in base ad una votazione discutibile e in sospetto di nullità per vizio procedurale.

     

    Abile manipolatore, con alle spalle un’esperienza come buttafuori di locali notturni di periferia prima di farsi prete, falso verso tutti e seminatore di terrore tra i suoi collaboratori, ama circondarsi di mediocrità che non gli danno ombra e che può facilmente controllare. Notevole la sua falsa umiltà, sempre manifestata in modo da attirare l’attenzione, fino a prendere ostentatamente la metropolitana di Buenos Aires portandosi dietro il fotografo per immortalare l’evento. La sua tendenza a ignorare le persone di rilievo per chiacchierare con gli umili, non è umiltà ma espressione di diffidenza e di severo controllo psicologico. Usando la sua rete di delatori nei punti chiave a Buenos Aires come a Roma, Bergoglio ha prodotto una vasta ragnatela di menzogne e di terrore.

     

    Navigato politico, si è spregiudicatamente servito dei mass media per presentarsi come il grande riformatore. In realtà nella diocesi di Buenos Aires aveva ottenuto solo risultati disastrosi: uno spaventoso calo di adesione alla Chiesa e il crollo delle vocazioni sacerdotali e religiose. Su scala maggiore ha ottenuto i medesimi risultati a Roma. Alla sua elezione vi erano tre gravi problemi: 1) lo scandalo della Curia romana, 2) gli abusi sessuali del clero, 3) il disastro delle finanze vaticane.

     

    La situazione era già grave al tempo di Pio XII, che non poté porvi rimedio. Aggiungo che i monsignori di Curia si guardavano bene dall’obbedirgli a tal punto che il Santo Padre una volta commentò: “Certo è che così io non ho degli aiutanti, ma dei Giuda” (Maria Valtorta, Lettere a Madre Teresa Maria, vol. II, p. 281). Sotto ogni successivo Papa, la palude vaticana andò peggiorando, perfino con San Giovanni Paolo II che era certamente un grande e santo papa, ma che trascurò interamente la fogna romana. L’unico che fece qualcosa fu Benedetto XVI, che destituì diverse decine di vescovi e centinaia di preti per il peccato contro natura, ma finì per dimettersi, sopraffatto da una situazione insostenibile (anche, sembra, per l’ostilità della venefica amministrazione Obama, che pare sia giunta ad impiegare hacker per bloccare i bancomat del Vaticano).

     

    Ma Bergoglio non ha fatto assolutamente nulla, a parte le chiacchiere buoniste di “misericordia” e di “chi sono io per giudicare?” Costui ha messo tutti i poteri, incluse polizia e giustizia, nelle mani dei responsabili della corruzione, così che la manovra contro la corruzione stessa è stata ridotta a parodia dai funzionari corrotti. Vengono invece spietatamente perseguitati tutti coloro che tentano di denunciare la corruzione. Vi è un capillare spionaggio interno che passa al setaccio ogni e-mail e registra tutte le telefonate, e guai se qualcuno osa chiamare una ditta esterna per verificare le manomissioni del suo computer.

     

    Bergoglio ha manipolato i Sinodi per la famiglia del 2014 e del 2015, sabotando la posta in modo che non pervenisse ai Padri sinodali il libro Permanere nella Verità di Cristo che difendeva la dottrina immutabile della Chiesa, e violando spudoratamente in tutti i modi le norme che regolano i Sinodi stessi. Nonostante l’opposizione della grande maggioranza alla “proposta Kasper” (che in termini ambigui suggeriva di avviare la Chiesa verso la tolleranza dell’adulterio e del peccato impuro contro natura, e minava il diritto dei genitori di educare i figli), i Padri se la sono ritrovata costantemente riproposta come se nulla fosse. Bergoglio e i suoi accoliti hanno forzato il Sinodo ordinario imponendo una disgregazione della pastorale, abbandonata all’arbitrio delle singole conferenze episcopali, in barba all’unità della Chiesa e all’ortodossia.

     

    Successivamente “papa” Francesco ha pubblicato l’esortazione apostolica Amoris laetitia nella quale “apre” alla Comunione agli adulteri impenitenti. Quattro cardinali (Burke, Caffarra, Meisner e Brandmuller), sostenuti da numerosi altri prelati e da personalità laiche, si sono permessi di chiedere delucidazioni private alle quali non è stata data risposta; allora hanno pubblicato le loro richieste, i famosi dubia, anch’essi rimasti senza risposta. Bergoglio ha invece spinto i suoi complici a screditare i firmatari. Infine uno dei più fidi bergogliani, Coccopalmerio, si è degnato di riaffermare, lo scardinamento delle norme morali in nome di generici sdilinquimenti buonisti per le “famiglie ferite”, in base ai quali la legge naturale non sarebbe più vincolante, ma una semplice “fonte di ispirazione” (qualunque cosa ciò voglia dire). Mi permetto di commentare che si sente in ciò il sibilo del serpente che si finge “più buono” di Dio.

     

    La Pontificia Accademia Pro Vita è stata poi erosa con la nomina a suo capo del carrierista Fisichella, cha ha dato subito l’impressione di essere favorevole all’aborto. Allontanato in seguito allo scandalo, è stato tuttavia ricompensato con la carica di capo del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione. Al suo posto è andato Vincenzo Paglia, sostenitore dell’educazione sessuale (che in pratica è corruzione di minorenni) e committente del noto affresco pornografico omosessuale blasfemo nella cattedrale di Terni. Bergoglio ha poi fatto piazza pulita nell’Accademia, con nuovi statuti, nuovi membri e la nuova direzione impressa dall’Amoris laetitia. Nel 2016, infatti tutti i membri sono stati licenziati ed è stata spalancata la porta ai non cattolici, mentre si è abolito il giuramento di fedeltà che obbligava i membri all’adesione alla dottrina cattolica. In parallelo a questa degna vicenda di normalizzazione bergogliana è stato pure messo all’angolo il Pontificio Istituto Teologico per Studi su Matrimonio e Famiglia: escluso dal Sinodo, e successivamente epurato.

     

    Il “pontificato” di Bergoglio è all’insegna dell’ambiguità, ma è più che lecito il sospetto che tutto ciò non sia prova d’incertezza, ma nasconda un disegno ben preciso di snaturare la Fede e la morale. Se questa non è la grande apostasia e l’abominio della desolazione non si sa proprio come chiamarla. Siamo di fronte al “pastore idolo” che idolatra se stesso e maltratta il gregge mentre fa le moine ai lupi? Dice il profeta Zaccaria: “… ecco, io susciterò nel paese un Pastore che non si curerà delle pecore che periscono, non cercherà le disperse, non guarirà quelle ferite, non nutrirà le sane, ma mangerà la carne delle grasse, e strapperà loro perfino le unghial Pastore stolto che abbandona il gregge!” (Zaccaria 11, 16–17). E il Divino Maestro disse alla veggente Maria Valtorta: “Fra i grandi della Chiesa vi sarà demoniaca vendemmia come dice l’Apocalisse, ma la Luce non può morire anche nell’orrore della prova. Allora verrà il pastore idolo e per i vivi di quel tempo sarà un bene la morte.” (I Quaderni del 1943, 9 dicembre).

     

    In effetti l’essenza della misericordia bergogliana è fatta proprio di maltrattamenti inflitti al gregge. Lo dimostra in modo lampante la persecuzione contro i Francescani dell’Immacolata che si attenevano rigorosamente al voto di povertà, celebravano la Santa Messa secondo il rito antico e attraevano un grandissimo numero di vocazioni, oltre a spingersi nella loro opera missionaria dove altri non andavano. La gente li seguiva e mostrava di preferirli agli altri ordini secolarizzati. Proprio per questo, sono stati commissariati, calunniati e distrutti, senza tener alcun conto della legge della Chiesa che prevede i principi della prova e dell’equo processo.

     

    Per la distruzione dei Francescani dell’Immacolata non è stata fornita alcuna spiegazione, nessuna accusa credibile è stata formulata, a parte le calunnie fatte filtrare sulla stampa, in perfetto stile dittatoriale. Monsignor José Rodriguez Carballo, numero due della Congregazione per gli Istituti della Vita Consacrata e quindi secondo firmatario, dopo il proprio diretto superiore, del decreto di commissariamento dei Francescani dell’Immacolata, ha un interessante curriculum. È stato la prima nomina importante di Bergoglio a meno di un mese dal conclave; i suoi “meriti”, nei dieci anni in cui è stato Ministro Generale dell’Ordine francescano, includono un grande scandalo finanziario, con frode e appropriazione indebita di decine di milioni di euro che avevano messo in ginocchio le finanze dell’Ordine, ed erano stati investiti in società offshore in Svizzera, coinvolte nel commercio di armi, nel traffico di droga e nel riciclaggio di denaro.

     

    Su ordine di Bergoglio, il commissario imposto ai Francescani dell’Immacolata, padre Fidenzio Volpi, ha imposto sullo sventurato Ordine un vero regno del terrore, senza che mai venisse specificata e tanto meno provata alcuna loro irregolarità, e senza dare ai perseguitati il modo di difendersi, violando così le più elementari norme del diritto canonico. Volpi ha accusato Padre Mannelli di aver distratto fondi, una calunnia mai provata. Padre Mannelli ha risposto con una querela per diffamazione ottenendo piena soddisfazione dal tribunale di Avellino che ha imposto a Volpi di scusarsi e gli ha comminato una pesante multa. A tutte le personalità laiche indignate per il trattamento inflitto ai Francescani dell’Immacolata non è stata data alcuna risposta. È stato probabilmente costretto alle dimissioni un vescovo delle Filippine che aveva accolto sei frati dell’Immacolata fuggitivi, che avrebbero voluto rifondare l’Ordine nella sua diocesi.

     

    Analoga persecuzione ha colpito le Suore dell’Immacolata, accusate di amare il Rito antico della Messa, di “pregare troppo” e di fare “troppe penitenze”. La Suore si sono appellate al Tribunale della Segnatura Apostolica guidato dal cardinale Burke, il quale ha dato loro ragione. Quattro mesi dopo Bergoglio lo ha rimosso dalla carica.

     

    La vera causa della persecuzione contro i frati e le suore dell’Immacolata non è difficile da comprendere. Il loro enorme successo pastorale faceva sfigurare gli altri Ordini, che si erano adeguati alla deriva postconciliare, ed erano abbandonati dai fedeli, senza vocazioni e in pieno sfacelo. In altre parole, facevano risaltare il fallimento della Chiesa “progressista”.

     

    Il caso dei Legionari di Cristo, dove realmente vi era del marcio, e non poco, sta in forte contrasto con la gratuita persecuzione e la macchina del fango scatenata contro gli innocenti Padri dell’Immacolata. I Legionari di Cristo erano stati fondati da Marcel Maciel, tossicodipendente e sessualmente promiscuo, che ha dedicato il tempo alle sue amanti e a rastrellare soldi. Essi sono stati sì investigati, ma nel modo più paterno e benevolo. La procedura era stata avviata nel 2005 da Benedetto XVI e chiusa all’inizio del 2014, poco dopo l’insediamento di Bergoglio. La ricchezza dei Legionari di Cristo è stata un importante fattore nell’occhio di riguardo riservato alle loro magagne. I Francescani dell’Immacolata erano poveri e contro di loro non si è avuto alcun riguardo, sebbene fossero innocenti.

     

    Altro affare poco edificante è quello dei Cavalieri di Malta, ordine ospedaliero sovrano attivo in gran parte del mondo. Tutto è cominciato per la rivalità del gruppo tedesco, che non rispettava la morale cristiana, essendo coinvolto nella distribuzione di preservativi in America Latina, ed il Grande Maestro, Fra’ Matthew Festing, inglese che godeva della protezione del cardinale Burke. Si giunse così alla disputa su un grosso lascito amministrato da una fiduciaria di Ginevra, ben nota per la sua gestione in una serie di paradisi fiscali. Vi era una causa in corso tra l’Ordine e la fiduciaria ginevrina, che rischiava di far apparire il pesante coinvolgimento del Gran Cancelliere dell’Ordine, il tedesco Albrecht Boeselager, nella fiduciaria medesima. Boeselager venne costretto alle dimissioni, ma, per quanto dimissionario, e quindi a rischio di una esposizione dei suoi rapporti con la fiduciaria ginevrina, aveva modo di manovrare dietro le quinte, poiché suo fratello Georg era stato appena nominato al Consiglio di Soprintendenza delle Opere di Religione, in altre parole era diventato uno dei governatori della banca vaticana. Quindi Bergoglio intervenne, obbligando alla dimissioni Festing, mentre il Boeselager è stato reintegrato come Gran Cancelliere. Così, grazie alla “misericordia” bergogliana, l’uomo dei preservativi, sospettato di inosservanza dell’insegnamento morale della Chiesa, è stato premiato, e il superiore che aveva cercato di sanzionarlo ha perso la carica.

     

    Questa vittoria non mancava di aspetti gratificanti per certuni: nel 1952 il Vaticano aveva perso una causa contro l’Ordine di Malta, ed aveva così la sua rivalsa; ma soprattutto gratificante era la vendetta di Bergoglio per l’opposizione che gli era stata manifestata da membri dell’Ordine quando era arcivescovo di Buenos Aires; e con ogni probabilità vi era pure vendetta per la sconfitta argentina nella guerra delle Falkland. Il vero risultato è stato quello di sostenere un colpo di Stato aristocratico nell’Ordine di Malta, essendo Boeselager e i suoi sostenitori tutti aristocratici tedeschi, esattamente l’opposto della strombazzata posizione di Bergoglio contro i privilegi. Ma il contraccolpo più significativo è stato l’indebolimento del Cardinale Raymond Burke, contro il quale Bergoglio aveva orchestrato una delegittimazione segreta fin dalla pubblicazione dei dubia. Infatti l’incarico di Burke come Cardinale Patrono dell’Ordine è stato sospeso, e Monsignor Becciu ha ricevuto la nomina di delegato speciale per dirigere l’Ordine stesso, in spregio allo status sovrano da questo sempre goduto. L’Ordine di Malta è stato quindi posto sotto tutela, e non è stato distrutto solo perché si è arreso. Vari giuristi italiani hanno osservato che, se tale era il rispetto che il Vaticano aveva per la sovranità, nulla poteva impedire allo Stato italiano di inviare la polizia a investigare sulle finanze vaticane. Né va dimenticata l’interferenza bergogliana negli affari interni italiani, non certo per esortazioni apostoliche al bene, ma per far rimuovere da Roma i duecento manifesti che lo satireggiavano e per fermare il camion vela che si permetteva (scandalo!) di riaffermare che i bambini sono maschi e le bambine femmine, e un altro camion vela che recava il ritratto del Cardinale Caffarra (dichiarato dai poliziotti “un eretico” perché si opponeva al “papa”). La dittatura di Bergoglio ci ha dato anche questo: i poliziotti italiani che trinciano giudizi teologici a vanvera.

     

    Da Santa Marta, Bergoglio dispensa punizioni a quelli che gli sono antipatici e premia i suoi scherani. Prima della sua elezione era in urto con l’argentino Istituto del Verbo Incarnato, ed aveva antipatia per il vescovo di Ciudad del Este, in Paraguay, Monsignor Rogelio Livieres. Entrambi godevano di ottimo successo pastorale, evidenziato dal grande numero di vocazioni. Bergoglio, raggiunto il potere, ha disperso i loro seminaristi e distrutto il loro lavoro. Evidentemente anch’essi aderendo, come i Francescani dell’Immacolata, alla Tradizione e dimostrandone il successo pastorale contrastante con lo sfacelo progressista, andavano schiacciati per sopprimere scomodi termini di confronto.

     

    L’atmosfera in Vaticano è divenuta irrespirabile. Prima di Bergoglio vigeva la consuetudine dell’“udienza di tabella”, che garantiva ai capi dei dicasteri vaticani due udienze papali al mese, che si svolgevano in clima amichevole per discutere i vari problemi. Bergoglio le ha abolite; pochissimi riescono a parlargli e in modo irregolare, in base al capriccio del despota. E questa sarebbe la “collegialità”. Il controllo della Segreteria di Stato sul resto della Curia è diventato più assoluto che mai. Cardinali e monsignori sono estenuati da continui rimproveri, sgarbate critiche pubbliche, licenziamenti e minacce. Per un certo tempo il Segretario di Stato Pietro Parolin è stato favorito, ma da qualche tempo Bergoglio si avvale di più del Sostituto di Parolin, Monsignor Angelo Becciu, strumento più adatto ai suoi scopi perché ha più da guadagnare dal suo padrone. È nello stile bergogliano non permettere che alcuno di senta troppo sicuro fra quelli che compiono il lavoro sporco per lui.

     

    In un regime del genere, i prelati che godono del favore sono gli adulatori, come il cardinale Coccopalmerio che ha protetto il prete pedofilo Inzoli, e che si è avvalso come segretario di monsignor Luigi Capozzi, fino a quando costui è stato arrestato in un festino omosessuale a base di droga. O un affarista senza scrupoli come il cardinale Calcagno, il cui losco passato come vescovo di Savona non gli ha impedito di essere il responsabile del patrimonio della Chiesa. O il cardinale Baldisseri, abile manipolatore della “misericordia” nei Sinodi sulla Famiglia.

     

    I cardinali in disgrazia sono quelli nei quali Benedetto XVI aveva posto la sua fiducia: Burke, Müller e Sarah. Anche Ouellet è stato messo in disparte perché troppo indipendente. Nell’estate del 2016, tre funzionari del cardinale Müller sono stati convocati da Bergoglio e licenziati con l’accusa di averlo criticato; il cardinale Müller ha provato a difenderli e, in un’udienza ottenuta dopo diversi mesi, si è lamentato che i tre erano tra i migliori del suo dicastero, ma Bergoglio ha respinto ogni protesta, concludendo: “Io sono il papa e non ha bisogno di dare spiegazioni per nessuna delle mie decisioni. Ho deciso che se ne devono andare e se ne devono andare.” Il cardinale Sarah è stato privato di tutti i suoi collaboratori alla Congregazione per il Culto Divino, sostituiti da ventisette nuovi membri, lasciando così il cardinale del tutto isolato. Questo modo di procedere rientra nel metodo di Bergoglio di dare assicurazioni prima di fare un brusco voltafaccia, attaccando quelli che ritiene suoi nemici per isolarli e lasciarli senza risorse. In questo trova sostegno nei suoi lacché, incaricati di minacciare scomuniche e privazioni della dignità cardinalizia.

     

    La dittatura bergogliana non si basa soltanto sui lacché a sua disposizione in Vaticano, ma spazia per il mondo. Alcuni dei quarantacinque firmatari della lettera inviata il 29 giugno 2016 ai cardinali e ai patriarchi, nella quale si domandava loro di chiedere spiegazioni sulle proposizioni dubbie di Amoris laetitia, sono stati perseguitati, uno licenziato, un altro colpito da proibizione di parlare pubblicamente dell’esortazione “papale”, e così via; presumibilmente è stato risparmiato chi non era perseguitabile perché, in quanto laico, non era soggetto alla disciplina ecclesiastica. È da sottolineare che i firmatari chiedevano solo chiarimenti e non formulavano alcuna critica, ma sotto Bergoglio è vietato chiedere chiarimenti.

     

    Alcuni zeloti papisti, evidentemente malati di papolatria, hanno costituito un Osservatorio per l’Attuazione della Riforma della Chiesa di Papa Francesco. Questo gruppo ha iniziato nel corrente anno accademico un controllo di tutte le pubblicazioni e lezioni del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia, onde accertare se seguono le nuove direttive, prevedendo anche di interrogare gli studenti all’uscita dalle lezioni, con l’evidente intento di servirsene cone spie. In pratica non si deve proporre un “ideale astratto” di matrimonio, cioè il matrimonio cristiano, ma adattarsi alle “situazioni concrete”, cioè agli adulteri, ai divorzi, alle famiglie in pezzi, eccetera. È l’applicazione letterale della teologia della rivoluzione, che capovolge la teologia: non si parte dal dato e dal precetto rivelato per calarlo nella realtà e lottare contro il peccato, ma si parte dalla realtà piena di peccato per adattarvi la Rivelazione a comodo dei peccatori. Come già osservato, il diavolo vuole apparire più buono di Dio.

     

    I risultati della mirabile “rivoluzione” bergogliana sono ben noti: estraniamento dei fedeli, crollo della frequenza alle funzioni religiose; e di certo il crollo sarebbe ancor più grave se tutti i vescovi e tutti i preti si comportassero in modo bergogliano, ma per fortuna ve ne sono ancora che tengono fede alla dottrina di sempre e sono seguiti dai fedeli. Le presenze alle udienze generali in Piazza San Pietro sono crollate da oltre cinquantamila nel 2013 a poche migliaia, e non vengono più fornite statistiche in materia dal 2016. Perfino in ambienti liberali si ammette il generale fallimento; gli stessi prelati che hanno spinto per l’elezione di Bergoglio sono ormai persuasi che si sia trattato di un tragico errore e pensano di farlo dimettere.

     

    La scomparsa della Clinton dalla scena politica ha lasciato solo Bergoglio nel suo folle piano di coalizzare contro gli USA l’America Latina e l’Europa, a formare “la patria grande”. La Brexit ha lasciato soli Macron e la Merkel rannicchiati intorno al fantasma dell’ordine liberale e della cospirazione mondialista, senza contare che Africa e Islam vi sono assolutamente estranei ed ostili. Il governo statunitense ha probabilmente in mano le prove che l’Obolo di San Pietro è stato usato per sostenere la campagna elettorale della (abortista e filomosessualista) Clinton, e potrebbe decidersi ad usarle dopo il brutale allontanamento dal Vaticano di Libero Milone, personaggio vicino agli USA.

     

    Ma Bergoglio è ancora fortissimo per il gran numero di sostenitori, e perché i nemici laici della Chiesa, che controllano i mass media, hanno investito molto su di lui, ed ora cercano di far passare la menzogna di un “papa” desideroso di riforme ma “impedito a metterle in opera” da una subdola opposizione interna. È chiaro invece che si tratta di un “papa” esclusivamente politico che sognava di diventare capo della sinistra mondiale. Non gli interessano né la dottrina né la liturgia, e non a caso non si inginocchia mai davanti al Santissimo. Si è formato in un Ordine come quello gesuita, squassato dal disastro del Sessantotto, e questo non l’ha certo formato in senso ortodosso e non gli ha ispirato riverenza di fronte al Mistero Divino. Dal modo come parla e agisce si direbbe che la sua formazione abbia molto risentito anche della sua già ricordata attività come buttafuori da locale notturno.

     

    Tuttavia, se anche si riuscisse a deporre Bergoglio, o se la natura lo eliminasse, non si sa cosa potrebbe succedere, perché i cardinali da lui nominati sono una grave incognita e la mafia di San Gallo potrebbe far eleggere al suo posto Parolin, che sarebbe un’altra iattura. C’è solo da pregare che la nuova elezione si svolga sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, come dovrebbero essere tutte le elezioni papali, senza blasfemi accordi preventivi, contrastanti con la disciplina della Universi Dominici gregis.

     

    Milita a favore dell’attendibilità di quanto rivelato dall’autore il fatto, già ricordato, che si tratta in gran parte di cose ben conosciute. Inoltre l’imponente apparato di note documenta passo per passo ogni affermazione.

     

    A metà del volume, l’autore offre un’interessante galleria fotografica dei protagonisti e comprimari dell’edificante vicenda: la faccia di Bergoglio, sorridente da una parte e truce dall’altra come Giano bifronte, ed i suoi complici e lacché, i delinquenti pedofili da lui protetti, ed infine le sue vittime, cioè i pochi che cercano di difendere la Fede e la giustizia.

     

    Questo libro andrebbe letto da ogni cattolico, ma soprattutto dai papolatri, quei sostenitori ad oltranza di Bergoglio che ritengono la figura del “papa” sempre moralmente inattaccabile, e accusano chi ne discute le mancanze come nemico della Fede. Costoro dovrebbero anzitutto informarsi sulla storia del papato, e rendersi conto che se da una parte vi sono stati Papi santi, ve ne sono stati altri che hanno causato immensi danni alla Chiesa: sul Soglio di Pietro si sono seduti fornicatori e assassini, nepotisti ed eretici. Il Papa è infallibile solo in rarissimi casi, codificati dal Concilio Vaticano I; in ogni altra occasione è un uomo fallibile come chiunque altro.

     

    L’atteggiamento corretto da adottare è quello del Padre Dante, il quale univa alla venerazione per l’ufficio papale (“le somme chiavi”) ad un giusto giudizio sui papi negativi per la Chiesa, e infatti non esitò a metterne alcuni all’inferno, insieme a prelati e chierici. Proprio l’altezza della funzione sacerdotale e, a maggior ragione, di quella papale, fa sì che, se colui che la riveste cade, sprofondi peggio del comune peccatore. Ma in ogni caso, proprio il disastroso comportamento di molti consacrati è prova dell’origine divina della Chiesa: qualunque altra organizzazione, servita così male, sarebbe da tempo crollata, e invece resiste, e resisterà fino alla fine dei tempi ed oltre, come Chiesa trionfante. Questo insegna la teologia, e questo dice San Tommaso d’Aquino, rigorosamente seguito dal Padre Dante.

     

    In conclusione, non è strano che un libro del genere sia stato pubblicato esclusivamente in forma elettronica. Qualunque editore che avesse osato stamparlo in forma cartacea, avrebbe sprecato il suo denaro perché le copie sarebbero state immediatamente sequestrate, senza contare possibili ulteriori spiacevoli conseguenze, visto il fatto che anche la polizia dello Stato italiano prende ordini da Bergoglio. E i soloni della sinistra laicista così pronti a latrare contro ogni interferenza vaticana, vera o presunta, davanti all’arroganza di Bergoglio, si comportano come le famose tre scimmiette: “Non parlare, non vedere, non udire”.

     

    EMILIO BIAGINI

    Leggi tutto...

 
 
 
© I TRIGOTTI
Tutti i diritti riservati - Informativa Cookies

Credits www.dpsonline.it