Genova, 12 Dicembre 2017 04.35





 

 

24
NOVEMBRE
2017
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BARZELLETTE DALLA B alla C

BALZAC E IL LADRO. Una notte il grande romanziere Honoré de Balzac fu svegliato da rumori sospetti, si alzò dal letto e scoprì un ladro che stava rovistando nel suo studio. Senza scomporsi (non era ancora epoca di albanesi col coltello), gli disse: “Sei proprio scemo; tu cerchi denaro di notte dove io non riesco a trovarlo di giorno”.

BAMBINO IN TRENO. Un signore e un bambino siedono in uno scompartimento di un treno in corsa che oscilla vistosamente. Ad un tratto il bambino comincia a lamentarsi: “Cacca, signoe, cacca.” Il signore imbarazzatissimo: “Ma bambino, cosa vuoi che faccia? Adesso arriverà la tua mamma e ci penserà lei.” “Ma cacca, signoe, cacca.” “Oh, santo cielo, adesso cosa faccio?” Il bambino sempre più allarmato: “Cacca, signoe, cacca.” Patapumfete, una pesante valigia scivola dalla reticella e si abbatte sulla testa del signore che si lamenta: “Ahi, ahi, dannazione, che botta…”. E il bambino: “Ie avevo detto, signoe, che caccava.”

BERLUSCONI A IMMAGINE E SOMIGLIANZA. Dio convoca il Cavaliere. “Caro dottore, mi hanno riferito che lei è uno dei massimi esperti di quella piccola scatola che può mostrare a un uomo tutto il resto del mondo, mentre se ne sta comodamente seduto sul suo divano. Come si chiama questo miracoloso congegno?” Berlusconi: “Televisione, eccellenza, si chiama televisione.” Dio continua: “Bene. Ora vorrei che lei mi fornisse una prova della potenza di tale mezzo.” Berlusconi fa uscire dalla tasca un piccolo televisore e si sintonizza su un canale Rai dove stanno trasmettendo un parto in diretta. Dio, impressionato nel vedere la donna in preda ai dolori più atroci, esclama: “Ma perché questa ragazza soffre in tal modo nel dare alla luce un figlio?” Il Cavaliere, timorosamente, ribatte: “Veramente, Eccellenza, mi consenta, ma fu proprio Lei a decidere tutto questo.” Dio: “E io avrei decretato sofferenze del genere? Ma io l’ho detto in un momento d’ira, però scherzavo.” Berlusconi, allora, si sintonizza sulla Bbc, dove stanno trasmettendo un documentario sulle miniere. Dio osserva i minatori, sudati, sporchi, mezzi morti per la fatica. Chiede sconcertato: “Perché gli uomini devono dannarsi in tal modo per guadagnarsi il pane?” Berlusconi, sempre timidamente, replica: “Eccellenza, mi consenta, ma anche questo lo ha deciso lei.” Dio: “Ancora? Forse sempre in quell’attimo d’ira, ma scherzavo, non sono tanto crudele verso le mie creature. Io sono buono.” Allora il Cavaliere si sintonizza sul canale del Vaticano, che mostra cardinali e vescovi mentre passeggiano beati nei giardini di San Pietro. Dio si distende in un attimo di pace e soddisfazione. “Ecco, finalmente la verità. Scusi, Cavaliere, ma chi sono questi uomini che mi interpretano così alla perfezione?” E Berlusconi: “Eccellenza, questi sono gli unici che hanno capito che in quell’attimo d’ira Lei stava scherzando.”

BERLUSCONI E “GHE PENSI MI” DALL’OLTRETOMBA. Come si conviene a ogni peccatore, subito dopo la morte Berlusconi viene mandato all’inferno. Lo accoglie Lucifero: “Finalmente ci conosciamo. Benvenuto all’inferno!” Silvio dà un’occhiata ai gironi dei dannati e poi si rivolge e Lucifero: “Guardi, non vorrei sembrarle presuntuoso, ma anche se siamo all’inferno, un po’ di decoro ci vuole, un minimo di ordine, Sant’Iddio!” Lucifero precipita nella Caienna, gridando: “Zitto, zitto! Qui non si può pronunciare quel nome!” Il premier insiste: “Osservi: i forconi dei demoni sono arrugginiti. E il fuoco? Tiepido, polveroso. Non sono fiamme degne di Lucifero, queste. E i peccatori? A forza di stridere i denti sono rimasti senza le dentiere. Mio caro Lucifero, se mi dà una settimana le tiro a lucido tutti i gironi! Ma alla fine, se sarà soddisfatto, esigo una ricompensa.” Lucifero acconsente. Dopo un mese, i due si incontrano di nuovo, in mezzo a un inferno lucido come uno specchio. Lucifero, costernato, chiede: “Allora, la ricompensa?” Il premier l’alza l’indice della mano destra e fa un segno che indica: “voglio salire”. Viene accontentato. Giunto in purgatorio, Berlusconi è accolto da un angelo. Subito si guarda intorno e commenta: “Ma com’è trascurato questo purgatorio... Mi consenta una settimana e lo trasformo. Però voglio una ricompensa. Passati sette giorni il purgatorio risplende. L’angelo deve cedere, e chiede quale sia il premio e Berlusconi alza di nuovo l’indice. Vuole salire. Accontentato. Finalmente in paradiso, lo accoglie san Pietro. Il Cavaliere si guarda intorno e ricomincia. “E questo sarebbe il paradiso? L’organo è stonato, la Candida Rosa dell’Empireo è appassita.... e il candore della luce è difettoso. Caro san Pietro, se lei mi consente di lavorare senza nessuna interferenza una settimana, io la stupirei. Però voglio una ricompensa.” Dopo una settimana san Pietro ha un moto di giubilo nel constatare la metamorfosi: arcangeli in doppio petto, santi sfavillanti e la luce che risplende come in uno studio tv. Berlusconi chiede: “E ora voglio parlare personalmente con Lui.” San Pietro allora lo conduce davanti all’immensa porta d’oro, infila la chiave e apre, raccomandandosi: “Solo un minuto”. Trascorre un minuto e tutto tace. Venti minuti, mezz’ora. San Pietro freme, poi, passando dal retro, si avvicina al trono di Dio. Vede il Cavaliere che parla, parla, e Dio attento, in profondo ascolto. San Pietro si avvicina ancora e sente Dio esclamare: “Caro Silvio, comprendo lo spirito innovativo che vuole apportare in questo luogo. C’è soltanto una cosa che non capisco: perché io dovrei fare il vicepresidente?”

BERLUSCONI E L’OTTIMISMO NELL’APOCALISSE. Osama Bin Laden, Putin e Berlusconi vengono convocati davanti al Trono dei Troni. Dice il Signore: “Vi comunico che la crisi economica devasterà la terra e alla fine mi sono convinto di mandare l’Apocalisse. Trovate il modo di riferirlo agli uomini.” Osama sale sul minareto e annuncia: “Cari fratelli musulmani, siamo proprio fottuti. Primo: Dio esiste e non è quello del Corano. Purtroppo i cattolici avevano ragione. Secondo: è inutile fare attentati, perché tempo un annetto il mondo sarà interamente nella cacca.” Putin si affaccia alla finestra del Cremlino e grida: “Dio c’è, e il comunismo a cui ci avevano costretti era sbagliato da cima a fondo. Secondo: la fine dei tempi si avvicina, per cui dovete prepararvi a spalare la cacca se volete salvarvi.” Berlusconi parla alla nazione: “Cari italiani, come sempre avevo ragione. Dio è il nostro Dio, quello di sempre. Ci vuole molto bene, perché mi ha assicurato, tempo un annetto, e altro che emergenza rifiuti a Napoli! Finalmente ci sarà lavoro per tutti!”

BERLUSCONI E LA LAMPADA DI ALADINO. Luca Cordero di Montezemolo viaggia sull’autostrada con la sua nuova Ferrari rossa oltre ogni limite di velocità. Improvvisamente dallo specchietto retrovisore vede arrivare da lontano Silvio Berlusconi sopra una biga, stile Ben Ur. Berlusconi supera Montezemolo e lo sperona, devastandogli la fiancata della Ferrari. I due si fermano. L’ex presidente di Confindustria scende dalla macchina arrabbiato come una iena e tuona: “Insomma, possibile che tu non permetta a nessun altro di correre in santa pace?” Berlusconi, sorridendo: “E dai, non ti arrabbiare così! Sai che ho la lampada di Aladino e grazie a quella risolveremo tutto”. Il premier estrae dalla tasca il mitico coccio e dice: “Strofìnala e chiedi quello che vuoi. Mi raccomando, grida perché il genio è vecchio e un po’ sordo.” Montezemolo manipola la lampada; il genio esce. Luca urla con la sua vocetta: “Voglio un miliardo, un miliardo di euro per rimettere a nuovo la Ferrari”. Scoppia un tuono, le porte dei cieli si aprono e dalle nubi precipita un biliardo che si schianta sulla Ferrari distruggendola definitivamente. Montezemolo, sconvolto, rimprovera il genio: “Vecchio rincitrullito, ho chiesto un miliardo, non un biliardo!” Il Cavaliere gli posa bonariamente la mano sulla spalla e sorridendo dice: “Non te la prendere, caro Luca. Sai com’è, anche i geni tirano brutti scherzi. Ma ragiona: secondo te, caro Luca, io avrei chiesto una biga?”.

BERLUSCONI E LA MAGNIFICA SEPOLTURA. Berlusconi avverte vicino l’ultimo, grande passo e convoca l’amico Fedele Confalonieri. “Senti,” spiega “non sono del tutto contento del Mausoleo nel parco di Arcore. Vorrei una tomba più grandicella, comoda, rappresentativa. Tu cosa proporresti?” Confalonieri risponde: “Dammi qualche giorno e tornerò con ciò che vuoi”. Passano due giorni. Confalonieri si siede di fronte a Silvio e dice: “Potremmo comprare la tomba dell’imperatore Augusto e ristrutturarla. Ci costerebbe un po’, ma forse stare lì ti piacerebbe...” Berlusconi: “Non so, non mi convince... Pensa a qualcos’altro.” Passano altri due giorni. Fedele e Silvio si incontrano di nuovo. Confalonieri: “Sarebbe in vendita la grande piramide di Cheope. Anzi, dopo il caso Ruby e le storie con l’Egitto, sarebbe quasi in svendita. Che dici?” Berlusconi: “Non so, non mi convince... Pensa a qualcos’altro.” Altri due giorni trascorrono. I due amici si ritrovano a cena e Confalonieri rivela quasi timoroso: “Sai, la trattativa è stata dura, ma alla fine i responsabili potrebbero cedere. Si tratta del Santo Sepolcro.” Silvio abbassa gli occhi e risponde: “Questo sì che va bene, ma quanto costa?” Fedele gli sussurra all’orecchio l’enorme cifra e Silvio sbotta: “Ma come, tutti questi soldi per rimanerci solo tre giorni?”

BERLUSCONI E LA SPAZZATURA DI NAPOLI. “Sai perché Berlusconi è l’uomo politico più adatto a ripulire Napoli? Perché è l’unico che scopa.”

BONTÀ MUSULMANA. “Non preoccuparti, Effendi, io sono tuo amico, e quando verrà l’ordine dell’imam di ammazzare tutti i cristiani, ti ammazzerò io senza farti soffrire.”

CACCA. Un signore con un cane. Il cane si ferma e molla un’enorme cacca, poi i due ripartono. Passa un altro signore e, indicando la cacca, dice: “Ma come, non la raccoglie?” Risposta: “Prego, se la vuole lei, si accomodi.”

CHIESA. Nel pianeta Papalla la Chiesa, guidata dall’Homunculus, ha abbracciato il mondo, senza accorgersi di abbracciare un cadavere. Credenti sconcertati, sicofanti scatenati a osannare l’Homunculus nella speranza di promozioni. E la maggioranza della gente, a forza di idiozie e cattivi esempi dal clero, ormai si è allontanata e non gliene frega più niente.

COLLOQUIO NELL’ALDILÀ. Nell’aldilà due amici si incontrano nella sala d’aspetto. “Oh, sei qui? E di cosa sei morto? “Di freddo.” “E tu?” “Io? Di gioia. Ma tu come hai fatto a morire di freddo in agosto?” “Ti dirò: ero ‘a colloquio’ con una signora quando d’improvviso è rientrato il marito, e lei mi ha chiuso nel frigorifero. E tu?” “Io sospettavo che mia moglie mi tradisse, e una volta sono tornato a casa d’improvviso e mi sono messo a guardare dappertutto. Non ho trovato niente, e la gioia è stata tale che mi è venuto un colpo.” “Bravo fesso! Se avessi aperto il frigorifero, adesso saremmo vivi tutti e due!”

COME AVER SEMPRE RAGIONE. Dialogo fra un uomo e una femminista. “Lurida troia, seminatrice di dottrine infami, vergognati, non sfuggirai alla giustizia divina!” “Ma io ti ammazzo, ti denuncio, ti mando in galera, lurido individuo, some osi rivolgerti a me in questo modo? Adesso chiamo quel poliziotto e vedrai…” “Ma io sono islamico.” “Oooh… scusa… scusa… perdonami, non volevo offenderti…”

COME SI COMPRA LA MUCCA. Un coltivatore della Bassa lombarda si reca al mercato col camion per comprare una mucca, accompagnato dal figlio di dieci anni. Per strada spiega: “Vedi, Pierino, devi imparare. Quando compri una mucca, devi guardarla bene in bocca che i denti siano bianchi, sani e non troppo consumati, poi devi palparle le zampe che siano ben robuste e le mammelle che devono essere grosse e sode perché la mucca produca tanto latte”. Il contadino conclude l’affare e torna alla sua fattoria col figlio e la mucca acquistata. Mentre la sta sistemando nella stalla, arriva Pierino trafelato: “Papà, papà, nel fienile c’è un ragazzo insieme a mia sorella e credo che se la voglia comprare”.

COMUNISMO. AGRICOLTURA ROSSA. “Tra poco tutto il mondo diventerà comunista”, afferma un comiziante. “E il grano allora chi lo coltiverà?”, domanda una massaia.

COMUNISMO. ALLA RICERCA DI UOVA. Due stanno in coda davanti a un negozio a Mosca. Il primo dice al secondo: “Sai cosa mi hanno detto? Tra poco il governo darà un aeroplano a ogni cittadino”. “E allora?” “Ma non capisci? Un aereo personale da usare come si vuole”. “Io non so che farmene di un aereo personale”. “Sei proprio scemo. Metti che si venga a sapere che a Vladivostok ci sono le uova. Invece di fare la coda qui, voliamo laggiù e tutto è risolto”.

COMUNISMO. ANTICAMERE. Un cittadino riesce a farsi introdurre nell’ufficio di un alto funzionario. Ma, appena gli è di fronte, il funzionario, lo rimbrotta: “Come osate presentarvi da me con una barba così lunga?” Il cittadino: “Vi giuro, compagno, che quando sono entrato in anticamera mi ero appena rasato”.

COMUNISMO. ARCHEOLOGIA SOVIETICA. “Sai compagno, i nostri archeologi hanno scoperto la mummia di Gengis Khan”. “Ah, sì, e come hanno fatto a capire che era proprio lui?” “Hanno affidato la mummia al Kgb e quella ha confessato”.

COMUNISMO. ASSISTENZA SOVIETICA. Il nipotino affezionato, di ritorno dall’ospedale regionale dove è ricoverata la nonna, riferisce al padre: “La nonna mi ha pregato di portarle la prossima volta un po’ di legna da ardere”.

COMUNISMO. BARZELLETTA DI KRUSCIOV. Krusciov, saputo che un giovane operaio delle officine “Stalin” si dilettava a inventare barzellette molto spiritose, lo invitò un giorno a prendere un té nella sua residenza di campagna. Ricevutolo con grande cordialità, lo fece sedere in una morbida poltrona nel suo lussuoso salotto. L’operaio girava gli occhi intorno ammirato e Krusciov cominciò: “Fra cinque anni tutti gli operai dell’URSS avranno un appartamento più bello di questo”. Ciò detto, lo pregò di raccontare alcune delle barzellette per le quali era diventato famoso. L’operaio esitò un attimo e poi rispose: “Compagno Krusciov, dopo aver sentito quella che avete appena raccontato, ho perduto la speranza di far buona figura”.

COMUNISMO. CARRIERA SOVIETICA. La carriera del dirigente comunista in quattro parole, tutte inizianti con “auto”: autobiografia, automobile, autocritica, autopsia.

COMUNISMO. CELERITÀ SOVIETICA. “Che cosa state costruendo?” “Non vi siete ancora stancati di chiederlo? È un sacco di anni che vi ripetiamo la stessa cosa: una stalla”.

COMUNISMO. COLLOCAMENTO. Nell’ufficio del capo del personale: “Io vorrei entrare come commesso nella società di cui dirigete il personale. Mi assumete?” “Dipende: quanto mi offrite?”.

COMUNISMO. COMPAGNO MICHELE. “Che differenza passa tra il direttore, la macchina e il compagno Michele?” “La macchina non conosce il lavoro ma lo compie. Il direttore non compie il lavoro ma conosce la macchina. Il compagno Michele non compie il lavoro perché conosce il direttore”.

COMUNISMO. CONSIGLIO DI LENIN. Un turista straniero è fermo davanti alla grande statua di Lenin che si erge presso il porto di Odessa. Si avvicina un vecchio russo. “Scusi, piccolo padre — gli domanda il turista — vorrei sapere perché Lenin con un braccio addita il mare e con l’altro il palazzo di giustizia. La prego di scusarmi, ma non riesco a leggere l’iscrizione sulla base del monumento”. Risposta del vecchio: “Sullo zoccolo è scritto che Lenin protegge il commercio e la giustizia; in realtà Lenin indica che colui che in URSS ha a che fare con la giustizia farebbe meglio a gettarsi a mare”.

COMUNISMO. DISCIPLINA SOVIETICA. Domanda: “Quando ci si può sedere su un porcospino?” Risposta: “Quando il porcospino è stato spellato, quando si posseggono mutande di ferro e quando lo ordina il partito comunista.”

COMUNISMO. DISCUSSIONE POLITICA A MOSCA. A Mosca, nella metropolitana sta seduto un cittadino con la moglie. Un viaggiatore, vicino a loro, sospira tristemente: “Oh-oh-ohoooo”. Il cittadino, quasi rispondendo, sospira piano a sua volta: “Eh-eh-eheeee”. Interviene la moglie con rabbia: “Zitto! Quante volte ti ho detto di non parlare di politica con la gente che non conosci”.

COMUNISMO. EFFICIENZA SOVIETICA. “La nostra fabbrica ha una media produttiva di duecentomila pezzi l’anno”. “E cosa fabbricate?” “Cartelli con la scritta: ‘Non funziona’”.

COMUNISMO. GLI AVI DEI SOVIETICI. “Sai perché Adamo ed Eva sono i progenitori dei cittadini sovietici?”. “Erano esattamente come noi: erano nudi, mangiavano una mela in due e credevano di essere in paradiso”.

COMUNISMO. IL PREMIO. Poiché, dopo la repressione della rivolta d’Ungheria, incontrava gravi difficoltà nel reclutamento di nuovi aderenti, Krusciov suggerì a Kadar di stabilire i seguenti premi: (1) coloro che riusciranno a reclutare un nuovo aderente, saranno esonerati dal partecipare alle riunioni di partito; (2) coloro che riusciranno a reclutare due nuovi aderenti, saranno autorizzati a dimettersi dal partito; (3) coloro che riusciranno a reclutare tre nuovi aderenti, avranno un certificato dal quale risulterà che non sono mai stati iscritti al partito comunista.

COMUNISMO. IL RITRATTO DI TAMERLANO. Il grande e ferocissimo imperatore mongolo Tamerlano voleva farsi fare un ritratto. Fece convocare alla sua corte il più famoso pittore del suo immenso impero e gli ordinò di eseguire l’opera. Quando si recò nello studio dell’artista per vedere il dipinto, una smorfia malvagia gli illuminò il volto: “Tutti i miei nemici rideranno di me quando vedranno questo ritratto. Tutti sanno che io ho la gobba, sono zoppo e guercio, e questo disgraziato mi ha dipinto che sembro Apollo. Tagliategli la testa.”. E, fatto distruggere il dipinto, diede ordine che venisse convocato un altro pittore. Quest’ultimo, ben sapendo che fine avesse fatto il suo collega, dipinse Tamerlano esattamente com’era. L’imperatore andò a vedere il dipinto e di nuovo una smorfia feroce apparve sul suo volto: “Tutti i miei nemici si rallegreranno quando vedranno questo ritratto. Tutti vedranno che razza di mostro sono io.”. E artista e quadro fecero la stessa fine dei primi. Fu quindi ordinato un nuovo ritratto ad un terzo artista, il quale, sapendo quel che era successo ai primi due, concepì un ritratto di Tamerlano a caccia: inginocchiato, curvo e con un occhio chiuso, dato che con l’altro prendeva la mira con l’arco. In questo modo non si vedevano né la gobba, né la gamba zoppa, né il fatto che l’imperatore era guercio. Tamerlano ne fu molto contento e ordinò di ricompensare riccamente il pittore. Ed ora, compagni, brindiamo al realismo socialista.

COMUNISMO. ISTRUZIONE NELL’UNIONE SOVIETICA. A scuola l’insegnante nota che un ragazzo non studia con molto impegno e non sta attento. Un giorno l’interroga: “Tu stai diventando sempre più sbadato. Dimmi chi ha scritto ‘Guerra e pace’”. Il ragazzo, terrorizzato: “Non sono stato io, compagno maestro, ve lo giuro”. “Come, mi stai prendendo in giro? Domani verrai accompagnato da tuo padre”. Il giorno dopo viene il padre. L’insegnante gli spiega di che si tratta: “Non solo non studia, ma quando gli ho chiesto chi ha scritto ‘Guerra e pace’ ha risposto che non è stato lui”. Il padre, in tono conciliante e umile, replica: “Compagno maestro, ma forse è vero, una volta tanto, che non è stato il mio ragazzo”. L’insegnante si arrabbia moltissimo. Invita la madre del ragazzo, le spiega il fatto. La madre, in lacrime, risponde: “Carissimo compagno maestro, sia comprensivo, è un bambino, non lo avrà fatto con intenzioni offensive”. Il maestro diventa una belva. Salta fuori dalla scuola e s’imbatte nel direttore. Spiega il perché della rabbia: “Roba da pazzi! E ancora si parla di cultura sovietica”. Il direttore lo calma: “Ragioniamo un po’: il ragazzo è russo, o ucraino, o forse uzbeko, o forse ebreo?”. “Ebreo”. “Allora è chiaro, maestro. È stato certamente lui a scrivere ‘Guerra e pace’. Questi ebrei sentono l’influenza dell’America”. L’insegnante, ormai verde dalla rabbia, sputa in terra e corre via. Incontra un commissario di polizia, suo conoscente. Si sfoga con lui, raccontandogli tutto. “Una storia curiosa, in verità;” commenta il commissario “bisogna andare fino in fondo per vederci chiaro”. Una settimana dopo il commissario telefona all’insegnante: “Tutto è chiarito, anche se si è reso necessario arrestare l’allievo, il padre, la madre e il direttore della scuola e fare a tutti un piccolo trattamento persuasivo. Ieri la banda ha reso piena confessione: è stato il bambino a scrivere ‘Guerra e pace’, istigato dagli altri tre”.

COMUNISMO. KOLKOS. La lampada al neon illumina ma non riscalda. Il forno a raggi infrarossi riscalda ma non illumina. Le centrali del kolkos non illuminano e non riscaldano.

COMUNISMO. KRUSCIOV E I POLIZIOTTI. A Krusciov, dittatore “democratico”, piaceva dimostrare che egli, benvoluto da tutto il popolo, non aveva nulla da temere. Perciò, durante le sue escursioni per visitare le fabbriche e le campagne, intorno a lui non si potevano vedere sciami di agenti della polizia segreta e lui stesso si fermava volentieri a chiacchierare con la gente semplice. Durante una delle solite visite in Asia centrale, Krusciov si fermò vicino ad un contadino che zappava, grondando sudore: “È duro essere contadini” disse Krusciov per attaccare discorso. Il contadino, mettendosi sull’attenti, rispose: “Nulla è duro quando lo si fa per il trionfo del comunismo e per il nostro amatissimo capo, Nikita Serghejevic Krusciov”. Krusciov rimase favorevolmente impressionato: “Compagno, visto che sei tanto attaccato alla grande causa e alla mia modesta persona, dimmi che desideri e cercherò di esaudirti”. E il contadino, sempre sull’attenti: “Compagno Krusciov, in risposta alla tua cortese offerta, esprimo il desiderio di essere trasferito dalla centrale della polizia segreta di Alma Ata, dove attualmente sono in forza, a quella di Erevan”.

COMUNISMO. LIBERTÀ DI OPINIONE. “Mi sa indicare la via più diretta per andare al cimitero?” “Semplicissimo, basta deviare dalla linea del partito”.

COMUNISMO. MODELLI DI VELTRONI. Nella foga di un comizio, Veltroni, invece di “Batteremo Berlusconi!”, esclamò “Batteremo la Clinton!”. Evidentemente si era immedesimato in Barack Obama. È già un bel miglioramento: quando era un dirigente dei giovani comunisti sognava di essere Stalin.

COMUNISMO. NUDI ALLA META. Durante una visita di Krusciov ad un kolkos, una vecchietta gli si presentò coraggiosamente ad esporgli la situazione: “Straccioni siamo, Nikita Serghejevic. Presto ci mancherà di che coprire le vergogne. Cerca di provvedere”. Krusciov, che in quel momento è di buon umore, rispose scherzosamente: “Ma piccola madre, a che serve vestirci? In Africa, pensa, la gente va in giro completamente nuda”. E la vecchietta: “Oh, Madre di Dio. Allora vuol dire che il comunismo laggiù è al potere almeno da cinquant’anni”.

COMUNISMO. PEZZE AL CULO. Krusciov spesso appariva tra la gente semplice, cercando di conquistarsi simpatia e di crearsi fama di persona “alla mano”. Così, durante una visita a un kolkos ucraino, Nikita tenne ai villici un discorso “alla buona” sul futuro dell’URSS. “Ebbene, compagni,” concluse “come vi ho dimostrato, non solo stiamo per raggiungere l’America, ma tra breve la oltrepasseremo”. Un vecchietto si rivolse all’oratore: “Compagno Nikita Serghejevic, oltrepassare l’America sarebbe dannoso per il prestigio nazionale”, “E perché?” domandò Krusciov. “Perché si accorgerebbero che abbiamo tutti le pezze al culo”.

COMUNISMO. POLIZIA. Due cani stanno razzolando a Berlino Ovest tra gli avanzi della mensa militare americana. Arriva di gran corsa da Berlino Est un terzo cane, spelacchiato, sanguinante, affamato. “Amici, sono proprio a Berlino Ovest? Ho passato la cortina di ferro?” “Ma sì, stai tranquillo”, gli rispondono gli altri due. “Finalmente al sicuro!” ansima il fuggiasco. “Ma perché tanta paura?” “Figuratevi che i sovietici hanno ordinato che vengano castrati tutti gli elefanti”. “E a te che importa? Tu sei un cane”. “Si vede che non conoscete la polizia sovietica. Quelli prima ti castrano, poi sta a te dimostrare che non sei un elefante”.

COMUNISMO. SCHELETRI OPERAI. Due scheletri prendono il sole sulla tiepida spiaggia della Crimea. Uno scheletro si rivolge all’altro: “Anche tu, compagno, sei un glorioso combattente della rivoluzione comunista, caduto nel 1917?” “Macché caduto. Sono semplicemente un operaio della ditta ‘Lenin’ venuto a prendere un po’ di fiato prima di ricominciare e produrre il 200% previsto dal piano quinquennale”.

COMUNISMO. SEGRETO DI STATO. “Hanno condannato un tale per aver detto che Bulganin è un cretino”. “Ah, sì? E a quanto?” “Gli hanno appioppato venticinque anni: tre per offesa al Capo del Governo sovietico...” “E gli altri ventidue?” “Per aver tradito un segreto di stato.”

COMUNISMO. SPAVENTI A MOSCA. A Mosca, nell’era sovietica, una famiglia viene svegliata nel cuore della notte da violenti colpi alla porta. “Zitto, sarà il Kgb”, dice la moglie terrorizzata. Quasi a rispondere ai suoi timori, nel pianerottolo si sente la voce del portinaio: “Allegri compagni, non è il Kgb; volevo solo avvertirvi che la casa brucia”.

COMUNISMO. TELEFONATE INFERNALI. Dall’inferno, Bush chiama negli Usa per sapere com’è la situazione dopo la sua morte. Parla per due minuti. Messo giù il ricevitore, satana gli dice che per la chiamata gli deve 3 milioni di dollari. Bush firma un assegno e paga. La regina d’Inghilterra, incuriosita, vuole fare lo stesso e chiama Londra. Parla per cinque minuti e satana le chiede 10 milioni di sterline. Anche Prodi, a quel punto sente il bisogno di chiamare il suo paese. Telefona e parla per tre ore. Quando attacca, satana gli dice che deve dargli 35 centesimi. Prodi rimane attonito, avendo visto il costo delle chiamate degli altri, e chiede a satana come mai sia tanto economico telefonare in Italia rispetto a Stati Uniti e Regno Unito: E satana: “Senti, con la Finanziaria che hai approvato, il decreto Bersani, il casino della Telecom, le politiche sull’immigrazione, i contratti di lavoro, il costo della vita, hai reso l’Italia un vero inferno... E da inferno a inferno la chiamata è urbana”.

CONCORRENZA. “Dimmi un po’, dove lavori?” “Da nessuna parte.” “E cosa fai?” “Niente.” “Perbacco, che bel lavoro.” “Sì, ma sapessi che concorrenza c’è.”

COPPIA ECOLOGICA. “Noi amanti bagnati dalla pioggia. Noi amanti frustati dal vento. Noi amanti in balìa dell’uragano. Ma vaffanculo tu e i tuoi picnic all’aperto...”.

CORNA SALUTIFERE. Due comari parlano. “Tuo marito come sta?” “Facendo le corna, sta bene”. “Non funziona mica sempre”. “Perché?” “Perché a mio marito le corna le ho sempre fatte, ma è morto lo stesso”.

CRISTIANI ALLE BELVE. Nerone: “Allora, Tigellino, li gettiamo alle belve questi cristiani? Il popolo attende con impazienza”. Tigellino: “Subito, Cesare, do ordine che lo spettacolo incominci”. Infatti, poco dopo, fra le grida entusiaste degli spettatori, viene introdotto nell’arena un numeroso gruppo di persone. Dagli appositi sportelli si liberano i leoni affamati che si scagliano ruggendo sulle prede. Tra la delusione degli spettatori, si leva un gran polverone e non si vede più nulla. Quando la nube finalmente si deposita, appaiono le supposte vittime tranquillamente sedute in mezzo all’arena che sgranocchiano ossa di leone. Stupore e delusione tra la folla. Nerone s’infuria: “Ma Tigellino, cosa mi hai combinato?” Tigellino: “Oh, scusa, Cesare, ho confuso i cristiani con i democristiani”.

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