Genova, 21 Gennaio 2018 04.49





 
RIDICULARIA

 

Ridicularia

12
GIUGNO
2017
Articolo letto 398 volte

LA GRAMAGLIADE

ovvero

EPOPEA DI UNO SPIRITISTA NEMICO DI MARIA VALTORTA

 

CAPITOLO SESTO

MA I LETTORI SARANNO PROPRIO TUTTI FESSI?

Terza puntata

 

Ma torniamo alla Valtorta, che nella sua esaltazione, a parere dell’illuminato illuminista PAG, pretendeva (p. 223) “un trionfo ecclesiastico con tutte le dovute approvazioni. Le sue reazioni da questo punto di vista erano estremamente ambigue (sic!). Lasciò per testamento di venir sepolta al mattino presto, onde rimanere ignorata, e combatté anni e anni per essere ufficialmente riconosciuta come carismatica straordinaria. Diffondeva i suoi scritti (sic!) e nello stesso tempo diceva al suo Gesù di voler restare nascosta e anonima.”

Che pena leggere tante fregnacce, frutto di ignoranza o di malafede. Era Gesù che la proclamava carismatica, non lei stessa. Gli Scritti vennero diffusi assolutamente non da lei, ma dal Padre Migliorini, suo maldestro e inadeguato padre spirituale, il quale contravvenne vergognosamente agli ordini espressi del Divino Maestro. Padre Migliorini, per giunta, con ulteriore disobbedienza, lasciò intendere l’identità del Portavoce. E – terza disobbedienza – ignorando gli avvertimenti per lume divino trasmessi dalla Valtorta, assisté l’impostora Dora Barsottelli che si fingeva carismatica, così che il discredito ricadde su di lui e sulla stessa Valtorta. Ma per carità, si tratta di infinitesime inesattezze, che un così dotto esegeta e biblista può tranquillamente permettersi e autoperdonarsi.

In una ennesima fluviale nota (pp. 223-225) il PAG ci informa che “il 4 febbraio 1944, quando il Padre Migliorini le fece notare che era difficile pubblicare i suoi scritti [per forza, erano gli stessi Serviti che si opponevano, per abietti motivi di lucro, come abbiamo visto], rispose con furberia (sic!) che, purtroppo, era Gesù stesso a volere la diffusione dei suoi capolavori (…). Creatasi l’occasione favorevole, il suo subconscio provoca allucinazioni a catena (…). A sera la Valtorta si fa immediatamente apparire la Madonna vestita come i Servi di Maria (…). È la documentazione più squallida e più spietata (sic!) di come visioni e dettati fossero spesso solo la legittimazione sublimata dei desideri rimossi e sedimentati nel subconscio; servivano ad affermare se stessa e ad attirare su di sé l’attenzione degli altri. L’arroganza con cui si fa dire da Gesù tutto ciò che il suo orgoglio desidera è spettacolare (sic!) (…). Per accelerare il lavoro di Padre Migliorini, ridotto a segretaria dattilografa, minaccia, naturalmente sempre a nome di Gesù, che se copiatura e correzione non procederanno secondo i suoi voleri, non ci saranno più visioni né dettati. Pensate un po’ quale irreparabile perdita per l’umanità! (…) Il 21 novembre 1949 Gesù dichiara che chi rifiuta la soprannaturalità del gran Poema rimane avvolto nella sua concupiscenza perché Maria Valtorta è tra le ‘poche anime veramente grandi’ della storia che spaziano da sole nell’alto dei cieli: ‘Tu, Maria, tu spegni la concupiscenza in chi ti ama, essendo tu, mio fiore, effluvio di Me, ed il mio odore spegne le febbri!’ E tu, gentile lettore, avrai senza dubbio immaginato in quale vampe febbrili giace il malvagio autore di questo libro!”

Difficilmente, a questo punto, il lettore riuscirà ad essere gentile, combattuto fra l’impulso di gettare il libro nel cesso e la paura di otturare il medesimo. Quanto alle vampe tra le quali giace il malvagio autore, non occorre proprio fare molto sforzo per immaginarle.

“Come te non c’è nessuno…” canta una vecchia canzone, e in effetti si adatta magnificamente al PAG. Lui sì che sa, e si permette di rimproverare tutti (pp. 224-225): “Desta davvero stupore come il Padre Corrado M. Berti sia stato impigliato in questo gioco, senza troppo spirito critico, e come con altrettanto scarso buon senso Pio XII nel 1948 abbia raccomandato la pubblicazione dell’Opera valtortiana.” Ma certo: tutti cretini, solo il PAG ha capito tutto. Peccato che il grande erudito psicanalista e valtortofobo non abbia potuto essere consultato da quei due sprovveduti, Padre Berti e soprattutto quel Papa, notoriamente così sventato e poco istruito.

Ma lo stesso PAG si pone il serio problema (p. 226) di come arrestare un’esaltata, animata dal “proprio invincibile desiderio di affermazione”, che “esplode in una esaltazione incredibilmente vanitosa”, che “usa i suoi meccanismi di difesa e di compensazione. Il 25 settembre 1946 ad esempio Gesù le ordina ‘di non scrivere più le sue direzioni intime alla sua anima per castigo a quelli che non sanno riconoscere che è Lui che parla a lei, o che mentono dicendo di non riconoscerlo per avvilire l’anima sua mancando alla carità e alla sincerità’. È una delle tante risposte irrazionali e infantili alle critiche (…)” commenta l’illuminato valtortofobo, il quale, col fine senso della misura che lo distingue, aggiunge: “Il 13 ottobre 1946, alle ore 16, la compensazione alle critiche assume le dimensioni di un vero e proprio orgasmo erotico con Dio”.

Qui il PAG ha veramente superato se stesso. Davanti a una simile esternazione, non si sa davvero se ridere, piangere o chiamare d’urgenza la neurodeliri.

La sinfonia gramagliesca passa ora al tempo “Grave. Marcia funebre”. Infatti il PAG procede a rullo compressore (p. 228): “Gesù inizia il suo corteggiamento (…), minaccia e insulta coloro che osteggiano la sua diletta (…), Gesù si fa svenevole.” E dall’immancabile schizzo diarroico mentale travestito da nota a pie’ di pagina, olezzano queste parole: “Non c’è dubbio [e quando mai la defecazione può essere colta dal dubbio?] che molte pagine della Valtorta confermano un certo dinamismo del narcisismo e degli elementi strutturali dell’Ideale dell’Io [doppio hurrà per l’eleganza dello stile], nel senso che il narcisismo funge da agente essenziale dell’autosuggestione; pare essere proprio lo stato di autoipnosi a favorire la regressione a uno stato autoerotico.”

Ma perché costui ha sottratto le sue forti braccia alla nobile agricoltura della Provincia Granda?

Con supremo sprezzo della pazienza dei lettori il PAG insiste sul caso dell’impostora Dora Barsottelli (p. 230). Non è naturalmente il Divino Maestro a mettere in guardia, attraverso la veggente, lo sventato Padre Migliorini contro la simulatrice, oh no, quando mai? È solo un trucco della Valtorta, intima l’illuminato valtortofobo: lei voleva solo “screditare una possibile rivale in orgasmi erotici con Dio. “Era rimasta solo lei, Maria Valtorta, sulla piazza della fiera a vendere dettati e visioni!”, commenta il PAG col solito umorismo da saltimbanco.

Le carte imbrattate di questo penoso libro si avviano finalmente, a tempo “Allegro molto”, alla defecazione finale, e siccome non fanno che ripetere fino alla nausea sempre le medesime strepitose baggianate, mi limiterò a riportare solo qualche olezzante espressione colta qua e là, a dimostrazione della brillante originalità del dotto valtortofobo (pp. 231-241): “valanga di insulti contro i nemici”; “brutalità dei suoi impulsi aggressivi”; “fiera carismatica da circo equestre”; “aggressività repressa”; “la stessa preghiera è un pretesto per asserire la malvagità degli avversari”; “per poter insultare la Valtorta ha bisogno di sentirsi protetta; a ciò servono appunto le allucinazioni”; “commento idiota”; “estrema arroganza”. “Il 26 dicembre Gesù passa agli insulti con rara volgarità”, “più di uno di quelli che la giudicarono, sbagliando il giudizio, muterà colore davanti alla verità (è quindi probabile che il sottoscritto diventi perlomeno un negro)” [questo sottofondo razzista mancava ancora alla gigantesca raccolta di sconcezze accumulate dall’illuminato valtortofobo]. Nel cercare prove per la propria santità [sic, non si dice “della”?] e per l’autenticità dei presunti carismi [“dell’autenticità”, prego] la Valtorta è stata di una scaltrezza estremamente fredda e calcolatrice”; “lotta contro l’ateismo condotta con armi estremamente arcaiche e di pessimo gusto sadico” [chissà che armi culturali raffinate saprebbe mettere in campo contro l’ateismo uno che considera “macabra” la figura di Gesù e ammette un’ermeneutica negatrice della Sua Divinità?]; “infantile autogiustificazione”; “Gesù ha raggiunto punte di rara arroganza”. La Valtorta “tenta di elaborare (…) la più idiota dimostrazione della superiorità (sic!) dei suoi scritti nei confronti dei Vangeli”.

Quest’ultima è pura farneticazione diarroica, ma il PAG, partito alla tangente, non è più in grado di distinguere i fatti dalle sue fantasie, se mai lo è stato.

Ormai in orbita, in tempo “Allegro focoso”, il PAG pianta un’ennesima grana (p. 242): le correzioni apportate agli Scritti proverebbero che si tratta di parti della “fabulazione” valtortiana. Incalza il dotto valtortofobo: “E le correzioni? Sono anch’esse soprannaturali, perbacco!” Ma un così dotto biblista non sa che gli stessi Evangelisti non erano esenti da errori umani? E la Valtorta, che era un essere umano e per di più semiparalitica, colpita da malattie gravissime, trafitta da lancinanti dolori, non avrà corso anche lei il rischio di commettere qualche errore? E il Divino Maestro, non avrà vigilato affinché gli errori fossero corretti, a scanso di danni alla retta dottrina?

Ed eccoci alla fanfara finale. L’indecente blaterazione valtortofoba, con più farneticazioni, insulti e bestemmie che righe, giunge alla fine, vomitando le degne conclusioni (p. 242): “L’8 settembre 1949 la Valtorta si dichiara santa, destinata in paradiso alla schiera degli evangelizzatori con la palma del martirio, più crudele e multiforme di quello che i pagani davano a molti confessori di Cristo! E mentre lei è nella gloria del Paradiso a noi qui in terra non resta che una sola conclusione: il Poema dell’Uomo-Dio è il più clamoroso falso evangelico del XX secolo!”

Finalmente tace. Laus Deo.

Un brevissimo commento: “noi” chi?

L’unica conclusione che resta è invece che le bestemmie dell’esagitato esperto di parapsicologia, spiritismo e diavolerie assortite nasconde malamente, sotto un cumulo di malascienza da strapazzo, una furiosa e malata avversione verso Cristo e la Madonna, di cui satanasso esulta sghignazzando con la bocca spalancata e gli artigli protesi a ferire.

(continua)


10
GIUGNO
2017
Articolo letto 408 volte

LA GRAMAGLIADE

ovvero

EPOPEA DI UNO SPIRITISTA NEMICO DI MARIA VALTORTA

 

CAPITOLO SESTO

MA I LETTORI SARANNO PROPRIO TUTTI FESSI?

Seconda puntata

 

Ecco che dall’alta vetta già risuona la trombetta che bandisce la dottrina con la solita manfrina (rime del tutto casuali ed estemporanee). Infatti il PAG straparla di (pp. 207-208 nota): “processi di regressione infantile che esigono in genere figure immaginarie, come ad esempio un angelo custode, deputato a vegliare sul soggetto.” Prendiamo nota: l’illuminato PAG nega gli angeli custodi. Ma allora chi mai avrà lui, come custode?

A questo punto, attaccando uno “Scherzo in fa maggiore”, il PAG crede di documentare i fantomatici “disturbi psichici” della veggente, scatenandosi in un lungo e tedioso elenco di tutti i passi valtortiani in cui vengono riportate le consolazioni e gli incoraggiamenti che la veggente riceveva da Gesù, dalla Madonna e da altri personaggi celesti per sostenerla nel mare di incomprensioni e persecuzioni clericali. Ovviamente, secondo l’illuminato parere dell’illuminato PAG, è illuministicamente sottinteso che i personaggi celesti fossero un parto di un cervello malato e avido di autoaffermazione. Inutile dire che tutta questa minestra è condita dal ben noto, raffinato, rispettoso, educato e soprattutto intelligente sarcasmo gramagliesco che ormai ben conosciamo.

Tanto per non lasciarsi sfuggire alcuna occasione di asfissiare i lettori, lo Scherzo in fa maggiore del dotto tuttologo continua a sottolineare e a ribadire le sue ben note fissazioni. Se l’angelo custode Azaria la rassicurava che nulla poteva spiegare ciò che ella scriveva, l’inossidabile PAG pontifica che (p. 209 nota): “in tal modo il subconscio la dispensava dall’orrore della verità, che l’avrebbe costretta a riconoscere un’attività fabulatrice e incontrollata della fantasia.”

Spiace infinitamente dover comunicare al PAG che l’immensa quantità e profondità delle conoscenze (teologiche, astronomiche, linguistiche, storiche, archeologiche, geografiche) contenute negli Scritti è davvero umanamente inspiegabile proprio come disse Azaria. Che delusione, povero PAG! Per delusioni molto minori si sono visti duri ergastolani impiccarsi ad Alcatraz.

Giungiamo così ad una delle più fastose fabulazioni del PAG (p. 212), introdotte da variazioni sull’aria di “È morto un bischero”. Il PAG, usando il suo mitico “terzo occhio” che vede passato, presente e futuro, ha scoperto che “non a caso il momento critico più grave la Valtorta lo incontrò nei giorni 20-30 aprile 1944, allorché non sentì più i dettati, non vide scene evangeliche dovette sfollare a S. Andrea di Còmpito (…). Stava costruendo il mito della profetessa carismatica di Viareggio e d’improvviso (…) temette di perdere quei presunti carismi con cui aveva potuto attirare su di sé l’attenzione degli altri (sic!) (…) e reagì stizzosa come una bambina alla quale avevano tolto il giocattolo quotidiano”. Ecco con quale intelligente comprensione il PAG guarda al fenomeno mistico: il periodo di oscurità e silenzio di Dio, col quale il Salvatore prova le anime poste su vie particolari, è ben noto agli studiosi seri di mistica, ma non ai dottori difficilissimi come lui.

Continua lo scherzo di pessimo gusto (p. 213): “L’autoesaltazione assume anche toni paranoici e schizofrenici, soprattutto nei processi di autoidentificazione. La Valtorta si autoidentifica con tutte le grandi figure della storia cristiana: e lo fa con la stessa facilità con cui le personalità sdoppiate credono di essere Napoleone o Garibaldi”.

Non ancora soddisfatto di questa sparata, il PAG riattacca la solita sinfonia condita dei soliti insulti, fino a p. 220, in cui cogliamo fior da fiore le solite deliranti espressioni: “attività carismatico-allucinatoria”, “allucinogeni spirituali”, “redentrice privilegiata e piena di luce, mentre gli uomini giacciono miserabili nell’abisso delle tenebre” [evidentemente, invece, per il PAG va tutto bene], “stato di arroganza”, “processo paranoico di identificazione con Gesù”, “capricci spirituali”, “narcisismo”, “psicopatica permalosa”, “si riteneva un novello papa”. Queste pagine contengono pure una serie monotona ed eternamente ripetitiva di accuse a Maria Valtorta di credersi “corredentrice”, di possedere le primizie dello Spirito, di essersi autoglorificata, di aver risposto “con arroganza” ai veri custodi della Verità evangelica che non credevano alle sue “rivelazioni”, e grazie ai quali, come ognuno può vedere, la Chiesa sta andando a gonfie vele.

“Naturalmente – tutto, per il PAG, è naturale e ovvio – con l’ispirazione la Valtorta attribuiva ai suoi scritti l’inerranza e l’infallibilità [forse perché non erano affatto suoi?]. (…) Se fosse riuscita a scrivere ancora per qualche anno, probabilmente avrebbe messo fuori concorso anche Dio!” (p. 220).

Povero PAG, lasciamo che si diverta con le sue sparate paradossali. Dopotutto siamo quasi alla fine, per fortuna.

Con tempo “Allegretto, quasi una Fantasia”, il PAG ripete sempre i medesimi accordi stonati, roso dal demone della ripetizione all’infinito, con supremo sprezzo del ridicolo (p. 222): “Assolutamente incapace delle più elementari riflessioni critiche, perché ormai era una personalità sdoppiata [forse il PAG crede che non abbiamo ancora capito quello sta cercando affannosamente di dirci], la Valtorta elabora criteri di autenticità puramente soggettivi e privi di ogni valore dimostrativo. E come esempio non sa portare nient’altro che il dettato di Azaria del 28 aprile 1946: “I fenomeni falsi presto cadono. O perché cessano o perché degenerano in atti e parole d’errore. Perciò, se la cosa dura, e dura con dignitosa serietà e santa virtù, da Dio viene ed è preferibile accettarla.”

E infatti il tesoro valtortiano dura e si diffonde in tutto il mondo, in milioni di copie e tradotto in una miriade di lingue, confermato da innumerevoli benefici alle anime e dal terrore dei demoni che supplicano di allontanare da loro i volumi dell’Opera valtortiana.

La Valtorta ebbe anche una visione di Lourdes e, con i soli cachinni che pretendono forse di essere spiritosi, il PAG commenta (p. 222 nota): “Si era creata una Lourdes tutta per sé. Nello stato di linguaggio automatico (sic!), il suo subconscio, ormai padrone del campo, aveva eliminato la visionaria francese [notare la significativa scelta della parola “visionaria”, non “veggente”] per fare apparire la Madonna solo a lei, Maria Valtorta! Tali processi infantili e idioti di autoesaltazione (sic!) lei li spacciava poi come rivelazioni.” E si capisce: tutto inventato. Forse anche Santa Bernadette (la “visionaria”) si illudeva di vedere la “Signora” per un processo di sdoppiamento psicoanalitico in stato di trance leggera per autoesaltarsi e trovare compenso alla sua triste situazione di povertà e insignificanza sociale. O almeno questa era la tesi, avanzata già allora dai babbuini laicisti (che tuttavia non tardarono a ricredersi quando videro quale fiume di denaro portassero i pellegrini). Del tutto casualmente, alla grotta di Massabielle scaturì una fonte alla quale gli ignoranti villici di Lourdes, non acculturati ai fuochi fatui della “magnifiche sorti e progressive”, attribuirono alcune dubbie guarigioni, mentre gli illuminati sapienti del luogo non riuscirono ad arginare l’ondata della superstizione popolare. Contento, illuminato PAG?

Ah, già, ma l’illuminato ha detto che non ha niente in contrario alle apparizioni della Madonna, solo si augura che le sue esternazioni diventino più intelligenti (sic!), in modo da essere all’altissima altezza di così alto sapiente, che spernacchia in greco biblico, ebraico, aramaico, cinese e marziano, e forse anche nella lingua dello yeti.

(continua)


08
GIUGNO
2017
Articolo letto 382 volte

LA GRAMAGLIADE

ovvero

EPOPEA DI UNO SPIRITISTA NEMICO DI MARIA VALTORTA

 

Cap. 6 

Diabolus vomitans

 

CAPITOLO SESTO

MA I LETTORI SARANNO PROPRIO TUTTI FESSI?

Prima puntata

 

Ritornato nel Borneo tra i cacciatori di teste il nostro valoroso missionario, si è categoricamente rifiutato di continuare la sua meritoria opera di commento. Ne è seguito un lungo periodo di incertezza. Poi sono stato abbastanza fortunato da incontrare l’ex-cappellano cattolico del carcere di Alcatraz, il quale si è detto disposto a prendere in mano l’“ignobile pastrocchio”. Naturalmente ho protestato per l’evidente prevenzione dell’ecclesiastico, ma quello mi ha risposto che ne aveva sentito a chilometri di distanza una puzza che avrebbe fatto vomitare anche Belzebù. Io per fortuna ho il naso tappato per l’allergia e non ho sentito niente.

Turandosi accuratamente il naso, l’ex-cappellano di Alcatraz, che ha pure ricoperto il ruolo di direttore dell’orchestra filarmonica del carcere, si è quindi addentrato nella selva oscura dell’erudito valtortofobo, il quale si avvia alla conclusione ripetendo fino alla nausea le sue “analisi” molto “scientifiche” alle quali i lettori dovrebbero, secondo lui, prestar fede e non leggere mai più l’Opera della grande veggente, che continua invece a dilagare per il mondo, con evidente beneficio per le anime ed altrettanto evidente mal di fegato dei valtortofobi.

Il PAG, notorio modello di modestia, privo di qualsiasi minimo segno di arroganza e sempre così misurato nelle sue dottissime esternazioni, attacca subito in stile “allegro con brio” (p. 205): “Il dinamismo psicologico anormale che portò Maria Valtorta ad una arrogante apologia di se stessa, dietro il paravento delle parole dettate da Esseri celesti, è ben visibile nel cosiddetto Libro di Azaria. E in nota aggiunge che i dettati di questo suo angelo custode sarebbero un pretesto per controbattere le “obiezioni che Il Poema dell’Uomo-Dio andava sempre più suscitando”.

Anzitutto la fedele compagna della veggente, Marta Diciotti, e un gran numero di altre testimoni che ebbero modo di conoscere Maria Valtorta attestano il suo equilibrio e la sua profonda saggezza. Suoi oppositori furono quei preti (le gerarchie dei Serviti dell’epoca), che, giova sottolineare ancora una volta, si dedicavano a stuzzicare il demonio con le loro sedute spiritiche all’interno del monastero, dove avrebbero dovuto risuonare solo preghiere. Costoro sono i veri precursori della vergognosa chiassata gramagliesca che, alle loro temerarie e interessate illazioni, aggiunge la sua predilezione per il sarcasmo di gusto fognario e per gli insulti gratuiti, salvo poi lamentarsi per immaginari “insulti” ogni volta che qualche sua bizzarra convinzione supermodernistica viene scalfita da una critica. Un simile atteggiamento non può essere che la spia di una profonda insicurezza e il prodromo di un disastroso fallimento morale e intellettuale.

L’aggressione alla Valtorta e l’arroganza con cui procede a rullo compressore nelle sue fabulazioni pseudopsicologiche contro tutte le scene, contro tutti i dettati dell’Evangelo rivela chiaramente l’intento gramagliesco di screditare il Cristianesimo in toto, agendo dall’interno, in qualità di chierico e insegnante di Seminario, idolo di se stesso, in adorazione della propria erudizione.

Poiché la Valtorta, figlia obbediente e fedelissima della Chiesa, nonostante le persecuzioni che i chierici le infliggevano, non ha mai scritto alcunché in contrasto con la Rivelazione, screditando lei si gettano ombre sulla Rivelazione stessa, ridotta alle interpretazioni degli scientifici esegeti imbottiti di greco biblico, ebraico, aramaico, greco e licantropesco.

Uno degli scopi dichiarati dell’Evangelo è far conoscere meglio il ruolo vitale, nel disegno della Redenzione, della Santissima Vergine, divinamente bella e divinamente santa al di là di ogni possibile descrizione: screditando l’Opera valtortiana tramite i suoi devoti lacché spiritisti, il diavolo cerca ringhiosamente di contrastare questo disegno celeste, affinché la Madonna non possa stendere il suo manto sulla Chiesa e sanarne i mali, salvando l’umanità dall’abisso in cui sta precipitando. E non è certo un caso se i detrattori della Valtorta sono nemici anche di Medjugorje. Quello che stupisce è vedere chierici e intellettuali che, mentre dicono di avere a cuore la Tradizione, osteggiano la Valtorta e Medjugorje affiancando l’opera dei distruttori modernisti.

Ed ecco la scombiccherata orchestra gramagliesca attaccare la solita, identica solfa su un’immaginaria Valtorta “piena di complessi e di nevrosi”, la quale si sarebbe pure persuasa di essere una “grande letterata” (ibid.). Nella sua ossessione psicanalitica, il PAG arpeggia il suo “Concerto valtortofobo per corni, martellate sulla coda del gatto, triccheballacche e orchestra, opera zero”, cercando la propria autoaffermazione in fabulazioni ripetute fino alla nausea (pp. 205-206). Secondo lui la Valtorta “si sarebbe creata una seconda personalità, che poteva assumere le forme più svariate nelle visioni e nelle apparizioni, ma che in genere privilegiava le figure più gratificanti di Gesù e della Madonna; le personificazioni del subconscio assumevano una particolare potenza, perché la Valtorta era una sensitiva dotata di poteri medianici [ma non si stanca mai di ripetere sempre le stesse fregnacce?], e davano piena soddisfazione affettiva e culturale ai desideri e agli impulsi che mai avrebbero potuto essere accettati a livello conscio [la dissonante sinfonia gramagliesca ha sostituito il Vangelo con l’ateo Freud].

Terminato il ciclo di Gesù, i dettati vennero improvvisamente (sic!) attribuiti ad un angelo: Azaria. Tale processo è assolutamente analogo al fenomeno degli spiriti guida di molti che praticano lo spiritismo [ma se la Valtorta aborriva lo spiritismo!]; lo spirito-guida è in genere la seconda personalità del medium che emerge dai confini subliminali della coscienza e soddisfa tutte le curiosità spiritiche dei partecipanti alle sedute.” Niente affatto, illuminato valtortofobo: nelle sedute spiritiche è solo il diavolo che agisce per confondere i disgraziati che si arrischiano ad aprire “porte” che dovrebbero restare sempre chiuse, e non è certo questo il caso di Maria Valtorta.

Procede imperterrito il PAG, in tempo “Andante con moto”, e crede di poter individuare interpretazioni “del tutto gratuite e arbitrarie” come “l’esegesi pietista della manna” [e cos’era allora la manna? una specie di corn flakes in vendita ai supermercati di Sodoma e Gomorra?], il fatto che “Gesù è vissuto su questa terra esattamente 1737 settimane” [peccato per il PAG che questo numero sia confermato dalle accurate ricerche astronomiche del De Caro], e che “il monogenismo ha valore dogmatico”. Sembra che il monogenismo dia fastidio a Don Gramaglia: si tratta del dogma dell’origine unitaria del genere umano. Se cade quello, vuol dire che la specie umana ha origine da ceppi diversi, cade il racconto biblico che parla di un’unica coppia (Adamo ed Eva), e la strada è aperta a tutti i razzismi possibili e immaginabili; ma forse il PAG crede in origini diverse: per esempio i dottori difficili potrebbero discendere dalle bertucce o, a giudicare dalle vergognose intemperanze del PAG, dalle scimmie urlatrici.

Bong, bong, bong: grandi colpi di grancassa per annunciare la nuova originalissima e geniale teoria sulle visioni valtortiane (pp. 206-207): “Le visioni (…) avvengono ordinariamente in uno stato psichico” che “è il fenomeno tipico della trance medianica leggera.” Ma guarda: chi se lo sarebbe mai immaginato?

Ed ecco una nota (p. 207), anch’essa di suprema originalità che, abusando forse un po’ della pazienza dei lettori, propone una descrizione di formidabile intelligenza delle visioni estatiche: esse (indovinate un po’!) “assumono l’aspetto di orgasmi erotici”. E infatti (pp. 207-208): “Gli angeli sono quindi la personificazione dei suoi [della Valtorta] bisogni e di alcuni impulsi incontrollabili (sic!) (…). Era infatti assolutamente incapace di controllare vuoi le sue carenze affettive vuoi i desideri di autoesaltazione (sic!) e li esprimeva selvaggiamente nei suoi scritti, sotto la copertura delle parole o della prassi di Gesù o degli angeli. La responsabilità di avere assecondato tale processo che portò l’ammalata prima all’arrogante autoesaltazione (sic!) e poi alla pazzia vera e propria (sic!), cade indubbiamente sullo scarso senso critico abitualmente dimostrato dal Padre Migliorini e dal Padre Corrado M. Berti.”

Povero PAG, mai sfiorato, nella sua autoesaltazione, dal minimo dubbio di sbagliarsi! Povero PAG, non gli è mai venuto in mente che questi due Padri ebbero per anni la possibilità di osservare da vicino, e ascoltare in Confessione la grande veggente, e che mai riscontrarono in lei la minima traccia dei molti disturbi psichici che il PAG crede di vedere, dalla vetta stratosferica del suo monte di paglia.

(continua)


06
GIUGNO
2017
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LA GRAMAGLIADE

ovvero

EPOPEA DI UNO SPIRITISTA NEMICO DI MARIA VALTORTA

 

CAPITOLO QUINTO

CHIACCHIERE DELIRANTI SU PASSIONE E RISURREZIONE

Quarta puntata

 

Quando mai la Valtorta ha mai asserito di “conoscere tutto”? Il PAG mente, come al solito. Mente e insulta, con vomitevole arroganza, perché si sente mortalmente offeso al minimo cenno di rimprovero rivolto ai dottori difficili, pieni di inutile paglia, e con la coda di paglia, ai quali sa di appartenere.

Ecco subito un altro vomito di insulti gramaglieschi (p. 194): “Il gioiello di tutta l’opera è la dichiarazione solenne di Gesù del 27 aprile 1947. Dopo aver esaltato l’amore di Maria Valtorta, la quale splenderà come stella nell’eternità, Gesù asserisce che visioni e dettati sono terminati con il racconto di Pentecoste: la sua Maria, il suo piccolo Giovanni ha distribuito le sue parole agli ignoranti, ai tiepidi e ai dubbiosi nella fede, nonostante fosse una martire dell’odio di quanti non avevano creduto alle buffonate (sic!) del Poema dell’Uomo-Dio, che pure strappavano tante prede a Satana.” Il becero sarcasmo di quest’individuo è miseramente smentito dalle molteplici conversioni realmente ottenute e attestate dalle frequenti richieste di traduzioni nelle più diverse lingue da parte di sacerdoti e prelati che avevano potuto constatare il bene arrecato alle anime dall’Opera valtortiana.

Ma che volete che importino al PAG le anime? Tutto quello che gli importa è insultare (ibid.): “Ma a quanto pare Maria Valtorta funzionava a gettoniera. Quando infatti P. Romualdo M. Migliorini la pregò di continuare l’Opera, le apparizioni e le visioni ricominciarono; ancora nel 1951, l’anno dopo la definizione dogmatica dell’Assunta, per compiacere le simpatie di Pio XII [un papa per il quale il PAG nutre autentico odio], lei poté godere delle strabilianti visioni del transito di Maria. Evidentemente il 27 aprile 1947 Gesù si era sbagliato (sic!)”.

Segue, alle pp. 194-198 una serie di bestialità sulle rivelazioni alla Valtorta riguardanti la Santa Vergine, che per decenza ometto, limitandomi a riferire solo alcune delle eleganti espressioni usate in proposito dall’erudito PAG: il “modo oltremodo imbecille” con cui la veggente avrebbe voluto autenticare la Sindone (che il PAG ritiene falsa) e il Volto Santo di Lucca, e ancora le “prodigiose idiozie” e lo “spettacolo finale” del perdono di Maria a Pietro; al momento del trapasso la Madonna diventerebbe un “lampadario vivente”, poi sale portata dagli angeli e “raggiunta la giusta rotta” rivive.

Non ci sono parole per commentare una simile penosa serie di grossolani sarcasmi e insulti, d’altronde pane quotidiano per il PAG. Ma guai a dissentire minimamente dalle sue superstizioni scientiste e materialiste. Eccolo infatti, profondamente offeso, scatenarsi (p. 199) affermando che la conclusione dell’Opera del 28 aprile 1947 “consiste semplicemente in una serie di insulti contro quanti negavano il carattere storico, carismatico e soprannaturale delle visioni e dei racconti. Il Gesù della Valtorta interviene a sostegno esplicito del revanscismo antimodernista, adottando un metodo pastorale estremamente scorretto e subdolo per opporsi in modo del tutto ingenuo a teorie scientifiche come quella dell’evoluzionismo.”

Basta attendere, e vedremo che succederà quando il PAG finalmente incontrerà il Salvatore per rinfacciargli il suo metodo “scorretto e subdolo”. Sarà proprio interessante ascoltare la risposta del Divino Accusato. Per ora contentiamoci di trattenere il disgusto e procedere nella selva oscura dell’eresia modernista dove il Gramaglia si è perso, illudendosi che la Chiesa possa cambiare a piacimento la dottrina e la morale per contentare gli apprendisti stregoni. Se così scarso è il rispetto del PAG per la Santa Madre Chiesa, sproporzionata è invece la sua adorazione per l’idolo scientista e il feticcio evoluzionista. Il quale non è affatto scienza, ma una sconcia ideologia nata fin dal principio al servizio di inconfessabili fini di competizione selvaggia, di sopraffazione, di dominio colonialista.

Ah, ma lui non insulta, nooo! Le sue sono semplici osservazioni in punta di fioretto. Come quando va sdottorando (ibid.): “Maria Valtorta inoltre dimostra i suoi squilibri mentali oltre che psichici proprio nell’arroganza con cui difende la storicità e l’autenticità di ogni suo racconto visionario, comprese le varie avventure romanzate con i romani e con i greci, che sarebbero state omesse dagli Evangelisti perché non ancora perfetti come lei, Maria Valtorta, e non ancora capaci di superare la loro “infrangibile mentalità di ebrei”. Nella sua orgia di insulti, il PAG dimentica le Lettere di San Paolo, che documentano la precocissima diffusione del Cristianesimo fra i greci e i romani, e come l’Apostolo venisse sistematicamente perseguitato dagli ebrei, irati nel vedere che la dottrina cristiana si diffondeva tra i pagani.

Rimestando sempre la medesima brodaglia, oltre la quale non è capace di vedere, il PAG attacca di nuovo la vecchia solfa sulle “eccessive” manifestazioni di affetto tra Gesù e Maria (ibid.): “Alle obiezioni sulle manifestazioni melense e sdolcinate di affetto tra Gesù e Maria [la Valtorta] rispose che così era lo stile degli orientali e degli ebrei, rimandando a scritti antichi che non aveva mai letto (d’altronde non era la prima volta che “aggiustava” la verità per difendersi); in realtà si trattava semplicemente delle sue carenze affettive proiettate nel romanzo.” A parte la deprimente ripetizione delle solite “carenze affettive”, a parte che per trovare “melense e sdolcinate” le manifestazioni di affetto tra il Salvatore e sua Madre occorre l’insensibilità di un ippopotamo ubriaco, qui il PAG si dà egregiamente la zappa sui piedi: la conoscenza di testi antichi da parte della veggente, senza averli mai letti, non è un segno soprannaturale?

Saltando una serie di ripetitivi e noiosissimi sarcasmi e insulti da angiporto, di cui Don Pier Angelo Gramaglia ha una provvista illimitata, e “divertiamoci” (si fa per dire) a scorrere gli sgangherati commenti del PAG sulle visioni che “ricostruiscono e inventano” [dice lui] scene della Chiesa primitiva (pp. 200-204). Ed ecco quindi il martirio di S. Agnese “pieno di idiozie infantili con l’assunzione acritica delle leggende più retrive e più stupidamente melense”, e il rapporto comico-liturgico [sic] sui funerali della santa; ecco le “insulse e stupide leggende sui santi Castulo e Lucina; all’“imbecillità” con cui San Paolo celebrava la Messa; al martirio di S. Perpetua col solito “processo idiota” mediante il quale la veggente la rappresenta di razza negra [attendiamo che Sua Modernità ci spieghi il “processo intelligente” grazie al quale è venuto a sapere che invece era bianca]; ecco “le solite fanfaronate da educanda sulle torture inflitte alle giovani cristiane”; al martirio di Cipriano e Giustina di Antiochia “romanzata a scopo apologetico per dimostrare la potenza esorcistica e antispiritistica della croce [cosa che al PAG, grande esperto di spiritismo, non va proprio a genio]; ecco “le idiozie (…) di portare crocette sul seno durante l’era delle persecuzioni”; ecco il “capolavoro di citrullaggine nell’assicurare (…) che Maria Maddalena andò proprio a finire in una caverna alpina”, con “l’apparizione finale di Gesù, che non può fare a meno, benché risorto, di ricordare a lungo gli unici momenti in cui si lasciò toccare, ungere e baciare da una donna” [sarcasmo veramente malato]; ecco la visione del Paradiso con le anime “che sprizzano come scintille (…) dal Gran Mortaretto Centrale” [che sarebbe Dio, e qui veramente mancano le parole per definire una simile volgarità oscenamente blasfema]; ecco l’“incredibile fotoromanzo melenso e insulso” sul martirio di S. Cecilia e S. Valeriano.

L’erudito biblista supermodernista ci assicura che “fare l’elenco delle idiozie (sic!) che Gesù garantisce più volte con la sua autorità è pressoché impossibile.” Ma ecco la “scena muta da fantascienza e da cartoni animati” (sic!) sulle stimmate di S. Francesco; ecco un’ordinazione sacerdotale di Papa Marcello nelle catacombe, nella quale “le idiozie superano le righe che la descrivono” (sic!), con “anacronismi infantili e arroganti” [meno male che lui, il dotto PAG, dà il buon esempio di come si discute senza insultare]; ecco la solita scena da rotocalco sui martiri Agapito e Diomede”; ecco la scena dei cristiani nel Circo, che ripete tutte le stupidità dei film e della letteratura religiosa del tempo”, con la “sublime imbecillità (sic!)” con cui “il vecchio prete, mezzo sbranato, riempie la mano del suo sangue e poi battezza per aspersione il gruppo dei gladiatori convertiti, i quali, manco a dirlo, cominciano a distruggere le statue e gli idoli del Circo, finché il duro e feroce Cesare non ordina ai loro colleghi pagani di sgozzarli”; ecco la morte al rogo di Irene (…) mentre da un pozzo saltano fuori cristiani di Tessalonica (…) pronti a dar sepoltura a un rudere di corpo umano carbonizzato” [ma che spreco di tempo per un rudere che non serviva più a niente, vero PAG?]; ecco il “gran romanzo su Tobia con gli angeli e Azaria, che pescano nel fiume un ferocissimo salmone gigante, incrociato con uno squalo (sic!), dal quale si ricava un formidabile estratto di cuore, fegato e fiele che ridà la vita; alla fine [commenta l’erudito valtortofobo] non si sa più se ridere o piangere” [peccato che la storia di Tobia sia anche nella Bibbia, che il sapientino valtortofobo dovrebbe conoscere]; ed ecco ancora “il tipico gusto dell’orrido della Valtorta” nel descrivere le scene di martirio, che invece – sembra pensare il valtortofobo – dovevano essere scene dolcemente idilliche; ed ecco infine “il solito battesimo da vampiri, amministrato dal vecchio prete Cleto, cha fa giumella della sua tremula mano, raccoglie il sangue che goccia dalla sua atroce ferita e pronuncia la formula rituale.”

Certo non ci si può aspettare rispetto per i martiri da chi ha coperto della sua bava malata Gesù e sua Madre, e spera in una Chiesa ondivaga, aperta finalmente al mondo, abbracciata al cadavere putrefatto del mondo, grazie al Concilio Vaticano Secondo? Ma il PAG dimentica che proprio quel Concilio ha promulgato la Costituzione Lumen gentium, che, al n. 12 insegna: “I carismi straordinari o anche più semplici e più comuni, siccome sono soprattutto appropriati e utili alle necessità della Chiesa, si devono accogliere con gratitudine e consolazione.” E non è scritto negli Atti degli Apostoli (2, 17-18): “E avverrà, così dice il Signore, che negli ultimi giorni effonderò il mio spirito su ogni carne. I vostri figli e le vostre figlie profeteranno, i vostri giovani avranno visioni, i vostri anziani faranno sogni. E anche sui miei servi e sulle mie serve in quei giorni effonderò il mio Spirito ed essi profeteranno”? E non stanno scritte in Matteo (11, 25) queste parole di Gesù: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli”?

Se di qualcosa dobbiamo essere grati al PAG è di averci fatto toccare con mano che cosa siano e come “pensino” (si fa per dire) i sapienti e gli intelligenti, gonfi della loro scientifica paglia che fa venire il vomito perfino a Belzebù.

(continua)


I TRIGOTTI

CHI SIAMO?
Ve lo diciamo in lingua matematica
t=b(1+1/2)=3m

E' necessaria una precisazione:
e sia ben chiaro noi non siamo bigotti.

 
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  • ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA


    Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

    I TRIGOTTI

    -Figura_aquila

    And the winner is …….

    Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

    MARCANTONIO COLONNA [pseudonimo] (2017) Il papa dittatore, Amazon e-book

    Recens.Marcantonio Colonna-Il papa dittatore

    Un saggio fondamentale per comprendere la grande apostasia che sta travolgendo tanti uomini di Chiesa:

     

    MARCANTONIO COLONNA [pseudonimo] (2017) Il papa dittatore, Amazon, e-book

     

    Ecco un libro che espone fatti, molti dei quali già ben noti, accanto a diversi altri meno noti, e che ha il grande pregio di sintetizzarli in modo efficace, così che scolpisce a tutto tondo l’immagine non proprio edificante del sedicente papa che sta tentando di scardinare la Chiesa (e che fallirà miseramente). Perché sedicente? Perché, a parte le molte eresie che già basterebbero a squalificarlo, la sua elezione è stata del tutto irregolare. Infatti il documento papale ufficiale di Giovanni Paolo II, Universi Dominici gregis, che regola il conclave, vieta categoricamente, sotto pena di scomunica latae sententiae, ai cardinali elettori ogni forma di accordo preventivo o campagna elettorale. La scomunica colpisce anche il candidato che dà il proprio assenso a questa forma di sostegno. Un papa scomunicato, eletto da una cricca di scomunicati, evidentemente non può essere papa di fronte a Dio.

     

    Bergoglio quindi non è papa, poiché la congiura a suo favore ci fu, ed egli non solo aveva dato il proprio assenso, ma attendeva con ansia il risultato. Già da arcivescovo di Buenos Aires aveva rivelato la sua ambiguità tipicamente argentina di marca peronista: dare ragione a tutti, non importa se di idee totalmente opposte; e infatti già allora era conservatore con i conservatori, estremista con i lugubri seguaci della cosiddetta “teologia della liberazione”. Tra il 2001 e il 2005 si compì la sua svolta a sinistra, che lo avvicinò a Martini e alla mafia di San Gallo, ma con tipica ambiguità sostenne apparentemente l’ortodossia, frenando al tempo stesso quelli che volevano opporsi con maggior energia alla svolta laicista del governo argentino, quando nel 2010 questo approvò il “matrimonio” omosessuale, e in tal modo vanificò l’opposizione cattolica lasciando tuttavia l’impressione di essere un difensore dell’ortodossia. Esattamente l’opposto del “sì-sì, no-no” evangelico.

     

    Mentre stava per raggiungere i settantacinque anni che lo avrebbero costretto a ritirarsi, si verificarono le dimissioni di Benedetto XVI, che lo rimisero in gioco. Lo scandalo Vikileaks del 2012 aveva rivelato l’impotenza di Papa Ratzinger a controllare il caos delle finanze vaticane, nonché la spaventosa corruzione morale del Vaticano. Occorreva chi potesse bonificare la palude, e il conclave del 2013 si svolse in un clima di paura, che non è certo lo stato d’animo migliore per fare una buona scelta. Per giunta, Bergoglio, erede politico di Juan Peron, è stato eletto in base ad una votazione discutibile e in sospetto di nullità per vizio procedurale.

     

    Abile manipolatore, con alle spalle un’esperienza come buttafuori di locali notturni di periferia prima di farsi prete, falso verso tutti e seminatore di terrore tra i suoi collaboratori, ama circondarsi di mediocrità che non gli danno ombra e che può facilmente controllare. Notevole la sua falsa umiltà, sempre manifestata in modo da attirare l’attenzione, fino a prendere ostentatamente la metropolitana di Buenos Aires portandosi dietro il fotografo per immortalare l’evento. La sua tendenza a ignorare le persone di rilievo per chiacchierare con gli umili, non è umiltà ma espressione di diffidenza e di severo controllo psicologico. Usando la sua rete di delatori nei punti chiave a Buenos Aires come a Roma, Bergoglio ha prodotto una vasta ragnatela di menzogne e di terrore.

     

    Navigato politico, si è spregiudicatamente servito dei mass media per presentarsi come il grande riformatore. In realtà nella diocesi di Buenos Aires aveva ottenuto solo risultati disastrosi: uno spaventoso calo di adesione alla Chiesa e il crollo delle vocazioni sacerdotali e religiose. Su scala maggiore ha ottenuto i medesimi risultati a Roma. Alla sua elezione vi erano tre gravi problemi: 1) lo scandalo della Curia romana, 2) gli abusi sessuali del clero, 3) il disastro delle finanze vaticane.

     

    La situazione era già grave al tempo di Pio XII, che non poté porvi rimedio. Aggiungo che i monsignori di Curia si guardavano bene dall’obbedirgli a tal punto che il Santo Padre una volta commentò: “Certo è che così io non ho degli aiutanti, ma dei Giuda” (Maria Valtorta, Lettere a Madre Teresa Maria, vol. II, p. 281). Sotto ogni successivo Papa, la palude vaticana andò peggiorando, perfino con San Giovanni Paolo II che era certamente un grande e santo papa, ma che trascurò interamente la fogna romana. L’unico che fece qualcosa fu Benedetto XVI, che destituì diverse decine di vescovi e centinaia di preti per il peccato contro natura, ma finì per dimettersi, sopraffatto da una situazione insostenibile (anche, sembra, per l’ostilità della venefica amministrazione Obama, che pare sia giunta ad impiegare hacker per bloccare i bancomat del Vaticano).

     

    Ma Bergoglio non ha fatto assolutamente nulla, a parte le chiacchiere buoniste di “misericordia” e di “chi sono io per giudicare?” Costui ha messo tutti i poteri, incluse polizia e giustizia, nelle mani dei responsabili della corruzione, così che la manovra contro la corruzione stessa è stata ridotta a parodia dai funzionari corrotti. Vengono invece spietatamente perseguitati tutti coloro che tentano di denunciare la corruzione. Vi è un capillare spionaggio interno che passa al setaccio ogni e-mail e registra tutte le telefonate, e guai se qualcuno osa chiamare una ditta esterna per verificare le manomissioni del suo computer.

     

    Bergoglio ha manipolato i Sinodi per la famiglia del 2014 e del 2015, sabotando la posta in modo che non pervenisse ai Padri sinodali il libro Permanere nella Verità di Cristo che difendeva la dottrina immutabile della Chiesa, e violando spudoratamente in tutti i modi le norme che regolano i Sinodi stessi. Nonostante l’opposizione della grande maggioranza alla “proposta Kasper” (che in termini ambigui suggeriva di avviare la Chiesa verso la tolleranza dell’adulterio e del peccato impuro contro natura, e minava il diritto dei genitori di educare i figli), i Padri se la sono ritrovata costantemente riproposta come se nulla fosse. Bergoglio e i suoi accoliti hanno forzato il Sinodo ordinario imponendo una disgregazione della pastorale, abbandonata all’arbitrio delle singole conferenze episcopali, in barba all’unità della Chiesa e all’ortodossia.

     

    Successivamente “papa” Francesco ha pubblicato l’esortazione apostolica Amoris laetitia nella quale “apre” alla Comunione agli adulteri impenitenti. Quattro cardinali (Burke, Caffarra, Meisner e Brandmuller), sostenuti da numerosi altri prelati e da personalità laiche, si sono permessi di chiedere delucidazioni private alle quali non è stata data risposta; allora hanno pubblicato le loro richieste, i famosi dubia, anch’essi rimasti senza risposta. Bergoglio ha invece spinto i suoi complici a screditare i firmatari. Infine uno dei più fidi bergogliani, Coccopalmerio, si è degnato di riaffermare, lo scardinamento delle norme morali in nome di generici sdilinquimenti buonisti per le “famiglie ferite”, in base ai quali la legge naturale non sarebbe più vincolante, ma una semplice “fonte di ispirazione” (qualunque cosa ciò voglia dire). Mi permetto di commentare che si sente in ciò il sibilo del serpente che si finge “più buono” di Dio.

     

    La Pontificia Accademia Pro Vita è stata poi erosa con la nomina a suo capo del carrierista Fisichella, cha ha dato subito l’impressione di essere favorevole all’aborto. Allontanato in seguito allo scandalo, è stato tuttavia ricompensato con la carica di capo del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione. Al suo posto è andato Vincenzo Paglia, sostenitore dell’educazione sessuale (che in pratica è corruzione di minorenni) e committente del noto affresco pornografico omosessuale blasfemo nella cattedrale di Terni. Bergoglio ha poi fatto piazza pulita nell’Accademia, con nuovi statuti, nuovi membri e la nuova direzione impressa dall’Amoris laetitia. Nel 2016, infatti tutti i membri sono stati licenziati ed è stata spalancata la porta ai non cattolici, mentre si è abolito il giuramento di fedeltà che obbligava i membri all’adesione alla dottrina cattolica. In parallelo a questa degna vicenda di normalizzazione bergogliana è stato pure messo all’angolo il Pontificio Istituto Teologico per Studi su Matrimonio e Famiglia: escluso dal Sinodo, e successivamente epurato.

     

    Il “pontificato” di Bergoglio è all’insegna dell’ambiguità, ma è più che lecito il sospetto che tutto ciò non sia prova d’incertezza, ma nasconda un disegno ben preciso di snaturare la Fede e la morale. Se questa non è la grande apostasia e l’abominio della desolazione non si sa proprio come chiamarla. Siamo di fronte al “pastore idolo” che idolatra se stesso e maltratta il gregge mentre fa le moine ai lupi? Dice il profeta Zaccaria: “… ecco, io susciterò nel paese un Pastore che non si curerà delle pecore che periscono, non cercherà le disperse, non guarirà quelle ferite, non nutrirà le sane, ma mangerà la carne delle grasse, e strapperà loro perfino le unghial Pastore stolto che abbandona il gregge!” (Zaccaria 11, 16–17). E il Divino Maestro disse alla veggente Maria Valtorta: “Fra i grandi della Chiesa vi sarà demoniaca vendemmia come dice l’Apocalisse, ma la Luce non può morire anche nell’orrore della prova. Allora verrà il pastore idolo e per i vivi di quel tempo sarà un bene la morte.” (I Quaderni del 1943, 9 dicembre).

     

    In effetti l’essenza della misericordia bergogliana è fatta proprio di maltrattamenti inflitti al gregge. Lo dimostra in modo lampante la persecuzione contro i Francescani dell’Immacolata che si attenevano rigorosamente al voto di povertà, celebravano la Santa Messa secondo il rito antico e attraevano un grandissimo numero di vocazioni, oltre a spingersi nella loro opera missionaria dove altri non andavano. La gente li seguiva e mostrava di preferirli agli altri ordini secolarizzati. Proprio per questo, sono stati commissariati, calunniati e distrutti, senza tener alcun conto della legge della Chiesa che prevede i principi della prova e dell’equo processo.

     

    Per la distruzione dei Francescani dell’Immacolata non è stata fornita alcuna spiegazione, nessuna accusa credibile è stata formulata, a parte le calunnie fatte filtrare sulla stampa, in perfetto stile dittatoriale. Monsignor José Rodriguez Carballo, numero due della Congregazione per gli Istituti della Vita Consacrata e quindi secondo firmatario, dopo il proprio diretto superiore, del decreto di commissariamento dei Francescani dell’Immacolata, ha un interessante curriculum. È stato la prima nomina importante di Bergoglio a meno di un mese dal conclave; i suoi “meriti”, nei dieci anni in cui è stato Ministro Generale dell’Ordine francescano, includono un grande scandalo finanziario, con frode e appropriazione indebita di decine di milioni di euro che avevano messo in ginocchio le finanze dell’Ordine, ed erano stati investiti in società offshore in Svizzera, coinvolte nel commercio di armi, nel traffico di droga e nel riciclaggio di denaro.

     

    Su ordine di Bergoglio, il commissario imposto ai Francescani dell’Immacolata, padre Fidenzio Volpi, ha imposto sullo sventurato Ordine un vero regno del terrore, senza che mai venisse specificata e tanto meno provata alcuna loro irregolarità, e senza dare ai perseguitati il modo di difendersi, violando così le più elementari norme del diritto canonico. Volpi ha accusato Padre Mannelli di aver distratto fondi, una calunnia mai provata. Padre Mannelli ha risposto con una querela per diffamazione ottenendo piena soddisfazione dal tribunale di Avellino che ha imposto a Volpi di scusarsi e gli ha comminato una pesante multa. A tutte le personalità laiche indignate per il trattamento inflitto ai Francescani dell’Immacolata non è stata data alcuna risposta. È stato probabilmente costretto alle dimissioni un vescovo delle Filippine che aveva accolto sei frati dell’Immacolata fuggitivi, che avrebbero voluto rifondare l’Ordine nella sua diocesi.

     

    Analoga persecuzione ha colpito le Suore dell’Immacolata, accusate di amare il Rito antico della Messa, di “pregare troppo” e di fare “troppe penitenze”. La Suore si sono appellate al Tribunale della Segnatura Apostolica guidato dal cardinale Burke, il quale ha dato loro ragione. Quattro mesi dopo Bergoglio lo ha rimosso dalla carica.

     

    La vera causa della persecuzione contro i frati e le suore dell’Immacolata non è difficile da comprendere. Il loro enorme successo pastorale faceva sfigurare gli altri Ordini, che si erano adeguati alla deriva postconciliare, ed erano abbandonati dai fedeli, senza vocazioni e in pieno sfacelo. In altre parole, facevano risaltare il fallimento della Chiesa “progressista”.

     

    Il caso dei Legionari di Cristo, dove realmente vi era del marcio, e non poco, sta in forte contrasto con la gratuita persecuzione e la macchina del fango scatenata contro gli innocenti Padri dell’Immacolata. I Legionari di Cristo erano stati fondati da Marcel Maciel, tossicodipendente e sessualmente promiscuo, che ha dedicato il tempo alle sue amanti e a rastrellare soldi. Essi sono stati sì investigati, ma nel modo più paterno e benevolo. La procedura era stata avviata nel 2005 da Benedetto XVI e chiusa all’inizio del 2014, poco dopo l’insediamento di Bergoglio. La ricchezza dei Legionari di Cristo è stata un importante fattore nell’occhio di riguardo riservato alle loro magagne. I Francescani dell’Immacolata erano poveri e contro di loro non si è avuto alcun riguardo, sebbene fossero innocenti.

     

    Altro affare poco edificante è quello dei Cavalieri di Malta, ordine ospedaliero sovrano attivo in gran parte del mondo. Tutto è cominciato per la rivalità del gruppo tedesco, che non rispettava la morale cristiana, essendo coinvolto nella distribuzione di preservativi in America Latina, ed il Grande Maestro, Fra’ Matthew Festing, inglese che godeva della protezione del cardinale Burke. Si giunse così alla disputa su un grosso lascito amministrato da una fiduciaria di Ginevra, ben nota per la sua gestione in una serie di paradisi fiscali. Vi era una causa in corso tra l’Ordine e la fiduciaria ginevrina, che rischiava di far apparire il pesante coinvolgimento del Gran Cancelliere dell’Ordine, il tedesco Albrecht Boeselager, nella fiduciaria medesima. Boeselager venne costretto alle dimissioni, ma, per quanto dimissionario, e quindi a rischio di una esposizione dei suoi rapporti con la fiduciaria ginevrina, aveva modo di manovrare dietro le quinte, poiché suo fratello Georg era stato appena nominato al Consiglio di Soprintendenza delle Opere di Religione, in altre parole era diventato uno dei governatori della banca vaticana. Quindi Bergoglio intervenne, obbligando alla dimissioni Festing, mentre il Boeselager è stato reintegrato come Gran Cancelliere. Così, grazie alla “misericordia” bergogliana, l’uomo dei preservativi, sospettato di inosservanza dell’insegnamento morale della Chiesa, è stato premiato, e il superiore che aveva cercato di sanzionarlo ha perso la carica.

     

    Questa vittoria non mancava di aspetti gratificanti per certuni: nel 1952 il Vaticano aveva perso una causa contro l’Ordine di Malta, ed aveva così la sua rivalsa; ma soprattutto gratificante era la vendetta di Bergoglio per l’opposizione che gli era stata manifestata da membri dell’Ordine quando era arcivescovo di Buenos Aires; e con ogni probabilità vi era pure vendetta per la sconfitta argentina nella guerra delle Falkland. Il vero risultato è stato quello di sostenere un colpo di Stato aristocratico nell’Ordine di Malta, essendo Boeselager e i suoi sostenitori tutti aristocratici tedeschi, esattamente l’opposto della strombazzata posizione di Bergoglio contro i privilegi. Ma il contraccolpo più significativo è stato l’indebolimento del Cardinale Raymond Burke, contro il quale Bergoglio aveva orchestrato una delegittimazione segreta fin dalla pubblicazione dei dubia. Infatti l’incarico di Burke come Cardinale Patrono dell’Ordine è stato sospeso, e Monsignor Becciu ha ricevuto la nomina di delegato speciale per dirigere l’Ordine stesso, in spregio allo status sovrano da questo sempre goduto. L’Ordine di Malta è stato quindi posto sotto tutela, e non è stato distrutto solo perché si è arreso. Vari giuristi italiani hanno osservato che, se tale era il rispetto che il Vaticano aveva per la sovranità, nulla poteva impedire allo Stato italiano di inviare la polizia a investigare sulle finanze vaticane. Né va dimenticata l’interferenza bergogliana negli affari interni italiani, non certo per esortazioni apostoliche al bene, ma per far rimuovere da Roma i duecento manifesti che lo satireggiavano e per fermare il camion vela che si permetteva (scandalo!) di riaffermare che i bambini sono maschi e le bambine femmine, e un altro camion vela che recava il ritratto del Cardinale Caffarra (dichiarato dai poliziotti “un eretico” perché si opponeva al “papa”). La dittatura di Bergoglio ci ha dato anche questo: i poliziotti italiani che trinciano giudizi teologici a vanvera.

     

    Da Santa Marta, Bergoglio dispensa punizioni a quelli che gli sono antipatici e premia i suoi scherani. Prima della sua elezione era in urto con l’argentino Istituto del Verbo Incarnato, ed aveva antipatia per il vescovo di Ciudad del Este, in Paraguay, Monsignor Rogelio Livieres. Entrambi godevano di ottimo successo pastorale, evidenziato dal grande numero di vocazioni. Bergoglio, raggiunto il potere, ha disperso i loro seminaristi e distrutto il loro lavoro. Evidentemente anch’essi aderendo, come i Francescani dell’Immacolata, alla Tradizione e dimostrandone il successo pastorale contrastante con lo sfacelo progressista, andavano schiacciati per sopprimere scomodi termini di confronto.

     

    L’atmosfera in Vaticano è divenuta irrespirabile. Prima di Bergoglio vigeva la consuetudine dell’“udienza di tabella”, che garantiva ai capi dei dicasteri vaticani due udienze papali al mese, che si svolgevano in clima amichevole per discutere i vari problemi. Bergoglio le ha abolite; pochissimi riescono a parlargli e in modo irregolare, in base al capriccio del despota. E questa sarebbe la “collegialità”. Il controllo della Segreteria di Stato sul resto della Curia è diventato più assoluto che mai. Cardinali e monsignori sono estenuati da continui rimproveri, sgarbate critiche pubbliche, licenziamenti e minacce. Per un certo tempo il Segretario di Stato Pietro Parolin è stato favorito, ma da qualche tempo Bergoglio si avvale di più del Sostituto di Parolin, Monsignor Angelo Becciu, strumento più adatto ai suoi scopi perché ha più da guadagnare dal suo padrone. È nello stile bergogliano non permettere che alcuno di senta troppo sicuro fra quelli che compiono il lavoro sporco per lui.

     

    In un regime del genere, i prelati che godono del favore sono gli adulatori, come il cardinale Coccopalmerio che ha protetto il prete pedofilo Inzoli, e che si è avvalso come segretario di monsignor Luigi Capozzi, fino a quando costui è stato arrestato in un festino omosessuale a base di droga. O un affarista senza scrupoli come il cardinale Calcagno, il cui losco passato come vescovo di Savona non gli ha impedito di essere il responsabile del patrimonio della Chiesa. O il cardinale Baldisseri, abile manipolatore della “misericordia” nei Sinodi sulla Famiglia.

     

    I cardinali in disgrazia sono quelli nei quali Benedetto XVI aveva posto la sua fiducia: Burke, Müller e Sarah. Anche Ouellet è stato messo in disparte perché troppo indipendente. Nell’estate del 2016, tre funzionari del cardinale Müller sono stati convocati da Bergoglio e licenziati con l’accusa di averlo criticato; il cardinale Müller ha provato a difenderli e, in un’udienza ottenuta dopo diversi mesi, si è lamentato che i tre erano tra i migliori del suo dicastero, ma Bergoglio ha respinto ogni protesta, concludendo: “Io sono il papa e non ha bisogno di dare spiegazioni per nessuna delle mie decisioni. Ho deciso che se ne devono andare e se ne devono andare.” Il cardinale Sarah è stato privato di tutti i suoi collaboratori alla Congregazione per il Culto Divino, sostituiti da ventisette nuovi membri, lasciando così il cardinale del tutto isolato. Questo modo di procedere rientra nel metodo di Bergoglio di dare assicurazioni prima di fare un brusco voltafaccia, attaccando quelli che ritiene suoi nemici per isolarli e lasciarli senza risorse. In questo trova sostegno nei suoi lacché, incaricati di minacciare scomuniche e privazioni della dignità cardinalizia.

     

    La dittatura bergogliana non si basa soltanto sui lacché a sua disposizione in Vaticano, ma spazia per il mondo. Alcuni dei quarantacinque firmatari della lettera inviata il 29 giugno 2016 ai cardinali e ai patriarchi, nella quale si domandava loro di chiedere spiegazioni sulle proposizioni dubbie di Amoris laetitia, sono stati perseguitati, uno licenziato, un altro colpito da proibizione di parlare pubblicamente dell’esortazione “papale”, e così via; presumibilmente è stato risparmiato chi non era perseguitabile perché, in quanto laico, non era soggetto alla disciplina ecclesiastica. È da sottolineare che i firmatari chiedevano solo chiarimenti e non formulavano alcuna critica, ma sotto Bergoglio è vietato chiedere chiarimenti.

     

    Alcuni zeloti papisti, evidentemente malati di papolatria, hanno costituito un Osservatorio per l’Attuazione della Riforma della Chiesa di Papa Francesco. Questo gruppo ha iniziato nel corrente anno accademico un controllo di tutte le pubblicazioni e lezioni del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia, onde accertare se seguono le nuove direttive, prevedendo anche di interrogare gli studenti all’uscita dalle lezioni, con l’evidente intento di servirsene cone spie. In pratica non si deve proporre un “ideale astratto” di matrimonio, cioè il matrimonio cristiano, ma adattarsi alle “situazioni concrete”, cioè agli adulteri, ai divorzi, alle famiglie in pezzi, eccetera. È l’applicazione letterale della teologia della rivoluzione, che capovolge la teologia: non si parte dal dato e dal precetto rivelato per calarlo nella realtà e lottare contro il peccato, ma si parte dalla realtà piena di peccato per adattarvi la Rivelazione a comodo dei peccatori. Come già osservato, il diavolo vuole apparire più buono di Dio.

     

    I risultati della mirabile “rivoluzione” bergogliana sono ben noti: estraniamento dei fedeli, crollo della frequenza alle funzioni religiose; e di certo il crollo sarebbe ancor più grave se tutti i vescovi e tutti i preti si comportassero in modo bergogliano, ma per fortuna ve ne sono ancora che tengono fede alla dottrina di sempre e sono seguiti dai fedeli. Le presenze alle udienze generali in Piazza San Pietro sono crollate da oltre cinquantamila nel 2013 a poche migliaia, e non vengono più fornite statistiche in materia dal 2016. Perfino in ambienti liberali si ammette il generale fallimento; gli stessi prelati che hanno spinto per l’elezione di Bergoglio sono ormai persuasi che si sia trattato di un tragico errore e pensano di farlo dimettere.

     

    La scomparsa della Clinton dalla scena politica ha lasciato solo Bergoglio nel suo folle piano di coalizzare contro gli USA l’America Latina e l’Europa, a formare “la patria grande”. La Brexit ha lasciato soli Macron e la Merkel rannicchiati intorno al fantasma dell’ordine liberale e della cospirazione mondialista, senza contare che Africa e Islam vi sono assolutamente estranei ed ostili. Il governo statunitense ha probabilmente in mano le prove che l’Obolo di San Pietro è stato usato per sostenere la campagna elettorale della (abortista e filomosessualista) Clinton, e potrebbe decidersi ad usarle dopo il brutale allontanamento dal Vaticano di Libero Milone, personaggio vicino agli USA.

     

    Ma Bergoglio è ancora fortissimo per il gran numero di sostenitori, e perché i nemici laici della Chiesa, che controllano i mass media, hanno investito molto su di lui, ed ora cercano di far passare la menzogna di un “papa” desideroso di riforme ma “impedito a metterle in opera” da una subdola opposizione interna. È chiaro invece che si tratta di un “papa” esclusivamente politico che sognava di diventare capo della sinistra mondiale. Non gli interessano né la dottrina né la liturgia, e non a caso non si inginocchia mai davanti al Santissimo. Si è formato in un Ordine come quello gesuita, squassato dal disastro del Sessantotto, e questo non l’ha certo formato in senso ortodosso e non gli ha ispirato riverenza di fronte al Mistero Divino. Dal modo come parla e agisce si direbbe che la sua formazione abbia molto risentito anche della sua già ricordata attività come buttafuori da locale notturno.

     

    Tuttavia, se anche si riuscisse a deporre Bergoglio, o se la natura lo eliminasse, non si sa cosa potrebbe succedere, perché i cardinali da lui nominati sono una grave incognita e la mafia di San Gallo potrebbe far eleggere al suo posto Parolin, che sarebbe un’altra iattura. C’è solo da pregare che la nuova elezione si svolga sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, come dovrebbero essere tutte le elezioni papali, senza blasfemi accordi preventivi, contrastanti con la disciplina della Universi Dominici gregis.

     

    Milita a favore dell’attendibilità di quanto rivelato dall’autore il fatto, già ricordato, che si tratta in gran parte di cose ben conosciute. Inoltre l’imponente apparato di note documenta passo per passo ogni affermazione.

     

    A metà del volume, l’autore offre un’interessante galleria fotografica dei protagonisti e comprimari dell’edificante vicenda: la faccia di Bergoglio, sorridente da una parte e truce dall’altra come Giano bifronte, ed i suoi complici e lacché, i delinquenti pedofili da lui protetti, ed infine le sue vittime, cioè i pochi che cercano di difendere la Fede e la giustizia.

     

    Questo libro andrebbe letto da ogni cattolico, ma soprattutto dai papolatri, quei sostenitori ad oltranza di Bergoglio che ritengono la figura del “papa” sempre moralmente inattaccabile, e accusano chi ne discute le mancanze come nemico della Fede. Costoro dovrebbero anzitutto informarsi sulla storia del papato, e rendersi conto che se da una parte vi sono stati Papi santi, ve ne sono stati altri che hanno causato immensi danni alla Chiesa: sul Soglio di Pietro si sono seduti fornicatori e assassini, nepotisti ed eretici. Il Papa è infallibile solo in rarissimi casi, codificati dal Concilio Vaticano I; in ogni altra occasione è un uomo fallibile come chiunque altro.

     

    L’atteggiamento corretto da adottare è quello del Padre Dante, il quale univa alla venerazione per l’ufficio papale (“le somme chiavi”) ad un giusto giudizio sui papi negativi per la Chiesa, e infatti non esitò a metterne alcuni all’inferno, insieme a prelati e chierici. Proprio l’altezza della funzione sacerdotale e, a maggior ragione, di quella papale, fa sì che, se colui che la riveste cade, sprofondi peggio del comune peccatore. Ma in ogni caso, proprio il disastroso comportamento di molti consacrati è prova dell’origine divina della Chiesa: qualunque altra organizzazione, servita così male, sarebbe da tempo crollata, e invece resiste, e resisterà fino alla fine dei tempi ed oltre, come Chiesa trionfante. Questo insegna la teologia, e questo dice San Tommaso d’Aquino, rigorosamente seguito dal Padre Dante.

     

    In conclusione, non è strano che un libro del genere sia stato pubblicato esclusivamente in forma elettronica. Qualunque editore che avesse osato stamparlo in forma cartacea, avrebbe sprecato il suo denaro perché le copie sarebbero state immediatamente sequestrate, senza contare possibili ulteriori spiacevoli conseguenze, visto il fatto che anche la polizia dello Stato italiano prende ordini da Bergoglio. E i soloni della sinistra laicista così pronti a latrare contro ogni interferenza vaticana, vera o presunta, davanti all’arroganza di Bergoglio, si comportano come le famose tre scimmiette: “Non parlare, non vedere, non udire”.

     

    EMILIO BIAGINI

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