Genova, 20 Novembre 2017 07.23





 
RIDICULARIA

 

Ridicularia

12
GIUGNO
2017
Articolo letto 292 volte

LA GRAMAGLIADE

ovvero

EPOPEA DI UNO SPIRITISTA NEMICO DI MARIA VALTORTA

 

CAPITOLO SESTO

MA I LETTORI SARANNO PROPRIO TUTTI FESSI?

Terza puntata

 

Ma torniamo alla Valtorta, che nella sua esaltazione, a parere dell’illuminato illuminista PAG, pretendeva (p. 223) “un trionfo ecclesiastico con tutte le dovute approvazioni. Le sue reazioni da questo punto di vista erano estremamente ambigue (sic!). Lasciò per testamento di venir sepolta al mattino presto, onde rimanere ignorata, e combatté anni e anni per essere ufficialmente riconosciuta come carismatica straordinaria. Diffondeva i suoi scritti (sic!) e nello stesso tempo diceva al suo Gesù di voler restare nascosta e anonima.”

Che pena leggere tante fregnacce, frutto di ignoranza o di malafede. Era Gesù che la proclamava carismatica, non lei stessa. Gli Scritti vennero diffusi assolutamente non da lei, ma dal Padre Migliorini, suo maldestro e inadeguato padre spirituale, il quale contravvenne vergognosamente agli ordini espressi del Divino Maestro. Padre Migliorini, per giunta, con ulteriore disobbedienza, lasciò intendere l’identità del Portavoce. E – terza disobbedienza – ignorando gli avvertimenti per lume divino trasmessi dalla Valtorta, assisté l’impostora Dora Barsottelli che si fingeva carismatica, così che il discredito ricadde su di lui e sulla stessa Valtorta. Ma per carità, si tratta di infinitesime inesattezze, che un così dotto esegeta e biblista può tranquillamente permettersi e autoperdonarsi.

In una ennesima fluviale nota (pp. 223-225) il PAG ci informa che “il 4 febbraio 1944, quando il Padre Migliorini le fece notare che era difficile pubblicare i suoi scritti [per forza, erano gli stessi Serviti che si opponevano, per abietti motivi di lucro, come abbiamo visto], rispose con furberia (sic!) che, purtroppo, era Gesù stesso a volere la diffusione dei suoi capolavori (…). Creatasi l’occasione favorevole, il suo subconscio provoca allucinazioni a catena (…). A sera la Valtorta si fa immediatamente apparire la Madonna vestita come i Servi di Maria (…). È la documentazione più squallida e più spietata (sic!) di come visioni e dettati fossero spesso solo la legittimazione sublimata dei desideri rimossi e sedimentati nel subconscio; servivano ad affermare se stessa e ad attirare su di sé l’attenzione degli altri. L’arroganza con cui si fa dire da Gesù tutto ciò che il suo orgoglio desidera è spettacolare (sic!) (…). Per accelerare il lavoro di Padre Migliorini, ridotto a segretaria dattilografa, minaccia, naturalmente sempre a nome di Gesù, che se copiatura e correzione non procederanno secondo i suoi voleri, non ci saranno più visioni né dettati. Pensate un po’ quale irreparabile perdita per l’umanità! (…) Il 21 novembre 1949 Gesù dichiara che chi rifiuta la soprannaturalità del gran Poema rimane avvolto nella sua concupiscenza perché Maria Valtorta è tra le ‘poche anime veramente grandi’ della storia che spaziano da sole nell’alto dei cieli: ‘Tu, Maria, tu spegni la concupiscenza in chi ti ama, essendo tu, mio fiore, effluvio di Me, ed il mio odore spegne le febbri!’ E tu, gentile lettore, avrai senza dubbio immaginato in quale vampe febbrili giace il malvagio autore di questo libro!”

Difficilmente, a questo punto, il lettore riuscirà ad essere gentile, combattuto fra l’impulso di gettare il libro nel cesso e la paura di otturare il medesimo. Quanto alle vampe tra le quali giace il malvagio autore, non occorre proprio fare molto sforzo per immaginarle.

“Come te non c’è nessuno…” canta una vecchia canzone, e in effetti si adatta magnificamente al PAG. Lui sì che sa, e si permette di rimproverare tutti (pp. 224-225): “Desta davvero stupore come il Padre Corrado M. Berti sia stato impigliato in questo gioco, senza troppo spirito critico, e come con altrettanto scarso buon senso Pio XII nel 1948 abbia raccomandato la pubblicazione dell’Opera valtortiana.” Ma certo: tutti cretini, solo il PAG ha capito tutto. Peccato che il grande erudito psicanalista e valtortofobo non abbia potuto essere consultato da quei due sprovveduti, Padre Berti e soprattutto quel Papa, notoriamente così sventato e poco istruito.

Ma lo stesso PAG si pone il serio problema (p. 226) di come arrestare un’esaltata, animata dal “proprio invincibile desiderio di affermazione”, che “esplode in una esaltazione incredibilmente vanitosa”, che “usa i suoi meccanismi di difesa e di compensazione. Il 25 settembre 1946 ad esempio Gesù le ordina ‘di non scrivere più le sue direzioni intime alla sua anima per castigo a quelli che non sanno riconoscere che è Lui che parla a lei, o che mentono dicendo di non riconoscerlo per avvilire l’anima sua mancando alla carità e alla sincerità’. È una delle tante risposte irrazionali e infantili alle critiche (…)” commenta l’illuminato valtortofobo, il quale, col fine senso della misura che lo distingue, aggiunge: “Il 13 ottobre 1946, alle ore 16, la compensazione alle critiche assume le dimensioni di un vero e proprio orgasmo erotico con Dio”.

Qui il PAG ha veramente superato se stesso. Davanti a una simile esternazione, non si sa davvero se ridere, piangere o chiamare d’urgenza la neurodeliri.

La sinfonia gramagliesca passa ora al tempo “Grave. Marcia funebre”. Infatti il PAG procede a rullo compressore (p. 228): “Gesù inizia il suo corteggiamento (…), minaccia e insulta coloro che osteggiano la sua diletta (…), Gesù si fa svenevole.” E dall’immancabile schizzo diarroico mentale travestito da nota a pie’ di pagina, olezzano queste parole: “Non c’è dubbio [e quando mai la defecazione può essere colta dal dubbio?] che molte pagine della Valtorta confermano un certo dinamismo del narcisismo e degli elementi strutturali dell’Ideale dell’Io [doppio hurrà per l’eleganza dello stile], nel senso che il narcisismo funge da agente essenziale dell’autosuggestione; pare essere proprio lo stato di autoipnosi a favorire la regressione a uno stato autoerotico.”

Ma perché costui ha sottratto le sue forti braccia alla nobile agricoltura della Provincia Granda?

Con supremo sprezzo della pazienza dei lettori il PAG insiste sul caso dell’impostora Dora Barsottelli (p. 230). Non è naturalmente il Divino Maestro a mettere in guardia, attraverso la veggente, lo sventato Padre Migliorini contro la simulatrice, oh no, quando mai? È solo un trucco della Valtorta, intima l’illuminato valtortofobo: lei voleva solo “screditare una possibile rivale in orgasmi erotici con Dio. “Era rimasta solo lei, Maria Valtorta, sulla piazza della fiera a vendere dettati e visioni!”, commenta il PAG col solito umorismo da saltimbanco.

Le carte imbrattate di questo penoso libro si avviano finalmente, a tempo “Allegro molto”, alla defecazione finale, e siccome non fanno che ripetere fino alla nausea sempre le medesime strepitose baggianate, mi limiterò a riportare solo qualche olezzante espressione colta qua e là, a dimostrazione della brillante originalità del dotto valtortofobo (pp. 231-241): “valanga di insulti contro i nemici”; “brutalità dei suoi impulsi aggressivi”; “fiera carismatica da circo equestre”; “aggressività repressa”; “la stessa preghiera è un pretesto per asserire la malvagità degli avversari”; “per poter insultare la Valtorta ha bisogno di sentirsi protetta; a ciò servono appunto le allucinazioni”; “commento idiota”; “estrema arroganza”. “Il 26 dicembre Gesù passa agli insulti con rara volgarità”, “più di uno di quelli che la giudicarono, sbagliando il giudizio, muterà colore davanti alla verità (è quindi probabile che il sottoscritto diventi perlomeno un negro)” [questo sottofondo razzista mancava ancora alla gigantesca raccolta di sconcezze accumulate dall’illuminato valtortofobo]. Nel cercare prove per la propria santità [sic, non si dice “della”?] e per l’autenticità dei presunti carismi [“dell’autenticità”, prego] la Valtorta è stata di una scaltrezza estremamente fredda e calcolatrice”; “lotta contro l’ateismo condotta con armi estremamente arcaiche e di pessimo gusto sadico” [chissà che armi culturali raffinate saprebbe mettere in campo contro l’ateismo uno che considera “macabra” la figura di Gesù e ammette un’ermeneutica negatrice della Sua Divinità?]; “infantile autogiustificazione”; “Gesù ha raggiunto punte di rara arroganza”. La Valtorta “tenta di elaborare (…) la più idiota dimostrazione della superiorità (sic!) dei suoi scritti nei confronti dei Vangeli”.

Quest’ultima è pura farneticazione diarroica, ma il PAG, partito alla tangente, non è più in grado di distinguere i fatti dalle sue fantasie, se mai lo è stato.

Ormai in orbita, in tempo “Allegro focoso”, il PAG pianta un’ennesima grana (p. 242): le correzioni apportate agli Scritti proverebbero che si tratta di parti della “fabulazione” valtortiana. Incalza il dotto valtortofobo: “E le correzioni? Sono anch’esse soprannaturali, perbacco!” Ma un così dotto biblista non sa che gli stessi Evangelisti non erano esenti da errori umani? E la Valtorta, che era un essere umano e per di più semiparalitica, colpita da malattie gravissime, trafitta da lancinanti dolori, non avrà corso anche lei il rischio di commettere qualche errore? E il Divino Maestro, non avrà vigilato affinché gli errori fossero corretti, a scanso di danni alla retta dottrina?

Ed eccoci alla fanfara finale. L’indecente blaterazione valtortofoba, con più farneticazioni, insulti e bestemmie che righe, giunge alla fine, vomitando le degne conclusioni (p. 242): “L’8 settembre 1949 la Valtorta si dichiara santa, destinata in paradiso alla schiera degli evangelizzatori con la palma del martirio, più crudele e multiforme di quello che i pagani davano a molti confessori di Cristo! E mentre lei è nella gloria del Paradiso a noi qui in terra non resta che una sola conclusione: il Poema dell’Uomo-Dio è il più clamoroso falso evangelico del XX secolo!”

Finalmente tace. Laus Deo.

Un brevissimo commento: “noi” chi?

L’unica conclusione che resta è invece che le bestemmie dell’esagitato esperto di parapsicologia, spiritismo e diavolerie assortite nasconde malamente, sotto un cumulo di malascienza da strapazzo, una furiosa e malata avversione verso Cristo e la Madonna, di cui satanasso esulta sghignazzando con la bocca spalancata e gli artigli protesi a ferire.

(continua)


10
GIUGNO
2017
Articolo letto 298 volte

LA GRAMAGLIADE

ovvero

EPOPEA DI UNO SPIRITISTA NEMICO DI MARIA VALTORTA

 

CAPITOLO SESTO

MA I LETTORI SARANNO PROPRIO TUTTI FESSI?

Seconda puntata

 

Ecco che dall’alta vetta già risuona la trombetta che bandisce la dottrina con la solita manfrina (rime del tutto casuali ed estemporanee). Infatti il PAG straparla di (pp. 207-208 nota): “processi di regressione infantile che esigono in genere figure immaginarie, come ad esempio un angelo custode, deputato a vegliare sul soggetto.” Prendiamo nota: l’illuminato PAG nega gli angeli custodi. Ma allora chi mai avrà lui, come custode?

A questo punto, attaccando uno “Scherzo in fa maggiore”, il PAG crede di documentare i fantomatici “disturbi psichici” della veggente, scatenandosi in un lungo e tedioso elenco di tutti i passi valtortiani in cui vengono riportate le consolazioni e gli incoraggiamenti che la veggente riceveva da Gesù, dalla Madonna e da altri personaggi celesti per sostenerla nel mare di incomprensioni e persecuzioni clericali. Ovviamente, secondo l’illuminato parere dell’illuminato PAG, è illuministicamente sottinteso che i personaggi celesti fossero un parto di un cervello malato e avido di autoaffermazione. Inutile dire che tutta questa minestra è condita dal ben noto, raffinato, rispettoso, educato e soprattutto intelligente sarcasmo gramagliesco che ormai ben conosciamo.

Tanto per non lasciarsi sfuggire alcuna occasione di asfissiare i lettori, lo Scherzo in fa maggiore del dotto tuttologo continua a sottolineare e a ribadire le sue ben note fissazioni. Se l’angelo custode Azaria la rassicurava che nulla poteva spiegare ciò che ella scriveva, l’inossidabile PAG pontifica che (p. 209 nota): “in tal modo il subconscio la dispensava dall’orrore della verità, che l’avrebbe costretta a riconoscere un’attività fabulatrice e incontrollata della fantasia.”

Spiace infinitamente dover comunicare al PAG che l’immensa quantità e profondità delle conoscenze (teologiche, astronomiche, linguistiche, storiche, archeologiche, geografiche) contenute negli Scritti è davvero umanamente inspiegabile proprio come disse Azaria. Che delusione, povero PAG! Per delusioni molto minori si sono visti duri ergastolani impiccarsi ad Alcatraz.

Giungiamo così ad una delle più fastose fabulazioni del PAG (p. 212), introdotte da variazioni sull’aria di “È morto un bischero”. Il PAG, usando il suo mitico “terzo occhio” che vede passato, presente e futuro, ha scoperto che “non a caso il momento critico più grave la Valtorta lo incontrò nei giorni 20-30 aprile 1944, allorché non sentì più i dettati, non vide scene evangeliche dovette sfollare a S. Andrea di Còmpito (…). Stava costruendo il mito della profetessa carismatica di Viareggio e d’improvviso (…) temette di perdere quei presunti carismi con cui aveva potuto attirare su di sé l’attenzione degli altri (sic!) (…) e reagì stizzosa come una bambina alla quale avevano tolto il giocattolo quotidiano”. Ecco con quale intelligente comprensione il PAG guarda al fenomeno mistico: il periodo di oscurità e silenzio di Dio, col quale il Salvatore prova le anime poste su vie particolari, è ben noto agli studiosi seri di mistica, ma non ai dottori difficilissimi come lui.

Continua lo scherzo di pessimo gusto (p. 213): “L’autoesaltazione assume anche toni paranoici e schizofrenici, soprattutto nei processi di autoidentificazione. La Valtorta si autoidentifica con tutte le grandi figure della storia cristiana: e lo fa con la stessa facilità con cui le personalità sdoppiate credono di essere Napoleone o Garibaldi”.

Non ancora soddisfatto di questa sparata, il PAG riattacca la solita sinfonia condita dei soliti insulti, fino a p. 220, in cui cogliamo fior da fiore le solite deliranti espressioni: “attività carismatico-allucinatoria”, “allucinogeni spirituali”, “redentrice privilegiata e piena di luce, mentre gli uomini giacciono miserabili nell’abisso delle tenebre” [evidentemente, invece, per il PAG va tutto bene], “stato di arroganza”, “processo paranoico di identificazione con Gesù”, “capricci spirituali”, “narcisismo”, “psicopatica permalosa”, “si riteneva un novello papa”. Queste pagine contengono pure una serie monotona ed eternamente ripetitiva di accuse a Maria Valtorta di credersi “corredentrice”, di possedere le primizie dello Spirito, di essersi autoglorificata, di aver risposto “con arroganza” ai veri custodi della Verità evangelica che non credevano alle sue “rivelazioni”, e grazie ai quali, come ognuno può vedere, la Chiesa sta andando a gonfie vele.

“Naturalmente – tutto, per il PAG, è naturale e ovvio – con l’ispirazione la Valtorta attribuiva ai suoi scritti l’inerranza e l’infallibilità [forse perché non erano affatto suoi?]. (…) Se fosse riuscita a scrivere ancora per qualche anno, probabilmente avrebbe messo fuori concorso anche Dio!” (p. 220).

Povero PAG, lasciamo che si diverta con le sue sparate paradossali. Dopotutto siamo quasi alla fine, per fortuna.

Con tempo “Allegretto, quasi una Fantasia”, il PAG ripete sempre i medesimi accordi stonati, roso dal demone della ripetizione all’infinito, con supremo sprezzo del ridicolo (p. 222): “Assolutamente incapace delle più elementari riflessioni critiche, perché ormai era una personalità sdoppiata [forse il PAG crede che non abbiamo ancora capito quello sta cercando affannosamente di dirci], la Valtorta elabora criteri di autenticità puramente soggettivi e privi di ogni valore dimostrativo. E come esempio non sa portare nient’altro che il dettato di Azaria del 28 aprile 1946: “I fenomeni falsi presto cadono. O perché cessano o perché degenerano in atti e parole d’errore. Perciò, se la cosa dura, e dura con dignitosa serietà e santa virtù, da Dio viene ed è preferibile accettarla.”

E infatti il tesoro valtortiano dura e si diffonde in tutto il mondo, in milioni di copie e tradotto in una miriade di lingue, confermato da innumerevoli benefici alle anime e dal terrore dei demoni che supplicano di allontanare da loro i volumi dell’Opera valtortiana.

La Valtorta ebbe anche una visione di Lourdes e, con i soli cachinni che pretendono forse di essere spiritosi, il PAG commenta (p. 222 nota): “Si era creata una Lourdes tutta per sé. Nello stato di linguaggio automatico (sic!), il suo subconscio, ormai padrone del campo, aveva eliminato la visionaria francese [notare la significativa scelta della parola “visionaria”, non “veggente”] per fare apparire la Madonna solo a lei, Maria Valtorta! Tali processi infantili e idioti di autoesaltazione (sic!) lei li spacciava poi come rivelazioni.” E si capisce: tutto inventato. Forse anche Santa Bernadette (la “visionaria”) si illudeva di vedere la “Signora” per un processo di sdoppiamento psicoanalitico in stato di trance leggera per autoesaltarsi e trovare compenso alla sua triste situazione di povertà e insignificanza sociale. O almeno questa era la tesi, avanzata già allora dai babbuini laicisti (che tuttavia non tardarono a ricredersi quando videro quale fiume di denaro portassero i pellegrini). Del tutto casualmente, alla grotta di Massabielle scaturì una fonte alla quale gli ignoranti villici di Lourdes, non acculturati ai fuochi fatui della “magnifiche sorti e progressive”, attribuirono alcune dubbie guarigioni, mentre gli illuminati sapienti del luogo non riuscirono ad arginare l’ondata della superstizione popolare. Contento, illuminato PAG?

Ah, già, ma l’illuminato ha detto che non ha niente in contrario alle apparizioni della Madonna, solo si augura che le sue esternazioni diventino più intelligenti (sic!), in modo da essere all’altissima altezza di così alto sapiente, che spernacchia in greco biblico, ebraico, aramaico, cinese e marziano, e forse anche nella lingua dello yeti.

(continua)


08
GIUGNO
2017
Articolo letto 290 volte

LA GRAMAGLIADE

ovvero

EPOPEA DI UNO SPIRITISTA NEMICO DI MARIA VALTORTA

 

Cap. 6 

Diabolus vomitans

 

CAPITOLO SESTO

MA I LETTORI SARANNO PROPRIO TUTTI FESSI?

Prima puntata

 

Ritornato nel Borneo tra i cacciatori di teste il nostro valoroso missionario, si è categoricamente rifiutato di continuare la sua meritoria opera di commento. Ne è seguito un lungo periodo di incertezza. Poi sono stato abbastanza fortunato da incontrare l’ex-cappellano cattolico del carcere di Alcatraz, il quale si è detto disposto a prendere in mano l’“ignobile pastrocchio”. Naturalmente ho protestato per l’evidente prevenzione dell’ecclesiastico, ma quello mi ha risposto che ne aveva sentito a chilometri di distanza una puzza che avrebbe fatto vomitare anche Belzebù. Io per fortuna ho il naso tappato per l’allergia e non ho sentito niente.

Turandosi accuratamente il naso, l’ex-cappellano di Alcatraz, che ha pure ricoperto il ruolo di direttore dell’orchestra filarmonica del carcere, si è quindi addentrato nella selva oscura dell’erudito valtortofobo, il quale si avvia alla conclusione ripetendo fino alla nausea le sue “analisi” molto “scientifiche” alle quali i lettori dovrebbero, secondo lui, prestar fede e non leggere mai più l’Opera della grande veggente, che continua invece a dilagare per il mondo, con evidente beneficio per le anime ed altrettanto evidente mal di fegato dei valtortofobi.

Il PAG, notorio modello di modestia, privo di qualsiasi minimo segno di arroganza e sempre così misurato nelle sue dottissime esternazioni, attacca subito in stile “allegro con brio” (p. 205): “Il dinamismo psicologico anormale che portò Maria Valtorta ad una arrogante apologia di se stessa, dietro il paravento delle parole dettate da Esseri celesti, è ben visibile nel cosiddetto Libro di Azaria. E in nota aggiunge che i dettati di questo suo angelo custode sarebbero un pretesto per controbattere le “obiezioni che Il Poema dell’Uomo-Dio andava sempre più suscitando”.

Anzitutto la fedele compagna della veggente, Marta Diciotti, e un gran numero di altre testimoni che ebbero modo di conoscere Maria Valtorta attestano il suo equilibrio e la sua profonda saggezza. Suoi oppositori furono quei preti (le gerarchie dei Serviti dell’epoca), che, giova sottolineare ancora una volta, si dedicavano a stuzzicare il demonio con le loro sedute spiritiche all’interno del monastero, dove avrebbero dovuto risuonare solo preghiere. Costoro sono i veri precursori della vergognosa chiassata gramagliesca che, alle loro temerarie e interessate illazioni, aggiunge la sua predilezione per il sarcasmo di gusto fognario e per gli insulti gratuiti, salvo poi lamentarsi per immaginari “insulti” ogni volta che qualche sua bizzarra convinzione supermodernistica viene scalfita da una critica. Un simile atteggiamento non può essere che la spia di una profonda insicurezza e il prodromo di un disastroso fallimento morale e intellettuale.

L’aggressione alla Valtorta e l’arroganza con cui procede a rullo compressore nelle sue fabulazioni pseudopsicologiche contro tutte le scene, contro tutti i dettati dell’Evangelo rivela chiaramente l’intento gramagliesco di screditare il Cristianesimo in toto, agendo dall’interno, in qualità di chierico e insegnante di Seminario, idolo di se stesso, in adorazione della propria erudizione.

Poiché la Valtorta, figlia obbediente e fedelissima della Chiesa, nonostante le persecuzioni che i chierici le infliggevano, non ha mai scritto alcunché in contrasto con la Rivelazione, screditando lei si gettano ombre sulla Rivelazione stessa, ridotta alle interpretazioni degli scientifici esegeti imbottiti di greco biblico, ebraico, aramaico, greco e licantropesco.

Uno degli scopi dichiarati dell’Evangelo è far conoscere meglio il ruolo vitale, nel disegno della Redenzione, della Santissima Vergine, divinamente bella e divinamente santa al di là di ogni possibile descrizione: screditando l’Opera valtortiana tramite i suoi devoti lacché spiritisti, il diavolo cerca ringhiosamente di contrastare questo disegno celeste, affinché la Madonna non possa stendere il suo manto sulla Chiesa e sanarne i mali, salvando l’umanità dall’abisso in cui sta precipitando. E non è certo un caso se i detrattori della Valtorta sono nemici anche di Medjugorje. Quello che stupisce è vedere chierici e intellettuali che, mentre dicono di avere a cuore la Tradizione, osteggiano la Valtorta e Medjugorje affiancando l’opera dei distruttori modernisti.

Ed ecco la scombiccherata orchestra gramagliesca attaccare la solita, identica solfa su un’immaginaria Valtorta “piena di complessi e di nevrosi”, la quale si sarebbe pure persuasa di essere una “grande letterata” (ibid.). Nella sua ossessione psicanalitica, il PAG arpeggia il suo “Concerto valtortofobo per corni, martellate sulla coda del gatto, triccheballacche e orchestra, opera zero”, cercando la propria autoaffermazione in fabulazioni ripetute fino alla nausea (pp. 205-206). Secondo lui la Valtorta “si sarebbe creata una seconda personalità, che poteva assumere le forme più svariate nelle visioni e nelle apparizioni, ma che in genere privilegiava le figure più gratificanti di Gesù e della Madonna; le personificazioni del subconscio assumevano una particolare potenza, perché la Valtorta era una sensitiva dotata di poteri medianici [ma non si stanca mai di ripetere sempre le stesse fregnacce?], e davano piena soddisfazione affettiva e culturale ai desideri e agli impulsi che mai avrebbero potuto essere accettati a livello conscio [la dissonante sinfonia gramagliesca ha sostituito il Vangelo con l’ateo Freud].

Terminato il ciclo di Gesù, i dettati vennero improvvisamente (sic!) attribuiti ad un angelo: Azaria. Tale processo è assolutamente analogo al fenomeno degli spiriti guida di molti che praticano lo spiritismo [ma se la Valtorta aborriva lo spiritismo!]; lo spirito-guida è in genere la seconda personalità del medium che emerge dai confini subliminali della coscienza e soddisfa tutte le curiosità spiritiche dei partecipanti alle sedute.” Niente affatto, illuminato valtortofobo: nelle sedute spiritiche è solo il diavolo che agisce per confondere i disgraziati che si arrischiano ad aprire “porte” che dovrebbero restare sempre chiuse, e non è certo questo il caso di Maria Valtorta.

Procede imperterrito il PAG, in tempo “Andante con moto”, e crede di poter individuare interpretazioni “del tutto gratuite e arbitrarie” come “l’esegesi pietista della manna” [e cos’era allora la manna? una specie di corn flakes in vendita ai supermercati di Sodoma e Gomorra?], il fatto che “Gesù è vissuto su questa terra esattamente 1737 settimane” [peccato per il PAG che questo numero sia confermato dalle accurate ricerche astronomiche del De Caro], e che “il monogenismo ha valore dogmatico”. Sembra che il monogenismo dia fastidio a Don Gramaglia: si tratta del dogma dell’origine unitaria del genere umano. Se cade quello, vuol dire che la specie umana ha origine da ceppi diversi, cade il racconto biblico che parla di un’unica coppia (Adamo ed Eva), e la strada è aperta a tutti i razzismi possibili e immaginabili; ma forse il PAG crede in origini diverse: per esempio i dottori difficili potrebbero discendere dalle bertucce o, a giudicare dalle vergognose intemperanze del PAG, dalle scimmie urlatrici.

Bong, bong, bong: grandi colpi di grancassa per annunciare la nuova originalissima e geniale teoria sulle visioni valtortiane (pp. 206-207): “Le visioni (…) avvengono ordinariamente in uno stato psichico” che “è il fenomeno tipico della trance medianica leggera.” Ma guarda: chi se lo sarebbe mai immaginato?

Ed ecco una nota (p. 207), anch’essa di suprema originalità che, abusando forse un po’ della pazienza dei lettori, propone una descrizione di formidabile intelligenza delle visioni estatiche: esse (indovinate un po’!) “assumono l’aspetto di orgasmi erotici”. E infatti (pp. 207-208): “Gli angeli sono quindi la personificazione dei suoi [della Valtorta] bisogni e di alcuni impulsi incontrollabili (sic!) (…). Era infatti assolutamente incapace di controllare vuoi le sue carenze affettive vuoi i desideri di autoesaltazione (sic!) e li esprimeva selvaggiamente nei suoi scritti, sotto la copertura delle parole o della prassi di Gesù o degli angeli. La responsabilità di avere assecondato tale processo che portò l’ammalata prima all’arrogante autoesaltazione (sic!) e poi alla pazzia vera e propria (sic!), cade indubbiamente sullo scarso senso critico abitualmente dimostrato dal Padre Migliorini e dal Padre Corrado M. Berti.”

Povero PAG, mai sfiorato, nella sua autoesaltazione, dal minimo dubbio di sbagliarsi! Povero PAG, non gli è mai venuto in mente che questi due Padri ebbero per anni la possibilità di osservare da vicino, e ascoltare in Confessione la grande veggente, e che mai riscontrarono in lei la minima traccia dei molti disturbi psichici che il PAG crede di vedere, dalla vetta stratosferica del suo monte di paglia.

(continua)


06
GIUGNO
2017
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LA GRAMAGLIADE

ovvero

EPOPEA DI UNO SPIRITISTA NEMICO DI MARIA VALTORTA

 

CAPITOLO QUINTO

CHIACCHIERE DELIRANTI SU PASSIONE E RISURREZIONE

Quarta puntata

 

Quando mai la Valtorta ha mai asserito di “conoscere tutto”? Il PAG mente, come al solito. Mente e insulta, con vomitevole arroganza, perché si sente mortalmente offeso al minimo cenno di rimprovero rivolto ai dottori difficili, pieni di inutile paglia, e con la coda di paglia, ai quali sa di appartenere.

Ecco subito un altro vomito di insulti gramaglieschi (p. 194): “Il gioiello di tutta l’opera è la dichiarazione solenne di Gesù del 27 aprile 1947. Dopo aver esaltato l’amore di Maria Valtorta, la quale splenderà come stella nell’eternità, Gesù asserisce che visioni e dettati sono terminati con il racconto di Pentecoste: la sua Maria, il suo piccolo Giovanni ha distribuito le sue parole agli ignoranti, ai tiepidi e ai dubbiosi nella fede, nonostante fosse una martire dell’odio di quanti non avevano creduto alle buffonate (sic!) del Poema dell’Uomo-Dio, che pure strappavano tante prede a Satana.” Il becero sarcasmo di quest’individuo è miseramente smentito dalle molteplici conversioni realmente ottenute e attestate dalle frequenti richieste di traduzioni nelle più diverse lingue da parte di sacerdoti e prelati che avevano potuto constatare il bene arrecato alle anime dall’Opera valtortiana.

Ma che volete che importino al PAG le anime? Tutto quello che gli importa è insultare (ibid.): “Ma a quanto pare Maria Valtorta funzionava a gettoniera. Quando infatti P. Romualdo M. Migliorini la pregò di continuare l’Opera, le apparizioni e le visioni ricominciarono; ancora nel 1951, l’anno dopo la definizione dogmatica dell’Assunta, per compiacere le simpatie di Pio XII [un papa per il quale il PAG nutre autentico odio], lei poté godere delle strabilianti visioni del transito di Maria. Evidentemente il 27 aprile 1947 Gesù si era sbagliato (sic!)”.

Segue, alle pp. 194-198 una serie di bestialità sulle rivelazioni alla Valtorta riguardanti la Santa Vergine, che per decenza ometto, limitandomi a riferire solo alcune delle eleganti espressioni usate in proposito dall’erudito PAG: il “modo oltremodo imbecille” con cui la veggente avrebbe voluto autenticare la Sindone (che il PAG ritiene falsa) e il Volto Santo di Lucca, e ancora le “prodigiose idiozie” e lo “spettacolo finale” del perdono di Maria a Pietro; al momento del trapasso la Madonna diventerebbe un “lampadario vivente”, poi sale portata dagli angeli e “raggiunta la giusta rotta” rivive.

Non ci sono parole per commentare una simile penosa serie di grossolani sarcasmi e insulti, d’altronde pane quotidiano per il PAG. Ma guai a dissentire minimamente dalle sue superstizioni scientiste e materialiste. Eccolo infatti, profondamente offeso, scatenarsi (p. 199) affermando che la conclusione dell’Opera del 28 aprile 1947 “consiste semplicemente in una serie di insulti contro quanti negavano il carattere storico, carismatico e soprannaturale delle visioni e dei racconti. Il Gesù della Valtorta interviene a sostegno esplicito del revanscismo antimodernista, adottando un metodo pastorale estremamente scorretto e subdolo per opporsi in modo del tutto ingenuo a teorie scientifiche come quella dell’evoluzionismo.”

Basta attendere, e vedremo che succederà quando il PAG finalmente incontrerà il Salvatore per rinfacciargli il suo metodo “scorretto e subdolo”. Sarà proprio interessante ascoltare la risposta del Divino Accusato. Per ora contentiamoci di trattenere il disgusto e procedere nella selva oscura dell’eresia modernista dove il Gramaglia si è perso, illudendosi che la Chiesa possa cambiare a piacimento la dottrina e la morale per contentare gli apprendisti stregoni. Se così scarso è il rispetto del PAG per la Santa Madre Chiesa, sproporzionata è invece la sua adorazione per l’idolo scientista e il feticcio evoluzionista. Il quale non è affatto scienza, ma una sconcia ideologia nata fin dal principio al servizio di inconfessabili fini di competizione selvaggia, di sopraffazione, di dominio colonialista.

Ah, ma lui non insulta, nooo! Le sue sono semplici osservazioni in punta di fioretto. Come quando va sdottorando (ibid.): “Maria Valtorta inoltre dimostra i suoi squilibri mentali oltre che psichici proprio nell’arroganza con cui difende la storicità e l’autenticità di ogni suo racconto visionario, comprese le varie avventure romanzate con i romani e con i greci, che sarebbero state omesse dagli Evangelisti perché non ancora perfetti come lei, Maria Valtorta, e non ancora capaci di superare la loro “infrangibile mentalità di ebrei”. Nella sua orgia di insulti, il PAG dimentica le Lettere di San Paolo, che documentano la precocissima diffusione del Cristianesimo fra i greci e i romani, e come l’Apostolo venisse sistematicamente perseguitato dagli ebrei, irati nel vedere che la dottrina cristiana si diffondeva tra i pagani.

Rimestando sempre la medesima brodaglia, oltre la quale non è capace di vedere, il PAG attacca di nuovo la vecchia solfa sulle “eccessive” manifestazioni di affetto tra Gesù e Maria (ibid.): “Alle obiezioni sulle manifestazioni melense e sdolcinate di affetto tra Gesù e Maria [la Valtorta] rispose che così era lo stile degli orientali e degli ebrei, rimandando a scritti antichi che non aveva mai letto (d’altronde non era la prima volta che “aggiustava” la verità per difendersi); in realtà si trattava semplicemente delle sue carenze affettive proiettate nel romanzo.” A parte la deprimente ripetizione delle solite “carenze affettive”, a parte che per trovare “melense e sdolcinate” le manifestazioni di affetto tra il Salvatore e sua Madre occorre l’insensibilità di un ippopotamo ubriaco, qui il PAG si dà egregiamente la zappa sui piedi: la conoscenza di testi antichi da parte della veggente, senza averli mai letti, non è un segno soprannaturale?

Saltando una serie di ripetitivi e noiosissimi sarcasmi e insulti da angiporto, di cui Don Pier Angelo Gramaglia ha una provvista illimitata, e “divertiamoci” (si fa per dire) a scorrere gli sgangherati commenti del PAG sulle visioni che “ricostruiscono e inventano” [dice lui] scene della Chiesa primitiva (pp. 200-204). Ed ecco quindi il martirio di S. Agnese “pieno di idiozie infantili con l’assunzione acritica delle leggende più retrive e più stupidamente melense”, e il rapporto comico-liturgico [sic] sui funerali della santa; ecco le “insulse e stupide leggende sui santi Castulo e Lucina; all’“imbecillità” con cui San Paolo celebrava la Messa; al martirio di S. Perpetua col solito “processo idiota” mediante il quale la veggente la rappresenta di razza negra [attendiamo che Sua Modernità ci spieghi il “processo intelligente” grazie al quale è venuto a sapere che invece era bianca]; ecco “le solite fanfaronate da educanda sulle torture inflitte alle giovani cristiane”; al martirio di Cipriano e Giustina di Antiochia “romanzata a scopo apologetico per dimostrare la potenza esorcistica e antispiritistica della croce [cosa che al PAG, grande esperto di spiritismo, non va proprio a genio]; ecco “le idiozie (…) di portare crocette sul seno durante l’era delle persecuzioni”; ecco il “capolavoro di citrullaggine nell’assicurare (…) che Maria Maddalena andò proprio a finire in una caverna alpina”, con “l’apparizione finale di Gesù, che non può fare a meno, benché risorto, di ricordare a lungo gli unici momenti in cui si lasciò toccare, ungere e baciare da una donna” [sarcasmo veramente malato]; ecco la visione del Paradiso con le anime “che sprizzano come scintille (…) dal Gran Mortaretto Centrale” [che sarebbe Dio, e qui veramente mancano le parole per definire una simile volgarità oscenamente blasfema]; ecco l’“incredibile fotoromanzo melenso e insulso” sul martirio di S. Cecilia e S. Valeriano.

L’erudito biblista supermodernista ci assicura che “fare l’elenco delle idiozie (sic!) che Gesù garantisce più volte con la sua autorità è pressoché impossibile.” Ma ecco la “scena muta da fantascienza e da cartoni animati” (sic!) sulle stimmate di S. Francesco; ecco un’ordinazione sacerdotale di Papa Marcello nelle catacombe, nella quale “le idiozie superano le righe che la descrivono” (sic!), con “anacronismi infantili e arroganti” [meno male che lui, il dotto PAG, dà il buon esempio di come si discute senza insultare]; ecco la solita scena da rotocalco sui martiri Agapito e Diomede”; ecco la scena dei cristiani nel Circo, che ripete tutte le stupidità dei film e della letteratura religiosa del tempo”, con la “sublime imbecillità (sic!)” con cui “il vecchio prete, mezzo sbranato, riempie la mano del suo sangue e poi battezza per aspersione il gruppo dei gladiatori convertiti, i quali, manco a dirlo, cominciano a distruggere le statue e gli idoli del Circo, finché il duro e feroce Cesare non ordina ai loro colleghi pagani di sgozzarli”; ecco la morte al rogo di Irene (…) mentre da un pozzo saltano fuori cristiani di Tessalonica (…) pronti a dar sepoltura a un rudere di corpo umano carbonizzato” [ma che spreco di tempo per un rudere che non serviva più a niente, vero PAG?]; ecco il “gran romanzo su Tobia con gli angeli e Azaria, che pescano nel fiume un ferocissimo salmone gigante, incrociato con uno squalo (sic!), dal quale si ricava un formidabile estratto di cuore, fegato e fiele che ridà la vita; alla fine [commenta l’erudito valtortofobo] non si sa più se ridere o piangere” [peccato che la storia di Tobia sia anche nella Bibbia, che il sapientino valtortofobo dovrebbe conoscere]; ed ecco ancora “il tipico gusto dell’orrido della Valtorta” nel descrivere le scene di martirio, che invece – sembra pensare il valtortofobo – dovevano essere scene dolcemente idilliche; ed ecco infine “il solito battesimo da vampiri, amministrato dal vecchio prete Cleto, cha fa giumella della sua tremula mano, raccoglie il sangue che goccia dalla sua atroce ferita e pronuncia la formula rituale.”

Certo non ci si può aspettare rispetto per i martiri da chi ha coperto della sua bava malata Gesù e sua Madre, e spera in una Chiesa ondivaga, aperta finalmente al mondo, abbracciata al cadavere putrefatto del mondo, grazie al Concilio Vaticano Secondo? Ma il PAG dimentica che proprio quel Concilio ha promulgato la Costituzione Lumen gentium, che, al n. 12 insegna: “I carismi straordinari o anche più semplici e più comuni, siccome sono soprattutto appropriati e utili alle necessità della Chiesa, si devono accogliere con gratitudine e consolazione.” E non è scritto negli Atti degli Apostoli (2, 17-18): “E avverrà, così dice il Signore, che negli ultimi giorni effonderò il mio spirito su ogni carne. I vostri figli e le vostre figlie profeteranno, i vostri giovani avranno visioni, i vostri anziani faranno sogni. E anche sui miei servi e sulle mie serve in quei giorni effonderò il mio Spirito ed essi profeteranno”? E non stanno scritte in Matteo (11, 25) queste parole di Gesù: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli”?

Se di qualcosa dobbiamo essere grati al PAG è di averci fatto toccare con mano che cosa siano e come “pensino” (si fa per dire) i sapienti e gli intelligenti, gonfi della loro scientifica paglia che fa venire il vomito perfino a Belzebù.

(continua)


I TRIGOTTI

CHI SIAMO?
Ve lo diciamo in lingua matematica
t=b(1+1/2)=3m

E' necessaria una precisazione:
e sia ben chiaro noi non siamo bigotti.

 
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  • FACENDO FORZA ALLA NOSTRA NATURALE MODESTIA,

    ANDIAMO A PRESENTARE AI NOSTRI 23 LETTORI E MEZZO:

    I BIAGINI:

    UN CASO LETTERARIO

     

    Non è certo frequente trovare una coppia di sposi tutti e due scrittori ed entrambi impegnati sul fronte della letteratura cattolica, non senza una mordente vena satirica.

    Eccoci:

     

    Emilio Biagini, nato a Genova, è stato professore ordinario di Geografia all’università di Cagliari. Prima di approdare alla cattedra universitaria e per ingannare il tempo, mentre scaldava i banchi all’università di Genova, ha preso tre lauree (Scienze naturali, Scienze biologiche e Geografia), imparato cinque lingue straniere (inglese, tedesco, nederlandese, afrikaans, russo e, senza sua colpa, francese) e vinto sei borse di studio all’estero, fra cui la Fulbright-Hays negli USA. Ma la sua principale vocazione non è mai stata quella del professore universitario. Ciò che gli interessa davvero è fare lo scrittore. Ha pubblicato quattro romanzi (La luce, Genova, 2006; Labirinto oscuro, Roma, 2008; La nuova terra, Verona, 2011; La pioggia di fuoco, Verona, 2012, quest’ultimo insieme alla moglie Maria Antonietta), due volumi di racconti (L’uomo in ascolto, Milano, 2008; Montallegro ed altri racconti, Verona, 2013) e quattro volumi di pièces teatrali satiriche (Saccenti ed altri serpenti, Genova, 2008; Il seme sepolto, Verona, 2009; Satire clericali, Verona, 2014, Gaia: il pianeta sull’orlo di un crisi di nervi, Chieti, 2016) questi due ultimi insieme alla moglie Maria Antonietta). Insieme alla moglie, ha pubblicato il provocatorio testo di storia per ragazzi Le brutte storie, Verona, 2017, che racconta le vicende moderne come si sono davvero svolte non come le raccontano i vincitori e i loro lacché politicamente corretti. Ha ricevuto, nel 2012, il premio letterario “Fede e Cultura” per la narrativa cattolica, e nel 2016 (insieme alla moglie Maria Antonietta) il Premio Putiferio per la Satira, e nel 2017 il premio nazionale “Raccontami la storia” per racconti storici inediti col racconto “Lo scudiero”.

    Maria Antonietta Novara Biagini è nata a Genova. Ha frequentato fino alla maturità classica l’Istituto delle Suore dell’Assunzione. Si è poi iscritta alla Facoltà di Giurisprudenza dell’università di Genova, senza però impegnarvisi al punto da giungere al conseguimento della laurea, preferendo occuparsi della sua famiglia invece di abbandonarla in mano a truppe mercenarie. Nello stesso tempo ha potuto sviluppare i propri interessi culturali e le proprie curiosità, anche attraverso viaggi in quasi tutte le parti del mondo, approfondendo e fortificando una formazione cattolica e controcorrente. Ha pubblicato il volume di racconti L’albero secco (Verona, 2010) e un romanzo storico dal titolo Nonna non raccontava le favole (Verona 2016), che tratteggia ambientato a Genova dall’Ottocento in poi. Insieme al marito Emilio ha pubblicato il romanzo La pioggia di fuoco (Verona, 2012) e le Satire clericali (Verona, 2014). Nel 2015 ha ricevuto a sua volta il premio letterario  “Fede e Cultura” per la narrativa e, insieme al marito Emilio, nel 2016, il Premio Putiferio per la Satira, e nel 2017 il premio nazionale “Raccontami la storia” per racconti storici inediti col racconto “I due cecchini”.

     

    Ed ecco alcuni dei più recenti libri sfornati dalla dinamica coppia:

     

    Il seme sepolto 

    Quattro commedie giudiziarie, ambientate in una terra fantastica che simboleggia lo spirito umano. Valenti avvocati si battono per portare alla luce il seme sepolto della verità. È questo il quadro narrativo che viene precisandosi da un episodio all’altro, finché il pubblico accusatore, il nemico, il persecutore, affascinato da Petra, la Pietra Immortale, la Santa Madre, personificazione della Santa Madre Chiesa, si converte e crede. Anche lui è il seme sepolto, il peccatore che alla fine trova la Fede e si prepara ad affrontare la via crucis della salvezza.

     

    Lalbero secco 

    Quarantasei testi, uno al giorno per un mese e mezzo. Per ridere delle miserie del potere ottuso, che pretende tutto decidere, giudicare e governare; per farsi beffe del darwinismo, che pretende l’uomo “discendente” da “antenati” comuni alle scimmie e non si rende conto che alle scimmie sta tornando. In questo volume si possono trovare spassosi esempi di satire della sgangherata poesia moderna e delle molte idiosincrasie che rendono ridicola l’umanità; ma non solo, la lettura di quest’opera serve anche a far sorridere e commuovere pensando alla figura di Padre Pio e ai ricordi delle proprie radici.

     

     La nuova terra

    La nuova terra, dove cessino le sofferenze e sia possibile trovare la serenità, è raggiungibile? Quello che appare essere un male può rivelarsi un bene? Esiste una prospettiva superiore che dà senso alla vita? Questo romanzo, ambientato nel Sudafrica dell’apartheid e poi nella multietnica Londra, offre una risposta positiva a tutte queste domande.

     

    La pioggia di fuoco

    L’avvento dell’anticristo e la fine del mondo: che temi allegri! Roba dell’altro mondo, proprio. Roba da fare scongiuri o da sbellicarsi dal ridere? La sindrome millenaristica, che di quando in quando attanaglia molta gente, è giustamente motivo di ilarità, specie quando deriva da fisime neopagane, come i calcoli basati sui calendari Maya, le elucubrazioni New Age ed altre ciarlatanerie. Ma spaventare la gente rende, ed ecco perché tanti ne scrivono. Bisogna allora dire due cose. Primo: non ci sono dubbi, succederà; tutte le religioni monoteistiche dicono chiaramente che il mondo è destinato a finire; lo stesso, con linguaggio diverso, dice la scienza. Secondo: non sappiamo quando avverrà, ma non è affatto imminente; non vedranno niente di simile né i nostri bisnipoti né i bisnipoti dei nostri bisnipoti, e via di generazione in generazione. Perciò riponete i cornetti e i ferri di cavallo e godetevi questo racconto.

     

    Montallegro-copertina

    Il primo di questi racconti, che dà il titolo alla serie, è una storia d’amore: quella fra la Santissima Vergine Maria e la città di Rapallo.

    Anche gli altri racconti, in gran parte ambientati in Liguria (Genova e Savona, oltre che, occasionalmente, a Milano, in Germania e in Inghilterra), sono svergognatamente cattolici e offensivi per il sacro laicismo e per la rampante tirannia relativista.

     

    I chierici sono stati spesso bersaglio di satira, a volte immeritatamente, da parte dei nemici, ma il sale insipido è purtroppo una distesa enorme come il Sahara e una minaccia gravissima di morte per le anime. Vi sono i tiepidi, i vigliacchi, quelli che contraddicono il Vicario di Cristo e lavorano sotto la chiglia della navicella di Pietro come teredini per sovvertire la verità. Contro costoro i cattolici hanno non il diritto, ma il dovere di prendere posizione. E poi vi sono quelli che credono di difendere la Tradizione combattendo e minimizzando le rivelazioni private, imponendo silenzio allo stesso Dio: che diamine, ha parlato una volta per tutte e loro sono gli unici custodi autorizzati della Parola. Atteggiamento pericolosissimo, perché facendo di ogni erba un fascio si toglie credibilità ai messaggi autentici e non si colpiscono abbastanza quelli falsi.

     

     

     Nonna non raccontava le favole

    Una signora che non racconta favole, ma custodisce il tesoro della memoria. Una famiglia unita. Il contrasto fra la vita familiare improntata ai valori cristiani e vissuta nella Grazia divina, e tutto intorno il grigiore di un regime di politicanti sabaudo-massonici, emerso dagli intrighi del cosiddetto “risorgimento”, oppressore della Chiesa e delle identità locali, regionali e nazionale.

    Un regime dedito all’avventura sanguinosa della guerra, incapace di contenere il giustificato malcontento popolare (che trova sfogo in tragiche rivolte soffocate nel sangue, e in una disperata emigrazione), sostituito poi da un altro regime altrettanto bellicista e votato alla rovina, che si lascia dietro un tragico strascico di odi e violenze, e a sua volta viene sostituito da un regime repubblicano-massonico, portatore di una prosperità ingannevole e di una fallimentare gestione condita di vigliaccheria e di retorica, sotto il tallone dei grandi usurai mondiali.

    Una storia che si dipana lungo un secolo di vita di Genova, segnato dalla caducità di tutte le cose umane, da momenti irripetibili di gioia che passano per non tornare mai più, dal dolore di vite spezzate da insensate guerre scatenate dai malgovernanti. Ma tutto ciò senza mai scendere a compromessi col male, e senza perdere la speranza — sostenuta da una Fede senza incertezze — in un mondo nel quale sarà asciugata ogni lacrima.

     

     Gaia copertina copia

    Bacilli del colera di tutto il mondo, unitevi. Rallegratevi ed esultate, zanzare, le vostre sofferenze sono alla fine: prima c’erano le bonifiche, adesso arrivano le malifiche. La serietà scientifica degli ambientalisti è pari al loro senso del ridicolo. Per non parlare della serietà dei teologi che, poverini, si addentrano nell’ecologia. Senza gli ambientalisti (teologi e non) il mondo sarebbe senz’altro più povero (di occasioni per la satira). Non c’è niente che metta in fuga il diavolo meglio di una presa in giro (parola di C.S. Lewis). Che serva anche contro gli ambientalisti (e i loro seguaci teologi)?

     

    Le storie pi brutte-Copertina

    Un agile libretto, destinato ai bambini ma adatto anche agli adulti, capovolge le menzogne incancrenite imposte dai vincitori e gabellate come indisscutibile scienza storica nei libri delle scuole statali: la "benefiche" rivoluzioni, il "radioso" risorgimento, la "gloriosa" resistenza. I signori della disinformazione sappiano che la Verità  non può essere soppressa per sempre.

     

    ACHTUNG! ACHTUNG!

    LA DINAMICA COPPIA STA PER DARE ALLE STAMPE IL PRATO ALTO, UNA GRANDE STORIA ROMANZATA DELL'AUSTRIA, DALLA PREISTORIA AI TEMPI NOSTRI, CHE HA NATURALMENTE MOLTO DA DIRE ANCHE SULLA STORIA ITALIANA.

     

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