Genova, 20 Novembre 2017 07.23





 
RIDICULARIA

 

Ridicularia

20
GIUGNO
2017
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 Medaglia Gramaglia

Dopo attenta valutazione, la commissione composta 1) dal mio barbiere, 2) dall’aiuto barbiere esperto in psicopatologia, e 3) dallo yeti, ha unanimemente ritenuto degno della Medaglia Gramaglia

 Monsignor Brunero Gherardini

 con la seguente motivazione:

 Richiesto di un suo illuminato parere su Maria Valtorta, non esitava a chiamare a raccolta le confuse rimembranze per uscirsene con questa mirabile esternazione [nella quale la commissione si è limitata ad inserire alcuni inevitabili commenti]:

“Il caso della Valtorta a quanto pare non cessa di far rumore. [Dunque il Divino Maestro della veggente non avrebbe fatto che provocare rumore? Ebbene, a riprova che ciò che viene da Dio dura nel tempo nonostante le persecuzioni, gli Scritti di Maria Valtorta sono stati tradotti in più di trenta lingue e venduti a milioni e milioni di copie, e la diffusione degli Scritti continua senza sosta. Bel rumore, vero, esimio Gherardini?]

Ricordo che tanti e tanti anni fa mi venne rivolta la domanda che ora ricevo da voi. [“Voi” sarebbero certi (ir)responsabili della grandiosa rivista online che mi pare si chiami “Riscossa…” e qualcosa che non ricordo.]

Non ne sapevo nulla. [Confessa candidamente il Gherardini. Non lo mettiamo minimamente in dubbio, del resto non è che adesso ne sappia gran che di più.]

Per rispondere dovetti chiedere ad una Suora i volumi (dieci? dodici? non ricordo) del caso. [Se invece di andare a rompere le scatole alla Suora se li comprava era meglio. E poi, dieci o dodici che importa? Non stiamo a perderci in simili quisquilie.]

Detti uno sguardo a tutti. [Studiosi seri hanno dedicato la vita a studiare gli Scritti di Maria Valtorta, facendovi scoperte straordinarie, come descrizioni del cielo notturno le quali, ricostruite al computer, hanno permesso di datare tutti gli avvenimenti della vita pubblica di Gesù, trovando perfetta concordanza con le date liturgiche tradizionali; nonché descrizioni di città sepolte che sono state scoperte decenni dopo la morte della veggente; ma a LUI bastava “dare uno sguardo”.]

Ripetitivi fino alla stanchezza e pervasi di soprannaturalismo a buon mercato. [sic!]

Ovviamente non mi pronunciai sulla santità o meno dell’interessata; la presupposi, anzi. [Ammirevole degnazione e grande profondità di pensiero. Non sono certo propensi a trattare simili questioni con una simile devastante superficialità seri studiosi dei fenomeni mistici come San Tommaso D’Aquino, Gerson e Tanqueray, i quali sono ben consci dello stretto legame fra la santità del veggente e l’attendibilità della rivelazione.]

Avvertendo, però, che la santità di lei, così come di chiunque altro, può basarsi soltanto sull’esercizio eroico delle virtù cristiane, non su vere o presunte rivelazioni. [Come se non lo sapessimo. Se si fosse degnato di dare qualcosa di più che “uno sguardo”, avrebbe incontrato quel passo in cui il Divino Maestro dice proprio questo alla veggente: “Non sarai grande per le contemplazioni e i dettati. Questi sono miei. Ma per il tuo amore. E l’amore più alto è nella compartecipazione al dolore.” E infatti Maria Valtorta fu un’anima vittima, offertasi in espiazione vicaria per i peccati del mondo, fra i quali i più gravi sono proprio quelli che scaturiscono dai cuori di pietra dei nuovi farisei.]

La Rivelazione con la “R” maiuscola terminò con la morte dell’ultimo apostolo; quelle che in seguito ogni tanto si verificano, se vere, riguardano soltanto la persona interessata [sic!], non la Chiesa, depositaria custode e maestra dell’unica Rivelazione. [Soltanto la persona interessata?!? Ma siamo seri!]

Ricordo che, leggendo la Valtorta, avevo un moto di repulsione [sic!] sia per le integrazioni “storiche” e le presunte precisazioni relative al racconto evangelico [sic!], sia perché dando credito ad esse s’antepone [sic! Ma chi si sogna una cosa simile?] all’unica Rivelazione pubblica quella – supposto che sia autentica – puramente e solamente privata. [Ma forse che la Santa Vergine ha raccomandato a Bernadette di tacere? Forse che l’apparizione di Fatima e i relativi messaggi riguardavano solo i tre pastorelli? Forse che Cristo ha raccomandato a Santa Margherita Maria Alacoque di non parlare a nessuno del Suo Sacro Cuore? Ma che sta dicendo?]

La Chiesa non condanna le rivelazioni private in quanto tali [E ci mancherebbe altro.]; caso mai, e dopo seri esami, solamente quelle di dubbia consistenza soprannaturale; ma anche quando le approva, non le fa sue, ossia non le rende obbligatorie. [La Chiesa non ha mai fatto proprie rivelazioni “private”? Che poi del tutto private non possono essere, altrimenti non avrebbero senso. Un esempio fra i tanti: la festa del Corpus Domini, frutto della rivelazione alla già ricordata Santa Margherita Maria Alacoque, dove la mettiamo? Non è stata fatta propria dalla Chiesa? E la visione del 13 ottobre 1884 avuta da Papa Leone XIII mentre celebrava la Messa? Il Pontefice, descrivendo con orrore questa visione, disse che riguardava il futuro della Chiesa, un periodo di circa cento anni durante il quale il potere di Satana avrebbe raggiunto il suo culmine. In seguito a quella visione il Santo Padre ordinò che alla fine di ogni Santa Messa il sacerdote pronunciasse la preghiera a San Michele Arcangelo: una pratica che durò ottant’anni, fino all’improvvida abolizione in seguito al Concilio Vaticano II. E quella di Leone XIII non era forse una rivelazione privata? E la Chiesa non l’ha fatta propria? E non è forse vero che il suo abbandono ha lasciato via libera al maligno, e sarebbe estremamente opportuno reintrodurla?]

Dice soltanto che “consta – oppure non consta – della loro soprannaturalità”. Questo giudizio, peraltro, non è frequente, per la ragione che il soprannaturale non si ha ad ogni stormir di fronda [sic! una banalità retorica favorita del Gherardini, al quale evidentemente piacciono molto le fronde che stormiscono.]. Con i suoi interventi, positivi o negativi, la Chiesa lo cautela [sic! Chi cautela?! Sembra che l’italiano qui zoppichi un po’.] contro facili esaltazioni. [Questa digrignante prevenzione contro le rivelazioni “private” ha, secondo l’aiuto barbiere esperto in psicopatologia, un unico motivo: l’invidia. Perché Dio dovrebbe parlare a un essere insignificante come una contadinella dei Pirenei o dei pastorelli qualsiasi? Perché non a me? E infatti, prima che un po’ di lume entrasse nei crani “consacrati”, gli infelici furono ferocemente perseguitati proprio dagli ecclesiastici. “E – s’impenna l’esimio teologo – perché dovrebbe parlare a una povera semiparalitica e non a me, che sono laureato in Teologia all’Università pontificia di Vattelapesca? Sacra Scrittura e Sacra Tradizione non sono forse oggetto dei miei alti studi? dei miei libri? delle mie lezioni? delle mie conferenze? Mentre la rivelazione “privata” a quella insignificante creatura non è sotto il mio controllo, non rientrava nei miei piani di studio, dunque via dai piedi! Anche fosse autentica, via dai piedi! Perché? Ma perché oscura la mia autorità di legittimo interprete della Dottrina.” Un momento: i farisei non ragionavano proprio così? Anche i farisei erano legittimi interpreti di una Scrittura e di una Tradizione? Certo che lo erano; solo che non tolleravano interferenze. E i nuovi farisei non fanno esattamente lo stesso? Dio taccia, parlano loro. A DIO vogliono togliere la D, così che resti IO. Questo vale sia per gli sciagurati progressisti che vogliono sovvertire la Verità, sia per i non meno sciagurati tradizionalisti che dicono di difenderla.]

Per un buon cattolico, dunque, il giudizio della Chiesa dovrebbe chiudere definitivamente la questione. [Quale questione? Quale giudizio? Non sa l’esimio Gherardini che la proibizione a pubblicare gli Scritti valtortiani nel 1949 fu provocata da una denuncia al Sant’Uffizio di un pezzo grosso dei Serviti, di cui per carità si tace il nome, il quale era seccato dalle insistenze di Padre Corrado Berti? Chi era Padre Berti? Un giovane confratello che supplicava che l'Ordine servita venisse in soccorso della Valtorta (che era una terziaria servita e un'inferma, alla quale veniva perfino negata la Comunione frequente), in gravi difficoltà economiche e afflitta da sofferenze d’ogni genere, non ultime le tentazioni del diavolo che voleva spingere la veggente a negare la vera natura soprannaturale dell'Opera per poterla pubblicare senza ostacoli e trarne fama e denaro: tentazioni alle quali Maria Valtorta seppe resistere eroicamente. Non sa il Gherardini che i Serviti si opponevano al riconoscimento della soprannaturalità per poter liberamente sfruttare l’Opera valtortiana a fini di lucro, tanto che farneticavano perfino di trarne un film? Non sa Gherardini che i Serviti volevano che l’Opera valtortiana fosse considerata frutto di esperienze medianiche, e che costoro tenevano sedute medianiche, cioè sataniche per parlar chiaro, in convento? In convento! In convento, dove si dovrebbe solo pregare, facevano ballare i tavolini. E di sconcezza in sconcezza si giunse infine alla vergognosa messa all’Indice. Molto altro ci sarebbe da dire ma fermiamoci qui. E questo sarebbe il giudizio della Chiesa? Il giudizio di una Chiesa minacciata dall’esterno e dall’interno dai demoni, e che invece di combattere i veri nemici si preoccupa di tutelarsi contro la Valtorta e il suo Divino Maestro?]

E conclude trionfalmente (crede lui) il Gherardini: “Anche quella della Valtorta e perfino nel caso che sulla Valtorta la Chiesa non si fosse mai pronunciata.” [E certi “pronunciamenti” davvero non le fanno onore.] Se così fosse, si dovrebbero applicare alla Valtorta, “per analogia”, giudizi ufficialmente pronunciati per altri casi.” [Quali casi? Ad esempio quello delle Ghiaie di Bonate? La piccola veggente Adelaide Roncalli, di sette anni, alla quale la Madonna apparve più volte nel 1944, e che intimidita, terrorizzata, derisa e sballottata qua e là da Don Luigi Cortesi, che era amico delle SS occupanti, reclusa all’insaputa dei genitori, fu costretta a ritrattare e cacciata dalle Sacramentine, dove avrebbe dovuto entrare per ordine della Vergine. Dopo che la piccola fu moralmente seviziata a sufficienza e costretta a ritrattare la verità, il 30 aprile 1948, il vescovo di Bergamo monsignor Bernareggi emise trionfalmente il solito decreto di “non constat de supernaturalitate”. Solo grazie alla libertà di informazione riconosciuta dal Concilio Vaticano II, la veggente poté ribadire l’autenticità dell’apparizione.]

In conclusione, se in tutta l'Opera valtortiana ci fosse un solo punto in contraddizione con il Depositum Fidei, l'intera Opera sarebbe da gettare. Solo che un simile punto non è mai stato trovato e non esiste. Le manifestazioni mistiche sono evidentemente date da Dio per rafforzare la Fede, e Dio sa se, di questi tempi e con certi preti, ce n'è bisogno. Ma troppi preti e prelati, pieni di razionalismo e superbia, sembra stiano dentro la Chiesa per negare ogni manifestazione mistica, dalle Ghiaie di Bonate, alle Tre Fontane, a Medjugorje. E questa è la condanna che essi si autoinfliggono, come insegna il Libro di Azaria (dettato a Maria Valtorta dal suo angelo custode): “La Verità separerà per sempre i volontari ciechi dai volonterosi veggenti e la Sua Luce si stabilirà nella gloria dei suoi eletti, mentre le Tenebre ingoieranno le tenebre e nell’Abisso sarà l’urlo di angoscia di coloro che non hanno saputo riconoscere Dio nei suoi servi.”


20
GIUGNO
2017
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Medaglia Gramaglia

Dopo attenta valutazione, la commissione composta 1) dal mio barbiere, 2) dall’aiuto barbiere esperto in psicopatologia, e 3) dallo yeti, ha unanimemente ritenuto degno della Medaglia Gramaglia

Padre Serafino Lanzetta

con la seguente motivazione:

Non si sa se richiesto di un parere su Maria Valtorta, o forse di sua iniziativa, ha distillato un riassunto di alcune delle opinioni e flatus vocis di precedenti gerarchi ecclesiastici che non spiegavano nulla e che non si erano affatto informati sulla grande veggente.

Il tutto condito di commenti che rivelano solo una bella dose di maschilismo e personali fisime stilistiche: repulsione per le “ridondanze”, sentimenti “eccessivi”, descrizioni “prolisse”, passaggi “in cui poco c’è di teologico”, “pensiero tutto femminile e contemporaneo alla scrivente”, il tutto che si distanzia dalla “sobrietà dei Vangeli”.

Dispiace che il Lanzetta non riesca a sentire l’afflato divino che promana dalle pagine de L’Evangelo come mi è stato rivelato, non sappia inginocchiarsi davanti a un’opera divina, in cui il ruolo di Maria Valtorta era solo quello della penna scrivente, non sappia che, per ordine espresso del Divino Maestro, l’Opera avrebbe dovuto essere divulgata dopo la morte della veggente, e pubblicata anonima, per sottolinearne la vera origine non umana.

Il piano divino venne frustrato dalla cattiveria dei chierici, sempre pronti a giudicare la pagliuzza negli occhi altrui. L’incauta distribuzione a casaccio degli Scritti ancora inediti da parte del confessore di lei, Romualdo Migliorini, il quale diede in pasto al mondo l’identità della Valtorta che doveva restare segreta, fu l'atto di disobbedienza che frustrò il piano divino.

L’avidità dei Serviti, che volevano sfruttare per lucro gli Scritti, e quindi volevano che non fossero riconosciuti come soprannaturali, impedì che la Chiesa ne permettesse la pubblicazione. Essi volevano che fosse considerata come opera “scientifica”, cioè “medianica”, e quindi a tutti gli effetti satanica, perché lo spiritismo altro non è che satanismo. E i Serviti tenevano sedute spiritiche, cioè sataniche, in convento. In convento, dove avrebbero dovuto risuonare solo preghiere, si sedevano intorno al tavolino a invocare gli “spiriti” (come essi credevano), cioè i demoni. Perché il Lanzetta non si è informato sui fatti?

Nel 1949 il Sant’Uffizio bloccò la pubblicazione, proprio quando il vescovo di Sora stava per concedere l’Imprimatur. Il Sant’Uffizio non si muove se non dietro una denuncia formale, e tale denuncia ci fu da parte di un altolocato Servita, del quale per carità cristiana si tace il nome. Costui, stanco dell’insistenza di Padre Corrado Berti che intercedeva per la Valtorta, afflitta dalle atroci sofferenze fisiche, dai sospetti, dalle infinite tergiversazioni dei chierici, dalle tentazioni diaboliche (il diavolo la tentava a pubblicare a proprio nome, in modo negare l’origine soprannaturale degli Scritti e trarne guadagno), nonché da ristrettezze finanziarie, si comportò come Giuda, denunciando la Valtorta al Sant’Uffizio.

Gesù aveva predetto a Maria: “Gli Scritti avranno la mia stessa sorte”, ossia di essere traditi come Egli lo fu. Con l’avvento del papa “buono” (quello che secretò il terzo messaggio di Fatima con la futile motivazione “non riguarda gli anni del mio pontificato”, disobbedendo all’ordine espresso della Madonna di rendere noto il segreto entro il 1960; quello che perseguitò Padre Pio e permise che si collocassero microfoni spia nel confessionale del Santo, tanto per intenderci), dunque col "papa buono", la situazione precipitò e l’Opera venne messa all’Indice, con la motivazione che era stata “pubblicata senza permesso”.

E questo dopo che il permesso di pubblicazione era stato negato dalla stessa autorità ecclesiastica, non per giusti motivi, ma per l'avidità di lucro dei Serviti spiritisti. Era stato lo stesso Divino Maestro a ordinare a Maria Valtorta di rinunciare lla pubblicazione anonima e di valersi del proprio diritto d’autore di fronte agli uomini (anche se non era lei l’autrice), in modo che il messaggio arrivasse alle anime dei fedeli che frattanto, come ammoniva il Divino Maestro, si perdevano per gli ostacoli posti dai preti alla pubblicazione.

Infatti, la sera del 18 luglio 1943, il Divino Maestro disse a Maria Valtorta che i cattivi preti non meritano il dono de L’Evangelo come mi è stato rivelato. Disse Cristo: “Sofisticano, discutono, negano, vivono nella pesantezza, non nello spirito. Predicano Me e i miei passati miracoli ma non pensano che Io possa dire altro, adatto ai bisogni dei tempi, e che sono Padrone di dirlo come e a chi mi piace. Mi sostituisco ai pulpiti vuoti o suonanti parole senza vita vera ma pochi, anche fra i miei ministri, sono degni di capirmi. Meno scienza e più carità, meno libri e più Vangelo”.

Se avesse letto con un minimo di attenzione L’Evangelo come mi è stato rivelato, il Lanzetta avrebbe notato che l’abbondanza di descrizioni dettagliate venne introdotta dalla veggente su ordine espresso del Divino Maestro, nel tentativo di far entrare nelle dure cervici dei nuovi farisei l’idea che forse quella rivelazione era autentica, perché Maria Valtorta non poteva conoscere le posizioni degli astri nelle varie notti della vita pubblica del Redentore (ricostruite di recente con assoluta precisione mediante effemeridi computerizzate e in perfetto accordo con le date liturgiche tradizionali), né poteva conoscere città e palazzi di cui si era persa memoria e che furono riscoperti dopo la morte di lei.

Tutto invano. Padre Lanzetta non trova di meglio che affermare, con supremo sprezzo del ridicolo, che le conoscenze contenute nell’Opera valtortiana (conoscenze che non è esagerato definire miracolose) si spiegherebbero banalmente con la capacità di scrivere “un’opera esimia” (sic!), come se qualcuno, fosse pure il più grande scrittore mai apparso sulla terra, potesse descrivere quello che gli è umanamente impossibile conoscere.


20
GIUGNO
2017
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Medaglia Gramaglia 

Dopo attenta valutazione, la commissione composta 1) dal mio barbiere, 2) dall’aiuto barbiere esperto in psicopatologia, e 3) dallo yeti, ha unanimemente ritenuta degna della Medaglia Gramaglia

La redazione di “Riscossa cristiana”

con la seguente motivazione:

Nel corso di violenta battaglia tra la nave di Pietro (insidiata pure dai Giuda sabotatori interni) da una parte, e le corazzate “Satanasso”, “Belzebù”, “Legione”, “Compasso e Grembiulino” (armate di artiglierie pesanti e lanciamissili) dall’altra, si interponeva eroicamente la combattiva barchetta a remi “Riscossa cristiana” guidata dall’intrepido Paolo Deotto e armata fino ai denti come qui sotto si può ammirare:

Tappi

Nel pieno dello scontro, interveniva in soccorso alla nave di Pietro una nuova potente nave da battaglia inviata dal Divino Maestro che ama parlare attraverso i piccoli (come una contadinella dei Pirenei, tre pastorelli di Fatima, o una povera semiparalitica di Viareggio), e non certo mediante i blateronti accademici, gonfi della loro presunta “scienza”.

Dando immediatamente prova di acuto discernimento, e con fine intuito tattico, la ben guidata barchetta, invece di cercare di far qualcosa (quel poco o nulla che poteva fare) contro i veri nemici, girava l’impavida prora contro la nave di soccorso, colpendola con le proprie formidabili armi. Avvertita dell'errore, rifiutava non solo di correggere il tiro, ma perfino di rispondere a chi cercava di farle intendere ragione. Fulgido esempio di intelligenza e sprezzo del ridicolo.


20
GIUGNO
2017
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LA GRAMAGLIADE

ovvero

EPOPEA DI UNO SPIRITISTA NEMICO DI MARIA VALTORTA

 

CONCLUSIONE

TEOLOGIA IN GRAMAGLIE

 

Riassumendo, la posizione di Don Pier Angelo Gramaglia su alcuni aspetti abbastanza significativi del Cattolicesimo è la seguente:

  1. 1) È scientificamente legittima una ermeneutica che neghi la divinità di Gesù Cristo;
  2. 2) La Santa Sindone: un falso che non ha nulla a che fare con Gesù Cristo;
  3. 3) Medjugorje: un equivoco, con forte sospetto di fenomeni medianici;
  4. 4) Padre Pio: un impostore che si procurava da sé le stigmate;
  5. 5) Maria Valtorta: una pericolosa demente, paranoica, schizofrenica;
  6. 6) Giuda Iscariota: un apostolo sadicamente calunniato dalla Valtorta;
  7. 7) L’Ascensione del Risorto nelle visioni valtortiane: un esercizio da trapezista;
  8. 8) La Madonna trasfigurata all’Assunzione descritta dalla Valtorta: un lampadario vivente;
  9. 9) La devozione a Maria: una malattia;
  10. 10) Il culto mariano promosso da Pio XII e sostenuto dalla Valtorta: “madonnismo” retrogrado;
  11. 11) L’esortazione a dire il Rosario: “madonnismo” di cattivo gusto;
  12. 12) Dio in atto di creare le anime, sempre nelle visioni valtortiane: il “Grande Mortaretto Centrale”.

Si potrebbe continuare, ma queste poche amenità blasfeme bastano a sintetizzare l’orientamento di questo eminente studioso che, a nostro avviso, è l’esponente di una teologia in gramaglie, alla quale non resta che piangere a calde lacrime. Per quanto riguarda Medjugorje e la Valtorta, le sue vedute sono allineate a quelle dei più ottusi supertradizionalisti, quelli che giudicano senza conoscere.

Gli estremi si toccano, e la teologia oggi piange in gramaglie. A tutti i detrattori di Medjugorje e della Valtorta, di qualunque forma, età e lunghezza della coda e delle corna dedichiamo quindi questa prestigiosa decorazione:

LA MEDAGLIA GRAMAGLIA

 Gramaglia Medaglia copia

 

FINIS CORONAT OPUS


I TRIGOTTI

CHI SIAMO?
Ve lo diciamo in lingua matematica
t=b(1+1/2)=3m

E' necessaria una precisazione:
e sia ben chiaro noi non siamo bigotti.

 
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ULTIMO ARTICOLO
  • FACENDO FORZA ALLA NOSTRA NATURALE MODESTIA,

    ANDIAMO A PRESENTARE AI NOSTRI 23 LETTORI E MEZZO:

    I BIAGINI:

    UN CASO LETTERARIO

     

    Non è certo frequente trovare una coppia di sposi tutti e due scrittori ed entrambi impegnati sul fronte della letteratura cattolica, non senza una mordente vena satirica.

    Eccoci:

     

    Emilio Biagini, nato a Genova, è stato professore ordinario di Geografia all’università di Cagliari. Prima di approdare alla cattedra universitaria e per ingannare il tempo, mentre scaldava i banchi all’università di Genova, ha preso tre lauree (Scienze naturali, Scienze biologiche e Geografia), imparato cinque lingue straniere (inglese, tedesco, nederlandese, afrikaans, russo e, senza sua colpa, francese) e vinto sei borse di studio all’estero, fra cui la Fulbright-Hays negli USA. Ma la sua principale vocazione non è mai stata quella del professore universitario. Ciò che gli interessa davvero è fare lo scrittore. Ha pubblicato quattro romanzi (La luce, Genova, 2006; Labirinto oscuro, Roma, 2008; La nuova terra, Verona, 2011; La pioggia di fuoco, Verona, 2012, quest’ultimo insieme alla moglie Maria Antonietta), due volumi di racconti (L’uomo in ascolto, Milano, 2008; Montallegro ed altri racconti, Verona, 2013) e quattro volumi di pièces teatrali satiriche (Saccenti ed altri serpenti, Genova, 2008; Il seme sepolto, Verona, 2009; Satire clericali, Verona, 2014, Gaia: il pianeta sull’orlo di un crisi di nervi, Chieti, 2016) questi due ultimi insieme alla moglie Maria Antonietta). Insieme alla moglie, ha pubblicato il provocatorio testo di storia per ragazzi Le brutte storie, Verona, 2017, che racconta le vicende moderne come si sono davvero svolte non come le raccontano i vincitori e i loro lacché politicamente corretti. Ha ricevuto, nel 2012, il premio letterario “Fede e Cultura” per la narrativa cattolica, e nel 2016 (insieme alla moglie Maria Antonietta) il Premio Putiferio per la Satira, e nel 2017 il premio nazionale “Raccontami la storia” per racconti storici inediti col racconto “Lo scudiero”.

    Maria Antonietta Novara Biagini è nata a Genova. Ha frequentato fino alla maturità classica l’Istituto delle Suore dell’Assunzione. Si è poi iscritta alla Facoltà di Giurisprudenza dell’università di Genova, senza però impegnarvisi al punto da giungere al conseguimento della laurea, preferendo occuparsi della sua famiglia invece di abbandonarla in mano a truppe mercenarie. Nello stesso tempo ha potuto sviluppare i propri interessi culturali e le proprie curiosità, anche attraverso viaggi in quasi tutte le parti del mondo, approfondendo e fortificando una formazione cattolica e controcorrente. Ha pubblicato il volume di racconti L’albero secco (Verona, 2010) e un romanzo storico dal titolo Nonna non raccontava le favole (Verona 2016), che tratteggia ambientato a Genova dall’Ottocento in poi. Insieme al marito Emilio ha pubblicato il romanzo La pioggia di fuoco (Verona, 2012) e le Satire clericali (Verona, 2014). Nel 2015 ha ricevuto a sua volta il premio letterario  “Fede e Cultura” per la narrativa e, insieme al marito Emilio, nel 2016, il Premio Putiferio per la Satira, e nel 2017 il premio nazionale “Raccontami la storia” per racconti storici inediti col racconto “I due cecchini”.

     

    Ed ecco alcuni dei più recenti libri sfornati dalla dinamica coppia:

     

    Il seme sepolto 

    Quattro commedie giudiziarie, ambientate in una terra fantastica che simboleggia lo spirito umano. Valenti avvocati si battono per portare alla luce il seme sepolto della verità. È questo il quadro narrativo che viene precisandosi da un episodio all’altro, finché il pubblico accusatore, il nemico, il persecutore, affascinato da Petra, la Pietra Immortale, la Santa Madre, personificazione della Santa Madre Chiesa, si converte e crede. Anche lui è il seme sepolto, il peccatore che alla fine trova la Fede e si prepara ad affrontare la via crucis della salvezza.

     

    Lalbero secco 

    Quarantasei testi, uno al giorno per un mese e mezzo. Per ridere delle miserie del potere ottuso, che pretende tutto decidere, giudicare e governare; per farsi beffe del darwinismo, che pretende l’uomo “discendente” da “antenati” comuni alle scimmie e non si rende conto che alle scimmie sta tornando. In questo volume si possono trovare spassosi esempi di satire della sgangherata poesia moderna e delle molte idiosincrasie che rendono ridicola l’umanità; ma non solo, la lettura di quest’opera serve anche a far sorridere e commuovere pensando alla figura di Padre Pio e ai ricordi delle proprie radici.

     

     La nuova terra

    La nuova terra, dove cessino le sofferenze e sia possibile trovare la serenità, è raggiungibile? Quello che appare essere un male può rivelarsi un bene? Esiste una prospettiva superiore che dà senso alla vita? Questo romanzo, ambientato nel Sudafrica dell’apartheid e poi nella multietnica Londra, offre una risposta positiva a tutte queste domande.

     

    La pioggia di fuoco

    L’avvento dell’anticristo e la fine del mondo: che temi allegri! Roba dell’altro mondo, proprio. Roba da fare scongiuri o da sbellicarsi dal ridere? La sindrome millenaristica, che di quando in quando attanaglia molta gente, è giustamente motivo di ilarità, specie quando deriva da fisime neopagane, come i calcoli basati sui calendari Maya, le elucubrazioni New Age ed altre ciarlatanerie. Ma spaventare la gente rende, ed ecco perché tanti ne scrivono. Bisogna allora dire due cose. Primo: non ci sono dubbi, succederà; tutte le religioni monoteistiche dicono chiaramente che il mondo è destinato a finire; lo stesso, con linguaggio diverso, dice la scienza. Secondo: non sappiamo quando avverrà, ma non è affatto imminente; non vedranno niente di simile né i nostri bisnipoti né i bisnipoti dei nostri bisnipoti, e via di generazione in generazione. Perciò riponete i cornetti e i ferri di cavallo e godetevi questo racconto.

     

    Montallegro-copertina

    Il primo di questi racconti, che dà il titolo alla serie, è una storia d’amore: quella fra la Santissima Vergine Maria e la città di Rapallo.

    Anche gli altri racconti, in gran parte ambientati in Liguria (Genova e Savona, oltre che, occasionalmente, a Milano, in Germania e in Inghilterra), sono svergognatamente cattolici e offensivi per il sacro laicismo e per la rampante tirannia relativista.

     

    I chierici sono stati spesso bersaglio di satira, a volte immeritatamente, da parte dei nemici, ma il sale insipido è purtroppo una distesa enorme come il Sahara e una minaccia gravissima di morte per le anime. Vi sono i tiepidi, i vigliacchi, quelli che contraddicono il Vicario di Cristo e lavorano sotto la chiglia della navicella di Pietro come teredini per sovvertire la verità. Contro costoro i cattolici hanno non il diritto, ma il dovere di prendere posizione. E poi vi sono quelli che credono di difendere la Tradizione combattendo e minimizzando le rivelazioni private, imponendo silenzio allo stesso Dio: che diamine, ha parlato una volta per tutte e loro sono gli unici custodi autorizzati della Parola. Atteggiamento pericolosissimo, perché facendo di ogni erba un fascio si toglie credibilità ai messaggi autentici e non si colpiscono abbastanza quelli falsi.

     

     

     Nonna non raccontava le favole

    Una signora che non racconta favole, ma custodisce il tesoro della memoria. Una famiglia unita. Il contrasto fra la vita familiare improntata ai valori cristiani e vissuta nella Grazia divina, e tutto intorno il grigiore di un regime di politicanti sabaudo-massonici, emerso dagli intrighi del cosiddetto “risorgimento”, oppressore della Chiesa e delle identità locali, regionali e nazionale.

    Un regime dedito all’avventura sanguinosa della guerra, incapace di contenere il giustificato malcontento popolare (che trova sfogo in tragiche rivolte soffocate nel sangue, e in una disperata emigrazione), sostituito poi da un altro regime altrettanto bellicista e votato alla rovina, che si lascia dietro un tragico strascico di odi e violenze, e a sua volta viene sostituito da un regime repubblicano-massonico, portatore di una prosperità ingannevole e di una fallimentare gestione condita di vigliaccheria e di retorica, sotto il tallone dei grandi usurai mondiali.

    Una storia che si dipana lungo un secolo di vita di Genova, segnato dalla caducità di tutte le cose umane, da momenti irripetibili di gioia che passano per non tornare mai più, dal dolore di vite spezzate da insensate guerre scatenate dai malgovernanti. Ma tutto ciò senza mai scendere a compromessi col male, e senza perdere la speranza — sostenuta da una Fede senza incertezze — in un mondo nel quale sarà asciugata ogni lacrima.

     

     Gaia copertina copia

    Bacilli del colera di tutto il mondo, unitevi. Rallegratevi ed esultate, zanzare, le vostre sofferenze sono alla fine: prima c’erano le bonifiche, adesso arrivano le malifiche. La serietà scientifica degli ambientalisti è pari al loro senso del ridicolo. Per non parlare della serietà dei teologi che, poverini, si addentrano nell’ecologia. Senza gli ambientalisti (teologi e non) il mondo sarebbe senz’altro più povero (di occasioni per la satira). Non c’è niente che metta in fuga il diavolo meglio di una presa in giro (parola di C.S. Lewis). Che serva anche contro gli ambientalisti (e i loro seguaci teologi)?

     

    Le storie pi brutte-Copertina

    Un agile libretto, destinato ai bambini ma adatto anche agli adulti, capovolge le menzogne incancrenite imposte dai vincitori e gabellate come indisscutibile scienza storica nei libri delle scuole statali: la "benefiche" rivoluzioni, il "radioso" risorgimento, la "gloriosa" resistenza. I signori della disinformazione sappiano che la Verità  non può essere soppressa per sempre.

     

    ACHTUNG! ACHTUNG!

    LA DINAMICA COPPIA STA PER DARE ALLE STAMPE IL PRATO ALTO, UNA GRANDE STORIA ROMANZATA DELL'AUSTRIA, DALLA PREISTORIA AI TEMPI NOSTRI, CHE HA NATURALMENTE MOLTO DA DIRE ANCHE SULLA STORIA ITALIANA.

     

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