Genova, 19 Febbraio 2018 18.04





 
HUMANAE LITTERAE

 

Humanae Litterae

16
GENNAIO
2013
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MONS. GHERARDINI: SGUARDI DISTRATTI ALLA VALTORTA

 

“Gradirei ricevere commenti da Padre Lanzetta e da altri detrattori della Valtorta”, concludeva la mia ultima nota sull’argomento, pronto peraltro a cambiare opinione sulla Valtorta stessa e a sottomettermi ad un autorevole e motivato giudizio negativo su di essa. La Chiesa, infatti, rappresenta senza dubbio l’unica Autorità preposta a vigilare sulla dottrina e la morale.

Qualche altro detrattore si è effettivamente fatto vivo, ed è stata un’autentica delusione. Speravo in prove argomentate sulle quali meditare, ed eventualmente iniziare una seria e interessante discussione, magari cambiare opinione. Invece l’ultima nota pubblicata sull’argomento da “Riscossa Cristiana” non ha fatto che riproporre stanche ripetizioni, basate su una conoscenza dell’argomento a dir poco approssimativa.

 


 

 

Scrive infatti testualmente, Mons. Brunero Gherardini: “Ricordo che tanti e tanti anni fa mi venne rivolta la domanda che ora ricevo da voi [ossia dalla Redazione di “Riscossa Cristiana”, formata dall’esimio Dott. Paolo Deotto e dal chiarissimo Prof. Piero Vassallo - N.d.R.]. Non ne sapevo nulla. Per rispondere dovetti chiedere ad una Suora i volumi del caso (dieci? dodici? non ricordo). Detti uno sguardo a tutti” [sic!].

Complimenti per la capacità di sintesi, a parte una lieve confusione sul numero dei volumi: gli altri due non esistono, ma senza dubbio un lettore così fulmineo si sarebbe mangiati in un boccone anche quelli, se ci fossero stati. Ecco un lettore tipo “Predator” che, con uno sguardo, riesce a captare dieci volumi, dunque con quattro sguardi assimila tutta la Treccani e con dieci l’intera Biblioteca Nazionale di Firenze.

Al fulmineo “sguardo” segue un frettoloso, superficialissimo giudizio basato su impressioni del tutto soggettive, non sostenute da alcuna giustificazione ragionata e senza citazione dei passi che conforterebbero tale giudizio: “Ripetitivi fino alla stanchezza e pervasi di soprannaturalismo a buon mercato... Ricordo che, leggendo la Valtorta, avevo un moto di repulsione [addirittura!] sia per le integrazioni ‘storiche’ e le presunte precisazioni relative al racconto evangelico, sia perché dando credito ad esse s’antepone all’unica Rivelazione pubblica quella supposto che sia autentica puramente e solamente privata.”

Ma chi ha mai detto di voler “anteporre”? Se mai si tratta di “completare”, dato che se Gesù avesse detto solo quello che è riportato nei Vangeli canonici, le Sue prediche sarebbero durate trenta secondi. Sicuramente parlava molto più a lungo, tanto che il popolo continuava a seguirlo per giornate intere. E proprio alla fine del Vangelo di san Giovanni non si dice forse che se si scrivesse tutto ciò che fece Gesù il mondo intero non basterebbe a contenere tutti i libri che si dovrebbero scrivere?

“Anteporre”? Chi si è mai sognato? Se qualcuno ha cercato di farlo, Mons. Gherardini ne dica nome, cognome, e in quale braccio del manicomio costui sarebbe ricoverato. Cosa c’entra col presunto “anteporre” la semplice affermazione che una rivelazione privata ha tutte le caratteristiche dell’autenticità, dato che parla di cose che l’autrice non poteva umanamente sapere?

Ricordiamo che, in una precedente nota, sempre su “Riscossa Cristiana”, Padre Lanzetta ha tentato almeno di spiegare, sia pure in modo estremamente ingenuo, “le tantissime e precise indicazioni geografiche, topografiche, storiche, di usi e tradizioni dell’epoca”, affermando che esse non sarebbero altro che la dimostrazione di “un’opera esimia” (come se un autore, per quanto “esimio”, potesse scrivere quello che non sa!).

Niente “moto di repulsione”, dunque, per Padre Lanzetta, ma una posizione totalmente opposta a quella gherardinica, di apprezzamento dell’opera dell’autrice, ma solo per scantonare sul problema principale: in entrambi i casi, infatti, i detrattori propongono le loro impressioni soggettive, senza badare alla sostanza dei fatti, e, se hanno letto qualcosa della Valtorta con un minimo di attenzione, sanno nasconderlo molto bene (Gherardini, anzi, confessa di aver dato solo “uno sguardo”). Fra l’altro, costoro parlano esclusivamente de “L’Evangelo come mi è stato rivelato”, trascurando tutta una serie di altri importanti scritti che l’autrice ha vergato sotto dettatura, e che contribuiscono non poco a dimostrare l’autenticità di questa rivelazione privata.

Ma chi ha saputo divorare dieci volumi con uno sguardo ha di meglio da fare, e infatti lo vediamo passare gagliardamente allo sfondamento di porte aperte col bulldozer. Scrive infatti il Gherardini: “La Rivelazione con la ‘R’ maiuscola terminò con la morte dell'ultimo apostolo; quelle che in seguito ogni tanto si verificano, se vere, riguardano soltanto la persona interessata, non la Chiesa, depositaria, custode e maestra dell’unica Rivelazione.”

Ma chi si sogna di negarlo? Sta forse parlando ad eretici che farneticano di un quinto, sesto, settimo, ennesimo “vangelo”? Fra quanti credono alla rivelazione privata alla Valtorta alligna forse la miscredenza e il rifiuto dei Vangeli canonici? Ma quando mai? Dove sono le prove di ciò? Chi sono questi eretici, questi fanatici, questi sviati con urgente bisogno dello psichiatra? Ci dia nomi e indirizzi.

Invece di rampognare chi crede alla Valtorta, non sarebbe meglio smetterla con le concioni pseudoteologiche basate sui vangeli apocrifi, che sono diventate così di moda fra gli esimi teologi dopo il Concilio Vaticano II? Non sarebbe meglio cercare di contrastare la ferale tendenza a “smitizzare” i Vangeli, ridicolizzando i miracoli?

Poco tempo fa, ho sentito un’omelia nella quale il sacerdote spiegava la moltiplicazione dei pani e dei pesci come “miracolo della condivisione” (“Ehi tu, tira fuori le merendine dallo zainetto!”) invece che con il vero miracolo che, secondo l’esimio predicatore sarebbe “in contrasto con la legge fisica di conservazione della massa” (sic!). Manca solo che invitiate a predicare Odifreddi. Perché non vi occupate degli eretici autentici che stanno dentro la Chiesa, invece di perseguitare la Valtorta anche da morta?

Né si può assolutamente accettare che una rivelazione privata autentica riguardi “soltanto la persona interessata”. È pur sempre un messaggio celeste e va comunicata agli altri. Non è forse motivo di edificazione per tutti? O dobbiamo gettare a mare la Emmerick che, in tempi meno aspri e vigliacchi di quelli attuali, la Chiesa ha riconosciuto? Dobbiamo gettare a mare Anna Maria Taigi, che vedeva i destini delle anime, e riferiva che gente semplice saliva direttamente al cielo, mentre preti e prelati precipitavano all’inferno? Fra l’altro, se la Taigi aveva un sole luminoso davanti al suo sguardo, la Valtorta, negli ultimi anni, godeva di un dono simile che la mandava in estasi.

A proposito di rivelazioni private, forse che la Santa Vergine, nelle sue migliaia di apparizioni, diceva ai veggenti: “Eh... mi raccomando, che la cosa resti tra noi; che non si sappia in giro che sono apparsa qui”? Se così fosse, avremmo le migliaia di santuari sparsi in tutto il mondo? Ogni volta la Madonna si è rivolta al veggente ordinandogli di andare dai preti e di comunicare il Suo messaggio, come a Guadalupe, a Lourdes, e praticamente ovunque. La prima reazione del clero era naturalmente di dubbio e di incredulità, come è giusto e prudente. Poi, se l’esame dei fatti confermava che la visione era autentica, questa veniva accettata.

L’esame dei fatti: ecco la chiave di tutto. Non lo stile letterario, non le reazioni di stizza nervosa, assolutamente soggettive, dopo “uno sguardo” dato al testo. Se il metodo di mons. Gherardini venisse applicato in un processo (penale o civile, poco importa), la sentenza verrebbe emessa ignorando in modo assoluto le prove, e soltanto in base allo stile con il quale sono vergate le carte (“In nome della legge: dichiariamo l’imputato colpevole perché il suo avvocato ha fatto quattro errori di grammatica e ha una brutta calligrafia.”). Passare in rassegna le prove a favore della Valtorta richiederebbe un intero volume (tranquilli, arriverà anche quello), mentre adesso preme piuttosto esaminare il singolare metodo gherardiniano.

Fedele alla sua tendenza a sfondare porte spalancate, mons. Gherardini continua, anche se in una prosa non proprio chiarissima (forse il bulldozer si era un po’ inceppato):La Chiesa non condanna le rivelazioni private in quanto tali [sic! molto obbligati]; caso mai, e dopo seri esami, solamente quelle di dubbia consistenza soprannaturale; ma anche quando le approva, non le fa sue, ossia non le rende obbligatorie [sic! chi ha mai sostenuto il contrario?]. Dice soltanto che ‘consta oppure non consta della loro soprannaturalità’. Questo giudizio, peraltro, non è frequente, per la ragione che il soprannaturale non si ha ad ogni stormir di fronda [sic! confesso di non aver sentito stormire alcuna fronda mentre leggevo “L’Evangelo come mi è stato rivelato” e tutte le altre numerose opere della Valtorta; eppure leggevo attentamente, non mi limitavo a lanciare “sguardi” coi “rai fulminei” qua e là]. Con i suoi interventi, positivi o negativi, la Chiesa lo cautela [sic! chi cautela? chi viene cautelato! a chi si riferisce questo “lo”? allo stormir di fronda? al soprannaturale? al giudizio?] contro facili esaltazioni [sic! pare tuttavia che esista anche un’esaltazione negazionista a tutti i costi, di cui hanno fatto le spese anche suor Faustina Kowalska e Padre Pio]. Chi ritiene che la Valtorta abbia davvero ricevuto una rivelazione è un esaltato? anzi un povero disgraziato, soggetto ad esaltarsi con facilità, un demente? Ubi est charitas? Se non carità, almeno un po’ più di rispetto, per favore.

Conclusione fulminante del Gherardini: “Per un buon cattolico, dunque, il giudizio della Chiesa dovrebbe chiudere definitivamente la questione.”

Basta: per essere “buoni cattolici” dovete credere che la Valtorta non abbia ricevuto alcun dettato soprannaturale. E poiché ha sempre dichiarato di scrivere sotto dettatura celeste (e ciò le ha fruttato persecuzioni a non finire da parte del clero), delle due l’una: o (1) era un’imbrogliona (ma a che scopo? per farsi perseguitare?) o, se in buona fede, (2) una pazza (e non sembra proprio che lo fosse, anzi tutta la sua vita dimostra piena razionalità e virtù eroiche). Tertium non datur.

I negatori abbiano dunque il coraggio di andare fino in fondo nel loro negazionismo e si sforzino di dimostrare che la Valtorta era imbrogliona o pazza, con un giudizio seriamente motivato da prove, se ci riescono, non con “sguardi”. E finché non ci saranno riusciti, la smettano di insultare tutti quelli che le credono, bollandoli come fanatici e minus habentes.

Una piccola domanda: dato che la devozione alla Divina Misericordia di Suor Faustina Kowalska era stata vietata nel 1959, se si credeva che la suora polacca fosse ispirata non si era dunque “buoni cattolici”? Pochi anni dopo Giovanni Paolo II capovolgeva questo giudizio negativo e rimetteva in onore questa salutare devozione. Contrordine: “si può essere buoni cattolici.” Allora si è “buoni cattolici” a corrente alternata?

La Chiesa aveva drasticamente e ufficialissimamente condannato Padre Pio, fino a togliergli la pubblica celebrazione della Santa Messa, e fino all’edificante episodio dei microfoni spia installati nel suo confessionale. Ora è santo, e uno dei più grandi che la Chiesa abbia mai avuto. Chi erano, in questo caso, i “buoni cattolici”? forse quelli che gli hanno collocato i microfoni spia nel confessionale?

Il giudizio della Chiesa sulla Valtorta dovrebbe, secondo il Gherardini, “chiudere definitivamente la questione... perfino nel caso che sulla Valtorta la Chiesa non si fosse mai pronunciata” [sic!].

Ossia la questione dovrebbe essere definitivamente chiusa anche se la Chiesa non avesse detto nulla! I “buoni cattolici” avrebbero dovuto procedere da soli all’autodafé: silenzio, della Valtorta non si parla, sia o non sia condannata dalla gerarchia. Si condanna da sola, per il solo fatto di esistere. Non fosse mai nata, l’avessero strangolata in culla, fosse nata senza mani. Esclusione automatica, carcerazione ai Piombi, combustione spontanea, scomparsa in alto mare, damnatio memoriae.

Continua il Gherardini, ormai lanciato: “Se così fosse [sic; “così fosse” cosa? se la Chiesa non si fosse mai pronunciata? ma che vuol dire?], si dovrebbero applicare alla Valtorta, ‘per analogia’, giudizi ufficialmente pronunciati per altri casi.”

Quali giudizi? Quali altri casi!? Per analogia con che cosa? In base a quali criteri di confronto?

È così che si analizza in modo argomentato, credibile e persuasivo? È così che si proteggono e si istruiscono i fedeli?

Veniamo ai due “documenti allegati” dall’esimia Redazione di “Riscossa Cristiana”, che non ha proprio trascurato nulla per seppellire la molesta Valtorta e l’insopportabile sottoscritto (dopo averlo sollecitato con insistenza a scriverne).

Uno di tali documenti è una lettera della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede (Prot. N. 144/58. Roma 31 gennaio 1985), a firma dell’allora Cardinale Ratzinger, in risposta ad una lettera del grande e santo Cardinale Giuseppe Siri, Arcivescovo di Genova, del quale è ben noto che sinceramente e a ragion veduta credeva alla Valtorta. In tale lettera si legge che l’opera della Valtorta stessa “fu posta all’Indice il 16 dicembre 1959 e definita dall’Osservatore Romano del 6 gennaio 1960, ‘Vita di Gesù malamente romanzata’” e che, “dopo l’avvenuta abrogazione dell’Indice, sempre sull’Osservatore Romano (15 Giugno 1966) si fece presente quanto pubblicato su A.A.S. (1966) che, benché abolito, l’Index conservava tutto il suo valore morale, per cui non si ritiene opportuna la diffusione e raccomandazione di un’Opera la cui condanna non fu presa alla leggiera ma dopo ponderate motivazioni al fine di neutralizzare i danni che tale pubblicazione può arrecare ai fedeli più sprovveduti.”

Ma quali siano le “ponderate motivazioni” non ci viene spiegato, né viene citato alcun passo “pericoloso”. Neppure è indicato quali danni la pubblicazione potrebbe arrecare ai fedeli, né tanto meno viene riportato alcun caso di fedele sprovveduto che avrebbe riportato “danni”.

L’altro documento è una lettera del 14 giugno 1966 del Cardinale Ottaviani, pro-prefetto per la Dottrina della Fede, il quale, “dopo aver interrogato il beatissimo Padre [Paolo VI], comunica che l’Indice rimane moralmente impegnativo, in quanto ammonisce la coscienza dei cristiani a guardarsi, per una esigenza che scaturisce dallo stesso diritto naturale, da quegli scritti che possono mettere in pericolo la fede e i costumi; ma in pari tempo avverte che esso non ha più forza di legge ecclesiastica con le annesse censure.”

Chiarissimo: l’Indice è abolito ma rimane in vigore. Perfetto stile conciliare degno della Sibilla: “Ibis redibis non morieris in bello”. Come può restare in vigore un istituto abolito? Se andava mantenuto in vigore, perché l’avete abolito? E se l’avete abolito, come fate a pretendere che la gente ne tenga conto? Avete mai sentito parlare di rispetto per i fedeli, ai quali occorrerebbe parlare in modo chiaro e lineare, non per contorcimenti curialeschi? Non sarebbe meglio applicare la massima: “il vostro parlare sia ‘sì sì’, ‘no no’; tutto il resto viene dal maligno”? E chissà perché, con questi sistemi, l’influenza della Chiesa al giorno d’oggi ha subito (purtroppo) un drastico declino?

Ma anche in passato non sono purtroppo mancati veri e propri disastri causati dai chierici della Chiesa, “depositaria, custode e maestra dell’unica Rivelazione”. Un esempio è quello del Papa Giovanni XXII (1316-1334), il quale “sui tempi di attuazione della ‘visione beatifica’ per i morti in grazia di Dio, dichiarò che essa sarebbe stata raggiunta non subito dopo la morte, ma alla resurrezione dei corpi...” (RENDINA C., I Papi, storia e segreti, Roma, Newton & Compton, 2005, p. 526). Era addirittura il Papa a parlare. E i “buoni cattolici” che dovevano fare? Credere al Papa? credere a quelli che lo accusavano di eresia? giocare a testa e croce?

Purtroppo i peccati dei chierici hanno contribuito non poco ad alimentare l’anticlericalismo. Per quanto mi riguarda, non ho esitato, dalla cattedra, a difendere la Chiesa più che ho potuto. Ho detto e scritto che la Chiesa, nel caso di Galileo, come in molti altri, aveva ragione: la teoria galileiana conteneva ancora molti errori, ad esempio riguardo alle maree, e venne usata per minare la tradizione cattolica; inoltre non fu tanto la Chiesa a pretendere di parlare di fisica quanto Galileo che pretese di pontificare di teologia.

Ho insegnato che il vero fondatore della fisica fu Robert Grosseteste (1175-1253), vescovo di Lincoln, il quale per primo utilizzò la geometria per comprendere i fenomeni ottici e lasciò una brillante scuola di studiosi nella quale si distinsero, fra gli altri, Nicola Oresme e Ruggero Bacone. Senza la Chiesa non avremmo la scienza (e quindi neppure Galileo), non avremmo gli ospedali, la dinamizzazione della società e dell’economia. I pensatori tardoscolastici, come Tomás de Mercado (1500-1575), esponente della scuola di Salamanca, evidenziarono le radici cattoliche dell’economia di mercato. Già nel 1631, le opinioni realmente illuminate dominanti nella Chiesa cattolica, in fatto di giustizia criminale, furono espresse in un libro dal titolo Cautio criminalis, del Padre gesuita Friederich Spee: gli illuministi non fecero che scopiazzarlo e accusare la Chiesa di colpe inesistenti.

Per aver difeso la Chiesa sotto questi ed altri punti di vista, incluso il problema dell’assalto pederastocratico alla morale e all’integrità dell’essere umano (vedi il mio testo Ambiente, conflitto e sviluppo, Genova, Edizioni Culturali Internazionali, 2a ed., 2007), sono stato perseguitato negli ultimi due anni e mezzo passati all’università prima della pensione. Un preside ultrasinistro voleva costringermi con urla, calunnie e minacce a ritirare il mio libro di testo e mi aveva scatenato contro giornali e radio, con articoli e interviste insultanti, ma il libro è rimasto al suo posto anche dopo il mio pensionamento. Il preside no: ha dovuto dimettersi dopo soli due anni di presidenza.

Se Lanzetta, Gherardini, ed eventuali altri detrattori della Valtorta che invito cordialmente ad unirsi alla diatriba per vivacizzarla almeno un po’ (dato che far polemica contro chi giudica i libri con “uno sguardo” è come sparare sulla Croce Rossa), se costoro, dicevo, faranno qualche ricerca su internet, troveranno i torrenti di insulti che mi sono stati scaricati addosso. Non ho mai cercato liti, ma se mi ci trovo sono pronto ad applicare l’ammonimento di Polonio al figlio Laerte nell’Amleto: “Beware the entrance to a quarrel; but being in it bear thy opponent may beware of thee.” Chi divora volumi con uno sguardo non avrà la minima difficoltà a tradurre la frase shakespeariana.

Confesso di amare la verità, e questo non è il miglior modo per evitare i contrasti. Amando la verità ho sempre difeso la Chiesa, della quale sine differentia discretionis accetto tutti i dogmi, e tutti quegli avvertimenti pastorali che appaiano fondati sui fatti e spiegati in modo persuasivo.

Pubblicando su Maria Valtorta, “Riscossa Cristiana” ha dato l’avvio ad una discussione che, come ha scritto la Redazione della rivista stessa, ha suscitato “un vivo interesse sull’argomento, unito però a una pluralità di giudizi, spesso discordanti”. La stessa Redazione ha successivamente creduto di rafforzare l’artiglieria anti-Valtorta interpellando Mons. Gherardini, il quale ha ritenuto opportuno rispondere nel modo persuasivo ed efficace che abbiamo visto.

Un particolare ringraziamento va al professor Piero Vassallo. È stato proprio lui a sollecitarmi insistentemente perché scrivessi sulla Valtorta. “Sarebbe un atto di carità scrivere un articolo del genere”, mi ha detto più di una volta, ed ha pure proposto di tenere “un congresso su Maria Valtorta”. L’idea del congresso è tutt’altro che cattiva: ad esso si potrebbero invitare specialmente i detrattori, per un franco ed aperto dibattito pubblico, magari con la televisione, al quale sarei lietissimo di partecipare.

Cedendo alle amichevoli insistenze di Vassallo, sul sito “Riscossa Cristiana” ho pubblicato “Mistica e misconosciuta: il caso di Maria Valtorta”: lo scritto che ha dato fuoco alle polveri.

Peccato però che, appena apparso il mio articolo, la Redazione (composta, come abbiamo visto, dall’esimio Dott. Paolo Deotto e dallo stesso chiarissimo Prof. Piero Vassallo) della sullodata “Riscossa Cristiana” abbia assunto un atteggiamento unilateralmente negativo e partigiano, tanto che, avendo rilevato la citata “pluralità di giudizi, spesso discordanti” sull’argomento, ha dato spazio solo alle voci contrarie alla Valtorta (e a me), guardandosi bene dal pubblicare il minimo parere favorevole (eppure la gente ben disposta verso la Valtorta non manca di certo), e tanto più guardandosi dall’invitare il sottoscritto a difendere il proprio punto di vista, anzi qualificando come “autorevoli” le asserzioni assolutamente non convincenti dei detrattori. E, chissà perché, dopo l’inizio della disputa, il Prof. Vassallo non ha più parlato di congresso o di altre iniziative valtortiane, ma ha più volte dichiarato di non sapere nulla della Valtorta.

(A dire il vero, successivamente, e con ogni probabilità pungolato dalla precedente versione di questo articolo, Vassallo ha scritto su internet proponendo “un congresso sulla Valtorta”, dichiarandosi in pari tempo del tutto ignorante sull’argomento. Abbiamo così il singolare fatto di uno che, ignorante per sua stessa confessione di un certo tema, propone un congresso sul medesimo tema: congresso che evidentemente non sarebbe in grado di gestire a causa della sua ignoranza. Siamo veramente alla comica finale.)

Tornando al vergognoso comportamento della redazione di “Riscossa cristiana”, è ben noto che, quando qualcuno viene pubblicamente attaccato su un giornale, la civiltà e l’etica professionale impongono che il giornale inviti la persona coinvolta a rispondere sul giornale stesso. A maggior ragione, questo avrebbe dovuto essere fatto vista la mia consolidata attività di collaboratore di “Riscossa Cristiana”. Collaboratore, si noti, non perché abbia mai chiesto di poter collaborare al prestigiosissimo foglio, ma perché espressamente e più volte invitato dai redattori a fornire “collaborazione” e altri appoggi alla “buona causa”.

Con una gestione meno bulgara e ottusa, la sullodata rivista online, grazie all’interesse suscitato da questa polemica, avrebbe potuto ospitare un dibattito equilibrato, attraendo lettori e aumentando un poco d’importanza.

Stando così le cose, mi servirò di altri canali per difendere la povera Valtorta, perseguitata da chierici superficiali e da laici incompetenti, in vita e in morte, non meno di Padre Pio. Chi me la fa fare? Perché lo faccio? Perché amo la verità, ad ogni costo.

EMILIO BIAGINI

 


31
DICEMBRE
2012
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“LA PIOGGIA DI FUOCO”

DI EMILIO E MARIA ANTONIETTA BIAGINI:

UN ROMANZO APOCALITTICO.

CREPUSCOLO E FINE DELLA MONDANITÀ

(Recensione di Piero Vassallo) 

Coppia di fedeli cattolici, nutriti da cibi spirituali rari e difficili, ad esempio le opere di Maria Valtorta, e narratori qualificati da notevoli attitudini letterarie, sulle quali vigila il loro forte senso dell'umorismo, Emilio e Maria Antonietta Biagini hanno scritto e pubblicato, per i tipi esclusivi ed esigenti dell'editore veronese Giovanni Zenone, “La pioggia di fuoco”.

Il romanzo è una fascinosa e veemente narrazione delle ultime sciagure, i castighi che pendono sugli errori, sui disordini e sulle malvagità del nostro tempo.

Il testo si legge dunque come rivelazione del castigo che sovrasta i mali ultimi, già visibili nei mali del presente ultra rivoluzionario.

Attivo invisibilmente nella nostra età, l'Anticristo si manifesta nel XXV secolo ed assume la persona di un cardinale apostata e iniziato ai misteri del sottosuolo, Jehoshua Sunerazan.

L'apostata si trasforma in potente, maestoso uomo politico, chiuso nel suo grattacielo e circondato da guardie del corpo. Icona pseudocristica del potere supremo in Europa e tuttavia intimamente fragile, Sunerazan è sempre disposto a scendere nella sentina dei vizi innominabili e del delitto satanista.

Erede e continuatore dell'opera dei tiranni nichilisti, che hanno agito nel secolo sterminato e nella sua soffice coda strozzina, Sunerazan detiene il potere che consente di attuare, con rigore fanatico e con organizzata ferocia, le finalità contemplate dall'avversione satanica a Dio: capovolgimento della verità, incensamento della superbia, odio del bene, mondanismo, regressismo, persecuzione dei fedeli, usura, oppressione dei poveri, abortismo, adulterio, pederastia, sadismo, thanatofilia.

L'umanità affondava nel delirio: delirio d'impotenza nella sfera pubblica, delirio d'onnipotenza in quella privata, delirio di libidine. Nella sfera pubblica: non difendere le vittime del crimine, non fare nulla per punire i criminali ...affinché potessero nuovamente delinquere, dato che i sudditi, potenziali vittime, dovevano vivere nella paura per essere meglio controllati dal regime ... nella sfera privata: delirio d'onnipotenza, pretesa di decidere perfino il proprio sesso. Delirio di libidine: tutto permesso fra consenzienti di qualsiasi età.”

Alla spaventosa, irresistibile macchina del nichilismo si oppone solamente il resto sparuto del gregge cattolico, una disarmata e ininfluente minoranza, che la sanguinaria persecuzione ha costretto al nascondimento in una desolata/spopolata campagna del Centro-Italia.

Guida della superstite comunità è papa Benedetto XXIV, uomo mite, che trova negli scritti di Maria Valtorta (immediatamente dichiarata santa) il coraggio necessario a proclamare l'avversione della fede cattolica ai sogni incubosi della mondanità: “In una rivelazione privata a Santa Maria Valtorta, Cristo ha detto testualmente; ‘il mostro diabolico dell'anticristo è la rivoluzione.’ ... Non è mai necessaria la rivoluzione. Serve solo a nutrire i demoni. Così è stato in Inghilterra: la decapitazione del re e la gloriosa rivoluzione, nove secoli fa, sono servite a dare il potere a sfruttatori e pirati e a perseguitare la Chiesa. ... Così è stato per tutte le rivoluzioni; parassiti al potere, negazione della verità, furti e saccheggi, odio satanico e fiumi di sangue”.

Quando il sistema dell'empietà rivoluzionaria fondato da Sunerazan sembra vicino al trionfo perfetto, dal cielo si rovescia quell'ira di Dio che la teologia buonista/progressista, facendo eco alla rumorosa chiacchiera degli atei e degli iniziati, si era illusa di affondare nel fiume dei suoi vani, dolciastri pistolotti.

I Biagini in qualche modo fanno eco al rimprovero che il grande Cornelio Fabro indirizzava ai teologi dell'aggiornamento e della secolarizzazione, incapaci di scrutare “l'abisso di scetticismo e di smarrimento, l'inquietudine della noia e della disperazione edonistica, l'ascesa inarrestabile del vuoto e dell'insignificanza del tutto in cui sembrano affondare le nuove generazioni, incapaci - nella profusione dei beni umbratili loro offerti da ogni parte - di cogliere un senso della vita”.

Nei capitoli finali, Emilio Biagini, scienziato autentico, oltre che avvincente narratore, descrive la scena apocalittica, la devastazione del Nord America e di gran parte della Terra, con impressionante e rigoroso realismo.

La letteratura ha di nuovo il sopravvento nelle pagine dedicate al patetico tentativo di Sunerazan e dei suoi mercenari di conquistare Israele per farne il luogo del suo culto della sua persona.

Splendida la descrizione del duello che oppone l'arcangelo Michele a Satana. E commovente il dialogo di Benedetto XXIV con i suoi fedeli nella scena del giudizio finale.

PIERO VASSALLO


03
DICEMBRE
2012
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LA BEATA ANNA MARIA TAIGI

 

Anna Maria Riannetti era un’umile ragazza nata a Siena il 29 maggio 1769. Era figlia di un farmacista che fece fallimento e nel 1775 dovette trasferirsi con tutta la famiglia a Roma, dove i suoi genitori lavorarono come domestici. Anna fu mandata in una scuola per fanciulle povere retta dalle Suore Pie Filippine, e a tredici anni dovette a sua volta andare a lavorare, dapprima in alcune fabbriche, e successivamente a servizio. Nel 1790 sposò Domenico Taigi che era servitore presso la potente famiglia Chigi, ed era di carattere molto difficile. I due ebbero sette figli, di cui tre morirono in giovane età. Devota alla Santissima Trinità, Anna Maria condusse una vita veramente cristiana, curando la famiglia e assistendo quelli più poveri di lei.

All’inizio del 1791 e per quarantasette anni, fino alla morte, Anna Maria Taigi iniziò ad avere apparizioni della Madonna e ricevette molti doni miracolosi, fra i quali un sole luminoso che le brillava davanti agli occhi, nel quale — ella riferì — “c’era una figura seduta, di infinita dignità e maestà, la cui testa era rivolta verso il cielo, come nell’immobilità dell’estasi; dalla sua fronte uscivano due raggi luminosi verticali”. La figura umana di Cristo all’interno di un cerchio luminoso corrisponde alla visione dantesca nell’ultimo canto del Paradiso, ed autorizza a pensare che il Sommo Poeta non si sia limitato a un descrizione di fantasia. Come alla grande veggente Anna Maria Taigi, anche a Dante fu assai probabilmente concesso di vedere una concreta realtà spirituale, come del resto egli stesso afferma nella conclusione de La Vita nuova.

C’erano pure, nel “sole” della Taigi, le immagini di una corona di spine e di una croce. Sempre equilibrata e piena di buon senso, la donna accolse questo dono senza gloriarsene e se servì solo per il prossimo. Nel “sole” che sempre l’accompagnava, di notte come di giorno, Maria Taigi vedeva con assoluta precisione i destini delle anime e gli avvenimenti futuri. Vide spesso grandi personaggi della Chiesa, sacerdoti e religiosi, precipitare all’inferno, mentre persone umili e povere, semplici come bambini, ascendevano diritte in paradiso.

In confessione rivelò al padre Ferdinando dell’Ordine dei Trinitari, nella chiesa di San Crisogono a Roma, che proprio in quel momento il Padre generale di quell’Ordine veniva ucciso insieme ai suoi frati dai francesi che occupavano la Spagna, e descrisse dettagliatamente i maltrattamenti che la soldataglia giacobina e atea stava infliggendo ai martiri. Due mesi dopo lettere dalla Spagna riferirono l’eccidio e confermarono in ogni dettaglio la visione.

Anna Maria Taigi aveva visioni di assoluta precisione, non frutto di illusioni o di immaginazione, descriveva esattamente luoghi che non aveva mai visitato, in Italia e altrove, profetizzò con straordinaria precisione un gran numero di avvenimenti, specie riguardanti le sorti della Chiesa, con molti anni di anticipo. Profetizzò il disastro napoleonico in Russia, quando non si aveva ancora idea che Napoleone avrebbe invaso quel paese, profetizzò pure che sarebbe morto a Sant’Elena e ne descrisse esattamente le esequie quando il corso era ancora vivo.

Fra le sue altre profezie vi è la conquista francese dell’Algeria, la rivoluzione a Parigi nel 1830, la guerra di Crimea, la liberazione degli schiavi nelle Americhe, la caduta di gran parte delle monarchie europee. Predisse il pontificato di Giovanni Mastai Ferretti, il futuro Pio IX, ne indicò la durata esatta, descrisse quello che il futuro Papa avrebbe fatto e le persecuzioni alle quali sarebbe andato incontro: Mastai Ferretti non era neppure ancora cardinale quando Anna Maria Taigi morì, e anche numerose altre profezie di lei si avverarono solo molti anni dopo la morte della veggente. A differenza di quanto avverrà più tardi per Maria Valtorta, il clero non la perseguitò con critiche ossessive e diniego della Santa Comunione: fu subito creduta e rispettata, prova evidente del fatto che la gerarchia ecclesiastica, nonostante la convulsa epoca rivoluzionaria, aveva le idee più chiare di oggi.

Anna Maria Taigi fu beatificata il 30 maggio 1920 e il suo corpo, assolutamente incorrotto, si conserva nella basilica di San Crisogono a Roma.

Una delle sue profezie suona così: “(...) andranno per le vie della Eterna Città Santa [Roma] bagnata dal Sangue dei Principi [gli Apostoli Pietro e Paolo, martirizzati a Roma sotto Nerone], portando la Lussuria in processione. Sacrilegi compiranno contro lo Spirito Santo e contro la Religione: gli uomini si vestiranno da donne e le donne si vestiranno da uomini, la Voce del Santo Vicario non sarà ascoltata e la Sua figura sarà fatta oggetto di scherno e di risa”.

Non si potrebbe dare descrizione più perfetta, pronunciata con due secoli di anticipo, dell’evento anticristico e diabolico noto come Gay Pride, e dell’altro, non meno inquietante, fenomeno anticristico: l’impedimento al Papa di parlare alla cosiddetta “Sapienza” da parte dei sessantasette presuntuosi assatanati.

 EMILIO BIAGINI


30
NOVEMBRE
2012
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PADRE LANZETTA, I DUBBI E LA VALTORTA

Subito dopo la pubblicazione di un mio articolo sulla Valtorta su “Riscossa Cristiana” ("Mistica e misconosciuta: il caso di Maria Valtorta", in pratica lo stesso articolo che si può leggere su questo sito), un esimio rappresentante del clero, Padre Serafino M. Lanzetta dei Francescani dell'Immacolata, con un articolo del 29 novembre 2012 (Il "caso Valtorta" tra consensi e condanne: come orientarsi?), si è evidentemente sentito in dovere di precisare, sulla medesima rivista online, che la Chiesa non riconosce affatto come soprannaturale la rivelazione privata a Maria Valtorta, e che non si può considerare l’opera maggiore di lei (L’Evangelo come mi è stato rivelato) un “quinto vangelo”.

Ma non mi risulta che “L’Evangelo come mi è stato rivelato” sia mai stato chiamato in tal modo da nessuno, eccetto forse da chi vuole screditarlo. Quanto al mancato riconoscimento da parte della Chiesa, è un fatto ben noto. Innumerevoli santi sono stati misconosciuti e perseguitati dagli uomini di Chiesa (i “nuovi sinedriti”, li chiamava la Voce che dettava alla Valtorta), specie nella nostra epoca, man mano che avanzava la secolarizzazione e man mano che il discernimento cristiano svaniva di fronte alle prove “scientifiche”, come nel caso delle stigmate di Padre Pio, caso troppo noto perché sia necessario soffermarvisi.

Anzitutto va detto che chi entra in contatto con le opere di Maria Valtorta non viene certo spinto a rinnegare i Vangeli o l’insegnamento della Chiesa. Al contrario, ne esce spiritualmente migliorato, come avviene leggendo i Fioretti di san Francesco, il Libro de su vida e le Moradas di santa Teresa di Avila o l’Imitazione di Cristo, tale è la suggestione delle parole da lei scritte. Non si è mai sentito che qualcuno abbia abiurato la Fede cattolica e la fedeltà dovuta alla Santa Madre Chiesa per aver letto la Valtorta.

L’articolo di padre Lanzetta s'interroga su come orientarsi nel “caso Valtorta”. Ebbene, orientarsi non è certo facile, in un dedalo di opinioni dove si dice tutto e il contrario di tutto, dove pareri favorevoli e sfavorevoli si rincorrono in girotondo. Tuttavia, fra i molti pareri favorevoli vi è quello del nostro grande e santo cardinale Siri, la cui opinione conta per me più di quella di chiunque altro.

Dopo una breve esposizione dei vari pareri, Lanzetta si orienta in senso contrario alla “veridicità soprannaturale dell’Opera” in base a valutazioni a dir poco curiose. Scrive infatti: “non si può invocare come veridicità soprannaturale dell’Opera le tantissime e precise indicazioni geografiche, topografiche, storiche, di usi e tradizioni dell’epoca, contro una cultura pressoché elementare della scrittrice e la non consultazione di fonti o di materiale scritturistico a livello scientifico. Questi elementi, che sono presenti, depongono piuttosto a favore di un’opera esimia sotto molti punti di vista, ma non sono per sé prova dell’ispirazione soprannaturale del Signore. Infatti, se si usasse solo questo metro, sullo stesso piatto della bilancia andrebbero messe anche quelle pagine che risentono di ridondanze, di sentimenti eccessivi, di descrizioni prolisse – a mio personalissimo giudizio, anche alcuni passaggi in cui poco c’è di teologico – che molto si distanziano dalla sobrietà dei Vangeli e che invece sono indice di un pensiero tutto femminile e contemporaneo alla scrivente.”

Ma un discorso basato esclusivamente su questioni stilistiche pecca gravemente di soggettivismo e non dimostra assolutamente nulla. Forse che anche i quattro Vangeli non sono diversi l'uno dall'altro perché la Rivelazione è stata recepita da ciascun evangelista inmodo differente a seconda della propria personalità e livello di cultura?

Forse che, tanto per fare un esempio, la Madonna, quando appare, parla con linguaggio forbito, magari in aramaico? A Lourdes ha detto: “Que soy era Immaculada Concepcion”, nel dialetto pirenaico del 1858. A Montallegro, nel 1557, la Madonna apparve a Giovanni Chichizola e disse: “Levati su e non temere; ma vanne allegramente al popolo di Rapallo e predica pure per le piazze e le contrade come ti è apparsa la Madre di Dio su questo monte. E quivi per mano degli angeli ha lasciato il sacro pegno del suo misterioso quadretto o ritratto, rappresentante il suo glorioso Transito, dalla Grecia trasportato. Digiunate il sabato! Digiunate!” Linguaggio appropriato al luogo e all’epoca.

Ovunque, le apparizioni e le locuzioni interiori mandate dal Cielo avvengono nel linguaggio più familiare a chi le riceve, e secondo la sensibilità di chi le riceve. Ovvio che la rivelazione privata alla Valtorta sia nella lingua comune dell’epoca in cui la veggente stessa è vissuta, e secondo la sensibilità di lei. O vogliamo credere che Dio e la Santa Vergine, quando si manifestano, siano incapaci di adattarsi ai fedeli?

Inoltre, i tremendi giudizi pronunciati contro il clero in molti scritti valtortiani nessun cristiano avrebbe osato scriverli, tanto meno la Valtorta, che si distingueva per un'esemplare carità, per virtù eroiche di sacrificio e di sopportazione paziente delle sue terribili infermità e delle persecuzioni alle quali lo stesso clero la sottoponeva. E non li avrebbe espressi neppure un nemico del clero e della Chiesa, il quale sarebbe invece stato ben lieto di vedere un clero non all'altezza della propria vocazione.

Sono giudizi che dimostrano una conoscenza totale di cosa sta dentro l'uomo, dentro tutti gli uomini, una conoscenza che non può essere di questo mondo. E se non altro per prudenza, essendo sotto continua e poco benevola osservazione (la punirono con il negarle la Comunione giornaliera, oltre che con una continua ossessiva critica di tutto quello che scriveva), era ovvio che la Valtorta si sarebbe astenuta da giudizi che in bocca ad un semplice essere umano sarebbero soltanto giudizi temerari, se non avesse dovuto per forza scriverli, a proprio rischio, perché le venivano dettati da un Altro.

Ma soprattutto, come si può credere che “le tantissime e precise indicazioni geografiche, topografiche, storiche, di usi e tradizioni dell’epoca” non sarebbero altro che la dimostrazione di “un’opera esimia”, senza però dimostrare “ispirazione soprannaturale”?

Non so quanti libri abbia scritto Padre Lanzetta. Io ne ho scritto più di venti, fra testi universitari e di narrativa e credo di sapere cosa costi scrivere libri. E naturalmente non parlo di libri di filosofia e di teologia che possono nascere al chiuso di una biblioteca, ma di opere che trattano di eventi lontani nello spazio e nel tempo, che obbligano l'autore ad uscire dal chiuso e lavorare sul serio per andarsi a documentare.

Scrivere libri del genere non è semplice. Nel caso specifico, per la Valtorta si trattava appunto di raccontare una storia geograficamente e storicamente remota, e questo da parte di una paralitica piuttosto ignorante inchiodata ad un letto.

Dopo molti decenni di studi sulla geografia storica del Sudafrica, delle Isole Britanniche, dell'Austria e della Germania, credo di poter parlare con una certa cognizione di causa su cosa comporti un’impresa del genere. Che il libro debba essere un saggio o un romanzo non fa differenza: lo sforzo di ricerca è ugualmente immenso. Occorre viaggiare ed osservare, essere in buona salute, faticare, sudare. Il lavoro di documentazione non finisce mai, sul terreno e negli archivi. Si traccia lo schema del lavoro, poi lo si modifica, poi si stende un primo abbozzo, si scrive e si riscrive, si fa una revisione dopo l’altra, e i ripensamenti non mancano fino alla fine.

Negando che la Valtorta sia stata ispirata la si insulta e le si dà esplicitamente della bugiarda, perpetuando così la persecuzione nei suoi confronti. E non è assolutamente una questione di “esaltante fanatismo”, come il Lanzetta, dando prova di ammirevole carità, definisce l’atteggiamento di coloro che credono che la Valtorta abbia davvero ricevuto una rivelazione privata.

È invece solo una questione di elementare logica applicata all'esame dei fatti: una paralitica inchiodata ad un letto, di cultura limitatissima, scrive di avvenimenti remoti, senza esitazione, di getto, senza correggere, produce opere (non solo "L'Evangelo come mi è stato rivelato", ma anche molto altro), di profondità eccezionale (e quella potrebbe, forse, ancora venire da lei stessa), ma soprattutto rivelando conoscenze assolutamente esatte di innumerevoli aspetti e dettagli che umanamente NON poteva conoscere.

Ora, uno può essere uno scrittore “esimio” quanto si vuole, di alto sentire, di prodigiosa ed “esimia” profondità di pensiero e capace di scrivere pensieri "esimi" in uno stile meravigliosamente “esimio”, manessuno (fosse pure Omero, Dante, Shakespeare, Goethe, Manzoni, Li Po, Kalidasa, Tagore, Omar Khayam e Firdusi messi insieme), dico NESSUNO può scrivere quello che non sa. Non può, nel modo più assoluto. E, ripeto, Maria Valtorta NON poteva umanamente sapere tutto quello che descrive. Assodata questa umana impossibilità, cosa resta?

Gradirei ricevere commenti da Padre Lanzetta e da altri detrattori della Valtorta.

EMILIO BIAGINI


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  • Emilio Biagini

    GUAI A VOI QUANDO TUTTI GLI UOMINI PARLASSERO BENE DI VOI

    Ascoltiamo i Vangeli. “Guai a voi quando tutti gli uomini parlassero bene di voi; poiché lo stesso facevano i loro padri con i falsi profeti.” (Luca 6, 26). E per contro: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
 Rallegratevi ed esultate, poiché grande è la vostra ricompensa nei cieli.” (Matteo 5, 11-12).

    Infatti il mondo è del diavolo, che è l’autore della morte, l’unica cosa che Dio non aveva creato, e che Egli distruggerà nell’ultimo giorno. Quindi meglio essere invisi al mondo che lodati dal mondo. Non vi è paese dove i cristiani, su impulso del demonio, non siano perseguitati, con la violenza o con la calunnia e il dileggio. Ma le persecuzioni indicano solo che siamo sulla buona strada, sulla quale voglia Dio mantenerci.

    I comunisti persecutori sono sempre gli stessi, sotto qualunque maschera, ma, per salvarsi dal naufragio, causato dalla bestialità della loro dottrina, hanno cercato un nuovo padrone: la grande finanza usuraia, mondialista, abortista, assassina, omosessualista, che ha fatto alleanza con la morte e bestemmia nei Gay Pride, ma si offende per ogni osservazione men che servile.

    Ma è bene aspettare con pazienza, perché la giustizia non mancherà. Per quanto mi riguarda, abbraccerei volentieri quelli a cui non vanno a genio i miei libri e il mio credere e difendere la verità, quelli che hanno sparlato di me e cercato di recarmi danno, a scuola, all’università e altrove. O meglio, li abbraccerei, se non mi facessero un po’ senso.

     

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