Genova, 28 Giugno 2017 10.29





 
HUMANAE LITTERAE

 

Humanae Litterae

13
APRILE
2007
Articolo letto 1942 volte

Ai primi di ottobre 2006 sono stata per una decina di giorni con mio marito a New York. Tutti e due eravamo già stati negli U.S.A. e conoscevamo New York per avervi soggiornato in passato per lunghi periodi, fino a diversi mesi. I cambiamenti di una simile metropoli nello spazio di una generazione corrispondono a numerosi decenni di cambiamento per una città italiana.


Nei primi anni Ottanta, New York era ben diversa. Mi aveva colpito l’eleganza di uomini e donne che lavoravano negli uffici, ma non mancavano tensioni e idiosincrasie evidenti, come le tensioni etniche, l’insofferenza nei confronti delle proprie stesse radici (che doveva ben presto condurre alla grottesca campagna di calunnie contro Cristoforo Colombo, in occasione delle celebrazioni per il Quinto centenario della Scoperta dell’America), l’isterismo ambientalista (che vietava di usare insetticidi contro le zanzare, che pullulavano nei sobborghi newyorkesi del New Jersey e rappresentavano un vero tormento), e una generale trascuratezza (diverse strade a Manhattan avevano cumuli di spazzatura fino ai primi piani degli edifici).

In questo viaggio ho trovato New York assai più pulita e ordinata, mentre la gente sembrava badare molto meno all’eleganza. Il senso di lealtà verso le proprie tradizioni e di orgoglio delle proprie radici appariva fortemente rafforzato, ma ciò non aveva indebolito l’apertura e la capacità di accoglienza. Imponente è infatti la presenza cinese e ispanica. In occasione del Columbus Day abbiamo assistito ad una gigantesca sfilata delle comunità dei paesi latino-americani sulla Quinta Strada, salutata da un’enorme folla entusiasta. Nelle due domeniche passate a New York, nelle quali ci siamo recati ad assistere alla Santa Messa nella Cattedrale di San Patrizio, abbiamo sempre trovato la chiesa gremita di fedeli, sia cittadini statunitensi che turisti: era motivo di soddisfazione vedere che il fatto di essere in vacanza non era usato come pretesto per non osservare il precetto domenicale.
La città era piena di turisti. Nel 1983 mi accadeva di essere spesso interpellata da italo-americani che, sentendomi parlare in italiano, cercavano un contatto con qualcuno che veniva dal loro paese di origine. Questa volta, al contrario, New York era letteralmente invasa da turisti italiani e di altri paesi: i viaggi “low cost” hanno reso molto più facili i contatti: gli italo-americani possono più facilmente visitare il paese di origine e viceversa ricevere visite dai parenti italiani (il problema è poi farli tornare in Italia).
Una considerazione particolare merita la visita a Ground Zero. La gente vi si reca in pellegrinaggio a rendere onore alle vittime di questa immensa tragedia che è di tutto il mondo occidentale. La vicina chiesa di Saint Paul è stata trasformata in un commovente mausoleo, dove continuamente si prega per coloro che non sono più fisicamente fra noi, ma il ricordo dei quali resta incancellabile. Con ogni probabilità è stata proprio la tragica esperienza dell’11 settembre a “ricompattare” gli americani, a ridare loro il senso della propria storia e della propria posizione nell’Occidente. Unico punto negativo, a Ground Zero, è la presenza di numerosi venditori ambulanti che, come i mercanti nel tempio, profanano quello che è un posto sacro. Se però si vuole far risorgere il luogo più grande e più bello si possono vedere questi ambulanti come un primo ritorno alla normalità.
Durante il nostro soggiorno abbiamo visitato anche Philadelphia, la città dove  sono nati gli Stati Uniti. Il nome della città, com’è noto, significa “amore fraterno”. Questa fratellanza, però, non è quella cristiana ma quella massonica, che ha qui una grande rilevanza, e non a caso il centralissimo e grandioso Tempio massonico è uno dei monumenti più ricchi ed importanti. Si dice che la massoneria tenga particolarmente alla segretezza, ma ciò riguarda evidentemente solo le politiche decise al livello massimo di iniziazione. Per il resto, sembra piuttosto impegnata in operazioni di immagine.
Il New York Times, proprio nel periodo della nostra visita, lanciava l’allarme per il decrescere del numero degli adepti. Tempo fa, anche in Gran Bretagna la massoneria aveva cominciato a rendere pubbliche le liste “fratelli” e a lanciare una vera e propria “campagna di reclutamento”. A quanto pare, il fenomeno della secolarizzazione, la cancellazione del senso del sacro in molti non ha aumentato l’attrazione verso la setta che più di ogni altra si è sforzata, da sempre, di combattere la Verità cristiana e la Chiesa cattolica. Chi ha perduto la Fede in Dio, perché mai dovrebbe sentirsi attratto dal “grande architetto” e dalla parodia dei riti cristiani?
La città dell’“amore fraterno” appare deprimente e degradata, con scarso traffico, scarsi negozi e tratti decisamente di cattivo gusto, come la fontana rosa “shocking” (grazie a qualche colorante mescolato all’acqua), ornata della scritta gigante “Love”, al centro della piazza che dovrebbe commemorare John F. Kennedy, il presidente assassinato a Dallas. La scelta del colore è particolarmente infelice se si pensa che è lo stesso dell’abito di Jacqueline Kennedy macchiato dal sangue del morto.
Ma un segno di vitalità è dato invece dalla grande cattedrale cattolica, quasi contraltare al Tempio massonico. Nelle forme architettoniche si ispira a San Pietro in Roma. All’interno, pur essendo ormai le 13, vi sono diversi fedeli in preghiera. L’altare è quello more antiquo, non vi è la tavola demagogicamente rivolta verso i fedeli; e la balaustra conservata con le tovaglie di lino e i cuscini per inginocchiarsi testimonia il fatto che qui la S. Comunione viene ricevuta ancora in ginocchio, davanti all’altare.
Il centro storico di Philadelphia è piccolo, ma ben meritevole di una visita. Qui il panorama cambia completamente. Sembra di colpo di essere trasportati in una città di trecento anni fa. Colpisce che una nazione così potente sia sorta in costruzioni così piccole. Il palazzo più importante è la Liberty Hall, che ha le dimensioni del municipio di un nostro qualunque paesino. All’interno, in una sala, tredici scrivanie testimoniano l’assemblea dei primi tredici Stati dell’Unione. Ovunque uomini in divisa accompagnano i visitatori di questo piccolo cuore dal quale è sorto questo grande paese.
La spiegazione, declamata con voce potente e chiara (nelle scuole americane fin dalle elementari si insegna ai bambini a recitare) viene ascoltata in religioso silenzio dai numerosissimi cittadini che visitano la Liberty Hall, ciò che rende anche gli stranieri consapevoli di quanto queste costruzioni significhino per il paese. Vengono in mente le nostre folle vocianti e schiamazzanti, sia di scolaresche sia di adulti rumorosi e maleducati, che in Italia non hanno alcun rispetto per i luoghi visitati, sacri e profani che siano. Diverso è l’atteggiamento verso lo Stato: là è sentito dai cittadini come una cosa creata e difesa da loro stessi. Da noi lo Stato è un’autorità imposta dall’alto, che fornisce servizi sempre più scadenti imponendo tasse sempre più alte.
Formalmente il sistema politico è simile su entrambe le rive dell’Atlantico settentrionale, ma in America, ripartendo da zero, è stata costruita un’autentica democrazia basata su una religione civile che fa aperto e diretto riferimento a Dio, e tutte le cariche, perfino quelle di giudice e di sceriffo, sono elettive, e gli eletti rispondono direttamente agli elettori. In Italia, invece, e in genere in Europa, purtroppo, la “democrazia” è arrivata sulle ali degli “immortali principi” giacobini, avulsi da qualsiasi riferimento alla Divinità, e il potere autentico risiede in funzionari inamovibili e dagli scatti di carriera automatici assicurati, e questo spiega bene sia il perdurare, da noi, di una tradizione autoritaria arcigna che considera i cittadini come nemici, sia lo scarso rispetto che gli Italiani nutrono verso lo Stato.
MARIA ANTONIETTA NOVARA


29
MARZO
2007
Articolo letto 2142 volte

Caro amico ti scrivo per dirti che sei scemo.
Non è un’offesa la mia, solo una constatazione fatta per il tuo bene, nella speranza di riuscire a scuoterti. Io non mi considero per niente superiore a te. Sono solo un poco più realista, forse un poco più umile, quanto basta per riconoscere che Dio viene prima di me ed è al di sopra di me.

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29
MARZO
2007
Articolo letto 2094 volte

Emilio Biagini

IL DILEMMA DI FONDO

Ogni opera narrativa, specie se di ampio respiro come un romanzo, deve affrontare un dilemma di fondo tra realismo e idealizzazione della realtà. Il problema è meno serio nel caso di un semplice racconto di poche pagine o poche decine di pagine che può limitarsi a mostrare uno squarcio della realtà, ma per un romanzo il dilemma non può essere eluso. Una rappresentazione realistica della realtà deve fare i conti con la condizione umana, e il rischio è perciò quello di scrivere un’opera deprimente (si pensi ad esempio quanto deprimenti sono le biografie, che finiscono sempre davanti ad una tomba). Idealizzare la realtà significa invece concludere con il classico lieto fine: si tratta di un artificio, grazie al quale la narrazione viene “tagliata” al momento culminante, quando i due “eroi” finalmente si sposano e si suppone quindi che da allora in poi vivranno “sempre felici e contenti”. Il lieto fine non mostra quindi l’inevitabile invecchiamento, le eventuali e sempre possibili disgrazie, le malattie, la solitudine del coniuge rimasto vedovo. La condizione umana non perdona.

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29
MARZO
2007
Articolo letto 1805 volte

Così dice il Signore: “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, che pone nella carne il suo sostegno e dal Signore allontana il suo cuore.

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I TRIGOTTI

CHI SIAMO?
Ve lo diciamo in lingua matematica
t=b(1+1/2)=3m

E' necessaria una precisazione:
e sia ben chiaro noi non siamo bigotti.

 
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  • Medaglia Gramaglia 

    Dopo attenta valutazione, la commissione composta 1) dal mio barbiere, 2) dall’aiuto barbiere esperto in psicopatologia, e 3) dallo yeti, ha unanimemente ritenuta degna della Medaglia Gramaglia

    La redazione di “Riscossa cristiana”

    con la seguente motivazione:

    Nel corso di violenta battaglia tra la nave di Pietro (insidiata pure dai Giuda sabotatori interni) da una parte, e le corazzate “Satanasso”, “Belzebù”, “Legione”, “Compasso e Grembiulino” (armate di artiglierie pesanti e lanciamissili) dall’altra, si interponeva eroicamente la combattiva barchetta a remi “Riscossa cristiana” guidata dall’intrepido Paolo Deotto e armata fino ai denti come qui sotto si può ammirare:

    Tappi

    Nel pieno dello scontro, interveniva in soccorso alla nave di Pietro una nuova potente nave da battaglia inviata dal Divino Maestro che ama parlare attraverso i piccoli (come una contadinella dei Pirenei, tre pastorelli di Fatima, o una povera semiparalitica di Viareggio), e non certo mediante i blateronti accademici, gonfi della loro presunta “scienza”.

    Dando immediatamente prova di acuto discernimento, e con fine intuito tattico, la ben guidata barchetta, invece di cercare di far qualcosa (quel poco o nulla che poteva fare) contro i veri nemici, girava l’impavida prora contro la nave di soccorso, colpendola con le proprie formidabili armi. Avvertita dell'errore, rifiutava non solo di correggere il tiro, ma perfino di rispondere a chi cercava di farle intendere ragione. Fulgido esempio di intelligenza e sprezzo del ridicolo.

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