Genova, 21 Giugno 2018 02.47





 
HUMANAE LITTERAE

 

Humanae Litterae

19
NOVEMBRE
2017
Articolo letto 217 volte

Emilio Biagini

 

L’EVANGELO VALTORTIANO

E LE SCIENZE NATURALI

 

Parte 1a

Geologia

L’Evangelo come mi è stato rivelato è un libro di sterminata ricchezza e d’incredibile complessità, che contiene innumerevoli profondissime conoscenze umanamente inaccessibili alla Valtorta. Sebbene sia scritto in maniera piana e facile da intendere, tale da recare conforto alle anime semplici, una comprensione veramente completa di esso richiede contributi di innumerevoli specialisti nelle più svariate discipline. Le notazioni accuratissime della Valtorta sono dovute alle raccomandazioni del Divino Maestro che la esortava ad osservare tutto con la massima attenzione. Ubbidiente come sempre, lei faceva come le era stato detto, sebbene quei particolari non la interessassero. Ma, come sempre, il Divino Maestro aveva ragione: le osservazioni dettagliate dovevano provare l’autenticità delle visioni, almeno per coloro che non chiudono gli occhi rifiutando di vedere.

Così apprendiamo una miriade di particolari geologici di eccezionale esattezza, verificati in base alle carte geologiche della Palestina (Sneh, Bartov, Weissbrod, & Rosensaft 1998) e della Giordania (Bender 1974, Burdon & Quennell 1959), come avrebbe potuto rilevare un osservatore sul posto, e non una povera semiparalitica ignorante di geologia, inchiodata al suo letto di dolore dal 1934, a migliaia di chilometri di distanza.

Nei dintorni di Sichem la petrografia è caratterizzata da basalto (Cap. 558.3). Un fiumicello taglia la via per Aera gonfio per le piogge, di un colore giallo rossastro come se fosse passato in una zona di terreni ferrosi, che in effetti si trovano a monte (Cap. 296.1). A Gerico vortici di vento caldo sollevano un polverone rossastro che sembra venire da un deserto o per lo meno da luoghi incolti di terra rossastra (Cap. 417.1), causando difficoltà di respirazione: è la classica terra rossa che troviamo in ambienti calcarei con clima mediterraneo: si tratta del residuo silicatico di rocce calcaree disciolte dall’acqua contenente anidride carbonica. Questi silicati subiscono la scissione idrolitica completa, dando basi solubili, silice idrata colloidale e idrossidi di ferro e di alluminio. Allontanate dall’acqua le basi solubili e parte della silice colloidale, si depositano gli idrossidi e il resto della silice. Il colore rosso è dato dalla presenza del ferro ossidato.

Nel giardino di Anna e Gioacchino, genitori della Santa Vergine, presso Gerusalemme, in periodo di siccità si riscontra una terra di colore bianco lievemente tendente al rosa sporco, ma marrone rosso scuro dove bagnata dall’irrigazione, quindi terreno calcareo misto alla tipica terra rossa mediterranea (Cap. 5.1). Da Sichem a Berot si hanno caratteristici monti calcarei (Cap. 194.1). Presso Engaddi vi è roccia calcarea rossastra, ossia contenente ossidi di ferro: appunto i composti che conferiscono il colore alla terra rossa mediterranea (Cap. 389.2).

Un caso del tutto particolare si ha tra Ramot e Gerasa (Cap. 287.1), che la Valtorta descrive come una regione appoggiata su una piattaforma rocciosa sollevata fra una corona di picchi. Scrive la veggente:

Sembra un grande vassoio di granito con sopra appoggiate case, casette, ponti, fontane, per il divertimento di un bambino gigante. Le case sembrano intagliate nella roccia calcarea, che costituisce la materia base di questa zona. Squadrate a blocchi sovrapposti, quali senza intonaco, quali neppur sgrezzati, sembrano proprio casette di un paesello da presepio, costruito coi cubi da un grande bambino ingegnoso.

Ramot era una delle tre città di rifugio levitiche, e sembra corrispondere al sito dell’attuale Es-Sait, esattamente a metà strada tra Gerico e Gerasa. Il geologo Vittorio Tredici (Iglesias 1892 – Roma 1967), che aveva compiuto ricerche in Transgiordania (attuale Giordania), confermò l’esattezza delle descrizioni geologiche e mineralogiche di Maria Valtorta, avendo notato nella zona stranissimi “dicchi” apparentemente granitici, in realtà calcarei. Si consideri il termine “dicchi”: il dicco (dall’olandese dijk, diga) è un corpo roccioso di origine magmatica, tabulare di limitato spessore, generato per riempimento di discontinuità della rocce incassanti. Persino nella giacitura, dunque, il deposito calcareo di Ramot imita una struttura di origine magmatica. Rocce calcaree imitanti nell’aspetto esteriore le rocce magmatiche sono abbastanza rare, e si formano quando al carbonato di calcio si mescolano impurità che ne modificano il colore.

Ad esempio, nel bacino del fiume Wear, nell’Inghilterra nordorientale, dove mi è avvenuto di compiere ricerche, non è facile, a prima vista, distinguere il calcare dalla dolerite (roccia magmatica), essendo entrambi di colore scuro, quasi nero. Per una sicura diagnosi occorre impiegare una soluzione diluita di acido cloridrico, che reagisce col calcare secondo l’equazione:

CaCO3 + 2 HCl → CaCl2 + H2O +CO2

liberando, come si vede, anidride carbonica gassosa con caratteristica effervescenza; mentre al contrario non reagisce affatto con la dolerite (o diabase), che è costituita da minerali silicei (plagioclasi e pirosseni). La dolerite del Wear è uniforme, per cui non è difficile che il calcare della zona, carico di fini impurità sabbiose, ne imiti bene il colore.

Il granito ha invece un aspetto tutt’altro che omogeneo, tipicamente granulare (particolarità che gli ha dato il nome), del tutto diverso dal calcare, il quale ha invece formula chimica semplice (CaCO3). Il granito è composto, in media, da ossidi, fra i quali al 72% domina quello di silicio (SiO2), seguito da quello di alluminio (Al2O3) al 14,4%, di potassio (K2O) al 4,1%, di sodio (Na2O) al 3,7%, ed altri ossidi in percentuali minori. Il netto dominio del silicio assicura che il granito non possa reagire con l’acido cloridrico. Al tempo stesso, l’aspetto granulare e tutt’altro che uniforme del granito rende estremamente difficile che un calcare, con la sua semplice formula chimica, possa imitarne l’aspetto.

Eppure questo fortuito e rarissimo fenomeno si è verificato proprio a Ramot, in Giordania. Per un osservatore di passaggio, non particolarmente ferrato in geologia e privo dell’opportuna attrezzatura, scambiare il calcare di Ramot per una formazione granitica è inevitabile. Ora, Maria Valtorta non aveva mai studiato geologia e certo non si portava dietro acido cloridrico quando si aggirava in spirito per la Terra Santa di venti secoli fa, mentre si trovava nel suo letto a Viareggio, eppure vide e descrisse quella stranissima formazione geologica, più unica che rara, che, per il suo aspetto tipicamente granulare, le diede l’impressione che si trattasse di granito.

Le ricerche sul terreno di Vittorio Tredici confermarono l’esattezza della descrizione, e ciò venne fatto presente ai prelati della Curia romana che bloccavano la pubblicazione dell’Opera. Ciò avrebbe dovuto bastare a far comprendere che le visioni valtortiane non potevano essere inventate. Ma costoro non si resero conto, o non vollero rendersi conto, del grande valore probante di questo particolare geologico.

BIBLIOGRAFIA

BENDER F. (1974) Geology of Jordan, Berlin, Gebrüder Borntraeger

SNEH A., BARTOV Y., WEISSBROD T. & ROSENSAFT M. (1998) Geological Map of Israel, 1:200,000, Israel Geological Survey (4 sheets)


18
NOVEMBRE
2017
Articolo letto 297 volte

FACENDO FORZA ALLA NOSTRA NATURALE MODESTIA,

ANDIAMO A PRESENTARE AI NOSTRI 23 LETTORI E MEZZO:

I BIAGINI:

UN CASO LETTERARIO

 

Non è certo frequente trovare una coppia di sposi tutti e due scrittori ed entrambi impegnati sul fronte della letteratura cattolica, non senza una mordente vena satirica.

Eccoci:

 

Non è certo frequente trovare una coppia di sposi tutti e due scrittori ed entrambi impegnati sul fronte della letteratura cattolica, non senza una mordente vena satirica.

Emilio Biagini, nato a Genova, è stato professore ordinario di Geografia all’università di Cagliari. Prima di approdare alla cattedra universitaria e per ingannare il tempo, mentre scaldava i banchi all’università di Genova, ha preso tre lauree (Scienze naturali, Scienze biologiche e Geografia), imparato sei lingue straniere (inglese, tedesco, nederlandese, afrikaans, russo e, senza sua colpa, francese) e vinto sei borse di studio all’estero, fra cui la Fulbright-Hays negli USA. Ma la sua principale vocazione non è mai stata quella del professore universitario. Ciò che gli interessa davvero è fare lo scrittore. Ha pubblicato quattro romanzi (La luce, Genova, 2006; Labirinto oscuro, Roma, 2008; La nuova terra, Verona, 2011; La pioggia di fuoco, Verona, 2012, quest’ultimo insieme alla moglie Maria Antonietta), due volumi di racconti (L’uomo in ascolto, Milano, 2008; Montallegro ed altri racconti, Verona, 2013) e quattro volumi di pièces teatrali satiriche (Saccenti ed altri serpenti, Genova, 2008; Il seme sepolto, Verona, 2009; Satire clericali, Verona, 2014, Gaia: il pianeta sull’orlo di un crisi di nervi, Chieti, 2016) questi due ultimi insieme alla moglie Maria Antonietta). Insieme alla moglie, ha pubblicato il provocatorio testo di storia per ragazzi Le brutte storie, Verona, 2017, che racconta le vicende moderne come si sono davvero svolte non come le raccontano i vincitori e i loro lacché politicamente corretti. Ha ricevuto, nel 2012, il premio letterario “Fede e Cultura” per la narrativa cattolica, e nel 2016 (insieme alla moglie Maria Antonietta) il Premio Putiferio per la Satira, e nel 2017 il premio nazionale “Raccontami la storia” per racconti storici inediti col racconto “I due cecchini”.

Maria Antonietta Novara Biagini è nata a Genova. Ha frequentato fino alla maturità classica l’Istituto delle Suore dell’Assunzione. Si è poi iscritta alla Facoltà di Giurisprudenza dell’università di Genova, senza però impegnarvisi al punto da giungere al conseguimento della laurea, preferendo occuparsi della sua famiglia invece di abbandonarla in mano a truppe mercenarie. Nello stesso tempo ha potuto sviluppare i propri interessi culturali e le proprie curiosità, anche attraverso viaggi in quasi tutte le parti del mondo, approfondendo e fortificando una formazione cattolica e controcorrente. Ha pubblicato il volume di racconti L’albero secco (Verona, 2010) e un romanzo storico dal titolo Nonna non raccontava le favole (Verona 2016), che tratteggia la storia d’Italia attraverso le vicende di una famiglia, ambientato a Genova dall’Ottocento in poi. Insieme al marito Emilio ha pubblicato il romanzo La pioggia di fuoco (Verona, 2012) e le Satire clericali (Verona, 2014). Nel 2015 ha ricevuto a sua volta il premio letterario  “Fede e Cultura” per la narrativa e, insieme al marito Emilio, nel 2016, il Premio Putiferio per la Satira, e nel 2017 il premio nazionale “Raccontami la storia” per racconti storici inediti col racconto “Lo scudiero”.

 

Ed ecco alcuni dei più recenti libri sfornati dalla dinamica coppia:

 

Il seme sepolto 

Quattro commedie giudiziarie, ambientate in una terra fantastica che simboleggia lo spirito umano. Valenti avvocati si battono per portare alla luce il seme sepolto della verità. È questo il quadro narrativo che viene precisandosi da un episodio all’altro, finché il pubblico accusatore, il nemico, il persecutore, affascinato da Petra, la Pietra Immortale, la Santa Madre, personificazione della Santa Madre Chiesa, si converte e crede. Anche lui è il seme sepolto, il peccatore che alla fine trova la Fede e si prepara ad affrontare la via crucis della salvezza.

 

Lalbero secco 

Quarantasei testi, uno al giorno per un mese e mezzo. Per ridere delle miserie del potere ottuso, che pretende tutto decidere, giudicare e governare; per farsi beffe del darwinismo, che pretende l’uomo “discendente” da “antenati” comuni alle scimmie e non si rende conto che alle scimmie sta tornando. In questo volume si possono trovare spassosi esempi di satire della sgangherata poesia moderna e delle molte idiosincrasie che rendono ridicola l’umanità; ma non solo, la lettura di quest’opera serve anche a far sorridere e commuovere pensando alla figura di Padre Pio e ai ricordi delle proprie radici.

 

 La nuova terra

La nuova terra, dove cessino le sofferenze e sia possibile trovare la serenità, è raggiungibile? Quello che appare essere un male può rivelarsi un bene? Esiste una prospettiva superiore che dà senso alla vita? Questo romanzo, ambientato nel Sudafrica dell’apartheid e poi nella multietnica Londra, offre una risposta positiva a tutte queste domande.

 

La pioggia di fuoco

L’avvento dell’anticristo e la fine del mondo: che temi allegri! Roba dell’altro mondo, proprio. Roba da fare scongiuri o da sbellicarsi dal ridere? La sindrome millenaristica, che di quando in quando attanaglia molta gente, è giustamente motivo di ilarità, specie quando deriva da fisime neopagane, come i calcoli basati sui calendari Maya, le elucubrazioni New Age ed altre ciarlatanerie. Ma spaventare la gente rende, ed ecco perché tanti ne scrivono. Bisogna allora dire due cose. Primo: non ci sono dubbi, succederà; tutte le religioni monoteistiche dicono chiaramente che il mondo è destinato a finire; lo stesso, con linguaggio diverso, dice la scienza. Secondo: non sappiamo quando avverrà, ma non è affatto imminente; non vedranno niente di simile né i nostri bisnipoti né i bisnipoti dei nostri bisnipoti, e via di generazione in generazione. Perciò riponete i cornetti e i ferri di cavallo e godetevi questo racconto.

 

Montallegro-copertina

Il primo di questi racconti, che dà il titolo alla serie, è una storia d’amore: quella fra la Santissima Vergine Maria e la città di Rapallo.

Anche gli altri racconti, in gran parte ambientati in Liguria (Genova e Savona, oltre che, occasionalmente, a Milano, in Germania e in Inghilterra), sono svergognatamente cattolici e offensivi per il sacro laicismo e per la rampante tirannia relativista.

 

 

I chierici sono stati spesso bersaglio di satira, a volte immeritatamente, da parte dei nemici, ma il sale insipido è purtroppo una distesa enorme come il Sahara e una minaccia gravissima di morte per le anime. Vi sono i tiepidi, i vigliacchi, quelli che contraddicono il Vicario di Cristo e lavorano sotto la chiglia della navicella di Pietro come teredini per sovvertire la verità. Contro costoro i cattolici hanno non il diritto, ma il dovere di prendere posizione. E poi vi sono quelli che credono di difendere la Tradizione combattendo e minimizzando le rivelazioni private, imponendo silenzio allo stesso Dio: che diamine, ha parlato una volta per tutte e loro sono gli unici custodi autorizzati della Parola. Atteggiamento pericolosissimo, perché facendo di ogni erba un fascio si toglie credibilità ai messaggi autentici e non si colpiscono abbastanza quelli falsi.

 

 Nonna non raccontava le favole

Una signora che non racconta favole, ma custodisce il tesoro della memoria. Una famiglia unita. Il contrasto fra la vita familiare improntata ai valori cristiani e vissuta nella Grazia divina, e tutto intorno il grigiore di un regime di politicanti sabaudo-massonici, emerso dagli intrighi del cosiddetto “risorgimento”, oppressore della Chiesa e delle identità locali, regionali e nazionale.

Un regime dedito all’avventura sanguinosa della guerra, incapace di contenere il giustificato malcontento popolare (che trova sfogo in tragiche rivolte soffocate nel sangue, e in una disperata emigrazione), sostituito poi da un altro regime altrettanto bellicista e votato alla rovina, che si lascia dietro un tragico strascico di odi e violenze, e a sua volta viene sostituito da un regime repubblicano-massonico, portatore di una prosperità ingannevole e di una fallimentare gestione condita di vigliaccheria e di retorica, sotto il tallone dei grandi usurai mondiali.

Una storia che si dipana lungo un secolo di vita di Genova, segnato dalla caducità di tutte le cose umane, da momenti irripetibili di gioia che passano per non tornare mai più, dal dolore di vite spezzate da insensate guerre scatenate dai malgovernanti. Ma tutto ciò senza mai scendere a compromessi col male, e senza perdere la speranza — sostenuta da una Fede senza incertezze — in un mondo nel quale sarà asciugata ogni lacrima.

 

 Gaia copertina copia

Bacilli del colera di tutto il mondo, unitevi. Rallegratevi ed esultate, zanzare, le vostre sofferenze sono alla fine: prima c’erano le bonifiche, adesso arrivano le malifiche. La serietà scientifica degli ambientalisti è pari al loro senso del ridicolo. Per non parlare della serietà dei teologi che, poverini, si addentrano nell’ecologia. Senza gli ambientalisti (teologi e non) il mondo sarebbe senz’altro più povero (di occasioni per la satira). Non c’è niente che metta in fuga il diavolo meglio di una presa in giro (parola di C.S. Lewis). Che serva anche contro gli ambientalisti (e i loro seguaci teologi)?

 

Le storie pi brutte-Copertina

Un agile libretto, destinato ai bambini ma adatto anche agli adulti, capovolge le menzogne incancrenite imposte dai vincitori e gabellate come indiscutibile scienza storica nei libri delle scuole statali: la "benefiche" rivoluzioni, il "radioso" risorgimento, la "gloriosa" resistenza. I signori della disinformazione sappiano che la Verità non può essere soppressa per sempre.

 

ACHTUNG! ACHTUNG!

LA DINAMICA COPPIA STA PER DARE ALLE STAMPE IL PRATO ALTO, UNA GRANDE STORIA ROMANZATA DELL'AUSTRIA, DALLA PREISTORIA AI NOSTRI GIORNI, CHE HA NATURALMENTE MOLTO DA DIRE ANCHE SULLA STORIA EUROPEA IN GENERE E SU QUELLA ITALIANA IN PARTICOLARE.

 


07
NOVEMBRE
2017
Articolo letto 1077 volte

UNA SOCIETÀ ISTERICA

TRA LUPANARE E VESPASIANO

Witness for the prosecution 1957 copia

 

Due anni: 1957, 2016. Due versioni di una stessa opera: Testimone d’accusa di Agatha Christie, rivelano, a confronto, una trasformazione epocale vertiginosa. La prima versione, in bianco e nero, interpretata da Marlene Dietrich, Tyrone Power e Charles Laughton, è luminosa e perfettamente chiara; la seconda, prodotta dalla mitica BBC, è, o dovrebbe essere a colori, se non vi dominassero le tenebre.

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18
OTTOBRE
2017
Articolo letto 310 volte

SESTO FESTIVAL NAZIONALE DI FEDE & CULTURA

VERONA, 15 ottobre 2017

Organizzato dall'editore di Fede & Cultura Prof. Giovanni Zenone.

Relazioni e interventi interessantissimi, del Prof. Ettore Gotti Tedeschi, della Dott.ssa Silvana De Mari, del Prof. Franco Agnoli, del Prof. Stefano Fontana, dell'eurodeputato Lorenzo Fontana, di Mons. Gino Oliosi, della Prof.ssa Maria Bianca Graziosi e dello stesso Prof. Giovanni Zenone.

ALCUNE IMMAGINI

Verona 4

Verona 3

Verona 2

Verona 1


I TRIGOTTI

CHI SIAMO?
Ve lo diciamo in lingua matematica
t=b(1+1/2)=3m

E' necessaria una precisazione:
e sia ben chiaro noi non siamo bigotti.

 
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