Genova, 30 Aprile 2017 12.52





 
HUMANAE LITTERAE

 

Humanae Litterae

22
GENNAIO
2017
Articolo letto 112 volte

A CHI GIOVA IL COMUNISMO?

 SERVE SOLO AI RIVOLUZIONARI DI PROFESSIONE PRONTI A TRASFORMARSI IN PARASSITI DI REGIME

 

 

 

La rivista di propaganda “alleata” del tempo di guerra Il Mese (n. 21, settembre 1945, pp. 310-319) riportava, condensato da The Saturday Evening Post di Filadelfia, un importante articolo dell’economista americano P.F. Drucker, dal titolo “Stipendi e paghe nell’URSS”, che contiene informazioni interessanti e attendibili, dato che l’indirizzo della rivista era ovviamente quello di elevare peana ai paesi vincitori, oltre che di insultare quelli sconfitti e imbottirli di menzogne.

 

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20
GENNAIO
2017
Articolo letto 152 volte

EMILIO & MARIA ANTONIETTA BIAGINI, Gaia. Il pianeta sull’orlo di una crisi di nervi, Tabula Fati, Chieti, 2016, € 14.

Gaia copertina copia 

 Recensione del Prof. Francesco Maj, dell'Istituto Salesiano “Valsalice”, Torino

La recente fatica letteraria della coppia Emilio e Maria Antonietta Biagini si aggiunge alle numerose pubblicazioni già prodotte controcorrente e che hanno come bersaglio evidentissimo tanti idoli del nostro tempo e i loro devotissimi adoratori.

Come non ricordare, per limitarci alle pubblicazioni più recenti, le gustosissime “Satire Clericali” con tante ombre vagamente ecclesiastiche che recitano “pezzi di giornali”, ripetono slogan molto buonisti… dove manca qualsiasi rispetto della verità e non v’è cenno della propria identità? Degni di molta attenzione restano anche libri come “Saccenti ed altri serpenti”, “La pioggia di fuoco”, “Labirinto oscuro”, ecc., che da vari anni  fanno la loro periodica comparsa, incuranti della reticenza e del silenzio di chi dovrebbe difendere i valori fondamentali e invece… lascia correre o, peggio, rema contro.

Sono testi in cui l’autore entra a spada tratta con grande libertà di denuncia, e senza sottintesi fa emergere vigliaccherie e chiari tradimenti…

Bisognerebbe proprio che venissero messi in scena!

Divertirebbero anche un largo pubblico di indifferenti, irriterebbero alcuni saccenti e forse farebbero riflettere… anche tante mosche cocchiere”!

L’ultimo prodotto di cui sono a conoscenza della dinamica coppia è GAIA… Il titolo promette un po’ tutto quello che la madre-terra può dire e soprattutto quanto ne dicono gli inquilini… chiamati sul palco ad accusare, a difendersi dai tentativi e dalle molte chiacchiere dell’“homo sapiens”. Si tratta di creature inanimate come il Vulcano, il Cielo stellato, gli Asteroidi, il Mare, le Nuvole che commentano le varie idiozie con cui l’uomo li accosta e li utilizza e talvolta li idolatra.

Soprattutto però il dialogo a più voci si fa contemporaneamente divertente, ironico e amaro quando parlano le ranocchie, i topi, i panda, gli aironi, le poiane, gli squali, le iene, gli avvoltoi, pinguini e zanzare…

Davanti al lettore si snodano quadretti più o meno lunghi, talora brevissimi, sovente accompagnati da un Io-vociante.

Troveranno un regista coraggioso che li presenta in qualche scena televisiva?

Se però si dovesse scegliere un “pezzo” da rappresentare veramente con tanto di apparato non si potrebbe assolutamente escludere le pagine dove sono di scena la Scimmie dai pittoreschi nome come Orango, Gibbone, De Gorillis… con vari altri animali chiamati in causa: il Picchio, la Bertuccia… Ci si trova nell’aula di un vero tribunale con tanto di apparato giudiziario dove le scene si succedono solennemente secondo le procedure canoniche… I vari personaggi si avvicendano con accuse e precisazioni, e le “dimostrazioni” dell’area evoluzionista vengono in definitiva vagliate e sottoposte a un duro esame da parte degli animali chiamati in causa…

“Indiscussi” venerati personaggi come Darwin e il suo mastino Huxley… sono sottoposti a domande imbarazzanti e all’implacabile logica del pubblico ministero Orango. Ne emerge una conclusione ben martellata dall’autore: ci possono essere state modifiche lentamente verificatesi, adattamenti dentro la stessa specie… ma la derivazione di una specie dall’altra resta indimostrata…

Soprattutto il “mistero umano” con la conoscenza del bene del male, con le doti artistiche che lo caratterizzano… non si lascia minimamente dedurre da una organizzazione sia pure complessa di molecole. Nel dibattito fa capolino anche una parola famosa: il caso… Nonostante i mirabolanti tentativi escogitati per farne il protagonista adatto a spiegare certe trasformazioni e il funzionamento dei vari organi… resta un puro vocabolo di origine molto chiara: non sapendo come un fatto sia avvenuto o avvenga, ci si abbandona a uno sbalorditivo atto di fede mascherato da una parola!

Interessanti spunti di ricerca storica sono offerti dagli accenni:

$1-         alle relazioni fra Darwin e Huxley e i progetti del Club X (a cui lo scienziato non partecipava, anche perché non invitato!),

$1-         al passaggio dal Darwin credente al suo finale agnosticismo,

$1-         alla utilizzazione che vari atei hanno tentato di fare delle idee di Darwin, ecc.

Che dire in definitiva sulla questione dibattuta?

I vari colpi d scena che si succedono negli interventi portano lo spettatore non del tutto digiuno ad alcune conclusioni più volte e in molte forme proposte:

$1-   lo scienziato si muove sul piano del dove, del quando, del quanto e del come e le sue conclusioni… non sono mai definitive. Quante “scoperte” che parevano definitive sono state smentite!

$1-         lo scienziato nulla può dire sul perché di quanto avviene,

$1-         lo scienziato non decide del bene e del male…

La tecnologia offre all’uomo mezzi, ma non gli insegna come usarli…

Sempre sulla questione calorosamente dibattuta nel tribunale… non sembra inutile precisare (e l’autore certamente lo sa!) che molti credenti pur seguendo Darwin lo correggono su un punto decisivo: parlano di Dio che guida l’evoluzione

Se si assiste, pensano, alla disposizione di varie lettere dell’alfabeto in parole, che a loro volta compongono una proposizione e questa si inserisce in un discorso, è troppo evidente che è all’opera un Autore! A questa conclusione si è avvicinato lo stesso Darwin…

Io confesso che mi pare il più alto assurdo possibile supporre che l’occhio sia stato formato, per mezzo di selezione naturale, con tutte le sue inimitabili disposizioni ad aggiustare il suo fuoco alle varie distanze, ad ammettere diverse quantità di luce e a correggere l’aberrazione sferica e cromatica.

(Prima edizione italiana de L’origine delle specie, 1864)

E la sua perplessità è del tutto ragionevole… Mentre sconcertante è quanto scrive in un secondo tempo…

 

L’occhio mi fa venire ancora oggi un brivido freddo ma… la ragione mi dice che dovrei superare questo brivido.

(in una lettera di qualche anno dopo…)

 

A quale tipo di “ragione” si appellava questo secondo Darwin?

Concludendo…

Non si sfugge al desiderio di augurare alla coppia che ci ha offerto GAIA di procedere perché il dibattito resta sempre aperto e il tentativo di ridurre tutto il reale a una organizzazione di particelle dai nomi sempre più strani… certamente continuerà finché dura l’uomo. E occorre chi smaschera camuffamenti e conclusioni ingiustificate anche se presentate in paludamenti scientifici e con cipiglio accademico e… ironizzando e calpestando la famosissima “ragione”!

FRANCESCO MAJ


29
DICEMBRE
2016
Articolo letto 86 volte

L’AMERICA E LO SPETTRO DEL FASCISMO

 

 Liberator copia

 

Dopo i democratici bombardamenti a tappeto per ammorbidire i pupi, occorreva erudirli sul felice salvataggio dagli orrori della dittatura. Per questo venne fondato Il Mese, la rivista di propaganda per l’Italia “liberata”, che presentava articoli compendiati da varie fonti. Ad oltre settant’anni di distanza, avviati al disastro demografico dal malthusianesimo e dall’ambientalismo anglosassone, nonché sprofondati nel mondialismo usuraio di Soros-Sauron e soci annidati in WallStreet-Barad-dûr, siamo in grado di valutare quanta gratitudine dobbiamo ai nostri “liberatori”.

 

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Questo articolo, diviso in quattro capitoletti, dal titolo Lo spettro del fascismo visto dall’America, venne pubblicato su Il Mese, n. 23, settembre 1945, pp. 582-588, ed era compendiato da Harper’s Magazine, New York.

 

spettro facsimile 

 

L’autore, Percy Winner era stato per tre anni vice-direttore dell’Office of War Information statunitense per operazioni speciali di guerra, ergo, spione.

[Le osservazioni in corsivo e parentesi quadra servono da opportuno commento.]

 

I

La disfatta della Germania, col restituire la libertà [Scusi, non ho capito bene: cosa ha restituito?] all’Europa, ha reso urgenti i problemi finora posposti. Durante la guerra, gli Alleati avevano dovuto ricorrere a  parecchie semplificazioni per ridurre al minimo i conflitti di opinione e gli equivoci; perciò la guerra contro la Germania fu senz’altro identificata con la guerra al fascismo. Ma oggi si deve riconoscere che  la guerra contro il fascismo non è finita, e che il problema del fascismo non può ridursi a termini così semplici. [Brillante deduzione, Watson, ci voleva proprio il tuo cervello anglosassone per arrivarci.]

Il fascismo non è morto, non è nemmeno battuto. [Agitare spettri inesistenti è il classico strattagemma disonesto delle menti totalitarie.] Esso sparirà solo quando si saranno trovate delle alternative alle soluzioni mostruose, ma tangibili, che esso offriva per taluni problemi europei. [Significativa ammissione: non esistono soluzioni alternative, o almeno non esistevano al momento in cui costui scriveva. Ma allora perché combatterlo con tanto accanimento senza avere neppure una soluzione alternativa in mente? Il fatto è che la spinta alla guerra per gli americani veniva non da un’idea “alternativa”, ma dagli interessi inconfessabili della finanza usuraia e petroliera che sperava di ingrassarsi a dismisura.]

Il cumulo di teorie, di menzogne, di mezze verità che, in veste ora mitologica, ora mistica, ora superstiziosa, costituì la cosiddetta ideologia del fascismo nella sua varietà nazista [Non esisteva una varietà nazista del fascismo, il nazismo era qualcosa di assolutamente diverso e unico, perché sprofondato nell’esoterismo.], ha esercitato tale influenza in Europa, che ad essa non si sono potuti sottrarre nemmeno coloro che hanno messo a repentaglio la propria vita per distruggerla. Sia pure in forma caricaturale, l’ideologia nazista si avvaleva tanto della scienza più moderna quanto della religiosità più primitiva. La varietà nazista del fascismo [ossia il nazismo, che non era affatto fascismo] si potrebbe invero definire come una sintesi pseudo-religiosa di un nuovo stato moderno e di un vecchio tipo di organizzazione tribale basata su vincoli di sangue. Dietro a questa costruzione stava la pseudo-ispirazione di Hitler che lo Stato potesse essere insieme umano e divino – umanizzato in un organismo, divinizzato in una chiesa. I teorici assunsero le funzioni di profeti e di sacerdoti, gli scienziati presero il posto degli stregoni. L’individuo tedesco divenne un automa cellulare, su cui la grazia scendeva nell’atto di servire l’organismo dello stato-chiesa e di partecipare alla sua comunione. A lui toccava raccogliere l’eredità della terra da popoli inferiori destinati alla sottomissione o alla distruzione.

Solo ora cominciamo ad accorgerci delle differenza tra la Germania nazista e quella guglielmina; e non siamo ancora arrivati a vedere che le conseguenze della distruzione di un universalismo patologicamente religioso sono differenti dalle conseguenze della disfatta di un imperialismo politico. Il nuovo ordine nazista era una tarda caricatura dell’originale Sacro Romano Impero; il nuovo disordine, morale e materiale, non solo della Germania, ma dei territori già occupati dai tedeschi, richiama non tanto al 1918 quanto al 1648, la conclusione dell’ultima guerra di religione.

L’orgia d’irrazionalismo imposta con diabolica abilità tecnica sull’Europa dai nazisti non poteva non lasciare gravi postumi psicologici, tale fu l’attrazione esercitata da quei distorti valori morali e da quei deformi principi politici. La parte del fascismo che ancora richiede comprensione e repressione è quella che ha lasciato tracce nei pensieri e nei sentimenti di milioni di europei che furono fascisti o che semplicemente non furono anti-fascisti. [Mostruosa arroganza: qui siamo alla psicopolizia di 1984].

Il comprendere questo è particolarmente arduo per noi americani. Noi siamo lontani. La nostra esperienza storica è differente. Per esempio, noi vogliamo pace e libertà [sic!]: ma per l’Europa la potenza è pace; e la libertà è il residuo dei sacrifici necessari per la sicurezza. L’americano vuole prevenire la guerra [Ma davvero?!]; l’europeo vuole prevenire un’altra guerra, una determinata guerra tra la nazione a cui appartiene e un’altra determinata nazione. Noi usiamo le stesse parole per cose differenti. [Non si sa ridere o piangere di fronte a simili vaneggiamenti propagandistici: quando mai gli americani hanno voluto la pace? Magari il popolino l’avrà preferita, per non andare a rischiare il collo per il bene dei guerrafondai, ma i poteri forti hanno sempre spinto per la guerra, usando i più vari pretesti e le più varie provocazioni, fino a rendere inevitabile l’attacco a Pearl Harbor.]

 

II

Forse la via migliore per avvicinarsi alla comprensione della situazione attuale è analizzare il fascismo nei suoi componenti umani. I fascisti non erano tutti uguali [Magnifico questo colpo d’ala di alta politologia e psicologia!]; non pensavano, sentivano, agivano tutti allo stesso modo [Ma guarda un po’, non ci avrei mai pensato; bisogna essere superuomini anglosassoni per fare osservazioni così geniali.]. L’unità creata dal fascismo fu superficiale e non riuscì a cancellare le cricche, fazioni e differenze d’interessi a cui si impose.

Una sola cosa teneva insieme i fascisti: in un modo o nell’altro il fascismo risolveva o pareva risolvere o prometteva di risolvere i loro problemi personali alle spese di qualcun altro. A guardare in fondo, questo sistema portava inevitabilmente alla guerra: un numero sufficiente di vittime non poteva trovarsi se non fuori della sfera fascista di influenza, ossia mediante la guerra. [Questa analisi si applica piuttosto al sistematico uso della violenza delle cosiddette democrazie anglosassoni, che massacrarono l’Irlanda cattolica e le parimenti cattoliche Highlands scozzesi, che foraggiarono e sostennero il “risorgimento” italiano per distruggere la Chiesa, che sostennero Leone Trockij per abbattere il regime zarista, che appoggiarono il regime ateo repubblicano durante la guerra di Spagna, tanto per citare alcune delle brutali aggressioni da esse perpetrate contro l’ordinamento cristiano che i santoni anglosassoni della massoneria odiano di odio diabolico.]

Ma anche prima della guerra l’uso sistematico dell’assassinio individuale o collettivo come metodo chirurgico per risolvere i problemi umani costituiva già parte essenziale del fascismo. La definizione più semplice – non già la spiegazione – del fenomeno fascista è quella che lo fa consistere di un gruppo di persone spinte a tal punto di insopportabile incertezza e di ansietà disperata da provare l’equivalente emotivo della alternativa di fatto: uccidere o essere uccisi. [E il comunismo, così teneramente coccolato dai poteri forti dei superuomini anglosassoni, non aveva provocato proprio questa situazione, in cui si trattava di uccidere o essere uccisi? È il solito vile sistema propagandistico di accusare qualcuno per aver cercato di difendersi.]

I capi furono naturalmente coloro che spinsero in questa direzione, ma essi non avrebbero potuto riuscire nel loro proposito, se le circostanze di vita europea dell’ultimo venticinquennio non li avessero favoriti, se cioè una concezione di vita aberrante non si fosse diffusa come un contagio per un’Europa già malata politicamente, economicamente e socialmente. [Ma guarda un po’! E chi aveva provocato questa malattia, se non le furie isteriche della massoneria anglosassone (e francese) che impose alla Germania sconfitta condizioni di inumana durezza e volle disintegrare l’Impero asburgico, colpevole di essere cattolico e l’ultimo residuo del Sacro Romano Impero? Ma per chi ha vinto, ed ha la bomba atomica, non ci sono difficoltà a sorvolare sulle proprie gravissime responsabilità.]

Si dice di solito che il fascismo è stato lo strumento dei reazionari di destra, fossero essi industriali, banchieri o militaristi. Non c’è dubbio che la reazione costituì ed ancora costituisce uno dei tre elementi più importanti del fascismo. Per coloro che cercano vantaggi personali, ricchezze, prestigio e potere, e per coloro che, avendoli, li vogliono conservare, la soluzione offerta dal fascismo era perfetta: tangibile, pratica, realistica, la vera sapienza politica. Ma questi reazionari diventarono strumenti e servi del fascismo, piuttosto che il contrario. Essi, senz’accorgersene, dicono il vero quando per sfuggire alle tremende responsabilità della loro partecipazione al fascismo e alla guerra fascista, piagnucolano che non sono mai stati realmente fascisti. Di fatto essi furono peggio che fascisti: essi, al pari dei vari rinnegati alla Quisling, furono venduti al fascismo. [E che dire degli industriali, banchieri e militaristi USA che fremevano per l’entrata in guerra? Che dire del blocco economico imposto al Giappone, il quale aveva petrolio solo per sei mesi ed era disposto perfino ad uscire dal patto militare con la Germania purché venissero attenuate le sanzioni e al quale, ricevuto un rifiuto, non restava che attaccare Pearl Harbor nel disperato tentativo di mettere fuori causa i suoi strangolatori anglosassoni e avere accesso al petrolio indonesiano? E se gli “alleati” avessero perso, non avrebbero dovuto piagnucolare i finanzieri petrolieri e fabbricanti di armi, per sottrarsi alle tremende responsabilità di aver scatenato la guerra?]

I veri fascisti vanno divisi in due gruppi: i capi (fanatici, zelatori mistici dell’assassinio) ed i seguaci (le grandi masse). Mentre i reazionari non hanno interesse che per le soluzioni espresse in solida moneta corrente [Esattamente come i finanzieri petrolieri e fabbricanti di armi anglosassoni, intenti a contare i miliardi guadagnati, mentre questo spione sproloquiava.], le soluzioni preferite dai veri fascisti, capi e gregari, sono un misto di realtà e di fantasia psicopatologica. In termini psicologici, i capi cercavano e ottenevano sollievo attraverso un processo di sfogo.

Come ha notato un acuto critico francese della giovane generazione: “Nessun popolo si è mai dato in mano a un dittatore per il semplice piacere di essere oppresso. Un’analisi del complesso sadistico-masochista che si sviluppa nelle masse durante il periodo di avvento di una dittatura isolerebbe tra i suoi componenti un desiderio di emancipazione, un’accettazione della sottomissione condizionata dalla paura della libertà e della responsabilità, una certa volontà di potenza, una parte di egoismo e infine il sentimento di dedizione alla comunità.” [Come se le grandi masse delle cosiddette democrazie non avessero gli stessi problemi psicopatologici: chi controlla gli eletti dopo che si è dato loro il voto? Ed è proprio un complesso sadistico-masochista quello che sta dietro alle rivoluzioni che hanno creato le “democrazie” liberali, a cominciare dalla rivoluzione francese.]

La soluzione per il gregario era psicologica, ma naturalmente includeva vantaggi sociali ed economici. Anche il gregario era un profittatore ai danni di un terzo. Questo terzo era un capro espiatorio di qualche sorta, deliberatamente scelto tra coloro che erano troppo deboli per difendersi: ebrei, liberali, massoni, democratici, non fascisti, fascisti tiepidi. [Qui siamo veramente al delirio: poveri massoni deboli e indifesi!]

Le vittime diventavano ipso facto nemici potenziali: i delitti contro di loro si trasformavano in atti di “legittima” difesa. Era una soluzione mostruosa, ma per l’individuo fascista era una soluzione – una soluzione personale. Ossessionato da un senso di inferiorità e d’incertezza deliberatamente e incessantemente esagerato, il fascista accettava questa soluzione e se la giustificava. La guerra divenne per i capi fascisti la meta a cui tendere coscientemente, perché non ci poteva essere altra soluzione in grande stile se non quella a spese di altri popoli. [Pseudo analisi delirante che pretende di sapere cosa c’è nella testa degli altri, trascurando i concretissimi interessi delle lobbies guerrafondaie dei paesi “democratici” anglosassoni, e trascurando pure le spaventose ingiustizie dei trattati che posero fine alla prima guerra mondiale – ingiustizie imposte dalla massoneria anglosassone e francese, la povera, piccola massoneria, debole e perseguitata!]

Durante la generazione presente il fascismo non combatterà più guerre, ma gli uomini e le donne che continuano ad avere qualche fede nel metodo fascista – e sono molti – si ostineranno a non credere nella possibilità della pace interna e della pace internazionale. [E infatti l’intera storia da allora in poi è stata una storia di continue guerre, aggressioni e massacri perpetrati dai regimi “liberali” anglosassoni e dai loro amiconi comunisti.]

Deliberatamente o inconsciamente essi saboteranno ogni tentativo per raggiugere un compromesso nei conflitti internazionali o una soluzione nei problemi domestici. Il fascismo in sé non è più un pericolo, ma gli uomini e le donne che hanno nostalgia dei suoi metodi chirurgia primitiva sono nemici della pace e del progresso dell’Europa postbellica. [Questo delirio nasconde il fatto concreto della politica malthusiana originata negli USA che avrebbe condotto l’Europa, sotto l’egida americana, sull’orlo dell’estinzione. Loro, gli americani, no che non hanno nostalgia della chirurgia primitiva. Loro no che non scatenano guerre. Loro sì che possono permettersi, dall’alto scranno dei vincitori in possesso della bomba atomica, di trinciare giudizi. E pochissimo tempo dopo avrebbero dimostrato quanto simili sono loro stessi alla distorta immagine del “fascismo” che propagandano. La storia degli Stati Uniti non è forse una storia di continue guerre? Se il fascismo fosse davvero quello farneticato da questo spione, i più perfetti fascisti sarebbero proprio i suoi connazionali e lui stesso.]

I fanciulli e i giovanetti presentano un problema speciale di disintossicazione e rieducazione che dev’essere affrontato. Degli adulti ex-fascisti e collaboratori, taluni saranno eliminati dai procedimenti penali contro i responsabili della guerra e dell’epurazione [oppure dagli assassini comunisti del triangolo della morte che poterono operare sotto il benevolo sguardo di una “democrazia” castrata e dei suoi mentori anglosassoni]; gli altri o ritorneranno a quei gruppi e partiti a cui già aderivano prima di passare al fascismo, o si sceglieranno un partito che sembri affine a quelle specifiche funzioni e clientele con cui solevano essere associati sotto il fascismo. Ciascun individuo andrà dove penserà di avere qualche probabilità di risolvere i propri problemi personali; e conserverà o perderà la nostalgia del fascismo secondo che troverà o meno qualcosa di approssimativamente simile al fascismo. [Ma che ne sa lui? Sono solo parole idiote in libertà.]

Il timore della punizione [O spione, ma lo sai almeno cos’era la “volante rossa”?] farà passare l’ex-fascista per un certo periodo di emozioni esteriormente rassomiglianti a una conversione morale dall’errore e dal peccato, ma l’infezione non potrà essere realmente vinta se non eliminando effettivamente l’incertezza materiale e psicologica. Bisogna dare all’ex-fascista la prova che esiste una soluzione onesta, giusta, onorevole, degna almeno di essere tentata [Già: l’osceno mondialismo globalista usuraio, guerrafondaio e assassino che promana dalla mecca della “democrazia”.].

Non basta impedire negativamente la ripetizione della soluzione fascista [No, bisogna inventare una soluzione di gran lunga peggiore e presentarla come il toccasana “democratico”.].

La nostalgia per il fascismo che risulterà in non-cooperazione, malessere, sabotaggio è un moto irrazionale che la sconfitta non basta a sradicare. Solo la fiducia nella capacità della democrazia a risolvere i problemi emotivi può rimuovere le vestigia nella fede nel fascismo. [E infatti la “democrazia” strombettata dai corifei anglosassoni e foraggiata da Soros-Sauron si è davvero dimostrata degna di risolvere tutti i problemi, emotivi e non emotivi. Complimenti!]

 

III

Sfortunatamente alla fine della guerra trova aggravati entrambi gli aspetti del problema fascista. Quello emotivo e quello materiale. I fascisti hanno fatto quanto era in loro potere per rendere le condizioni dell’Europa postbellica ancora più penose, turbate da incertezze materiali ed emotive di quel che fossero, almeno per i fascisti, le condizioni dell’Europa prebellica. [Ma guarda un po’, non è che i problemi emotivi e materiali consistano nella distruzione dei bombardamenti a tappeto e sulle violenze contro la popolazione civile delle regioni che i superuomini anglosassoni venivano a liberare, ad esempio nella stessa Normandia, no, sono gli sconfitti e schiacciati che, misteriosamente, pur sconfitti e schiacciati, continuano ad ammorbare l’Europa. Se non fosse tragico e macabro, questo insensato blaterare dello spione sarebbe ridicolo e grottesco.]

Dal punto di vista materiale, stiamo infine iniziando un compito gigantesco di soccorso [sic!] e ricostruzione [Ricostruzione! Ad esempio ricattando il governo dell’Italia “liberata” perché ammettesse che nell’abbazia di Montecassino c’erano soldati tedeschi, altrimenti il governo dei “liberatori” non avrebbe finanziato la ricostruzione? Come tutti sanno, è finita che l’abbazia hanno dovuto ricostruirsela gli italiani, senza contributo da parte dei vandali assassini. Per fortuna la maggior parte dei tesori artistici di Montecassino erano stati messi in salvo per tempo dai tedeschi.]. Ma dal punto di vista psicologico abbiamo piuttosto fatto il gioco di coloro che ancora sognano e lavorano in vista di una rinascita del fascismo. [E come? Affermazioni vaghe in cui non si sa prevalga la falsità o la nebulosità. Certo le distruzioni indiscriminate dei “liberatori” non sono mai state tali da predisporre gli europei ad accogliere costoro con particolare simpatia.]

Rimane da vedere che costoro si decideranno un giorno a scambiare la loro nostalgia del fascismo per una fede nella democrazia. Per il momento noi non possiamo dedurre quello che sta nella mente e nei cuori degli europei altro che da ciò che essi fanno. [Ma guarda quant’è intelligente!]

In Italia e in Francia già possiamo scorgere entro quali partiti politici vecchi e nuovi gli ex-fascisti stiano nascondendosi. Noi vediamo che il fascismo si sta dissolvendo negli elementi che lo hanno composto e più o meno nelle proporzioni della precedente composizione: una frazione di mistici fanatici per cui il fascismo era religione; una minoranza di reazionari che servirono il fascismo con lo scopo di guadagnare o conservare ricchezza e potere; una grande maggioranza di gente minuta – agricoltori, funzionari, operai, commercianti, professionisti, piccoli borghesi – per cui il fascismo era garanzia, limitata ma solida, di ricchezza per sé ai danni altrui, ottenuta rinunciando alla propria libertà politica e responsabilità individuale. Tuttora spinti dai medesimi motivi, costoro si rifugiano nei partiti che sembrano offrire vantaggi analoghi. Con un passato di esperienze di tipo fascista essi portano nei partiti che vanno a ingrossare delle tendenze antidemocratiche innate o acquisite. [Delirante caccia alle streghe.]

Dove vanno a finire i fascisti? Un esiguo numero di fanatici va a finire in movimenti clandestini. Tanto in Europa quanto in America tali piccoli gruppi di disperati stanno formando delle organizzazioni a scopo di sabotaggio e vendetta (quali i tanto nominati “lupi mannari” e lo Schweigsieg). I reazionari già al servizio del fascismo ritornano donde vennero, ai partiti di estrema destra. Essi passarono al fascismo non per procurarsi una sicurezza vera o immaginaria che prima non avessero, ma per conservare e aumentare la sicurezza, il prestigio, il potere che già possedevano. Furono costoro che diedero per un certo tempo una falsa apparenza di rispettabilità al fascismo. Tanto profitto derivarono da quella che era una caricatura di ordine, autorità, disciplina e stabilità, che si persuasero di aver trovato non la caricatura ma la realtà di questi valori. Non sarebbe esatto né onesto asserire che in un paese come la Francia i partiti di destra stanno passando sotto il controllo diretto di ex-fascisti e collaborazionisti; ma non è inverosimile suggerire che l’afflusso dei reazionari ex-petainisti e fascisti può provocare tendenze anti-democratiche fra i partiti di estrema destra. Da sole esse conterebbero assai poco. [Mentre costui blaterava, gli assassini comunisti delle varie Volanti Rosse e bande di infoibatori facevano strage di innocenti che talvolta non avevano neppure mai aderito al fascismo.]

Il fascismo non può prosperare se non dove ai reazionari si congiungano i fanatici, e i fanatici – che sono poi psicopatici – trovino alla lor volta una massa da sfruttare psicologicamente. Ora è certo che in nessun paese d’Europa c’è una massa di manovra pronta per i partiti di destra. Essa non esiste nemmeno nelle sinistre democratiche e tanto meno al centro. Solo un numero trascurabile di fascisti è passato ai partiti del centro cattolico o ai partiti democratici del centro, della destra e della sinistra. Neppure i socialisti hanno ingrossato i loro ranghi con ex-fascisti. La massa di ex-fascisti che può combinarsi con i reazionari di destra è da cercarsi altrove. La grande maggioranza dei fascisti sta riemergendo tra i gregari delle organizzazioni comuniste. Questo fatto non sorprende: nelle elezioni tedesche che precedettero l’avvento di Hitler al potere, cinque milioni di voti andarono ai comunisti. Se si fossero tenute poco dopo altre elezioni moderatamente libere, questi voti sarebbero andati ai nazisti. Se oggi si potessero tenere delle elezioni in Germania, il numero dei tedeschi votanti per i comunisti sarebbe un multiplo di cinque milioni. In Italia una larga parte degli ex-fascisti voterebbe per i comunisti, e chi può dubitare che lo stesso non avverrebbe nell’Europa slava? Anche in Francia una parte considerevole del crescente numero di comunisti è costituita da persone che hanno collaborato col fascismo o l’hanno accettato. [Allo spione piace giocare con la sfera di cristallo.]

Queste nuove reclute del comunismo sono per la maggior parte persone che non ebbero posizioni di responsabilità nel fascismo. Nei movimenti comunisti esse si comporteranno come già nel fascismo, da gregari e non da capi. Essi non saranno né fanatici né propriamente militanti, ma accetteranno il comunismo perché è più facile accettare che dubitare, e ubbidiranno perché è più facile ubbidire che resistere. Per ogni uomo che si preoccupa soprattutto di essere libero, ce ne sono inevitabilmente cento per cui il pane è la maggior preoccupazione. E per uno cui importa soprattutto di sviluppare le propria personalità di individuo responsabile a se stesso, ci saranno centinaia cui una garanzia anche minima di sicurezza sociale è di maggiore importanza immediata. La grande massa dei vinti e dei delusi graviterà verso un credo politico che rassomigli a una religione secolare, e inviti a una comunione extra-nazionale e universale di sentimenti. Dopo essersi sentiti dire per tanti anni che la disfatta del comunismo avrebbe garantito il loro benessere personale, ora si rivolgono al comunismo trionfante come all’unica fonte di sicurezza che ancora rimanga. [Ragionamento campato in aria.]

 

IV

Perché essi si volgono verso il comunismo della Russia piuttosto che verso la democrazia dei paesi occidentali? Non perché fascismo e comunismo siano intercambiabili – il che non è – ma perché il comunismo è una fede bell’e pronta mentre la democrazia è una fede che ciascuno deve rifare in se stesso [La democrazia è una truffa, vista l’enormità dei brogli e delle manipolazioni dei poteri forti.]; perché la Russia è diventata non solo una potenza europea ma la potenza europea maggiore, e i fascisti sono usi al dominio; perché la paura della Russia si è trasformata in timoroso rispetto della Russia; perché i russi rimarranno mentre gli americani possono andarsene; perché la Russia, distrutta essa stessa dai fascisti, ha contribuito poco alla distruzione dell’Europa occidentale, mentre l’America, la più potente delle democrazie, e quella materialmente appena toccata dalla guerra, è stata l’agente diretto della maggior parte delle distruzioni nell’Europa occidentale [Gli europei, commossi, ringraziano.]; perché infine la terra della ricchezza e della sicurezza sembra ancor più spiritualmente che geograficamente lontana dall’Europa, la terra della gente povera e malsicura.

È chiaro che né la Russia né il comunismo si fascistizzeranno per l’influenza di ex-fascisti convertiti. Né è da attendersi che le preferenze anti-democratiche di questi comunisti ostacolino l’evoluzione graduale del comunismo verso una democrazia comunista [Sì, la democrazia del carro armato e della polizia segreta.], la quale, per quanto profondamente diversa dalla nostra democrazia, sarà anche più diversa dal fascismo. Un influsso di elementi ex-fascisti non è né un pericolo né un dilemma per il comunismo russo, ma può diventare un pericolo e un dilemma per i partiti comunisti dell’Europa occidentale. Negli scorsi cinque anni il comunismo si è sviluppato su un duplice piano: sul piani nazionale o verticale, e sul piano internazionale o orizzontale. Sul piano verticale-nazionale i comunisti di tutto il mondo cooperano per salvaguardare con ogni mezzo la sicurezza territoriale e gli interessi della terra promessa della loro fede, la Russia sovietica. Sul piano orizzontale-internazionale i comunisti di ogni parte lavorano al servizio del comunismo con il propagarne e difenderne gli articoli di fede.

Per combattere vittoriosamente su entrambi i fronti durante la guerra, i partiti comunisti di ciascuno Stato abbisognavano di una minoranza militante e di una massa di manovra. Gli ex-fascisti saranno benvenuti e utili nelle file comuniste, perché essi sono più docili e disciplinati, meno individualisti ed esigenti degli ex-socialisti. Nella struttura politica triangolare della maggioranza dei paesi europei, i comunisti tengono la bilancia fra la destra nazionalista e la sinistra socialista. Con la fine della guerra l’equilibrio interno del partito comunista occidentale si è modificato. Durante a guerra contro la Germania nazista, il fronte orizzontale e quello verticale si completarono a vicenda. Gli interessi del comunismo “nazionale” in una paese come la Francia, che aveva gli stessi nemici dei Sovieti, coincidevano con gli interessi del comunismo internazionale. Ma ora le relazioni tra il comunismo “nazionale” di tutti i paesi d’Europa, eccetto  la Russia, e il comunismo internazionale sono diventate uno dei grandi interrogativi della politica post-bellica. [Se n’è accorto perfino lui.]

La presenza nelle file comuniste di un considerevole numero di ex-fascisti può diventare un fattore di grande importanza nell’Europa occidentale. C’è da considerare l’ipotesi che, posto di fronte alla scelta tra nazionalismo ed internazionalismo, il comunismo francese si debba scindere in due, e che di conseguenza i comunisti francesi dell’ala nazionalista facciano un nuovo voltafaccia e vadano a raggiungere i nazionalisti reazionari – il che verrebbe a costituire la base politica classica per un nuovo movimento fascista [sic!]. Mancherebbe tuttavia ancora l’elemento essenziale per la vittoria di questo movimento, la massa sfruttabile psicologicamente, perché non c’è dubbio che l’altra sezione dei comunisti farebbe causa comune con i socialisti. Il risultato sarebbe non già un nuovo fascismo, ma la guerra civile.

Tale è la minaccia rappresentata oggi dalle sopravvivenze del fascismo nelle menti e nei cuori degli europei – guerra civile e, come probabile conseguenza, guerra internazionale. Il pericolo fascista non è stato ancora eliminato né dalle menti né dalle attività degli europei [sic!]. La fine della guerra che unì contro la Germania un gran numero di popoli ha segnato l’inizio di altri conflitti che possono separarli di nuovo. Noi negli Stati Uniti che ora guardiamo con speranza all’ideale delle Nazioni Unite [sic!], dobbiamo renderci conto che le nazioni dell’Europa non possono servire quell’ideale se non si sentono unite internamente e internazionalmente ed esse non possono sentirsi unite finché i loro cittadini non hanno raggiunto individualmente la sicurezza materiale e psicologica. [Ragionamento (se così si può chiamarlo) che traballa da tutte le parti: ingigantisce il fascismo sconfitto e non vuol vedere il mostro rosso assassino che per decenni minaccerà e distruggerà. Poi, dopo la caduta del comunismo, i parassiti di regime che vi si sono ingrassati passeranno ad agitarsi per altre cause, tutte deleterie: l’ambientalismo, il gender, i migranti, il piagnucolio terzomondista. Faranno leva sulle rendite di posizione accumulate in decenni di potere, di sottogoverno, di parassitismo, per presentarsi come paladini delle nuove cause. Ad aiutarli serviranno tutte le loro strutture rimaste intatte: le sezioni del partito ribattezzato con altri nomi, le amministrazioni pubbliche sotto il loro controllo, la magistratura da loro inquinata, le coop, le università e le scuole avvelenate. Così facendo, si troveranno ad essere perfettamente allineati con il più bieco capitalismo finanziario usuraio, alleati o piuttosto succubi di Soros-Sauron.]

EMILIO BIAGINI

 

P.S.: Ah, dimenticavo: ecco il vostro nuovo “dio”, paladini dell’antifascismo.

Buon divertimento.


03
DICEMBRE
2016
Articolo letto 107 volte

PERCHÉ SCRIVIAMO?

 

Sembra una domanda superflua perché è abbastanza chiaro il motivo per cui moltissima gente scrive, e quelli che scrivono sono talmente tanti che ci sono più scrittori che lettori. C’entrano desideri diversi: sfogarsi, raggiungere la “gloria”, dare una lezione a qualcuno che ci è antipatico, eccetera eccetera.

Sarebbe assurdo negare che queste ragioni non abbiano qualche peso nel nostro caso, ma c’è una ragione incomparabilmente più profonda e importante: vogliamo diffondere, nei limiti dei nostri minuscoli poteri, la verità.

Un mondo senza verità è un abominio, un inferno in terra: lo vediamo tutti i giorni con le infamie che ci assediano da ogni parte. La verità va annunciata, difesa, protetta in tutti i modi e con tutte le nostre forze. Ma cos’è la verità?

La verità non è un concetto astratto. La verità è una Persona: una Persona divina incarnata per la nostra redenzione. La verità è Dio. Noi vogliamo servire questa Verità.

EMILIO E MARIA ANTONIETTA BIAGINI


I TRIGOTTI

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  • LA GRAMAGLIADE

    ovvero

    EPOPEA DI UNO SPIRITISTA NEMICO DI MARIA VALTORTA

     

    CAPITOLO QUARTO

    BESTEMMIE SUL GESÙ STORICO

    Terza puntata

    Arriviamo così a uno dei punti che più prudono al PAG: il vergognoso trattamento inflitto al “povero Giuda”, per il quale il tenero cuore del PAG sanguina profusamente per almeno una decina di pagine. Ecco infatti l’instabilità psichica della Valtorta che (p. 134) “si manifesta preferibilmente nei rapporti di Giuda con Gesù. Giuda è continuamente bistrattato (sic!) come serpe viscida e priva di coscienza, che va a donne e pensa solo ad un regno messianico terrestre e politico. Nei rari momenti in cui il traditore non dà fastidio al Maestro o ai compagni, Gesù, piagnucoloso e amoreggiante, diventa pure ossessivo e squilibrato, preoccupato solo di dimostrare di aver fatto tutto il possibile per salvarlo dalla dannazione eterna, benché quell’essere demoniaco fosse segnato già dal principio.”

    Infelice Giuda bistrattato e afflitto da un Gesù piagnucoloso, amoreggiante, ossessivo, squilibrato! E pensare che invece col PAG sarebbe andato così d’accordo!

    Povero Giuda, com’eri capitato male (pp. 134-135): “Ecco una scena tragicomica. Gesù prende Giuda fra le braccia, gli parla gota a gota presso l’orecchio, i capelli d’oro cupo del Maestro divino si mescolano ai pesanti ricci bruni di Giuda. Gli rivela che sta per morire martire per tutta l’umanità, gli piacerebbe (sic!) anzi patire tre volte per salvare il suo Giuda: ‘Ti amo, Giuda, tanto ti amo. E vorrei, vorrei darti Me stesso, farti Me stesso, per salvarti da te stesso.’ E Giuda consola il piangente Gesù, promettendo amore e vigilanza: ‘Mi basta che tu non abbia affanno per me. Sei contento? Un bacio, Maestro, un bacio per tua benedizione, e per tua protezione.” Purtroppo il bacio viene interrotto dai discepoli che portano formaggio fresco.”

    Sotto la penna brutale del PAG ogni episodio evangelico, avulso dal cotesto, deformato e ridotto a caricatura, diventa una oscenità il cui eroe, non a caso, è sempre Giuda.

    Gesù consola la madre di Giuda dell’imminente dolore e le promette un posto in cielo (L’Evangelo Cap. 395), e il partigiano cuneese di Giuda riattacca (p. 135): “La amabile scrittrice può così ritornare con il cuore sereno a torturare in modo disgustoso (sic!) e morboso (sic!) la figura del povero (sic!) Giuda! In un’altra scena veramente sadica (sic!) Giuda professa il suo amore e chiede un bacio al Maestro”.

    A questo punto il povero barbitonsore cominciò a chiedersi, con gli occhi fuori della testa: “Ma lo sa il PAG cosa vuol dire sadico?” Indubbiamente ha qualche lacuna nel vocabolario, così com’è estremamente povero di argomenti, noioso e ripetitivo nella sua sterile e controproducente polemica antivaltortiana.

    E la sarabanda farneticante continua ininterrotta. In una nota a p. 136 ecco la “ridicola e noiosa conversazione di Gesù con Giuda, che continua ad assicurargli di amarlo (…); altra scena da circo equestre (sic!) nella quale Giuda dopo aver rubato soldi dalle offerte fatte ai discepoli, partecipa al raduno dei nemici di Gesù, tutto piagnucoloso e incerto perché il Maestro gli penetra i pensieri, continua ad amarlo e non lo caccia dal gruppo degli apostoli.”

    Povero Giuda, oppresso e incompreso!

    “Inframmezzata a queste pagine, in una continua altalena di rimorsi e di perversione, la tortura sulla figura di Giuda si diverte di tanto in tanto a farlo piangere di dolore” (p. 137).

    Ecco di nuovo il povero piccolo, innocente Giuda, seviziato dalla sadica Valtorta!

    Infatti, l’illuminato PAG si degna di insegnarci (p. 138) che “la persona del traditore diventa così un puro e malsano gioco della Valtorta, incapace di trovare una soluzione meno infantile per presentare la sublimità del suo Gesù, tutto Pazienza e Amore, già da tempo a conoscenza che Giuda si è venduto al Sinedrio per tradirlo; tale quadro offre una cornice al desiderio morboso (sic!) di punzecchiare continuamente il discepolo maledetto, che osò tradire il ‘suo’ caro Gesù. Ecco perché si susseguono vari episodi nei quali la Valtorta tramite i suoi personaggi si diverte sadicamente (sic!) a far notare che Giuda ha sempre torto e sbaglia sempre, qualunque cosa faccia o dica; anche Gesù ad un certo punto rifiuta di lasciarsi abbracciare dal discepolo maledetto e spesso, quando lo vede, si mette a piangere. In un dettato Gesù-Valtorta (sic!) si sfoga in modo estremamente indecoroso contro quel serpe di Giuda che fa ribrezzo per il suo desiderio di denari, di donne e di prestigio umano.”

    Desiderio che evidentemente il PAG ritiene perfettamente comprensibile e legittimo in un discepolo di Gesù, e quindi in un prete. Superfluo ogni commento sul desiderio “sadico e morboso” (sic!) di “tormentare” il povero, calunniato Giuda Iscariota, che il PAG, nella sua delirante fabulazione parapsicologica, attribuisce alla Valtorta.

    Non solo, ma secondo l’illuminato PAG “il gusto malsano del demoniaco trova sempre modo di compiacersi” (ibid.).

    Ecco che, nella sua frenesia persecutoria contro il povero, piccolo, perseguitato Giuda, la veggente non si chiama neppure più Maria Valtorta ma si identifica col “gusto malsano del demoniaco” che l’illuminato studioso di spiritismo certo conosce molto bene.

    A questo punto, il povero figaro ha gettato la spugna e, dopo una mezz’ora trascorsa nel bagno a vomitare, mi ha chiamato al telefono dicendo che non si sentiva bene.

    – Le avrà fatto male qualcosa – gli ho detto cadendo nella più vieta banalità, ultima risorsa dei miei pochi neuroni superstiti.

    – Sì, m’ha quasi ammazzato quella specie di galleria della bestemmia travestita da libro. –

    – Ma come? Un autore così blasonato… –

    – A dottò, lassamo perde. A proposito, come va la barba? –

    – Ha smesso di crescere da quando mi sono messo a leggere libri gialli. –

    – Ottimo, continui a leggere quelli. Io studierò dove andare in vacanza per riprendermi. Intanto lascio il compito al mio assistente che ha seguito il mio lavoro finora. Stia bene, dottò. –

    E così di Giuda all’Ultima Cena ha dovuto occuparsi il povero aiuto-figaro, il quale ha affrontato il compito con tutto l’entusiasmo della giovinezza. Infatti lavora come aiuto barbiere solo per pagarsi gli studi in psichiatria, e, nella sua qualità di aspirante psichiatra (AP) ha subito detto che il caso gli sembrava di estremo interesse.

    Infatti (pp. 138-140), “terminata l’ultima cena [notare le minuscole, ha subito osservato l’AP: tanto era una cena qualunque inventata dalla nota sadica demente nelle sue fabulazioni in trance leggera], Gesù confida agli altri discepoli che Giuda è una incarnazione di Satana, un posseduto, anzi un ‘annullato in Satana’ (…) emergono in modo impressionante i vari squilibri psichici della Valtorta, soprattutto nel sadismo con cui ella rovescia su Giuda il bisogno di trovare un capro espiatorio, sul quale scaricare l’aggressività repressa, nella ripetizione morbosa del tic sessuale e nel parossismo paranoico vengono artificiosamente create situazioni e reazioni affettive intorno alle persona di Gesù. L’occasione è offerta da un incidente farsesco: Giovanni e Gesù scoprono Giuda mentre forza un cofano ferrato per rubare denaro. Il fattaccio è creato ad arte per poter poi sbrodolare intensi momenti intimi tra i due innamorati che si terranno abbracciati per consolarsi.

    Postilla dell’AP (aspirante psichiatra): parrebbe esservi qui un’ambiguità malsana, è lecito il dubbio che il paziente attribuisca alla Valtorta il tic sessuale di cui è lui stesso a soffrire.

    Continua il PAG a fabulare da par suo: “Giovanni reagisce come una suora che trova finalmente l’occasione per dimostrare alla superiora le sue tenerezze esclusive. (…) La scena che segue è di rara comicità, se non fosse che rivela l’animo malato della Valtorta. Gesù (…) si mette a gridare, lasciandosi sfuggire con mesi di anticipo notizie riservate sulla sua passione.

    Postilla dell’AP: la “p” minuscola segnala un tasso di devozione inferiore a quello di uno scimpanzé, e l’illuminato evoluzionista PAG certo non si offenderà del confronto. Speriamo che non si offendano gli scimpanzé. (…).

    Il PAG imperterrito prosegue: “Nella scena interferisce di tanto in tanto la Valtorta con commenti sempre più sadici (…). Di fronte a questo Giuda (…) pronto ad assalire come un cane feroce, Gesù si mette a parlare di donne e di sesso. Gli rinfaccia di essersi venduto a Satana e di averlo servito in tutte le tentazioni presentategli, gli rivela confidenze molto intime sul come egli riuscì invece sempre a superare il desiderio sessuale di giacere con donne (…) gli comunica che Dio è senza lussuria e che Lui, Figlio di Dio, patì le tentazioni oscene per dimostrare che anche l’uomo può essere senza lussuria, anzi si fa sempre più confidenziale con colui che proprio pochi minuti prima pareva una apparizione demoniaca.”

    Postilla dell’AP: il tentativo di salvare Giuda e la sacrosanta affermazione della purezza di Gesù, che tutti i suoi discepoli sono tenuti ad imitare, appaiono all’autore solo come qualcosa di farsesco. Si palesa quindi una grave anomia: il paziente appare del tutto fuori posto nel ruolo di prete che si ostina ad occupare.

    (continua)

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