Genova, 28 Giugno 2017 10.32





 
HUMANAE LITTERAE

 

Humanae Litterae

20
OTTOBRE
2013
Articolo letto 2778 volte

VALTORTA M. (2013) La tomba di San Pietro, Isola del Liri, Centro Editoriale Valtortiano

 

La_tomba_di_San_Pietro.jpg

 

Si tratta di un opuscolo estrapolato dalla prima edizione dei Quadernetti: ottima iniziativa per valorizzare determinati argomenti di particolare rilevanza, mettendoli in miglior evidenza nel mare di scritti valtortiani trattanti argomenti disparati.

La questione della tomba di San Pietro, di grande importanza storica, attirava, nel primo dopoguerra, l’attenzione della Chiesa e degli archeologi, tanto che l’11 luglio 1948 Padre Berti aveva scritto alla Valtorta chiedendole di indicare il luogo della tomba e lei aveva risposto il 14 luglio di “lasciar stare quelle povere ossa”. Tra la fine luglio e l’inizio di agosto, Maria riceve frammentarie indicazioni dalle quali si ricava che il Principe degli Apostoli non poteva essere sepolto in Vaticano, luogo immondo e in balia dei pagani, mentre San Pietro evangelizzava nell’Ostrianum, dov’era il primo cimitero cristiano.

 

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20
OTTOBRE
2013
Articolo letto 2666 volte

VALTORTA M. (2012-2013) Lettere a Madre Teresa Maria, 2 voll., Isola del Liri, Centro Editoriale Valtortiano

 

Lettere_a_Madre_Teresa_Maria.jpg

 

Maria Valtorta venne ferocemente perseguitata dal clero. La gerarchia clericale perseguitava pure Padre Pio, Gemma Galgani ed altri, dimostrando verso il soprannaturale uno scellerato odio, mascherato da “prudenza”.

Pochissimi, fra i religiosi, sostennero la grande veggente, fra cui la carmelitana Madre Teresa Maria, al secolo Lidia Korompay (Venezia 1900 - San Colombano, Lucca 1985), del Carmelo di Camaiore. L’epistolario si svolge dal 1945 al 1957, ed è un mirabile scambio fra due anime sante, acidamente sorvegliate da una gerarchia sospettosa, prevenuta e priva di carità. La corrispondenza fra di loro dovette andare avanti tra mille accorgimenti per evitare che la minima parola compromettente riguardo all’opera valtortiana cadesse sotto gli occhi dei superiori, quasi che i dettati divini fossero una minaccia per la Chiesa.

 

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20
OTTOBRE
2013
Articolo letto 923 volte

VALTORTA M. (2006) Lettere a Monsignor Carinci, Isola del Liri, Centro Editoriale Valtortiano

 

Lettere_a_Mons._Carinci.jpg

 

Monsignor Carinci (Roma 1861-1963), arcivescovo di Seleucia in Isauria, appare essere vero uomo di Dio e morì in odore di santità. Nelle sue lettere alla Valtorta tenta di confortarla nella snervante attesa che il Santo Uffizio si pronunci sull’Opera.

Maria, obbedientissima e paziente, frena i laici che avrebbero voluto stampare l’Opera (per lucro, naturalmente), ma è malata gravissima e in ristrettezze finanziarie, preoccupata anche per la sua casa dove hanno avuto luogo le visioni e i dettati, e che quindi è sacra, e potrebbe cadere in mano di chissà chi. Sembra che Pio XII esamini l’Opera, che la Valtorta è pronta a sottoporre anche a modifiche. Non c’è alcun errore teologico, ma la gerarchia non decide. Intanto c’è il pericolo che, data l’intempestiva diffusione dell’Opera, qualcuno stampi comunque, magari con errori gravi che la stravolgerebbero e la renderebbero davvero condannabile.

 

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20
OTTOBRE
2013
Articolo letto 1289 volte

VALTORTA M. (2011) Lettere a Padre Migliorini, Isola del Liri, Centro Editoriale Valtortiano

 

Lettere_a_Padre_Migliorini.jpg

 

La corrispondenza con Padre Romualdo Migliorini (Volegno di Strazzera, Lucca 1884 – Càrsoli, L’Aquila 1953), dell’Ordine dei Serviti, che era Priore della chiesa di S. Andrea con annesso convento, a Viareggio, si svolge dapprima con grande confidenza. Successivamente, le molte imprudenze da lui commesse, disobbendendo agli espliciti e ripetuti ammonimenti di Cristo, portarono al suo allontanamento da Viareggio e furono di grave pregiudizio all’Opera e alla stessa Valtorta.

 

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  • Medaglia Gramaglia 

    Dopo attenta valutazione, la commissione composta 1) dal mio barbiere, 2) dall’aiuto barbiere esperto in psicopatologia, e 3) dallo yeti, ha unanimemente ritenuta degna della Medaglia Gramaglia

    La redazione di “Riscossa cristiana”

    con la seguente motivazione:

    Nel corso di violenta battaglia tra la nave di Pietro (insidiata pure dai Giuda sabotatori interni) da una parte, e le corazzate “Satanasso”, “Belzebù”, “Legione”, “Compasso e Grembiulino” (armate di artiglierie pesanti e lanciamissili) dall’altra, si interponeva eroicamente la combattiva barchetta a remi “Riscossa cristiana” guidata dall’intrepido Paolo Deotto e armata fino ai denti come qui sotto si può ammirare:

    Tappi

    Nel pieno dello scontro, interveniva in soccorso alla nave di Pietro una nuova potente nave da battaglia inviata dal Divino Maestro che ama parlare attraverso i piccoli (come una contadinella dei Pirenei, tre pastorelli di Fatima, o una povera semiparalitica di Viareggio), e non certo mediante i blateronti accademici, gonfi della loro presunta “scienza”.

    Dando immediatamente prova di acuto discernimento, e con fine intuito tattico, la ben guidata barchetta, invece di cercare di far qualcosa (quel poco o nulla che poteva fare) contro i veri nemici, girava l’impavida prora contro la nave di soccorso, colpendola con le proprie formidabili armi. Avvertita dell'errore, rifiutava non solo di correggere il tiro, ma perfino di rispondere a chi cercava di farle intendere ragione. Fulgido esempio di intelligenza e sprezzo del ridicolo.

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