Genova, 19 Agosto 2017 01.51





 
HUMANAE LITTERAE

 

Humanae Litterae

02
NOVEMBRE
2014
Articolo letto 956 volte


TRE BUONI MOTIVI PER ANDARE A PISTOIA

Firenze e Pisa per la maggior parte, Siena e Lucca in minor misura, attirano i turisti che visitano la Toscana, attratti dalle sue città d’arte. La scorsa settimana mio marito ed io abbiamo visitato Pistoia, una città che, a detta degli stessi abitanti, non è molto frequentata dai flussi turistici, e ne siamo rimasti incantati.

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07
OTTOBRE
2014
Articolo letto 981 volte

LE SATIRE CHE FUSTIGANO IL TRADIMENTO DEI CHIERICI

 

Il Giornale, 17 giugno 2014

 

Copertina finale copia

 

 

Vivono di politicamente scorretto, Maria Antonietta ed Emilio Biagini, instancabili coniugi genovesi che riescono ad essere contemporaneamente geografi ed autori quasi teatrali, polemisti e teologi, autori di satire e osservatori del mondo.

Ma Maria Antonietta ed Emilio sono nel mondo ma non sono del mondo. Non hanno paura del giudizio del mondo, opponendo ad esso la forza delle loro idee e della loro fede. E questa forza li accompagna in tutte le loro opere, ultima delle serie le Satire clericali illustrate da Elena Pongiglione, edite da Fede & Cultura (15 euro, www.fedecultura.com, disponibile anche in ebook) che raccontano già tutto a partire dalla copertina. Un gruppo di cardinali sono rappresentati di spalle, ciascuno con il suo bell’abito colorato e la mitria bianca. Ma un prelato, quello che siede in prima fila, al posto della mitria bianca ne ha una con i colori della bandiera arcobaleno.

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24
MAGGIO
2014
Articolo letto 1396 volte

Copertina finale copia

 

“Satire clericali”. Il volto empiamente grottesco della teologia “aggiornata”  -  di Piero Vassallo

By  On 24 maggio 2014 · Add Comment

Propone in questi giorni un appetitoso volume di “Satire clericali” la cucina letteraria, che è attivata in Genova-Castelletto da Maria Antonietta ed Emilio Biagini, coniugiscandalosamente felici (sono parole di Alberto Rosselli) e osservatori dotati di uno sguardo implacabile e tagliente, capace di denudare la banalità della teologia contagiata dal pensiero crepuscolare e lo sprezzo del ridicolo giacente sotto la parlantina piamente frivola e untuosa trionfalmente.

  1.  Canta il sommo Blateronte, portabandiera del pensiero postmoderno e seminatore di stati d’animo sentimentali/irrazionali nella Chiesa cattolica:

  Poiché tutto è relativo

io non so se sono vivo,

ma comunque salto e strillo

per il mondo come un grillo

la parola verità

sulle scatole mi sta

e una volta fatto il vuoto

dentro il nulla io ci nuoto.

 In risposta al fragore del venerato bla-bla i Biagini propongono una raccolta di esilaranti scenette, delle quali è principale protagonista don Tentenna, emblema del sacerdozio alterato e ribassato dalla teologia buonista e populista. Il cui inno recita:

 Con prudenza ed attenzione

prendiam tutti con le buone

della Croce che ce frega?

Evitiam sempre la bega.

Così senza tanti grilli,

noi viviamo più tranquilli

I racconti, nei quali balugina talora un umorismo di sano stampo boccaccesco, strappano la franca risata del lettore infastidito dal frusciante bla-bla,in discesa dai pulpiti dell’avventurismo teologico, insieme con un cacofonico accompagnamento di chitarre tormentate da monache incontinenti e di voci stridule, in uscita da cantori, che fanno pensare all’esito delle antiche mutilazioni norcine.

Dietro istigazione dell’editore sardonico/veronese Giovanni Zenone, i Biagini (non bigotti ma matematicamente trigotti) descrivono le varie figure della goffa ginnastica de-mentale, nella quale si cimenta un clero incalzato dall’implacabile vocazione all’aggiornamento e trascinato all’inseguimento acrobatico di pensieri da tempo estenuati e messi in fuga dal bastone della storia e dal freddo e implacabile pugnale dell’umorismo oggettivo.

Protagonisti dei fulminanti atti unici pubblicati e proposti da Fede & Cultura (e illustrati dalla  raffinata e pungente pittrice Elena Pongiglione) sono don Tentenna, sacerdote ambizioso e perciò deragliante nel pensiero delle avanguardie, e il suo suggeritore, il demone Fischione.

Frutti della collaborazione tra il nuovo prete e il suo infido e tenebroso consigliere sono pensieri, parole, opere ed omissioni conformi al disordine avanzante sulle ali della teologia affumicata e capovolta dal princeps huius mundi.

Don Tentenna, ad esempio, si rivolge a un educatore fedele alla tradizione cattolica e lo rimprovera sciorinando un discorso che alla fine deraglia – ridicolmente – nel parolame surrealista: “mi spiace ma lei non ha proprio assimilato il vento di rinnovamento che spira nell’ora che volge, lei non ha compreso il rispetto del diverso, la rispettosità della diverseria, la diversaggine della rispettanza, a lei fa difetto la prudenza conciliare, la pruderia conciliarizia. Evidentemente lei non ha letto il poderoso volume De barcamenando di monsignor Prudenzio Barcamenio.

Nella Chiesa postconciliare il conformismo è stimato e premiato e pertanto il vaniloquio fa guadagnare a don Tentenna l’ambito titolo di arcivescovo “ossia vescovo dell’Arci, in odore di prossimo cappello cardinalizio“.

Indossata l’autorevole veste episcopale, don Tentenna si improvvisa consigliere del sacerdote osservante, al quale è stata indirizzata la insensata richiesta di battezzare un cane.

Il prete compos sui riferisce al superiore: “Dopo il mio rifiuto il padrone del cane ha detto che era disposto a pagare addirittura trecentomila euro”. E l’arcivescovo Tentenna: “Deve essere ricco sfondato! Bisogna tenerlo d’occhio: abbiamo sempre bisogno di denaro per le nostre opere caritatevoli … Direi che per questa volta passi”.

La satira degli implacabili Biagini investe anche il quotidiano avveniristico “Il Futuricchio”, nella cui redazione si agitano curiosi giornalisti, che hanno nomi eloquenti: Falce, Martello e Modernino.  Questi imbratta carte vantano i successi ottenuti dalla lotta democratica, convergente e parallela: “Grazie alla democratica e progressista parte politica che sosteniamo, abbiamo raggiunto il meritorio traguardo dei (per ora) sei milioni di bambini di troppo che sono stati felicemente eliminati e molti trasformati in materia prima per le fabbriche di cosmetici”.

Divertente è il resoconto di un immaginario ma non impossibile convegno nel quale si cimentano, per il diletto del demone Fischione, Sua eminenza Tentenna, il dottor Catodico, vaselinoso presentatore televisivo in livrea, e l’economista Grullani, giullare della rubrica radiofonica Il Tafano, connessa all’autorevole quotidiano economico “La luna ventitré ore e tre quarti” , stampato su carta gialla in onore dei guanti indossati dagli strozzini.

Il pericolo avvertito e temuto dai convegnisti consiste in un libro estremista sulle ragioni della Bibbia: è possibile che i cristiani comincino a comprendere che “fra quello che credono e i fatti ci sia qualche rapporto e, quel che è peggio, che i non credenti comincino a pensare che noi pensiamo che fra quello che crediamo e i fatti ci sia qualche rapporto”.

Il card. Tentenna, pertanto, si affretta a contrastare le verità esposte nel libro, sostenendo che è il risultato di uno sforzo inteso “a far combaciare le attestazioni archeologiche e storiche con i dati biblici in una sovrimpressione di grande suggestione narrativa e fabulatoria (e questo è l’aspetto ancora attraente dell’opera) ma di scarsa attendibilità critica” .

  1. Liquidata dialetticamente la dimostrazione della verità dei testi sacri, la teologia dei Tentenna può procedere sulla trionfale strada dell’autodistruzione.

Emilio Biagini – Maria Antonietta Novara Biagini

Satire clericali - Raccontini dialogati sui tradimenti dei chierici

  1. Fede & Cultura – pagg. 240 – euro 15,00 - per acquisti on-line, CLICCA QUI


20
OTTOBRE
2013
Articolo letto 2021 volte

VALTORTA M. (1989) Autobiografia, Isola del Liri, Centro Editoriale Valtortiano, 2a ed.

 

Autobiografia.jpg

 

Questa opera venne scritta di getto, tra il 10 marzo e il 23 aprile 1943, Venerdì Santo, quando ebbe il primo dettato del Signore. La scrisse malvolentieri, su sollecitazione del suo direttore spirituale Padre Migliorini il quale, intuendone la santità, volle avere una documentazione di prima mano della vita di lei. Non era destinata alla pubblicazione, ma solo come documento per il confessore. Terminata l’autobiografia, la Valtorta scrisse quasi ogni giorno fino al 1947 e a intermittenze fino al 1951. In tutto i quaderni da lei riempiti sono 122, oltre ai 7 dell’autobiografia, per un totale di 129 quaderni e circa 15.000 pagine. Scriveva seduta sul letto, col quaderno appoggiato a un cartolare che aveva fatto lei stessa, senza preparare schemi, senza ripensamenti, senza sapere cosa avrebbe scritto giorno per giorno, talora senza capire il senso profondo di quanto scriveva, senza consultare libri, eccetto la Bibbia e il Catechismo di S. Pio X. Non la fermavano né i dolori atroci né le interruzioni per delle banalità, dopo le quali riprendeva a scrivere senza mai perdere il filo. “Tanto c’è Chi tiene il segno”, diceva a volte. L’Opera non fu scritta in ordine, ma gli episodi si inserirono tutti alla perfezione in un insieme organico. Oltre all’Opera maggiore scrisse molte altre opere di altissima teologia e apologetica. Quando scriveva per conto proprio soffriva orribilmente anche per una semplice lettera e si stancava spaventosamente, dati i terribili dolori che l’assalivano in tutto il corpo; al contrario quando riceveva i dettati, sostenuta da un aiuto soprannaturale, poteva scrivere di getto per molte ore, di giorno come di notte.

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