Genova, 22 Luglio 2018 10.53





 
HUMANAE LITTERAE

 

Humanae Litterae

29
MARZO
2007
Articolo letto 2460 volte

Emilio Biagini

IL DILEMMA DI FONDO

Ogni opera narrativa, specie se di ampio respiro come un romanzo, deve affrontare un dilemma di fondo tra realismo e idealizzazione della realtà. Il problema è meno serio nel caso di un semplice racconto di poche pagine o poche decine di pagine che può limitarsi a mostrare uno squarcio della realtà, ma per un romanzo il dilemma non può essere eluso. Una rappresentazione realistica della realtà deve fare i conti con la condizione umana, e il rischio è perciò quello di scrivere un’opera deprimente (si pensi ad esempio quanto deprimenti sono le biografie, che finiscono sempre davanti ad una tomba). Idealizzare la realtà significa invece concludere con il classico lieto fine: si tratta di un artificio, grazie al quale la narrazione viene “tagliata” al momento culminante, quando i due “eroi” finalmente si sposano e si suppone quindi che da allora in poi vivranno “sempre felici e contenti”. Il lieto fine non mostra quindi l’inevitabile invecchiamento, le eventuali e sempre possibili disgrazie, le malattie, la solitudine del coniuge rimasto vedovo. La condizione umana non perdona.

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29
MARZO
2007
Articolo letto 2050 volte

Così dice il Signore: “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, che pone nella carne il suo sostegno e dal Signore allontana il suo cuore.

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29
MARZO
2007
Articolo letto 2183 volte

Emilio Biagini

IL PENSIERO DEBOLE E LE "SCIENZE UMANE"

 

   Ahimé, il relativismo dilaga. Naturalmente ci sono cascati anche i geografi. Tenetevi saldi, anzi, allacciate le cinture, perché la geografia accademica dà spettacolo.

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29
MARZO
2007
Articolo letto 4876 volte

Il seguente articolo di Peter Aspden, tratto dal Financial Times, Weekend, 7-8 Ottobre 2006 (W8), meriterebbe di essere incorniciato e meditato. Documenta il dissolversi dell’ipocrisia “politicamente corretta”, il tramonto della comicità cerebrale ed asettica alla Woody Allen, e la riscossa della satira tagliente, la vera satira che lascia il segno. Si apre quindi un’età d’oro per la commedia. Questo almeno in America.
Nell’allucinante Italietta, piena di nani sinistri e ballerine, ingessata nel provincialismo, nell’isterismo antiamericano e nella riverenza verso i vip (a meno che il loro nome non cominci per “Berlu” e finisca per “sconi”, nel qual caso il regime autorizza, anzi incoraggia, gli insulti più sfrenati), sarà purtroppo un po’ più difficile respirare l’aria rinfrescante della libertà. Perché i nani sinistri in Italia hanno la pellina delicata, poverini.

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Ve lo diciamo in lingua matematica
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