Genova, 30 Aprile 2017 12.56





 
HUMANAE LITTERAE

 

Humanae Litterae

26
MAGGIO
2016
Articolo letto 643 volte

mir777

“CATTIVA CHIESA, CATTIVO CONCILIO”?.

LA PERENNE ATTUALITÀ DE IL CONCILIO VATICANO II

DI ROBERTO DE MATTEI

La più recente indiscrezione sul contenuto del terzo segreto di Fatima, quella di Mons. Ingo Döllinger, ha ricevuto una smentita da parte dello stesso Benedetto XVI. Secondo Mons. Döllinger, la parte non rivelata del segreto parlerebbe di “cattiva Chiesa e cattivo Concilio”. Ma una smentita da parte di un Papa sul quale poteri ignoti (ma non certo amici della Chiesa) hanno potuto esercitare una pressione tale da “persuaderlo” a dimettersi, non avranno anche potuto esercitare qualche “gentile pressione” affinché smentisse una dichiarazione che, se vera, sarebbe estremamente imbarazzante per i circoli che fanno il bello e il cattivo tempo in Vaticano?

Non si può che lasciare la domanda in sospeso. Comunque sia, non è affatto necessario sforzarsi a penetrare segreti. Che il Concilio Vaticano II sia stato un buon concilio sarebbe un’affermazione decisamente avventata. Non che sia tutto cattivo, naturalmente. Ma un concilio non deve essere buono solo in parte. Dovrebbe essere tutto buono, come i venti concili precedenti che hanno posto pietre miliari nella storia della Chiesa, hanno promulgato dogmi di importanza capitale ed hanno permesso alla navicella di Pietro di superare le più gravi tempeste.

Il Vaticano II, invece, la tempesta l’ha scatenata, liberando forze ostili latenti che hanno sconquassato il mondo cattolico e ancora non hanno finito di far danno, giungendo fino a rivalutare la tanatofila “teologia della liberazione” che si credeva ormai sepolta. E non a caso, subito dopo il Concilio, proprio dall’area cattolica, come un cancro, è esplosa la contestazione del Sessantotto, con ogni probabilità favorita dall’abolizione della preghiera a San Michele Arcangelo che Leone XIII aveva ordinato si recitasse dopo ogni Santa Messa, in seguito all’inquietante rivelazione privata che gli aveva mostrato come il demonio avrebbe avuto un secolo di tempo per distruggere la Chiesa. Quella preghiera continua ad essere recitata da qualche fedele, ma ben diverso doveva essere il suo potere quando veniva pronunciata quotidianamente al termine di tutte le Messe in tutto il mondo.

Questo concilio è criticabile perché non è dogmatico. È vero che due delle costituzioni sono “dogmatiche”, ma non contengono alcun nuovo dogma, solo la ricapitolazione di quanto già si sapeva dagli altri concili, e per di più in una forma discorsiva che si presta a distorsioni, mentre le formulazioni dogmatiche precedenti erano rigorose e chiare, senza possibilità di equivoco. Sembra anzi che definizioni precise, tali da aiutare veramente la Fede, siano state accuratamente evitate. Un grande numero di Padri conciliari aveva chiesto a Giovanni XXIII di definire due importanti dogmi mariani, Maria Corredentrice e Maria Mediatrice di tutte le grazie, ma la risposta fu negativa. Non si voleva “scontentare” i protestanti. Il rafforzamento della Fede cattolica e la Verità vennero posposte alle fisime antimariane degli eretici.

Visto lo stato in cui versa la Chiesa, è doveroso richiamare l’attenzione sulla fondamentale opera storica del Prof. Roberto De Mattei, Il Concilio Vaticano II (Ed. Lindau, Torino), che ripercorre con rigore scientifico e vastissima documentazione, la recente storia della Chiesa, evidenziando le radici remote del dissenso, che covavano in circoli isolati, i quali poterono organizzarsi aggressivamente non appena il Concilio fu radunato. La reazione dei tradizionalisti fu tarda e faticosa, e nel post-concilio esplosero tutte le contraddizioni accumulate, fino all’attuale penosa situazione.

EMILIO BIAGINI


19
APRILE
2016
Articolo letto 547 volte

PERCHÉ L’OPERA DI MARIA VALTORTA FU MESSA ALL’INDICE?

Tutto nacque dal desiderio delle alte sfere dei Servi di Maria di far credere l’Opera puramente naturale per fare soldi: volevano perfino farne un film.

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25
FEBBRAIO
2016
Articolo letto 558 volte

EMILIO BIAGINI

 

MARIA VALTORTA

PER ASPERA AD ASTRA

 

Maria_Valtorta_copia.jpg 

 

La veggente Maria Valtorta, di famiglia lombarda ma nata a Caserta (dati i frequenti spostamenti del padre, che era militare) nel 1897, vi abitò dal 23 ottobre 1924 al 12 ottobre 1961, giorno della sua morte, assistita da Padre Innocenzo Maria Rovetti, dei Servi di Maria. Fu paralizzata dalla vita in giù negli ultimi ventisette anni. Il motivo: durante il periodo dei disordini prima dell’avvento del fascismo, un criminale comunista l’aveva aggredita alle spalle colpendola alla schiena con una sbarra di ferro al grido di “Morte ai signori e ai militari”, provocandole una paralisi progressiva degli arti inferiori.

 

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27
DICEMBRE
2015
Articolo letto 578 volte

   MOSTRI MARINI

O MOSTRI DELLA RAGIONE?

   Povero Medioevo e poveri medievali creduloni che immaginavano miracoli e prodigi, mostri marini e draghi, spade nella roccia e santi graal. Grazie alle magnifiche sorti e progressive risplendenti alla diuturna luce delle gazzette neognostiche e massoniche, brillante prodotto delle fosforescenze cimiteriali dell’“illuminismo”, noi siamo superiori a codeste fanfaluche. O no?

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I TRIGOTTI

CHI SIAMO?
Ve lo diciamo in lingua matematica
t=b(1+1/2)=3m

E' necessaria una precisazione:
e sia ben chiaro noi non siamo bigotti.

 
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ULTIMO ARTICOLO
  • LA GRAMAGLIADE

    ovvero

    EPOPEA DI UNO SPIRITISTA NEMICO DI MARIA VALTORTA

     

    CAPITOLO QUARTO

    BESTEMMIE SUL GESÙ STORICO

    Terza puntata

    Arriviamo così a uno dei punti che più prudono al PAG: il vergognoso trattamento inflitto al “povero Giuda”, per il quale il tenero cuore del PAG sanguina profusamente per almeno una decina di pagine. Ecco infatti l’instabilità psichica della Valtorta che (p. 134) “si manifesta preferibilmente nei rapporti di Giuda con Gesù. Giuda è continuamente bistrattato (sic!) come serpe viscida e priva di coscienza, che va a donne e pensa solo ad un regno messianico terrestre e politico. Nei rari momenti in cui il traditore non dà fastidio al Maestro o ai compagni, Gesù, piagnucoloso e amoreggiante, diventa pure ossessivo e squilibrato, preoccupato solo di dimostrare di aver fatto tutto il possibile per salvarlo dalla dannazione eterna, benché quell’essere demoniaco fosse segnato già dal principio.”

    Infelice Giuda bistrattato e afflitto da un Gesù piagnucoloso, amoreggiante, ossessivo, squilibrato! E pensare che invece col PAG sarebbe andato così d’accordo!

    Povero Giuda, com’eri capitato male (pp. 134-135): “Ecco una scena tragicomica. Gesù prende Giuda fra le braccia, gli parla gota a gota presso l’orecchio, i capelli d’oro cupo del Maestro divino si mescolano ai pesanti ricci bruni di Giuda. Gli rivela che sta per morire martire per tutta l’umanità, gli piacerebbe (sic!) anzi patire tre volte per salvare il suo Giuda: ‘Ti amo, Giuda, tanto ti amo. E vorrei, vorrei darti Me stesso, farti Me stesso, per salvarti da te stesso.’ E Giuda consola il piangente Gesù, promettendo amore e vigilanza: ‘Mi basta che tu non abbia affanno per me. Sei contento? Un bacio, Maestro, un bacio per tua benedizione, e per tua protezione.” Purtroppo il bacio viene interrotto dai discepoli che portano formaggio fresco.”

    Sotto la penna brutale del PAG ogni episodio evangelico, avulso dal cotesto, deformato e ridotto a caricatura, diventa una oscenità il cui eroe, non a caso, è sempre Giuda.

    Gesù consola la madre di Giuda dell’imminente dolore e le promette un posto in cielo (L’Evangelo Cap. 395), e il partigiano cuneese di Giuda riattacca (p. 135): “La amabile scrittrice può così ritornare con il cuore sereno a torturare in modo disgustoso (sic!) e morboso (sic!) la figura del povero (sic!) Giuda! In un’altra scena veramente sadica (sic!) Giuda professa il suo amore e chiede un bacio al Maestro”.

    A questo punto il povero barbitonsore cominciò a chiedersi, con gli occhi fuori della testa: “Ma lo sa il PAG cosa vuol dire sadico?” Indubbiamente ha qualche lacuna nel vocabolario, così com’è estremamente povero di argomenti, noioso e ripetitivo nella sua sterile e controproducente polemica antivaltortiana.

    E la sarabanda farneticante continua ininterrotta. In una nota a p. 136 ecco la “ridicola e noiosa conversazione di Gesù con Giuda, che continua ad assicurargli di amarlo (…); altra scena da circo equestre (sic!) nella quale Giuda dopo aver rubato soldi dalle offerte fatte ai discepoli, partecipa al raduno dei nemici di Gesù, tutto piagnucoloso e incerto perché il Maestro gli penetra i pensieri, continua ad amarlo e non lo caccia dal gruppo degli apostoli.”

    Povero Giuda, oppresso e incompreso!

    “Inframmezzata a queste pagine, in una continua altalena di rimorsi e di perversione, la tortura sulla figura di Giuda si diverte di tanto in tanto a farlo piangere di dolore” (p. 137).

    Ecco di nuovo il povero piccolo, innocente Giuda, seviziato dalla sadica Valtorta!

    Infatti, l’illuminato PAG si degna di insegnarci (p. 138) che “la persona del traditore diventa così un puro e malsano gioco della Valtorta, incapace di trovare una soluzione meno infantile per presentare la sublimità del suo Gesù, tutto Pazienza e Amore, già da tempo a conoscenza che Giuda si è venduto al Sinedrio per tradirlo; tale quadro offre una cornice al desiderio morboso (sic!) di punzecchiare continuamente il discepolo maledetto, che osò tradire il ‘suo’ caro Gesù. Ecco perché si susseguono vari episodi nei quali la Valtorta tramite i suoi personaggi si diverte sadicamente (sic!) a far notare che Giuda ha sempre torto e sbaglia sempre, qualunque cosa faccia o dica; anche Gesù ad un certo punto rifiuta di lasciarsi abbracciare dal discepolo maledetto e spesso, quando lo vede, si mette a piangere. In un dettato Gesù-Valtorta (sic!) si sfoga in modo estremamente indecoroso contro quel serpe di Giuda che fa ribrezzo per il suo desiderio di denari, di donne e di prestigio umano.”

    Desiderio che evidentemente il PAG ritiene perfettamente comprensibile e legittimo in un discepolo di Gesù, e quindi in un prete. Superfluo ogni commento sul desiderio “sadico e morboso” (sic!) di “tormentare” il povero, calunniato Giuda Iscariota, che il PAG, nella sua delirante fabulazione parapsicologica, attribuisce alla Valtorta.

    Non solo, ma secondo l’illuminato PAG “il gusto malsano del demoniaco trova sempre modo di compiacersi” (ibid.).

    Ecco che, nella sua frenesia persecutoria contro il povero, piccolo, perseguitato Giuda, la veggente non si chiama neppure più Maria Valtorta ma si identifica col “gusto malsano del demoniaco” che l’illuminato studioso di spiritismo certo conosce molto bene.

    A questo punto, il povero figaro ha gettato la spugna e, dopo una mezz’ora trascorsa nel bagno a vomitare, mi ha chiamato al telefono dicendo che non si sentiva bene.

    – Le avrà fatto male qualcosa – gli ho detto cadendo nella più vieta banalità, ultima risorsa dei miei pochi neuroni superstiti.

    – Sì, m’ha quasi ammazzato quella specie di galleria della bestemmia travestita da libro. –

    – Ma come? Un autore così blasonato… –

    – A dottò, lassamo perde. A proposito, come va la barba? –

    – Ha smesso di crescere da quando mi sono messo a leggere libri gialli. –

    – Ottimo, continui a leggere quelli. Io studierò dove andare in vacanza per riprendermi. Intanto lascio il compito al mio assistente che ha seguito il mio lavoro finora. Stia bene, dottò. –

    E così di Giuda all’Ultima Cena ha dovuto occuparsi il povero aiuto-figaro, il quale ha affrontato il compito con tutto l’entusiasmo della giovinezza. Infatti lavora come aiuto barbiere solo per pagarsi gli studi in psichiatria, e, nella sua qualità di aspirante psichiatra (AP) ha subito detto che il caso gli sembrava di estremo interesse.

    Infatti (pp. 138-140), “terminata l’ultima cena [notare le minuscole, ha subito osservato l’AP: tanto era una cena qualunque inventata dalla nota sadica demente nelle sue fabulazioni in trance leggera], Gesù confida agli altri discepoli che Giuda è una incarnazione di Satana, un posseduto, anzi un ‘annullato in Satana’ (…) emergono in modo impressionante i vari squilibri psichici della Valtorta, soprattutto nel sadismo con cui ella rovescia su Giuda il bisogno di trovare un capro espiatorio, sul quale scaricare l’aggressività repressa, nella ripetizione morbosa del tic sessuale e nel parossismo paranoico vengono artificiosamente create situazioni e reazioni affettive intorno alle persona di Gesù. L’occasione è offerta da un incidente farsesco: Giovanni e Gesù scoprono Giuda mentre forza un cofano ferrato per rubare denaro. Il fattaccio è creato ad arte per poter poi sbrodolare intensi momenti intimi tra i due innamorati che si terranno abbracciati per consolarsi.

    Postilla dell’AP (aspirante psichiatra): parrebbe esservi qui un’ambiguità malsana, è lecito il dubbio che il paziente attribuisca alla Valtorta il tic sessuale di cui è lui stesso a soffrire.

    Continua il PAG a fabulare da par suo: “Giovanni reagisce come una suora che trova finalmente l’occasione per dimostrare alla superiora le sue tenerezze esclusive. (…) La scena che segue è di rara comicità, se non fosse che rivela l’animo malato della Valtorta. Gesù (…) si mette a gridare, lasciandosi sfuggire con mesi di anticipo notizie riservate sulla sua passione.

    Postilla dell’AP: la “p” minuscola segnala un tasso di devozione inferiore a quello di uno scimpanzé, e l’illuminato evoluzionista PAG certo non si offenderà del confronto. Speriamo che non si offendano gli scimpanzé. (…).

    Il PAG imperterrito prosegue: “Nella scena interferisce di tanto in tanto la Valtorta con commenti sempre più sadici (…). Di fronte a questo Giuda (…) pronto ad assalire come un cane feroce, Gesù si mette a parlare di donne e di sesso. Gli rinfaccia di essersi venduto a Satana e di averlo servito in tutte le tentazioni presentategli, gli rivela confidenze molto intime sul come egli riuscì invece sempre a superare il desiderio sessuale di giacere con donne (…) gli comunica che Dio è senza lussuria e che Lui, Figlio di Dio, patì le tentazioni oscene per dimostrare che anche l’uomo può essere senza lussuria, anzi si fa sempre più confidenziale con colui che proprio pochi minuti prima pareva una apparizione demoniaca.”

    Postilla dell’AP: il tentativo di salvare Giuda e la sacrosanta affermazione della purezza di Gesù, che tutti i suoi discepoli sono tenuti ad imitare, appaiono all’autore solo come qualcosa di farsesco. Si palesa quindi una grave anomia: il paziente appare del tutto fuori posto nel ruolo di prete che si ostina ad occupare.

    (continua)

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