Genova, 27 Luglio 2017 14.37





 
25
LUGLIO
2017
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ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA
Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

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And the winner is …….

Ecco il vincitore di una doppia Aquila d’oro:

Un saggio controcorrente di eccezionale profondità filosofica e scientifica, che dovrebbe essere meditato e letto da tutti:

ETTORE GOTTI TEDESCHI (2017) DIo è meritocratico, Prefazione del Rev. Prof. Nicola Bux, Editrice Giubilei Regnani

 Recens.E.Gotti Tedeschi-Dio  meritocratico

Segue una recensione a cura di Emilio Biagini 

 

Come sottolinea la prefazione del Rev. Prof. Nicola Bux, questo è un libro che viene in soccorso della Fede minacciata dai subdoli errori della gnosi e dal mito del “dialogo” che paralizza il giudizio e la testimonianza cristiana, vanificando il munus docendi, regendi et sanctificandi che è proprio della Chiesa.

Il libro, di straordinaria rilevanza e profondità, è diviso in tre parti: (1) Gli attacchi alla Chiesa, (2) Le prospettive confuse, (3) Le ragioni per reagire.

Gli attacchi alla Chiesa sono la manifestazione di un tragico regresso al paganesimo. Il comportamento di Pilato è da perfetto democratico odierno, relativista laico e opportunista che confonde i valori e affida il compito di stabilire il vero e giusto all’ondivaga maggioranza.

Il tentativo di relativizzare la Chiesa viene da lontano. L’Autore cita a questo proposito un libretto del 1906, di don Cabrol, abate di Saint-Michel, dal titolo Les origines liturgiques, che si direbbe abbia ispirato le infelicissime riforme liturgiche post-Concilio Vaticano II, e cerca di mettere in discussione la liturgia della tradizione, affermando, con zuccheroso buonismo, che: “Il culto cattolico non viene da Gesù. Gesù non aveva liturgia, era nemico delle formule vuote, delle pratiche esteriori, voleva un culto intimo, quello del cuore, ed era il culto libero del Padre, che consiste nella sottomissione filiale a Dio, nell’amore, nella fede; respinge i riti esteriori, vuole una religione senza sacerdoti e senza altari e non ammette altro tempio che l’anima.”

Val tuttavia la pena di ricordare se i nuovi farisei non avessero eretto una ferrea quanto iniqua barriera contro gli Scritti di Maria Valtorta, sarebbe chiaro che Cristo ha espressamente istituito tutti i sette Sacramenti. E se si minano i Sacramenti, con i quali, come ci ricorda il Rev. Prof. Bux nel suo prezioso libro Con i Sacramenti non si scherza, si cancella la grazia e viene minata tutta la dottrina.

Diventa allora più facile separare dogma e pastorale, poi dottrina e prassi. Così si lascia silenziosamente cadere nel dimenticatoio la Verità e non si evangelizza più, perché sarebbe proselitismo. Quando la gente non sa più il catechismo, è facile aggredire la dottrina. I principali argomenti sotto revisione progressista sono: 1) l’ateismo (atei = “credenti anonimi”, ma come può avere fede salvifica chi rifiuta coscientemente la Verità?; 2) il mistero trinitario e dell’Incarnazione (Gesù sarebbe una grazia assimilabile a una creazione, quindi una semplice creatura e non Dio): 3) esistenza di Satana (una semplice idea del male, come vaneggia il boss della ghenga gesuitica); 4) peccato originale (identificato con un generico “peccato del mondo”, e perciò diluito nel nulla); 5) umanizzazione di Cristo (trasformato in un semplice simbolo della fede, quindi senza funzione salvifica); 6) madre di Dio, Maria santissima (contro la quale vengono insinuate fandonie che ne mettono in dubbio la verginità perpetua); 7) autorità della Chiesa (che i progressisti vorrebbero cancellare, a meno che non siano i progressisti stessi collocati in posizioni chiave, dove poter far danno); 8) transustanziazione (negazione del sacrosanto dogma tridentino); 9) giustificazione (rivalutazione della giustificazione luterana per sola fede, con la comoda abolizione del Sacramento della Confessione); 10) “morale di situazione” (elastica secondo le mitiche “esigenze” dei tempi, ossia secondo il proprio comodo); 11) secolarizzazione del Cristianesimo e della Chiesa (accantonamento dei dogmi e chiese usate per funzioni laiche). Sotto molti punti di vista questa sembra la descrizione della neochiesa sotto la cura Bergoglio.

Nulla confonde le prospettive più della malefica gnosi (“conoscenza” offerta ad Adamo ed Eva da Lucifero, per illuderli di poter diventare come Dio). Dio sarebbe occulto e non conoscibile. Solo per “evoluzione” si convertirebbe nel mondo e nell’uomo stesso. La salvezza per l’uomo sarebbe nel mondo e in se stesso, grazie alla scienza e alla tecnica, senza più trascendenza. La teologia progressista si ispira a questo nichilismo per costruire lo “gnosticismo cristiano” che nega il peccato originale e la figura di Lucifero. L’uomo perciò non è corrotto e quindi non ha bisogno di Redenzione, né di Salvezza, né di Cristo né tanto meno della Chiesa, della Madre di Dio, dei Sacramenti.

Ecco la diabolica confusione mediante la quale la teologia diventa antropologia. La dottrina si luteranizza, separando fede da opere, contando sulla coscienza soggettiva, sulla grazia ottenuta senza merito e non sui Sacramenti, perdendosi in messaggi confusi su ambientalismo (recentemente anche neomalthusiano), ecumenismo, pacifismo, “accoglientismo” (migranti), anticapitalismo (le guerre le fa il potere economico) e simili, mentre è vero esattamente il contrario, poiché Dio, come l’autore giustamente non si stanca di sottolineare, è meritocratico, e la Sua grazia va meritata. La salvezza si ottiene lottando per imitare Cristo.

In quest’epoca di confusione gli ‘intellettuali cattolici’ sono divisi come non mai. C’è chi vorrebbe richiamarsi alla Tradizione (e viene zittito), e vi è chi invece inneggia al necessario “progresso” della dottrina (e viene esaltato). I primi sarebbero ciechi conservatori e ottusi reazionari. I secondi sarebbero invece la forza viva della Chiesa, e dispongono delle prime pagine dei maggiori mezzi di stampa e persino la protezione della gerarchia. Coloro che sono fedeli alla Tradizione, invece, parlano solo su internet, vengono rimproverati continuamente, e mentre criticano e denunciano si leggono e si ascoltano sostanzialmente fra loro.

Va tuttavia sottolineato che lo Spirito Santo agisce potentemente attraverso rivelazioni private a persone modeste come Maria Valtorta, le cui opere (in mano a un editore laico, perché la Chiesa le ha di fatto rifiutate) sono vendute a milioni di copie e tradotte in decine di lingue senza alcuna promozione pubblicitaria (che, anzi, si rivela controproducente, come se lo Spirito dicesse: “Lasciate fare a me”). Naturalmente i progressisti fingono di ignorare la Valtorta e la detestano. Ma quello che stupisce è la reazione stizzita di molti fedeli alla Tradizione che rifiutano simili aiuti celesti. Perché? Perché sono ingessati nella loro scienza, e non tollerano che Dio preferisca parlare attraverso i “piccoli”, come la povera semiparalitica Valtorta.

Il regno di Dio non è di questo mondo, che è invece “dominato” dall’angelo ribelle. Ma Dio permise che ne prendesse possesso, “incorporandosi” nel mondo stesso (e non a caso gli ambientalisti lo considerano sacro). Perché la Redenzione ha rimesso la colpa del peccato originale, ma ha lasciato il male derivato da questo peccato? Ha dato così all’uomo la possibilità di espiare la colpa con la pena, che rappresenta la nostra partecipazione alla Passione di Cristo. Ma resta sempre la domanda: perché non impedire il male? Perché Dio non ha impedito al serpente di entrare nel Paradiso Terrestre?

A queste inquietanti domande risponde la preziosa rivelazione a Maria Valtorta: l’uomo è perfettamente capace di scegliere il male anche da solo, senza alcuna tentazione diabolica, perché ha il libero arbitrio al pari degli angeli. Se il serpente non avesse causato il peccato originale, e quindi il germogliare del pentimento e dell’umiltà nell’uomo, sarebbe accaduto un disastro ben peggiore di quello attuale: dopo varie generazioni di vita pura e beata nel Paradiso terrestre, gli uomini avrebbero cominciato a illudersi di essere come Dio per virtù propria, e la Terra avrebbe finito per essere popolata di Luciferi. E neppure la prima caduta sarebbe bastata: Adamo ed Eva erano tutt’altro che consci del male compiuto: solo davanti al sangue di Abele i progenitori si resero conto di quello che avevano fatto, e solo allora iniziò il cammino di espiazione e redenzione del genere umano.

Il demonio naturalmente non demorde, non vuole che l’uomo venga redento, e tanto più si accanisce quanto più si accorge di avere sempre meno tempo prima del rendiconto finale. Il suo obiettivo è far accettare agli uomini un panteismo ambientalista gnostico, che dovrebbe diventare la religione universale, schiacciando la Chiesa, ostile al mondo, e quindi “nemica”.

Mentre i laicisti pretendono che la Chiesa relativizzi i suoi dogmi, i laici hanno creato i loro intangibili dogmi, e guai ad azzardarsi a contestarli, osservando quello che ognuno può vedere, ossia che “il re è nudo”. Sono i dogmi evoluzionista, ambientalista, neomalthusiano, omosessualista.

L’autore acutamente osserva che, paradossalmente, più l’Occidente si stacca dal cristianesimo per essere “laico”, meno lo diventa. Infatti vorrebbe imporre una religione alternativa gnostico-ambientalista-massonica, un’omogeneizzazione culturale che servirà al potere per imporre un totalitarismo razionalista e pragmatico, con relativa perdita di democrazia, finché, a forza di giochetti di controllo delle nascite e d’immigrazione forzata, si finirà per approdare a una società dominata dalla legge coranica in cui sarà impossibile essere “laici”. È chiaro che il progetto diabolico è contraddittorio e destinato al fallimento.

Sotto estremisti laicisti o islamici, o sotto entrambi, correremo il rischio di essere arrestati per pratiche superstiziose, quali assistere alla Santa Messa. Non a caso il Divino Maestro di Maria Valtorta ha profetizzato che la persecuzione finale sarà la più temibile e che all’avvento del “pastore idolo” sarà un bene la morte.

Forse convinti che la corsa sull’orlo del baratro faccia bene alla salute, i poteri del mondialismo laicista, per bocca del direttore Generale dell’OMS, Hiroshi Nakajima nel 1992, affermarono che “l’etica cristiana non potrà mai più essere applicata in futuro”. L’ex presidente Usa, Obama, nel 2009 chiarì che il cosiddetto “diritto alla salute” consisterebbe in: “aborto senza restrizioni, eutanasia indiretta grazie a limitazione delle cure, negazione al diritto di coscienza”. Naturalmente un “governicchio”, del tipo di quelli che malgovernano l’Italia, da nessuno eletto, ma solo cooptato dai poteri forti stranieri e nemici, non sarà mai capace di rifiutare l’applicazione di questi principi, anche se capisse qualcosa e avesse voglia di fare qualcosa.

È proprio del demonio tentare di confondere e far smarrire la ragione. Poiché non si può dimostrare che Dio non esiste, secolo dopo secolo, eretici e filosofi hanno manipolato la ragione umana, umiliandola fino alla negazione di poter conoscere Dio e la realtà: l’hanno trasformata in un’inventrice del reale, e quindi di Dio. Eresie e filosofie (umanesimo, empirismo, idealismo, razionalismo, positivismo ecc.) hanno progressivamente scardinato il pensiero e la fede religiosa, senza riuscire a sostituirla con alcunché di credibile.

L’autore individua correttamente nell’evoluzionismo l’arma principale del nemico. Nessuna teoria scientifica è così “politica” come quella evoluzionistica-anticreazionista. Fin dal suo inizio essa era fondamentale per giustificare le innumerevoli atrocità dell’imperialismo britannico: serviva a dimostrare che, per le “razze inferiori” (irlandesi, indiani, africani ecc.), avere sul collo il piede ferrato di Albione era altamente benefico. Poi l’evoluzionismo è stato imposto per regolare la vita umana in totale “anarchia”, con regole puramente umane, dettate da mode e abitudini, e slegate da qualsiasi senso di peccato. L’evoluzionismo è contrario alla stessa scienza, non essendo dimostrabile e contraddice non solo la fede, ma anche la ragione.

E vale qui la pena di aggiungere che nessuno ha mai osservato la nascita di una nuova specie, né in natura né in laboratorio. Esperimenti compiuti oltre settant’anni fa sulla Drosophila melanogaster per forzare (mediante radiazioni ionizzanti e composti alchilanti) la nascita di nuove specie sono falliti, poiché la specie originaria è stata soltanto rovinata, senza che comparisse alcun carattere genetico nuovo: si è verificata solo perdita di informazione genetica, senza acquisizione di alcun nuovo carattere. Ciononostante i testi della falsa scienza evoluzionistica, con perfetta malafede, presentano questi vecchi esperimenti falliti come un “successo” dell’evoluzionismo, benché dimostrino esattamente il contrario. Né sono stati tentati da allora nuovi esperimenti simili, non essendo possibile aspettarsi risultati differenti.

Ardimentoso è il programma di lotta tracciato dall’autore: 1) Non è vero che la nostra civiltà “cattolica” è morta (restasse un solo fedele in tutto il mondo, lì è la Chiesa); 2) Abbiamo trovato il colpevole dell’attentato (la gnosi evoluzionista-ambientalista-malthusiana-omosessualista); 3) Non dobbiamo abbandonare la battaglia e reagire (affinché l’avvento della Verità e della Giustizia, che inevitabilmente porrà fine all’infamia diabolica, ci trovi ancora in trincea a combattere).

Centrale a questo proposito è la riflessione sul male, e quindi sul demonio. Scrive l’autore: “Sant’Agostino aveva già definito gli ‘imbellettatori’ di satana, quelli cioè che ne ridimensionano il potere malefico (…): ‘i misericordiosi’. Ma questi ‘coccolatori’, ridimensionatori, leccacalzini, del ruolo del demonio, che avrebbero potuto essere suoi discepoli religiosamente devoti, siamo certi che oggi siano scomparsi?” Ricordiamo l’essenza del demonio come descritta nelle Sacre Scritture: “Volle esser come Dio, ma facendo a meno di Dio”. È l’identico peccato di superbia del moderno razionalismo, del modernismo, del progressismo teologico. “Ma chi doveva sorvegliare, dove stava?” esclama l’autore.

Non è difficile rispondere: chi doveva sorvegliare, tradizionalista o progressista che fosse, era occupato (oltre che a giocare con compassi e grembiulini, e in altre attività sulle quali è bene stendere un pietoso velo di silenzio) a difendere i suoi privilegi di unico interprete autorizzato del Depositum Fidei: a nessuno era permesso di interferire, meno che mai i “piccoli”, proprio coloro dei quali Cristo disse: “Ti ringrazio, Padre, perché hai celato le cose ai sapienti e ai grandi e le hai rivelate ai piccoli”. Ma i piccoli non contavano: contavano le conoscenze altolocate e le lauree in teologia in prestigiose università pontificie.

Così venivano tormentate e ridotte al silenzio le voci ispirate: ad esempio Maria Valtorta, la quale non volle piegarsi a permettere che i suoi Scritti venissero trattati da banale storia romanzata, come avrebbero voluto i Servi di Maria, i quali (oltre a fare spiritismo in convento) miravano ad arricchirsi sfruttando commercialmente gli Scritti medesimi, e furono diretta causa dei divieti di pubblicazione e della successiva messa all’Indice del Tesoro valtortiano.

L’autore propone quattro ragioni per reagire. “Perché è la religione cattolica a dare il senso vero della vita, come il Creatore l’ha data alla creazione e come la creatura deve darlo alle proprie azioni. (…) Perché è la religione cattolica a dare razionalità al pensiero e perché è la Fede che eleva la razionalità e la custodisce. La razionalità Dio ce l’ha data ben fatta. Se ora sembriamo sragionare è perché avversiamo Dio confondendo la stessa ragione. (…) Perché è la religione cattolica a permettere di “capire” la storia. La storia insegna che i fatti avvengono perché sono stati pensati. (…) Perché è la religione cattolica a permettere di “fare” (e non subire) la storia.”. Infatti, “quando il Creatore decise di fare la Creazione e poi la creatura, certo non lo fece per sbaglio, accidentalmente, bensì per uno scopo.”

L’autore affronta poi il problema su cosa dovrebbe fare la Chiesa oggi, e lo scioglie evidenziando ciò che il nemico vorrebbe che la Chiesa facesse, per sottolineare che è invece indispensabile fare l’esatto contrario.

Che vuole il nemico? Vuole, come si evince dai deliri di Paolo Flores d’Arcais e simili portavoce della dissoluzione, che la Chiesa: 1) rinunci a risvegliare e rievangelizzare il mondo per salvarlo; 2) cessi di combattere il relativismo, 3) non riproponga il problema antropologico, 4) non riaffermi l’infallibilità papale, 5) non confermi il primato delle idee sul cosiddetto “reale” (per “reale” dovendo intendersi il mondo sconvolto dal vizio e dai deliri dei cosiddetti intellettuali), 6) non contrasti più il pensiero debole e quello darwinista, 7) smetta di affermare il primato della libertà e di opporsi alle ideologie ambientalista e omosessualista, 8) smetta di affermare che la miseria morale genera quella materiale, 9) rinunci a una riforma liturgica che permetta un ritorno alla tradizione, 10) consideri peccaminoso fare proselitismo, 11) dichiari che si evangelizza meglio senza promuovere azioni attive (ossia in pratica non facendo nulla), 12) agisca in modo da dimostrare di aver “capito” il mondo.

La Chiesa, evidentemente, farebbe bene a fare l’esatto contrario di tutto ciò, contrastando frontalmente le pretese laiciste. La civiltà occidentale è fallita proprio perché ha rifiutato il cattolicesimo. Ed esso invece va riaffermato e riproposto nella sua integrità, perché è la Verità. Le strategie adottate dai laicisti sono le solite utilizzate dal fondamentalismo della gnosi: seduzione menzognera, svilimento della tradizione e intimidazione.

L’autore passa poi ad esaminare le ragioni per reagire. Opportunamente, vista l’attuale situazione della Chiesa, si domanda: “A che serve un’autorità morale che scusa errori, peccati, vizi ecc.? E magari rimprovera chi invece propone una penitenza e il cambiamento di vita?”

Come difendere la Fede? 1) Evitando l’errore di pensare che il maligno sia più forte di Dio, 2) Non aspettando soluzioni “miracolose” da parte della Chiesa, 3) Coltivando la necessaria certezza che all’origine di ogni problema c’è sempre la miseria morale.

Opportunamente, l’autore ricorda che “dopo la Resurrezione, Cristo esorta gli apostoli ad andare in tutto il mondo a predicare il Vangelo e ammaestrare le nazioni (…) ha anche spiegato che chi sarà battezzato sarà salvo. Non ha chiesto di occuparsi del giogo fiscale, militare e politico dell’occupazione romana o di fare ricerca medica per debellare la lebbra, né tantomeno della penuria di risorse terrene.” Al contrario, la Chiesa odierna sembra assorbita dal tentativo di assecondare il progetto orizzontale del laicismo, inclusa l’immigrazione selvaggia, che è pianificata per deformare la nostra civiltà e ridimensionare il cattolicesimo, mirando a una sola religione universale gnostica, come l’ambientalismo.

Nulla di nuovo, del resto. L’inno An die Freude di Schiller, musicato dalla Nona di Beethoven, prospetta esattamente questo: la magia della gioia massonica che ottiene il superamento delle varie religioni (le quali non sarebbero altro che frutto della “moda”) nel calderone da streghe dell’unica religione naturalista universale massonica. I versi non lasciano dubbi: Deine Zauber binden wieder, / was die Mode streng geteilt; / alle Menschen werden Brüder, / wo dein sanfter Flügel weilt. “Le tue magie legano di nuovo / ciò che la moda aveva fortemente diviso: / tutti gli uomini divengono fratelli / dove palpita la tua balsamica ala.” Pura menzogna, questa, dell’angelo caduto, nemico di Dio, che vuole apparire più buono di Dio e ci offre, come panacea, il frutto avvelenato della religione universale gnostica.

Se il mondo si è salvato finora è stato grazie proprio alla “intolleranza” dottrinale e dogmatica della Chiesa, finché essa ha combattuto senza fare sconti. Le cose sono cambiate negli ultimi quarant’anni dopo l’avvio del Nuovo ordine mondiale, il Concilio Vaticano II e l’attuale crisi economica. Non senza una comprensibile vena di pessimismo, l’autore scrive che “La tentazione da parte di una qualche intelligenza strategica superiore che riesca a fingere di adattarla [la Chiesa] alle esigenze della modernità per farla invece operare per convertire, vuole senza dubbio una assistenza speciale ‘dall’alto’. Senza quella non vedo altro che il martirio.”

Evidentemente non resta proprio altro che il martirio, come chiaramente profetizzato a Maria Valtorta dal Divino Maestro: tre quarti degli ecclesiastici apostateranno e la Chiesa si ridurrà negli ultimi tempi ad essere piccola e ferocemente perseguitata, ma tutta santa, come era agli inizi.

In conclusione, questo è un libro di altissimo valore, degno di essere letto e meditato da tutti quelli che hanno a cuore la Verità e cercano una guida nella mefitica palude degli errori e dei tradimenti contemporanei. Un unico appunto, che non riguarda certo la qualità spirituale e culturale del libro, ma solo il suo aspetto esteriore: la copertina è poco leggibile e decisamente brutta.

EMILIO BIAGINI

13
APRILE
2013
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INVITO AL GIALLO

 

IL ROMANZO COMPLETO

"IL MICIO CHE SAPEVA TROPPO"

E' SCARICABILE DA SMASHWORDS

 

(COME PURE DIVERSE ALTRE OPERE DELLA DINAMICA COPPIA)

 

 

Il micio che sape troppo. Copertina 

 

……

 

2

“Andiamo in macchina o col treno?” disse lui.

“Tu cosa preferisci?” rispose lei.

“Quello che preferisci tu.”

Era il solito dialogo. Ognuno dei due voleva fare solo quello che compiaceva l’altro.

Infine, visto che non avevano in programma visite a campi di battaglia in Scozia o ad altre destinazioni campestri, ma solo di passare alquanto tempo a Edimburgo, scavando negli archivi, decisero per il treno, più rilassante e, fatta buona provvista di acqua, gallette e omogeneizzati per Wat, partirono.

Con la linea del Nord-Est da Kings Cross raggiunsero dapprima Durham per andare a far visita agli amici Russell, che da tempo li avevano invitati. Jack Russell era ispettore di polizia della contea di Durham. Sarebbe stata un’ottima occasione per presentare loro il cucciolo Wat, il quale avrebbe potuto, fra l’altro, sfogarsi a correre per i prati dell’Inghilterra settentrionale.

Dalla stazione di Durham, con un tassì, raggiunsero il villaggio di Sea Coal, dove abitavano i Russell, in una modesta villetta in Main Street, o “via principale” che dir si voglia, in un ameno villaggio, ameno cioè per quanto può esserlo un povero villaggio di minatori, fatto di monotone casette di pietra, allineate, ed ora ristrutturato in chiave residenziale non particolarmente distinta. Infatti, la contea di Durham era stata in passato grande produttrice di carbone e, nelle brughiere delle vallate interne, di galena, il minerale di piombo.

“Come mai non sono venuti a prenderci alla stazione?” si domandò Caterina, davanti alla porta chiusa.

“Dev’essere successo qualcosa”, dedusse, con fine acume, il criminologo Tommaso.

“Yelp, yelp”, argomentò Wat, scrollandosi di dosso le prime gocce di pioggia che avevano cominciato a cadere nella mite aria serotina, promettitrice di lievi reumatismi.

In quel momento squillò il cellulare di Tommaso, e continuò a squillare per un pezzo, mentre il chiamato cercava affannosamente l’apparecchio in tutte le tasche. Finalmente lo sfuggente congegno saltò fuori.

La voce di Jack Russell era esitante e preoccupata:

“Senti, Tommaso, sono desolato, ma siamo a Durham, bloccati tutti e due. Poi ti racconterò. Riuscite a sistemarvi? La chiave della casa è sotto lo stuoino.”

“Sì, sì, non ti preoccupare.”

Clic.

“Senti, ha detto di accomodarsi in casa sua”, disse Tommaso.

“Ho capito, ma la cosa non mi piace mica tanto.”

“E credi che a me piaccia?”

La chiave c’era davvero, ma la casa appariva buia, fredda e poco invitante. Wat uggiolò con scarso entusiasmo. Tommaso richiuse la porta e rimise a posto la chiave, mentre Caterina si attaccava al telefonino e, in perfetto inglese con lieve accento scozzese, richiamava il tassì che avevano appena congedato, e che fu sul posto in pochi minuti. Nel frattempo la pioggia stava infittendosi, senza dubbio per dimostrare agli stanchi viandanti che intendeva fare sul serio.

“Conosce un albergo dei dintorni che accetti anche i cani?” domandò al tassista il capo di casa Schiappacasse, in eccellente inglese con marcato accento neozelandese, risultato di lunghe ricerche criminologiche compiute in passato ad Auckland.

“Celto, qui noi applezziamo moltissimo cani” rispose senza esitare il tassista, con accento cinese. Infatti era un immigrato, che sui cani aveva le sue idee, che tenne tuttavia per sé.

Infine gli Schiappacasse si sistemarono in un bell’albergo alla periferia di Durham, dove restarono due giorni a rimirare i vetri bagnati dalla pioggia e ad asciugare Wat, quando tornava dalle sue corse per il prato, prima che il cucciolo si buscasse qualche malanno. Il tempo fu ugualmente impiegato in modo utile, limando sul minicomputer portatile alcuni capitoli del romanzo sulla Scozia, quelli dalla preistoria all’età romana. Quando smise di piovere, o pressappoco, Caterina, Tommaso e Wat noleggiarono un’auto e se ne andarono a visitare il Vallo di Adriano per tutta la sua lunghezza. Wat si divertì molto correndo su e giù per i prati e annusando le pietre del forte di Housesteads una ad una, forse alla ricerca di remote tracce di qualche cagnetta romana. Caterina, la fotografa ufficiale della famiglia, scattò diverse foto digitali nei punti più significativi del Vallo. Era molto importante conoscerlo bene, perché quella linea fortificata all’estremo nord dell’Inghilterra aveva avuto un ruolo fondamentale per la Scozia antica, e ogni aspetto del romanzo storico andava ben documentato.

Di ritorno all’albergo dopo l’escursione, gli Schiappacasse trovarono Jack ad attenderli, desideroso di scusarsi.

“Come hai fatto a trovarci?” domandò Tommaso.

“Ragionamento scientifico. Avendovi piantato in asso, non trovandovi a casa, e conoscendovi, ho pensato che non potevate essere che nel più costoso albergo dei dintorni. Elementare, Watson.”

Il cucciolo, sentendo il proprio nome, sebbene non familiarmente abbreviato, si mise ad abbaiare soddisfatto e annusò con interesse le scarpe di Jack, cercando anche di assaggiarne una.

“Marta si scusa di non aver potuto venire, ma è ancora impegnata con lo scheletro”, riprese l’amico, che era ispettore di polizia a Durham e, come spiegò subito dopo, era immerso fino al collo in un difficile caso, insieme alla moglie Marta, anatomo-patologa e medico legale della contea.

“Conosci il Burnhope Burn?” domandò Jack a Tommaso, mentre tutti e quattro (Watson incluso) aspettavano l’arrivo del tè e dei relativi dolcetti.

“No”, rispose con decisione Tommaso.

“Bene, è proprio lì che l’hanno trovato”.

“Ma cosa?” domandò Caterina, lievemente preoccupata per la piega non proprio perspicua presa dalla conversazione.

“Lo scheletro. Era sepolto nella torba della brughiera. È già strano il fatto di non aver trovato tracce di vestiti, di oggetti o di parti molli del morto, perché la torba conserva tutto, ma c’è di peggio.”

“Com’è stato scoperto?”

“Stavano mettendo a dimora una di quelle piantagioni di abete di Sitka e hanno visto spuntare un piede. Come sapete, il bacino del Burnhope è pieno di questi abeti che vengono dall’Alaska. Crescono velocissimi, con ramificazioni densissime fin dal livello del suolo, e producono ottimo legno.”

“Lo so. Siamo stati in Alaska, anche a Sitka. Ma dove cavolo è questo Burnhope Burn?”

“Ma è un ramo sorgentifero del Wear”, disse Jack, stupito dell’ignoranza geografica dell’amico.

“Ah, chiarissimo”, disse Tommaso.

“Bau, bau”, esclamava frattanto Wat, con entusiasmo, vedendo arrivare, non tanto il tè, quanto i relativi dolcetti.

Mentre i quattro si strafogavano, Jack continuava a spiegare.

“Ma non è finita con le stranezze. Abbiamo fatto ricorso alla scienza, naturalmente, e mandato campioni di osso a Oxford per la datazione al radiocarbonio. Sai, il famoso laboratorio che ha datato anche la Sindone.”

“Cos’ha fatto?!?” gridarono all’unisono Caterina e Tommaso.

“Non avete seguito quell’eccitante vicenda della scienza? Un vero trionfo.”

“Ah sì, sì, hai ragione,” concesse Caterina, tirando un calcio sotto il tavolo a Tommaso che stava per esplodere in colorite espressione in una mezza dozzina di lingue “e sullo scheletro cos’hanno trovato?”

“Una cosa stranissima: i femori erano contemporanei, il cranio è stato datato nel futuro, intorno al 2300.”

“Quindi non esiste ancora,” osservò Tommaso senza riuscire a trattenere una risata “e i carbonisti di Oxford sono certi di esistere?”

“Saranno ossa di due persone diverse”, osservò Caterina.

“Una delle quali un extraterrestre”, celiò Tommaso.

“Non sembra,” rispose l’ispettore di Durham, senza scomporsi “lo scheletro è assolutamente completo: ogni osso s’incastra perfettamente.”

“E l’esame delle ossa cos’ha detto?” volle sapere Tommaso.

“Individuo di genere maschile...”

“Cosa? Adesso anche gli scheletri hanno un genere?” s’impennò Tommaso.

“Così impongono le regole, se si vuol pubblicare su una rivista scientifica,” annunciò solenne Jack “e la scienza deve andare avanti. Oggi si deve parlare di genere, il sesso è obsoleto.”

“Angels and ministers of heaven, defend us!” esclamò Tommaso, con opportuna citazione shakespeariana.

“Va be’, andiamo avanti noi, intanto”, intervenne conciliante Caterina.

“... genere maschile...” riprese lo scientifico ispettore.

“... terza declinazione, caso accusativo...” mormorò tra i denti l’incorreggibile Tommaso.

“... età sui cinquant’anni, tracce di ernia del disco e di artrite reumatoide; due molari mancanti, tre premolari otturati.”

“Riscontri con persone scomparse?” domandò Caterina.

“Stiamo cercando, ma per il momento non sembra essere nessuno di qui.”

“Ci sono centrali nucleari, qui vicino?” domandò Tommaso, con apparente incongruenza.

“Non nella contea, ma a Windscale sì, per esempio.”

“Ti dirò qualcosa che potrebbe esservi utile,” disse Tommaso, tornando serio “sempre che le datazioni al radio carbonio siano attendibili. Primo, non si tratta di assassinio ma solo di occultamento di cadavere, perché la morte dev’essere stata accidentale; secondo, la vittima è stata esposta a radiazioni nucleari da una fonte piccola, probabilmente una testata nucleare che aveva aperto per una verifica senza le necessarie precauzioni, il capo è stato investito dalle radiazioni e arricchita di radiocarbonio; terzo, non era un esperto, perché un agente addestrato avrebbe saputo come individuare, ed eventualmente manipolare, la carica nucleare senza farsi contaminare; quarto, dev’essersi sentito male subito e i possessori dell’ordigno l’hanno trovato, spogliato di tutto per rendere difficile il riconoscimento, e tenuto nascosto per un bel po’; quinto, il covo dei delinquenti è con ogni probabilità in un edificio isolato nei dintorni, forse tra le rovine degli impianti desueti di estrazione del piombo; sesto, la banda non disponeva di una vasca e di acido solforico, altrimenti avrebbero sciolto anche lo scheletro; settimo, la banda è formata da stranieri, quasi certamente provenienti da terre molto aride e ignoranti dell’ecologia locale, altrimenti non si sarebbero disfatti dello scheletro in quel modo così ingenuo, perché avrebbero dovuto conoscere meglio le proprietà conservative della torba; ottavo, indagate sulle rovine di impianti industriali abbandonati nelle alte vallate del Tyne, del Wear e del Tees, chiedete se hanno visto aggirarsi nella zona dei tipi mediorientali sospetti; nono, informatevi se vi sono stati furti di testate nucleari o materiale radioattivo atto a produrle; decimo, non fatevi illusioni di beccarli, perché a quest’ora chissà dove sono i delinquenti. Devono essere pericolosissimi, e c’è da aspettarsi, prima o poi, qualche attentato termonucleare.”

“Ma sei sicuro di quello che dici?” disse stupito Jack.

“Sono sicuro che queste sono le ipotesi meno improbabili, dopo aver scartato quelle impossibili;” rispose Tommaso “e attento: sentiremo di nuovo parlare di questa storia”.

“Grazie per i suggerimenti,” disse Jack pensieroso “certo, senza il tuo aiuto non avremmo mai risolto il caso del cinese zoppo e quello di Lord Beckham.”

“Già, c’è voluta tutta la mia perspicacia per capire che l’assassino era il maggiordomo”, rispose Tommaso, senza ombra di ironia nella voce, cosa che dovette costargli non poco sforzo.

“Vogliamo andare, adesso,” propose Jack “visto che i dolcetti sono finiti.”

“Yap, yap”, approvò Wat.

La comitiva si trasferì sulla decrepita Volvo dei Russell, sulla quale Caterina e Tommaso caricarono i loro bagagli e Wat. Infine la macchina partì per la poco appetitosa destinazione rappresentata dalla casa dei Russell.

I Russell ne andavano molto orgogliosi, ma era una casa fredda, male arredata e poco accogliente.

Dopo cena, accanto al fuoco del camino, Tommaso e Jack ripresero la discussione sul radiocarbonio, della quale, per non tediare i nostri quindici lettori, diremo per sommi capi solo che Jack, da tempo dichiaratosi “ateo”, sosteneva a spada tratta l’attendibilità “entro i prescritti intervalli di significatività statistica”, mentre Tommaso ribatteva citando alcuni imbarazzanti fatti: a un corno da bere vichingo era stata attribuita una data di un millennio più giovane, collocandolo addirittura agli inizi del ventunesimo secolo, mentre una chiocciola appena morta era stata ritenuta antica di cinquemila anni, e che dopo questi mirabili successi il radiocarbonio potevano infilarselo... e il Museo della Scienza di South Kensington poteva vergognarsi di aver esposto la datazione taroccata della Sindone, come esempio del metodo: malafede laicista.

Marta, la moglie cattolica di Jack, taceva per non contraddire apertamente il marito, ma era evidentemente dalla parte di Tommaso, perché scuoteva il capo ad ogni esternazione scientista del suo marito e signore.

Quasi a sfidare l’opposizione degli altri verso la sua sconfinata fede nella scienza del radiocarbonio, Jack propose a Tommaso una partita a scacchi.

Jack giocava scientificamente, Tommaso con l’intuizione. Le due signore, per un po’, seguirono il gioco, poi si misero a chiacchierare. Marta raccontò molti casi di cui si era occupata, ma dopo un po’ Caterina cominciò a trovare la conversazione piuttosto sgradevole. Dettagli di cadaveri, di prove tossicologiche, di scavi in residui organici possono appassionare i medici legali, ma Caterina era più interessata alla letteratura e alla storia. Era Tommaso il criminologo di famiglia, che intanto stava battagliando con l’ultimo cavallo rimasto per rompere lo scientifico cerchio difensivo di Jack intorno al re. Infine la scientifica strategia di Jack non impedì una piccola distrazione, della quale Tommaso approfittò subito dando scacco matto. Jack analizzò subito scientificamente la partita e dichiarò che avrebbe potuto vincere. Intanto però aveva perso.

Fece la sua apparizione il micio dei Russell, grosso e arruffato. Wat, da cucciolo inesperto, cercò di fare amicizia, ma dal delinquente rimediò soltanto un graffio.

Tommaso si trattenne dal prendere a sberle il gattaccio colpevole perché era in casa d’altri, ma si ripropose di andarsene prima possibile.

Il cucciolo corse a farsi consolare da Caterina, che lo mise a letto nel suo giaciglio, lo fasciò per bene in una copertina perché non prendesse freddo, e lo carezzò a lungo per calmarlo, dato che era rimasto un po’ scosso. Ed anche confuso per la novità dell’ambiente.

Il giorno dopo gli Schiappacasse si congedarono dai Russell e dalla loro casa fredda e malabitata da un gattaccio unghiuto e maleducato, si fecero portare da Jack con la Volvo a Durham e di lì partirono in treno per Edimburgo.

Vi trascorsero una settimana per approfondire le ricerche sul Settecento scozzese, che era l’epoca che stavano per affrontare nel loro romanzo storico “Alba”. Con gli scozzesi si trovavano sempre molto bene: in genere erano assai più cordiali e simpatici degli inglesi. Durante quella settimana fecero fare lunghe passeggiate a Wat lungo i sentieri attorno all’Arthur’s Seat, il grande e antichissimo rilievo vulcanico di Edimburgo, e il cucciolo era impegnatissimo ad annusare i profumi di quella campagna insolita per lui.

Al ritorno, il Flying Scotsman passò per le Midlands, in vista delle grandi torri di raffreddamento delle centrali elettriche. Wat, in grembo a Caterina, guardava la campagna inglese che scorreva davanti al finestrino. Tommaso gli spiegò le torri di raffreddamento e la loro funzione.

“Gli parli come a un bambino”, celiò Caterina.

“È un bambino.”

“Ti prenderanno per scemo.”

“E chi ti ha detto che sbaglino?”

Wat gradì moltissimo le spiegazioni e le attenzioni, mentre il treno scivolava tranquillo verso il sud.

Infine giunsero a casa.

Era una fredda giornata di novembre. Nel crepuscolo, i tre Schiappacasse furono colpiti dalle luci spettrali provenienti da tre dei quattro edifici che circondavano il prato del Bishops Close, e che sapevano essere disabitati.

“Cosa faranno di quei tre palazzi?” si chiese Caterina.

“Sembrano vuoti”, disse Tommaso.

“Ma sono vuoti,” confermò Caterina “sappiamo che lo sono”.

“E quelle luci? Forse c’è dentro un guardiano?”

Il tutto dava un senso di precarietà, quasi di minaccia. C’era forse un pericolo incombente? Ma cosa?

Il prato al centro di Bishops Close sembrava un lago di tenebre, la penombra avanzava sulla facciata degli edifici. Il vecchio lampione vicino all’ingresso della casa mandava una fievole luce, come il lumino di un cimitero.

“Guarda”, esclamò d’improvviso, senza fiato, Tommaso, mentre stavano per entrare nel portone, indicando il tetto. Una grande forma nera si stagliava contro il cielo plumbeo, con le ali semiaperte.

“Cos’è quello?” domandò Caterina con una certa apprensione.

“Un uccello, mi pare”.

Wat, improvvisamente, uggiolò e si appiattì al suolo.

“Sembra un avvoltoio, con quelle ali spalancate”, osservò Caterina.

In quel momento l’animale balzò giù dal tetto, spalancò le ali e volò via pigramente.

“Ma no, era solo un grosso corvo, come quelli della Torre”, concluse Tommaso.

Wat guaì pietosamente e s’impuntò. Non voleva entrare nel portone, come se avvertisse una minaccia, un orco che divora i bambini e i cuccioli. Caterina dovette prenderlo in braccio, proprio come un bambino, e portarlo dentro.

 

12
SETTEMBRE
2010
Articolo letto 8660 volte

EMILIO BIAGINI

AMBIENTE, CONFLITTO E SVILUPPO:

LE ISOLE BRITANNICHE NEL CONTESTO GLOBALE

GENOVA, 2a ed., 2007

 

RECENSIONE DI GIAN CAMILLO CORTEMIGLIA

 

Questa opera di Biagini riguardante le Isole Britanniche, già al solo primo impatto si potrebbe accreditare con l’aggettivazione di monumentale, non tanto per la mole dimensionale delle 1600 pagine che compongono i tre volumi, ma soprattutto per l’imponente massa di informazioni di tematica geografica, che, fornite con specifico e dettagliato indirizzo critico, rivelano l’apporto di una vasta cultura maturata nell’arco di una vita di ricerca e di studio.
Se si volesse documentare in maniera formale l’importanza di questo contributo sulla geografia delle Isole Britanniche basterebbe allora citare la circostanza che ne è stata pubblicata, cosa piuttosto rara per i geografi italiani, un’edizione inglese nel 2006, oppure sottolineare l’imponente bibliografia consultata e citata, ma così non renderemmo merito alla magistrale trattazione contenuta nell’opera.

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12
DICEMBRE
2008
Articolo letto 7830 volte

La poesia barocca è permeata di questi due concetti, che non si perdono neppure dopo il tramonto di quella stagione artistica, dato che si tratta di idee fondamentali per chiunque rifletta non troppo superficialmente sull’esistenza.

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I TRIGOTTI

CHI SIAMO?
Ve lo diciamo in lingua matematica
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E' necessaria una precisazione:
e sia ben chiaro noi non siamo bigotti.

 
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ULTIMO ARTICOLO
  • ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA
    Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

    I TRIGOTTI

    -Figura_aquila

    -Figura_aquila


    And the winner is …….

    Ecco il vincitore di una doppia Aquila d’oro:

    Un saggio controcorrente di eccezionale profondità filosofica e scientifica, che dovrebbe essere meditato e letto da tutti:

    ETTORE GOTTI TEDESCHI (2017) DIo è meritocratico, Prefazione del Rev. Prof. Nicola Bux, Editrice Giubilei Regnani

     Recens.E.Gotti Tedeschi-Dio  meritocratico

    Segue una recensione a cura di Emilio Biagini 

     

    Come sottolinea la prefazione del Rev. Prof. Nicola Bux, questo è un libro che viene in soccorso della Fede minacciata dai subdoli errori della gnosi e dal mito del “dialogo” che paralizza il giudizio e la testimonianza cristiana, vanificando il munus docendi, regendi et sanctificandi che è proprio della Chiesa.

    Il libro, di straordinaria rilevanza e profondità, è diviso in tre parti: (1) Gli attacchi alla Chiesa, (2) Le prospettive confuse, (3) Le ragioni per reagire.

    Gli attacchi alla Chiesa sono la manifestazione di un tragico regresso al paganesimo. Il comportamento di Pilato è da perfetto democratico odierno, relativista laico e opportunista che confonde i valori e affida il compito di stabilire il vero e giusto all’ondivaga maggioranza.

    Il tentativo di relativizzare la Chiesa viene da lontano. L’Autore cita a questo proposito un libretto del 1906, di don Cabrol, abate di Saint-Michel, dal titolo Les origines liturgiques, che si direbbe abbia ispirato le infelicissime riforme liturgiche post-Concilio Vaticano II, e cerca di mettere in discussione la liturgia della tradizione, affermando, con zuccheroso buonismo, che: “Il culto cattolico non viene da Gesù. Gesù non aveva liturgia, era nemico delle formule vuote, delle pratiche esteriori, voleva un culto intimo, quello del cuore, ed era il culto libero del Padre, che consiste nella sottomissione filiale a Dio, nell’amore, nella fede; respinge i riti esteriori, vuole una religione senza sacerdoti e senza altari e non ammette altro tempio che l’anima.”

    Val tuttavia la pena di ricordare se i nuovi farisei non avessero eretto una ferrea quanto iniqua barriera contro gli Scritti di Maria Valtorta, sarebbe chiaro che Cristo ha espressamente istituito tutti i sette Sacramenti. E se si minano i Sacramenti, con i quali, come ci ricorda il Rev. Prof. Bux nel suo prezioso libro Con i Sacramenti non si scherza, si cancella la grazia e viene minata tutta la dottrina.

    Diventa allora più facile separare dogma e pastorale, poi dottrina e prassi. Così si lascia silenziosamente cadere nel dimenticatoio la Verità e non si evangelizza più, perché sarebbe proselitismo. Quando la gente non sa più il catechismo, è facile aggredire la dottrina. I principali argomenti sotto revisione progressista sono: 1) l’ateismo (atei = “credenti anonimi”, ma come può avere fede salvifica chi rifiuta coscientemente la Verità?; 2) il mistero trinitario e dell’Incarnazione (Gesù sarebbe una grazia assimilabile a una creazione, quindi una semplice creatura e non Dio): 3) esistenza di Satana (una semplice idea del male, come vaneggia il boss della ghenga gesuitica); 4) peccato originale (identificato con un generico “peccato del mondo”, e perciò diluito nel nulla); 5) umanizzazione di Cristo (trasformato in un semplice simbolo della fede, quindi senza funzione salvifica); 6) madre di Dio, Maria santissima (contro la quale vengono insinuate fandonie che ne mettono in dubbio la verginità perpetua); 7) autorità della Chiesa (che i progressisti vorrebbero cancellare, a meno che non siano i progressisti stessi collocati in posizioni chiave, dove poter far danno); 8) transustanziazione (negazione del sacrosanto dogma tridentino); 9) giustificazione (rivalutazione della giustificazione luterana per sola fede, con la comoda abolizione del Sacramento della Confessione); 10) “morale di situazione” (elastica secondo le mitiche “esigenze” dei tempi, ossia secondo il proprio comodo); 11) secolarizzazione del Cristianesimo e della Chiesa (accantonamento dei dogmi e chiese usate per funzioni laiche). Sotto molti punti di vista questa sembra la descrizione della neochiesa sotto la cura Bergoglio.

    Nulla confonde le prospettive più della malefica gnosi (“conoscenza” offerta ad Adamo ed Eva da Lucifero, per illuderli di poter diventare come Dio). Dio sarebbe occulto e non conoscibile. Solo per “evoluzione” si convertirebbe nel mondo e nell’uomo stesso. La salvezza per l’uomo sarebbe nel mondo e in se stesso, grazie alla scienza e alla tecnica, senza più trascendenza. La teologia progressista si ispira a questo nichilismo per costruire lo “gnosticismo cristiano” che nega il peccato originale e la figura di Lucifero. L’uomo perciò non è corrotto e quindi non ha bisogno di Redenzione, né di Salvezza, né di Cristo né tanto meno della Chiesa, della Madre di Dio, dei Sacramenti.

    Ecco la diabolica confusione mediante la quale la teologia diventa antropologia. La dottrina si luteranizza, separando fede da opere, contando sulla coscienza soggettiva, sulla grazia ottenuta senza merito e non sui Sacramenti, perdendosi in messaggi confusi su ambientalismo (recentemente anche neomalthusiano), ecumenismo, pacifismo, “accoglientismo” (migranti), anticapitalismo (le guerre le fa il potere economico) e simili, mentre è vero esattamente il contrario, poiché Dio, come l’autore giustamente non si stanca di sottolineare, è meritocratico, e la Sua grazia va meritata. La salvezza si ottiene lottando per imitare Cristo.

    In quest’epoca di confusione gli ‘intellettuali cattolici’ sono divisi come non mai. C’è chi vorrebbe richiamarsi alla Tradizione (e viene zittito), e vi è chi invece inneggia al necessario “progresso” della dottrina (e viene esaltato). I primi sarebbero ciechi conservatori e ottusi reazionari. I secondi sarebbero invece la forza viva della Chiesa, e dispongono delle prime pagine dei maggiori mezzi di stampa e persino la protezione della gerarchia. Coloro che sono fedeli alla Tradizione, invece, parlano solo su internet, vengono rimproverati continuamente, e mentre criticano e denunciano si leggono e si ascoltano sostanzialmente fra loro.

    Va tuttavia sottolineato che lo Spirito Santo agisce potentemente attraverso rivelazioni private a persone modeste come Maria Valtorta, le cui opere (in mano a un editore laico, perché la Chiesa le ha di fatto rifiutate) sono vendute a milioni di copie e tradotte in decine di lingue senza alcuna promozione pubblicitaria (che, anzi, si rivela controproducente, come se lo Spirito dicesse: “Lasciate fare a me”). Naturalmente i progressisti fingono di ignorare la Valtorta e la detestano. Ma quello che stupisce è la reazione stizzita di molti fedeli alla Tradizione che rifiutano simili aiuti celesti. Perché? Perché sono ingessati nella loro scienza, e non tollerano che Dio preferisca parlare attraverso i “piccoli”, come la povera semiparalitica Valtorta.

    Il regno di Dio non è di questo mondo, che è invece “dominato” dall’angelo ribelle. Ma Dio permise che ne prendesse possesso, “incorporandosi” nel mondo stesso (e non a caso gli ambientalisti lo considerano sacro). Perché la Redenzione ha rimesso la colpa del peccato originale, ma ha lasciato il male derivato da questo peccato? Ha dato così all’uomo la possibilità di espiare la colpa con la pena, che rappresenta la nostra partecipazione alla Passione di Cristo. Ma resta sempre la domanda: perché non impedire il male? Perché Dio non ha impedito al serpente di entrare nel Paradiso Terrestre?

    A queste inquietanti domande risponde la preziosa rivelazione a Maria Valtorta: l’uomo è perfettamente capace di scegliere il male anche da solo, senza alcuna tentazione diabolica, perché ha il libero arbitrio al pari degli angeli. Se il serpente non avesse causato il peccato originale, e quindi il germogliare del pentimento e dell’umiltà nell’uomo, sarebbe accaduto un disastro ben peggiore di quello attuale: dopo varie generazioni di vita pura e beata nel Paradiso terrestre, gli uomini avrebbero cominciato a illudersi di essere come Dio per virtù propria, e la Terra avrebbe finito per essere popolata di Luciferi. E neppure la prima caduta sarebbe bastata: Adamo ed Eva erano tutt’altro che consci del male compiuto: solo davanti al sangue di Abele i progenitori si resero conto di quello che avevano fatto, e solo allora iniziò il cammino di espiazione e redenzione del genere umano.

    Il demonio naturalmente non demorde, non vuole che l’uomo venga redento, e tanto più si accanisce quanto più si accorge di avere sempre meno tempo prima del rendiconto finale. Il suo obiettivo è far accettare agli uomini un panteismo ambientalista gnostico, che dovrebbe diventare la religione universale, schiacciando la Chiesa, ostile al mondo, e quindi “nemica”.

    Mentre i laicisti pretendono che la Chiesa relativizzi i suoi dogmi, i laici hanno creato i loro intangibili dogmi, e guai ad azzardarsi a contestarli, osservando quello che ognuno può vedere, ossia che “il re è nudo”. Sono i dogmi evoluzionista, ambientalista, neomalthusiano, omosessualista.

    L’autore acutamente osserva che, paradossalmente, più l’Occidente si stacca dal cristianesimo per essere “laico”, meno lo diventa. Infatti vorrebbe imporre una religione alternativa gnostico-ambientalista-massonica, un’omogeneizzazione culturale che servirà al potere per imporre un totalitarismo razionalista e pragmatico, con relativa perdita di democrazia, finché, a forza di giochetti di controllo delle nascite e d’immigrazione forzata, si finirà per approdare a una società dominata dalla legge coranica in cui sarà impossibile essere “laici”. È chiaro che il progetto diabolico è contraddittorio e destinato al fallimento.

    Sotto estremisti laicisti o islamici, o sotto entrambi, correremo il rischio di essere arrestati per pratiche superstiziose, quali assistere alla Santa Messa. Non a caso il Divino Maestro di Maria Valtorta ha profetizzato che la persecuzione finale sarà la più temibile e che all’avvento del “pastore idolo” sarà un bene la morte.

    Forse convinti che la corsa sull’orlo del baratro faccia bene alla salute, i poteri del mondialismo laicista, per bocca del direttore Generale dell’OMS, Hiroshi Nakajima nel 1992, affermarono che “l’etica cristiana non potrà mai più essere applicata in futuro”. L’ex presidente Usa, Obama, nel 2009 chiarì che il cosiddetto “diritto alla salute” consisterebbe in: “aborto senza restrizioni, eutanasia indiretta grazie a limitazione delle cure, negazione al diritto di coscienza”. Naturalmente un “governicchio”, del tipo di quelli che malgovernano l’Italia, da nessuno eletto, ma solo cooptato dai poteri forti stranieri e nemici, non sarà mai capace di rifiutare l’applicazione di questi principi, anche se capisse qualcosa e avesse voglia di fare qualcosa.

    È proprio del demonio tentare di confondere e far smarrire la ragione. Poiché non si può dimostrare che Dio non esiste, secolo dopo secolo, eretici e filosofi hanno manipolato la ragione umana, umiliandola fino alla negazione di poter conoscere Dio e la realtà: l’hanno trasformata in un’inventrice del reale, e quindi di Dio. Eresie e filosofie (umanesimo, empirismo, idealismo, razionalismo, positivismo ecc.) hanno progressivamente scardinato il pensiero e la fede religiosa, senza riuscire a sostituirla con alcunché di credibile.

    L’autore individua correttamente nell’evoluzionismo l’arma principale del nemico. Nessuna teoria scientifica è così “politica” come quella evoluzionistica-anticreazionista. Fin dal suo inizio essa era fondamentale per giustificare le innumerevoli atrocità dell’imperialismo britannico: serviva a dimostrare che, per le “razze inferiori” (irlandesi, indiani, africani ecc.), avere sul collo il piede ferrato di Albione era altamente benefico. Poi l’evoluzionismo è stato imposto per regolare la vita umana in totale “anarchia”, con regole puramente umane, dettate da mode e abitudini, e slegate da qualsiasi senso di peccato. L’evoluzionismo è contrario alla stessa scienza, non essendo dimostrabile e contraddice non solo la fede, ma anche la ragione.

    E vale qui la pena di aggiungere che nessuno ha mai osservato la nascita di una nuova specie, né in natura né in laboratorio. Esperimenti compiuti oltre settant’anni fa sulla Drosophila melanogaster per forzare (mediante radiazioni ionizzanti e composti alchilanti) la nascita di nuove specie sono falliti, poiché la specie originaria è stata soltanto rovinata, senza che comparisse alcun carattere genetico nuovo: si è verificata solo perdita di informazione genetica, senza acquisizione di alcun nuovo carattere. Ciononostante i testi della falsa scienza evoluzionistica, con perfetta malafede, presentano questi vecchi esperimenti falliti come un “successo” dell’evoluzionismo, benché dimostrino esattamente il contrario. Né sono stati tentati da allora nuovi esperimenti simili, non essendo possibile aspettarsi risultati differenti.

    Ardimentoso è il programma di lotta tracciato dall’autore: 1) Non è vero che la nostra civiltà “cattolica” è morta (restasse un solo fedele in tutto il mondo, lì è la Chiesa); 2) Abbiamo trovato il colpevole dell’attentato (la gnosi evoluzionista-ambientalista-malthusiana-omosessualista); 3) Non dobbiamo abbandonare la battaglia e reagire (affinché l’avvento della Verità e della Giustizia, che inevitabilmente porrà fine all’infamia diabolica, ci trovi ancora in trincea a combattere).

    Centrale a questo proposito è la riflessione sul male, e quindi sul demonio. Scrive l’autore: “Sant’Agostino aveva già definito gli ‘imbellettatori’ di satana, quelli cioè che ne ridimensionano il potere malefico (…): ‘i misericordiosi’. Ma questi ‘coccolatori’, ridimensionatori, leccacalzini, del ruolo del demonio, che avrebbero potuto essere suoi discepoli religiosamente devoti, siamo certi che oggi siano scomparsi?” Ricordiamo l’essenza del demonio come descritta nelle Sacre Scritture: “Volle esser come Dio, ma facendo a meno di Dio”. È l’identico peccato di superbia del moderno razionalismo, del modernismo, del progressismo teologico. “Ma chi doveva sorvegliare, dove stava?” esclama l’autore.

    Non è difficile rispondere: chi doveva sorvegliare, tradizionalista o progressista che fosse, era occupato (oltre che a giocare con compassi e grembiulini, e in altre attività sulle quali è bene stendere un pietoso velo di silenzio) a difendere i suoi privilegi di unico interprete autorizzato del Depositum Fidei: a nessuno era permesso di interferire, meno che mai i “piccoli”, proprio coloro dei quali Cristo disse: “Ti ringrazio, Padre, perché hai celato le cose ai sapienti e ai grandi e le hai rivelate ai piccoli”. Ma i piccoli non contavano: contavano le conoscenze altolocate e le lauree in teologia in prestigiose università pontificie.

    Così venivano tormentate e ridotte al silenzio le voci ispirate: ad esempio Maria Valtorta, la quale non volle piegarsi a permettere che i suoi Scritti venissero trattati da banale storia romanzata, come avrebbero voluto i Servi di Maria, i quali (oltre a fare spiritismo in convento) miravano ad arricchirsi sfruttando commercialmente gli Scritti medesimi, e furono diretta causa dei divieti di pubblicazione e della successiva messa all’Indice del Tesoro valtortiano.

    L’autore propone quattro ragioni per reagire. “Perché è la religione cattolica a dare il senso vero della vita, come il Creatore l’ha data alla creazione e come la creatura deve darlo alle proprie azioni. (…) Perché è la religione cattolica a dare razionalità al pensiero e perché è la Fede che eleva la razionalità e la custodisce. La razionalità Dio ce l’ha data ben fatta. Se ora sembriamo sragionare è perché avversiamo Dio confondendo la stessa ragione. (…) Perché è la religione cattolica a permettere di “capire” la storia. La storia insegna che i fatti avvengono perché sono stati pensati. (…) Perché è la religione cattolica a permettere di “fare” (e non subire) la storia.”. Infatti, “quando il Creatore decise di fare la Creazione e poi la creatura, certo non lo fece per sbaglio, accidentalmente, bensì per uno scopo.”

    L’autore affronta poi il problema su cosa dovrebbe fare la Chiesa oggi, e lo scioglie evidenziando ciò che il nemico vorrebbe che la Chiesa facesse, per sottolineare che è invece indispensabile fare l’esatto contrario.

    Che vuole il nemico? Vuole, come si evince dai deliri di Paolo Flores d’Arcais e simili portavoce della dissoluzione, che la Chiesa: 1) rinunci a risvegliare e rievangelizzare il mondo per salvarlo; 2) cessi di combattere il relativismo, 3) non riproponga il problema antropologico, 4) non riaffermi l’infallibilità papale, 5) non confermi il primato delle idee sul cosiddetto “reale” (per “reale” dovendo intendersi il mondo sconvolto dal vizio e dai deliri dei cosiddetti intellettuali), 6) non contrasti più il pensiero debole e quello darwinista, 7) smetta di affermare il primato della libertà e di opporsi alle ideologie ambientalista e omosessualista, 8) smetta di affermare che la miseria morale genera quella materiale, 9) rinunci a una riforma liturgica che permetta un ritorno alla tradizione, 10) consideri peccaminoso fare proselitismo, 11) dichiari che si evangelizza meglio senza promuovere azioni attive (ossia in pratica non facendo nulla), 12) agisca in modo da dimostrare di aver “capito” il mondo.

    La Chiesa, evidentemente, farebbe bene a fare l’esatto contrario di tutto ciò, contrastando frontalmente le pretese laiciste. La civiltà occidentale è fallita proprio perché ha rifiutato il cattolicesimo. Ed esso invece va riaffermato e riproposto nella sua integrità, perché è la Verità. Le strategie adottate dai laicisti sono le solite utilizzate dal fondamentalismo della gnosi: seduzione menzognera, svilimento della tradizione e intimidazione.

    L’autore passa poi ad esaminare le ragioni per reagire. Opportunamente, vista l’attuale situazione della Chiesa, si domanda: “A che serve un’autorità morale che scusa errori, peccati, vizi ecc.? E magari rimprovera chi invece propone una penitenza e il cambiamento di vita?”

    Come difendere la Fede? 1) Evitando l’errore di pensare che il maligno sia più forte di Dio, 2) Non aspettando soluzioni “miracolose” da parte della Chiesa, 3) Coltivando la necessaria certezza che all’origine di ogni problema c’è sempre la miseria morale.

    Opportunamente, l’autore ricorda che “dopo la Resurrezione, Cristo esorta gli apostoli ad andare in tutto il mondo a predicare il Vangelo e ammaestrare le nazioni (…) ha anche spiegato che chi sarà battezzato sarà salvo. Non ha chiesto di occuparsi del giogo fiscale, militare e politico dell’occupazione romana o di fare ricerca medica per debellare la lebbra, né tantomeno della penuria di risorse terrene.” Al contrario, la Chiesa odierna sembra assorbita dal tentativo di assecondare il progetto orizzontale del laicismo, inclusa l’immigrazione selvaggia, che è pianificata per deformare la nostra civiltà e ridimensionare il cattolicesimo, mirando a una sola religione universale gnostica, come l’ambientalismo.

    Nulla di nuovo, del resto. L’inno An die Freude di Schiller, musicato dalla Nona di Beethoven, prospetta esattamente questo: la magia della gioia massonica che ottiene il superamento delle varie religioni (le quali non sarebbero altro che frutto della “moda”) nel calderone da streghe dell’unica religione naturalista universale massonica. I versi non lasciano dubbi: Deine Zauber binden wieder, / was die Mode streng geteilt; / alle Menschen werden Brüder, / wo dein sanfter Flügel weilt. “Le tue magie legano di nuovo / ciò che la moda aveva fortemente diviso: / tutti gli uomini divengono fratelli / dove palpita la tua balsamica ala.” Pura menzogna, questa, dell’angelo caduto, nemico di Dio, che vuole apparire più buono di Dio e ci offre, come panacea, il frutto avvelenato della religione universale gnostica.

    Se il mondo si è salvato finora è stato grazie proprio alla “intolleranza” dottrinale e dogmatica della Chiesa, finché essa ha combattuto senza fare sconti. Le cose sono cambiate negli ultimi quarant’anni dopo l’avvio del Nuovo ordine mondiale, il Concilio Vaticano II e l’attuale crisi economica. Non senza una comprensibile vena di pessimismo, l’autore scrive che “La tentazione da parte di una qualche intelligenza strategica superiore che riesca a fingere di adattarla [la Chiesa] alle esigenze della modernità per farla invece operare per convertire, vuole senza dubbio una assistenza speciale ‘dall’alto’. Senza quella non vedo altro che il martirio.”

    Evidentemente non resta proprio altro che il martirio, come chiaramente profetizzato a Maria Valtorta dal Divino Maestro: tre quarti degli ecclesiastici apostateranno e la Chiesa si ridurrà negli ultimi tempi ad essere piccola e ferocemente perseguitata, ma tutta santa, come era agli inizi.

    In conclusione, questo è un libro di altissimo valore, degno di essere letto e meditato da tutti quelli che hanno a cuore la Verità e cercano una guida nella mefitica palude degli errori e dei tradimenti contemporanei. Un unico appunto, che non riguarda certo la qualità spirituale e culturale del libro, ma solo il suo aspetto esteriore: la copertina è poco leggibile e decisamente brutta.

    EMILIO BIAGINI

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