Genova, 28 Giugno 2017 10.31





 
CAELI ENARRANT GLORIAM DEI

 

Humanae Litterae

24
MAGGIO
2014
Articolo letto 1349 volte

Copertina finale copia

 

“Satire clericali”. Il volto empiamente grottesco della teologia “aggiornata”  -  di Piero Vassallo

By  On 24 maggio 2014 · Add Comment

Propone in questi giorni un appetitoso volume di “Satire clericali” la cucina letteraria, che è attivata in Genova-Castelletto da Maria Antonietta ed Emilio Biagini, coniugiscandalosamente felici (sono parole di Alberto Rosselli) e osservatori dotati di uno sguardo implacabile e tagliente, capace di denudare la banalità della teologia contagiata dal pensiero crepuscolare e lo sprezzo del ridicolo giacente sotto la parlantina piamente frivola e untuosa trionfalmente.

  1.  Canta il sommo Blateronte, portabandiera del pensiero postmoderno e seminatore di stati d’animo sentimentali/irrazionali nella Chiesa cattolica:

  Poiché tutto è relativo

io non so se sono vivo,

ma comunque salto e strillo

per il mondo come un grillo

la parola verità

sulle scatole mi sta

e una volta fatto il vuoto

dentro il nulla io ci nuoto.

 In risposta al fragore del venerato bla-bla i Biagini propongono una raccolta di esilaranti scenette, delle quali è principale protagonista don Tentenna, emblema del sacerdozio alterato e ribassato dalla teologia buonista e populista. Il cui inno recita:

 Con prudenza ed attenzione

prendiam tutti con le buone

della Croce che ce frega?

Evitiam sempre la bega.

Così senza tanti grilli,

noi viviamo più tranquilli

I racconti, nei quali balugina talora un umorismo di sano stampo boccaccesco, strappano la franca risata del lettore infastidito dal frusciante bla-bla,in discesa dai pulpiti dell’avventurismo teologico, insieme con un cacofonico accompagnamento di chitarre tormentate da monache incontinenti e di voci stridule, in uscita da cantori, che fanno pensare all’esito delle antiche mutilazioni norcine.

Dietro istigazione dell’editore sardonico/veronese Giovanni Zenone, i Biagini (non bigotti ma matematicamente trigotti) descrivono le varie figure della goffa ginnastica de-mentale, nella quale si cimenta un clero incalzato dall’implacabile vocazione all’aggiornamento e trascinato all’inseguimento acrobatico di pensieri da tempo estenuati e messi in fuga dal bastone della storia e dal freddo e implacabile pugnale dell’umorismo oggettivo.

Protagonisti dei fulminanti atti unici pubblicati e proposti da Fede & Cultura (e illustrati dalla  raffinata e pungente pittrice Elena Pongiglione) sono don Tentenna, sacerdote ambizioso e perciò deragliante nel pensiero delle avanguardie, e il suo suggeritore, il demone Fischione.

Frutti della collaborazione tra il nuovo prete e il suo infido e tenebroso consigliere sono pensieri, parole, opere ed omissioni conformi al disordine avanzante sulle ali della teologia affumicata e capovolta dal princeps huius mundi.

Don Tentenna, ad esempio, si rivolge a un educatore fedele alla tradizione cattolica e lo rimprovera sciorinando un discorso che alla fine deraglia – ridicolmente – nel parolame surrealista: “mi spiace ma lei non ha proprio assimilato il vento di rinnovamento che spira nell’ora che volge, lei non ha compreso il rispetto del diverso, la rispettosità della diverseria, la diversaggine della rispettanza, a lei fa difetto la prudenza conciliare, la pruderia conciliarizia. Evidentemente lei non ha letto il poderoso volume De barcamenando di monsignor Prudenzio Barcamenio.

Nella Chiesa postconciliare il conformismo è stimato e premiato e pertanto il vaniloquio fa guadagnare a don Tentenna l’ambito titolo di arcivescovo “ossia vescovo dell’Arci, in odore di prossimo cappello cardinalizio“.

Indossata l’autorevole veste episcopale, don Tentenna si improvvisa consigliere del sacerdote osservante, al quale è stata indirizzata la insensata richiesta di battezzare un cane.

Il prete compos sui riferisce al superiore: “Dopo il mio rifiuto il padrone del cane ha detto che era disposto a pagare addirittura trecentomila euro”. E l’arcivescovo Tentenna: “Deve essere ricco sfondato! Bisogna tenerlo d’occhio: abbiamo sempre bisogno di denaro per le nostre opere caritatevoli … Direi che per questa volta passi”.

La satira degli implacabili Biagini investe anche il quotidiano avveniristico “Il Futuricchio”, nella cui redazione si agitano curiosi giornalisti, che hanno nomi eloquenti: Falce, Martello e Modernino.  Questi imbratta carte vantano i successi ottenuti dalla lotta democratica, convergente e parallela: “Grazie alla democratica e progressista parte politica che sosteniamo, abbiamo raggiunto il meritorio traguardo dei (per ora) sei milioni di bambini di troppo che sono stati felicemente eliminati e molti trasformati in materia prima per le fabbriche di cosmetici”.

Divertente è il resoconto di un immaginario ma non impossibile convegno nel quale si cimentano, per il diletto del demone Fischione, Sua eminenza Tentenna, il dottor Catodico, vaselinoso presentatore televisivo in livrea, e l’economista Grullani, giullare della rubrica radiofonica Il Tafano, connessa all’autorevole quotidiano economico “La luna ventitré ore e tre quarti” , stampato su carta gialla in onore dei guanti indossati dagli strozzini.

Il pericolo avvertito e temuto dai convegnisti consiste in un libro estremista sulle ragioni della Bibbia: è possibile che i cristiani comincino a comprendere che “fra quello che credono e i fatti ci sia qualche rapporto e, quel che è peggio, che i non credenti comincino a pensare che noi pensiamo che fra quello che crediamo e i fatti ci sia qualche rapporto”.

Il card. Tentenna, pertanto, si affretta a contrastare le verità esposte nel libro, sostenendo che è il risultato di uno sforzo inteso “a far combaciare le attestazioni archeologiche e storiche con i dati biblici in una sovrimpressione di grande suggestione narrativa e fabulatoria (e questo è l’aspetto ancora attraente dell’opera) ma di scarsa attendibilità critica” .

  1. Liquidata dialetticamente la dimostrazione della verità dei testi sacri, la teologia dei Tentenna può procedere sulla trionfale strada dell’autodistruzione.

Emilio Biagini – Maria Antonietta Novara Biagini

Satire clericali - Raccontini dialogati sui tradimenti dei chierici

  1. Fede & Cultura – pagg. 240 – euro 15,00 - per acquisti on-line, CLICCA QUI


20
OTTOBRE
2013
Articolo letto 1990 volte

VALTORTA M. (1989) Autobiografia, Isola del Liri, Centro Editoriale Valtortiano, 2a ed.

 

Autobiografia.jpg

 

Questa opera venne scritta di getto, tra il 10 marzo e il 23 aprile 1943, Venerdì Santo, quando ebbe il primo dettato del Signore. La scrisse malvolentieri, su sollecitazione del suo direttore spirituale Padre Migliorini il quale, intuendone la santità, volle avere una documentazione di prima mano della vita di lei. Non era destinata alla pubblicazione, ma solo come documento per il confessore. Terminata l’autobiografia, la Valtorta scrisse quasi ogni giorno fino al 1947 e a intermittenze fino al 1951. In tutto i quaderni da lei riempiti sono 122, oltre ai 7 dell’autobiografia, per un totale di 129 quaderni e circa 15.000 pagine. Scriveva seduta sul letto, col quaderno appoggiato a un cartolare che aveva fatto lei stessa, senza preparare schemi, senza ripensamenti, senza sapere cosa avrebbe scritto giorno per giorno, talora senza capire il senso profondo di quanto scriveva, senza consultare libri, eccetto la Bibbia e il Catechismo di S. Pio X. Non la fermavano né i dolori atroci né le interruzioni per delle banalità, dopo le quali riprendeva a scrivere senza mai perdere il filo. “Tanto c’è Chi tiene il segno”, diceva a volte. L’Opera non fu scritta in ordine, ma gli episodi si inserirono tutti alla perfezione in un insieme organico. Oltre all’Opera maggiore scrisse molte altre opere di altissima teologia e apologetica. Quando scriveva per conto proprio soffriva orribilmente anche per una semplice lettera e si stancava spaventosamente, dati i terribili dolori che l’assalivano in tutto il corpo; al contrario quando riceveva i dettati, sostenuta da un aiuto soprannaturale, poteva scrivere di getto per molte ore, di giorno come di notte.

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20
OTTOBRE
2013
Articolo letto 1425 volte

VALTORTA M. (1985) “Il parallelo tra le due Passioni”, contenuto nel quaderno n. 120, pubblicato nel volume I quaderni dal 1945 al 1950, pp. 532-562

 

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Questo complesso dettato costituisce un documento a sé stante, nel quale Gesù svolge un serrato confronto fra la Sua Passione, che ebbe inizio fin dalla Sua nascita e quella della Valtorta, che soffrì volontariamente per amore di Dio e delle anime fin dalla più tenera età, fu fedele fino alla fine, fu tradita da quelli che avrebbero dovuto comprenderla e amarla. Suoi carnefici furono i membri dell’Ordine Servita che si accostarono a lei con curiosità non buona, la tentarono in ogni modo, la perseguitarono, insultarono e calunniarono, fino ad imporle una croce che Gesù non le aveva destinato. Pochi amici ha, e quelli soprattutto fra i laici. Ma lei non perirà, né perirà l’Opera, sulla quale vegliano Cristo e la Sua Madre Santissima. Lei continui ad amare i suoi persecutori, che non l’hanno compresa e non la vogliono comprendere. Essi hanno voluto chiudersi in una tomba, spiriti morti e putrescenti. La tomba non è ancora chiusa, nella speranza che possano essere sanati e risorgere. Se questo non avverrà, avranno punizione eterna e terribile. Ma lei preghi come Cristo perché le pecore smarrite tornino all’Ovile e vi sia un solo Ovile e un solo Pastore, e i diletti di ora e di sempre saranno dove lei stessa sarà, in Paradiso.

 EMILIO BIAGINI


20
OTTOBRE
2013
Articolo letto 2097 volte

VALTORTA M. (1985) “L’Apocalisse”, in Quaderni dal 1945 al 1950, pp. 563-627

 

Quaderni_1945-50.jpg

 

Contenuta nei quaderni n. 121 e 122, questa esegesi dell’Apocalisse costituisce un libro a se stante, che della difficile simbologia apocalittica e della teologia relativa agli ultimi tempi offre una preziosa spiegazione, che si può utilmente integrare con dettati contenuti in altre opere.

Alla fine dei tempi il Verbo non verrà personalmente ma evangelizzerà ancora, sebbene non vi sarà una seconda Redenzione né una seconda Evangelizzazione. Il Verbo susciterà nuovi evangelizzatori che evangelizzeranno in suo Nome in una forma nuova, consona ai tempi, che non cambierà il Vangelo eterno né la grande Rivelazione ma li amplierà, completerà e renderà comprensibili e accettabili anche a coloro che per il loro ateismo o per la loro incredulità sui Novissimi e su molte verità rivelate, adducono la ragione che non possono credere cose che non comprendono, né amare esseri di cui si conosce troppo poco, e quel poco è tale da spaurire e sconfortare in luogo di attirare e incoraggiare.

 

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  • Medaglia Gramaglia 

    Dopo attenta valutazione, la commissione composta 1) dal mio barbiere, 2) dall’aiuto barbiere esperto in psicopatologia, e 3) dallo yeti, ha unanimemente ritenuta degna della Medaglia Gramaglia

    La redazione di “Riscossa cristiana”

    con la seguente motivazione:

    Nel corso di violenta battaglia tra la nave di Pietro (insidiata pure dai Giuda sabotatori interni) da una parte, e le corazzate “Satanasso”, “Belzebù”, “Legione”, “Compasso e Grembiulino” (armate di artiglierie pesanti e lanciamissili) dall’altra, si interponeva eroicamente la combattiva barchetta a remi “Riscossa cristiana” guidata dall’intrepido Paolo Deotto e armata fino ai denti come qui sotto si può ammirare:

    Tappi

    Nel pieno dello scontro, interveniva in soccorso alla nave di Pietro una nuova potente nave da battaglia inviata dal Divino Maestro che ama parlare attraverso i piccoli (come una contadinella dei Pirenei, tre pastorelli di Fatima, o una povera semiparalitica di Viareggio), e non certo mediante i blateronti accademici, gonfi della loro presunta “scienza”.

    Dando immediatamente prova di acuto discernimento, e con fine intuito tattico, la ben guidata barchetta, invece di cercare di far qualcosa (quel poco o nulla che poteva fare) contro i veri nemici, girava l’impavida prora contro la nave di soccorso, colpendola con le proprie formidabili armi. Avvertita dell'errore, rifiutava non solo di correggere il tiro, ma perfino di rispondere a chi cercava di farle intendere ragione. Fulgido esempio di intelligenza e sprezzo del ridicolo.

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