Genova, 27 Luglio 2017 14.39





 
CAELI ENARRANT GLORIAM DEI

 

Humanae Litterae

01
LUGLIO
2017
Articolo letto 101 volte

EUROPA NAZISTA

Charlie Gard

A che è servito devastare l'Europa per liberarla dal nazismo, se poi si cade negli stessi orrori del nazismo?

Un'Europa così marcia, vigliacca, atea, immonda, assassina, ha ancora diritto di esistere?

Non illudiamoci. Hanno ceduto, per il momento, su Charlie Gard, ma comunque non mollano, e il progetto eugenetico ed eutanasico è sempre diabolicamente attivo.

Bisognerebbe insistere con una mobilitazione generale contro questo progetto, contro la dittatura del relativismo e contro la follia del gender.


18
GIUGNO
2017
Articolo letto 87 volte

UN ARTICOLO FAVOREVOLE ALLA VALTORTA

È apparso su La Verità del 18 giugno 2017 un articolo favorevole a Maria Valtorta, scritto dal teologo Fabrizio Cannone. Questo è senz’altro un bene, e ancor più lo sarebbe se non contenesse alcune inesattezze che è bene rettificare. Anzitutto il titolo La donna che riscrisse il Vangelo non è appropriato. Sappiamo bene che i titoli sui giornali sono messi redazionalmente un po’ a capocchia, per cui non se ne può incolpare l’autore. È bene comunque rettificare come segue.

Nessuno può “riscrivere il Vangelo”. La veggente si limitò a descrivere le sue visioni e ad annotare i dettati celesti che riceveva, da cui è stato tratto, fra l’altro un coerente racconto della vita di Gesù che ha permesso di datare esattamente l’intera vita del Salvatore, in base a descrizioni del cielo stellato verificate in base a effemeridi computerizzate, descrizioni introdotte dalla veggente in modo del tutto inconscio, semplicemente descrivendo ciò che vedeva, mentre non era assolutamente in grado di compiere calcoli astronomici di alcun tipo. La sua opera quindi conferma i Vangeli, ma certo non li “riscrive” perché sono testi canonici intoccabili.

 

Quello che segue è il testo dell’articolo, fedelmente ricopiato, poiché merita senz’altro di essere conosciuto, ma con qualche rettifica in parentesi quadra.

 

Costretta a letto dopo il pestaggio di un comunista, compilò in pochi anni 122 quaderni con la storia di Gesù, Maria e gli apostoli [Correzione: ne sono state tratte anche molte altre opere: Il Libro di Azaria, Le lezioni sull’Epistola di Paolo ai Romani, i Quaderni, ecc.], ma il Vaticano la inserì nell’“Indice dei libri proibiti”. La lotta contro le teorie di Darwin. Visse trent’anni sepolta in casa. Riempiva pagine in stato di trance [Correzione: ma quale trance! Non era affatto una medium; Maria Valtorta detestava lo spiritismo che è sempre satanico; quando scriveva era perfettamente lucida; solo occasionalmente andava in estasi e non certo in trance.]. Tra i suoi estimatori Pio XII, padre Pio e il teologo Gabriele Allegra.

Poche figure della mistica cattolica novecentesca godono della notorietà internazionale e della devozione popolare quanto la scrittrice italiana Maria Valtorta (Caserta 1897-Viareggio 1961), la quale, cosa poco nota, parlò di creazionismo e di evoluzionismo. [Correzione: non è esattamente una semplice scrittrice, perché rinunciò ad esserlo per porsi esclusivamente al servizio di Dio, tanto che, su ordine di Gesù, distrusse il manoscritto di un suo romanzo, Il cuore di una donna, che pare fosse bellissimo, per essere ricordata solo come “il portavoce”. Gli Scritti di lei, infatti, secondo le istruzioni impartite da Gesù, avrebbero dovuto essere pubblicati anonimi, per farne risaltare l’origine divina: ciò fu reso impossibile dall’opposizione dei Serviti, i quali, per avidità, volevano saltare l’esame canonico e pubblicare il tutto come esimia opera letteraria e trarne lauti guadagni; pensavano perfino di trarne un film, e tenevano sedute spiritiche in convento, dicendosi convinti che fossero “ricerche scientifiche”, e volevano far passare la veggente per una medium. Dopo anni perduti inutilmente per questo motivo, Gesù ordinò infine alla veggente di valersi del diritto d’autore per far pubblicare l’Opera da un editore laico, perché in qualche modo il messaggio divino potesse arrivare alle anime, che Egli vedeva essere in gravissimo pericolo per le insufficienze del clero.]

La vita mistica o il misticismo delle anime elette “consiste in un atto di conoscenza altissima di Dio, che sta tra la fede e la visione beatifica” (così il cardinal Pietro Parente, nel suo Dizionario di teologia dogmatica, edizioni Studium, 1952). In tal senso furono certamente dei mistici tutta una serie di figure di primo piano del cattolicesimo italiano come Francesco d’Assisi (1181-1226), Filippo Neri (1515-1595), la recente beata Itala Mela (1904-1957) e Padre Pio da Pietrelcina (1887-1968). Maria Valtorta rientra a pieno titolo in questa categoria, sebbene la sua vicenda abbia qualcosa di unico e forse inimitabile, come si evince dalla più recente biografia in lingua francese (François-Michel Debroise, Maria Valtorta, visionnaire et mystique pour notre temps, Parigi, 2016).

La giovane Maria nasce in una famiglia benestante e a causa del fatto che il padre era un ufficiale di cavalleria [Correzione: il padre di Maria Valtorta, Giuseppe Valtorta, non era ufficiale ma semplice sottufficiale, e precisamente maresciallo capo armaiolo del 19° Reggimento Cavalleggeri Guide] dovette cambiare domicilio più volte durante l’infanzia (Faenza, Milano, Monza). Nel 1905 ricevette la cresima a Milano dalle mani del cardinal Ferrari (1850-1921, beato nel 1987). A Firenze nel 1917 si prodigò nei confronti dei feriti di guerra negli ospedali militari della città. Poi nel 1920 il fatto tragico che cambiò definitivamente la sua esistenza. Lo racconta lei stessa anni dopo. “Il 17 marzo uscì con mamma per andare a ringraziare una nostra amica molto vecchia che mi voleva bene e che mi aveva fatto un regalo per il mio ventitreesimo compleanno, avvenuto il 14 marzo. Al ritorno, nei pressi di casa mia, mentre camminavo dando braccio a mamma, fui colpita alle reni da un piccolo delinquente, figlio di un comunista e della nostra modista. Con una sbarra di ferro, levata ad un letto, mi venne dietro a tutta forza, gridando: “Abbasso i signori e i militari”, mi dette una mazzata. Sentii un così forte dolore che mi inginocchiai per terra. Le gambe non mi reggevano. A fatica potei poi rialzarmi e trascinarmi fino a casa” (Maria Valtorta, Autobiografia, Centro editoriale valtortiano, 1997).

Maria Valtorta, a causa della violenza ideologica tipica di quegli anni, il cosiddetto biennio rosso in Italia e in Europa, tra la fine della prima guerra mondiale e l’avvento del fascismo (Nives Banin, Il biennio rosso 1919-1920, Helicon, 2013) non poté più avere una vita normale e trascorse, dopo periodi di guarigione e ricadute, trent’anni dentro la sua casa di Viareggio e senza più uscire da casa (dalla Pasqua del 1933 alla morte). Ma nel dolore della semiparalisi degli arti inferiori, tutto sembrava finito per lei che negli anni precedenti aveva pensato sia al matrimonio, avversato dalla madre, sia alla vocazione religiosa [Correzione: non ebbe mai una vera vocazione religiosa in senso tradizionale, perché si sentì precocemente chiamata e vivere e combattere nel mondo].

Dal 23 aprile del 1943, in piena seconda guerra mondiale, al 1951 Maria Valtorta, sepolta viva nella casetta di Viareggio e assistita dalla fedele aiutante e discepola Marta Diciotti, iniziò a scrivere di getto, come un fiume in piena, come se si trattasse di una mistica dettatura, e riempì in pochi anni 122 quaderni [Correzione: altri 7 quaderni contengono invece l’Autobiografia, scritta non certo per vanità, ma per ordine del confessore Padre Romualdo Migliorini, dei Servi di Maria, che si era reso subito conto di avere di fronte un’anima eletta e voleva avere un documento per l’eventuale futura causa di beatificazione.], per circa 15.000 pagine manoscritte. “Scriveva stando seduta nel letto, tenendo sulle ginocchia il quaderno, poggiato a un cartolare fatto con le sue mani, e usando la penna stilografica. Non preparava schemi, non sapeva neppure cosa avrebbe scritto giorno per giorno, non afferrava a volte il senso profondo di certe pagine mentre le scriveva, non rileggeva per correggere. Poteva essere interrotta anche per delle banalità e riprendere senza perdere il filo [Correzione: questo succedeva solo per i dettati, mentre le visioni potevano essere rovinate da inopportuni interventi esterni; una delle visioni dell’Evangelo, infatti, è incompleta proprio per questo; in casi simili lei si asteneva da aggiustare il testo, perché diceva: “Sarebbero parole mie e non quelle della visione”.], ma non la fermavano le fasi acute del suo soffrire quotidiano o il bisogno impellente di riposare” (Autobiografia).

Da questi quaderni è uscita una vita di Cristo, di Maria e degli apostoli, pubblicata oggi in dieci volumi cartonati con il titolo di L’Evangelo come mi è stato rivelato. Si tratta di una delle opere mistiche più lette e più tradotte nell’intero XX secolo, e le traduzioni non sembrano cessare (oltre alla lingue occidentali, in ungherese, greco, russo, swahili). Sotto Giovanni XXIII (1958-1963), oltre a essere censurato Padre Pio, l’opera principale della Valtorta, di cui erano usciti i primi quattro volumi [Correzione: non erano i primi quattro volumi, era l’intera opera concentrata in quei quattro volumi, che erano enormi, ed era diversamente intitolata: Il poema dell’Uomo Dio], fu inserita nell’ultimo Indice dei libri proibiti (1959) e nel 1960 un articolo dell’Osservatore Romano ribadiva la condanna con il titolo eloquente Una vita di Gesù malamente romanzata. Se fino al Concilio Vaticano II (1962-1965) Maria Valtorta ebbe più critici che estimatori oggi, nel mondo e nella stessa Chiesa, la situazione appare capovolta. Tra gli innumerevoli estimatori spiccano i teologi Gabriele Allegra e il mariologo padre Gabriel Roschini, oltre che Pio XII e padre Pio da Pietrelcina.

Tra le visioni che la Valtorta avrebbe avuto, una riguarda le teorie darwiniane. Gesù, il 20 dicembre 1943, le confida: “Uno dei punti in cui la vostra superbia naufraga nell’errore (…) è quello della teoria darviniana. Per non ammettere Dio, che nella sua potenza può aver creato l’universo dal nulla e l’uomo dal fango già creato, prendete per vostra paternità quella di una bestia. Non vi accorgete di sminuirvi perché una bestia, per quanto perfetta, selezionata, migliorata, sarà sempre una bestia."

 

Nonostante la necessità di alcune correzioni, l’articolo è senz’altro un buon segno della crescente consapevolezza del fatto che non si può ignorare Maria Valtorta e soprattutto il suo Divino Maestro.


07
GIUGNO
2017
Articolo letto 99 volte

Montecassino 15 febbraio 1944

Montecassino 15 febbraio 1944

Con i più sentiti ringraziamenti ai liberatori

Così hanno liberato anche l'Irak, la Siria, la Libia, ecc. ecc.


07
GIUGNO
2017
Articolo letto 94 volte

POVERA SCUOLA ITALIANA

Povera scuola italiana

Cosa aspettiamo a renderci conto che una scuola di ignoranti è proprio quello che vuole il regime, dato che su un popolo di ignoranti si spadroneggia meglio? Dato che un popolo di ignoranti si opprime meglio? Dato che un popolo di ignoranti si sfrutta meglio? Dato che un popolo di ignoranti si massacra meglio?


I TRIGOTTI

CHI SIAMO?
Ve lo diciamo in lingua matematica
t=b(1+1/2)=3m

E' necessaria una precisazione:
e sia ben chiaro noi non siamo bigotti.

 
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ULTIMO ARTICOLO
  • ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA
    Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

    I TRIGOTTI

    -Figura_aquila

    -Figura_aquila


    And the winner is …….

    Ecco il vincitore di una doppia Aquila d’oro:

    Un saggio controcorrente di eccezionale profondità filosofica e scientifica, che dovrebbe essere meditato e letto da tutti:

    ETTORE GOTTI TEDESCHI (2017) DIo è meritocratico, Prefazione del Rev. Prof. Nicola Bux, Editrice Giubilei Regnani

     Recens.E.Gotti Tedeschi-Dio  meritocratico

    Segue una recensione a cura di Emilio Biagini 

     

    Come sottolinea la prefazione del Rev. Prof. Nicola Bux, questo è un libro che viene in soccorso della Fede minacciata dai subdoli errori della gnosi e dal mito del “dialogo” che paralizza il giudizio e la testimonianza cristiana, vanificando il munus docendi, regendi et sanctificandi che è proprio della Chiesa.

    Il libro, di straordinaria rilevanza e profondità, è diviso in tre parti: (1) Gli attacchi alla Chiesa, (2) Le prospettive confuse, (3) Le ragioni per reagire.

    Gli attacchi alla Chiesa sono la manifestazione di un tragico regresso al paganesimo. Il comportamento di Pilato è da perfetto democratico odierno, relativista laico e opportunista che confonde i valori e affida il compito di stabilire il vero e giusto all’ondivaga maggioranza.

    Il tentativo di relativizzare la Chiesa viene da lontano. L’Autore cita a questo proposito un libretto del 1906, di don Cabrol, abate di Saint-Michel, dal titolo Les origines liturgiques, che si direbbe abbia ispirato le infelicissime riforme liturgiche post-Concilio Vaticano II, e cerca di mettere in discussione la liturgia della tradizione, affermando, con zuccheroso buonismo, che: “Il culto cattolico non viene da Gesù. Gesù non aveva liturgia, era nemico delle formule vuote, delle pratiche esteriori, voleva un culto intimo, quello del cuore, ed era il culto libero del Padre, che consiste nella sottomissione filiale a Dio, nell’amore, nella fede; respinge i riti esteriori, vuole una religione senza sacerdoti e senza altari e non ammette altro tempio che l’anima.”

    Val tuttavia la pena di ricordare se i nuovi farisei non avessero eretto una ferrea quanto iniqua barriera contro gli Scritti di Maria Valtorta, sarebbe chiaro che Cristo ha espressamente istituito tutti i sette Sacramenti. E se si minano i Sacramenti, con i quali, come ci ricorda il Rev. Prof. Bux nel suo prezioso libro Con i Sacramenti non si scherza, si cancella la grazia e viene minata tutta la dottrina.

    Diventa allora più facile separare dogma e pastorale, poi dottrina e prassi. Così si lascia silenziosamente cadere nel dimenticatoio la Verità e non si evangelizza più, perché sarebbe proselitismo. Quando la gente non sa più il catechismo, è facile aggredire la dottrina. I principali argomenti sotto revisione progressista sono: 1) l’ateismo (atei = “credenti anonimi”, ma come può avere fede salvifica chi rifiuta coscientemente la Verità?; 2) il mistero trinitario e dell’Incarnazione (Gesù sarebbe una grazia assimilabile a una creazione, quindi una semplice creatura e non Dio): 3) esistenza di Satana (una semplice idea del male, come vaneggia il boss della ghenga gesuitica); 4) peccato originale (identificato con un generico “peccato del mondo”, e perciò diluito nel nulla); 5) umanizzazione di Cristo (trasformato in un semplice simbolo della fede, quindi senza funzione salvifica); 6) madre di Dio, Maria santissima (contro la quale vengono insinuate fandonie che ne mettono in dubbio la verginità perpetua); 7) autorità della Chiesa (che i progressisti vorrebbero cancellare, a meno che non siano i progressisti stessi collocati in posizioni chiave, dove poter far danno); 8) transustanziazione (negazione del sacrosanto dogma tridentino); 9) giustificazione (rivalutazione della giustificazione luterana per sola fede, con la comoda abolizione del Sacramento della Confessione); 10) “morale di situazione” (elastica secondo le mitiche “esigenze” dei tempi, ossia secondo il proprio comodo); 11) secolarizzazione del Cristianesimo e della Chiesa (accantonamento dei dogmi e chiese usate per funzioni laiche). Sotto molti punti di vista questa sembra la descrizione della neochiesa sotto la cura Bergoglio.

    Nulla confonde le prospettive più della malefica gnosi (“conoscenza” offerta ad Adamo ed Eva da Lucifero, per illuderli di poter diventare come Dio). Dio sarebbe occulto e non conoscibile. Solo per “evoluzione” si convertirebbe nel mondo e nell’uomo stesso. La salvezza per l’uomo sarebbe nel mondo e in se stesso, grazie alla scienza e alla tecnica, senza più trascendenza. La teologia progressista si ispira a questo nichilismo per costruire lo “gnosticismo cristiano” che nega il peccato originale e la figura di Lucifero. L’uomo perciò non è corrotto e quindi non ha bisogno di Redenzione, né di Salvezza, né di Cristo né tanto meno della Chiesa, della Madre di Dio, dei Sacramenti.

    Ecco la diabolica confusione mediante la quale la teologia diventa antropologia. La dottrina si luteranizza, separando fede da opere, contando sulla coscienza soggettiva, sulla grazia ottenuta senza merito e non sui Sacramenti, perdendosi in messaggi confusi su ambientalismo (recentemente anche neomalthusiano), ecumenismo, pacifismo, “accoglientismo” (migranti), anticapitalismo (le guerre le fa il potere economico) e simili, mentre è vero esattamente il contrario, poiché Dio, come l’autore giustamente non si stanca di sottolineare, è meritocratico, e la Sua grazia va meritata. La salvezza si ottiene lottando per imitare Cristo.

    In quest’epoca di confusione gli ‘intellettuali cattolici’ sono divisi come non mai. C’è chi vorrebbe richiamarsi alla Tradizione (e viene zittito), e vi è chi invece inneggia al necessario “progresso” della dottrina (e viene esaltato). I primi sarebbero ciechi conservatori e ottusi reazionari. I secondi sarebbero invece la forza viva della Chiesa, e dispongono delle prime pagine dei maggiori mezzi di stampa e persino la protezione della gerarchia. Coloro che sono fedeli alla Tradizione, invece, parlano solo su internet, vengono rimproverati continuamente, e mentre criticano e denunciano si leggono e si ascoltano sostanzialmente fra loro.

    Va tuttavia sottolineato che lo Spirito Santo agisce potentemente attraverso rivelazioni private a persone modeste come Maria Valtorta, le cui opere (in mano a un editore laico, perché la Chiesa le ha di fatto rifiutate) sono vendute a milioni di copie e tradotte in decine di lingue senza alcuna promozione pubblicitaria (che, anzi, si rivela controproducente, come se lo Spirito dicesse: “Lasciate fare a me”). Naturalmente i progressisti fingono di ignorare la Valtorta e la detestano. Ma quello che stupisce è la reazione stizzita di molti fedeli alla Tradizione che rifiutano simili aiuti celesti. Perché? Perché sono ingessati nella loro scienza, e non tollerano che Dio preferisca parlare attraverso i “piccoli”, come la povera semiparalitica Valtorta.

    Il regno di Dio non è di questo mondo, che è invece “dominato” dall’angelo ribelle. Ma Dio permise che ne prendesse possesso, “incorporandosi” nel mondo stesso (e non a caso gli ambientalisti lo considerano sacro). Perché la Redenzione ha rimesso la colpa del peccato originale, ma ha lasciato il male derivato da questo peccato? Ha dato così all’uomo la possibilità di espiare la colpa con la pena, che rappresenta la nostra partecipazione alla Passione di Cristo. Ma resta sempre la domanda: perché non impedire il male? Perché Dio non ha impedito al serpente di entrare nel Paradiso Terrestre?

    A queste inquietanti domande risponde la preziosa rivelazione a Maria Valtorta: l’uomo è perfettamente capace di scegliere il male anche da solo, senza alcuna tentazione diabolica, perché ha il libero arbitrio al pari degli angeli. Se il serpente non avesse causato il peccato originale, e quindi il germogliare del pentimento e dell’umiltà nell’uomo, sarebbe accaduto un disastro ben peggiore di quello attuale: dopo varie generazioni di vita pura e beata nel Paradiso terrestre, gli uomini avrebbero cominciato a illudersi di essere come Dio per virtù propria, e la Terra avrebbe finito per essere popolata di Luciferi. E neppure la prima caduta sarebbe bastata: Adamo ed Eva erano tutt’altro che consci del male compiuto: solo davanti al sangue di Abele i progenitori si resero conto di quello che avevano fatto, e solo allora iniziò il cammino di espiazione e redenzione del genere umano.

    Il demonio naturalmente non demorde, non vuole che l’uomo venga redento, e tanto più si accanisce quanto più si accorge di avere sempre meno tempo prima del rendiconto finale. Il suo obiettivo è far accettare agli uomini un panteismo ambientalista gnostico, che dovrebbe diventare la religione universale, schiacciando la Chiesa, ostile al mondo, e quindi “nemica”.

    Mentre i laicisti pretendono che la Chiesa relativizzi i suoi dogmi, i laici hanno creato i loro intangibili dogmi, e guai ad azzardarsi a contestarli, osservando quello che ognuno può vedere, ossia che “il re è nudo”. Sono i dogmi evoluzionista, ambientalista, neomalthusiano, omosessualista.

    L’autore acutamente osserva che, paradossalmente, più l’Occidente si stacca dal cristianesimo per essere “laico”, meno lo diventa. Infatti vorrebbe imporre una religione alternativa gnostico-ambientalista-massonica, un’omogeneizzazione culturale che servirà al potere per imporre un totalitarismo razionalista e pragmatico, con relativa perdita di democrazia, finché, a forza di giochetti di controllo delle nascite e d’immigrazione forzata, si finirà per approdare a una società dominata dalla legge coranica in cui sarà impossibile essere “laici”. È chiaro che il progetto diabolico è contraddittorio e destinato al fallimento.

    Sotto estremisti laicisti o islamici, o sotto entrambi, correremo il rischio di essere arrestati per pratiche superstiziose, quali assistere alla Santa Messa. Non a caso il Divino Maestro di Maria Valtorta ha profetizzato che la persecuzione finale sarà la più temibile e che all’avvento del “pastore idolo” sarà un bene la morte.

    Forse convinti che la corsa sull’orlo del baratro faccia bene alla salute, i poteri del mondialismo laicista, per bocca del direttore Generale dell’OMS, Hiroshi Nakajima nel 1992, affermarono che “l’etica cristiana non potrà mai più essere applicata in futuro”. L’ex presidente Usa, Obama, nel 2009 chiarì che il cosiddetto “diritto alla salute” consisterebbe in: “aborto senza restrizioni, eutanasia indiretta grazie a limitazione delle cure, negazione al diritto di coscienza”. Naturalmente un “governicchio”, del tipo di quelli che malgovernano l’Italia, da nessuno eletto, ma solo cooptato dai poteri forti stranieri e nemici, non sarà mai capace di rifiutare l’applicazione di questi principi, anche se capisse qualcosa e avesse voglia di fare qualcosa.

    È proprio del demonio tentare di confondere e far smarrire la ragione. Poiché non si può dimostrare che Dio non esiste, secolo dopo secolo, eretici e filosofi hanno manipolato la ragione umana, umiliandola fino alla negazione di poter conoscere Dio e la realtà: l’hanno trasformata in un’inventrice del reale, e quindi di Dio. Eresie e filosofie (umanesimo, empirismo, idealismo, razionalismo, positivismo ecc.) hanno progressivamente scardinato il pensiero e la fede religiosa, senza riuscire a sostituirla con alcunché di credibile.

    L’autore individua correttamente nell’evoluzionismo l’arma principale del nemico. Nessuna teoria scientifica è così “politica” come quella evoluzionistica-anticreazionista. Fin dal suo inizio essa era fondamentale per giustificare le innumerevoli atrocità dell’imperialismo britannico: serviva a dimostrare che, per le “razze inferiori” (irlandesi, indiani, africani ecc.), avere sul collo il piede ferrato di Albione era altamente benefico. Poi l’evoluzionismo è stato imposto per regolare la vita umana in totale “anarchia”, con regole puramente umane, dettate da mode e abitudini, e slegate da qualsiasi senso di peccato. L’evoluzionismo è contrario alla stessa scienza, non essendo dimostrabile e contraddice non solo la fede, ma anche la ragione.

    E vale qui la pena di aggiungere che nessuno ha mai osservato la nascita di una nuova specie, né in natura né in laboratorio. Esperimenti compiuti oltre settant’anni fa sulla Drosophila melanogaster per forzare (mediante radiazioni ionizzanti e composti alchilanti) la nascita di nuove specie sono falliti, poiché la specie originaria è stata soltanto rovinata, senza che comparisse alcun carattere genetico nuovo: si è verificata solo perdita di informazione genetica, senza acquisizione di alcun nuovo carattere. Ciononostante i testi della falsa scienza evoluzionistica, con perfetta malafede, presentano questi vecchi esperimenti falliti come un “successo” dell’evoluzionismo, benché dimostrino esattamente il contrario. Né sono stati tentati da allora nuovi esperimenti simili, non essendo possibile aspettarsi risultati differenti.

    Ardimentoso è il programma di lotta tracciato dall’autore: 1) Non è vero che la nostra civiltà “cattolica” è morta (restasse un solo fedele in tutto il mondo, lì è la Chiesa); 2) Abbiamo trovato il colpevole dell’attentato (la gnosi evoluzionista-ambientalista-malthusiana-omosessualista); 3) Non dobbiamo abbandonare la battaglia e reagire (affinché l’avvento della Verità e della Giustizia, che inevitabilmente porrà fine all’infamia diabolica, ci trovi ancora in trincea a combattere).

    Centrale a questo proposito è la riflessione sul male, e quindi sul demonio. Scrive l’autore: “Sant’Agostino aveva già definito gli ‘imbellettatori’ di satana, quelli cioè che ne ridimensionano il potere malefico (…): ‘i misericordiosi’. Ma questi ‘coccolatori’, ridimensionatori, leccacalzini, del ruolo del demonio, che avrebbero potuto essere suoi discepoli religiosamente devoti, siamo certi che oggi siano scomparsi?” Ricordiamo l’essenza del demonio come descritta nelle Sacre Scritture: “Volle esser come Dio, ma facendo a meno di Dio”. È l’identico peccato di superbia del moderno razionalismo, del modernismo, del progressismo teologico. “Ma chi doveva sorvegliare, dove stava?” esclama l’autore.

    Non è difficile rispondere: chi doveva sorvegliare, tradizionalista o progressista che fosse, era occupato (oltre che a giocare con compassi e grembiulini, e in altre attività sulle quali è bene stendere un pietoso velo di silenzio) a difendere i suoi privilegi di unico interprete autorizzato del Depositum Fidei: a nessuno era permesso di interferire, meno che mai i “piccoli”, proprio coloro dei quali Cristo disse: “Ti ringrazio, Padre, perché hai celato le cose ai sapienti e ai grandi e le hai rivelate ai piccoli”. Ma i piccoli non contavano: contavano le conoscenze altolocate e le lauree in teologia in prestigiose università pontificie.

    Così venivano tormentate e ridotte al silenzio le voci ispirate: ad esempio Maria Valtorta, la quale non volle piegarsi a permettere che i suoi Scritti venissero trattati da banale storia romanzata, come avrebbero voluto i Servi di Maria, i quali (oltre a fare spiritismo in convento) miravano ad arricchirsi sfruttando commercialmente gli Scritti medesimi, e furono diretta causa dei divieti di pubblicazione e della successiva messa all’Indice del Tesoro valtortiano.

    L’autore propone quattro ragioni per reagire. “Perché è la religione cattolica a dare il senso vero della vita, come il Creatore l’ha data alla creazione e come la creatura deve darlo alle proprie azioni. (…) Perché è la religione cattolica a dare razionalità al pensiero e perché è la Fede che eleva la razionalità e la custodisce. La razionalità Dio ce l’ha data ben fatta. Se ora sembriamo sragionare è perché avversiamo Dio confondendo la stessa ragione. (…) Perché è la religione cattolica a permettere di “capire” la storia. La storia insegna che i fatti avvengono perché sono stati pensati. (…) Perché è la religione cattolica a permettere di “fare” (e non subire) la storia.”. Infatti, “quando il Creatore decise di fare la Creazione e poi la creatura, certo non lo fece per sbaglio, accidentalmente, bensì per uno scopo.”

    L’autore affronta poi il problema su cosa dovrebbe fare la Chiesa oggi, e lo scioglie evidenziando ciò che il nemico vorrebbe che la Chiesa facesse, per sottolineare che è invece indispensabile fare l’esatto contrario.

    Che vuole il nemico? Vuole, come si evince dai deliri di Paolo Flores d’Arcais e simili portavoce della dissoluzione, che la Chiesa: 1) rinunci a risvegliare e rievangelizzare il mondo per salvarlo; 2) cessi di combattere il relativismo, 3) non riproponga il problema antropologico, 4) non riaffermi l’infallibilità papale, 5) non confermi il primato delle idee sul cosiddetto “reale” (per “reale” dovendo intendersi il mondo sconvolto dal vizio e dai deliri dei cosiddetti intellettuali), 6) non contrasti più il pensiero debole e quello darwinista, 7) smetta di affermare il primato della libertà e di opporsi alle ideologie ambientalista e omosessualista, 8) smetta di affermare che la miseria morale genera quella materiale, 9) rinunci a una riforma liturgica che permetta un ritorno alla tradizione, 10) consideri peccaminoso fare proselitismo, 11) dichiari che si evangelizza meglio senza promuovere azioni attive (ossia in pratica non facendo nulla), 12) agisca in modo da dimostrare di aver “capito” il mondo.

    La Chiesa, evidentemente, farebbe bene a fare l’esatto contrario di tutto ciò, contrastando frontalmente le pretese laiciste. La civiltà occidentale è fallita proprio perché ha rifiutato il cattolicesimo. Ed esso invece va riaffermato e riproposto nella sua integrità, perché è la Verità. Le strategie adottate dai laicisti sono le solite utilizzate dal fondamentalismo della gnosi: seduzione menzognera, svilimento della tradizione e intimidazione.

    L’autore passa poi ad esaminare le ragioni per reagire. Opportunamente, vista l’attuale situazione della Chiesa, si domanda: “A che serve un’autorità morale che scusa errori, peccati, vizi ecc.? E magari rimprovera chi invece propone una penitenza e il cambiamento di vita?”

    Come difendere la Fede? 1) Evitando l’errore di pensare che il maligno sia più forte di Dio, 2) Non aspettando soluzioni “miracolose” da parte della Chiesa, 3) Coltivando la necessaria certezza che all’origine di ogni problema c’è sempre la miseria morale.

    Opportunamente, l’autore ricorda che “dopo la Resurrezione, Cristo esorta gli apostoli ad andare in tutto il mondo a predicare il Vangelo e ammaestrare le nazioni (…) ha anche spiegato che chi sarà battezzato sarà salvo. Non ha chiesto di occuparsi del giogo fiscale, militare e politico dell’occupazione romana o di fare ricerca medica per debellare la lebbra, né tantomeno della penuria di risorse terrene.” Al contrario, la Chiesa odierna sembra assorbita dal tentativo di assecondare il progetto orizzontale del laicismo, inclusa l’immigrazione selvaggia, che è pianificata per deformare la nostra civiltà e ridimensionare il cattolicesimo, mirando a una sola religione universale gnostica, come l’ambientalismo.

    Nulla di nuovo, del resto. L’inno An die Freude di Schiller, musicato dalla Nona di Beethoven, prospetta esattamente questo: la magia della gioia massonica che ottiene il superamento delle varie religioni (le quali non sarebbero altro che frutto della “moda”) nel calderone da streghe dell’unica religione naturalista universale massonica. I versi non lasciano dubbi: Deine Zauber binden wieder, / was die Mode streng geteilt; / alle Menschen werden Brüder, / wo dein sanfter Flügel weilt. “Le tue magie legano di nuovo / ciò che la moda aveva fortemente diviso: / tutti gli uomini divengono fratelli / dove palpita la tua balsamica ala.” Pura menzogna, questa, dell’angelo caduto, nemico di Dio, che vuole apparire più buono di Dio e ci offre, come panacea, il frutto avvelenato della religione universale gnostica.

    Se il mondo si è salvato finora è stato grazie proprio alla “intolleranza” dottrinale e dogmatica della Chiesa, finché essa ha combattuto senza fare sconti. Le cose sono cambiate negli ultimi quarant’anni dopo l’avvio del Nuovo ordine mondiale, il Concilio Vaticano II e l’attuale crisi economica. Non senza una comprensibile vena di pessimismo, l’autore scrive che “La tentazione da parte di una qualche intelligenza strategica superiore che riesca a fingere di adattarla [la Chiesa] alle esigenze della modernità per farla invece operare per convertire, vuole senza dubbio una assistenza speciale ‘dall’alto’. Senza quella non vedo altro che il martirio.”

    Evidentemente non resta proprio altro che il martirio, come chiaramente profetizzato a Maria Valtorta dal Divino Maestro: tre quarti degli ecclesiastici apostateranno e la Chiesa si ridurrà negli ultimi tempi ad essere piccola e ferocemente perseguitata, ma tutta santa, come era agli inizi.

    In conclusione, questo è un libro di altissimo valore, degno di essere letto e meditato da tutti quelli che hanno a cuore la Verità e cercano una guida nella mefitica palude degli errori e dei tradimenti contemporanei. Un unico appunto, che non riguarda certo la qualità spirituale e culturale del libro, ma solo il suo aspetto esteriore: la copertina è poco leggibile e decisamente brutta.

    EMILIO BIAGINI

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