Genova, 20 Ottobre 2017 12.11





 
CAELI ENARRANT GLORIAM DEI

 

Humanae Litterae

18
OTTOBRE
2017
Articolo letto 20 volte

SESTO FESTIVAL NAZIONALE DI FEDE & CULTURA

VERONA, 15 ottobre 2017

Organizzato dall'editore di Fede & Cultura Prof. Giovanni Zenone.

Relazioni e interventi interessantissimi, del Prof. Ettore Gotti Tedeschi, della Dott.ssa Silvana De Mari, del Prof. Franco Agnoli, del Prof. Stefano Fontana, dell'eurodeputato Lorenzo Fontana, di Mons. Gino Oliosi, della Prof.ssa Maria Bianca Graziosi e dello stesso Prof. Giovanni Zenone.

ALCUNE IMMAGINI

Verona 4

Verona 3

Verona 2

Verona 1


13
OTTOBRE
2017
Articolo letto 15 volte

FALSA CHIESA?

Falsa Chiesa

Fonte: bergoglionate.tumbler.com

Contrariamente alle nostre abitudini di offrire solo materiale originale, questa volta abbiamo deciso di inserire un documento altrui, del quale doverosamente citiamo la fonte.

E' con enorme rincrescimento che ci tocca constatare l'aderenza delle profezie della Beata Emmerick qui ricordate all'attuale tragica realtà della Chiesa.

Le profezie della Beata Emmerick sono confermate da non pochi altri veggenti, fra cui Don Bosco e Maria Valtorta.

Ma il demonio non potrà mai prevalere. Preghiamo perché sia presto sconfitto e il Cuore Immacolato di Maria trionfi.


04
OTTOBRE
2017
Articolo letto 20 volte

IL MISTERO DELL’INCREDULITÀ

 

Il mistero dell’incredulità è parte non piccola del mistero dell’iniquità. Non si crede in Dio perché non fa comodo.

La rivelazione del Divino Maestro alla Valtorta non fa comodo, perché urta con certe derive postconciliari ipertradizionaliste, le quali credono di difendere quello che essi pensano sia la “tradizione”, e in questo modo respingono preziose grazie e aiuti dal Cielo, cercando di imporre silenzio a Chi cerca di soccorrerci nel disastro. “State perendo”, dice il Divino Maestro a Maria Valtorta. Se le cose andassero bene, cioè se le anime si salvassero, non ci sarebbe bisogno di aiuti speciali come Medjugorje, Santa Faustina Kowalska e la devozione al Divino Amore, e come la stessa Maria Valtorta.

Tanqueray, nel Compendio di teologia ascetica definisce le visioni: “Percezioni soprannaturali di un oggetto naturalmente invisibile all’uomo”.

Sant’Agostino dice che le visioni possono essere di tre tipi: (1) corporali, (2) spirituali (o immaginarie, ossia rappresentazioni sensibili totalmente circoscritte all’immaginazione), (3) intellettuali (conoscenza soprannaturale prodotta da una semplice visione dell’intelligenza senza impressione o immagine sensibile). Questa divisione è accettata da San Tommaso d’Aquino (Gnerre 2008).

Mentre il demonio non può insinuarsi nelle visioni intellettuali, può invece contraffare quelle immaginarie e quelle corporali. Come discernere le visioni? Ci sono quattro criteri.

$11.         Lo stato interiore del veggente al momento della visione. Le visioni di Dio producono all’inizio grande timore, poi l’anima si riempie di amore, umiltà, pace, e riprende con maggiore energia la pratica delle virtù eroiche. Quelle causate dal demonio incominciano con soavità, ma poi l’anima si turba e diventa presuntuosa e superba.

$12.         L’ortodossia. Se nelle visioni vi sono dei messaggi, essi devono essere conformi al Magistero.

$13.         Lo stato morale del veggente. La visione autentica è gratia gratis data, per il bene della Chiesa, non del veggente; si differenzia dalla gratia gratum faciens che è il dono di Dio a un cristiano per conformarlo a Sé. La visione non implica la santità del veggente, ma questi deve avere almeno una virtù: l’umiltà, la quale fa sì che il veggente non cerchi favori straordinari da Dio, non se ne compiaccia, cerchi la discrezione e il nascondimento, accetti l’esame dell’autorità ecclesiastica e degli esperti.

$14.         I frutti delle visioni: queste devono suscitare conversioni durature; eventuali miracoli sono importanti solo se strettamente legati alla visione in questione.

Per il problema della distinzione delle visioni vere dalle false è bene fare riferimento a Gerson (De distinctione verarum visionum a falsis, De probatione Spirituum) e a Tanqueray (Compendio di teologia ascetica), che sono i teologi che maggiormente hanno approfondito il problema.

 

NOTA BIBLIOGRAFICA

GERSON J. (1484) Opera omnia, 4 voll. incunaboli, Köln, Johann Koelhoff der Älteste (scaricato da <http://digital.ub.uni-duesseldorf.de>, in particolare Vol. 2, trattati “De distinctione verarum visionum a falsis” e “De probatione spirituum”, del 1405 circa).

GNERRE C. (2008) “Il discernimento delle visioni”, Radici Cristiane, 4, 36, pp. 22-23.

TANQUEREY A. (1928) Compendio di Teologia Ascetica e Mistica, Paris, Desclée & Co.


04
OTTOBRE
2017
Articolo letto 18 volte

SEMPLICI RIFLESSIONI SUL MALE

CONNESSE ALLA RIVELAZIONE RICEVUTA DA MARIA VALTORTA

Dio potrebbe impedire il male; perché non lo fa?

La vita nel Paradiso terrestre prima che vi entrasse il serpente era certamente idilliaca. Perché Dio non impedì al serpente di entrare? Ce ne dà la chiave la preziosa rivelazione a Maria Valtorta. L’uomo è perfettamente capace di mettersi in tentazione da solo e perdersi anche senza essere tentato del diavolo, perché ha il libero arbitrio al pari degli angeli. Così, senza l’intrusione del serpente, dopo varie generazioni di beatitudine e di pace, gli uomini avrebbero cominciato a pensare di essere simili a Dio per merito proprio, si sarebbero inorgogliti e la Terra avrebbe finito per popolarsi di Luciferi.

Non solo, ma neppure la caduta e la conseguente cacciata dal Paradiso terrestre sarebbe bastata. Adamo ed Eva erano abbastanza soddisfatti: erano giovani e forti, si erano impadroniti del segreto della generazione, e credevano di poter vivere benissimo. Fu solo davanti al cadavere di Abele che Eva, e con lei Adamo, si rese conto di ciò che aveva fatto disobbedendo a Dio, e cominciò allora il cammino di penitenza e di redenzione dell’umanità.

Dunque il male è reso possibile dal libero arbitrio; ne consegue che esso è male? Sarebbe meglio non averlo? Da dove scaturisce? Il libero arbitrio nasce dall’amore di Dio, quindi non può essere male. Dio ama e vuole essere amato, ma può esserci amore solo tra chi è libero. Se la libertà è usata male Dio non interviene perché cesserebbe la libertà.

Grande è la tentazione di voler essere più buoni di Dio e negare l’inferno e le pene senza fine dei dannati, ma chi si danna lo fa da se stesso, per sua libera scelta del male invece del bene.

Ma allora, se si può scegliere il male, vuol dire che esiste, che in qualche modo è stato “creato”; Dio sarebbe dunque l’autore del male? Non è possibile, perché Dio è pienezza di essere, e non soffre aumenti né diminuzioni. Invece il male è svuotamento di essere, provocato da libera scelta opposta a Dio. Ma per scegliere il male occorre capacità di scelta, ciò che richiede intelletto e volontà. Il male può farlo soltanto una creatura dotata appunto di intelletto e volontà.

Come spiegò il Divino Maestro a Maria Valtorta, in Lucifero nacque come un “vapore” di superbia che lo spinse a rifiutare l’umanità e la Santa Vergine, due realtà non ancora create ma presenti nella mente divina fin dall’eternità: “Non serviam”. Ed ecco la ribellione del più bello e potente di tutti gli angeli, che volle essere come Dio per non doversi inchinare a una creatura di carne come la Madonna.

La ribellione trasformò il bellissimo angelo in demonio, capace solo di odio. Tutti gli angeli che si unirono a lui subirono la stessa sorte. Perché Dio non stroncò Lucifero e gli altri ribelli? Avrebbe potuto farlo, ma si era imposto di rispettare la libertà di scelta, che era un Suo dono alle creature, e i doni di Dio sono irrevocabili. Era come se Egli dicesse, a Lucifero, come ad ogni altra creatura: “Sei libero, e in quanto libero devi accettare le conseguenze del modo in cui usi la libertà che ti ho concesso.”

Con la ribellione, Lucifero, divenuto Satana, non ha cessato di essere servo di Dio, perché la volontà sovrana di Dio, senza interferire con la libertà delle creature dirige comunque tutte le cose al bene. Ecco quindi che la ribellione di Lucifero fu utile perché egli divenne il serpente del Paradiso terrestre.

Senza di lui, dopo non si sa quanti secoli di vita paradisiaca e di sereni trapassi alla vita eterna senza sofferenze, gli uomini avrebbero cominciato a illudersi di essere come Dio per merito proprio e la Terra avrebbe finito per popolarsi di Luciferi. Infatti - come insegna il Divino Maestro della Valtorta - a volte si calunnia il diavolo accusandolo di tutto il male, mentre in realtà, in quanto esseri dotati di libero arbitrio al pari degli angeli, anche noi siamo capacissimi di cadere e rovinarci con le nostre mani.

Perfino dopo la caduta nel peccato originale, i progenitori non erano affatto pentiti. Erano giovani, erano forti, avevano scoperto il segreto della generazione, il mondo si apriva di fronte a loro. Solo dopo che si trovò davanti il cadavere dell'innocente Abele massacrato dal fratello, Eva si rese conto dell'abisso in cui era caduta, e solo allora iniziò il cammino di espiazione e di salvezza per l'umanità.

Il demonio, e in genere il male, è quindi utile ai disegni di Dio. Dio permette il male per maggior santificazione dei suoi servi. Senza il male non ci sarebbe lotta per conquistare il cielo e non ci sarebbe merito.

Deo gratias.

Alla fine, quando saremo nell’eternità riconosceremo come l’infinita sapienza divina ordina ogni cosa al bene e vedremo il male irreparabilmente sconfitto.

EMILIO BIAGINI


I TRIGOTTI

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  • PECCATI DELLA CHIESA

     

    Il saggio di Rodney Stark False testimonianze, Come smascherare alcuni secoli di storia anticattolica, è stato qui recensito, nella sezione “Aquile e vipere-Libri”. In quella recensione abbiamo rilevato diverse inesattezze, che però non inficiano il valore d’insieme del libro. Anzi, vogliamo proporre una sintesi di ciascuno degli argomenti trattati dallo Stark, per lo più inserendo citazioni dei brani originali, onde mettere meglio in evidenza le profonde ingiustizie inflitte alla Chiesa dalla cosiddetta “kultura” laica.

     

    I PECCATI DI ANTISEMITISMO

    “(…) l’ostilità nei confronti degli ebrei probabilmente ebbe vita propria, un’ostilità le cui radici erano di epoca classica e si rifacevano al persistente esclusivismo ebraico.” (p. 25). [E al tenace disprezzo che gli ebrei manifestavano verso tutti gli altri.]

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