Genova, 21 Giugno 2018 02.42





 
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03
FEBBRAIO
2018
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ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

 Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_aquila

 And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

Segue una recensione di Emilio Biagini:

ANGELA PELLICCIARI (2015) Una storia della Chiesa, Siena, Cantagalli

 

Questa opera ripercorre la storia della Chiesa in modo sintetico ma ben documentato ed estremamente persuasivo, sfatando le innumerevoli menzogne della gnosi che ha dato vita ad una storiografia sfrontatamente anticristiana. È un libro da raccomandarsi a tutti, in particolare da leggere e studiare nei seminari. Benché pubblicato dopo le dimissioni di Benedetto XVI e l’ascesa di Bergoglio al vescovado di Roma, omette questi eventi, ma trattandosi di fatti troppo recenti e oggetto di dolorosi contrasti e gravissimi dubbi, è comprensibile che l’autrice abbia voluto sorvolare.

 

Se da una parte la gnosi ha cercato di affogare la Chiesa in un mare di persecuzioni e calunnie, bisognerebbe pure ricordare che le colpe degli uomini di Chiesa potrebbero essere responsabili di questa situazione. Se dobbiamo credere alla Vita di Anna Caterina Emmerick” (pp. 81-82), premessa alle visioni di lei sulla Passione, pare sia proprio così:

 

 

 

Alla fine dell’anno ecclesiastico 1823, prima dell’inizio dell’Avvento, [la Beata veggente] ebbe per l’ultima volta una visione relativa alla resa dei conti di quell’anno. Vide, attraverso simboli diversi, le negligenze della Chiesa militante e dei suoi servi in quell’anno; vide quante grazie non erano state coltivate e non erano state raccolte, quante erano state dissipate o andate deplorevolmente perdute.

 

Le venne dimostrato che il Redentore aveva deposto per ogni anno nel giardino della Chiesa, un tesoro completo dei suoi meriti; ve n’erano tanti da poter bastare a tutti i bisogni, a tutte le espiazioni: le grazie neglette, dissipate o perdute (e ce n’erano abbastanza per redimere anche l’uomo più degradato, per liberare anche l’anima purgante più dimenticata) dovevano essere restituite fino all’ultimo obolo, e la Chiesa militante era punita delle negligenze e delle infedeltà dei suoi servi mediante l’oppressione che le veniva dai suoi nemici e mediante le umiliazioni temporali.

 

 

 

Naturalmente quelli che infliggono oppressione e umiliazioni alla Santa Madre Chiesa non sono scusati per questo, e vanno incontro ad un giudizio terribile. Gli assiri non erano forse un giusto strumento per punire i peccati di Israele? Eppure non sfuggirono a loro volta alla giustizia divina. E lo stesso demonio non è forse un servo di Dio Onnipotente e Onnisciente?

 

Un unico piccolo appunto: quando ricorda le esiziali interferenze britanniche (secondo l’inveterata abitudine di Londra di comandare in casa d’altri), interferenze che miravano a creare “baluardi” contro la Francia, grazie alle quali il Belgio cattolico fu aggregato all’Olanda calvinista, e la Renania prevalentemente cattolica venne regalata alla Prussia con la quale non aveva neppure continuità territoriale, l’autrice tralascia il terzo “dono” strategico di tal genere: la Serenissima Repubblica di Genova aggiogata al Piemonte arretrato, gnostico e massonico, senza neppure la buffonesca sanzione di un plebiscito.

 

Gli effetti di questa annessione furono catastrofici:

 

1) inizio dell’emigrazione genovese nelle Americhe;

 

2) tre insurrezioni genovesi soffocate nel sangue (1834, 1849, 1853), le prime due politiche (quella del 1849 ricordata dall’autrice) e l’ultima causata dalla fame (dalla fame! nei settecento anni della Repubblica di Genova non si era mai verificato nulla di simile);

 

3) peggio ancora, potenziando la dinastia savoiarda, con un importante sbocco al mare, furono poste le premesse per la brutale espansione di quest’ultima a spese dell’Italia.

 

Tale omissione non inficia certo il valore del libro, ma sarebbe consigliabile colmare questa lacuna in una auspicabile nuova edizione.

 

EMILIO BIAGINI

 

 

 

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