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AQUILE E VIPERE » LIBRI »

 

27
DICEMBRE
2017
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ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

 Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_aquila

 And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

ELISA GUIDELLI (2017) Il romanzo di Matilda, Padova, Meridiano Zero

 

GUIDELLI E. (2017) Matilda, Meridiano Zero, Padova

 

Magnifico romanzo, questo di Elisa Guidelli, ma assolutamente non storico, a dispetto della massiccia documentazione, e ben poco cattolico, ciò che non era evidentemente nelle aspirazioni dell’autrice. Infatti vi incontriamo una strega che non conosce neppure il Signore, eppure sa tutto. Vi incontriamo l’apparizione di una sirena, e un santo come Gregorio VII, del tutto privo di senso del sacro e trascinato da una passione terrena fino al delitto.

Di certo un asceta come Ildebrando di Soana non si sarebbe mai sognato di diventare l’amante di Matilda (né lei si sarebbe sognata di toccare il papa se non, forse, per baciargli la mano), o di qualsiasi altra donna, né tanto meno avrebbe fatto assassinare a tradimento, per gelosia, Goffredo il Gobbo, primo marito di lei. È chiaro che l’autrice non ha tenuto conto della funzione e della natura del sacerdote cattolico.

Ogni prete, e a maggior ragione il papa, è tenuto a celebrare la Santa Messa ogni giorno, e quindi a consacrare il pane che diventa Corpo di Cristo, e il vino che diventa Sangue di Cristo, e a comunicarsi con essi. Se lo fa in peccato mortale diventa come Giuda, che, nell’Ultima Cena, si comunicò prima di andare a vendere Cristo al sinedrio. Diventa un mostro. Nel Medioevo questi fatti erano ritenuti (come realmente sono) fondamentali e irrinunciabili. Oggi sono meno sentiti, e di ciò non possiamo che dolerci.

Non solo, questo irreale Gregorio VII si sottopone al giudizio di Dio pronunciando un grave spergiuro, e lo supera senza batter ciglio. E ciononostante l’autrice non ne coglie l’incompatibilità del suo personaggio col vero Ildebrando. Sacrilegi e peccati orrendi passano su di lui come acqua, ed egli viene considerato fino in fondo un personaggio “positivo”. Se è afflitto da un rimorso, lo è per l’assassinio del Gobbo, mentre mai lo sfiora l’idea della Consacrazione e Comunione sacrilega, ripetuta per anni ed anni, peccato quale non si potrebbe immaginare più spaventoso, perché oltraggia in modo sacrilego la Presenza reale di Cristo. Infatti, come dice san Paolo, “qui enim manducat et bibit indigne iudicium sibi manducat et bibit” (I Corinti 11, 29).

Il fatto che il senso del peccato e il sacrosanto timore della dannazione eterna, vivissimi all’epoca di Matilda, siano purtroppo scomparsi al giorno d’oggi, non potrebbe manifestarsi più chiaramente come in questo libro. Allo stesso modo che nei romanzi “storici” di Ken Follett, l’autrice rappresenta il medioevo con minuziosa esattezza sotto il profilo materiale, ma i personaggi non sono affatto medievali, non vivono e non pensano da medievali, ma da laicisti contemporanei che non sanno neppure cosa voglia dire “sacro”. Le parole pie che ogni tanto pronunciano hanno sapore di circostanza e poco più.

Ma se si astrae dalla realtà storica e dal totale estraniamento dal modo di pensare del Medioevo, e si considera quindi il romanzo come narrazione ucronica, ossia come libera elaborazione partendo da determinate situazioni storiche, perfino l’improbabile Ildebrando di Soana è perfettamente inquadrato in una trama di tal genere, trama senz’altro dotata di una propria logica interna, scritta con stile elegante, con dialoghi appropriati e bellissime descrizioni. Sebbene la narrativa ucronica non raggiunga, di per sé, le vette dei “Promessi sposi” o di “Guerra e pace”, ossia dei migliori romanzi storici veri e propri, questo libro, in quanto romanzo ucronico, è appassionante e di ottima fattura, così che può stare accanto alle migliori opere del genere.

 

EMILIO BIAGINI

 

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