Genova, 20 Novembre 2017 07.18





 
AQUILE E VIPERE » LIBRI »

 

10
NOVEMBRE
2017
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ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA
Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_aquila


And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

Un'agile presentazione dell'economia in generale e dei problemi economici odierni da pare di un grande economista che avrebbe fatto molto bene al mondo se solo i lacché del diavolo gli avessero permesso di lavovare:

ETTORE GOTTI TEDESCHI (2017) Mammone: Basta una Ferrari per dirsi ricchi? (intervista con Paolo Gambi), Pubblicato indipendentemente

Recens.E.Gotti Tedeschi-Mammona copia

 

Segue una sintetica recensione dell'opera, che dovrebbe essere in tutte le case:

 

Ecco uno spiritoso e divertente libro che non solo spiega egregiamente l’economia ai profani, ma suggerisce anche il modo per raggiungere la prosperità obbedendo al Vangelo e facendo quindi l’esatto opposto di quanto oggi viene fatto dai padroni del pianeta.

L’economia non è una scienza, in quanto non si basa su prevedibili legami di causa ed effetto. È difficile definirla e comunque non è un fine ma un mezzo. Non è né buona né cattiva; la si rende buona o cattiva a seconda di come la si usa. I santi usano il denaro per fare del bene, ma purtroppo c’è di mezzo il peccato ed è quello che porta molti ad usare il denaro per il male.

Considerare l’economia una scienza ignora il fatto che l’uomo ha tre dimensioni: produttore di reddito, consumatore, investitore. Delocalizzare la produzione per farla costare meno, come oggi si fa in Occidente, e aumentare il potere di acquisto per incrementare i consumi, finisce per uccidere l’uomo produttore.

Gustosamente polemica è la definizione del profitto in contrapposizione a certi luoghi comuni buonisti che lo considerano alla stregua di Mammona: il profitto è “quella cosa che papa Francesco sembra disprezzare, tranne quando Galantino gli fa vedere gli introiti dell’8 per mille (…) quella cosa generata dai giornali, libri e gadget che parlano di papa Francesco e Galantino”.

Se l’economia non è Mammona, chi è allora la vera Mammona? È la rivoluzione culturale. La cultura (distorta) infatti può essere molto più pericolosa del denaro mal usato. Il pensiero di Gotti Tedeschi si incontra qui con quello di Plinio Corrêa de Oliveira, autore del celebre ed illuminante saggio Controrivoluzione. In esso il pensatore brasiliano individua le quattro tappe di un diabolico processo inaugurato dalla falsa “riforma” protestante che, attaccando l’unità della Chiesa, preparò la strada alla rivoluzione francese, la quale a sua volta attaccò la regalità; la terza tappa della rivoluzione fu quella comunista che si scagliò contro la proprietà, e tutte contribuirono a preparare la quarta, ossia il Sessantotto, che scatenò l’attacco alla famiglia e alla stessa integrità della natura umana.

Gotti Tedeschi sottolinea, brillantemente, che tali assalti diabolici prendono la forma di eresie. L’eresia protestante, separando fede da opere corrompe lo spirito del capitalismo cattolico e provoca la reazione marxista, da cui la controreazione di opportunismo economico che nega le leggi naturali e afferma “virtù” aberranti come creare valore a qualsiasi costo negando i veri valori morali e generando un mondo globale ingestibile considerato “realtà”: ed ecco quindi l’oscuramento della ragione noto come relativismo, nemico della realtà autentica, nell’illusione che, persuadendo un numero sufficiente di persone, si riesca a trasformare la menzogna in verità riconosciuta.

L’eresia attuale è il malthusianesimo ambientalista, che ha fatto passi da gigante grazie al funesto Sessantotto ricordato sopra, e considera l’uomo non creatura di Dio ma cancro della natura. Ciò è ben diagnosticato nelle encicliche Sollicitudo rei socialis di san Giovanni Paolo II e Caritas in veritate di Benedetto XVI, mentre Lumen fidei, pubblicata da Bergoglio ma sostanzialmente anche questa opera di Benedetto XVI, propone la prognosi ma viene ignorata.

L’economista con una visione morale non viene ascoltato, viene escluso dai grandi mass media, perché considerato un portasfiga. Si preferisce lo sviluppo consumistico e sempre più a debito. La responsabilità di ciò va condivisa tra classe politica e preti responsabili dell’insegnamento morale, ma in realtà quasi sempre irresponsabili. Gli economisti non hanno fatto altro che giustificare scelte a monte fatte da decisori di tutt’altra scuola e aspirazioni.

Gotti Tedeschi sottolinea la vanità degli intellettuali che disprezzano l’economia perché non sanno produrre. Economia reale è lavorare per produrre. L’economia finanziaria è stata inventata per finanziare l’economia reale. Purtroppo si è arrivati a eccesso di finanziamento e si è sostituita l’economia reale con una crescita artificiale, fondata su una smodata crescita dei consumi individuali e sempre più a debito invece che sulla crescita reale basata su una equilibrata crescita della popolazione: è proprio ciò che è successo negli ultimi cinquant’anni. “Quando prevale l’economia reale chi conta è la Confindustria, quando prevale l’economia finanziaria, prevale Wall Street”, è la lapidaria definizione di Gotti Tedeschi.

L’economia si fonda sul saper fare famiglia. Per questo c’è bisogno di un santo sacerdote che formi i fedeli e li spinga a fondare famiglie. Il greco “oikos”, radice di economia, vuol dire “casa”, cioè famiglia. Quello della casa è il mercato economico trainante. Purtroppo gli Stati odierni, giacobini e miopi, si preoccupano solo di far soldi per i comodi immediati dei bonzi di regime e della burocrazia, per cui considerano la casa esclusivamente un bene da tassare.

Nella rappresentazione gauchista si confondono i ruoli: l’imprenditore è diventato il bieco sfruttatore, il consumatore è affamato, lo speculatore arriva in Ferrari e salva la sorella dell’affamato. In realtà l’origine dei mali non è l’inequità ma il peccato che enfatizza avidità, egoismo e indifferenza. È la miseria morale a provocare miseria materiale, non il contrario. Il rimedio è cambiare il cuore dell’uomo attraverso il magistero, la preghiera, i sacramenti (se solo l’uomo accettasse di farsi guidare dalla Fede, ciò che appare purtroppo improbabile).

Così, invece, il nuovo ordine mondiale si fonda sugli stessi principi del comunismo: controllare dirigisticamente l’uomo nei suoi pensieri e azioni (e naturalmente succhiare in modo sempre più pesante, man mano che la popolazione invecchia e diminuisce sotto le spinte malthusiane). A questo punto la tanto strombazzata democrazia serve solo come specchietto per le allodole: i governi non si eleggono più, si cooptano. Se viene eletto un governo “controcorrente” viene subito commissariato. È un’illusione pensare che il mercato neoliberista predichi la vera libertà economica. Sono le lobby, le imprese transnazionali e i grandi fondi di investimento in equity a dirigere i governi.

Ma i poteri forti non si limitano a questo. Vogliono cambiare il modo di pensare, e quindi attaccano l’educazione: dal modello educativo fondato sul sapere il perché delle cose, con un solido fondamento umanistico, si è passati ad un modello all’americana basato sui casi, impoverendo la cultura e rendendo ignoranti e incapaci di pensare intere generazioni. Anche questo modello poi è diventato obsoleto: i problemi restano irrisolti, quindi regna la disoccupazione, il turbamento sociale, il regresso economico, mentre l’accentramento del potere controlla via Web le popolazioni smarrite.

 L’Italia? La sua grandezza l’avevano fatta grandi e geniali imprenditori, poi si è deciso che lo Stato era più bravo, equo e giusto del privato e si giunse all’economia mista, seguì poi la privatizzazione della parte pubblica e lì iniziò la fine. L’Italia sta bene, e non ha problemi col debito pubblico come si vorrebbe far credere ma a causa di demenziali politiche di austerity, con tasse in aumento e compressione dei consumi, imposte dalla UE, con la complicità di personaggi esaltati all’esterno del paese ma dannosi al massimo grado per l’Italia. Sono i paradossi del mondo globale che Benedetto XVI aveva ben capito, ma (proprio per questo) è stato messo da parte, mentre uno stolto o un furbastro pronto a ingoiare le fandonie di Wall Street, dell’Onu, di Francoforte e di Bruxelles non avrebbe dato fastidio e lo avrebbero lasciato indisturbato sul soglio di Pietro.

L’euro è una valuta imposta ai paesi europei che non possono garantire il proprio debito, alla scadenza, verso i sottoscrittori. L’esigenza di indebitarsi con una moneta comune crea conflitto e debolezza nella UE, che è guidata da paesi intolleranti verso i difetti di altri paesi e molto indulgenti verso i propri.

Ammirevolmente competenti e chiare sono, come si vede, le spiegazioni dell’economia moderna fornite da uno dei massimi esperti mondiali, che certo sarebbe stato in grado di fare molto bene all’Italia e al mondo, se solo le diaboliche forze all’opera a servizio dell’Anticristo lo avessero permesso.

EMILIO BIAGINI

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