Genova, 20 Ottobre 2017 12.31





 
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01
OTTOBRE
2017
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ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA


Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_aquila

And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

Lo studio di un eminente storico che illustra la figura e il pensiero del grande pensatore cattolico Plinio Correa de Oliveira, il quale, in modo impareggiabile, ha saputo spiegare il fenomeno della Rivoluzione ed ha illustrato le prospettive del futuro Regno di Maria che porrà fine all'attuale deriva diabolica:

Recens.R.De Mattei-Plinio Corra de Oliveira

DE MATTEI R. (2017) Plinio Corrêa de Oliveira. Apostolo di Fatima. Profeta del Regno di Maria, Edizioni Fiducia, Roma

Questo prezioso studio illustra il pensiero e l’azione di Plinio Corrêa de Oliveira, entrambi fondati su due pilastri: la ragione e la fede cattolica. Nel nostro tempo sembra che in difesa della fede agisca soprattutto la Santissima Vergine, ed è particolarmente significativo che il libro appaia nel centenario delle apparizioni di Fatima.

L’insegnamento di Plinio va necessariamente seguito secondo un itinerario che partendo dai fondamenti della ragione giunge alle vette della fede. Egli non è un semplice ripetitore di san Tommaso, ma un pensatore originale, che sviluppa e approfondisce molti punti del pensiero dell’Aquinate. In epoca di morte o di atrofia della ragione, tutta l’opera del pensatore brasiliano è un richiamo al ruolo dell’intelligenza umana. La fede supera la ragione, ma non può contraddirla, perché ha in essa il suo fondamento. Oggi si è smarrita la vera nozione di fede, perché la si riduce a esperienza sentimentale, dimenticando che essa è un atto della ragione, che ha come oggetto la verità. Il pensiero ha le sue regole che non nascono dai libri ma dalla realtà. L’essere delle cose precede la conoscenza umana. Solo che, al giorno d’oggi, rinnegati il principio di identità e quello di non-contraddizione, si sono estinte le fonti della razionalità, la ragione ha perso il suo oggetto ed hanno preso il sopravvento gli istinti e le pulsioni più vergognose, e la via è aperta per i “guru”, i demagoghi, gli imbonitori intellettuali che fanno appello ai sentimenti e ai moti irriflessivi dell’animo umano. Con l’eclissi dell’intelligenza, calano le tenebre sul mondo.

Curioso è il fatto che la Russia, nonostante settant’anni di ateismo di stato e di martellante propaganda anticristiana, abbia invece mantenuto il senso dell’Essere, e quindi la Fede, meglio dell’Occidente “libero”. Il senso dell’essere è intrinseco al pensiero russo, tanto che la lettera Я (ya) significa da sola l’affermazione del Dio del Sinai “Io sono”, e per questo le era riservato il primo posto nell’alfabeto, finché Stalin, in spregio alla religione, ordinò che venisse retrocessa all’ultimo posto, senza però poterne intaccare il significato mistico.

“Nel suo libro, Nobiltà ed élites tradizionali analoghe, Plinio aveva sviluppato i lineamenti di una società organica, in cui l’individuo è inserito in un insieme di corpi e di ordini sociali che lo proteggono e lo aiutano a perfezionarsi e a sviluppare la propria individualità. Il fondamento della società organica è la famiglia, che offre nella sua struttura un vero e proprio modello sociale. In essa il padre era un re in miniatura, così come il Re era “Padre” del suo popolo. La società medievale si conformava armonicamente all’ordine naturale disposto da Dio stesso nella creazione dell’universo e all’ordine soprannaturale inaugurato con la Redenzione e comunicato dalla Chiesa. Fu questa la grande civiltà che emerse sotto l’influsso delle energie naturali e soprannaturali dei popoli battezzati e ordinati a Cristo. Gli Stati e le nazioni del Medioevo e dell’Ancien Régime costituiscono “società organiche” formate da un insieme di famiglie e di corpi intermedi, posti tra il semplice individuo e il vertice dello Stato. Purtroppo l’avanzare dell’assolutismo minò tutto questo, preparando la via alla rivoluzione, il cui obiettivo finale è una società di individui isolati, soli davanti al Moloch statale, fondato sulla gnosi.

Questa è la quintessenza di tutte le eresie, il cui principio comune è l’esoterismo gnostico: l’idea di un insegnamento riservato ai soli iniziati che si sarebbe conservato dall’antichità e che sarebbe stato tradito dalla Chiesa cattolica. La gnosi ha pesantemente influenzato il pensiero moderno, soprattutto attraverso il romanticismo e l’idealismo tedesco, da Schelling a Hegel: è rivendicata dalla teosofia e dal “tradizionalismo” di René Guénon; influenza la psicanalisi, soprattutto la “psicologia del profondo” di Carl Gustav Jung, il surrealismo, la cultura “new age”; permea il modernismo e il progressismo cattolico del Novecento.

Emanazionismo ed egualitarismo sono le due fondamentali caratteristiche dello gnosticismo. Nel tutto divino, che è un dio in potenza, definito dagli gnostici ‘pleroma’, avverrebbe una lacerazione, da cui deriverebbero, per emanazione, tutte le realtà che compongono l’universo. La lacerazione del pleroma porterebbe a un sistema con due divinità, una buona e una cattiva, in continua lotta. La gnosi si oppone alla visione articolata e gerarchica della metafisica cattolica, propugnando invece un panteismo egualitario che favorisce la rivoluzione. Odia ciò che è specifico, determinato, definito; e, affermando l’indeterminazione di tutte le cose, favorisce il relativismo e l’evoluzionismo. Quest’ultimo è una favola pseudoscientifica che pretende di spiegare la realtà dell’universo come materia in perenne trasformazione, per giustificare una radicale avversione ai principi metafisici di trascendenza, di causalità e di ordine, dissolvendo la natura gerarchica del reale e l’essenza stessa della creazione in un panteismo confuso ed egualitario.

L’uomo sarebbe l’autocoscienza dell’universo e lo scienziato il mago che può evocarla. Ecco dunque l’occultismo gnostico, l’“esperienza mistica” di un nichilismo che apre la strada al demonio, principe di quegli abissi in cui non si può che odiare la verità e la bellezza dell’Essere. Una catena iniziatica collega coloro che tramandano questa visione capovolta dell’universo che trascina tutti quanti vi aderiscono nell’abisso della perdizione. È questo il nucleo più intimo di quel mysterium iniquitatis della Rivoluzione che Plinio ha saputo rivelare.

Il rimedio al mistero dell’iniquità è, per Plinio, il ritorno ad una spiritualità combattiva e cavalleresca che ridoni dignità all’uomo, non secondo una concezione antropocentrica che pone il supremo valore nell’uomo, per cui non c’è altro valore che possa essere anteposto alla vita umana, ma piuttosto secondo la concezione teocentrica, che ammette valori trascendenti l’uomo, ai quali egli dev’essere pronto a sacrificare la propria vita. Questi sono l’onore di Dio, alla patria, all’onore della propria famiglia, fino all’onore di sé che si esprimeva soprattutto nella parola data, e nell’insieme costituiscono il sentimento dell’onore della civiltà cristiana, un sentimento spinto, se necessario, fino al sacrificio. Plinio Corrêa de Oliveira considera “la lotta della Contro-Rivoluzione come una lotta dell’onore contro il disonore”.

Questa militanza contro-rivoluzionaria ha come punto di forza la devozione alla Vergine Santissima e alla Santa Madre Chiesa, spinta fino al sacrificio, senza voler sfuggire alla sofferenza. In questa visione trova posto anche l’odio verso il male. Di qui lo spirito delle Crociate, e la principale ragione per cui fallirono fu proprio l’affievolirsi del sentimento di indignazione e santa collera necessario per annientare i nemici della fede cattolica e della Civiltà cristiana. Questo affievolirsi è ben documentato dal grande poema “Van del lande van oversee” del poeta duecentesco fiammingo Jacob van Maerlant, che depreca il fallimento delle Crociate proprio a causa dei peccati commessi dai cristiani.

La misericordia divina ha attribuito alla Madonna la missione di soccorrere i miseri in questa valle di lacrime. Una seria devozione alla Madonna richiede una conoscenza profonda della propria miseria. Uomini che rifiutano di riconoscere la propria miseria sono abbagliati dal mito del progresso, che domina le principali correnti del pensiero europeo dell’Ottocento, penetrando anche all’interno della Chiesa col modernismo. In Rivoluzione e Contro-Rivoluzione Plinio Corrêa de Oliveira descrive magistralmente il succedersi delle rivoluzioni che aggredirono la civiltà cristiana. La prima è quella dell’umanesimo che, attraverso figure come Erasmo da Rotterdam, generò la Rivoluzione protestante. Questa spianò la via alla Rivoluzione francese, e quest’ultima a sua volta preparò la Rivoluzione bolscevica. Quando fu chiaro che il comunismo si avviava al fallimento, la mira della Rivoluzione si spostò investendo ogni possibile aspetto della vita umana, soprattutto ad opera della nefasta scuola francofortese: in diabolica sintonia con “colui che divide”, non venne più propugnata la divisione tra ricchi e proletari, ma fra il colonialismo e i popoli ex-colonizzati, fra uomo e donna, fra persone normali e invertiti, fra l’umanità e la natura, l’uomo e gli animali, l’uomo e le piante. Ed ecco quindi nascere il terzomondismo, il femminismo, l’ideologia gender, l’ambientalismo, l’animalismo, il piantismo.

Quest’ultima ondata, che trovò il suo momento critico nel famigerato Sessantotto con l’infame motto “vietato vietare”, mira alla disgregazione della stessa natura umana, conglobando in un unico coacervo di male tutte le aggressioni precedenti, col sostegno delle passioni disordinate che alimentano l’odio delle diseguaglianze del creato e verso l’essere: quello limitato delle creature e soprattutto l’Essere per essenza, cioè Dio. L’assurdità, la contraddittorietà di questi conati diabolici sono evidenti, dato che l’egualitarismo è comunque irrealizzabile. Nessuno è più elitista e gerarchico dei rivoluzionari. Si provi a dire al barone universitario, andato in cattedra per meriti di partito, che l’umile aspirante ad un posto di ricercatore è uguale a lui. Proprio dalle università, e di conseguenza dalle scuole, discende la cascata dell’iniquità in forma di psicanalisi radicale, marxismo libertario, strutturalismo, fisica indeterministica, sociobiologia, “ecologia profonda”, animalismo, e tesi di laurea su tesi di laurea che trattano solennemente, quasi fosse cosa seria, della “teoria dei generi”.

Tutto ciò viene spacciato come “teoria della complessità”, ma secondo il De Mattei può essere meglio definita come “teoria del caos”, fondata sulla “negazione del principio di ordine e di identità-causalità in ogni aspetto del reale e l’affermazione del caos come principio originario e dominante del mondo, dal campo psicologico a quello fisico, da quello politico a quello economico.”

È tuttavia il caso di ricordare che il termine “teoria del caos” ha un significato scientifico ben preciso: è lo studio dei sistemi fisici che esibiscono una sensibilità esponenziale rispetto alle condizioni iniziali, studio compiuto mediante modelli di fisica matematica. Sebbene i sistemi di questo tipo siano governati da leggi deterministiche, nell’evoluzione delle variabili dinamiche essi possono esibire una casualità empirica. Tale casualità è solo apparente, poiché si manifesta nel momento in cui si confronta l’andamento temporale asintotico di due sistemi con configurazioni iniziali arbitrariamente simili tra loro. Inoltre la fisica indeterministica è ineludibile, poiché non si può sfuggire al principio di indeterminazione di Heisenberg: infatti determinando la posizione di una particella atomica se ne altera la velocità e viceversa, così che non è possibile determinarne contemporaneamente posizione e velocità. Ma se queste idee autenticamente scientifiche vengono usate dai fautori della Rivoluzione per fomentare il disordine, si tratta di un abuso che con la scienza non ha niente a che fare, così come priva di fondamento scientifico è la cosiddetta “nuova cosmologia scientista”.

Divulgata da autori come Fritjof Capra, questa pretesa “nuova cosmologia” vede l’universo come una rete di inter-azioni, in cui ogni individuo ed ogni realtà sono destinati a dissolversi e a fondersi. In questa trama vorticosa, il ‘principio di complessità’, antitetico a quello di identità e non contraddizione, è elevato a criterio pervasivo della realtà, privando la conoscenza umana di ogni verità o certezza oggettiva. Bisognerebbe dunque smettere di cercare un fondamento al sapere per naufragare nell’“intelletto collettivo” evocato da Pierre Lévi e dai teorici del “comunismo mentale. Si tratta di una visione aberrante, gnostica e panteista, secondo la quale l’universo sarebbe formato da un’immensa trama di relazioni in modo tale che ciascun essere vive mediante l’altro, e la Divinità si rivela come la “autocoscienza” dell’universo, che evolvendosi si fa cosciente della propria evoluzione (sic!?). Ovviamente nessuna prova a sostegno di ciò, ma solo chiacchiere ideologiche alle quali può aderire solo chi ha perduto il senso della realtà, avendo sostituito alla ragione la frenesia delle più disordinate passioni.

Infatti, se le prime tre Rivoluzioni furono condotte in nome della ragione, con la Quarta Rivoluzione “è iniziata l’estinzione del lumen rationis”. I guru postmoderni, sostituiscono al pensiero le tecniche magiche. La nuova religiosità dagli anni Settanta in poi sprofonda nell’attrazione per la magia e nelle teorie orientali del “vuoto” e del “nulla”, nello spiritismo, nelle medicine cosiddette alternative, nelle tecniche mantra, yoga, zen, nei riti tribali africani a base di sostanze allucinogene. È la Rivoluzione in delirio, che si manifesta nelle sue più caratteristiche espressioni. Infatti, puntualizza l’autore, “chi rifiuta l’ordine naturale cade nel regno del caos, che è il sogno, o meglio il delirio del demonio (…). Il fine della Rivoluzione è l’instaurazione (…) del regno del demonio sulla terra: demonio visibile, conosciuto come tale e come tale servito e glorificato.”

La Contro-Rivoluzione deve opporsi a tutto questo, animando “un vasto movimento che comprende non solo i cattolici, ma tutti coloro che difendono l’ordine naturale, riassunto dai principi perenni del Decalogo. La difesa della legge naturale non è solo opera teorica e concettuale. La natura umana si difende vivendo secondo natura, cioè secondo una legge comune a tutti gli uomini, invariabile ed eterna.” È una lotta difficile, perché il demonio è riuscito persino a mettere in crisi la Chiesa, giungendo fino alle inaudite richieste di apertura alle coppie omosessuali in un Sinodo straordinario di vescovi convocato da un Papa in Vaticano. Fu il “papa buono” ad aprire ingenuamente la strada ad esiziali infiltrazioni rinunciando a condannare il comunismo in Concilio, ottenendo in cambio il piatto di lenticchie rappresentato dalla partecipazione di osservatori del Patriarcato di Mosca (spie del Kgb) al Concilio Vaticano II. Il tema del Concilio Vaticano II è stato magistralmente trattato dal Prof. De Mattei nel suo volume Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta.

Né gli errori del “papa buono” si fermano qui: nel 1960 avrebbe dovuto rivelare il terzo segreto di Fatima, che (al pari degli Scritti della Valtorta ricordata sopra) conteneva una dura denuncia della grave corruzione morale e dottrinale delle gerarchie ecclesiastiche. Disobbedendo all’esplicito comando della Madonna, Roncalli temerariamente segretò il messaggio. Una petizione firmata da quatrocentocinquanta padri conciliari, nella quale si chiedeva la condanna esplicita del comunismo, anziché essere messa ai voti, fu insabbiata. Roncalli respinse pure la richiesta di numerosi padri conciliari di proclamare i dogmi della Madonna Corredentrice e della Madonna Mediatrice di tutte le grazie. Abolì la festa del miracoloso ritrovamento del corpo di santo Stefano (3 agosto): via il soprannaturale che ostacolava il mirabile dialogo con gli eretici protestanti. Sotto il pontificato del ‘papa buono’ venne resa possibile la devastazione della liturgia, compiuta poi sotto il suo successore, e coronata dall’abolizione della preghiera a san Michele Arcangelo dopo ogni Messa; pratica introdotta, com’è noto, da Papa Leone XIII, in seguito ad un’importante rivelazione privata, proprio per contrastare l’azione del demonio in vista del secolo funesto durante il quale il maligno sarebbe stato libero. Per tutto il tempo in cui la salutare pratica fu in vigore, venne preservata dall’attacco demoniaco almeno la natura umana; solo quando la preghiera al Principe delle schiere celesti non fu più recitata alla fine di ogni Messa si scatenò il Sessantotto con tutte le sue mostruose conseguenze: a mio modesto avviso questa coincidenza non è casuale. Con Roncalli si perpetrò la peggiore persecuzione contro Padre Pio, spinta fino alla’installazione di microfoni nel confessionale, e fu messa all’indice l’Opera di Maria Valtorta.

Se solo si ascoltassero gli ammonimenti di Cristo espressi attraverso l’obbediente penna della grande veggente! Invece modernisti e tradizionalisti sono tristemente accomunati in un superficiale quanto aprioristico rifiuto, senza aver mai aperto i libri della grande veggente o dopo aver dato appena “uno sguardo a tutto” (sic). Giova ricordare quanto, sotto dettato divino, scrisse Maria Valtorta a proprio a proposito della Rivoluzione (Quaderni del 1944, 25 gennaio, corsivo nel testo), commentando l’Apocalisse: “La potenza voluta, spinta, imposta sino al delitto, è la terza bestia. Dato che è potenza umana, ossia vendutasi a Satana pur di esser sempre più potente, contro ogni legge divina e morale, essa genera il suo mostro che ha nome Rivoluzione e che, come è della sua natura, porta nelle protuberanze della sua mostruosità tutti i più biechi orrori delle rivoluzioni, naufragio sociale del Bene e della Fede.

Mentre i vertici della Chiesa cedono alla totale acquiescenza verso tutto ciò che non è cattolico, “oggi l’Islam sta diventando il comunismo del XXI secolo, riproponendo all’Occidente, in termini nuovi, la dimensione messianica e pseudo-religiosa del totalitarismo del XX secolo. Le religioni secolari del Novecento facevano appello all’esigenza di sacro insita nell’anima umana. Nel momento in cui, con la caduta dell’Unione Sovietica, la Rivoluzione comunista sembra essersi dissolta nel pragmatismo della società tecnologica, il momento di religione secolare del marxismo viene recuperato dal radicalismo islamico all’interno della lotta contro l’Occidente corrotto e sfruttatore. L’Islam, come annunciava Roger Garaudy, passando dalla fede comunista a quella musulmana, recupera quella dimensione profetica della Rivoluzione che ha caratterizzato i grandi movimenti sovversivi della storia occidentale, dagli anabattisti al comunismo. L’ispirazione gnostica e nichilista della moderna Jihad, sottolineata da alcuni studiosi, la pone in diretta continuità con il processo rivoluzionario descritto da Plinio Corrêa de Oliveira.”

La situazione, da punto di vista umano, appare spaventosa. Il successo del demonio sembra completo, perché Dio trova solo pochissimi pronti a servirLo, mentre il diavolo di servi ne trova quanti vuole, come disse alla Valtorta il Divino Maestro, il quale disse pure: “Satana si dà da fare a spegnere il sacerdozio e creare il caos mentale e quello spirituale, così che verranno tempi tremendi di persecuzione. Non solo i laici ma anche gli ecclesiastici perdono sempre più fermezza di fede, di carità, di forza, di purezza, di distacco dalle tentazioni e lasceranno sprofondare le anime nelle tenebre preparando il tempo dell’anticristo.” (Quaderni del 1943, 23 luglio, corsivo nel testo). Ma su questo orizzonte, afferma l’autore, “si posa un altro sguardo che lo illumina e trasforma la morte im vita, la paura in speranza, la speranza in fiduciosa certezza. È lo sguardo misericordioso del Cuore Immacolato e Sapienziale di Maria.” Possiamo quindi non solo sperare, ma avere la certezza che il diavolo, vincitore in tante battaglie, è destinato alla sconfitta finale.

Plinio Corrêa de Oliveira ripeté in numerose occasioni che il trionfo di Maria “non è una semplice vittoria: è una vittoria ammantata di gioia e splendore”. Le ragioni del trionfo di Maria Santissima esposte da san Luigi Maria Grignon de Monfort sono pienamente concordanti con quanto rivelato a Maria Valtorta, alla quale il Divino Maestro disse espressamente che uno degli obiettivi della rivelazione privata da Lui fatta alla grande veggente era mettere maggiormente in rilievo il ruolo vitale di Sua Madre, troppo lasciata in ombra dagli Evangelisti. Se appare preoccupante il fatto che le tendenze del Concilio Vaticano II e del nefasto post-Concilio, specie sotto Bergoglio, puntino in direzione diametralmente opposta, per non offendere gli eretici e non turbare le mirabili prospettive ecumeniche, è pure certo che il Cuore Immacolato di Maria finirà per trionfare, in questo aiutato dalle anime vittime.

Infatti, sottolinea l’autore, “La tradizione della Chiesa ha conosciuto l’esistenza di anime vittime che offrono la propria vita in espiazione dei peccati del mondo. Si tratta di una elevata vocazione che può nascere solo da una particolare ispirazione della Spirito Santo, a cui l’anima corrisponde con abnegazione e generosità. (…) Numerose sono (…) le anime che fecero questo voto radicale, da santa Veronica Giuliani, (…) santa Mariana de Jesus, (…) santa Gemma Galgani, (…) santa Teresa di Gesù Bambino (…).”. A queste anime elette si affianca senza dubbio quella di Maria Valtorta, che si era consacrata alla giustizia divina, accettando di soffrire per la salvezza delle anime, e alla quale il Divino Maestro disse, alla conclusione de L’Evangelo come mi è stato rivelato (Cap. 613.13): “Non sarai grande per le contemplazioni e i dettati. Questi sono miei. Ma per il tuo amore. E l’amore più alto è nella compartecipazione al dolore.”

Grazie a Maria Santissima, coadiuvata dalle anime vittime, la Rivoluzione sarà certamente schiacciata, ma le passioni disordinate continueranno a fermentare in ogni uomo fino alla fine del mondo, rappresentando una “spada di Damocle” sul Regno di Maria. Dopo il trionfo vi sarà perciò una nuova ricaduta, in seguito alla quale si verificherà la Parusia, il trionfo finale di Cristo.

Giunto alla fine dell’opera, l’autore esprime lo sgomento che l’ha assalito “di fronte all’evidente impossibilità di racchiudere in un modesto volume, un insegnamento che si dilata in centinaia di migliaia di pagine ma che, soprattutto, è talmente ricco e multiforme da richiedere, per essere adeguatamente esposto, l’impegno di numerosi studiosi di diverse discipline, teologiche, filosofiche e storiche.” E prosegue: “Mi auguro che ciò possa avvenire in futuro e, da parte mia, mi accontenterei se fossi almeno riuscito a trasmettere lo spirito che animò il ‘Crociato del XX secolo’.” Se tale è il sentire dell’insigne storico, a molto maggior ragione deve dire lo stesso il recensore, che si è sforzato di presentare nei limiti della sue capacità questo magnifico volume: un’opera che dovrebbe essere meditata da tutti i teologi e letta in tutti i seminari, dove invece, ahimé, spesso si studia tutt’altro.

Il libro termina con un’Appendice filosofica che pone in evidenza lo sfacelo del pensiero moderno che gira a vuoto, lungo l’itinerario di una progressiva distruzione di ogni verità. Il pensiero postmoderno, poi, dissolve le regole della logica e la sostanza stessa delle cose. Così, credendo di affermare la propria autosufficienza, l’intelligenza umana segna il suicidio del pensiero: un itinerario verso la sragione e la follia dovuto alla perdita dei supremi principi metafisici e morali. Un’analisi, questa, che offre un magistrale inquadramento filosofico, a coronamento di quest’opera di altissima dottrina.

EMILIO BIAGINI

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