Genova, 13 Dicembre 2017 03.30





 
AQUILE E VIPERE » LIBRI »

 

26
SETTEMBRE
2017
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ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA


Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_aquila

And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

Uno studio storico che condanna senza appello interi secoli di menzogne contro la Chiesa, redatto da un protestante mentre i cattolici stanno con le mani in mano e si lasciano insultare:

  

STARK R. (2016) False testimonianze. Come smascherare alcuni secoli di storia anticattolica, Torino, Lindau (trad. d. inglese)

Secoli di odio anticattolico hanno accumulato contro la Chiesa una montagna di menzogne. La Chiesa sarebbe colpevole di antisemitismo, di aver fatto “sparire” i Vangeli apocrifi, di persecuzione dei “tolleranti” pagani, di aver provocato il crollo culturale dei “Secoli Bui”, di aver promosso le Crociate combattute in stile colonialistico per terre e bottino e conversioni, di aver generato i mostri dell’Inquisizione, di aver combattuto la scienza, di aver promosso lo schiavismo e l’autoritarismo. Frattanto, al contrario, risplendeva la “modernità” protestante.

Tutto falso, come l’autore dimostra, prove alla mano. La Chiesa protesse gli ebrei, non fece “sparire” i Vangeli apocrifi ma semplicemente li mise da parte perché erano dei falsi, le persecuzioni dei “tolleranti” pagani furono una pura e semplice invenzione dei nemici della Chiesa, i “Secoli Bui” non furono affatto bui ma anzi proprio durante il Medioevo la Chiesa fondò le università e promosse un validissimo ed originale sviluppo culturale, le Crociate furono tutt’altro che episodi di colonialismo ma vennero combattute proprio per recuperare il Santo Sepolcro e assicurare che i pellegrini cristiani potessero recarsi in Terra Santa senza essere martirizzati dai musulmani, l’Inquisizione era umana e moderna ed assolveva quasi tutti gli accusati, la Chiesa non combatté mai la scienza e il “caso Galileo” venne gonfiato e deformato oltre ogni limite per calunniare la Chiesa, e quanto all’autoritarismo la Chiesa fu piuttosto nemica dei tiranni e quando prese posizione fu perché era attaccata in modo insopportabile. Notevole il fatto che l’autore dichiara, nella Prefazione: “non sono cattolico e non ho scritto questo libro per difendere la Chiesa. L’ho scritto per difendere la storia.”

L’autore, tuttavia, tralascia di rilevare alcuni aspetti di notevole importanza. Furono piuttosto gli ebrei a perseguitare i cristiani ogni volta che ne ebbero occasione. Le stesse persecuzioni anticristiane dei pagani nel mondo romano furono spesso istigate dagli ebrei. Perfino nell’Arabia preislamica, dove esistevano fiorenti comunità cristiane, dal 470 al 475, l’usurpatore del trono nel regno himairita, nell’Arabia meridionale, l’ebreo Yussuf (Dhu Nuwas) usurpò il trono himairita e ordinò il massacro dei cristiani; solo l’intervento del re Khaleb di Etiopia, che inviò una spedizione militare in soccorso delle popolazioni perseguitate, eliminò Yussuf e instaurò in Arabia un regno cristiano, che fu protettorato etiope fino alla conquista islamica.

Un punto che merita particolare correzione riguarda la data delle feste cristiane. L’autore in questo caso non ha saputo distaccarsi dalla nozione politicamente corretta secondo cui “molti dei continuarono a esistere sotto tenuissime coperture cristiane.” È lecito dubitarne: i santi cristiani erano martiri e il loro sangue segna il calendario. Forse che i cristiani fissarono il Natale al 25 dicembre per oscurare la festa pagana del Sol Invictus? Anche questa è una delle tesi favorite dei laicisti, ma è vero il contrario: ancora durante il regno di Licinio (imperatore dal 308 al 324), il culto alla divinità solare veniva celebrato, a Roma, il 19 dicembre, non il 25. Di contro, la fonte più antica conosciuta, che fissa al 25 dicembre la nascita di Gesù, è quella di Ippolito di Roma, del 204, oltre un secolo prima. Furono quindi i pagani a tentare di oscurare il Natale cristiano spostando la festa del Sol Invictus. Secondo un’altra versione, quando la Chiesa stabilì una data per il Natale fu scelta quella della celebrazione pagana dei Saturnalia, dato che “la Bibbia non dice quando nacque Gesù”. Da buon protestante, l’autore crede che la Bibbia sia tutto, e che i primi cristiani dovessero basarsi sulla Bibbia, e quindi su Vangeli ancora da scrivere, per sapere quando era nato Gesù. Invece ricordavano benissimo ciò che era accaduto solo poco tempo prima: c’era la Tradizione, su cui si fondarono gli stessi Vangeli, scritti alcuni anni dopo i fatti, attingendo appunto alla Tradizione. Le date liturgiche tradizionali delle varie feste cristiane sono state confermate con analisi astronomica delle effemeridi computerizzate in base alle visioni di Maria Valtorta. I cristiani, dunque, andavano per la loro strada, fissando fin dall’inizio le date che conoscevano benissimo per aver assistito agli eventi o per averne sentito raccontare dal padre, senza curarsi delle festività pagane.

L’autore sbaglia pure nell’affermare che “L’ingresso della musica in un ambiente sacro deve ovviamente essere attribuito agli antichi culti”, intendendo i culti pagani, in questo seguendo il MacMullen. Ma il canto antico romano, da cui derivò poi il gregoriano, deriva soprattutto dal canto sinagogale, non certo dalla musica pagana. Infatti quest’ultima faceva largo uso di strumenti, mentre in sinagoga e in chiesa gli strumenti erano banditi ed era ammessa soltanto la voce umana; solo più tardi, e non senza opposizioni, in chiesa venne ammesso il solo organo che, in quanto strumento riservato alla celebrazione dell’imperatore, sembrava adatto a celebrare il Re dell’universo.

Un’affermazione particolarmente insostenibile dell’autore è che non ci fu quasi alcun progresso tecnologico in epoca romana. In realtà i Romani realizzarono imponenti opere tecnologiche sia in campo ingegneristico, come acquedotti e cloache, sia militare, poiché la costruzione delle artiglierie pesanti a torsione usate dai Romani richiedevano la soluzione di equazioni di terzo grado, come è stato dimostrato dall’archeologia sperimentale, che ricostruisce in laboratorio i prodotti della cultura materiale delle civiltà del passato. Se da una parte sarebbe ora che enciclopedie e dizionari la smettessero con il mito negativo del Medio Evo, come auspica l’autore, sarebbe anche ora di smettere di sminuire Roma. Non solo, ma la cavalleria pesante non è stata inventata dai Franchi: già ne disponevano i Romani del Basso Impero, e chiamavano tali militari specializzati clibanarii.

Neppure si può condividere l’ammirazione dell’autore per Descartes, colui che spianò la strada e impersonò l’Età della Ragione. L’autore afferma che costui prese a modello i suoi predecessori Scolastici quando, partendo dal più basilare degli assiomi (“Penso, quindi sono”), cercò di ragionare sui fondamenti della fede cristiana. Descartes quindi non si sarebbe ribellato all’Età della Fede, ma al contrario sarebbe stato perfettamente a proprio agio nell’estendere alla ragione la lunga tradizione dell’impegno cristiano. È lecito dubitare di questa continuità fra Descartes e la Tradizione cristiana. Il filosofo francese, infatti, svaluta il concetto di Essere, e quindi porta ad un regresso della filosofia rispetto a san Tommaso d’Aquino. Se a persuadermi del fatto di esistere dev’essere il fatto di pensare, significa che non c’è un Essere precedente al mio pensare, e questo è il primo germe del funesto relativismo.

A proposito della magia, l’autore accoglie l’assurdità protestante e laicista secondo cui vi sarebbe stata una “magia della Chiesa”, equiparando evidentemente alla magia la preghiera e l’intercessione di Maria Santissima e dei santi, e le grazie ottenute in tal modo. Invece la differenza tra magia e preghiera è abissale, e dovrebbe essere ovvia. Dio non è al nostro servizio, siamo noi al Suo servizio, e se otteniamo qualche grazia è un’elargizione gratuita da parte divina. La magia comincia quando si cerca di ottenere qualcosa con mezzi diversi dalla preghiera, evocando spiriti che non possono essere che diabolici. Infatti è possibile, in modo limitato, comandare ai demoni grazie al fatto che essi sono dannati, e quindi in certo modo si sono resi inferiori a coloro che potrebbero ancora (forse) salvarsi. Ecco perché l’evocazione magica dell’aldilà per ottenerne favori non può che attirare spiriti malvagi e non deve quindi essere mai tentata: sciagurato colui che ottiene simili favori, perché il demonio esige sempre di essere pagato, e l’unica moneta che accetta in pagamento è l’anima immortale. Come non esiste “magia della Chiesa”, così non esiste magia bianca, ma solo nera, e praticarla è peccato gravissimo.

Infine l’autore cade in una trappola tipicamente protestante quando afferma che la teologia cristiana “non si è mai cristallizzata. Il fatto che Dio intendesse che la Sacra Scrittura sarebbe stata compresa in modo più adeguato, a mano a mano che gli esseri umani avessero acquisito maggior sapere ed esperienza, garantì una continua rielaborazione di dottrine e interpretazioni.” Qui l’autore confonde la dottrina, che è immutabile, con gli adattamenti di natura pastorale, resi necessari dal mutare dei tempi, ma che non possono mai andare contro il Depositum fidei di cui unica legittima custode è la Chiesa cattolica.

Tutte queste critiche non inficiano tuttavia il valore d’insieme di un’opera che coraggiosamente mette a nudo le menzogne diaboliche accumulatesi nei secoli contro la Chiesa. È tuttavia sintomatico delle tristi condizioni in cui versa la Chiesa stessa che, all’epoca attuale, non si veda una sacrosanta levata di scudi del clero contro tali menzogne, ma un cieco belato di irenismo, pacifismo, ambientalismo e cedimento alle più vergognose pretese di un mondo assatanato. Per assistere finalmente ad un attacco alla muraglia dell’anticattolicesimo digrignante e preconcetto ci è voluto un protestante.

EMILIO BIAGINI

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