Genova, 28 Maggio 2017 01.01





 
AQUILE E VIPERE » LIBRI »

 

04
MARZO
2017
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Ancor più ridicola è l’affermazione secondo cui la scienza avrebbe dimostrato che Dio non esiste. Anche qui si tratta di elementare logica: non è possibile dimostrare l’inesistenza di qualcosa. Accanto alle sciocchezze che tentano di spazzare via l’idea di Dio, si collocano le calunnie contro la Chiesa, tutte basate su una diabolica mistificazione della storia. A questo proposito l’Autore suggerisce di informarsi leggendo il libro False testimonianze. Come smascherare alcuni secoli di storia anticattolica di Rodney Stark, che tuttavia appare in parte ancora viziato dai pregiudizi protestanti dello storico americano.

In realtà la scienza è stata creata proprio dalla Chiesa, e non solo per il fatto che numerosissimi scienziati erano devoti cattolici o addirittura sacerdoti, ma in modo assai più profondo e fondamentale, grazie alla metafisica cristiana. I Greci antichi ebbero grandi pensatori, e giunsero molto vicini alla creazione di una scienza moderna, grazie a geni come Archimede di Siracusa e Galeno di Pergamo, ma soffrivano di una sorta di blocco culturale. I Romani erano formidabili ingegneri e dotati di una mentalità molto più pratica, ma erano permeati di cultura greca.

Come appare ad esempio dalla tragedia greca, e da quella romana (Seneca), questi antichi erano ossessionati dall’idea del Fato ineluttabile, al quale soggiacevano persino gli dei. I barbari Germani a loro volta avevano credenze simili (basti pensare al ragnarok, ossia alla battaglia finale che culmina con la distruzione degli stessi dei). Solo dopo che il Cristianesimo ebbe distrutto queste credenze, solo dopo che si affermò l’idea che Dio è unico e libero, e l’uomo, creato a immagine di Dio, gode del libero arbitrio ed è signore della natura, ed allora si aprirono all’investigazione scientifica prospettive in precedenza inimmaginabili.

Ma l’idea di Fato riemerge con la “riforma” protestante che si perde nella palude della predestinazione, e per gradi incomincia il ritorno al paganesimo. I paesi protestanti registrano successi scientifici, ma anche grave degrado portato da secolarismo, scientismo, positivismo, che culmina nella squallida storia del darwinismo: una limitata evoluzione con la formazione di sottospecie si verifica senza dubbio all’interno di ciascuna specie, ma nessuno ha mai visto nascere una nuova specie da un’altra, né in natura né in laboratorio. Ogni tentativo di forzare cambiamenti genetici per vedere se nasceva una nuova specie sono finiti in un disastro (come gli esperimenti di Miller sulla Drosophila melanogaster), e il bello è che questi disastri vengono presentati, nei testi di biologia evoluzionistica, come “prove dell’evoluzionismo”. Non parliamo poi degli sforzi disperati di spiegare “scientificamente” l’origine della vita. La scienza senza Dio diventa superstizione, dogma terroristico (niente carriera per chi non è allineato), prevaricazione, abuso della credulità popolare.

Dio è l’Essere, lo è ontologicamente in modo assoluto. Non si creda che questa sia una nozione esclusivamente cattolica occidentale. La lettera я (ja) dell’alfabeto russo era al primo posto perché esprimeva l’Essere, cioè Dio. Ci pensò il comunismo a spostarla all’ultimo posto per umiliare il Cristianesimo, ed è solo uno dei moltissimi danni che i senza Dio hanno inflitto alla lingua della Santa Madre Russia.

Oggetto della nostra intelligenza non può essere direttamente l’Essere divino, ma bisogna ricorrere al ragionamento sulle cose. Anzitutto la prova cosmologica: l’universo non può essersi fatto da solo. L’universo come lo conosciamo ha avuto inizio circa quindici miliardi d’anni fa, con il “big bang” (ormai sperimentalmente dimostrato da numerose prove tra cui la radiazione di fondo), preceduto, a quanto sembra, da una “gestazione” legata alla fisica delle stringhe (finora allo stato di fisica teorica). Ed avrà una fine: sarà la “morte termica” per raggiungimento del massimo di entropia, ossia il completo esaurimento dell’energia potenziale (spegnimento delle stelle per esaurimento del “carburante” che alimenta la fusione nucleare, distruzione della materia da parte dei buchi neri, diminuzione all’infinito della curvatura fino ad una geometria dello spazio sempre più piatta).

Le prove astrofisiche di questi fatti non sono mai state così forti, ma gli “incurabili” si rifugiano nel relativismo e nel “non è scientifico” (obiezione che sarebbe valida solo se la “scienza”, specie quella che intendono lorsignori, fosse davvero l’unica fonte di conoscenza, e non fosse piuttosto fonte di penosi errori). I testi universitari di fisica, come quello di Edoardo Amaldi, affermano che non si deve trarre alcuna conclusione, perché la “morte termica” vale per i sistemi chiusi e non per l’universo, come se l’universo non fosse il sistema chiuso per eccellenza.

L’unica via per sfuggire a tale morte cosmica si aprirebbe se l’universo fosse infinito. Ma se lo fosse, avremmo infinita energia, e quindi luce accecante di notte come di giorno (paradosso di Olbers), anzi non vi sarebbe neppure alternanza di giorno e notte perché la forza gravitativa sarebbe infinita e nessun movimento sarebbe possibile (paradosso di Mach), né potrebbe esserci vita perché l’energia infinita delle radiazioni ionizzanti impedirebbe la formazione di qualunque composto organico e lo distruggerebbe se per eventualità impossibile riuscisse a formarsi (paradosso biologico).

Oppure gli “incurabili” ipotizzano che l’espansione dell’universo potrebbe rallentare fino a fermarsi e invertirsi, dando luogo a una nuova singolarità planckiana, e cioè ad uno stato di compressione tale da dar luogo a una nuova grande esplosione, che formerebbe un nuovo universo, e così via: l’universo che “pulsa come un cuore”, immagine pseudopoetica che non significa nulla. Di recente si è scoperto infatti che l’espansione dell’universo sta accelerando, e dunque la gravitazione universale non riesce a trattenere l’espansione e non potrebbe richiamare indietro i corpi celesti, dunque niente possibilità di collasso e nuovo big bang.

Con sommo sprezzo del ridicolo qualcuno degli “incurabili” ha perfino ipotizzato che l'universo non finirà perché riceverebbe energia da uno o più universi paralleli. In questo modo il problema non fa che spostarsi: dove sono e come sarebbero nati questi universi paralleli? E come potrebbero graziosamente rifornire di energia il nostro universo? Non sarebbero comunque destinati a loro volta alla “morte termica”?

Sono stati gli atei a tirar fuori la diatriba sull’eternità o meno del mondo, perché un universo destinato a finire appariva incompatibile con l’ateismo persino a loro. Quando l’astronomia, e la scienza in genere, erano molto meno progredite di oggi, nel Settecento e nell’Ottocento, illuministi e positivisti affermavano con sicumera che non c’era nessun bisogno di un Creatore, perché il mondo era eterno, e che la scienza era l’assoluto e avrebbe spiegato tutto, dimostrando l’inesistenza di Dio.

Ora che gli è andata storta, ora che i fatti a noi noti dimostrano la finitezza e transitorietà dell’universo materiale, hanno cambiato solfa e dicono che “la scienza può cambiare”, che “non si sa niente di preciso”, che “non si può usare la scienza come puntello per la religione”, in questo sostenuti da moltissimi preti di idee “aperte” ai quali sembra dia fastidio l’idea che Dio sia dopotutto una realtà inevitabile, che prima o poi verrà a chiederci conto di come abbiamo speso la nostra vita.

La parola d’ordine politicamente corretta resta come sempre: “combattere o ignorare tutto ciò che contraddice il materialismo”. E naturalmente bando alla metafisica, il che significherebbe bando al pensiero, che è in fondo proprio ciò che gli atei vogliono: la loro forza infatti non è in buoni argomenti, ma nel non pensiero e nel vizio. Non esistono atei, esistono viziosi. E il vizio più grave non è, come si potrebbe pensare, quello contro natura legato alla follia del gender, che pure è gravissimo; no, il vizio più grave di tutti è la superbia.

In realtà niente viene dal niente. Se pensiamo qualcosa è perché abbiamo sperimentato qualcosa. Nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu. Perfino le cosiddette “leggende” hanno un fondamento. L’unicorno non è che un cavallo a cui hanno appicciato un dente di narvàlo sulla fronte, ma prima di inventarsi una cosa del genere è occorso che gli uomini avessero visto sia il cavallo che il narvàlo. Lo stesso vale per i draghi, di cui vi è nozione in tutte le civiltà, perché si conoscevano i resti di dinosauri, e nessuno poteva garantire che non ce ne fosse in giro qualcuno ancora vivo; per buona misura si aggiungevano poi frange fantasiose come ali di pipistrello e la capacità di vomitare fuoco; ma anche pipistrelli e fuoco non era prodotti di fantasia. Come l’unicorno, il drago non era che una sintesi di immagini diverse e ben reali.

Ecco quindi che le cose condizionano il nostro pensiero. Persino nelle fantasticherie e nelle favole. l’essere impone le sue leggi al nostro conoscere. Ma nessuna cosa è sufficiente a se stessa, neppure l’intero universo, che gli atei volevano gabellarci come eterno. Le cose si muovono verso un fine che non possono darsi da sole. L’insufficienza ontologica delle cose rimanda inevitabilmente all’Essere creatore.

Il libro di Battisti passa poi ad un altro dei temi chiave cari a noi cattolici: Maria Santissima. “Donna, se’ tanto grande e tanto vali / che qual vuol grazia ed a Te non ricorre, / sua disianza vuol volar sanz’ali,” (Paradiso, XXXIII, 13-15). Chi non loda Maria e non Le si inchina è preda del demonio. Con orrore si ascoltano le disgustose omelie del Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia, che antepone lo strisciare davanti agli eretici alla santità di Maria: è la scelta della via larga e comoda per compiacere il mondo, la via larga lungo la quale non si è ottenuta una sola conversione, la via larga che ha svuotato i seminari e le chiese, la via larga che ha depresso la frequenza ai Sacramenti, la via larga che termina in un baratro senza fine.

In virtù della Sua maternità divina Maria raggiunge i confini della divinità (Cardinale Caietanus). Attraverso l’obbediente penna della grande veggente Maria Valtorta, Gesù ha espresso il suo ardente desiderio di far meglio conoscere il ruolo vitale di Maria Santissima, lasciato troppo in ombra dagli Evangelisti. Una delle visioni della Valtorta riguarda l’unione della Santa Trinità con Maria: la Madonna, presente in mente Dei fin dall’eternità, Corredentrice e Mediatrice di tutte le Grazie, contiene la Trinità e ne è contenuta. E dai dettati divini alla grande mistica si apprende che nell’Eucarestia, oltre al Corpo e al Sangue di N.S.G.C. c’è anche il latte di Maria. La Madonna è il grande modello di Dio, lo stampo perfetto dello Spirito Santo e a questo stampo non manca nessun lineamento della Divinità. È quindi assurda l’idea degli pseudo illuminati, a cominciare dai nemici arcieretici luterani, che Maria Santissima rappresenti un ostacolo all’unione con il Creatore. Al contrario a Dio si va per Maria, e l’arma più efficace contro il male che avanza e imperversa è il Santo Rosario.

L’avanzata del male si manifesta nel dilagare delle ideologie più assurde, malvagie e malate, come il rivoltante e antiscientifico gender, la teologia della liberazione, l’animalismo, e via delirando. Chi non le accetta viene bollato come nemico della “scienza” (quella che intendono i baronastri universitari e i loro lacché) e della libertà, ma l’unica libertà è quella che viene dalla verità. È inevitable, però, che facciano capolino, di forza propria, anche concetti più seri, che nessuno può eludere.

La gente infatti parla, oltre che di sport, anche di destino, tema ricco si implicazioni filosofiche e  teologiche. A tante cose non si può sfuggire: alla vecchiaia, alla malattia, alla morte, alla perdita dei propri cari. La tristezza della condizione umana in questa valle di lacrime emerge sempre anche se si cerca di non pensarci. La questione del destino riguarda tutti. Nella visione cristiana esso è un aspetto della Divina Provvidenza. Niente avviene “a caso”. Scrive l’Autore (p. 67), citando Padre Cavalcoli: “Il concetto di caso è uno pseudo-concetto irrazionale che blocca il progresso della scienza, progresso che è fondato sul rispetto del principio di causalità e finalità.” Sarebbe da aggiungere anche il principio del “terzo escluso”, senza il quale tanti tromboni della cultura sono sprofondati nella palude relativista.

Prosegue la citazione da Padre Cavalcoli (ibid.): “Il concetto del caso può essere usato alla buona, nel linguaggio corrente, ma deve essere espunto da quello scientifico, perché esprime l’esatto contrario di ciò che la scienza cerca e determina, ossia la causa e il fine.” Ciò è in linea di massima condivisibile, ed è confermato dal fatto che un grande numero di fenomeni fisici viene efficacemente descritto mediante modelli matematici che sono per natura deterministici.

Tuttavia bisogna distinguere il caso in senso assoluto (che pretende di far scaturire l’ordine dal caos, e secondo i blateratori materialisti sarebbe addirittura capace di “creare” la vita) dal caso statistico. C’è tutta una branca della scienza matematica, non deterministica, che genera modelli legati al caso, che è appunto la statistica: la usano fisici, chimici, geologi, geografi, biologi, ingegneri, economisti, sociologi, psicologi. Eventi casuali avvengono, e molti altri appaiono casuali perché non li conosciamo nei dettagli, ed è quindi necessario trattarli con metodo statistico. Quindi il caso non si può espellere dalla scienza, ma occorre aggiungere subito che esso opera in un contesto strutturato e finalizzato. In questa prospettiva, anche il concetto di caso serve a difendere la Verità, perché è un caso al servizio dell’ordine.

Un bell’esempio di applicazione del concetto di caso e della statistica si ha nelle descrizioni del cielo stellato contenute ne L’Evangelo come mi è stato rivelato di Maria Valtorta. Com’è noto, la veggente era semiparalitica a letto, aveva una limitata cultura e si limitava a descrivere quanto vedeva senza rendersi conto del significato cronologico che esso poteva avere. In base alle sue descrizioni è stato possibile al fisico De Caro datare con precisione ogni avvenimento della vita pubblica di Gesù, confermando tutte le date canoniche.

La probabilità che la Valtorta abbia potuto conoscere “per caso” le posizioni degli astri durante il periodo della predicazione di Gesù è stata calcolata pari a 1:1084, ossia 1 caso contro 10 seguito da 84 zeri. È un esempio del concetto di caso che va contro i materialisti e i detrattori di Maria Valtorta. Come si vede, anche la statistica può servire alla causa della verità. Di fronte a numeri tanto elevati, i matematici hanno coniato il termine inflazione statistica, che esprime la pratica impossibilità dell’evento contro il quale sta un numero enorme di probabilità sfavorevoli. Per valutare il significato di una cifra come 1084, si tenga presente che 1070 (1 seguìto da 70 zeri) corrisponde all’incirca al numero degli atomi che formano l’universo, mentre 1020 (1 seguìto da 20 zeri) è già superiore al numero di secondi intercorsi dal big bang in poi.

Conclude il libretto il capitolo sugli angeli, in cui l’Autore, sulla scorta dell’insigne storico Roberto De Mattei, pone in rilievo l’importanza di questi esseri spirituali, messaggeri di Dio e governatori del mondo, che per decreto divino hanno sulle creature Autorità diretta più potente, di solito, dei santi stessi. Ne parla spesso la Valtorta: Azaria, il suo angelo custode le dettò lezioni di altissima spiritualità a commento alle Scritture, dove nessuno ha mai trovato tracce di eresia, come in tutto il resto delle opere valtortiane.

Non solo gli individui, ma anche le nazioni hanno i loro angeli custodi, e questo dimostra quanto insensato e diabolico sia il tentativo di cancellare le nazioni affogandole in un magma indifferenziato mondialista come vorrebbero i poteri forti che fanno capo alla sinistra grande finanza usuraia di Wall Street e al diavolo che la manovra.

Dio aveva disposto l’universalità cattolica. Il morso del diavolo (espressione valtortiana) l’ha spezzata con le rivoluzioni. Come insegna Plinio Corrêa de Oliveira, vi sono state quattro rivoluzioni principali, che formano una quadricornuta rivoluzione scatenata da “colui che divide”. Dapprima con la “riforma” protestante, che attaccava al cuore la Cristianità, poi con la “rivoluzione francese”, scatenata contro la regalità e l’aristocrazia, nasce il nazionalismo, ben diverso dal sano attaccamento alla patria. E il nazionalismo scatena i disastri diabolici che tutti conosciamo. Poi il diavolo impone il rimedio per il disastro che lui stesso ha provocato: basta nazionalismo, ma internazionalismo marxista, che attacca la proprietà privata, e poi il mondialismo malthusiano e omosessualista: l’utopia di un mondo riunito sotto la guida dei diabolici poteri forti, utopia devastatrice della famiglie e della stessa natura umana, utopia demoniaca che esplode col satanico Sessantotto.

 

 

Il diavolo non è capace di creare nulla, ma solo di scimmiottare e distorcere, e il mondialismo, con la fanfara dell’omoreligione e dell'omoeresia non è che la scimmiottatura diabolica dell’universalità cristiana.

Per ultimo ho lasciato l’ambientalismo che occupa la parte centrale del libro. L’Autore, bontà sua, ha voluto includere nel suo libro uno dei raccontini dialogati al vetriolo dal volume Gaia: il pianeta sull’orlo di una crisi di nervi, scritto da mia moglie da me e illustrato dalla pittrice Elena Pongiglione. Perché il pianeta è sull’orlo di una crisi di nervi? Perché non sopporta più gli ambientalisti.

L’ambientalismo è pura e semplice idolatria della natura, un’ideologia anticristiana e antiumana che sovverte la Genesi, la quale invece comanda all’uomo di moltiplicarsi e dominare la Terra e tutte le altre creature, restando sottomesso a Dio solo. Nessuno trova piacevole l’inquinamento, ma la grande truffa ambientalista consiste nel far credere che tutta la terra sia fragile, che la tutta la terra sia sconvolta dagli inquinanti prodotti dall’uomo, dilatando abusivamente all’intero pianeta certe situazioni che si verificano nelle relativamente ristrette aree urbane. Un’assoluta bufala è quella del cambiamento climatico “causato dall’uomo”. Il clima è sempre cambiato, in stretta connessione con le oscillazioni dell’energia solare. Le sonde spaziali hanno scoperto, infatti, che gli altri pianeti del sistema solare si stanno attualmente riscaldando.

Ideologia criminale propalata da satanisti massoni è quella che si agita per il cosiddetto “controllo delle nascite”, favorendo aborto e ogni sorta di perversioni, con la scusa che saremmo “troppi”, che staremmo ferendo la povera, debole Terra. In realtà si vuole umiliare l’uomo, ridotto ad animale fra gli animali, e non più creatura ad immagine e somiglianza di Dio, e la scienza in questo caso non è altro che un paravento per nascondere le più livide farneticazioni pseudoreligiose e satanistiche.

A questo proposito rendiamo omaggio all’americano Paul Ehrlich, illustre entomologo, ossia specialista di insetti, che S.S. si è degnato di invitare in Vaticano perché ci spiegasse la necessità di abbattere la popolazione umana per lasciare più posto alle zanzare, alle tignole e agli scarafaggi, perché la natura è “buona”, e tutto il male viene dall’uomo. In realtà è proprio la natura il più spaventoso inquinatore che esista: i vulcani vomitano polveri e gas velenosi in quantità molto maggiori dei marchingegni dell’uomo, mentre animali nocivi e pericolosi, infezioni e veleni abbondano, e i terremoti non scherzano proprio. È l’umanità che bisogna difendere dalla natura, non viceversa.

EMILIO BIAGINI

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