Genova, 28 Giugno 2017 10.34





 
AQUILE E VIPERE » LIBRI

 

Libri

26
SETTEMBRE
2016
Articolo letto 318 volte

ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

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And the winner is …….

Ecco il vincitore di una DOPPIA AQUILA D'ORO:

ETTORE GOTTI TEDESCHI, con:

UN ECCEZIONALE CONDENSATO DI SAGGEZZA: 

GOTTI TEDESCHI E. (2015) Un mestiere del diavolo. Paolo Gambi intervista Ettore Gotti Tedeschi, Prefazione di Mons. Luigi Negri, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio e Abate di Pomposa, Editrice Giubilei Regnani, Cesena

 

Segue un commento di Emilio Biagini, con ampie citazioni dall'originale.

 

Questo libro-intervista al grande economista Ettore Gotti Tedeschi tocca numerosi punti di fondamentale importanza, non solo economica, in quanto pone l’economia nella sua giusta prospettiva di semplice strumento, e quindi destinata a porsi al servizio di fini moralmente sani, quali solo la dottrina cattolica è in grado di offrire. Se ciò non avviene, se l’economia è presa come valore a sé, il disastro sia morale sia economico è alle porte, e ciò lo si vede ogni giorno. Il mondo e il suo principe, il diavolo, non tollerano che all’economia venga dato un indirizzo moralmente sano, così come non tollerano che una grande banca venga diretta da un autentico cristiano, e questo spiega l’ignobile persecuzione contro Ettore Gotti Tedeschi.

Il diavolo, argomenta con arguzia Gotti Tedeschi, è “in pensione” perché il suo lavoro lo fanno altri, anche cattolici. La mentalità cattolica ha ceduto alla mentalità diabolica. Il Cardinale Joseph Ratzinger, in Introduzione al Cristianesimo, scrisse che “la Chiesa è diventata per molti ostacolo alla fede”. Ma Gotti Tedeschi si dice certo che solo la Chiesa potrà salvare l’uomo (p. 24). Osserva Paolo Gambi: “Colpisce la sua fiducia nella Chiesa, il suo amore così spesso dichiarato, nonostante tutto il male che da dentro le è stato inflitto, che è stato permesso e per il quale nessuno si è sognato neppure di scusarsi. Anzi, non mi risulta che qualcuno si sia impegnato a indagare ciò che è successo, nonostante le sue denunce. Per non parlare del fatto che hanno persino disobbedito alla volontà ultima di Papa Benedetto di riabilitarla ufficialmente.” (p. 176).

Tenuto conto anche di ciò, il quadro politico, economico, morale appare, a dir poco, allucinante. È in corso, con successo, il tentativo di distruggere le radici cristiane. L’immigrazione forzata ha come vero obiettivo il “ridimensionamento” (o meglio la distruzione) delle radici cristiane dell’Europa e in particolare dell’Italia, grazie a una classe politica che probabilmente non sa neppure cosa siano tali radici. “È troppo tardi ormai: troppi gnostici, persino inconsapevoli, soggetti al potere e alle proprie debolezze, guidano il mondo. Troppe persone che non sanno dare senso alle proprie azioni, perché mancano del senso della vita, governano le architetture della società. Troppe persone che hanno capacità, visione, senso della vita sono invece rassegnate, impotenti.” (pp. 38-39).

Di conseguenza, inevitabilmente, siamo in una profonda crisi morale che “provoca confusione tra fini e mezzi, la perdita del senso della vita e delle azioni. Fa scindere, separare, fede e opere, idee e comportamenti e, infine, genera un effetto che io definirei ‘cessazione dell’alimentazione integrale dell’uomo’. Quest’ultimo è fatto di corpo, intelletto e anima; per vivere in modo equilibrato deve quindi nutrire il corpo, l’intelletto e l’anima. Se gli viene tolto il nutrimento corporale muore di fame. Se gli viene tolto il nutrimento intellettuale non capisce ciò che fa. Se gli viene tolto il nutrimento spirituale, nella migliore delle ipotesi diventa un razionale consumista materialista. Come è stato negli ultimi tempi.” (pp. 40-41).

L’unico rimedio a tanto male sarebbe la morale cattolica, ma chi la difende si sente tacciare di oscurantista, retrogrado, medievale. Ma la morale cattolica non può sussistere senza la fede, la quale però, di fronte all’arrogante avanzata del laicismo, ha perduto tutte le battaglie, anzitutto quella filosofica, soccombendo al relativismo imposto dalla modernità.

Eppure, mi permetto di notare, il relativismo è segno di sconfitta del “pensiero” anticristiano. Il fallimento delle ricette laiciste e materialiste è palese, per il crollo dell’ateismo di Stato, il dilagare di droga e suicidi tanto maggiore quanto più avanzata è la secolarizzazione della società. È proprio perché non possono dimostrare la superiorità delle loro elucubrazioni, che gli illuministi al lumicino hanno inventato il relativismo. Vogliono persuaderci che se non sono riusciti loro a trovare la verità e a creare il paradiso in terra, vuol dire che nessuno può riuscirvi. Vogliono coinvolgerci nel loro fallimento. E ci riescono per il controllo arrogante dei mezzi di comunicazione e per la timidezza della gerarchia che cerca di andar d’accordo col mondo e trascura gli avvertimenti celesti (Fatima, Tre Fontane, Valtorta, Medjugorje).

Ne consegue la disfatta in tutte le altre battaglie: antropologica (con l’uomo ridotto frutto di evoluzione da un bacillo), scientifica (col cristianesimo sotto accusa solo perché chiede alle scienze di avere un fine), economica (con l’assurda pretesa che i vizi dell’uomo, come avidità, egoismo e indifferenza, siano conseguenze della povertà e non invece le cause della povertà stessa); sociale (col dilagare del neomalthusianesimo ambientalista persino all’interno del pensiero cattolico), sessuale (col vizio contro natura praticamente santificato).

Non trovando oppositori decisi, la filosofia anticristiana si propone di “correggere” i presunti “errori” della creazione. In realtà la natura è “creazione di Dio, perfetta in quanto opera Sua. Ma la natura è un mezzo a disposizione di un’altra creazione di Dio, l’uomo: ecco ciò che gli ambientalistici gnostici non tollerano, che la natura sia sottomessa all’uomo!” (p. 67). È la sfida satanica della gnosi che, “con visione naturalista e panteista, considera l’uomo il cancro della natura, quello che la danneggia con i suoi consumi smodati e la sua indifferenza all’inquinamento prodotto da lui stesso, soprattutto se si sposa (con una donna) e fa figli. E più figli fa più produce danno ambientale. Questa cultura ambientalista è ben accoppiata con la cultura neomalthusiana che negli anni ’75-80 produsse quel sentimento di antinatalità le cui conseguenze oggi sopportiamo.” (pp. 64-65), col risultato che “per non inquinare facendo figli, si è maggiormente inquinato aumentando i consumi per compensare il crollo della natalità.” (p. 65). In tal modo “l’accelerazione del problema ambientale è assimilabile all’accelerazione del problema finanziario, entrambi dovuti alle scellerate scelte neomalthusiane degli anni ’75-80, che hanno fatto crollare la crescita equilibrata della popolazione, bilanciandola con la crescita dei consumi individuali.” (pp. 74-75).

Ma crescita, sviluppo, benessere sociale e ricchezza economica si hanno solo grazie alla famiglia. “Il Pil cresce stabilmente solo se cresce la popolazione, senza questa crescita si può pensare di aumentare le esportazioni, la produttività, ma queste sono illusioni, per molti motivi, che nel mondo globale privilegiano altre aree economiche. Altrimenti il Pil aumenta solo accrescendo i consumi individuali, e ciò a scapito del risparmio trasformato in consumo, attraverso la delocalizzazione produttiva in altri Paesi, al fine di abbassare i prezzi e far crescere il potere di acquisto (per consumare di più). Ma se la popolazione non aumenta, se resta stabile o persino diminuisce, essa invecchia, comportando la crescita dei costi fissi della vecchiaia (pensioni e sanità), che vengono coperti dall’incremento delle tasse. Ed ecco che qui nasce la tentazione dell’eutanasia come presunta liberazione da una vita considerata indegna di esser vissuta (per mancanza di cure e attenzioni). Così si risanerebbero anche i bilanci degli Stati...” (p. 76, corsivo nel testo).

L’eutanasia, prospettata come necessaria dato l’“eccessivo invecchiamento della popolazione, costoso e insostenibile per i bilanci degli Stati”, è un vero capolavoro satanico. Tutto ciò sarà ovviamente presentato in un’aura di buonismo: “Verranno proposte politiche per rendere la vecchiaia meno sopportabile, molto costosa e piena di preoccupazioni per l’anziano, tanto da fargli considerare la vita indegna di esser vissuta; ricorrerà quindi all’eutanasia, cioè al suicidio, e gli inferi dovranno espandersi enormemente”. (p. 114). Ossia, prima il demonio e i suoi lacché annidati a Wall Street e a Washington, hanno promosso la compressione e l’invecchiamento della popolazione, ed ora vogliono assassinare i vecchi.

L’altra tentazione è quella del capitalismo di Stato. Il fallimento delle economie pianificate dei Paesi comunisti non ha insegnato nulla, anche perché l’invidia è un vizio estremamente diffuso, che rende ciechi di fronte alla realtà, per cui “quasi all’unanimità si accusa il capitalismo di aver provocato con i suoi eccessi egoistici la crisi in corso, il degrado ambientale e così via, mentre il capitalismo di Stato viene proposto come alternativa per risolvere i problemi creati dal primo. È facile capire il perché: facendo il capitalista, lo Stato può dettare le regole del mercato, regolando la libertà dell’individuo sempre in modo ingiusto, nella distribuzione della solidarietà forzata. Ma nell’affrontare una crisi come quella attuale – crisi le cui origini non sono affatto capitalistiche, bensì morali e politiche – forse si comincia ad intuire che quando il capitalismo viene deformato dalle scelte istituzionali nasce un qualcosa che non è più né capitalismo né dirigismo, bensì un mostro con più volti, corpi e anime non definibili. Come è facile immaginare, chi è destinato a sopravvivere, cioè lo Stato, attribuirà sempre ad altri la responsabilità degli errori commessi. La colpa normalmente ricade sul privato arido ed egoista, mentre il burocrate-tecnocrate è altruista, disinteressato, e al massimo guadagna troppo...” (pp. 80-81).

La diagnosi di Ettore Gotti Tedeschi è puntuale, perfettamente documentata e argomentata: “A livello globale quello che succede è questo: per venticinque anni (dal 1975 al 2000) ci si è rifiutati di riflettere sulla insostenibilità di una crescita economica consumistica (e sempre più a debito), con crescita della natalità pari a zero, delocalizzazione produttiva, crescita dei costi fissi di invecchiamento della popolazione, assorbiti dalla crescita delle tasse... Dopo il 2001 ci si è rifiutati di pensare che il debito subprime, prodotto per far crescere l’economia Usa al fine di fronteggiare l’aumento delle spese di difesa per contrastare il terrorismo (post 11 settembre) fosse insostenibile.” (p. 84).

A questo punto è bene precisare, per i profani (come il sottoscritto) che prime significa “ottimo, eccellente, della miglior qualità”, così che subprime vuol dire “al di sotto dell’ottimo, subottimale”. Per le banche il prestito subprime è un prestito concesso a un tasso di interesse più alto di quelli stabiliti dal mercato, a un soggetto che, a causa del basso reddito o di insolvenze pregresse, non offre sufficienti garanzie di restituzione del capitale. Insomma, anche un profano si rende conto che si tratta di strozzinaggio e di un pericolosissimo equilibrismo finanziario. E infatti…

Ecco come Ettore Gotti Tedeschi illustra le gravi conseguenze che ne sono derivate: “Quando è scoppiata la bolla finanziaria del debito, a fine 2007, ci si è rifiutati di accettare che bisognava sgonfiarla mettendo intorno ad un tavolo i grandi, cioè i responsabili delle nazioni coinvolte. Sgonfiare un debito così imponente, accumulato in decine di anni per compensare la mancata crescita della popolazione in Occidente con stratagemmi sempre peggiorativi, significava scegliere fra cinque opzioni:

- fare default e non pagare il debito (quel che di fatto fa la Grecia);

- fare inflazione (impossibile, è crollata la domanda);

- fare nuove bolle speculative (per cercare di rivalutare i valori immobiliari e azionari);

- fare austerità (si è tentato con risultati disastrosi);

- fare sviluppo economico (piuttosto difficile nel nostro Paese, in questa Europa).” (pp. 85-86).

Chi prende le decisioni? “(...) le decisioni le prendono alcune persone illuminate che stanno tra New York e Washington – e qualcuna a Berlino. A Bruxelles mandano le conclusioni con su scritto ‘to do’ (compito da fare). A Roma non c’è nessuno.” (p. 89). Ossia, in pratica l’Italia si trova in mano di burattini che prendono gli ordini dal burattinaio di Bruxelles, il quale è a sua volta un burattino di pochi personaggi gnostici e decisamente anticristici. Ad esempio (Sauron)-Soros (di recente smascherato dagli hackers che hanno portato alla luce ben 2500 sue direttive segrete a favore dell’immigrazione forzata e simili attentati all’identità cristiana) e Rockefeller (che proclama la sua ribellione a Dio e al bene esibendo la statua del satanico ribelle Prometeo proprio davanti al Rockefeller Center; e se Nomen Omen, non è forse un caso che Rockefeller significhi “colui che abbatte la Roccia”; ma quella è una Roccia sulla quale si sono sempre infranti e sempre si infrangeranno i nemici).

Nella loro frenesia anticristica, gli illuminati gnostici riescono purtroppo a controllare una gran parte dell’umanità. Infatti non è difficile controllare l’uomo: “basta allontanarlo da Dio, magari confondendolo su cosa gli è necessario per essere felice, soddisfatto – nello specifico facendogli scegliere solo soddisfazioni materiali, confondendo e gestendo quelle intellettuali e privandolo di quelle spirituali. Per controllare l’uomo è sufficiente fargli credere che la sua libertà viene prima di ogni verità di riferimento, soprattutto se questa verità gli viene imposta dalla Chiesa quale autorità morale” (p. 195).

Infatti non è certo difficile diventare seguaci della diabolica gnosi, “quando l’uomo si limita a consumare, comprare, mangiare, guardare la TV, magari anche andare in chiesa, ma per fare due chiacchiere anziché pregare. Questo tipo d’uomo perde il senso soprannaturale della vita e vive ‘animalescamente’ (...), magari pensando soprattutto a farsi un lifting, un tatuaggio, un abbronzante, un abbonamento in palestra, a preparare le vacanze... L’uomo che dice ‘in fondo si vive una volta sola’ è già preda della gnosi, senza saperlo.” (p. 115). Un uomo siffatto non pensa più al Creatore e non lo riconosce: l’interesse della sua vita si materializza, spostando su ciò che è materiale, pragmatico, tangibile, privo di fini. “Ma – ammonisce Gotti Tedeschi – non si creda che questo non abbia conseguenze gravissime sulla stessa vita umana: mi pare che stiamo vedendone i risultati proprio in questi ultimi tempi in cui il relativismo ha trionfato in tutti i campi, convertendosi persino in nichilismo assoluto. Quasi una nuova fede, una fede in nulla, per cui si lavora per nulla, ci si accoppia per nulla, si vive per nulla, si muore per nulla...” (pp. 125-126).

Il lavorio del nemico all’interno della Chiesa mira a far credere che le dubbie innovazioni nella prassi, come ad esempio la spinta alla collegialità (che ha un effetto disgregante), servano a “modernizzare” la Chiesa. Ma in tal modo si riesce “soltanto a relativizzare il comportamento, distaccandolo dai principi cui deve ispirarsi e arrivando pertanto a modificare tali principi dottrinali (...). Questa strategia ‘illuminata’ ha portato non solo alla tiepidezza nella fede individuale, ma anche alla disgregazione dell’unità politica cristiana in Europa, alla confusione sulla credibilità dell’autorità morale della Chiesa, e soprattutto alla convinzione sempre più forte che la Chiesa consenziente debba sottostare alle nuove costituzioni degli Stati sempre più laici, adattando la morale alle loro leggi. È evidente che se tutto è convenzione umana, nessun principio avrà più valore assoluto; anzi, i principi contro le convenzioni umane saranno persino illeciti e punibili. La decisione della Chiesa di secolarizzarsi e proporsi sempre più come esperta di miseria materiale piuttosto che di miseria morale porterà all’umanizzazione del cattolicesimo, all’umanizzazione del divino, alla relativizzazione del soprannaturale, alla fine del naturale (...) o la natura umana è originata dal caos – e quindi tutto è giustificato –, oppure è creata e frutto della volontà del Creatore, in questo secondo caso, se si distacca dal disegno del Creatore muore, in tutti i sensi. Dicono i Papi che è compito primario della Chiesa sostenere questo principio, ma ho perplessità che tutti siano d’accordo a fare ciò. Una della cause di questa mia perplessità è il modo in cui si è tollerato il cambiamento nel sacrificio della santa Messa. Questa è il termometro della fede della Chiesa. Spiega San Paolo che chi mangia il pane eucaristico in modo indegno pecca e si danna.” (pp. 238-239).

Come molti credenti, Ettore Gotti Tedeschi non sembra ritenere che il Novus Ordo Missae del Concilio Vaticano II, mirante a ottenere maggior partecipazione dei fedeli alla Santa Messa, abbia aumentato la devozione, ma dichiara pure: “non sono sicuro che prima la devozione dei sacerdoti fosse così superiore: forse erano solo obbligati a formule rituali (…), così come oggi la celebrazione della Messa, anche senza il rito tridentino, continua ad essere confidata alla santità del sacerdote – che certo non è cambiata con il Concilio, se c’era realmente.” (p. 240).

Il dubbio è lecito di fronte allo scarso zelo di molti consacrati nel combattere le insidie laiciste, una della quali è la bioetica, “definita da Stanley Jaki, benedettino, un’espressione confondente: ci si domanda infatti come possa essere non etico ciò che si riferisce alla vita (bios). Si tratta di un’espressione forzata, quindi, e il perché potrebbe trovarsi nel fatto che l’etica in questione consiste nel manipolare la vita con soddisfazione per l’uomo. Bioetica significa allora soddisfare i bisogni dell’uomo di essere biologicamente diverso, separando chi ha creato da chi ha modificato, e supponendo che chi vuole modificare sia migliore e più capace di chi ha creato? Pazzesco.” (p. 236). (...) se Dio non c’è, non c’è stata creazione, non c’è creatura sacra, ci sono solo cavie di laboratorio per la gnosi; e la cavia preferita è la creatura umana, che deve essere rimodellata e perfezionata.” (p. 237). Se l’uomo è una semplice cavia in mano agli autonominatisi, sedicenti “illuminati”, l’idea di peccato diviene una nozione fuori moda.

Nel suo tentativo di distruggere l’idea di peccato, il demonio ha percorso una lunga strada, prima con le eresie medievali, poi con la funesta “riforma” protestante. “Mentre l’eresia valdese è stata una ribellione anarchica alla Chiesa, quella albigese è stata ben più grave e significativa: potremmo considerarla un’eresia protomalthusiana, con tutti i suoi effetti anche economici sulla crescita. Si è trattato di una dottrina che pretendeva di estinguere l’uomo (la santità vera stava nel suicidio, ma anche lasciarsi morir di fame era apprezzabile), la famiglia e il matrimonio: per riuscirci non ci si doveva accoppiare. (...) queste idee non sono poi così estinte: aborto ed eutanasia, attacco alla famiglia e al matrimonio fra uomo e donna mi dicono qualcosa ancora oggi.” (p. 248).

Ed ecco entrare in scena Martin Lutero. Il peccato per lui “era qualcosa di utile per potersi pentire e rafforzare la fede, confidando in Dio. Il male allora, paradossalmente, diventa bene. In realtà il peccato è ciò che il ‘grande pensionato’ riesce a far amare a chi cerca di corrompere.” (p. 104).

“La Riforma, di fatto, promuove il comportamento affrettato, slegato da considerazioni di carattere morale, per prendere decisioni, fare e decidere, tanto l’uomo è affetto dal peccato originale e la salvezza mediante le opere è (per Lutero) impossibile. In più l’uomo, essendo predestinato, arriva a concepire la ricchezza come un dono di Dio (per Calvino). Weber, in un colpo di genio, ha riconosciuto in questi due elementi la base del capitalismo tedesco, che non si pone problemi morali, lascia peccare e pentirsi: così Dio aiuta il tedesco a diventare ricco. Ora, Weber non aveva sufficiente conoscenza né di economia né di storia, e non immaginava che il capitalismo fosse già nato secoli prima in casa cattolica, né sapeva che le stessi leggi di economia moderna vi erano già state formulate tempo addietro. Ma con Weber si è riusciti a scrivere nella storia che il cattolicesimo non sa combinare nulla, e che per promuovere il progresso c’è voluta la Riforma protestante. È invece vero che il capitalismo egoistico che separa capitale e lavoro (quello che Marx ha condannato) nasce in quel momento, e cambia lo scenario di potere in Europa; ma questo non perché i protestanti fossero più geniali, bensì solo perché avevano deciso di peccare più che potevano, e pentirsi poi.” (pp. 249-250).

“Il modello protestante esportato poi negli Stati Uniti, e tradottosi in mille sette che competevano fra loro, ha concorso a esasperare il pensiero morale-economico americano, liberale, soggettivista, deista. Forse è da questo pensiero che deriva l’attitudine a sganciar bombe e missili, per poi pentirsi istituendo fondazioni dedicate a orfani e vedove. Probabilmente per tale motivo a Wall Street, da un po’ di tempo, si pensa che insider trading, speculazione, bolle, ecc. siano frutto di un cattivo modo di agire legato all’educazione protestante made in Usa. Le sette protestanti americane sono molto varie: i quaccheri sono “ragione e ispirazione” (Dio parla all’anima e l’uomo presta fede); i mormoni sono neorivelazionisti corretti; i metodisti traducono la religione in sentimentalismo naturalistico. Ecco dove nasce il filantropismo americano, quello delle fondazioni per vedove e orfani.” (p. 255).

All’altro estremo del protestantesimo (ma gli estremi si toccano) vi è la teoria eretica che nega l’esistenza del peccato e in particolare di quello originale. La natura umana sarebbe di per sé buona, secondo le farneticazioni di Jean-Jacques Rousseau. “Alcune eresie anticipano (...) vere e proprie rivoluzioni di pensiero e di fede; mal interpretando la Bibbia e scoprendo che Dio è ovunque, si diffonde il panteismo che a poco a poco porta l’uomo a idrolatrare l’ambiente in cui vive.” (p. 247). Peggio, se l’uomo è intrinsecamente buono, il male deriva dall’oppressione di qualcun altro: la porta è così spalancata all’odio di classe. Non per nulla Rousseau con la sua melensa idea di bontà universale ha aperto la strada al livido odio marxista.

Così il demonio, in molti modi e con attacchi da più lati, ha avuto un successo straordinario nel corrompere l’umanità, anzitutto con la superbia e poi con tutti gli altri vizi capitali. “È riuscito persino a convincere gli ambientalisti gnostici di essersi incarnato nella madre terra, sacralizzandola... È stato talmente bravo che ora si è messo persino in pensione, tanto che gli esorcisti non ci sono praticamente più, visto che l’inferno probabilmente non c’è (almeno nella prassi) e il demonio neppure (sempre nella prassi). E poiché l’uomo relativista vive di prassi e non di Dottrina, il “grande pensionato” è disoccupato: non c’è quasi più nessuno da corrompere. Anzi, pare che lo stesso “disoccupato” se ne stia lontano da taluni perché ne è invidioso, teme che gli portino via il posto e la pensione, tanto sono diventati bravi...” (p. 105). Come si vede, Ettore Gotti Tedeschi sa presentare anche i fatti più gravi con levità ironica che rendono così accattivanti e persuasivi i suoi libri.

Tuttavia, che la “disoccupazione” del grande nemico non sia una semplice battuta, lo dimostra l’Apocalisse e l’importante rivelazione privata alla grande veggente Maria Valtorta: il Giuda dei tempi ultimi aprirà il pozzo d’abisso (Apocalisse 9, 1-12). L’Anticristo sarà un astro di una sfera soprannaturale, il quale, cedendo alla lusinga del Nemico, conoscerà la superbia dopo l’umiltà, l’ateismo dopo la fede, la lussuria dopo la castità, la fame dell’oro dopo l’evangelica povertà, la sete degli onori dopo il nascondimento. Sarà “un astro” dell’esercito di Dio: un’espressione che sembra indicare un altissimo prelato della Chiesa.

“A premio della sua abiura, che scrollerà i cieli sotto un brivido di orrore e farà tremare le colonne della mia Chiesa – sono le parole dettate alla Valtorta dal Divino Maestro – nello sgomento che susciterà il suo precipitare, otterrà l’aiuto completo di Satana, il quale darà ad esso le chiavi del pozzo dell’abisso perché lo apra”. Ed ecco come il nemico si ritira “in pensione”.

Anche in questa sua esternazione, Ettore Gotti Tedeschi si rivela non è solo un uomo di vastissima cultura ma un vero sapiente, capace di illuminare le menti e le coscienze sui più cruciali problemi che assillano l’umanità. Tutte le sue opere andrebbero studiate non solo nelle università ma specialmente nei seminari, onde formare meglio i futuri pastori.

EMILIO BIAGINI


08
SETTEMBRE
2016
Articolo letto 270 volte

ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

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And the winner is …….

Ecco il vincitore di una DOPPIA AQUILA D'ORO:

ETTORE GOTTI TEDESCHI, con:

UNA COMMOVENTE RACCOLTA DI PREGHIERE IN TEMPO DI PERSECUZIONE: Le mie preghiere. Per amare Dio e il prossimo nonostante tutto, di ETTORE GOTTI TEDESCHI (Fede & Cultura, Verona, 2016).

Questo piccolo libro di preghiere rappresenta un mirabile compendio teologico di preghiera in tempo di ingiusta persecuzione, tanto più acerba perché proveniente dalla Chiesa. Le orazioni sono divise in trentatré giorni, quanti gli anni di vita sulla terra di Nostro Signore Gesù Cristo.

Con estrema economia di mezzi espressivi, le preghiere toccano, con stupenda sintesi, tutti gli aspetti principali della vita cristiana. Vi sono preghiere per le virtù teologali e cardinali, per vincere i vizi capitali, per ottenere doni dallo Spirito Santo, sui Novissimi, per la Chiesa, a Dio Padre, alla Madre di Dio, per accettare ed amare la necessaria obbedienza.

Due commoventi prose si intitolano il “Libro della Sofferenza e della speranza” e il “Libro della riflessione spirituale nel 2012” (anno dell’infame persecuzione). Si tratta di testi profondamente sentiti, a tratti perfino sublimi, pieni di umiltà cristiana, proprio quello che manca ai grassi gerarchi dell’Alta Chiesa, i nuovi farisei. Difficile scegliere fra tanta ricchezza di pensiero e di spiritualità. Se ne offre solo qualche frammento scelto a caso.

“Un poco, nel tempo, ho saputo capire che la carità vera vuole la capacità di vedere nel prossimo anzitutto l’anima.” (Preghiera per capire e attuare la carità).

“Dammi umiltà anche per comprendere che senza il tuo aiuto nulla di veramente buono potrò mai fare ...” (Preghiera per vincere la superbia).

“Infondi... in me il dono della sapienza per saper intendere quale deve essere il senso della mia vita...” (Preghiera per ottenere il dono della Sapienza).

“Ma non sapendo neppure più pregare, chiediamo la nostra volontà e non la Tua su di noi. Abbi pazienza, aiutami a ricominciare, ad assumermi le mie responsabilità e non disperare...” (Preghiera per sapere fare opere di misericordia spirituale).

“Fai che la Tua Chiesa operi solo per santificare il mondo e fai che nessuno alla sua guida si lasci sedurre da lusinghe e tentazioni.” (Preghiera per la Chiesa). Essenziale al giorno d’oggi contro le derive pastorali e dottrinali che tentano di inquinare il Deposito della Fede.

“È bene ricordare che pietà e giustizia verso il più debole non sono da attuare solo perché pretese da Te, ma Tu le pretendi perché sono indispensabili per la nostra santificazione.” (Preghiera per chi commette peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio).

“Ti chiedo di condividere con Te le mie sofferenze, non avendo nessuno sofferto al par tuo. Ti chiedo di condividere le mie speranze e certezze, non avendo nessuno più certezze di Te sulla divinità di Tuo Figlio e speranze che queste fossero beneficio per il genere umano. Aiutami perciò a produrre nella mia vita quotidiana questi sentimenti e capacità di soffrire e sperare con Te con la certezza che siano gradite a Dio tuo figlio.” (Preghiera alla Madre di Dio e madre mia).

Commovente il raffronto con Giobbe nel “Libro della Sofferenza e della speranza”: “C’era nella terra piacentina un uomo chiamato Ettore; era imperfetto ma lottava per esser santo sulla terra, integro, timorato di Dio e alieno dal male... Egli aveva avuto, cercando di non peccare, tra i più grandi onori, privilegi, soddisfazioni e gioie sulla terra. Il Signore disse a satana: ‘Perché hai posto il tuo cuore sul mio servo Ettore...?’ E Satana rispose: ‘È tuo servo perché hai benedetto la sua opera e le sue soddisfazioni abbondano sulla terra, prova a toccare ciò che è suo, e vedrai se continuerà a benedirti.’”.

Così, sotto l’attacco di satana, ha ben motivo di soffrire Gotti Tedeschi, violentemente defenestrato dalla Banca vaticana dai satanassi annidati nel cuore stesso della Cristianità, con menzogne e calunnie di ogni genere, solo per aver tentato di condurre la finanza lungo linee morali e cristiane. Papa Benedetto aveva ristabilito l’immediata riabilitazione pubblica di Gotti Tedeschi ma non la poté compiere a causa delle sue dimissioni, e Papa Francesco non ritenne opportuno procedere.

Abbondano del resto le persecuzioni inflitte dalla Chiesa ai suoi figli migliori: Padre Pio, Antonio Rosmini, Maria Valtorta e infiniti altri. Ma Ettore, come Giobbe, non cessa di lodare Dio e di trovare nelle tribolazioni motivo per dare gloria a Dio. Infatti nessuno che sia sulla terra, a meno che muoia in tenera età, sfugge al morso di satana e alla sua persecuzione, riportandone ferite che risplenderanno di gloria dinanzi al Trono di Dio.

Ma tanto più amara è la persecuzione quanto più essa proviene non dai nemici, dai quali non ci si può aspettare altro, ma dalla stessa Madre Chiesa, inquinata dal settemplice peccato – modernista, relativista, materialista, mondialista, scientista, ambientalista, malthusiano – e perciò non più capace di sostenere e nutrire i suoi agnelli. In quest’ora oscura abbiamo più che mai bisogno bisogno di uomini come Ettore, che non cessano di essere fedeli nonostante tutto, come Padre Pio perseguitato che diceva: “Bacio la mano che mi percuote”.

EMILIO BIAGINI


25
GIUGNO
2016
Articolo letto 503 volte

ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA
Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

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And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

Un saggio controcorrente di eccezionale profondità filosofica e scientifica:

ETTORE GOTTI TEDESCHI (2016) Negli affari vince Caino, Società Europea di Edizioni Il Giornale, Fuori del coro

Recens.Ettore Gotti Tedeschi-Negli affari vince Caino

 

ETTORE GOTTI TEDESCHI (2016) Negli affari vince Caino, Società Europea di Edizioni Il Giornale, Fuori del coro

 Il Prof. Gotti Tedeschi offre con questo saggio una nuova lucida analisi della gloriosa società dalle “magnifiche sorti e progressive” che ci affligge e che ha il suo più brillante successo nella creazione di ingiustizia e di oppressione dei più deboli, gravati da crescenti tasse, meno opportunità di scelta, fallimenti di aziende, perdita di posti di lavoro, disoccupazione, disorientamento sociale con droga e simili, e non ultima la catastrofe previdenziale. Il tutto è immediata conseguenza di disonestà e burocrazia divoratrice ideologizzata. Un semplice esempio ben noto a livello microeconomico: i “vincoli eterni” di urbanizzazione che stanno assassinando il settore edile, accompagnati naturalmente dal sinistro sbavare contro la mitica “rapallizzazione”.

Dove mancano idee forti (e intelligenti) il comportamento (egoistico e sgangherato) influenza il pensiero (che diventa egoistico e sgangherato a sua volta). Ed ecco fanno la loro comparsa le idee che fanno comodo ai Caino: il relativismo morale e il nichilismo. Idee diaboliche entrate in concorrenza con le idee forti del Cristianesimo, dimostrando l’efficacia della legge di Gresham: la cattiva moneta scaccia la buona, anche nel campo delle idee. I falsi profeti si riconoscono dalle conseguenze che provocano, e quali conseguenze provoca il materialismo evoluzionista che fa da inevitabile sostegno al relativismo morale e al nichilismo?

Sia permessa una piccola diversione per afferrare il reale significato e le perverse implicazioni della superstizione materialista evoluzionistica che l’autore cita solo brevemente. Va subito detto che nessuno ha mai visto la nascita di una nuova specie, né in natura né in laboratorio. Gli unici esperimenti per creare nuove specie sono falliti: i miserabili tentativi di Miller con i moscerini dell’aceto, compiuti settant’anni fa e presentati tuttora come “successo” dell’evoluzionismo. L’unico, perché nessuno ha più osato tentare alcunché di simile. Quegli esperimenti, aggredendo i poveri moscerini con radiazioni ionizzanti e sostanze alchilanti per forzarne le mutazioni geniche sono riusciti soltanto a produrre moscerini rovinati e nessuna nuova specie.

Come insegna l’insigne storico Roberto De Mattei, l’evoluzionismo è un’ideologia che si fonda su (mal interpretata) scienza, e scienza che a sua volta si basa sull’ideologia: un perfetto circolo vizioso sostenuto da sconfinata arroganza accademica e vigliaccheria arrivistica. I cordoni della borsa che alimenta scuole e università sono in mano a finanzieri Caino, burocrati Caino, politicanti Caino (spesso non eletti da nessuno o eletti grazie a raffinatissimi e democraticissimi brogli). Chi dissente non fa carriera, e gli onnipresenti scandali (regolarmente soffocati) nei concorsi a cattedre dimostrano quale affidamento si può fare sulle auliche sciocchezze che discendono dall’Olimpo accademico, dove i bonzi tengono le loro danze tribali, incensandosi a vicenda, citandosi a vicenda e recensendosi a vicenda, con una regolarità da far invidia alle più collaudate cosche mafiose.

Ecco perché l’evoluzionismo funziona: grazie ad una ben oliata macchina di propaganda, la cui prima menzogna è che il vile Cattolicesimo reazionario sarebbe l’ostacolo oscurantista all’affermazione della luminosa scienza evoluzionista, Nulla di più falso: Darwin non è mai stato messo all’Indice. In linea di principio non vi sarebbe niente di eretico nell’idea che la creazione abbia proceduto per successivi stadi evolutivi. Le obiezioni all’evoluzionismo sono sempre state solo ed esclusivamente scientifiche. Se l’evoluzionismo è scientificamente un disastro non è certo per colpa dei cristiani.

Tuttavia la sgangherata teoria (o piuttosto ipotesi non dimostrata) funziona, non per motivi scientifici ma politici, e funziona strettamente accoppiata al malthusianesimo (da cui Charles Darwin era letteralmente stregato): e l’osceno accoppiamento ha generato il mostriciattolo dell’ambientalismo. Ma attenzione, non tutto l’evoluzionismo è “buono” per Caino, come dimostra la tormentata storia di un’ipotesi costantemente in lite con la realtà. L’evoluzionismo darwiniano, basato sulla competizione che “genererebbe nuove specie”, subì una prima durissima sconfitta con l’affermarsi della genetica, fondata dal geniale abate agostiniano Gregor Mendel, e riscoperta decenni dopo la morte di Mendel, cui nessuno prestò inizialmente attenzione perché era “soltanto un povero frate”. La genetica, una scienza solidamente fondata, dimostrava la stabilità delle specie.

I Caino cercarono di correre ai ripari imbarcando le genetica nel barcone evoluzionista che faceva acqua da tutte le parti, e inventarono così il neodarwinismo, in cui “mutazioni casuali” formerebbero nuove varietà sempre più diversificate sulle quali agirebbero la “competizione” e la “selezione naturale” dell’ambiente fino a formare varietà così diverse da non essere più capaci di incrociarsi riproduttivamente, ed ecco le nuove specie: teoria irreparabilmente contraddetta dal fatto che tutte le specie sono ben individuate; non vi sono le innumerevoli forme di transizione che sarebbe lecito aspettarsi, non vi sono “anelli di congiunzione”. Fra parentesi, il famoso Archaeopteryx non congiunge affatto rettili e uccelli: come ha dimostrato il fisico Fred Hoyle, l’ Archaeopteryx è un patetico falso, probabilmente fabbricato da Ernst Haeckel, noto autore di parecchi altri falsi che gli fruttarono molto denaro, col quale riusciva perfino a mantenere un’amante. Haeckel è pure l’inventore della stessa parola Ökologie, “ecologia”.

Peggio ancora: numerosissime specie hanno continuato ad esistere senza subire modifiche per decine o centinaia di milioni di anni durante i quali sono avvenuti drastici cambiamenti ambientali. Per tappare questi enormi buchi nella credibilità dell’evoluzionismo alcuni biologi hanno inventato l’evoluzione “per equilibri punteggiati”, ossia a salti: idea assurda perché sarebbe come dire che d’improvviso una coppia di anfibi potrebbe produrre un rettile e da una coppia di rettili potrebbe nascere un uccello, ma che per lo meno supera la difficoltà della mancanza di “anelli di congiunzione”. I biologi promotori di questa idea erano solidamente atei e politicamente corretti, cercavano solo di raddrizzare un evoluzionismo in crisi nera, e non erano certo vilissimi integralisti cattolici, ma ciononostante vennero ferocemente perseguitati dai colleghi Caino come se fossero stati biechi agenti del Vaticano, e infine costretti all’abiura, pena la perdita della cattedra e della pensione. Perché?

Il motivo è che la loro teoria dell’evoluzionismo “a salti”, per quanto solidamente atea, elimina la competizione darwiniana, la quale è l’unico puntello ideologico che offra ai Caino politici ed economici una parvenza di giustificazione della loro esistenza e dell’oppressione che esercitano sul mondo.

L’ideologia di Darwin servì fin all’inizio a giustificare l’oppressione colonialista e imperialista britannica (irlandesi, neolatini cattolici, indiani, cinesi, negri e altre “razze inferiori” dovevano essere grate all’Herrenvolk britannico che si prendeva cura di loro), mentre l’ideologia di Malthus giustificava l’oppressione domestica dei poveri che affollavano gli “slums” creati dalla rivoluzione industriale (colpa loro se erano poveri, erano troppi). Poi venne adottata da altri Caino: nazisti, comunisti, poteri forti, finanza usuraia globale.

L’ambientalismo serve poi a montare accuse contro la Chiesa, “colpevole” di aver sostenuto che l’uomo deve dominare la terra (che va invece idolatrata), serve a sabotare innovazioni e sviluppo, serve ad espropriare territori sempre più vasti, i cosiddetti “parchi naturali”, sottratti all’uso della gente ad arbitrio degli “illuminati” Caino per promuovere l’oscena idolatria della natura.

I Caino trionfano con l’aiuto delle eresie che fanno dilagare la corruzione morale: (1) ribellione di Lucifero, (2) eresia pelagiana che negava il peccato originale, (3) panteismo che portò a idolatrare l’ambiente (vedi il neoplatonismo eretico introdotto dai greci fuggiti a Firenze nel Quattrocento davanti all’avanzata ottomana), (4) riforma protestante con effetti devastanti sul matrimonio (degradato da Sacramento a mero contratto) e sull’etica economica (ricchezza come segno dell’“elezione” divina nel calvinismo, più ancora che come dono di Dio) e crollo delle dinastie cattoliche a vantaggio di quelle protestanti (e perché i banchieri fiorentini furono rovinati e quelli genovesi no? perché i fiorentini per loro disgrazia dovettero trattare coi filibustieri inglesi che li derubarono, mentre i genovesi ebbero la fortuna di trattare con i gentiluomini spagnoli), (5) marxismo, (6) eresia naturalista di Rousseau che fece inaspettatamente diventare “buona” la natura, (7) ulteriore eresia naturalista che generò i Robespierre, (8) americanismo che propose come nuova virtù la capacità di creare ricchezza e dichiarò superate obbedienza, umiltà, mortificazione, povertà scelta (virtù “medievali”), (9) eresia modernista con il suo agnosticismo che liquidava la religione come orpello irrazionale da cancellare.

Questa classificazione degli orrori rivoluzionari è più ampia e comprensiva di quella di Plinio Corrěa de Oliveira che prevede quattro stadi: (1) riforma protestante, (2) rivoluzione francese, (3) marxismo, e (4) il funesto Sessantotto che portò all’anarchia morale, alla disgregazione della famiglia e alla grottesca pagliacciata del gender. La classificazione del Gotti Tedeschi, oltre ad un maggior dettaglio, ha il merito di individuare esplicitamente le radici teologiche del disastro, partendo dalla ribellione originaria di Lucifero, fonte di ogni male, che nella teorizzazione di Corrěa de Oliveira rimane implicita.

Comodissimo questo capitalismo malthusian-darwiniano: la povertà non si risolve promuovendo l’iniziativa e lo sviluppo con opportune innovazioni sociali e tecnologiche, ma con lo sterminio malthusiano; i ricchi sono ricchi perché sanno competere meglio, non è colpa loro se sono più bravi. Oggi il capitalismo malthusian-darwiniano promana soprattutto dagli Stati Uniti e dai loro satelliti, specie Gran Bretagna e Germania, e ha decretato tabù la dottrina cattolica, che si sforza di relativizzare.

Dai frutti si riconoscono i falsi profeti. E infatti, intorno agli anni Ottanta, la finanza prende il sopravvento sull’economia reale mentre si riduce l’attitudine delle famiglie al risparmio. Crollano le nascite e il risparmio viene incanalato nell’accrescimento dei consumi individuali perché i Caino non vogliono rinunciare alla loro naturale vocazione di ingrassare senza limiti. Meno risparmio affluisce alle banche, vi è meno credito disponibile, meno ricavi e utili, così il sistema bancario inventa i “derivati”.

Per ricostruire un capitalismo fondato sull’economia reale occorrerebbe riscoprire la dottrina sociale della Chiesa. Le leggi naturali in economia non sono state inventate dal Cristianesimo ma Dio le ha stabilite in natura per il bene dell’uomo, come insegna Benedetto XVI in Caritas in Veritate. Cristo stesso non disdegnava affatto i ricchi. La “Chiesa povera” va interpretata: dev’esserlo nel senso di mantenersi distaccata dalle ricchezze, ma per evangelizzare ha bisogno di una forte base economica.

Sarebbe stolto incolpare il capitalismo e la proprietà privata per la crisi: ciò non farebbe che agitare i vecchi fantasmi del totalitarismo comunista o dei “livellatori” inglesi del Seicento, che precorsero gli orrori del ventesimo secolo. Non è la proprietà privata a generare i vizi, ma sono i vizi che deturpano l’uso della proprietà. Il ciclo perverso è stato provocato dalla decisione immorale di bloccare le nascite, realizzata soprattutto con il diabolico aborto libero: l’associazione tra l’abbassarsi della curva di natalità in corrispondenza dell’anno di adozione delle leggi abortiste salta agli occhi nelle statistiche demografiche di qualsiasi paese. Le “strutture architettoniche” della società globalizzata sono gnostiche, negatrici della morale cattolica, alla quale si vuole togliere il diritto di proporsi perché pericolosa ai Caino. Andrà vietata nelle scuole, in famiglia (la disgregazione della famiglia è prioritaria nell’offensiva dei Caino), sotto l’accusa di essere portatrice di pericolose superstizioni.

La gnosi trionfa purtroppo in tutti i campi: (1) in filosofia col relativismo e il nichilismo, (2) in antropologia col ridurre l’uomo a un prodotto dell’evoluzione derivato da “un bacillo”, (3) in sociologia col malthusianesimo anti-natalità, (4) nelle scienze che hanno fatto passare l’idea di un cattolicesimo nemico della scienza, (5) in natura col negare la distinzione maschio-femmina, (6) in religione imponendo l’ambientalismo gnostico come credo universale e l’animalismo come nuovo dogma (e ormai siamo anche alla “liberazione delle piante”, attendiamo con ansia la “liberazione dei minerali”), (7) in economia proclamando l’autonomia morale degli strumenti economici.

La gnosi contraddice la Genesi, la creazione uomo-donna, la missione di moltiplicarsi, utilizzare la terra e assoggettare ogni altro essere vivente. La gnosi sconfessa il mistero dell’unità e trinità con la promessa panteistica che l’uomo sarà come Dio, assurdità demenziale e contraddittoria, sbandierata nel momento stesso che la superstizione evoluzionista riduce l’uomo a un animale. E queste sono le basi del mondo moderno: un delirio di ululanti menzogne al servizio di Caino senza scrupoli. Ogni tentativo della Chiesa di “adattarsi” al mondo moderno è destinato al fallimento perché non ci si limita ad adattare la forma con cui presentare la dottrina, ma si pretende di rendere malleabile la dottrina stessa, partendo dalla grottesca illusione del “papa buono”: “La Chiesa non ha più nemici”.

“Non essendoci più tempo, si dice, per riconvertire il mondo dovendo pertanto accettare la realtà, la realtà forzerà la dottrina, che accetterà di adattare la morale e permetterà all’etica di ‘non imporre gravosi sacrifici o persino torture all’uomo’ e diverrà un’etica opportunistica, non etica, incompatibile con la verità, persino incompatibile con la vera libertà responsabile di fare il bene. Così si riuscirà a trasformare il cattolicesimo in una mera etica sociale utile, una onlus che si occupa di poveri e migranti senza evangelizzare, una caricatura della religione che produrrà una brutta caricatura anche dell’uomo.” (p. 28).

Ma riscuoterà gli applausi dei Caino e dei loro volonterosi lacché: politici, burocrati, giornalisti politicamente corretti, teppaglia dei centri sociali. I Caino hanno bisogno di farla finita col peccato perché il senso del peccato crea una fede integralista e pericolosa per i conflitti che può scatenare nel mondo globale. La deriva della Chiesa favorisce tutto questo. Infatti guai a citare la sacrosanta condanna di San Paolo alla sodomia, non si parla più dei Quattro Novissimi. Giuda si sarebbe “salvato”, come si sarebbe “salvato” l’altro ladrone, al quale al quale Gesù crocifisso non ha rivolto la parola, e da qui la beota idea secondo cui il silenzio di Dio potrebbe indicare che non vi fu condanna, quando invece è proprio quel terribile silenzio ad annunciare che quell’anima è morta ed è inutile parlarle. L’unica virtù apprezzabile, l’unica opera di misericordia è l’accoglienza dei migranti e la tutela dell’ambiente (notare che una parte dei migranti è costituita da disgraziati che stavano a casa loro e che sono stati espulsi per deliri ambientalisti come “conservazione dell’ambiente e della biodiversità” e “abbattimento dell’anidride carbonica”; sono i cosiddetti “profughi climatici”), mentre la famiglia, che è centro di tutto, viene ignorata, anzi si fa di tutto per distruggerla.

Ecco gli obiettivi dei Caino: omogeneizzazione delle culture, relativizzazione delle religioni dogmatiche, freno immediato della natalità, creazione progressiva di stati più globali opposti a quelli nazionali, orientamento accelerato al mercato globale. Organismi privilegiati per questo distruttivo progetto sono l’Onu, la Fao, il Wto, l’Unesco, la Banca Mondiale, il Fmi. Essi sono affiancati da operazioni di diplomazia parallela (banche d’affari, crollo del Muro di Berlino, Tangentopoli che servì a liquidare i politici non di sinistra dato che gli strumenti migliori per i Caino sono appunto i sinistri). Come modelli di convincimento ufficiali operano think tank, fondazioni e media, e le ben pubblicizzate conferenze internazionali. Il tutto naturalmente a spese dei contribuenti. Il famigerato rapporto Kissinger del 1974, desecretato negli anni Novanta, fornì la traccia per il criminale piano di abbattimento delle nascite con le relative catastrofiche conseguenze.

Ed ecco i grandi risultati: (1) crollo delle nascite in Occidente; (2) crollo economico compensato da consumismo, delocalizzazione produttiva, invecchiamento della popolazione, crescita delle tasse e del debito delle famiglie; (3) rottura del mondo in due aree: Occidente consumatore e non più produttore, Oriente produttore e non ancora consumatore; (4) crisi economica e squilibri geopolitici.

Come rimediare? È molto difficile, perché si continua a negare l’evidenza e si pretende di curare gli effetti, mentre sarebbe indispensabile agire sulle cause. Tre son i problemi principali: (1) degrado ambientale (“risolto” mediante un’esaltazione acritica dell’ambientalismo neomalthusiano e gnostico), (2) nascite (un problema che ha la stessa origine del precedente e la stessa soluzione sbagliata e incoerente, propagandata con l’idea beota della “decrescita felice”), (3) famiglia (il diabolico piano dei Caino mira precisamente a distruggerla, ed ecco perché questo problema non viene neppure discusso). La Chiesa stessa non sembra capace di offrire una guida coraggiosa e sicura: il Sinodo sulla famiglia propone infatti “una forma confusa e confondente di accoglienza dei divorziati ai sacramenti” (p. 42), e in questo modo i sacramenti medesimi vengono relativizzati, insieme alla dottrina.

Ma il centro dell’uomo è Dio, e perfino l’arte lo testimonia: perduto Dio, l’arte perde il suo centro e degenera, come ben notò Karl Schefold, e non solo l’arte ma tutto l’uomo perde il centro e gira a vuoto. La miseria morale andrebbe invece sconfitta con i sacramenti, la preghiera e il magistero della Chiesa. È il cielo che dà senso alla terra, non viceversa. Ma la terra, mediante l’azione dello stato, pretende di imporsi al cielo. Infatti lo stato scoraggia la vita spirituale, gestisce (male) quella intellettuale e impone, col consumismo, quella materiale. L’adozione del dualismo metafisico e la separazione di Dio da Cesare, subordinando Dio a Cesare porta alla disumanizzazione dell’uomo.

Così vediamo realizzarsi la profezia apocalittica della caduta di Babilonia, che è poi tutta la terra, sulla quale “i mercanti piangeranno e faranno lutto per causa sua, perché non ci sarà più nessuno che comprerà le loro merci” (Apocalisse 18, 11). Alla fine i Caino e la turba sterminata dei loro lacché pagheranno il trionfo di un’ora con un’eternità di orrore, insieme ai preti viziosi e mentecatti che non parlano più dei comandamenti, del giudizio e dell’inferno, insieme ai prelati vigliacchi che tremano al primo squittire della lobby “ghei” e non davanti a Dio.

Questo prezioso pamphlet di Gotti Tedeschi, nella sua ultraconcentrata piccolezza di sole 48 paginette, rappresenta un formidabile pugno nello stomaco alle falsità vili e interessate che stanno portando il mondo alla rovina. Solo l’adozione del rimedio cattolico proposto in quest’opera potrebbe impedire al diavolo di realizzare la sua grande aspirazione. Quella di poter dire a Cristo, al momento del grande Giudizio: “Guarda per che razza di idioti ti sei fatto crocifiggere.”

EMILIO BIAGINI


18
GIUGNO
2016
Articolo letto 352 volte

ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA
Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

And the winner is …….

LAVÈRE J.-F. (2016) L’enigma Valtorta, volume secondo, Isola del Liri, Centro Editoriale Valtortiano (trad. d. francese)

Siccome non siamo del tutto convinti, per ragioni che illustriamo qui di seguito, si tratta di un'Aquila dimezzata.

 Jean-Franois Lavre-2 copia

Segue una critica dell'opera a firma di Emilio Biagini:

    Questo secondo volume del Lavère sulla Valtorta, ricalcando la traccia dell’Aulagnier (Avec Jèsus au jour le jour, 1994). ricostruisce la cronologia dell’intera vita di Gesù sulla base dei dati implicitamente introdotti dalla veggente descrivendo le condizioni astronomiche e climatiche.

Il Lavère afferma di aver verificato l’esattezza di più di 5.000 indizi cronologici nell’Evangelo, per lo più indipendenti l’uno dall’altro. La probabilità che si tratti di un caso sarebbe di 1/1084. Si tratta di un deprecabile errore di stampa (p. 101 nota). Avrebbe dovuto essere 1084 (dieci elevato alla ottantaquattresima, ossia 1 seguìto da 84 zeri). Per comprendere che significhi una cifra del genere, si tenga presente che 1070 (1 seguìto da 70 zeri) corrisponde al numero degli atomi che formano l’universo, mentre 1020 (1 seguìto da 20 zeri) è già superiore al numero di secondi intercorsi dal big bang in poi. Altissime probabilità contrarie ad un determinato evento (in questo caso il verificarsi casuale di un immenso numero di improbabili coincidenze) hanno dato luogo al concetto di inflazione statistica, che il Lavère però non cita.

Inoltre l’intero discorso dell’autore viene inficiato dal fatto che egli si basa, ai fini dell’analisi cronologico-astronomica, sul calendario gregoriano piuttosto che su quello giuliano in vigore all’epoca di Gesù, mentre la ricostruzione del De Caro, fondata sul calendario giuliano, ottiene risultati in miglior accordo con le date liturgiche basate sulla millenaria tradizione della Chiesa, ciò che è sicuramente miglior garanzia della stessa inflazione statistica.

Il Lavére sorprendentemente dà credito alla spiegazione laicista della traslazione della Santa Casa (p. 79), che sarebbe stata trasportata dalla Palestina dalla potente famiglia De Angeli, contraddetta dal fatto che la casa ha ancora le pietre unite da una malta particolare mescolata a cenere, del tipo usato in Palestina e mai in Italia. Un trasporto previo smontaggio avrebbe richiesto una ricostruzione una volta arrivate le pietre a destinazione, e naturalmente sarebbe stata impiegata malta locale. Il fatto che il Chartulariun culisanense, datato 1294, figuri la menzione di “Sanctas petras ex Domo Dominae Nostrae Deiparae Virginis ablatas” (foglio 181), che Niceforo De Angeli lasciò in eredità alla figlia, non significa affatto che si trattasse di tutte le pietre; è anzi piuttosto problematico immaginare che un pellegrino in Terrasanta andasse in giro con un simile carico; più probabilmente si trattava di qualche sassetto prelevato come reliquia.

Come quasi tutti gli studiosi della Valtorta, il Lavère si ferma all’analisi dell’Opera maggiore e non considera le opere minori che illuminano l’opposizione clericale alla Valtorta in modo assai più esauriente. In particolare andrebbero meditati a fondo l’epistolario (con Madre Teresa Maria, con Monsignor Carinci e con Padre Migliorini), il Libro di Azaria, i Quaderni e i Quadernetti, che raccolgono appunti e fogli sparsi della veggente. Preziose sono pure le testimonianze indipendenti della compagna della Valtorta Marta Diciotti e di altre donne che la conobbero, le cui testimonianze sono state raccolte dal Prof. Albo Centoni. Un’antologia dei principali testi in cui il Divino Maestro rivolge aspri rimproveri alla gerarchia, sia per il suo comportamento in generale sia per come veniva trattata la veggente, malata e bisognosa di assistenza materiale e morale, si trova nell’antologia curata dal CEV Santi e non santi. In essa si nota che i “santi” erano un astratto ideale, mentre “non santi” erano proprio i preti, in special modo quelli che erano a contatto con la Valtorta. Nonostante l’indegno comportamento clericale, la veggente non diede mai segno di ribellione e non cessò mai di essere una fedele obbediente e rispettosa. Solo, piangeva supplicando Gesù di attenuare i dettati di condanna ai chierici per evitare che la perseguitassero anche più.

Gli scritti citati documentano il trattamento privo di carità riservato a Maria Valtorta dalla gerarchia: un trattamento che è del resto perfettamente in linea con altri episodi di persecuzione contro chi riceveva rivelazione private. Basti come esempio quello della piccola veggente Adelaide Roncalli, di sette anni: la bambina, alla quale la Madonna era apparsa più volte, alle Ghiaie di Bonate, nel 1944, intimidita, terrorizzata, derisa e sballottata qua e là da Don Cortesi all’insaputa dei genitori, fu costretta a ritrattare e cacciata dalle Sacramentine, dove avrebbe dovuto entrare per ordine della Vergine. Dopo che la piccola fu moralmente seviziata a sufficienza e costretta a ritrattare la verità, il 30 aprile 1948, il vescovo di Bergamo monsignor Bernareggi emise il solito decreto di “non constat de supernaturalitate”. Solo grazie ai decreti sulla libertà d’informazione del Concilio Vaticano II, Adelaide Roncalli ha potuto riaffermare l’autenticità delle apparizioni.

Va riconosciuto senz’altro al Lavère il merito di essere stato il pioniere degli studi scientifici sistematici sulla Valtorta. Grazie alle sue ricerche è stato possibile dimostrare l’impossibilità che l’Opera valtortiana possa considerarsi un semplice romanzo. Studi specialistici più approfonditi, come quelli del De Caro e di altri valenti studiosi, potranno senza dubbio permettere una sempre migliore comprensione dell’“enigma Valtorta”.

Sotto il profilo strettamente editoriale va notato che, contro le buone norme, questo secondo volume è di formato del tutto difforme dal primo.

EMILIO BIAGINI


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  • Medaglia Gramaglia 

    Dopo attenta valutazione, la commissione composta 1) dal mio barbiere, 2) dall’aiuto barbiere esperto in psicopatologia, e 3) dallo yeti, ha unanimemente ritenuta degna della Medaglia Gramaglia

    La redazione di “Riscossa cristiana”

    con la seguente motivazione:

    Nel corso di violenta battaglia tra la nave di Pietro (insidiata pure dai Giuda sabotatori interni) da una parte, e le corazzate “Satanasso”, “Belzebù”, “Legione”, “Compasso e Grembiulino” (armate di artiglierie pesanti e lanciamissili) dall’altra, si interponeva eroicamente la combattiva barchetta a remi “Riscossa cristiana” guidata dall’intrepido Paolo Deotto e armata fino ai denti come qui sotto si può ammirare:

    Tappi

    Nel pieno dello scontro, interveniva in soccorso alla nave di Pietro una nuova potente nave da battaglia inviata dal Divino Maestro che ama parlare attraverso i piccoli (come una contadinella dei Pirenei, tre pastorelli di Fatima, o una povera semiparalitica di Viareggio), e non certo mediante i blateronti accademici, gonfi della loro presunta “scienza”.

    Dando immediatamente prova di acuto discernimento, e con fine intuito tattico, la ben guidata barchetta, invece di cercare di far qualcosa (quel poco o nulla che poteva fare) contro i veri nemici, girava l’impavida prora contro la nave di soccorso, colpendola con le proprie formidabili armi. Avvertita dell'errore, rifiutava non solo di correggere il tiro, ma perfino di rispondere a chi cercava di farle intendere ragione. Fulgido esempio di intelligenza e sprezzo del ridicolo.

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