Genova, 21 Giugno 2018 02.48





 
AQUILE E VIPERE » LIBRI

 

Libri

27
DICEMBRE
2017
Articolo letto 846 volte

ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

 

 Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_aquila

 And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

MARCO TOSATTI (2017) Fatima e il segreto non svelato, Padova, Meridiano Zero

 

 

Segue una recensione di Emilio Biagini:

TOSATTI M. (2017) Fatima e il segreto non svelato, Chora Books, Hong Kong

L’ottimo Marco Tosatti illustra, con maestria e documenti alla mano, la triste storia di inerzia, indifferenza e repressione, da parte di una gerarchia arcigna, autoreferenziale e per nulla caritatevole, contro il dono di Fatima e, in genere, contro tutte le rivelazioni private. Perché avvengono le rivelazioni private? Che bisogno ce n’è? Ce n’è bisogno quando nella Chiesa le cose non vanno bene, ossia quasi sempre. Inevitabile allora che queste rivelazioni contengano rimproveri e ammonimenti sgraditi alla gerarchia. Gelido il commento di Pio XI quando riceveva rivelazioni private: “Dicono… dicono che io sono il suo vicario in terra. Se ha qualcosa da farmi sapere, potrebbe dirlo a me.”

Un commento agghiacciante, grottesco, che fa strame dell’immagine del Papa che dovrebbe essere “servus servorum Dei”, e calpesta la Verità evangelica: “Ti ringrazio, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai grandi e ai sapienti e le hai fatte conoscere ai piccoli.” (Matteo 11, 25; vedi anche Luca, 10, 21).

E così, una piccola che parlava con Gesù (il quale continuò ad apparirle per anni e anni, Suor Lucia), ultima veggente di Fatima sopravvissuta, morta nel 2005, venne isolata nel Carmelo di Leiria e costretta al silenzio. Unici sensibili a Fatima furono due papi: il profondamente spirituale Pio XII e Giovanni Paolo II, ma solo dopo che, nel 1981, Ali Agca gli ebbe sparato.

C’è un evidente parallelo con la vicenda di Maria Valtorta, perseguitata in modo indegno dalla gerarchia. Le rivelazioni da lei ricevute vennero ignorate e derise, a parte le luminose, ma tragicamente minoritarie, eccezioni del grandissimo Papa Pio XII e del nostro grande e santo Cardinale Giuseppe Siri.

Ne L’Evangelo come mi è stato rivelato di Maria Valtorta (Cap. 629.11, corsivo nel testo) il Risorto profetizza agli apostoli le tragiche condizioni in cui verserà la Chiesa:

La veste è rimasta. Ma il sacerdote è morto. In troppi, nei secoli, accadrà questo fatto. Ombre inutili e scure, non saranno una leva che alza, una corda che tira, una fonte che disseta, un grano che sfama, un cuore che è guanciale, una luce nelle tenebre, una voce che ripete ciò che il Maestro gli dice. Ma saranno, per la povera umanità, un peso di scandalo, un peso di morte, un parassita, una putrefazione… Orrore! I Giuda più grandi del futuro Io li avrò ancora e sempre nei miei sacerdoti!

 

A scanso di farneticazioni buoniste secondo cui Giuda potrebbe essere salvo, teniamo presente che quando Cristo, il Giovedì Santo, annuncia ai discepoli che vi sarà un traditore, senza dirne il nome, lo definisce “un annullato in Satana” (L’Evangelo come mi è stato rivelato, Cap. 600.32).

L’autore riferisce che José Maria Zavala, giornalista spagnolo convertito da Padre Pio, ricevette nell’agosto 2016 una e-mail contenente un documento scannerizzato, siglato JMJ e datato 1/4/1944. Sembra che Zavala conoscesse il mittente, perché non avviò alcuna ricerca per individuarlo, sebbene via internet non sarebbe stato difficile. Sottopose però il testo a un’approfondita perizia calligrafica da parte di alcuni fra i massimi esperti europei, i quali accertarono che la calligrafia era proprio quella di Suor Lucia. Il contenuto della missiva è sconvolgente:

 

Adesso vado a rivelare il terzo frammento del segreto; questa parte è l’apostasia nella Chiesa. Nostra Signora ci mostrò una visione di un individuo che io descrivo come il “Santo Padre”, davanti a una moltitudine che stava lodandolo.

Però c’era una differenza con un vero Santo Padre, lo sguardo del demonio, questo aveva gli occhi del male.

Poi, alcuni momenti più tardi, vedemmo lo stesso Papa entrare in una Chiesa, però questa Chiesa era la Chiesa dell’inferno, non c’è modo di descrivere la bruttezza di questo luogo, sembrava come una fortezza fatta di cemento grigio, con gli angoli rotti e le finestre come occhi, aveva un picco sul tetto dell’edificio.

Subito alzammo lo sguardo verso Nostra Signora che ci disse: avete visto l’apostasia nella Chiesa, questa lettera può essere aperta dal Santo Padre, però deve essere annunciata dopo Pio XII e prima del 1960.

Nel regno di Giovanni Paolo II le pietra angolare della tomba di Pietro deve essere rimossa e trasportata a Fatima.

Poiché il dogma della fede non è conservato a Roma, la sua autorità sarà rimossa e consegnata a Fatima.

La cattedrale di Roma deve essere distrutta e una nuova costruita a Fatima.

Se 69 settimane dopo che questo ordine sia annunciato, Roma continua la sua abominazione, la città sarà distrutta.

Nostra Signora ci disse che questo è scritto, Daniele 9, 24-25 e Matteo 21, 42-44.

 

Qualche sospetto suscita tuttavia la data del documento: 1° aprile 1944. Si sarebbe tentati di respingerlo come “pesce d’aprile”, senonché il degrado della Chiesa corrisponde fin troppo bene al quadro tremendo ivi raffigurato. Infatti non ci sono dubbi che la grande apostasia si vada sempre più manifestando. La preoccupazione maggiore di chi dovrebbe difendere e confortare il gregge è, al contrario, fare le moine ai lupi e andare d’accordo col mondo. I fatti parlano chiaro, come prova egregiamente anche il libro Il papa dittatore di Marcantonio Colonna, recensito in questo stesso blog.

 

Abominium desolationis propter Bergoglium

 

EMILIO BIAGINI


27
DICEMBRE
2017
Articolo letto 120 volte

ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

 Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_aquila

 And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

ELISA GUIDELLI (2017) Il romanzo di Matilda, Padova, Meridiano Zero

 

GUIDELLI E. (2017) Matilda, Meridiano Zero, Padova

 

Magnifico romanzo, questo di Elisa Guidelli, ma assolutamente non storico, a dispetto della massiccia documentazione, e ben poco cattolico, ciò che non era evidentemente nelle aspirazioni dell’autrice. Infatti vi incontriamo una strega che non conosce neppure il Signore, eppure sa tutto. Vi incontriamo l’apparizione di una sirena, e un santo come Gregorio VII, del tutto privo di senso del sacro e trascinato da una passione terrena fino al delitto.

Di certo un asceta come Ildebrando di Soana non si sarebbe mai sognato di diventare l’amante di Matilda (né lei si sarebbe sognata di toccare il papa se non, forse, per baciargli la mano), o di qualsiasi altra donna, né tanto meno avrebbe fatto assassinare a tradimento, per gelosia, Goffredo il Gobbo, primo marito di lei. È chiaro che l’autrice non ha tenuto conto della funzione e della natura del sacerdote cattolico.

Ogni prete, e a maggior ragione il papa, è tenuto a celebrare la Santa Messa ogni giorno, e quindi a consacrare il pane che diventa Corpo di Cristo, e il vino che diventa Sangue di Cristo, e a comunicarsi con essi. Se lo fa in peccato mortale diventa come Giuda, che, nell’Ultima Cena, si comunicò prima di andare a vendere Cristo al sinedrio. Diventa un mostro. Nel Medioevo questi fatti erano ritenuti (come realmente sono) fondamentali e irrinunciabili. Oggi sono meno sentiti, e di ciò non possiamo che dolerci.

Non solo, questo irreale Gregorio VII si sottopone al giudizio di Dio pronunciando un grave spergiuro, e lo supera senza batter ciglio. E ciononostante l’autrice non ne coglie l’incompatibilità del suo personaggio col vero Ildebrando. Sacrilegi e peccati orrendi passano su di lui come acqua, ed egli viene considerato fino in fondo un personaggio “positivo”. Se è afflitto da un rimorso, lo è per l’assassinio del Gobbo, mentre mai lo sfiora l’idea della Consacrazione e Comunione sacrilega, ripetuta per anni ed anni, peccato quale non si potrebbe immaginare più spaventoso, perché oltraggia in modo sacrilego la Presenza reale di Cristo. Infatti, come dice san Paolo, “qui enim manducat et bibit indigne iudicium sibi manducat et bibit” (I Corinti 11, 29).

Il fatto che il senso del peccato e il sacrosanto timore della dannazione eterna, vivissimi all’epoca di Matilda, siano purtroppo scomparsi al giorno d’oggi, non potrebbe manifestarsi più chiaramente come in questo libro. Allo stesso modo che nei romanzi “storici” di Ken Follett, l’autrice rappresenta il medioevo con minuziosa esattezza sotto il profilo materiale, ma i personaggi non sono affatto medievali, non vivono e non pensano da medievali, ma da laicisti contemporanei che non sanno neppure cosa voglia dire “sacro”. Le parole pie che ogni tanto pronunciano hanno sapore di circostanza e poco più.

Ma se si astrae dalla realtà storica e dal totale estraniamento dal modo di pensare del Medioevo, e si considera quindi il romanzo come narrazione ucronica, ossia come libera elaborazione partendo da determinate situazioni storiche, perfino l’improbabile Ildebrando di Soana è perfettamente inquadrato in una trama di tal genere, trama senz’altro dotata di una propria logica interna, scritta con stile elegante, con dialoghi appropriati e bellissime descrizioni. Sebbene la narrativa ucronica non raggiunga, di per sé, le vette dei “Promessi sposi” o di “Guerra e pace”, ossia dei migliori romanzi storici veri e propri, questo libro, in quanto romanzo ucronico, è appassionante e di ottima fattura, così che può stare accanto alle migliori opere del genere.

 

EMILIO BIAGINI

 


27
DICEMBRE
2017
Articolo letto 132 volte

ORO O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

 

Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

 

Abbiamo il piacere di conferire l’aquila d’oro a questo interessante e curioso romanzo che in qualche modo si ricollega alle preziose opere di storia della scienza di Francesco Agnoli, già recensite nel nostro sito:

 

Recens.Frank Schtzing-Der Schwarm

 

SCHÄTZING M. (2004) Der Schwarm, Kiepenheuner & Witsch (trad. it. Il quinto giorno, Editore Nord)

Cosa facciano quando non sono in azione non si sa, ma appena si scatenano sfasciano tutto. No, non sono le tute nere, o quelle bianche con la bandiera arcobaleno della “pace, pace, pace, senza se e senza ma”. Sono gli Yrr, organismi unicellulari che vivono negli oceani e possono riunirsi in miliardi e miliardi ad imitare qualsiasi forma. Esistono da duecento milioni di anni, e non hanno mai smesso di imparare e di registrare ogni informazione nel loro DNA. Inoltre posseggono una biotecnologia sofisticatissima, con la quale manipolano a piacimento qualsiasi altro essere vivente. Quanto sono carini e intelligenti è una cosa da non dire.

Idioti e malvagi sono invece gli esseri umani, i quali non fanno altro che inquinare e distruggere il mare. La colpa, ovviamente, è soprattutto degli Stati Uniti, col loro presidente mentecatto che spara discorsi patriottici e “cristiani” ad ogni pié sospinto, e con i loro militari ottusi e delinquenti, che vorrebbero annientare i meravigliosi Yrr. Questi, infatti, hanno perso la pazienza con l’umanità, a loro tanto inferiore, e hanno deciso di infliggerle una meritata lezione. Si salvi chi può.

Ed ecco improvvise catastrofi d’ogni genere: tsunami (nel Mare del Nord!?), blocco della Corrente del Golfo, meduse velenose, spaventevoli epidemie portate dai crostacei. Ecco che le navi scompaiono, la pesca cessa, le comunicazioni si arrestano, il mare diventa invivibile (poveri radical-chic, abituati ad ostriche, caviale e champagne, come faranno?).

Per fortuna, gli scienziati vegliano: essendo gente notoriamente sincera e generosa (come sa chiunque abbia fatto un concorso universitario), impediscono alle cattive forze armate americane di portare a termine la loro criminale aggressione contro queste dolci creaturine, che dopotutto si sono limitate a distruggere quasi tutte le città costiere del pianeta, incluse New York, Philadelphia, Washington e Boston, e ad ammazzare solo qualche milione di persone.

Nella nobile opera di dissuasione scientifico-umanitaria in favore degli Yrr si distinguono alcuni eroi politicamente corretti: un mezzo indiano (d’America), un eschimese, e alcune donne (gli uomini bianchi non sono evidentemente all’altezza). Lo sparuto gruppetto di salvatori riesce nel suo intento perché, invece che alle obsolete religioni monoteiste, si ispira ai sani principi filosofici dello sciamanesimo: “tutto è uno”, ossia l’umanità non merita alcun posto privilegiato (“Facciamo l’uomo a Nostra immagine e somiglianza”? ma che vorrà mai dire?) Al contrario, dice l’autore, se per caso un “dio” esistesse non saremmo in grado di comprenderlo. L’uomo, infatti, fa nichilisticamente parte del cosmo, come un elemento qualsiasi, alla pari con tutti gli altri organismi, inclusi evidentemente il verme solitario, i pidocchi e il vibrione del colera.

Per intrattenere ed erudire i lettori con questa roba, degna al massimo di comparire in qualche puntata di un fumetto horror di quart’ordine, l’autore impiega ben mille pagine. Per essere precisi, 1001 (nell’originale tedesco), fittamente coperte di parole. Le Mille e una pagina, una più indigesta dell’altra. A ben guardare, l’autore non deve essersi preso tanto sul serio, dato che in certo modo “strizza l’occhio” al lettore. Yrr, infatti, suona quasi come Irre, vocabolo che ha il significato di “pazzo, folle, matto, demente, squilibrato”; mentre irreführend significa “fuorviante, ingannevole” (e che ci si può aspettare da chi evidentemente considera se stesso alla stregua di un’ameba?).

Sul piano strettamente letterario c’è ben poco da dire. I personaggi sono poco più che nomi, i dialoghi pesanti e ripetitivi, i sogni e le fantasie nelle quali indulgono taluni personaggi farneticazioni prive di senso. Il linguaggio naviga tra continue scurrilità fecali. La scena in cui il generale in capo americano (una donna) e il direttore della CIA (di incerta classificazione) spiano, con videocamere nascoste, gli scienziati mentre fanno i porcelloni nei loro alloggi indica il livello di buon gusto dell’autore. Le lunghe elucubrazioni “scientifiche” sono sempre condotte sul filo delle più azzardate ipotesi e del più scatenato ecologismo catastrofista. Resta da spiegare perché una tale massa di cartaccia sia arrivata alla diciannovesima edizione in Germania e stia ottenendo notevole successo di vendite in Italia (dove è stata tradotta col titolo “Il quinto giorno”).

Ma tutto sta ad avere gli amici giusti, che trovano il modo di ottenere recensioni prestigiose sui giornali maggiormente letti. E chi sono questi amici? Non ci vuole molto a capirlo. Enormi interessi gravitano intorno al catastrofismo ecologista, il quale mira a bloccare le innovazioni tecnologiche, perpetuando i rapporti di forze esistenti in campo economico e politico. Ma c’è un altro fattore che va considerato, forse il più importante: un’opera nichilista e anticristiana trova sempre il favore di chi vuol vivere secondo il proprio orgoglio ed i propri comodi, facendo tacere la coscienza ed esorcizzando l’incombente paura che, all’inevitabile fine, ci sia davvero un Giudice onnisciente e onnipotente col quale fare i conti.

EMILIO BIAGINI

 


21
DICEMBRE
2017
Articolo letto 146 volte

ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA


Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_aquila

And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

Un nuovo avvincente giallo storico ambientato nella Milano del Cinquecento, al tempo del grande e santo Cardinale Carlo Borromeo e durante una tremenda epidemia di peste.

 

Recens.FrancoForte-Ira Domini

 

FRANCO FORTE, Ira Domini, Edizioni Mondadori, Milano, 2014.

Questo nuovo giallo si dipana in due giorni, 27 e 28 ottobre 1576, in una Milano in cui la peste va lentamente scemando. Protagonista è ancora una volta, come ne Il segno dell’untore, il notaio criminale Nicolò Taverna che, con la consueta acuta intelligenza, dipana la complicata matassa di un caso che sembrava insolubile. Infatti le cose non sono affatto come sembrano, e ciò apre la strada a sensazionali colpi di scena. La trama è molto ben congegnata e lo stile, come sempre, robusto. Anche qui, accanto al caso principale, se ne dipana un altro secondario e si ha poi l’unificazione finale dei due filoni narrativi.

Tuttavia, venendo a mancare la novità, per chi ha già letto il libro analogo precedente che apre la serie, si ha un certo senso di dejà-vu. Inoltre il personaggio di Isabella, sempre tra i piedi durante le investigazioni, mettendo anche a rischio l’incolumità degli uomini incaricati delle indagini, costituisce un vero fastidio anche per i lettori. Ciò non toglie, comunque, che si tratti di un romanzo veramente affascinante e divertente.

Il libro si conclude con il capitolo introduttivo del prossimo racconto della fortunata serie, nella quale speriamo che Isabella resti in casa a ricamare con la mamma.

MARIA ANTONIETTA NOVARA BIAGINI

 


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