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AQUILE E VIPERE » LIBRI

 

Libri

17
MARZO
2015
Articolo letto 642 volte

ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA
Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_aquila


And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

Un dramma di eccezionale profondità spirituale e poetica:

DI GUALDO A.S.L. (2009) Nada te turbe, Acireale-Roma, Bonanno Editrice

Recens.Levi Di Gualdo Nada te turbe copia

  

Ariel Stefano Levi di Gualdo, autore di varie opere di saggistica e direttore della collana teologica del Gruppo Editoriale Bonanno, è un sacerdote che unisce profonda cultura (allievo del teologo gesuita Peter Gumpel, formato al collegio San Bernardo in Urbe presso i cistercensi e sotto la guida dei benedettini al Pontificio Ateneo Sant’Anselmo, oltre a corsi di approfondimento in Germania) ad un non comune talento letterario, ben dimostrato da questo capolavoro assoluto che scava in profondità nel mistero della Fede e del martirio, e che l’Autore stesso definisce “una meditazione eucaristica scritta in forma di romanzo storico”.

 

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28
FEBBRAIO
2015
Articolo letto 939 volte

ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA
Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_aquila


And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

Un poema drammatico che rivela un talento letterario non comune:

MAJ F. (2011) In cammino, Firenze, L’Autore Libri

 Recens.F.Maj In cammino.Copertina copia

 

 

Un grande talento poetico al servizio della Verità ci presenta questo poema drammatico sui Dieci Comandamenti, che ha l’andamento solenne di una sacra rappresentazione medievale, ma con una maturità poetica e una profondità teologica che le rappresentazioni medievali non possedevano. Voci dall’alto parlano a Mosè, e parla Mosè, e parlano voci maligne e insinuanti, che tentano di sviare l’uomo dal retto cammino. E parla pure gente comune, disorientata, che si domanda come distinguere il bene dal male.

 


 

I Comandamenti si susseguono, presentati come in una sinfonia di voci celesti, umane e diaboliche. La contraddizione demoniaca non può naturalmente confrontarsi con la Verità, ma cerca di sviare l’uomo tendendogli trappole che fanno appello agli istinti, all’avidità, alla brama di potere. Così al primo comandamento (Non avrai altro Dio fuori di me) si oppone la falsa divinità Mammona, che promette gloria terrena e piacere; al secondo (Non nominare il nome di Dio invano) si oppone un “personaggio nero” che vuole atteggiarsi a profeta e imporre ai fedeli una miriade di precetti fastidiosi e inutili, tali da allontanare gli uomini dall’Altissimo, proprio come fecero i farisei; al terzo (Santifica la festa) si oppone un “personaggio strano” che tenta l’uomo all’evasione dal lavoro quotidiano per immergersi in piaceri carnali senza mai riflettere e soprattutto senza pensare al tentatore, che lavora meglio nell’oscurità.

Serrati dialoghi tra il Signore e diversi interlocutori umani danno luogo ad una sublime rappresentazione del Sacramento matrimoniale e della famiglia, insostituibile cellula della società umana se cementata dall’amore divino e dall’obbedienza al quarto comandamento (Onora il padre e la madre). Odiatore di Dio e dell’uomo, il demonio oppone a questa verità consigli astuti e apparentemente molto umani agli sposi (soddisfare i desideri carnali, non procreare perché i figli sono un fastidio) e ai figli (ribellarsi, perché sono stati trascinati nella vita senza il loro consenso e stretti in una rete di compiti e di obblighi, rinfacciare ai genitori lo “scherzo atroce” di averli messi al mondo, farsi mantenere e far loro intendere che sono nati per un “momento di libidine” che i genitori stessi dovranno scontare). Al cemento dell’amore, il maligno oppone il veleno dell’odio, per trasformare la famiglia in un inferno, e in che misura il piano diabolico riesca lo si vede fin troppo nei disastri familiari che la “progredita” società odierna ci pone ogni giorno sotto gli occhi.

Il poeta apre il discorso sul quinto comandamento (Non uccidere) con un severo ammonimento agli scienziati, arroganti mosche cocchiere che credono di tenere in pugno i segreti della vita, come il ricercatore che — immagine poetica davvero geniale — “afferra l’ombra e crede spento il sole”. Segue un duplice inno alla vita, poi una bellissima preghiera a più voci e le parole di un veggente: altissima poesia piena di meraviglia di fronte al mistero insondabile della creazione. In forma subdola risponde l’abisso demoniaco per bocca di enigmatici “viaggiatori” i quali abilmente insinuano che il prossimo è un concorrente, quindi da combattere, o peggio una preda che si deve sfruttare. Risponde una vera sinfonia di voci: una donna che invita all’accettazione e al rispetto dell’altro, un saggio che invita alla calma e alla condivisione, Dio in persona che ammonisce a non sentenziare sputando bestemmie perché Egli solo è padrone e signore della vita e soltanto Lui può dare la pace. Due profeti rispondono con cantici bellissimi esortando a non uccidere l’innocente e a non sottrarsi alla vita. Interviene il poeta con una vibrante condanna dell’aborto, con la bruciante immagine della terra assediata dalle anime dei bambini non nati ai quali è stato negato il diritto di vivere. Un saggio depreca la crudele vanità della guerra. Gli risponde un “guerriero”, difendendo invasioni, aggressioni e stragi, che non sono delitti, purché l’aggressore vinca: infatti a scrivere la storia sono i vincitori. Ed ecco, evidentemente evocato dall’inferno, apparire l’utopista Robespierre, che esalta la rivoluzione, l’odio di classe, il Terrore, facendo balenare il fantasma del progresso che ne dovrebbe scaturire, della concordia e del benessere futuri che giustificherebbero ogni delitto. Gli fa eco il demonio, che lega il progresso alla guerra, ma è un progresso di cui nessuno conosce la direzione e il risultato. Poi riprende il demonio, presentando l’orrore dell’eutanasia, mascherato da pietà per il sofferente. Infine, una preghiera corale a Gesù Cristo, l’unico capace di sconfiggere il male e consolare le vittime.

Il sesto comandamento (Non commettere adulterio) è occasione per il poeta di rievocare il matrimonio sacro e indissolubile, e quindi l’origine stessa del genere umano (“maschio e femmina Dio li creò”), per irrevocabile decreto divino. Stupendo il soliloquio di Adamo ancora solo e quasi smarrito, cui risponde la Voce divina decretando: “Non è bene che l’uomo sia solo.” Dolcissimo è l’incontro di Adamo con Eva e altissima poesia il momento dell’estasi-dono. Ma contro il meraviglioso progetto trama l’Ombra demoniaca, che si propone di far leva sul libero arbitrio. L’uomo, incerto di fronte alla tentazione, dialoga con Dio che gli ricorda la tremenda condanna di chi corrompe l’innocenza. Ma la Nube nera torna alla carica proponendosi di trasformare gli uomini in “spavaldi grufoloni”, ossia maiali. Bellissimo l’interludio classico di Catullo a Lesbia, che ricorda come “il piacere vuole sofferenza”, a cui immediatamente segue la disperata angoscia della prostituta. Il dialogo si fa serrato tra propositi diabolici e preghiere, e si conclude con l’affermazione della Donna senza macchia che schiaccerà la serpe.

Voci celesti introducono il settimo comandamento (Non rubare), illustrando le immense ricchezze della terra che vanno colte con cuore grato e senza derubare la vedova, l’orfano, il prossimo. Ma si insinua la tentazione dall’ombra nera, che insegna l’utopia, l’invidia, la menzogna ambientalista e assassina fatta apposta per soffocare l’umanità. Il poeta evoca la torre di Babele, immensa impresa dissennata, e un narratore ne descrive il fallimento causato dai vizi capitali, ciascuno dei quali, in modo diverso, corrompe e annulla l’agire degli uomini. Qui, in forma di dialogo tra l’avaro e la morte, s’inserisce una potente allegoria dell’avarizia. Uno strano personaggio, che poi altro non è che il diavolo, commenta la cacciata dei mercanti dal tempi e giustifica questi ultimi che cercano di far soldi con mezzucci consentiti dall’occasione. Chiude questo “canto” la voce di san Francesco d’Assisi, che esorta a seguire madonna povertà, poiché se anche la terra porgesse all’uomo tutti i tesori, questi non avrebbe in pugno altro che vento che sfugge.

La preghiera è il miglior modo di accostarsi ai comandamenti. L’ottavo (Non testimoniare il falso) è introdotto dalle parole di un orante che si rivolge alla Realtà, “dimora stabile dell’Essere”, domandando mente lucida, cuore pronto, orecchio attento. Una voce dall’alto (è Dio che parla, ma il poeta usa frequenti perifrasi per sacrosanto rispetto) concede all’orante tutte le grazie necessarie per farlo “costruttore” di se stesso perché possa giungere alla Verità. Ma un personaggio comune, evidentemente senza troppa familiarità con la preghiera, e confidando quindi solo sulle sue forze, si trova del tutto smarrito. E qui si inserisce il maligno, proponendosi di far leva sulle chiacchiere filosofiche per portare l’uomo al relativismo, di cui il demonio stesso è l’inventore. È la cattiva filosofia dei sofisti, enunciata da Gorgia di Lentini, senza punti fermi, cinica, amorale, profittatrice, che libera l’uomo dal rimorso e giustifica ogni eccesso perché “rende sacrosanta la passione”; il male è monotono, e infatti nulla è mutato dal tempo di Gorgia. Un comune viandante osserva l’immensa varietà dei messaggi scritti e filmati e l’agitarsi degli uomini: “barbe viventi o tramontate di severi filosofi” intenti “a decifrare austeri detti forse senza senso... Ma più c’è vuoto, più c’è da mangiare!”; e scienziati che domandano soldoni per le loro ricerche e il progresso, e si offendono se si domanda: “Ma che ricerche sono e per che cosa?”; e sacerdoti che parlottano con formule sfuggenti che neppure loro comprendono; e giudici e avvocati concordi nell’unica certezza che “più si litiga più la pappa è grossa”. Di fronte a tale verminaio umano, il Signore ammonisce di non badare all’urlo delle folle o al trionfo dei malvagi, e di non scendere a compromessi curvando la fronte al prepotente o incoraggiando “l’artista che si vende alla menzogna”, e neppure di parlare del male per non propagarlo. Ma l’astuto demonio consiglia di non parlare di cose sante, di cui non possono occuparsi degnamente, ma di dedicarsi invece a descrivere a fondo il vizio, la malvagità, il furto, evitando i buoni libri e cercando invece quelli che descrivono casi estremi di gente patologica. La verità naturalmente non significa nulla per il giornalista, al quale solo importa servire l’opinione dominante e favorire “sondaggi pilotati da qualche finanziere senza scrupoli”. Conclude questa alterna sinfonia di voci contrastanti la parola di un orante che, assediato dalle nebbie del mondo, chiede lumi a Dio, l’unico in grado di salvare l’uomo.

Si inserisce a questo punto un bellissimo intermezzo che ha per tema il cuore dell’uomo, con i suoi misteri e le sue serpi insidiose. Combattono per la signoria del cuore umano Dio e la satanica Nube nera. Dio è paziente perché “abisso non compiuto è il cuore umano”, mentre la Nube nera si pasce della speranza di condurre l’uomo alla rovina mediante malefiche utopie di “società mirabili e perfette” che porteranno a lotte disperate “per un’ombra”. Su tutto prevale, naturalmente, Dio onnipotente, con la Sua divina pazienza, che accetta di procedere tra il male perché solo Egli dal male può trarre il bene e la salvezza.

Il nono comandamento (Non desiderare la donna d’altri) è un breve dialogo tra la donna, che rivendica di non essere un ornamento qualunque, ma figlia e serva dell’Altissimo, mentre dalla Nube nera il demonio ordina di non parlare di peccato e pone al suo servizio “scrittori assai brillanti, dottori in gamba astuti dichiarati che sforneranno tutte le ricette per allettare i cuori sempre deboli”. E infatti nella profondamente corrotta epoca attuale si è perduta l’idea stessa del peccato, spesso purtroppo anche tra molti chierici, mentre cultura ed arte sono di frequente al servizio del male.

Il decimo comandamento (Non desiderare la roba d’altri) si apre con un calmo colloquio in cui parlano esseri umani che appaiono soddisfatti di ciò che hanno, e grati al Padre celeste per i Suoi doni. Ma Arpagone, a colloquio con l’oro, propone una visione diametralmente opposta, di feroce avidità. Segue immediatamente l’azzeccatissimo discorso del demonio sulla Borsa di Milano, tempio della divinità denaro che tutti adorano ottenendo come risultato la discordia. (Ma che dire allora della Borsa di Wall Street, che è il cuore delle speculazioni e della forsennata invadenza dei poteri forti? Dove poche centinaia, forse solo poche decine di squali decidono l’avvenire di interi paesi e guidano la scristianizzazione e la corruzione del mondo, preparando tempi di orrore quali nessuno riesce ad immaginare, ma che sono stati adombrati dalle rivelazioni alla grande mistica Maria Valtorta?). Parla quindi Dio onnipotente, ricordando come egli manderà nei secoli profeti che “ricorderanno la strada da percorrere” (e anche qui non può che ricorrere il pensiero a Maria Valtorta, o meglio alle rivelazioni che le fece il suo Divino Maestro). In modo stupendo conclude il poeta questo canto con la potente allegoria dell’invincibile Colonna, eretta a ricordare l’eternità dei Comandamenti e, di riflesso, l’assoluta inanità dei vaneggiamenti relativistici.

Chiude questo stupendo poema una serie di preghiere in cui si alternano personaggi diversi: una donna, Aronne, Mosè in dialogo con la divina Nube luminosa, un ebreo che riconosce come la terra non è la sua sede definitiva, e una donna che gli fa eco riconoscendo che non è definitivo neppure il suo stesso corpo. Stupenda la successiva preghiera di Mosè: nessun uomo è un assoluto per un altro, soltanto l’Unico rimane. Un uomo prega riconoscendo che nessun traguardo umano è definitivo. Ritorna Mosè con estrema umiltà che, pur riconoscendosi non migliore di nessun altro, obbedisce al divino comando e procede, e proclama che Dio è ovunque ed è il Dio di tutti. Alla preghiera di un sacerdote, risponde il Signore che insegna come pregare: per chi non si sente degno interviene lo Spirito Santo che sopperisce alle nostre lacune e incertezze. Stupendo il dialogo conclusivo tra Dio e Mosè, che insegna come il perdono sia il supremo segno dell’amore.

In fondo al volume si incontra un’appendice, “Il canto di Abramo”, che secondo l’autore potrebbe fare da preistoria a “In cammino”, poiché la vicenda di Abramo non solo è cronologicamente anteriore a quella di Mosè, ma “interessa in varie forme chiunque è in viaggio per la salvezza”. Anche qui si alternano molte voci: il narratore, Abramo, Isacco, il Signore, il poeta. Si tratta di uno stupendo poema da leggersi anche a sé stante, nel quale si adombra l’interrotto sacrificio di Isacco e l’Albero della Vita, che preannuncia l’apertura della terra intera al mistero della Redenzione.

Dovendo, in conclusione, dare un giudizio complessivo di tanta opera, non resta che ammirarne la profondità teologica, la bellezza e l’altezza poetica, che ben altre lodi meriterebbero di quelle che possa offrire il sottoscritto, al quale purtroppo manca l’accesso alle riviste letterarie. Ma il poeta Francesco Maj è certamente il primo a insegnarci che la lode umana è “flatus vocis”, e che un’Autorità inappellabile renderà merito al merito e sgonfierà i palloni gonfiati che vanno oggi per la maggiore in questo piccolo mondo.

EMILIO BIAGINI


27
GENNAIO
2015
Articolo letto 1027 volte

ORO O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA
Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_aquila

Abbiamo il piacere di conferire l’aquila d’oro al grande poeta Don Francesco Maj per il volume:

 MAJ F. (2013) Testimonianze, Torino, Opera Diocesana Preservazione Fede
 
Recens.F.Maj Testimonianze.Copertina copia
 
 

     Queste “testimonianze” costituiscono un’importante antologia poetica di un autore che meriterebbe di essere assai più conosciuto. Sono divise in quattro parti, la prima strettamente personale, contiene suggerimenti di varia origine e momenti di riflessione, la seconda è di tipo provvisorio e occasionale, la terza di natura locale presenta quanto hanno “sussurrato” al poeta alcune lapidi dei cimiteri situati nella valle dove è nato, la quarta parte infine è strettamente familiare. Nell’insieme compongono un diario personale “che termina quando l’autore non scrive più”. Si tratta dunque di un congedo dalla poesia?

 


 

I versi si succedono, generalmente a due a due sulla stessa riga, intervallati da un breve spazio, “per agevolarne la lettura”, ma in realtà questa partizione ha un ulteriore risultato, forse non previsto: quello di dare un particolare dinamismo al respiro della poesia, per l’alternarsi di versi doppi (talora tripli o quadrupli) e singoli; questi ultimi acquistano un particolare rilievo come punti fermi del discorso poetico. Oppure, leggendo una sola colonna, si accentua in modo fascinoso il carattere un po’ enigmatico che molti di questi componimenti posseggono.

Impossibile naturalmente dare un’idea completa di questa ricchissima materia poetica. Si rende necessaria una scelta che non le rende giustizia, trascurando liriche altrettanto importanti. La prima parte è senz’altro la più ricca, qualitativamente e quantitativamente.

Nel Prologo si rivela già il tema principale: l’interdipendenza degli esseri umani l’uno dall’altro, che indirettamente accenna alla Comunione dei Santi. Ogni essere umano, unico ed irripetibile, è parte degli altri e non può essere sostituito, appunto perché unico. Forse solo la poesia può ricomporre ad unità i legami allentati.

(...)

A tutti, amici prossimi e futuri, io devo rivelare quel che sono:

sono un brandello che vi fu rubato, la sofferenza a cui non date nome,

una parte di voi che vive altrove eppure non si lascia sostituire!

È forse un tentativo la poesia di ricomporre quanto fu diviso?

(...)

La confessione del poeta di sentirsi “frammento” di un cosmo amico testimonia un momento di dolcezza, privo di conflitti interiori, che l’anima in pace con Dio avverte. La sera è sempre stata simbolo dell’avvicinarsi della morte (vedi ad es. il sonetto Alla sera di Ugo Foscolo), qui avvertito però senza alcun timore o atteggiamento gladiatorio allo Foscolo, appunto.

Tutto ci trasporta!

Allor che nelle sere tu fai sosta

e di pensieri dolci di ritorno le valli e le campane si colorano

- invisibili mani si protendono per le nuvole a dipingere –

il cuore parla

con l’anima dei venti che dileguano e col prossimo lume delle stelle.

Avverti allora di essere un semplice frammento

In pace camminare nell’unica fiumana delle cose.

Similmente, nella natura e nella storia, che sono “scelte di bontà”, il poeta avverte la traccia dell’inesauribile bontà di Dio (la “voce che non viene meno”), al punto da dubitare che il suo cuore possa regga quando conoscerà la Parola creatrice, mentre su questa terra l’ordine divino non è evidente ma al contrario il Creato geme nelle doglie del parto. Il poeta deve imparare a decifrare e ricondurre ad unità i frammenti del reale, continuando a cercare, “pellegrino da sempre”, e a vivere obbedendo alla voce divina.

La natura e la storia sono “scelte di bontà”

Quando saprò di quale amore pulsano in tutte le mie vene

le parole che donano la vita sarà il cuore così forte da non morire?

Per enigmi torturanti imparo a ricomporre quanto in ogni frammento che calpesto

con gemiti di parto intende dire Colui che volle l’occhio di una madre

L’erba e la foglia l’aria e la luce e l’uccello che canta non veduto.

A quella voce che non viene meno nella fuga degli attimi di tempo

vivo obbedendo,pellegrino da sempre inguaribile spirito che cerca.

Di nuovo ritroviamo il pellegrino che avanza nel mondo illuminato dalla fede che ha ricevuto dai genitori: deve difenderla dagli spiriti ostili che vorrebbero spegnerla, mentre avanza verso la promessa che si rivelerà alla fine, “quando sarà asciugata ogni lacrima”.

La fede che accompagna...

Una fiaccola accesa da lungo tempo porti nella mano.

Teneri affetti e trepide speranze conobbe di tua madre

e lo studio severo di tuo padre.

Con gelidi soffi di ventoinvisibile spiriti insistenti si appostano soffiando.

Ora la fiamma splende come brace che illumina volti lontani,

ora debole interroga i tuoi passi chiedendo protezione.

La promessa celata nel futuro l’attende per potersi rivelare,

o pellegrino.

Fa’ che la senta sempre respirare.

Basterebbero queste tre ultime poesie per qualificare Francesco Maj come uno dei più significativi poeti spirituali della letteratura italiana, ma c’è ancora di più e meglio, come nella lirica che ha per protagonista una semplice foglia.

Una foglia ammonisce...

Senza moto è la foglia che resta sulla pianta.

Ha fatto dono al ramo di ogni sangue

e vide le compagne cadere ad una ad una sfigurate.

Così talora sosto,

immobile lo sguardo, ad avvertire

che sono vivo ma devo venir meno!

Senza esitazione si può considerare quest’ultimo componimento come il più perfetto esempio di meditazione sulla caducità, tema universale che ritroviamo in toni gladiatori nei Sepolcri foscoliani o sommessi nel “Si sta / come d’autunno / sugli alberi / le foglie” di Ungaretti (che non è poi che una eco del “Come le foglie sono le generazioni degli uomini” di Mimnermo), per non parlare di quel gran maestro del piagnisteo che è Giacomo Leopardi. In Germania, Wilhelm Müller (Der Lindebaum) ed Eduard Mörike (Denk es, o Seele) hanno dato voce in modo splendido a questi sentimenti, aiutati dalla musica, rispettivamente di Franz Schubert e Hugo Wolf. Ma quello che eleva il Maj al di sopra di tutti questi, pur illustri, esempi è che non si limita a lamentare la condizione umana, ma sa vedere come il singolo, per quanto condannato, ha operato per gli altri, come la foglia che sta per cadere ma intanto ha donato vita all’albero. È questa una visione che solo dalla fede e dalle virtù sorelle, speranza e carità, può trarre alimento, mentre colui al quale manca la fede non resta che la sfida prometeica assolutamente inutile o l’altrettanto inutile piagnisteo.

Dio è ovunque, vuol dirci il poeta ne La Visitazione. L’anima dev’essere pronta ad accoglierlo gioiosamente in ogni momento, senza remore razionalistiche. È Lui la sorgente del canto che porta a benedire tutto il creato. Tutto è bene perché tutto viene da Dio, che ci colma di doni dei quali non ci rendiamo conto.

La Visitazione...

Se ti assale improvvisa quella gioia che dona al canto l’ali irresistibili,

e spiriti non noti ti trasportano a benedire morte e vita e tempo,

non indugiare in povere domande e libera la gola a piena lode.

Domani appena o forse fra millenni conoscerai che ignota nella folla

Ti camminò la Vergine vicina con in grembo il bambino salvatore.

I doni non veduti come fiori profumano di un campo!

Ma l’uomo, sedotto dagli idoli, disprezza i doni di Dio e abbandona la terra creata per affollarsi in metropoli sempre più simili a Babilonia. Questa Ingratitudine è uno dei temi che caratterizzano la visione profondamente cristiana del poeta:

 Han cantato le foglie dell’estate allegre per l’odore della terra;

le vigne han preparato la vendemmia calde di sole al vertice dei colli.

Ma le strade restarono deserte, ponti e sentieri e casolari antichi

Hanno bruciato il cuore in solitudine.

L’incredulo settembre attese invano

E all’ottobre cedette la paura degli uccelli venuti a depredare.

Come furono gli occhi torturati! Caddero i grani colmi sanguinando.

Poi vennero le piogge di novembre

a tergere con lacrime di freddo le piaghe della nera ingratitudine.

Ora sui colli restano i fantasmi delle piante impazzite dal dolore.

Non sono i doni colti da nessuno!

A questa disperata visione della campagna abbandonata, fa da contraltare, altrettanto deprimente, la scena della metropoli-Babilonia, dove il Natale non sembra ormai aver nulla da dire alla gente, e non resta che raccomandarsi a San Francesco perché intervenga a rendere limpida la visione del mondo che invece si oscura sempre più nel fragore delle macchine:

Natale 1984

Cammino nella notte di Natale pellegrino più stanco di una volta.

Mi sussurra il rumore delle strade “Colui che deve nascere dov’è?”

Ha solo fretta il volto della gente.

Io mi sorprendo, quasi vaneggiando,

a interrogarmi come riconoscere fra tante facce quella di una Vergine

che deve partorire un salvatore...

Mi avvertono le file dei palazzi che tutto è freddovuoto e non c’è posto.

Alle luci domando delle piazze se qualche grotta fosse preparata

dove ancora una madre silenziosa possa scaldare il figlio sfortunato.

O pellegrino stanco di passato, la tua sete è l’unica lucerna,

è il cuore ormai deluso dall’inganno qui soltanto bisogna che rinasca!

Natale 1987

O Francesco d’Assisi, poverello, vorrei comporre ancora il tuo presepio

con animali vivi e con persone dal cuore puro, ardente nel ricordo;

e ti domando come diventare capace del tuo sguardo che vedeva

sorella Luna bianca illuminare monti assorti in angeliche visioni

e conosceva la bontà del gelo tutto silenzio intento ad ascoltare

l’adorante silenzio della Vergine.

Io solitario mi aggiro nel freddo venticinque novembre di quest’anno

e incontro solamente molte pietre e file di negozi pronti a vendere

e strade che permettono la fuga.

Ma le case accoglienti sono rare e nelle case mancano i bambini

Soffocati dai farmaci di Erode in bianchissimo camice vestito.

E sono cupamente reso sordo da sirene, da clackson, dal furore

di macchine che sempre si allontanano...

E possibile il cantico degli Angeli? Non sono forse mortalmente cieco?

Da questa desolata mia visione chiedo salvezza, semplice fratello,

e ti domando: rendimi capace di scorgere le cose a cui parlavi!

Ancora sull’anomia nella metropoli:, il poeta ricorre nuovamente alla metafora della foglia perduta nella polvere e alla mercé d’ogni soffio di vento, una foglia che non può certo accampare diritti di “liberté, egalité, fraternité” – questi semplici specchietti per le allodole – ma è soltanto “Nessuno”, una “rapida comparsa” che a nessuno interessa. Il sole, creatura voluta da Dio, è l’unico ad accorgersi di lei.

Nessuno? (a Parigi)

Immagini di volti case e borghi dileguano e ragioni.

Senza ricordi, sono come foglia in sosta breve o spersa nella polvere

delle strade affrettate.

E resto tra moltissimi Nessuno forse rapida comparsa

Dal sole appena accorto interrogata.

Una pietra dà occasione al poeta per una meditazione sulla povertà della nostra capacità di percezione, di contro alla visione dal Cielo, dove un millennio è come un secondo e un secondo è come un millennio.

 Parole di una pietra... (in un frammento c’è una ricchezza sconfinata...)

Da secoli qui sosto, o pellegrino, i piedi sprofondati nella terra.

A gustare il sapore di un momento il cuore sosta immobile, adorando.

E mi credono pietra solamente!

All’orecchio dell’uomo pellegrino non bastano i millenni per capire

di un unico momento le parole...

E solo trascurando può procedere!

O ricchezza infinita dell’istante l’eternità soltanto può conoscerti!

E ancora sulla limitatezza delle nostre percezioni, della nostra comprensione, mentre i doni di Dio ci attendono, mentre noi di guardiamo allo specchio, incapaci di coglierli. È in questo profondo senso religioso che sta la capacità del Maj di cogliere l’essenziale e dire cose che coinvolgono l’essenza stessa di ciò che è umano.

 Allo specchio...

Quando allo specchio sosti lungamente

Interrogando il volto che tu scorgi un Angelo sovente t’è vicino.

E vorrebbe donare quanto chiedi, con mani colme e l’ali dispiegate.

Ma tu non sai capire le parole dell’occhio che ti guarda interrogando!

Deluso unicamente dal presente,

o cuore umano indocile attendendo ignori sempre quello che ti manca!

Una profonda verità: la vita intera è un funerale. Ma da ciò non scaturisce alcun sentimento morboso, ma soltanto la constatazione di un fatto inevitabile che, nel viaggio della vita, occupati come siamo in mille cose, troppo spesso tendiamo a dimenticare, mentre dovremmo prepararci all’incontro col Giudice al quale nulla si può nascondere. Di più, il dubbio è che la morte, inavvertitamente, sia già venuta, e che a tutti si debba chiedere perdono, anche se non si può più percepire la risposta.

Un funerale...

È questo un funerale molto strano perché dura da quando respiriamo.

Viaggiamo chiacchierando sospesi a mille istanti fragilissimi.

Forse la nostra tomba già si scorge e manca solo il nome.

Un nulla basta per aprire e chiudere

e un attimo di sosta

non vi permette più di camminare!

Forse...

Forse io sono già morto e non ricordo dove e l’ora e come.

Con piedi stanchi, l’occhio supplicante

mi aggiro per le strade di una volta ignoto a tutti

a rivedere solo con me stesso

turbati volti ed attimi e sentenze di giorni già passati.

E trovo che mi scottano le impronte indelebili d’attimi vissuti;

parole dette e sordi desideri, macchiate gesta e vuoti non colmati...

Le fiamme dilaganti non si spengono, non genera il rimorso nuova vita!

Privo di forze, io devo a tutti chiedere perdono.

Non posso più sentire la risposta.

Stupenda questa visione di un compleanno, che riporta indietro il poeta al giorno della sua nascita, alla fortuna di aver avuto buoni genitori, e subito dopo lo restituisce al presente, all’imminenza dell’“ultimo traguardo”, col desiderio di rivedere in Cielo quei genitori i cui cuori erano “solo fiamma” e “nel gaudio del Signore” ringraziarli.

Compleanno 1996!

Io vedo nella nebbia delle lacrime, vedo una madre bianca e quasi esangue

ascoltare il respiro appena udibile di un bimbo che non piange perché dorme...

Non mi conosco appena sono nato e tutto mi contemplo come in sogno.

La culla dondolante si disperde.

Velocemente ancora mi allontano dal biancore silente della Scalve

e cammino negli anni che mi portano col soffio generante dell’aurora.

Nell’attimo imminente... dell’ultimo traguardo

vorrei che ancora il volto trepidante

del padre e della madre di una volta illuminasse l’anima redenta.

Nel gaudio del Signore vi ringrazio eterno dono, cuori solo fiamma.

Un’ansiosa invocazione al “Tu” eterno, che è un “Chi”, è la Verità che rende liberi e salva, non una verità idea e concetto astratto, ma una Persona, l’unica che ha potere di redimere e salvare.

O Tu...

O tutto silenzio o sola Presenza io sono in ascoltoio sono in attesa.

Chi deve svelarsi? Chi deve parlare?

O Tu che ascolti, fa’ presto a salvarmi!

Io sono quell’ombra che deve svanire!

Sulla stessa linea di pensiero, questa bellissima invocazione al Padre prefigura il dissolversi di tutto il male sofferto, divenuto fonte di santificazione, e ripropone il paolino “cupio dissolvi et esse cum Christo”.

Quando...

Quando, o Padre, con cenno non visibile irresistibilmente e un po’ sorpreso,

da questa sponda tu mi chiamerai,

il cuore ardente colmo di segreti nella tua luce avrà liberazione.

Ora debbo domare nel silenzio le colpe conosciute con sgomento,

il sapore di gelidi ricordie van e attese e nere delusioni,

la rissa delle lingue menzognere.

Concedimi il benevolo silenzio e la pace profonda del perdono...

Appena nella luce del Mattino i sogni svaniranno e Ti vedremo,

benediremo quanto nel cammino fu di pianto sorgente e di spavento.

In questi Anniversari è, da una parte, l’amara constatazione del grande inganno della vita materiale, che fa balenare l’ingannevole “splendida occasione” che si perde, mentre il giorno della vita declina e gli orizzonti si restringono; ma dall’altra il tramonto di questa vita avvicina sempre più il momento di entrare nella vita vera, nell’eternità e nell’infinito. Anche in queste due poesie l’autore riesce a racchiudere in poche, semplici parole, verità eterne che toccano tutta l’umanità.

Anniversario – 2000!

A lungo ho camminato aspettando il momento migliore,

inseguendo la splendida occasione...

Adesso mi accorgo che l’istante felice

era forse sperduto nel passato.

Il giorno declina con passo veloce... e seguito a scendere

con sempre minori domande fra strade più strette.

Saluto le pietre che debbo pestare nel rosso tramonto...

Anniversario – 2001!

Ancora mi avverto nel corso del tempo migrare lontanodal primo vagire...

Ebbrezza di vita continua crescente erompere vivodi giorni in cammino.

Nell’attimo certodel moto perenne indugio un istante per dirvi il mio grazie

o Dio della vitasorgente e destino,o  madre amorosa, o vigile padre...

fusione di spiritie corpi assetati accolti ed offertinel dono totale.

Il grido improvvisodel bimbo che nacque

a un mondo si schiude che non finirà e seguita a chiedere più spazio, più luce...

Il tempo non basta per dire chi sono!

Un capolavoro assoluto è questa lirica che propone il contrasto fra il desiderio di purezza e di perfezione e i “cocci desolati” in cui il morso del maligno riduce la vita umana. Su questo disastro si erge però il “Tu” del misericordioso interlocutore, Colui che asciuga ogni lacrima e vuole che tutti si salvino, e fra questi predilige e accoglie chi in lui si rifugia, qualunque cosa abbia fatto. “Cor contritum et humiliatum Deus non despicies” (Salmo 17, 51).

Desiderio e realtà...

Io volevo portarti bianchi fiori raccolti per i prati dove i bimbi

inseguono farfalle variopinte...

Volevo sull’altare delle offerte recare un vaso tutto d’oro vivo

Soltanto da profumi incoronato...

Ora con cocci desolati giungo sferzato dalla cruda delusione...

Ignobili cadute han consumato il tesoro sognato lungamente.

Sospiri e sogni restano perduti.

Tutto occorre riprendere da capo.

Non era il nulla meglio della colpa?

Ma Tu mi dici senza delusione:

Dammi i frammenti con il cuore infranto e cedimi il tuo male doloroso...

Di fango c’è bisogno per creare!

Ancora sul tema della caducità, ritorna la metafora della foglia morente in questa bellissima lirica.

Salvezza?

Ho veduto una foglia inseguita dal vento

impazzita fuggire inciampare tra i sassi dilaniata da rami...

Dal nemico invisibile (furibondo ululava per il lungo viale)

invocare pareva un attimo di tregua...

Curvato sulla terra ho voluto afferrar laper poterla salvare.

Nella mano delusa ebbi solo la polvere!

Ed è un dispiacere dover tacere, per la necessaria brevità, di tante altre poesie di grande e vera bellezza. Veramente profetiche le due liriche dedicate al paese Valtorta (Visione a Valtorta e In un bosco... a Valtorta), per me che sono un difensore a spada tratta della grande e perseguitata veggente che porta questo nome e del messaggio a lei affidato dal Divino Maestro.

Bellissimi pure i Quattro sonetti indissociabili... che esprimono in modo delicato e profondo l’anelito al divino e la lotta contro il nemico interiore che vorrebbe tutto distruggere.

Palese il carattere estemporaneo degli Incontri col Vangelo, che non sempre raggiungono la profondità delle liriche della prima parte.

Lo stesso può dirsi dei Colloqui di altri e con altri. Notevole comunque A Maria di Magdala e Dalla aurora rivelante alla “notte oscura” fino alla disperazione! La “notte oscura” è uno stato di sofferenza ben noto ai mistici, e si ha quando Dio sembra essersi ritirato. Lo sperimentò per quaranta giorni, durante lo sfollamento a S. Andrea di Còmpito (provincia di Lucca) nel 1944, la grande veggente Maria Valtorta che ne attesta la terribilità. In questa parte dell’antologia poetica del Maj, una cosa mi è rimasta tuttavia incomprensibile: l’empatia dimostrata nei confronti di Annibale a Zama e la repulsione verso Roma che vi è espressa; ringraziamo invece Roma che ha posto fine ai mostruosi sacrifici di bambini a Moloch ed ha preparato la via alla diffusione ecumenica del Cristianesimo, “quella Roma onde Cristo è Romano”, come proclama il Sommo Poeta (Purgatorio, XXXII, 102).

Molto bella è la parte dedicata alle lapidi, che costituisce una sorta di Spoon River nostrano, che non resta affatto indietro al modello, anzi lo supera. Particolarmente degne di menzione le liriche ispirate alle lapidi dei Tre morti della Ia guerra mondiale, ma sono tutte poesie bellissime, degne di figurare in ogni antologia per le scuole, se solo gli insegnanti dessero un po’ meno spazio alla spazzatura.

Molto bella l’ultima serie, di carattere personale. Nell’impossibilità di rendere giustizia all’intera serie, va segnalata almeno la lirica Per Francesco, in cui è la madre defunta a parlare al figlio. Struggente e stupendo infine il Commiato, che corona degnamente un libro di poesia più unico che raro.

Nell’insieme si ricava l’immagine del poeta in viaggio nella vita, come pellegrino, il quale offre di momenti spirituali da condividere coi propri simili. Non si può dire nulla di diverso di qualunque raccolta poetica che abbia valore, a cominciare dal Canzoniere del Petrarca e dai Canti leopardiani.

Vi regna un senso di caducità di tutte le cose, ma sempre confortato dalla Fede. Sia che scriva in rima o in stile più libero, Francesco Maj si rivela veramente un grande poeta, pieno di sentimento senza mai cadere nel mieloso, capace di bellissima poesia, sia puramente religiosa che ispirata alla natura o alla vita familiare, ma sempre in una luce di fede.

Don Francesco Maj, anche con questo importante volume di liriche, si conferma poeta di tutto rispetto, di stratosferica superiorità rispetto ai poeti di regime che vanno per la maggiore. Come già osservato recensendo il bellissimo Canto di Mosé del medesimo autore, La cultura odierna, dominata da una sinistra inamovibile che ha occupato tutti i posti chiave, non è in grado di apprezzare opere come questa, per non parlare della grossolanità della destra in tutt’altre faccende affacendata. Si consoli il poeta pensando che questo mondo passa e che il bene fatto e le nostre opere, anche artistiche, saranno giustamente conosciute, preservate, valutate e premiate da un Tribunale che non è certo quello dei miserabili premi letterari istituiti da emerite nullità e pilotati da emerite nullità per premiare emerite nullità.

EMILIO BIAGINI


12
SETTEMBRE
2014
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ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA
Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_aquila


And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

Un magnifico e coraggiosissimo studio che svela le atrocità sataniste di una setta dilagante:

DAL BOSCO, ROBERTO (2012) INCUBO A 5 STELLE. GRILLO; CASALEGGIO E LA CULTURA DELLA MORTE, Verona, Fede & Cultura

 

 

Segue una recensione di questo capolavoro di saggistica ad opera di Emilio Biagini:

 

DAL BOSCO R. (2014) Incubo a 5 stelle. Grillo, Casaleggio e la cultura della morte, Fede & Cultura, Verona

Dopo la denuncia dello spettrale buddismo, questo nuovo studio, documentatissimo e coraggioso, di Dal Bosco, testimonia una profonda cultura e si regge su un’analisi serrata non solo dell’incubo a cinque stelle vero e proprio, ma dell’intera trama ambientalista, esoterica, satanista, che vi sta dietro.


 

Alla base di tutto è la rete, adorata per il “cyper-utopismo” (che stabilisce cosa bisogna fare) e l’“internet-centrismo” (che stabilisce come va fatto): sono questi i cardini di tutta la propaganda sulla superiorità del mondo nuovo baciato dalla grazia di internet.

La massa di dati prodotta da internet è uno strumento di controllo senza precedenti, che il potere può sfruttare a piacimento per sorvegliare e punire. Rappresenta la perfetta realizzazione del “panopticon”, la prigione “a sorveglianza totale” proposta dal filosofo inglese Jeremy Bentham, esponente dell’utilitarismo e difensore della pederastia. L’efficacia del panopticon consiste nella possibilità di tener d’occhio i prigionieri senza che se ne accorgano e senza che mai sappiano se sono sorvegliati o no (p. 15). Siamo tutti prigionieri. Tutto ciò che mettiamo in internet è esposto alla sorveglianza del “grande fratello” orwelliano: può darsi che il nemico ci ascolti e ci guardi, oppure no, ma non possiamo saperlo.

Nel controllo globale la posizione chiave è occupata dalla CIA, che naturalmente è al servizio del governo USA e soprattutto dei potentati usurai che controllano l’economia americana e mondiale: pochissime famiglie (Rockefeller anzitutto), che non producono nulla, ma si arricchiscono speculando, mentre distruggono le economie reali e propagano ideologie criminali come il satanismo prometeico, l’ambientalismo e il malthusianesimo legati all’operato di Peccei e dello sconcio Club di Roma, e mirano apertamente allo sterminio di gran parte dell’umanità. Il numero di abitanti che la Terra dovrebbe ospitare oscilla, secondo questi Hitler globali, fra i quattrocento milioni e il miliardo. Gli altri sei miliardi dovrebbero finire inghiottiti dal Moloch maltusiano: con aborto ed eutanasia rispettivamente al principio e verso la fine della vita, e per rovinare gli anni di mezzo la depenalizzazione della droga, per cui si batte a suon di campagne miliardarie un altro degli usurai mondiali: George Soros, il magnate che tanto si è dato da fare per la destabilizzazione dei Balcani, da cui è conseguito l’affermarsi degli estremisti islamici e l’inizio della persecuzione dei cristiani in Bosnia.

In-Q-Tel è il braccio della CIA nel settore degli investimenti commerciali. Google Earth è un veicolo finanziato dalla CIA per distruggere il mondo. Come disse il generale di corpo d’armato russo Leonid Sazhin nel 2005, “I terroristi non hanno bisogno di fare ricognizione sui loro obiettivi. Ora c’è un’azienda americana che fa il lavoro per loro.” (p. 16). Nel 2010 sia In-Q-Tel sia Google hanno investito in una società per monitorare il traffico di Twitter. La possibilità di monitorare i social media apre alla CIA infinite possibilità di influenzare gli sviluppi sociali, foraggiando i gruppi rivoluzionari, lanciando movimenti per la “libertà” e destabilizzando i regimi non graditi all’oligarchia americana, come s’è visto anche di recente nel caso delle famigerate “primavere arabe”, utili solo a portare al potere estremisti islamici (come nella criminale destabilizzazione dei Balcani ricordata sopra), e a scatenare stragi di cristiani e ondate migratorie incontrollate verso un’Europa in preda ai deliri tanatofili dell’imperialismo anglosassone. Ogni volta che gli USA si sono mossi per portare la loro mitica “libertà”, ad affogare nel sangue sono stati invariabilmente i cristiani (il Messico dei “cristeros” insegni).

Che internet abbia migliorato il mondo è tutt’altro che dimostrato. I periodi di crescita economica sono stati tutti senza internet. Con la diffusione della rete l’Occidente è entrato in una devastante crisi economica: perché? Perché le oligarchie degli usurai mondiali hanno adesso a disposizione una massa senza limiti di informazioni per alimentare le proprie speculazioni. Alla crisi, occorre aggiungere, contribuisce la contrazione dei mercati interni dell’Occidente grazie alla tragica denatalità. Ma anche questo non è un caso. È diretta conseguenza della cultura della morte, materialista, denatalista, abortista, eutanasica, in altre parole assassina e satanica, tipica dell’ambientalismo criminale. Proprio l’ideologia propagandata da Gianroberto Casaleggio e dai suoi sodali della società Casaleggio & Associati. Le predizioni catastrofiche degli ambientalisti sono state ripetutamente smentite dai fatti (ad esempio, secondo il Club di Roma, la catastrofe ecologica avrebbe dovuto colpirci intorno al 1980), ma, confidando nella memoria corta delle gente, vengono sistematicamente ripresentate con sconsolante ripetitività.

Beppe Grillo, Cespuglio Urlante di scarse idee, non è che un capopolo nichilista scelto da Casaleggio come agente di questa infame propaganda. Ciò non toglie che Grillo “abbia una sua personalità (…) spigolosa, segnata da ambizioni sfrenate come da traumi orrendi, calata dentro il ruolo di burattino, prima per intrattenere il pubblico, poi per guidare una nuova massa politica.” (p. 22).

Quella di Grillo è la “storia di un burattino cattivo”. Già da bambino si nota la sua determinazione a monopolizzare l’attenzione; in famiglia cantava lanciando urli “alla James Brown”, e il padre commentava alla madre: “Sembra una bestia. Tuo figlio è un idiota.” La passione di Cespuglio Urlante per il palco entrò in conflitto con la dura realtà. Ottenuto il diploma di ragioniere, andò a lavorare nell’azienda del padre che produceva fiamme ossidriche, ma mollò subito per fare il piazzista di una ditta di jeans. A un ritiro aziendale in Toscana, i colleghi, tirata fuori una chitarra, gli chiesero di esibirsi; il “nostro” non si fece pregare, e disse poi in famiglia che la sua esibizione era tanto piaciuta che si aspettava una promozione; invece venne licenziato.

Si dedicò allora alla carriera di cabarettista, mantenuto dagli amici e senza riuscire a crearsi un proprio repertorio, segno di deficiente creatività. L’occasione della sua vita fu l’incontro con Pippo Baudo che gli fruttò un contratto alla RAI, solo per farsi escludere per aver pronunciato una battuta contro Craxi. Fu l’inizio dell’agiografia di Grillo come “martire del sistema”. Cacciato dalla TV, si dedicò ad un nuovo tipo di spettacolo teatrale, girando l’Italia e la Svizzera italiana (dove sembra abbia preso residenza per evadere le tasse), per lanciare invettive a destra e a manca, denunciando vero o presunto malaffare a tutto campo.

L’incontro con Gianroberto Casaleggio segnò un altro punto di svolta: il capelluto Casaleggio aprì a Cespuglio Urlante la piattaforma ufficiale del partito, il blog “beppegrillo.it”, curandone ogni aspetto con la sua azienda Casaleggio & Associati.

La vita di Grillo fu segnata da due catastrofi. Il 7 dicembre 1980 presso Bec Rouge, sulle Alpi francesi, lo Chevrolet Blazer, il lussuoso ed enorme fuoristrada guidato da Grillo, uscì di strada dopo essersi avventurato su una strada ghiacciata nonostante i cartelli che la dichiaravano pericolosissima e chiusa, causando la morte di tre persone che si trovavano con lui: in pratica un’intera famiglia sterminata. Si salvò solo Grillo, gettandosi fuori dell’auto all’ultimo momento, prima che sprofondasse in un burrone di un’ottantina di metri, e venne condannato con sentenza definitiva a un anno e quattro mesi con la condizionale per omicidio colposo. Nell’agosto 1997 lo yacht Giò II, con Grillo al timone, affondò per una manovra azzardata di Grillo, che mandò l’imbarcazione sugli scogli presso Porto Cervo: la catastrofe fu evitata per pura combinazione, dato che c’era un altro yacht nelle vicinanze che si affrettò a ripescare i naufraghi. In entrambi i casi, Grillo mise a rischio i propri ospiti per soddisfare il suo narcisoide avventurismo, il suo bisogno di riaffermare in pubblico il proprio status.

Perché Casaleggio ha trovato in Cespuglio Urlante il perfetto propagandista per il suo progetto nichilista, di “un voto di protesta drogato dalla vana illusione di una fumosa democrazia diretta”? Dal Bosco indica cinque motivi: 1) Grillo riusciva a mantenere una qualche visibilità anche al di fuori del canale principale, quello della TV; 2) aveva già una sua credibilità su temi legati all’ambiente e agli scandali finanziari; 3) è un perfetto burattino, motivato da un violento rancore verso le istituzioni del paese (la TV che l’ha rifiutato, i politici che l’hanno privato del suo pubblico, i colleghi attori comici più bravi e fortunati di lui); 4) la sua tetra emotività è l’attrattore perfetto per un elettorato dominato dal risentimento (contro i politici, contro i ricchi, contro i giornali che non parlano mai di loro); 5) la sua incoscienza e mancanza di raziocinio, il suo primato assoluto dell’emozione sulla ragione, ne fanno l’ideale testa di maglio per lo scardinamento violento della società (pp. 38-40).

Dove dovrebbe condurre questo scardinamento? Ce lo dice il video “Gaia – The future of politics”, prodotto dalla Casaleggio & Associati, nel quale si preconizza una guerra mondiale contro Russia, Cina e Iran, a base di armi batteriologiche, alla fine della quale dovrebbe sopravvivere solo un miliardo di persone. Con una popolazione così tragicamente ridotta si avrà finalmente la condizione ideale per instaurare la “democrazia elettronica”, in un mondo senza stati, passaporti o rappresentanti politici, senza partiti, senza religioni, con un account internet detto “Earthlink”, di cui ogni sopravvissuto avrà bisogno per “esistere”. Una prospettiva mostruosamente apocalittica e anticristica, che Casaleggio rivendica come ideale. Le radici culturali dell’individuo sono a dir poco inquietanti e quanto mai nebulose: cicli arturiani, ideologia tecnocratico-esoterica ottocentesca di Alexandre Saint-Yves d’Alveydre.

Casaleggio gestisce la società Webegg (di consulenza internet alle aziende) inmodo del tutto scriteriato, succhiando ingenti risorse economiche, la porta al disastro e la lascia, fondando nel 2004 la Casaleggio & Associati. Grillo, per usare la terminologia casaleggesca, è l’influencer scelto per propagare la sua tanatofila ideologia. Osserva argutamente Dal Bosco che “Grillo era perfetto, anche se (…) non sarebbe stata la prima scelta. Più fresco e vitale, sarebbe stato Roberto Benigni, che era anche privo di alcune controindicazioni, come per esempio una condanna per omicidio” (p. 61).

Nel 2005, fiutato l’affare Grillo, Casaleggio fonda il (redditizio) blog di Beppe Grillo, che sfrutta Google Adsense, branca pubblicitaria di Google, è a pagamento e frutta 5 euro per ogni 1000 pagine scaricate, con un ammontare annuo stimato fra 5 e 10 milioni di euro. A Cespuglio Urlante certo questo non dispiace: la sua tirchieria è leggendaria: ben quattro presunti testimoni raccontano che girasse con una tuta senza tasche per non aver soldi da spendere.

Nel 2007 Casaleggio pianifica i V-Day, i mega-raduni che servono al lancio prima delle liste “Amici di Grillo” e poi dal Movimento 5 Stelle vero e proprio. Un’impeccabile democrazia caratterizza il movimento, tanto che in un fuorionda televisivo il consigliere emiliano Flavia viene beccato mentre dice: “tra gli eletti si sono degli infiltrati di Casaleggio, quindi noi dobbiamo stare molto attenti quando parliamo. Casaleggio è spietato, vendicativo.”

I parlamentari del Movimento 5 stelle non sono che formiche, di evidente incapacità, incompetenza, demenza politica e morale, “onorevoli acefali”, come li definisce Dal Bosco (p. 186). I loro exploit, non appena aprono bocca, sono allucinanti ed esilaranti, come quello di Giampaolo Vanoli che raccomanda di bere l’urina (p. 200). Il guru Casaleggio tende a considerarli delle specie di insetti. Del resto, Paul Ehrlich, autore della criminale bufala della bomba demografica, che prospettava lo sterminio di gran parte dell’umanità era, non a caso, uno specialista di entomologia (studio degli insetti).

Per realizzare una mostruosità come quella adombrata da Casaleggio, occorre naturalmente coinvolgere i giovani. Ed ecco le proposte del M5S per la famiglia e la scuola: la diffusione obbligatoria di Internet nelle scuole e la graduale abolizione dei libri di testo, i cui contenuti, se mai, rimarrebbero accessibili attarverso la rete. In tal modo si verrebbero a drogare le attività scolastiche fin dalla più tenera età dei bambini con la funesta ideologia dell’internet-centrismo, mentre la liceità di un libro di testo o di una determinata idea sarebbe decisa in rete, ossia nel luogo più soggetto al potere mistificatorio grillino. Ogni bambino crescerebbe “nell’illusione di essere ‘cittadino’ pienamente in grado di risolvere qualsiasi problema affidandosi alla magica entità chiamata rete.” (p. 274).

Non più esseri umani, dunque, ma “nodi” della “rete”, appunto come formiche, pronte a scatenarsi agli ordini di chi controlla la rete. Nell’accensione del focolaio rivoluzionario del Nordafrica via Facebook e Twitter, nel quale sembra siano implicati la CIA e i servizi segreti del Qatar, abbiamo un esempio della versione sovversiva, rivoluzionaria, di internet. Un altro esempio è il grave episodio teppistico di saccheggio avvenuto a Londra a fine estate del 2011, gestito dai delinquenti attraverso il BlackBerry (più economico di iPhone o di Samsung Galaxy). Splendida, a questo proposito, la definizione di Dal Bosco della rete come “immane, onnipervadente entità psicagogica e strangolatrice” (p. 65).

Dal Casaleggio-pensiero (Tu sei rete) si capisce come il concetto di rete sia assurto a base del progetto di conquista del mondo. L’autore cita ad esempio la rete delle comunicazioni dell’Impero romano, di quello persiano e di quello mongolo di Gengis Kahn (formato da un corpo di veloci cavalieri messaggeri, mentre i messaggeri nemici venivano sistematicamente uccisi per bloccare le comunicazioni avversarie). All’indomani dell’insediamento a Montecitorio dei deputati 5 Stelle, dopo la straordinaria vittoria elettorale del 2013, viene installata una rete wi-fi privata, separata da quella degli altri deputati, per i membri del movimento: un account blindato (5.STELLE.PHONE) a cui possono accedere solo gli eletti del M5S. Il richiamo a Gengis Kahn non è fuori luogo per un movimento che si propone l’eliminazione di sei miliardi di uomini.

Il popolo, come lo intende Casaleggio, non è qualcosa di reale, ma un concetto post-umano elettronico, sul quale si può impunemente agire per mezzo di aborti o armi batteriologiche, come si racconta nel video “Gaia”, prodotto dalla Casaleggio & Associati, nel quale si preconizza il disastro totale della cultura: scomparsa dei giornali, poi della televisione, poi dei libri; resterà solo la rete. In rete si mente meglio: secondo Casaleggio la diffusione del preservativo avrebbe diminuito l’incidenza di AIDS in Uganda dal 15% al 5%. Bufala enorme: la percentuale di sieropositivi in Uganda è prossima al 70%.

Frattanto i giornali sono, insieme alla politica, la fonte primaria dell’Agenda Setting, ossia dei temi di cui società e Stato devono occuparsi in un certo momento. Grazie a questa manipolazione, indipendentemente dalla reale urgenza dei problemi concreti, insignficanze come il matrimonio dei “ghei” o il presunto cambiamento climatico, spinte avanti dalle subdole tecniche di web-infiltration da parte di ben decisi cyber-squadristi, diventano i temi più dibattuti. I commenti negativi che tentano di farsi strada nella rete contro il dilagare delle insignificanze e delle ideologie assassine vengono sistematicamente censurati. Casaleggio predilige la categoria del marketing urbano formato da individui che sono al tempo stesso produttori e consumatori (prosumer), che producono e consumano notizie: i risultati sono fallaci se non stupidi. Si va verso la virtualizzazione del mondo: la gente dovrebbe immergersi nei mondi virtuali di internet, in modo da avere molteplici identità on line, “seconde vite”.

Vittima di tutto questo è la verità, e con essa la libertà. Non contano i fatti, ma quello che viene ripetuto ossessivamente dalla rete, aperta ai liberi commenti solo in teoria, mentre è alla mercé delle manipolazioni dall’alto e degli umori incontrollati della gente, fino a scatenare vere e proprie cacce alle streghe, come nel caso dello sventurato studente americano di origine asiatica Sunil Tripathi, sottoposto ad un vero linciaggio morale in rete come presunto colpevole dell’attentato dinamitardo alla Maratona di Boston del 2013; prima che i veri colpevoli venissero arrestati, il cadavere di Sunil venne ripescato in un fiume del Rhode Island.

L’immenso potere della rete nella manipolazione delle masse deriva dal fatto che l’immensa schiera delle nullità sfigate, convinte di essere geni misconosciuti, quando sono sedute al computer possono illudersi di essere al centro del mondo, in un autentico delirio di onnipotenza, mentre non fanno che lanciare insulti, provocazioni, soprannomi denigratori, sotto la vile copertura dell’anonimato, senza alcun risultato costruttivo. Nonostante ciò, grazie all’immenso potenziale mistificatorio della rete, il Movimento 5 Stelle viene presentato come “la nascita del più grande movimento del mondo non-ideologizzato”.

Ma è vero tutto il contrario: si tratta in realtà di un movimento iper-ideologizzato, pilotato da Casaleggio e sodali, i quali mirano a cavalcare “tutta la galassia della disobbedienza”, che lotta contro qualsiasi cosa (No-Tav, No global, ecc.), perseguendo al tempo stesso la seduzione di gente sempre più intorpidita dalla propaganda ambientalista, che impone raccolta differenziata, incentivi sul solare e la bici elettrica, e il mito della “traccia di anidride carbonica”, che Dal Bosco argutamente definisce “sostituto definitivo del Peccato Originale in questo mondo sempre più eco-blindato”. Eco-blindato e assassino: Bill Gates, padrone di Microsoft, finanzia con centinaia di milioni di dollari le multinazionali dell’aborto, come Planned Parenthood, abortifici globali che vivono sui proventi ricavati dalle vendite di computer che girano con Windows.

“La creatività dell’Uomo, la sua intrinseca capacità di opporsi all’entropia per mezzo del suo ingegno è vista con estremo sospetto: il suo ingegno è ciò che lo distingue dalle altre creature, di fatto il fattore che lo rende l’‘anomalia’ planetaria. L’uomo trasforma il mondo perché intelligente, perché dotato di capacità cognitive che lo rendono visibilmente in cima alla gerarchia delle creature terrestri. Nella visione ecologista, l’uomo non dialoga con l’universo, né può modificarlo: egli deve limitarsi a prendere ordini dalla natura, che, proprio come Gaia, assurge al ruolo di entità divinizzata, di dea pagana. Com’è possibile notare, questa è una sfiducia ontologica sull’uomo, una differenza radicale rispetto all’essere umano, una misantropia bella e buona che porta l’Uomo a una depressione suicida: l’Umanità diventa appunto la triste nemica di se stessa. Questo è anti-umanesimo, è un pensiero criminale che la civiltà deve espellere da sé se non vuole estinguersi.” (p. 135).

La diabolica farneticazione ambientalista si vale di una pseudoteoria economica edulcorata come “decrescita dolce”, e fa del Movimento 5 Stelle un partito mosso da istanze genocide fondate su una filosofia diabolica e anticristiana a scapito dei deboli, concepita dai forti: principi, re, direttori di fondazioni, megaspeculatori, intrallazzatori alla Peccei, comici miliardari (o semplicemente flaccidi poveracci che si sentono padroni del mondo quando siedono davanti a un computer con la pancia piena, e che costituiscono lo sprovveduto elettorato del movimento).

La rete a Cinque Stelle è inevitabilmente un percorso di morte, perché gli esseri umani sono soltanto di impiccio, destinati ad essere sacrificati a miliardi perché gli abitanti del pianeta si riducano al livello desiderato dai poteri forti antiumani, secondo il copione satanista gnostico già propalato un secolo fa da Helena Petrovna Blavatsky e consimili lemuri dei movimenti teosofici: satana, il serpente della Genesi sarebbe il vero creatore e benefattore dell’umanità, il brillante e radioso Lucifero che apre gli occhi all’“automa” fatto da Jehovah; e ciò sarebbe rispecchiato dal mito di Prometeo che ruba il fuoco a Zeus per darlo agli uomini. Il video caricato su YouTube il 27 giugno 2007 proclama: “L’uomo è Dio, è ovunque, è chiunque, conosce ogni cosa. Questo è il nuovo mondo di Prometeus.” Ecco un inno gnostico al sogno luciferino/prometeico, promessa eterna di ogni magia, esoterismo, yoga, culto orientale, satanismo.

Ciò è pienamente conforme alle farneticazioni del guru dell’esoterismo moderno, Aleister Crowley, pubblicate nel “Libro delle Legge” del 1876: “ora saprete che il sacerdote prescelto e apostolo dello spazio infinito è la Bestia principe-sacerdote, e alla sua donna chiamata la Donna Scarlatta è dato tutto il potere. Essi raduneranno i miei figli dentro il loro ovile: essi porteranno la gloria delle stelle nei cuori degli uomini”. Evidente il “febbrile riferimento all’Apocalisse giovannea” (p. 285). È una concezione demoniaca, che non sbocca nell’ateismo (un’idiozia alla quale i primi a non credere sono i cosiddetti atei), ma nella religione satanista, l’adorazione del figlio della perdizione, dell’anticristo, il cui obiettivo è distruggere l’immagine di Dio nell’uomo, per poter meglio distruggere l’uomo stesso. I servi della Bestia pensano forse di farla franca, o di vivere in eterno?

Nel suo odio contro la Chiesa, Casaleggio persegue lo scimmiottamento elettronico dell’onniscienza e dell’onnipresenza divina: un mondo elettronico, decarnalizzato, come per i catari e molti altri eretici, che vedevano il mondo materiale come una prigione da cui fuggire, creato da un dio malvagio, che avrebbe costretto l’uomo nella caduca dimensione terrena. Alla fine del video “Prometeus” appare il simbolo massonico de “l’occhio della Provvidenza”.

Nel video “Gaia, il futuro della politica”, Casaleggio prospetta l’incubo del Nuovo Ordine Mondiale, senza nazioni, dominato da un unico potere che, con l’occhio massonico, spia, controlla, rende schiavi i cittadini, e anela a sterminarli, con “totale indifferenza verso la dignità dell’uomo, ridotto a cifra morta, spendibile come meglio aggrada al potere. Una concezione antropologica agli antipodi del cristianesimo” (p. 141). Un mondo ineludibile che copre tutta la Terra, realizzato attraverso la rete, mentre ciò che rifiuta la rete è morte, violenza, scontro insensato. Gaia non è altro che l’inferno in terra. In tutto ciò non è azzardato vedere un segno della grande tribolazione e dell’anticristo. Per carità, solo un segno, perché il vero anticristo, secondo le rivelazioni private a grandi veggenti come Maria Valtorta e la Beata Caterina Emmerich, sarà un grand’uomo, grande nel bene dapprima e poi, dopo essersi corrotto, grandissimo nel male, e non un qualsiasi omiciattolo capelluto, delirante in internet.

È possibile che in qualcosa Cespuglio Urlante abbia ragione? Ad esempio, sono propenso a dargli ragione quando nega che esistano prove certe sui collegamenti fra AIDS e virus HIV (p. 36). Infatti molti casi di AIDS si verificano senza che sia presente l’HIV, tanto che gli “scienziati”, per evitare l’imbarazzo di spiegare questa piccola discrepanza con la teoria del HIV come causa dell’AIDS, hanno inventato un’altra sigla: ITL, appunto l’AIDS in assenza di HIV. E si conoscono casi di gente positiva al test dell’HIV ma che non ha l’AIDS, e campa per decenni senza ammalarsi; infine, dietro al problema AIDS stanno giganteschi interessi costituiti di grandi scuole americane di ricerca medica e di case farmaceutiche. Sembra quindi che, almeno su questo punto, Grillo abbia ricevuto la giusta imbeccata. Ma questo cosa cambia? È inevitabile che un individuo scatenato, che attacca tutto e tutti, finisca per imbroccare ogni tanto qualcosa di giusto. Ciò non modifica il giudizio negativo sul personaggio e tanto meno sulle politiche tanatofile e criminali di cui è burattino. Se mai è l’eccezione che conferma la regola.

Piuttosto è il caso di chiedersi, come fa Dal Bosco, se quella di Grillo e Casaleggio sia una setta, e la risposta sembra essere positiva (pp. 155-156). Tre sono, secondo lo psichiatra Robert Jay Lifton, le caratteristiche di una setta apocalittica: 1) il guru diventa oggetto di adorazione superiore rispetto ai principi religiosi (e infatti l’autorità di Grillo è in continua collisione con i principi del M5S, sia per le sue continue intromissioni nella vita del Movimento, sia per le sue personali faccende come miliardario pregiudicato e pluriomicida); 2) elementi di “riforma del pensiero” (con l’accento sulla critica, l’autocritica, la confessione dei propri errori gestita in modo programmato, le continue smentite a cui sono costretti i parlamentari grillini, il cui mandato non coincide con quello pubblico ma va rinnovato ciclicamente con l’atto della votazione in rete); 3) sfruttamento economico (tre quarti dello stipendio di parlamentari e consiglieri regionali finiscono al Movimento, cioè a Grillo e Casaleggio). Secondo Dal Bosco, un ulteriore elemento a questo proposito è il progetto di villette anti-atomiche e anti-batteriologiche e il mini-fortino in Costarica, altrettanto anti-atomico e anti-batteriologico, posto a quota di sicurezza in vista del mitico innalzamento del livello marino.

La setta non esita a ricorrere all’inganno per gonfiare artificialmente il proprio seguito: il 43,9% dei follower (seguaci) Twitter di Cespuglio Urlante è in realtà costituito dai cosiddetti “bot” (account falsi). Il fenomeno, del resto, è diffuso e ben noto: uno studio americano ha affermato che il 70% dei 29 milioni di seguaci Twitter di Lady Gaga è fasullo, e anche il 30% dei 19 milioni di seguaci Twitter di Barack Obama. In Italia sono falsi il 33% dei 150.000 seguaci Twitter di Antonio Di Pietro (a lungo cliente della Casaleggio & Associati), e il 31,61% di quelli di Nichi Vendola, e pure un 31% di quelli di Pierluigi Bersani (p. 164). L’autore dell’indagine sui falsi seguaci Twitter è il Professor Marco Camisani Calzolari, dell’Università IULM di Milano, che ha ricevuto minacce di querela da parte di Cespuglio Urlante e attacchi di cyber-squadrismo da tutti i siti controllati dalla Casaleggio & Associati, con insulti, minacce, mail-bombing (invio di un numero enorme di e-mail ad un unico indirizzo in modo da paralizzarlo) e diffusione del suo indirizzo e dei suoi dati personali. Questo tipo di teppismo di rete è noto come “trollismo”, da “troll”, i mostri carnivori e repellenti abitanti nelle caverne, inventati dal folklore nordico.

Ogni minimo attacco a Cespuglio Urlante su internet scatena una valanga di commenti quasi tutti di sostegno al personaggio, con tecniche di manipolazione della pubblica opinione che sono all’ordine del giorno alla Casaleggio & Associati. Puntuale il commento di Dal Bosco: “Capiamo insomma cosa sia in realtà il M5S: esso è l’alba della trollocrazia, l’alba dei troll al potere (...) e con tutta la loro lagna irosa, la loro superficialità umana, la loro pochezza culturale e morale, la loro demenza antisociale. Le persone che riversano il loro automatico, solitario malanimo su blog e forum, ora hanno finalmente un partito da votare. Il partito dell’odio del XXI secolo, il partito del risentimento.” (p. 165).

Un partito che, se dovesse prevalere, instaurerebbe la più tragica e irreversibile dittatura o, come la chiama Dal Bosco, “la grande truffa della Jamahiriyya elettronica” (p. 173). Cespuglio Urlante mira ad instaurare il referendum permanente, in cui il cittadino dovrebbe votare al posto dei deputati. Bel programma: la democrazia diverrebbe una burletta, dominata da oligarchi e plutocrati, ma con il popolo convinto di essere al comando. I risultati del voto sarebbero manipolati a piacimento secondo gli interessi dei poteri forti, e gli ordini dovrebbero essere accettati senza fiatare, perché sarebbe come se ce li fossimo dati da soli. Le stesse discussioni politiche in rete sarebbero certamente manipolate: esistono a questo proposito numerose ben collaudate tecniche di web-infiltration, di cui la Casaleggio & Associati è espertissima: attacchi di autenticazione, attacchi di autorizzazione, upload, iniezione di codice, attacchi database.

Non a caso, tutto questo orrore a Cinque Stelle ha ricevuto nel 2013 l’autorevole sostegno dell’ambasciatore statunitense David Thorne, in perfetta linea con lo status dell’Italia come paese a sovranità limitata. Il Thorne ha invitato a cantare a Roma, per l’Europride del 2011, la “signora” Germanotta, in arte Lady Gaga, che ha potuto cantare l’inno omosessuale “Born this way” proprio in faccia al Vaticano. Evidentemente l’ambasciatore della superpotenza prepotente ha le spalle ben coperte e chiarissime istruzioni sul da farsi (p. 230).

Negli Stati Uniti si sta applicando l’Agenda 21 dell’ONU, un piano diabolico che mira alla distruzione del ceto medio, alla formazione di una società neofeudale di pochi ricchissimi signoreggianti su un proletariato drogato dall’illusione di “ascensori sociali” veicolata dai reality show televisivi (“partecipare al ‘Grande Fratello’ e diventare qualcuno”); la mistificazione ecologica viene usata come cortina di fumo per un piano che pervade l’intera vita sociale. Se ne occupa una ONG, la ICLEI (International Council of Local Environmental Initiatives), creata a New York nel 1990, che porta le direttive internazionali fin dentro i piccoli comuni. L’Agenda 21 viene quindi applicata a livello locale come un vero programma di pulizia etnica, con piani di zonizzazione territoriale miranti a portare via la gente dalla campagna, fuori dalle case private e dentro i condomini, con i ciclisti trasformati in truppa d’assalto contro le automobili e l’industrializzazione, raggruppati in organizzazioni come “Critical Mass, che occupa sistematicamente le strade con stormi di cicli per impedire il traffico con altri mezzi”. (p. 253).

“Il lavoro per cui l’ICLEI è profumatamente pagato dal contribuente, è quello di spingere determinate policy con affinate campagne di lobbying sui poteri locali. Come quella riguardante la protezione del clima, per la quale si dovrebbe riportare il consumo mondiale di energia ai livelli pre-1985. Ciò che fu pensato nei salotti globali 30 o 40 anni fa, viene ora applicato ai nostri comuni (...) grazie ai volontari M5S, alle loro urla, ai Meetup, alle demagogie assassine con cui Grillo e Casaleggio riempiono il vuoto dei loro attivisti-automi.” (p.259).

Va aggiunto che Cespuglio Urlante e il suo burattinaio non avrebbero tanto ossigeno se non fosse per l’appoggio della casta universitaria che propaga, con dubbie ricerche pseudoscientifiche, il nefasto slogan malthusiano “Siamo troppi” e l’ambientalismo criminale, rafforzando quindi la mistificazione antiumana del Club di Roma, delle Cinque Stelle e dei loro complici. Il Dragone della falsa scienza è il principale supporto della Bestia anticristica del potere.

Confesso di essere cascato anch’io nella trappola ambientalista e darwinista, dopo un soggiorno negli USA come borsista Fulbright, nel quale ho subìto il classico lavaggio del cervello, con relative farneticazioni pseudo-pedagogiche. Ben presto, però, ho cominciato a rendermi conto dell’inganno: non solo tutto ciò è scientificamente errato, ma profondamente disonesto, perché i terroristi dell’ambiente, spaventando la gente, si accaparrano soldi e visibilità, mentre lo scienziato serio che dimostri l’assurdità dell’ecocatastrofe non attira finanziamenti e, bollato come traditore dell’avida corporazione, diventa rapidamente inviso ai lemuri che scaldano le mal acquistate cattedre. Chissà perché, non mi è neppure venuto in mente di attaccarli con metodi “troll”. Li ho affrontati a viso aperto, e credo fosse l’unica cosa da fare.

Anche Dal Bosco affronta gli spettrali nemici dell’umanità a viso aperto. Meriterebbe una cattedra universitaria, ma i lemuri accademici non gliela offriranno mai. Si può solo ammirarlo e consigliargli di guardarsi le spalle.

EMILIO BIAGINI


I TRIGOTTI

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    Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

    I TRIGOTTI

    -Figura_aquila

    And the winner is …….

    Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

    MARCANTONIO COLONNA [pseudonimo] (2017) Il papa dittatore, Amazon e-book

    Recens.Marcantonio Colonna-Il papa dittatore

    Un saggio fondamentale per comprendere la grande apostasia che sta travolgendo tanti uomini di Chiesa:

     

    MARCANTONIO COLONNA [pseudonimo] (2017) Il papa dittatore, Amazon, e-book

     

    Ecco un libro che espone fatti, molti dei quali già ben noti, accanto a diversi altri meno noti, e che ha il grande pregio di sintetizzarli in modo efficace, così che scolpisce a tutto tondo l’immagine non proprio edificante del sedicente papa che sta tentando di scardinare la Chiesa (e che fallirà miseramente). Perché sedicente? Perché, a parte le molte eresie che già basterebbero a squalificarlo, la sua elezione è stata del tutto irregolare. Infatti il documento papale ufficiale di Giovanni Paolo II, Universi Dominici gregis, che regola il conclave, vieta categoricamente, sotto pena di scomunica latae sententiae, ai cardinali elettori ogni forma di accordo preventivo o campagna elettorale. La scomunica colpisce anche il candidato che dà il proprio assenso a questa forma di sostegno. Un papa scomunicato, eletto da una cricca di scomunicati, evidentemente non può essere papa di fronte a Dio.

     

    Bergoglio quindi non è papa, poiché la congiura a suo favore ci fu, ed egli non solo aveva dato il proprio assenso, ma attendeva con ansia il risultato. Già da arcivescovo di Buenos Aires aveva rivelato la sua ambiguità tipicamente argentina di marca peronista: dare ragione a tutti, non importa se di idee totalmente opposte; e infatti già allora era conservatore con i conservatori, estremista con i lugubri seguaci della cosiddetta “teologia della liberazione”. Tra il 2001 e il 2005 si compì la sua svolta a sinistra, che lo avvicinò a Martini e alla mafia di San Gallo, ma con tipica ambiguità sostenne apparentemente l’ortodossia, frenando al tempo stesso quelli che volevano opporsi con maggior energia alla svolta laicista del governo argentino, quando nel 2010 questo approvò il “matrimonio” omosessuale, e in tal modo vanificò l’opposizione cattolica lasciando tuttavia l’impressione di essere un difensore dell’ortodossia. Esattamente l’opposto del “sì-sì, no-no” evangelico.

     

    Mentre stava per raggiungere i settantacinque anni che lo avrebbero costretto a ritirarsi, si verificarono le dimissioni di Benedetto XVI, che lo rimisero in gioco. Lo scandalo Vikileaks del 2012 aveva rivelato l’impotenza di Papa Ratzinger a controllare il caos delle finanze vaticane, nonché la spaventosa corruzione morale del Vaticano. Occorreva chi potesse bonificare la palude, e il conclave del 2013 si svolse in un clima di paura, che non è certo lo stato d’animo migliore per fare una buona scelta. Per giunta, Bergoglio, erede politico di Juan Peron, è stato eletto in base ad una votazione discutibile e in sospetto di nullità per vizio procedurale.

     

    Abile manipolatore, con alle spalle un’esperienza come buttafuori di locali notturni di periferia prima di farsi prete, falso verso tutti e seminatore di terrore tra i suoi collaboratori, ama circondarsi di mediocrità che non gli danno ombra e che può facilmente controllare. Notevole la sua falsa umiltà, sempre manifestata in modo da attirare l’attenzione, fino a prendere ostentatamente la metropolitana di Buenos Aires portandosi dietro il fotografo per immortalare l’evento. La sua tendenza a ignorare le persone di rilievo per chiacchierare con gli umili, non è umiltà ma espressione di diffidenza e di severo controllo psicologico. Usando la sua rete di delatori nei punti chiave a Buenos Aires come a Roma, Bergoglio ha prodotto una vasta ragnatela di menzogne e di terrore.

     

    Navigato politico, si è spregiudicatamente servito dei mass media per presentarsi come il grande riformatore. In realtà nella diocesi di Buenos Aires aveva ottenuto solo risultati disastrosi: uno spaventoso calo di adesione alla Chiesa e il crollo delle vocazioni sacerdotali e religiose. Su scala maggiore ha ottenuto i medesimi risultati a Roma. Alla sua elezione vi erano tre gravi problemi: 1) lo scandalo della Curia romana, 2) gli abusi sessuali del clero, 3) il disastro delle finanze vaticane.

     

    La situazione era già grave al tempo di Pio XII, che non poté porvi rimedio. Aggiungo che i monsignori di Curia si guardavano bene dall’obbedirgli a tal punto che il Santo Padre una volta commentò: “Certo è che così io non ho degli aiutanti, ma dei Giuda” (Maria Valtorta, Lettere a Madre Teresa Maria, vol. II, p. 281). Sotto ogni successivo Papa, la palude vaticana andò peggiorando, perfino con San Giovanni Paolo II che era certamente un grande e santo papa, ma che trascurò interamente la fogna romana. L’unico che fece qualcosa fu Benedetto XVI, che destituì diverse decine di vescovi e centinaia di preti per il peccato contro natura, ma finì per dimettersi, sopraffatto da una situazione insostenibile (anche, sembra, per l’ostilità della venefica amministrazione Obama, che pare sia giunta ad impiegare hacker per bloccare i bancomat del Vaticano).

     

    Ma Bergoglio non ha fatto assolutamente nulla, a parte le chiacchiere buoniste di “misericordia” e di “chi sono io per giudicare?” Costui ha messo tutti i poteri, incluse polizia e giustizia, nelle mani dei responsabili della corruzione, così che la manovra contro la corruzione stessa è stata ridotta a parodia dai funzionari corrotti. Vengono invece spietatamente perseguitati tutti coloro che tentano di denunciare la corruzione. Vi è un capillare spionaggio interno che passa al setaccio ogni e-mail e registra tutte le telefonate, e guai se qualcuno osa chiamare una ditta esterna per verificare le manomissioni del suo computer.

     

    Bergoglio ha manipolato i Sinodi per la famiglia del 2014 e del 2015, sabotando la posta in modo che non pervenisse ai Padri sinodali il libro Permanere nella Verità di Cristo che difendeva la dottrina immutabile della Chiesa, e violando spudoratamente in tutti i modi le norme che regolano i Sinodi stessi. Nonostante l’opposizione della grande maggioranza alla “proposta Kasper” (che in termini ambigui suggeriva di avviare la Chiesa verso la tolleranza dell’adulterio e del peccato impuro contro natura, e minava il diritto dei genitori di educare i figli), i Padri se la sono ritrovata costantemente riproposta come se nulla fosse. Bergoglio e i suoi accoliti hanno forzato il Sinodo ordinario imponendo una disgregazione della pastorale, abbandonata all’arbitrio delle singole conferenze episcopali, in barba all’unità della Chiesa e all’ortodossia.

     

    Successivamente “papa” Francesco ha pubblicato l’esortazione apostolica Amoris laetitia nella quale “apre” alla Comunione agli adulteri impenitenti. Quattro cardinali (Burke, Caffarra, Meisner e Brandmuller), sostenuti da numerosi altri prelati e da personalità laiche, si sono permessi di chiedere delucidazioni private alle quali non è stata data risposta; allora hanno pubblicato le loro richieste, i famosi dubia, anch’essi rimasti senza risposta. Bergoglio ha invece spinto i suoi complici a screditare i firmatari. Infine uno dei più fidi bergogliani, Coccopalmerio, si è degnato di riaffermare, lo scardinamento delle norme morali in nome di generici sdilinquimenti buonisti per le “famiglie ferite”, in base ai quali la legge naturale non sarebbe più vincolante, ma una semplice “fonte di ispirazione” (qualunque cosa ciò voglia dire). Mi permetto di commentare che si sente in ciò il sibilo del serpente che si finge “più buono” di Dio.

     

    La Pontificia Accademia Pro Vita è stata poi erosa con la nomina a suo capo del carrierista Fisichella, cha ha dato subito l’impressione di essere favorevole all’aborto. Allontanato in seguito allo scandalo, è stato tuttavia ricompensato con la carica di capo del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione. Al suo posto è andato Vincenzo Paglia, sostenitore dell’educazione sessuale (che in pratica è corruzione di minorenni) e committente del noto affresco pornografico omosessuale blasfemo nella cattedrale di Terni. Bergoglio ha poi fatto piazza pulita nell’Accademia, con nuovi statuti, nuovi membri e la nuova direzione impressa dall’Amoris laetitia. Nel 2016, infatti tutti i membri sono stati licenziati ed è stata spalancata la porta ai non cattolici, mentre si è abolito il giuramento di fedeltà che obbligava i membri all’adesione alla dottrina cattolica. In parallelo a questa degna vicenda di normalizzazione bergogliana è stato pure messo all’angolo il Pontificio Istituto Teologico per Studi su Matrimonio e Famiglia: escluso dal Sinodo, e successivamente epurato.

     

    Il “pontificato” di Bergoglio è all’insegna dell’ambiguità, ma è più che lecito il sospetto che tutto ciò non sia prova d’incertezza, ma nasconda un disegno ben preciso di snaturare la Fede e la morale. Se questa non è la grande apostasia e l’abominio della desolazione non si sa proprio come chiamarla. Siamo di fronte al “pastore idolo” che idolatra se stesso e maltratta il gregge mentre fa le moine ai lupi? Dice il profeta Zaccaria: “… ecco, io susciterò nel paese un Pastore che non si curerà delle pecore che periscono, non cercherà le disperse, non guarirà quelle ferite, non nutrirà le sane, ma mangerà la carne delle grasse, e strapperà loro perfino le unghial Pastore stolto che abbandona il gregge!” (Zaccaria 11, 16–17). E il Divino Maestro disse alla veggente Maria Valtorta: “Fra i grandi della Chiesa vi sarà demoniaca vendemmia come dice l’Apocalisse, ma la Luce non può morire anche nell’orrore della prova. Allora verrà il pastore idolo e per i vivi di quel tempo sarà un bene la morte.” (I Quaderni del 1943, 9 dicembre).

     

    In effetti l’essenza della misericordia bergogliana è fatta proprio di maltrattamenti inflitti al gregge. Lo dimostra in modo lampante la persecuzione contro i Francescani dell’Immacolata che si attenevano rigorosamente al voto di povertà, celebravano la Santa Messa secondo il rito antico e attraevano un grandissimo numero di vocazioni, oltre a spingersi nella loro opera missionaria dove altri non andavano. La gente li seguiva e mostrava di preferirli agli altri ordini secolarizzati. Proprio per questo, sono stati commissariati, calunniati e distrutti, senza tener alcun conto della legge della Chiesa che prevede i principi della prova e dell’equo processo.

     

    Per la distruzione dei Francescani dell’Immacolata non è stata fornita alcuna spiegazione, nessuna accusa credibile è stata formulata, a parte le calunnie fatte filtrare sulla stampa, in perfetto stile dittatoriale. Monsignor José Rodriguez Carballo, numero due della Congregazione per gli Istituti della Vita Consacrata e quindi secondo firmatario, dopo il proprio diretto superiore, del decreto di commissariamento dei Francescani dell’Immacolata, ha un interessante curriculum. È stato la prima nomina importante di Bergoglio a meno di un mese dal conclave; i suoi “meriti”, nei dieci anni in cui è stato Ministro Generale dell’Ordine francescano, includono un grande scandalo finanziario, con frode e appropriazione indebita di decine di milioni di euro che avevano messo in ginocchio le finanze dell’Ordine, ed erano stati investiti in società offshore in Svizzera, coinvolte nel commercio di armi, nel traffico di droga e nel riciclaggio di denaro.

     

    Su ordine di Bergoglio, il commissario imposto ai Francescani dell’Immacolata, padre Fidenzio Volpi, ha imposto sullo sventurato Ordine un vero regno del terrore, senza che mai venisse specificata e tanto meno provata alcuna loro irregolarità, e senza dare ai perseguitati il modo di difendersi, violando così le più elementari norme del diritto canonico. Volpi ha accusato Padre Mannelli di aver distratto fondi, una calunnia mai provata. Padre Mannelli ha risposto con una querela per diffamazione ottenendo piena soddisfazione dal tribunale di Avellino che ha imposto a Volpi di scusarsi e gli ha comminato una pesante multa. A tutte le personalità laiche indignate per il trattamento inflitto ai Francescani dell’Immacolata non è stata data alcuna risposta. È stato probabilmente costretto alle dimissioni un vescovo delle Filippine che aveva accolto sei frati dell’Immacolata fuggitivi, che avrebbero voluto rifondare l’Ordine nella sua diocesi.

     

    Analoga persecuzione ha colpito le Suore dell’Immacolata, accusate di amare il Rito antico della Messa, di “pregare troppo” e di fare “troppe penitenze”. La Suore si sono appellate al Tribunale della Segnatura Apostolica guidato dal cardinale Burke, il quale ha dato loro ragione. Quattro mesi dopo Bergoglio lo ha rimosso dalla carica.

     

    La vera causa della persecuzione contro i frati e le suore dell’Immacolata non è difficile da comprendere. Il loro enorme successo pastorale faceva sfigurare gli altri Ordini, che si erano adeguati alla deriva postconciliare, ed erano abbandonati dai fedeli, senza vocazioni e in pieno sfacelo. In altre parole, facevano risaltare il fallimento della Chiesa “progressista”.

     

    Il caso dei Legionari di Cristo, dove realmente vi era del marcio, e non poco, sta in forte contrasto con la gratuita persecuzione e la macchina del fango scatenata contro gli innocenti Padri dell’Immacolata. I Legionari di Cristo erano stati fondati da Marcel Maciel, tossicodipendente e sessualmente promiscuo, che ha dedicato il tempo alle sue amanti e a rastrellare soldi. Essi sono stati sì investigati, ma nel modo più paterno e benevolo. La procedura era stata avviata nel 2005 da Benedetto XVI e chiusa all’inizio del 2014, poco dopo l’insediamento di Bergoglio. La ricchezza dei Legionari di Cristo è stata un importante fattore nell’occhio di riguardo riservato alle loro magagne. I Francescani dell’Immacolata erano poveri e contro di loro non si è avuto alcun riguardo, sebbene fossero innocenti.

     

    Altro affare poco edificante è quello dei Cavalieri di Malta, ordine ospedaliero sovrano attivo in gran parte del mondo. Tutto è cominciato per la rivalità del gruppo tedesco, che non rispettava la morale cristiana, essendo coinvolto nella distribuzione di preservativi in America Latina, ed il Grande Maestro, Fra’ Matthew Festing, inglese che godeva della protezione del cardinale Burke. Si giunse così alla disputa su un grosso lascito amministrato da una fiduciaria di Ginevra, ben nota per la sua gestione in una serie di paradisi fiscali. Vi era una causa in corso tra l’Ordine e la fiduciaria ginevrina, che rischiava di far apparire il pesante coinvolgimento del Gran Cancelliere dell’Ordine, il tedesco Albrecht Boeselager, nella fiduciaria medesima. Boeselager venne costretto alle dimissioni, ma, per quanto dimissionario, e quindi a rischio di una esposizione dei suoi rapporti con la fiduciaria ginevrina, aveva modo di manovrare dietro le quinte, poiché suo fratello Georg era stato appena nominato al Consiglio di Soprintendenza delle Opere di Religione, in altre parole era diventato uno dei governatori della banca vaticana. Quindi Bergoglio intervenne, obbligando alla dimissioni Festing, mentre il Boeselager è stato reintegrato come Gran Cancelliere. Così, grazie alla “misericordia” bergogliana, l’uomo dei preservativi, sospettato di inosservanza dell’insegnamento morale della Chiesa, è stato premiato, e il superiore che aveva cercato di sanzionarlo ha perso la carica.

     

    Questa vittoria non mancava di aspetti gratificanti per certuni: nel 1952 il Vaticano aveva perso una causa contro l’Ordine di Malta, ed aveva così la sua rivalsa; ma soprattutto gratificante era la vendetta di Bergoglio per l’opposizione che gli era stata manifestata da membri dell’Ordine quando era arcivescovo di Buenos Aires; e con ogni probabilità vi era pure vendetta per la sconfitta argentina nella guerra delle Falkland. Il vero risultato è stato quello di sostenere un colpo di Stato aristocratico nell’Ordine di Malta, essendo Boeselager e i suoi sostenitori tutti aristocratici tedeschi, esattamente l’opposto della strombazzata posizione di Bergoglio contro i privilegi. Ma il contraccolpo più significativo è stato l’indebolimento del Cardinale Raymond Burke, contro il quale Bergoglio aveva orchestrato una delegittimazione segreta fin dalla pubblicazione dei dubia. Infatti l’incarico di Burke come Cardinale Patrono dell’Ordine è stato sospeso, e Monsignor Becciu ha ricevuto la nomina di delegato speciale per dirigere l’Ordine stesso, in spregio allo status sovrano da questo sempre goduto. L’Ordine di Malta è stato quindi posto sotto tutela, e non è stato distrutto solo perché si è arreso. Vari giuristi italiani hanno osservato che, se tale era il rispetto che il Vaticano aveva per la sovranità, nulla poteva impedire allo Stato italiano di inviare la polizia a investigare sulle finanze vaticane. Né va dimenticata l’interferenza bergogliana negli affari interni italiani, non certo per esortazioni apostoliche al bene, ma per far rimuovere da Roma i duecento manifesti che lo satireggiavano e per fermare il camion vela che si permetteva (scandalo!) di riaffermare che i bambini sono maschi e le bambine femmine, e un altro camion vela che recava il ritratto del Cardinale Caffarra (dichiarato dai poliziotti “un eretico” perché si opponeva al “papa”). La dittatura di Bergoglio ci ha dato anche questo: i poliziotti italiani che trinciano giudizi teologici a vanvera.

     

    Da Santa Marta, Bergoglio dispensa punizioni a quelli che gli sono antipatici e premia i suoi scherani. Prima della sua elezione era in urto con l’argentino Istituto del Verbo Incarnato, ed aveva antipatia per il vescovo di Ciudad del Este, in Paraguay, Monsignor Rogelio Livieres. Entrambi godevano di ottimo successo pastorale, evidenziato dal grande numero di vocazioni. Bergoglio, raggiunto il potere, ha disperso i loro seminaristi e distrutto il loro lavoro. Evidentemente anch’essi aderendo, come i Francescani dell’Immacolata, alla Tradizione e dimostrandone il successo pastorale contrastante con lo sfacelo progressista, andavano schiacciati per sopprimere scomodi termini di confronto.

     

    L’atmosfera in Vaticano è divenuta irrespirabile. Prima di Bergoglio vigeva la consuetudine dell’“udienza di tabella”, che garantiva ai capi dei dicasteri vaticani due udienze papali al mese, che si svolgevano in clima amichevole per discutere i vari problemi. Bergoglio le ha abolite; pochissimi riescono a parlargli e in modo irregolare, in base al capriccio del despota. E questa sarebbe la “collegialità”. Il controllo della Segreteria di Stato sul resto della Curia è diventato più assoluto che mai. Cardinali e monsignori sono estenuati da continui rimproveri, sgarbate critiche pubbliche, licenziamenti e minacce. Per un certo tempo il Segretario di Stato Pietro Parolin è stato favorito, ma da qualche tempo Bergoglio si avvale di più del Sostituto di Parolin, Monsignor Angelo Becciu, strumento più adatto ai suoi scopi perché ha più da guadagnare dal suo padrone. È nello stile bergogliano non permettere che alcuno di senta troppo sicuro fra quelli che compiono il lavoro sporco per lui.

     

    In un regime del genere, i prelati che godono del favore sono gli adulatori, come il cardinale Coccopalmerio che ha protetto il prete pedofilo Inzoli, e che si è avvalso come segretario di monsignor Luigi Capozzi, fino a quando costui è stato arrestato in un festino omosessuale a base di droga. O un affarista senza scrupoli come il cardinale Calcagno, il cui losco passato come vescovo di Savona non gli ha impedito di essere il responsabile del patrimonio della Chiesa. O il cardinale Baldisseri, abile manipolatore della “misericordia” nei Sinodi sulla Famiglia.

     

    I cardinali in disgrazia sono quelli nei quali Benedetto XVI aveva posto la sua fiducia: Burke, Müller e Sarah. Anche Ouellet è stato messo in disparte perché troppo indipendente. Nell’estate del 2016, tre funzionari del cardinale Müller sono stati convocati da Bergoglio e licenziati con l’accusa di averlo criticato; il cardinale Müller ha provato a difenderli e, in un’udienza ottenuta dopo diversi mesi, si è lamentato che i tre erano tra i migliori del suo dicastero, ma Bergoglio ha respinto ogni protesta, concludendo: “Io sono il papa e non ha bisogno di dare spiegazioni per nessuna delle mie decisioni. Ho deciso che se ne devono andare e se ne devono andare.” Il cardinale Sarah è stato privato di tutti i suoi collaboratori alla Congregazione per il Culto Divino, sostituiti da ventisette nuovi membri, lasciando così il cardinale del tutto isolato. Questo modo di procedere rientra nel metodo di Bergoglio di dare assicurazioni prima di fare un brusco voltafaccia, attaccando quelli che ritiene suoi nemici per isolarli e lasciarli senza risorse. In questo trova sostegno nei suoi lacché, incaricati di minacciare scomuniche e privazioni della dignità cardinalizia.

     

    La dittatura bergogliana non si basa soltanto sui lacché a sua disposizione in Vaticano, ma spazia per il mondo. Alcuni dei quarantacinque firmatari della lettera inviata il 29 giugno 2016 ai cardinali e ai patriarchi, nella quale si domandava loro di chiedere spiegazioni sulle proposizioni dubbie di Amoris laetitia, sono stati perseguitati, uno licenziato, un altro colpito da proibizione di parlare pubblicamente dell’esortazione “papale”, e così via; presumibilmente è stato risparmiato chi non era perseguitabile perché, in quanto laico, non era soggetto alla disciplina ecclesiastica. È da sottolineare che i firmatari chiedevano solo chiarimenti e non formulavano alcuna critica, ma sotto Bergoglio è vietato chiedere chiarimenti.

     

    Alcuni zeloti papisti, evidentemente malati di papolatria, hanno costituito un Osservatorio per l’Attuazione della Riforma della Chiesa di Papa Francesco. Questo gruppo ha iniziato nel corrente anno accademico un controllo di tutte le pubblicazioni e lezioni del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia, onde accertare se seguono le nuove direttive, prevedendo anche di interrogare gli studenti all’uscita dalle lezioni, con l’evidente intento di servirsene cone spie. In pratica non si deve proporre un “ideale astratto” di matrimonio, cioè il matrimonio cristiano, ma adattarsi alle “situazioni concrete”, cioè agli adulteri, ai divorzi, alle famiglie in pezzi, eccetera. È l’applicazione letterale della teologia della rivoluzione, che capovolge la teologia: non si parte dal dato e dal precetto rivelato per calarlo nella realtà e lottare contro il peccato, ma si parte dalla realtà piena di peccato per adattarvi la Rivelazione a comodo dei peccatori. Come già osservato, il diavolo vuole apparire più buono di Dio.

     

    I risultati della mirabile “rivoluzione” bergogliana sono ben noti: estraniamento dei fedeli, crollo della frequenza alle funzioni religiose; e di certo il crollo sarebbe ancor più grave se tutti i vescovi e tutti i preti si comportassero in modo bergogliano, ma per fortuna ve ne sono ancora che tengono fede alla dottrina di sempre e sono seguiti dai fedeli. Le presenze alle udienze generali in Piazza San Pietro sono crollate da oltre cinquantamila nel 2013 a poche migliaia, e non vengono più fornite statistiche in materia dal 2016. Perfino in ambienti liberali si ammette il generale fallimento; gli stessi prelati che hanno spinto per l’elezione di Bergoglio sono ormai persuasi che si sia trattato di un tragico errore e pensano di farlo dimettere.

     

    La scomparsa della Clinton dalla scena politica ha lasciato solo Bergoglio nel suo folle piano di coalizzare contro gli USA l’America Latina e l’Europa, a formare “la patria grande”. La Brexit ha lasciato soli Macron e la Merkel rannicchiati intorno al fantasma dell’ordine liberale e della cospirazione mondialista, senza contare che Africa e Islam vi sono assolutamente estranei ed ostili. Il governo statunitense ha probabilmente in mano le prove che l’Obolo di San Pietro è stato usato per sostenere la campagna elettorale della (abortista e filomosessualista) Clinton, e potrebbe decidersi ad usarle dopo il brutale allontanamento dal Vaticano di Libero Milone, personaggio vicino agli USA.

     

    Ma Bergoglio è ancora fortissimo per il gran numero di sostenitori, e perché i nemici laici della Chiesa, che controllano i mass media, hanno investito molto su di lui, ed ora cercano di far passare la menzogna di un “papa” desideroso di riforme ma “impedito a metterle in opera” da una subdola opposizione interna. È chiaro invece che si tratta di un “papa” esclusivamente politico che sognava di diventare capo della sinistra mondiale. Non gli interessano né la dottrina né la liturgia, e non a caso non si inginocchia mai davanti al Santissimo. Si è formato in un Ordine come quello gesuita, squassato dal disastro del Sessantotto, e questo non l’ha certo formato in senso ortodosso e non gli ha ispirato riverenza di fronte al Mistero Divino. Dal modo come parla e agisce si direbbe che la sua formazione abbia molto risentito anche della sua già ricordata attività come buttafuori da locale notturno.

     

    Tuttavia, se anche si riuscisse a deporre Bergoglio, o se la natura lo eliminasse, non si sa cosa potrebbe succedere, perché i cardinali da lui nominati sono una grave incognita e la mafia di San Gallo potrebbe far eleggere al suo posto Parolin, che sarebbe un’altra iattura. C’è solo da pregare che la nuova elezione si svolga sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, come dovrebbero essere tutte le elezioni papali, senza blasfemi accordi preventivi, contrastanti con la disciplina della Universi Dominici gregis.

     

    Milita a favore dell’attendibilità di quanto rivelato dall’autore il fatto, già ricordato, che si tratta in gran parte di cose ben conosciute. Inoltre l’imponente apparato di note documenta passo per passo ogni affermazione.

     

    A metà del volume, l’autore offre un’interessante galleria fotografica dei protagonisti e comprimari dell’edificante vicenda: la faccia di Bergoglio, sorridente da una parte e truce dall’altra come Giano bifronte, ed i suoi complici e lacché, i delinquenti pedofili da lui protetti, ed infine le sue vittime, cioè i pochi che cercano di difendere la Fede e la giustizia.

     

    Questo libro andrebbe letto da ogni cattolico, ma soprattutto dai papolatri, quei sostenitori ad oltranza di Bergoglio che ritengono la figura del “papa” sempre moralmente inattaccabile, e accusano chi ne discute le mancanze come nemico della Fede. Costoro dovrebbero anzitutto informarsi sulla storia del papato, e rendersi conto che se da una parte vi sono stati Papi santi, ve ne sono stati altri che hanno causato immensi danni alla Chiesa: sul Soglio di Pietro si sono seduti fornicatori e assassini, nepotisti ed eretici. Il Papa è infallibile solo in rarissimi casi, codificati dal Concilio Vaticano I; in ogni altra occasione è un uomo fallibile come chiunque altro.

     

    L’atteggiamento corretto da adottare è quello del Padre Dante, il quale univa alla venerazione per l’ufficio papale (“le somme chiavi”) ad un giusto giudizio sui papi negativi per la Chiesa, e infatti non esitò a metterne alcuni all’inferno, insieme a prelati e chierici. Proprio l’altezza della funzione sacerdotale e, a maggior ragione, di quella papale, fa sì che, se colui che la riveste cade, sprofondi peggio del comune peccatore. Ma in ogni caso, proprio il disastroso comportamento di molti consacrati è prova dell’origine divina della Chiesa: qualunque altra organizzazione, servita così male, sarebbe da tempo crollata, e invece resiste, e resisterà fino alla fine dei tempi ed oltre, come Chiesa trionfante. Questo insegna la teologia, e questo dice San Tommaso d’Aquino, rigorosamente seguito dal Padre Dante.

     

    In conclusione, non è strano che un libro del genere sia stato pubblicato esclusivamente in forma elettronica. Qualunque editore che avesse osato stamparlo in forma cartacea, avrebbe sprecato il suo denaro perché le copie sarebbero state immediatamente sequestrate, senza contare possibili ulteriori spiacevoli conseguenze, visto il fatto che anche la polizia dello Stato italiano prende ordini da Bergoglio. E i soloni della sinistra laicista così pronti a latrare contro ogni interferenza vaticana, vera o presunta, davanti all’arroganza di Bergoglio, si comportano come le famose tre scimmiette: “Non parlare, non vedere, non udire”.

     

    EMILIO BIAGINI

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