Genova, 21 Agosto 2018 09.55





 
AQUILE E VIPERE » LIBRI

 

Libri

03
FEBBRAIO
2018
Articolo letto 167 volte

ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

 Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_aquila

 And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

Segue una recensione di Emilio Biagini:

ANGELA PELLICCIARI (2015) Una storia della Chiesa, Siena, Cantagalli

 

Questa opera ripercorre la storia della Chiesa in modo sintetico ma ben documentato ed estremamente persuasivo, sfatando le innumerevoli menzogne della gnosi che ha dato vita ad una storiografia sfrontatamente anticristiana. È un libro da raccomandarsi a tutti, in particolare da leggere e studiare nei seminari. Benché pubblicato dopo le dimissioni di Benedetto XVI e l’ascesa di Bergoglio al vescovado di Roma, omette questi eventi, ma trattandosi di fatti troppo recenti e oggetto di dolorosi contrasti e gravissimi dubbi, è comprensibile che l’autrice abbia voluto sorvolare.

 

Se da una parte la gnosi ha cercato di affogare la Chiesa in un mare di persecuzioni e calunnie, bisognerebbe pure ricordare che le colpe degli uomini di Chiesa potrebbero essere responsabili di questa situazione. Se dobbiamo credere alla Vita di Anna Caterina Emmerick” (pp. 81-82), premessa alle visioni di lei sulla Passione, pare sia proprio così:

 

 

 

Alla fine dell’anno ecclesiastico 1823, prima dell’inizio dell’Avvento, [la Beata veggente] ebbe per l’ultima volta una visione relativa alla resa dei conti di quell’anno. Vide, attraverso simboli diversi, le negligenze della Chiesa militante e dei suoi servi in quell’anno; vide quante grazie non erano state coltivate e non erano state raccolte, quante erano state dissipate o andate deplorevolmente perdute.

 

Le venne dimostrato che il Redentore aveva deposto per ogni anno nel giardino della Chiesa, un tesoro completo dei suoi meriti; ve n’erano tanti da poter bastare a tutti i bisogni, a tutte le espiazioni: le grazie neglette, dissipate o perdute (e ce n’erano abbastanza per redimere anche l’uomo più degradato, per liberare anche l’anima purgante più dimenticata) dovevano essere restituite fino all’ultimo obolo, e la Chiesa militante era punita delle negligenze e delle infedeltà dei suoi servi mediante l’oppressione che le veniva dai suoi nemici e mediante le umiliazioni temporali.

 

 

 

Naturalmente quelli che infliggono oppressione e umiliazioni alla Santa Madre Chiesa non sono scusati per questo, e vanno incontro ad un giudizio terribile. Gli assiri non erano forse un giusto strumento per punire i peccati di Israele? Eppure non sfuggirono a loro volta alla giustizia divina. E lo stesso demonio non è forse un servo di Dio Onnipotente e Onnisciente?

 

Un unico piccolo appunto: quando ricorda le esiziali interferenze britanniche (secondo l’inveterata abitudine di Londra di comandare in casa d’altri), interferenze che miravano a creare “baluardi” contro la Francia, grazie alle quali il Belgio cattolico fu aggregato all’Olanda calvinista, e la Renania prevalentemente cattolica venne regalata alla Prussia con la quale non aveva neppure continuità territoriale, l’autrice tralascia il terzo “dono” strategico di tal genere: la Serenissima Repubblica di Genova aggiogata al Piemonte arretrato, gnostico e massonico, senza neppure la buffonesca sanzione di un plebiscito.

 

Gli effetti di questa annessione furono catastrofici:

 

1) inizio dell’emigrazione genovese nelle Americhe;

 

2) tre insurrezioni genovesi soffocate nel sangue (1834, 1849, 1853), le prime due politiche (quella del 1849 ricordata dall’autrice) e l’ultima causata dalla fame (dalla fame! nei settecento anni della Repubblica di Genova non si era mai verificato nulla di simile);

 

3) peggio ancora, potenziando la dinastia savoiarda, con un importante sbocco al mare, furono poste le premesse per la brutale espansione di quest’ultima a spese dell’Italia.

 

Tale omissione non inficia certo il valore del libro, ma sarebbe consigliabile colmare questa lacuna in una auspicabile nuova edizione.

 

EMILIO BIAGINI

 

 

 


30
GENNAIO
2018
Articolo letto 215 volte

 

ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

 

 Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

 

I TRIGOTTI

 

-Figura_aquila

 

 And the winner is …….

 

Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

 

 

Segue una recensione di Emilio Biagini:

 

ANGELA PELLICCIARI (2012-2016 nuova ed.) Martin Lutero: il lato oscuro di un rivoluzionario, Siena, Cantagalli

Martin Lutero è indubbiamente molto popolare in quest’epoca tra i chierici che si dicono cattolici, ma ciò significa soltanto che ci è toccato vivere in un’infelice epoca di tradimenti iscariotici e di grande apostasia.

L’autrice esamina i documenti con rigore scientifico, svolgendo una serrata critica del pensiero dell’arcieretico, sia dal punto di vista filosofico che da quello storico. La condanna che ne scaturisce non potrebbe essere più assoluta: incongruenze, malafede, menzogne e mezze verità, affermazioni apodittiche senza il minimo tentativo di spiegazione o giustificazione, propaganda volgare e sfrenata, con l’aiuto di osceni disegni dell’amico Lucas Cranach il Vecchio, caratterizzano la carriera del fallito monaco agostiniano.

Negando il libero arbitrio, Lutero ferisce mortalmente la natura dell’uomo e la sua dignità, così che Dio diventa un tiranno incomprensibile, capace di decretare in partenza chi deve salvarsi e chi si dannerà: un aberrante concetto di “doppia predestinazione”, che sarà portato alle estreme conseguenza da Calvino, ed è agli antipodi dalla luminosa misericordia divina, pronta sempre a perdonare anche al più abietto malfattore (purché si penta).

Lutero sbandiera l’idea di libertà, ma libertà per lui significa solo liberarsi della Chiesa, e soltanto per cadere sotto l’assolutismo dei principi, in base al principio cujus regio ejus religio. In questo modo l’arcieretico apre la strada a tutti gli orrori successivi fino a Hitler, la cui irruzione nella storia sarebbe stata impensabile senza l’eresia luterana, che unì ad un odio morboso e isterico contro il papato, l’odio più spietato contro gli ebrei.

La “riforma” luterana sancì un sistematica rapina dei beni della Chiesa, ostentatamente per ottenere un culto più “puro” e “spirituale”, in realtà desertificato e annullato. Un terzo della ricchezza nazionale della Germania, una nazione prospera e in rapida crescita, era in mano alla Chiesa. Grazie all’eresia luterana, di tanto ben di Dio si impossessarono i principi, col risultato di far dilagare la miseria, poiché cessò la carità della Chiesa ridotta in miseria e fu sbarrato l’accesso dei poveri alle terre comuni a pascolo e a bosco, ciò che si ripeté nelle Isole Britanniche e dovunque la “riforma” protestante prese piede.

Distrutto ogni riferimento spirituale e morale oggettivo, a causa dell’infame “libero esame”, ognuno poté fabbricarsi una religione fai-da-te. Ne derivò il più totale disordine e una spaventosa rivoluzione (come disse il Divino Maestro alla grande veggente Maria Valtorta, “l’anticristo è la rivoluzione”). Tra il 1517 e il 1648 si susseguirono in terra tedesca le più spaventose atrocità. Essendo quello dei principi l’unico potere legittimo riconosciuto dall’arcieretico che imperava ormai come il “papa di Wittemberg”, si affermò inevitabilmente la statolatria, che i principi, mentre si appropriavano del ricco bottino, furono naturalmente ben lieti di abbracciare, ponendo le premesse degli ulteriori disastri futuri.

La Pellicciari si attiene rigorosamente ai documenti ed evita punte polemiche, pur pienamente possibili e storicamente sostenibili. Così non menziona il fatto che Lutero si rifugiò in convento per sfuggire alla giustizia avendo ucciso in duello un uomo: Jerom Butz, suo compagno di studi a Erfurt, in duello; né che, tormentato dal diavolo, finì per impiccarsi come Giuda (anche se i luterani, arricchiti dal saccheggio dei beni della Chiesa, lo negarono furiosamente, e sempre lo negheranno i loro discendenti; ma non si capisce perché il servo personale di Lutero, Ambrogio Kuntzell, o Kudtfeld avrebbe testimoniato in tal senso, se non fosse stato vero), né che l’arcieretico ebbe la sua famosa Turmerlebnis (esperienza della torre), che gli ispirò l’idea della giustificazione “per sola fede”, nel cesso del convento (il che spiegherebbe la sua insistenza, nella propaganda antipapale, al tema delle feci); né vengono ricordate le varie rivelazioni private che attestano il suo essere all’inferno, come ad esempio quella avuta dalla Beata Suor Maria Serafina Micheli del Sacro Cuore nel 1883. Tutto ciò non inficia minimamente, il valore dello studio della professoressa Pellicciari, ma anzi gli conferisce una più severa e convincente serietà scientifica, che risulterebbe invece sminuita dall’aggiunta di aneddoti, per quanto veri e significativi.

Il volume è corredato da un’utile appendice dei più significativi documenti storici e di immagini dai Luthers Kampkbilder (disegni di lotta luterani). di oscena volgarità, ma che evidentemente esercitavano una profonda presa sul raffinato popolo tedesco.

Questo libro della professoressa Angela Pellicciari unisce scorrevolezza e facile leggibilità ad una accurata documentazione e ad un serrato argomentare logico, che ne fa una persuasiva smentita alle smanie filo-protestanti degli pseudo-cattolici apostati odierni.

EMILIO BIAGINI


24
GENNAIO
2018
Articolo letto 151 volte

ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

 Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

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 And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

Segue una recensione di Emilio Biagini:

FRANCO FORTE, Carthago. Annibale contro Scipione l’Africano, Edizioni Mondadori, Milano, 2009/2016

Il volume si apre con una vibrante presentazione di Valerio Massimo Manfredi che sottolinea un punto essenziale. Non potendo rivivere la vita del passato, di cui ci restano solo testi scritti, non resta che un modo per accostarsi all’irraggiungibile ideale di una simile esperienza completa: il romanzo storico. Un illustre precedente a questo proposito sono le Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar.

E infatti Franco Forte fa proprio questo, riuscendo a darci un vivida ricostruzione dell’epoca. Di particolare interesse la Roma povera delle insulae che all’epoca di Nerone, oggetto di un altro magnifico romanzo storico dell’autore, erano una realtà consolidata, mentre alla fine del sec. III a.C. avevano solo da poco iniziato a diffondersi.

Molto interessante è il parallelismo tra Scipione e Annibale. L’autore ce li mostra impegnati in un vero e proprio duello personale, come dev’essere stato in realtà. Un efficiente meccanismo narrativo è quello in cui l’eroe protagonista ha un antagonista-amico che discute con lui, spesso lo contraddice e gli permette di mettere a fuoco i suoi piani. Come Cesare, nella saga ucronica della ricerca dell’immortalità del medesimo autore, ha lunghi dialoghi con Cicerone, così, in Carthago, Scipione l’Africano si confida e trae ispirazione dal suo dotto schiavo siracusano Versilio, mentre Annibale dibatte con la moglie Himilce.

Una piccola osservazione etnica. I liguri costituivano un’importante componente del popolamento nel nordovest italiano; arrivavano dalla costa fino alla Valle d’Aosta (tribù dei Salassi). Nella suddivisione regionale augustea, alla regione Liguria apparteneva ancora il territorio fino alla destra del Po. Molte delle tribù incontrate da Annibale nel Nord Italia erano certamente liguri o celtoliguri, non puramente celtiche.

Scipione sbarcò a Genova, alleata di Roma, nel 218 a.C. (vedi Treccani) e di lì partì nella sua campagna per la conquista dell’Iberia. L’autore ricorda che Magone vi si diresse nel 205 a.C., ma tace il fatto che il generale cartaginese la conquistò. L’importanza che la città già allora aveva si deduce dall’ingente bottino che fu portato dai punici nella rivale Savona. I liguri erano unanimemente schierati con Annibale, e Genova sola faceva eccezione, sia perché era di fondazione etrusca, e quindi con popolazione mista, sia perché, come città commerciale già di una certa importanza, aveva più interesse ai rapporti con Roma, mentre nel resto della Liguria si viveva più rozzamente, solo di pesca e di pastorizia.

A Rapallo esiste un antico ponte in pietra di datazione incerta: è infatti difficilissimo datare strutture utilitaristiche come ponti o fortezze, poiché l’utile soverchia lo stile di qualsiasi epoca. Tale ponte scavalcava il torrente Boate (deviato nel 1823, così che adesso scavalca la strada per Santa Margherita): ed è chiamato Ponte di Annibale, probabilmente a ricordo del transito, se non del condottiero stesso, del suo fratello minore Magone.

Un cenno, sia pure sintetico, a questi fatti riguardanti i liguri e la Liguria avrebbe completato il quadro, dato che vi era coinvolta quella che è tuttora una delle maggiori città d’Italia, e data l’estensione del popolamento ligure antico nel nordovest. Si tratta tuttavia di un aspetto secondario, che non inficia certo il valore storico, e tanto meno quello letterario, di quest’opera, che conferma Franco Forte come scrittore di indiscussa grandezza.

EMILIO BIAGINI


17
GENNAIO
2018
Articolo letto 141 volte

ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

 Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

 

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 And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

 

Segue una recensione di Emilio Biagini:

FRANCO FORTE,  La Compagnia della Morte, Edizioni Mondadori, Milano, 2009

Ecco un altro capolavoro dalla penna di Franco Forte, che affronta il tema, particolarmente attuale, della libertà della Padania di fronte all’arroganza  imperial-teutonica, che prefigura lo schiacciasassi mondialista.

Assai bella e toccante è la dedica: “Questo libro è dedicato a mia moglie, Antonella, l’unica donna della mia vita, e ai miei figli, Valentina e Stefano. Se dovessi combattere e morire per una causa, come fecero i miei antenati padani, lo farei per loro.” Questa dedica è il compendio di tutti i nostri ideali, purtroppo avversati in ogni modo dalla stampa di regime, serva degli usurai mondialisti.

La trama del romanzo è avvincente e condotta con maestria e forza. I caratteri sono ben delineati: il comportamento sessuale dei potenti e malvagi non lascia nulla ad invidiare ai maiali, e gli eccessi sono sempre commessi da personaggi negativi, mentre i buoni e onesti, come i protagonisti Rossano da Brescia e Angelica Concesa si amano con autentica dedizione, com’è giusto che sia fra coloro che hanno rispetto di se stessi e del lumen Christi che è in loro.

Questo è un libro particolarmente necessario nella nostra epoca di “valori” aberranti e capovolti, un libro dove l’amore, l’intelligenza e il coraggio trionfano sull’arroganza dell’invasore e sul tradimento, dove il bene, per quanto aggredito ed offuscato, riesce nonostante tutto a tenere alta la fiaccola della libertà.

EMILIO BIAGINI


I TRIGOTTI

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