Genova, 30 Aprile 2017 12.57





 
AQUILE E VIPERE » LIBRI

 

Libri

12
OTTOBRE
2013
Articolo letto 981 volte

ORO O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA
Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_aquila

Abbiamo il piacere di conferire l’aquila d’oro a:

EMILIO PISANI, Casa Valtorta, Centro Editoriale Valtortiano, Isola del Liri, 1988.

Emilio Pisani Casa Valtorta copia

Segue un commento di Emilio Biagini.

PISANI E. (2003) Casa Valtorta, Isola del Liri, Centro Editoriale Valtortiano

La casa dove Maria Valtorta incontrò il Divino Maestro venne acquistata il 26 febbraio 1998 dal Centro Editoriale Valtortiano dai Padri Serviti che la possedevano per testamento di Maria Valtorta. Si trovava in serio degrado a causa dell’umidità. Subito dopo la morte della fedele compagna della veggente, Marta Diciotti, deceduta a ottantasei anni nella residenza per anziani in località Bicchio. I restauri terminarono nell’autunno 2002. La casa è oggi riaperta ai visitatori di tutto il mondo, affluiti numerosissimi, e sotto il controllo di persone di fiducia, la prima delle quali fu Marta Diciotti.

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12
OTTOBRE
2013
Articolo letto 1545 volte

ORO O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA
Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_aquila

Abbiamo il piacere di conferire l’aquila d’oro a:

ALBO CENTONI, Ricordi di donne che conobbero Maria Valtorta, Centro Editoriale Valtortiano, Isola del Liri, 1988.

 Albo Centoni2

Segue un commento di Emilio Biagini.

Si tratta di un prezioso volume di testimonianze che la Provvidenza divina ha voluto per contrastare le infinite malignità, in gran parte di origine clericale, che si sono accanite, e tuttora si accaniscono, contro la grande veggente. Anche questo è dovuto alla meritoria attività del Professor Centoni e compilato col medesimo metodo basato su interviste registrate usato per il precedente libro Una vita con Maria Valtorta. Incontriamo così una vera galleria di pie donne che confermano pienamente la grandezza e l’assoluta sincerità della Valtorta.

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11
OTTOBRE
2013
Articolo letto 881 volte

ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA
Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_aquila


And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

Un magnifico romanzo contro corrente:

NICOLA, PIERO (2013) IL BACIO, Chieti, Tabula Fati

Piero Nicola

 

 Segue un commento di Emilio Biagini:

Con questo primo romanzo ci si presenta un nuovo interessantissimo autore assai politicamente scorretto e quindi, non fosse altro, solo per questo apprezzabile.

Il protagonista ed io narrante è un trentacinquenne postino, profondamente cattolico, impegnato nell’assistenza ai più diseredati, carattere ben delineato, forte e generoso, privo di futili ambizioni mondane. Egli non si limita ad aiutare materialmente i suoi assistiti, ma cerca anche di portare loro una preziosa testimonianza cristiana. Al tempo stesso di sforza, alla fine con successo, di far riconciliare i suoi genitori, da tempo separati: è commovente il momento in cui la madre fedifraga, finalmente, chiede perdono al marito.

Diversamente si conclude invece la vicenda del difficile amore tra il protagonista e una ragazza “moderna”, tutt’altro che incline a riflettere sulle realtà spirituali e le cose ultime. Quando sembra che la vicenda si avvii al classico lieto fine, il mondo afferra di nuovo questa creatura, che conserverà tuttavia, come scrive nell’ultima lettera, il bel ricordo di un amore che era un sogno e che doveva finire. Ma il protagonista, forte nella Fede, non si perde d’animo e ritrova nel Sacramento della Confessione, la Grazia che lo rigenera.

Il racconto si svolge con grande economia di mezzi, in uno stile asciutto, preciso, molto personale. I personaggi sono vivi e ben delineati. Interessante e vividamente descritto lo squallido ambiente urbano in cui vegetano gli emarginati assistiti del protagonista. Di contro stanno le splendide visioni della Riviera Ligure, che l’autore evoca con grande maestria.

L’esito positivo di quest’opera non è dunque legato solo al fatto di essere controcorrente, perché si può essere controcorrente ma incapaci di scrivere un romanzo che valga la pena di leggere. Qui invece abbiamo di fronte un’opera di alto valore narrativo, oltre che morale, e non ci resta che augurarci che l’autore ci fornisca presto altre prove del suo non comune ingegno letterario.

EMILIO BIAGINI

 


28
GIUGNO
2013
Articolo letto 1973 volte

ORO O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura aquila

Assolutamente meritevole del riconoscimento, è questa formidabile raccolta di testimonianze che conferma, in modo inconfutabile, la sublime santità della grande mistica:

CENTONI A. (1987) Una vita con Maria Valtorta, Isola del Liri, Centro Editoriale Valtortiano

Albo Centoni Una vita con Maria Valtorta copia

 Segue un commento di Emilio Biagini:

Si tratta di un poderoso volume di testimonianze su Maria Valtorta, raccolte e curate da Albo Centoni, mediante una serie di interviste a Marta Diciotti, l’assistente e confidente di Maria Valtorta dal maggio 1935 fino alla morte della veggente il 12 ottobre 1961. Il curatore registrò le memorie della Diciotti su nastro dal 15 gennaio 1975 al 9 giugno 1976, e successivamente le trascrisse e le rielaborò per darvi una forma leggibile, dato che la Diciotti, donna illetterata, non si esprimeva certo in modo pubblicabile. Successivamente il testo veniva rivisto con l’aiuto del Padre Berti, del dottor Pisani e della stessa Marta Diciotti per accertarsi che non fossero avvenuti travisamenti. Alla fine del volume è riportata in facsimile una dichiarazione di Marta Diciotti, resa il 5 febbraio 1987 davanti al notaio Francesco Rizzo di Viareggio, la quale assevera di aver testimoniato il vero e che la forma espressiva ed espositiva data nel libro alle sue testimonianze non ne altera la sostanza.

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I TRIGOTTI

CHI SIAMO?
Ve lo diciamo in lingua matematica
t=b(1+1/2)=3m

E' necessaria una precisazione:
e sia ben chiaro noi non siamo bigotti.

 
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ULTIMO ARTICOLO
  • LA GRAMAGLIADE

    ovvero

    EPOPEA DI UNO SPIRITISTA NEMICO DI MARIA VALTORTA

     

    CAPITOLO QUARTO

    BESTEMMIE SUL GESÙ STORICO

    Terza puntata

    Arriviamo così a uno dei punti che più prudono al PAG: il vergognoso trattamento inflitto al “povero Giuda”, per il quale il tenero cuore del PAG sanguina profusamente per almeno una decina di pagine. Ecco infatti l’instabilità psichica della Valtorta che (p. 134) “si manifesta preferibilmente nei rapporti di Giuda con Gesù. Giuda è continuamente bistrattato (sic!) come serpe viscida e priva di coscienza, che va a donne e pensa solo ad un regno messianico terrestre e politico. Nei rari momenti in cui il traditore non dà fastidio al Maestro o ai compagni, Gesù, piagnucoloso e amoreggiante, diventa pure ossessivo e squilibrato, preoccupato solo di dimostrare di aver fatto tutto il possibile per salvarlo dalla dannazione eterna, benché quell’essere demoniaco fosse segnato già dal principio.”

    Infelice Giuda bistrattato e afflitto da un Gesù piagnucoloso, amoreggiante, ossessivo, squilibrato! E pensare che invece col PAG sarebbe andato così d’accordo!

    Povero Giuda, com’eri capitato male (pp. 134-135): “Ecco una scena tragicomica. Gesù prende Giuda fra le braccia, gli parla gota a gota presso l’orecchio, i capelli d’oro cupo del Maestro divino si mescolano ai pesanti ricci bruni di Giuda. Gli rivela che sta per morire martire per tutta l’umanità, gli piacerebbe (sic!) anzi patire tre volte per salvare il suo Giuda: ‘Ti amo, Giuda, tanto ti amo. E vorrei, vorrei darti Me stesso, farti Me stesso, per salvarti da te stesso.’ E Giuda consola il piangente Gesù, promettendo amore e vigilanza: ‘Mi basta che tu non abbia affanno per me. Sei contento? Un bacio, Maestro, un bacio per tua benedizione, e per tua protezione.” Purtroppo il bacio viene interrotto dai discepoli che portano formaggio fresco.”

    Sotto la penna brutale del PAG ogni episodio evangelico, avulso dal cotesto, deformato e ridotto a caricatura, diventa una oscenità il cui eroe, non a caso, è sempre Giuda.

    Gesù consola la madre di Giuda dell’imminente dolore e le promette un posto in cielo (L’Evangelo Cap. 395), e il partigiano cuneese di Giuda riattacca (p. 135): “La amabile scrittrice può così ritornare con il cuore sereno a torturare in modo disgustoso (sic!) e morboso (sic!) la figura del povero (sic!) Giuda! In un’altra scena veramente sadica (sic!) Giuda professa il suo amore e chiede un bacio al Maestro”.

    A questo punto il povero barbitonsore cominciò a chiedersi, con gli occhi fuori della testa: “Ma lo sa il PAG cosa vuol dire sadico?” Indubbiamente ha qualche lacuna nel vocabolario, così com’è estremamente povero di argomenti, noioso e ripetitivo nella sua sterile e controproducente polemica antivaltortiana.

    E la sarabanda farneticante continua ininterrotta. In una nota a p. 136 ecco la “ridicola e noiosa conversazione di Gesù con Giuda, che continua ad assicurargli di amarlo (…); altra scena da circo equestre (sic!) nella quale Giuda dopo aver rubato soldi dalle offerte fatte ai discepoli, partecipa al raduno dei nemici di Gesù, tutto piagnucoloso e incerto perché il Maestro gli penetra i pensieri, continua ad amarlo e non lo caccia dal gruppo degli apostoli.”

    Povero Giuda, oppresso e incompreso!

    “Inframmezzata a queste pagine, in una continua altalena di rimorsi e di perversione, la tortura sulla figura di Giuda si diverte di tanto in tanto a farlo piangere di dolore” (p. 137).

    Ecco di nuovo il povero piccolo, innocente Giuda, seviziato dalla sadica Valtorta!

    Infatti, l’illuminato PAG si degna di insegnarci (p. 138) che “la persona del traditore diventa così un puro e malsano gioco della Valtorta, incapace di trovare una soluzione meno infantile per presentare la sublimità del suo Gesù, tutto Pazienza e Amore, già da tempo a conoscenza che Giuda si è venduto al Sinedrio per tradirlo; tale quadro offre una cornice al desiderio morboso (sic!) di punzecchiare continuamente il discepolo maledetto, che osò tradire il ‘suo’ caro Gesù. Ecco perché si susseguono vari episodi nei quali la Valtorta tramite i suoi personaggi si diverte sadicamente (sic!) a far notare che Giuda ha sempre torto e sbaglia sempre, qualunque cosa faccia o dica; anche Gesù ad un certo punto rifiuta di lasciarsi abbracciare dal discepolo maledetto e spesso, quando lo vede, si mette a piangere. In un dettato Gesù-Valtorta (sic!) si sfoga in modo estremamente indecoroso contro quel serpe di Giuda che fa ribrezzo per il suo desiderio di denari, di donne e di prestigio umano.”

    Desiderio che evidentemente il PAG ritiene perfettamente comprensibile e legittimo in un discepolo di Gesù, e quindi in un prete. Superfluo ogni commento sul desiderio “sadico e morboso” (sic!) di “tormentare” il povero, calunniato Giuda Iscariota, che il PAG, nella sua delirante fabulazione parapsicologica, attribuisce alla Valtorta.

    Non solo, ma secondo l’illuminato PAG “il gusto malsano del demoniaco trova sempre modo di compiacersi” (ibid.).

    Ecco che, nella sua frenesia persecutoria contro il povero, piccolo, perseguitato Giuda, la veggente non si chiama neppure più Maria Valtorta ma si identifica col “gusto malsano del demoniaco” che l’illuminato studioso di spiritismo certo conosce molto bene.

    A questo punto, il povero figaro ha gettato la spugna e, dopo una mezz’ora trascorsa nel bagno a vomitare, mi ha chiamato al telefono dicendo che non si sentiva bene.

    – Le avrà fatto male qualcosa – gli ho detto cadendo nella più vieta banalità, ultima risorsa dei miei pochi neuroni superstiti.

    – Sì, m’ha quasi ammazzato quella specie di galleria della bestemmia travestita da libro. –

    – Ma come? Un autore così blasonato… –

    – A dottò, lassamo perde. A proposito, come va la barba? –

    – Ha smesso di crescere da quando mi sono messo a leggere libri gialli. –

    – Ottimo, continui a leggere quelli. Io studierò dove andare in vacanza per riprendermi. Intanto lascio il compito al mio assistente che ha seguito il mio lavoro finora. Stia bene, dottò. –

    E così di Giuda all’Ultima Cena ha dovuto occuparsi il povero aiuto-figaro, il quale ha affrontato il compito con tutto l’entusiasmo della giovinezza. Infatti lavora come aiuto barbiere solo per pagarsi gli studi in psichiatria, e, nella sua qualità di aspirante psichiatra (AP) ha subito detto che il caso gli sembrava di estremo interesse.

    Infatti (pp. 138-140), “terminata l’ultima cena [notare le minuscole, ha subito osservato l’AP: tanto era una cena qualunque inventata dalla nota sadica demente nelle sue fabulazioni in trance leggera], Gesù confida agli altri discepoli che Giuda è una incarnazione di Satana, un posseduto, anzi un ‘annullato in Satana’ (…) emergono in modo impressionante i vari squilibri psichici della Valtorta, soprattutto nel sadismo con cui ella rovescia su Giuda il bisogno di trovare un capro espiatorio, sul quale scaricare l’aggressività repressa, nella ripetizione morbosa del tic sessuale e nel parossismo paranoico vengono artificiosamente create situazioni e reazioni affettive intorno alle persona di Gesù. L’occasione è offerta da un incidente farsesco: Giovanni e Gesù scoprono Giuda mentre forza un cofano ferrato per rubare denaro. Il fattaccio è creato ad arte per poter poi sbrodolare intensi momenti intimi tra i due innamorati che si terranno abbracciati per consolarsi.

    Postilla dell’AP (aspirante psichiatra): parrebbe esservi qui un’ambiguità malsana, è lecito il dubbio che il paziente attribuisca alla Valtorta il tic sessuale di cui è lui stesso a soffrire.

    Continua il PAG a fabulare da par suo: “Giovanni reagisce come una suora che trova finalmente l’occasione per dimostrare alla superiora le sue tenerezze esclusive. (…) La scena che segue è di rara comicità, se non fosse che rivela l’animo malato della Valtorta. Gesù (…) si mette a gridare, lasciandosi sfuggire con mesi di anticipo notizie riservate sulla sua passione.

    Postilla dell’AP: la “p” minuscola segnala un tasso di devozione inferiore a quello di uno scimpanzé, e l’illuminato evoluzionista PAG certo non si offenderà del confronto. Speriamo che non si offendano gli scimpanzé. (…).

    Il PAG imperterrito prosegue: “Nella scena interferisce di tanto in tanto la Valtorta con commenti sempre più sadici (…). Di fronte a questo Giuda (…) pronto ad assalire come un cane feroce, Gesù si mette a parlare di donne e di sesso. Gli rinfaccia di essersi venduto a Satana e di averlo servito in tutte le tentazioni presentategli, gli rivela confidenze molto intime sul come egli riuscì invece sempre a superare il desiderio sessuale di giacere con donne (…) gli comunica che Dio è senza lussuria e che Lui, Figlio di Dio, patì le tentazioni oscene per dimostrare che anche l’uomo può essere senza lussuria, anzi si fa sempre più confidenziale con colui che proprio pochi minuti prima pareva una apparizione demoniaca.”

    Postilla dell’AP: il tentativo di salvare Giuda e la sacrosanta affermazione della purezza di Gesù, che tutti i suoi discepoli sono tenuti ad imitare, appaiono all’autore solo come qualcosa di farsesco. Si palesa quindi una grave anomia: il paziente appare del tutto fuori posto nel ruolo di prete che si ostina ad occupare.

    (continua)

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