Genova, 13 Dicembre 2017 03.33





 
AQUILE E VIPERE » LIBRI

 

Libri

08
SETTEMBRE
2016
Articolo letto 398 volte

ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

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And the winner is …….

Ecco il vincitore di una DOPPIA AQUILA D'ORO:

ETTORE GOTTI TEDESCHI, con:

UNA COMMOVENTE RACCOLTA DI PREGHIERE IN TEMPO DI PERSECUZIONE: Le mie preghiere. Per amare Dio e il prossimo nonostante tutto, di ETTORE GOTTI TEDESCHI (Fede & Cultura, Verona, 2016).

Questo piccolo libro di preghiere rappresenta un mirabile compendio teologico di preghiera in tempo di ingiusta persecuzione, tanto più acerba perché proveniente dalla Chiesa. Le orazioni sono divise in trentatré giorni, quanti gli anni di vita sulla terra di Nostro Signore Gesù Cristo.

Con estrema economia di mezzi espressivi, le preghiere toccano, con stupenda sintesi, tutti gli aspetti principali della vita cristiana. Vi sono preghiere per le virtù teologali e cardinali, per vincere i vizi capitali, per ottenere doni dallo Spirito Santo, sui Novissimi, per la Chiesa, a Dio Padre, alla Madre di Dio, per accettare ed amare la necessaria obbedienza.

Due commoventi prose si intitolano il “Libro della Sofferenza e della speranza” e il “Libro della riflessione spirituale nel 2012” (anno dell’infame persecuzione). Si tratta di testi profondamente sentiti, a tratti perfino sublimi, pieni di umiltà cristiana, proprio quello che manca ai grassi gerarchi dell’Alta Chiesa, i nuovi farisei. Difficile scegliere fra tanta ricchezza di pensiero e di spiritualità. Se ne offre solo qualche frammento scelto a caso.

“Un poco, nel tempo, ho saputo capire che la carità vera vuole la capacità di vedere nel prossimo anzitutto l’anima.” (Preghiera per capire e attuare la carità).

“Dammi umiltà anche per comprendere che senza il tuo aiuto nulla di veramente buono potrò mai fare ...” (Preghiera per vincere la superbia).

“Infondi... in me il dono della sapienza per saper intendere quale deve essere il senso della mia vita...” (Preghiera per ottenere il dono della Sapienza).

“Ma non sapendo neppure più pregare, chiediamo la nostra volontà e non la Tua su di noi. Abbi pazienza, aiutami a ricominciare, ad assumermi le mie responsabilità e non disperare...” (Preghiera per sapere fare opere di misericordia spirituale).

“Fai che la Tua Chiesa operi solo per santificare il mondo e fai che nessuno alla sua guida si lasci sedurre da lusinghe e tentazioni.” (Preghiera per la Chiesa). Essenziale al giorno d’oggi contro le derive pastorali e dottrinali che tentano di inquinare il Deposito della Fede.

“È bene ricordare che pietà e giustizia verso il più debole non sono da attuare solo perché pretese da Te, ma Tu le pretendi perché sono indispensabili per la nostra santificazione.” (Preghiera per chi commette peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio).

“Ti chiedo di condividere con Te le mie sofferenze, non avendo nessuno sofferto al par tuo. Ti chiedo di condividere le mie speranze e certezze, non avendo nessuno più certezze di Te sulla divinità di Tuo Figlio e speranze che queste fossero beneficio per il genere umano. Aiutami perciò a produrre nella mia vita quotidiana questi sentimenti e capacità di soffrire e sperare con Te con la certezza che siano gradite a Dio tuo figlio.” (Preghiera alla Madre di Dio e madre mia).

Commovente il raffronto con Giobbe nel “Libro della Sofferenza e della speranza”: “C’era nella terra piacentina un uomo chiamato Ettore; era imperfetto ma lottava per esser santo sulla terra, integro, timorato di Dio e alieno dal male... Egli aveva avuto, cercando di non peccare, tra i più grandi onori, privilegi, soddisfazioni e gioie sulla terra. Il Signore disse a satana: ‘Perché hai posto il tuo cuore sul mio servo Ettore...?’ E Satana rispose: ‘È tuo servo perché hai benedetto la sua opera e le sue soddisfazioni abbondano sulla terra, prova a toccare ciò che è suo, e vedrai se continuerà a benedirti.’”.

Così, sotto l’attacco di satana, ha ben motivo di soffrire Gotti Tedeschi, violentemente defenestrato dalla Banca vaticana dai satanassi annidati nel cuore stesso della Cristianità, con menzogne e calunnie di ogni genere, solo per aver tentato di condurre la finanza lungo linee morali e cristiane. Papa Benedetto aveva ristabilito l’immediata riabilitazione pubblica di Gotti Tedeschi ma non la poté compiere a causa delle sue dimissioni, e Papa Francesco non ritenne opportuno procedere.

Abbondano del resto le persecuzioni inflitte dalla Chiesa ai suoi figli migliori: Padre Pio, Antonio Rosmini, Maria Valtorta e infiniti altri. Ma Ettore, come Giobbe, non cessa di lodare Dio e di trovare nelle tribolazioni motivo per dare gloria a Dio. Infatti nessuno che sia sulla terra, a meno che muoia in tenera età, sfugge al morso di satana e alla sua persecuzione, riportandone ferite che risplenderanno di gloria dinanzi al Trono di Dio.

Ma tanto più amara è la persecuzione quanto più essa proviene non dai nemici, dai quali non ci si può aspettare altro, ma dalla stessa Madre Chiesa, inquinata dal settemplice peccato – modernista, relativista, materialista, mondialista, scientista, ambientalista, malthusiano – e perciò non più capace di sostenere e nutrire i suoi agnelli. In quest’ora oscura abbiamo più che mai bisogno bisogno di uomini come Ettore, che non cessano di essere fedeli nonostante tutto, come Padre Pio perseguitato che diceva: “Bacio la mano che mi percuote”.

EMILIO BIAGINI


25
GIUGNO
2016
Articolo letto 644 volte

ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA
Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

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And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

Un saggio controcorrente di eccezionale profondità filosofica e scientifica:

ETTORE GOTTI TEDESCHI (2016) Negli affari vince Caino, Società Europea di Edizioni Il Giornale, Fuori del coro

Recens.Ettore Gotti Tedeschi-Negli affari vince Caino

 

ETTORE GOTTI TEDESCHI (2016) Negli affari vince Caino, Società Europea di Edizioni Il Giornale, Fuori del coro

 Il Prof. Gotti Tedeschi offre con questo saggio una nuova lucida analisi della gloriosa società dalle “magnifiche sorti e progressive” che ci affligge e che ha il suo più brillante successo nella creazione di ingiustizia e di oppressione dei più deboli, gravati da crescenti tasse, meno opportunità di scelta, fallimenti di aziende, perdita di posti di lavoro, disoccupazione, disorientamento sociale con droga e simili, e non ultima la catastrofe previdenziale. Il tutto è immediata conseguenza di disonestà e burocrazia divoratrice ideologizzata. Un semplice esempio ben noto a livello microeconomico: i “vincoli eterni” di urbanizzazione che stanno assassinando il settore edile, accompagnati naturalmente dal sinistro sbavare contro la mitica “rapallizzazione”.

Dove mancano idee forti (e intelligenti) il comportamento (egoistico e sgangherato) influenza il pensiero (che diventa egoistico e sgangherato a sua volta). Ed ecco fanno la loro comparsa le idee che fanno comodo ai Caino: il relativismo morale e il nichilismo. Idee diaboliche entrate in concorrenza con le idee forti del Cristianesimo, dimostrando l’efficacia della legge di Gresham: la cattiva moneta scaccia la buona, anche nel campo delle idee. I falsi profeti si riconoscono dalle conseguenze che provocano, e quali conseguenze provoca il materialismo evoluzionista che fa da inevitabile sostegno al relativismo morale e al nichilismo?

Sia permessa una piccola diversione per afferrare il reale significato e le perverse implicazioni della superstizione materialista evoluzionistica che l’autore cita solo brevemente. Va subito detto che nessuno ha mai visto la nascita di una nuova specie, né in natura né in laboratorio. Gli unici esperimenti per creare nuove specie sono falliti: i miserabili tentativi di Miller con i moscerini dell’aceto, compiuti settant’anni fa e presentati tuttora come “successo” dell’evoluzionismo. L’unico, perché nessuno ha più osato tentare alcunché di simile. Quegli esperimenti, aggredendo i poveri moscerini con radiazioni ionizzanti e sostanze alchilanti per forzarne le mutazioni geniche sono riusciti soltanto a produrre moscerini rovinati e nessuna nuova specie.

Come insegna l’insigne storico Roberto De Mattei, l’evoluzionismo è un’ideologia che si fonda su (mal interpretata) scienza, e scienza che a sua volta si basa sull’ideologia: un perfetto circolo vizioso sostenuto da sconfinata arroganza accademica e vigliaccheria arrivistica. I cordoni della borsa che alimenta scuole e università sono in mano a finanzieri Caino, burocrati Caino, politicanti Caino (spesso non eletti da nessuno o eletti grazie a raffinatissimi e democraticissimi brogli). Chi dissente non fa carriera, e gli onnipresenti scandali (regolarmente soffocati) nei concorsi a cattedre dimostrano quale affidamento si può fare sulle auliche sciocchezze che discendono dall’Olimpo accademico, dove i bonzi tengono le loro danze tribali, incensandosi a vicenda, citandosi a vicenda e recensendosi a vicenda, con una regolarità da far invidia alle più collaudate cosche mafiose.

Ecco perché l’evoluzionismo funziona: grazie ad una ben oliata macchina di propaganda, la cui prima menzogna è che il vile Cattolicesimo reazionario sarebbe l’ostacolo oscurantista all’affermazione della luminosa scienza evoluzionista, Nulla di più falso: Darwin non è mai stato messo all’Indice. In linea di principio non vi sarebbe niente di eretico nell’idea che la creazione abbia proceduto per successivi stadi evolutivi. Le obiezioni all’evoluzionismo sono sempre state solo ed esclusivamente scientifiche. Se l’evoluzionismo è scientificamente un disastro non è certo per colpa dei cristiani.

Tuttavia la sgangherata teoria (o piuttosto ipotesi non dimostrata) funziona, non per motivi scientifici ma politici, e funziona strettamente accoppiata al malthusianesimo (da cui Charles Darwin era letteralmente stregato): e l’osceno accoppiamento ha generato il mostriciattolo dell’ambientalismo. Ma attenzione, non tutto l’evoluzionismo è “buono” per Caino, come dimostra la tormentata storia di un’ipotesi costantemente in lite con la realtà. L’evoluzionismo darwiniano, basato sulla competizione che “genererebbe nuove specie”, subì una prima durissima sconfitta con l’affermarsi della genetica, fondata dal geniale abate agostiniano Gregor Mendel, e riscoperta decenni dopo la morte di Mendel, cui nessuno prestò inizialmente attenzione perché era “soltanto un povero frate”. La genetica, una scienza solidamente fondata, dimostrava la stabilità delle specie.

I Caino cercarono di correre ai ripari imbarcando le genetica nel barcone evoluzionista che faceva acqua da tutte le parti, e inventarono così il neodarwinismo, in cui “mutazioni casuali” formerebbero nuove varietà sempre più diversificate sulle quali agirebbero la “competizione” e la “selezione naturale” dell’ambiente fino a formare varietà così diverse da non essere più capaci di incrociarsi riproduttivamente, ed ecco le nuove specie: teoria irreparabilmente contraddetta dal fatto che tutte le specie sono ben individuate; non vi sono le innumerevoli forme di transizione che sarebbe lecito aspettarsi, non vi sono “anelli di congiunzione”. Fra parentesi, il famoso Archaeopteryx non congiunge affatto rettili e uccelli: come ha dimostrato il fisico Fred Hoyle, l’ Archaeopteryx è un patetico falso, probabilmente fabbricato da Ernst Haeckel, noto autore di parecchi altri falsi che gli fruttarono molto denaro, col quale riusciva perfino a mantenere un’amante. Haeckel è pure l’inventore della stessa parola Ökologie, “ecologia”.

Peggio ancora: numerosissime specie hanno continuato ad esistere senza subire modifiche per decine o centinaia di milioni di anni durante i quali sono avvenuti drastici cambiamenti ambientali. Per tappare questi enormi buchi nella credibilità dell’evoluzionismo alcuni biologi hanno inventato l’evoluzione “per equilibri punteggiati”, ossia a salti: idea assurda perché sarebbe come dire che d’improvviso una coppia di anfibi potrebbe produrre un rettile e da una coppia di rettili potrebbe nascere un uccello, ma che per lo meno supera la difficoltà della mancanza di “anelli di congiunzione”. I biologi promotori di questa idea erano solidamente atei e politicamente corretti, cercavano solo di raddrizzare un evoluzionismo in crisi nera, e non erano certo vilissimi integralisti cattolici, ma ciononostante vennero ferocemente perseguitati dai colleghi Caino come se fossero stati biechi agenti del Vaticano, e infine costretti all’abiura, pena la perdita della cattedra e della pensione. Perché?

Il motivo è che la loro teoria dell’evoluzionismo “a salti”, per quanto solidamente atea, elimina la competizione darwiniana, la quale è l’unico puntello ideologico che offra ai Caino politici ed economici una parvenza di giustificazione della loro esistenza e dell’oppressione che esercitano sul mondo.

L’ideologia di Darwin servì fin all’inizio a giustificare l’oppressione colonialista e imperialista britannica (irlandesi, neolatini cattolici, indiani, cinesi, negri e altre “razze inferiori” dovevano essere grate all’Herrenvolk britannico che si prendeva cura di loro), mentre l’ideologia di Malthus giustificava l’oppressione domestica dei poveri che affollavano gli “slums” creati dalla rivoluzione industriale (colpa loro se erano poveri, erano troppi). Poi venne adottata da altri Caino: nazisti, comunisti, poteri forti, finanza usuraia globale.

L’ambientalismo serve poi a montare accuse contro la Chiesa, “colpevole” di aver sostenuto che l’uomo deve dominare la terra (che va invece idolatrata), serve a sabotare innovazioni e sviluppo, serve ad espropriare territori sempre più vasti, i cosiddetti “parchi naturali”, sottratti all’uso della gente ad arbitrio degli “illuminati” Caino per promuovere l’oscena idolatria della natura.

I Caino trionfano con l’aiuto delle eresie che fanno dilagare la corruzione morale: (1) ribellione di Lucifero, (2) eresia pelagiana che negava il peccato originale, (3) panteismo che portò a idolatrare l’ambiente (vedi il neoplatonismo eretico introdotto dai greci fuggiti a Firenze nel Quattrocento davanti all’avanzata ottomana), (4) riforma protestante con effetti devastanti sul matrimonio (degradato da Sacramento a mero contratto) e sull’etica economica (ricchezza come segno dell’“elezione” divina nel calvinismo, più ancora che come dono di Dio) e crollo delle dinastie cattoliche a vantaggio di quelle protestanti (e perché i banchieri fiorentini furono rovinati e quelli genovesi no? perché i fiorentini per loro disgrazia dovettero trattare coi filibustieri inglesi che li derubarono, mentre i genovesi ebbero la fortuna di trattare con i gentiluomini spagnoli), (5) marxismo, (6) eresia naturalista di Rousseau che fece inaspettatamente diventare “buona” la natura, (7) ulteriore eresia naturalista che generò i Robespierre, (8) americanismo che propose come nuova virtù la capacità di creare ricchezza e dichiarò superate obbedienza, umiltà, mortificazione, povertà scelta (virtù “medievali”), (9) eresia modernista con il suo agnosticismo che liquidava la religione come orpello irrazionale da cancellare.

Questa classificazione degli orrori rivoluzionari è più ampia e comprensiva di quella di Plinio Corrěa de Oliveira che prevede quattro stadi: (1) riforma protestante, (2) rivoluzione francese, (3) marxismo, e (4) il funesto Sessantotto che portò all’anarchia morale, alla disgregazione della famiglia e alla grottesca pagliacciata del gender. La classificazione del Gotti Tedeschi, oltre ad un maggior dettaglio, ha il merito di individuare esplicitamente le radici teologiche del disastro, partendo dalla ribellione originaria di Lucifero, fonte di ogni male, che nella teorizzazione di Corrěa de Oliveira rimane implicita.

Comodissimo questo capitalismo malthusian-darwiniano: la povertà non si risolve promuovendo l’iniziativa e lo sviluppo con opportune innovazioni sociali e tecnologiche, ma con lo sterminio malthusiano; i ricchi sono ricchi perché sanno competere meglio, non è colpa loro se sono più bravi. Oggi il capitalismo malthusian-darwiniano promana soprattutto dagli Stati Uniti e dai loro satelliti, specie Gran Bretagna e Germania, e ha decretato tabù la dottrina cattolica, che si sforza di relativizzare.

Dai frutti si riconoscono i falsi profeti. E infatti, intorno agli anni Ottanta, la finanza prende il sopravvento sull’economia reale mentre si riduce l’attitudine delle famiglie al risparmio. Crollano le nascite e il risparmio viene incanalato nell’accrescimento dei consumi individuali perché i Caino non vogliono rinunciare alla loro naturale vocazione di ingrassare senza limiti. Meno risparmio affluisce alle banche, vi è meno credito disponibile, meno ricavi e utili, così il sistema bancario inventa i “derivati”.

Per ricostruire un capitalismo fondato sull’economia reale occorrerebbe riscoprire la dottrina sociale della Chiesa. Le leggi naturali in economia non sono state inventate dal Cristianesimo ma Dio le ha stabilite in natura per il bene dell’uomo, come insegna Benedetto XVI in Caritas in Veritate. Cristo stesso non disdegnava affatto i ricchi. La “Chiesa povera” va interpretata: dev’esserlo nel senso di mantenersi distaccata dalle ricchezze, ma per evangelizzare ha bisogno di una forte base economica.

Sarebbe stolto incolpare il capitalismo e la proprietà privata per la crisi: ciò non farebbe che agitare i vecchi fantasmi del totalitarismo comunista o dei “livellatori” inglesi del Seicento, che precorsero gli orrori del ventesimo secolo. Non è la proprietà privata a generare i vizi, ma sono i vizi che deturpano l’uso della proprietà. Il ciclo perverso è stato provocato dalla decisione immorale di bloccare le nascite, realizzata soprattutto con il diabolico aborto libero: l’associazione tra l’abbassarsi della curva di natalità in corrispondenza dell’anno di adozione delle leggi abortiste salta agli occhi nelle statistiche demografiche di qualsiasi paese. Le “strutture architettoniche” della società globalizzata sono gnostiche, negatrici della morale cattolica, alla quale si vuole togliere il diritto di proporsi perché pericolosa ai Caino. Andrà vietata nelle scuole, in famiglia (la disgregazione della famiglia è prioritaria nell’offensiva dei Caino), sotto l’accusa di essere portatrice di pericolose superstizioni.

La gnosi trionfa purtroppo in tutti i campi: (1) in filosofia col relativismo e il nichilismo, (2) in antropologia col ridurre l’uomo a un prodotto dell’evoluzione derivato da “un bacillo”, (3) in sociologia col malthusianesimo anti-natalità, (4) nelle scienze che hanno fatto passare l’idea di un cattolicesimo nemico della scienza, (5) in natura col negare la distinzione maschio-femmina, (6) in religione imponendo l’ambientalismo gnostico come credo universale e l’animalismo come nuovo dogma (e ormai siamo anche alla “liberazione delle piante”, attendiamo con ansia la “liberazione dei minerali”), (7) in economia proclamando l’autonomia morale degli strumenti economici.

La gnosi contraddice la Genesi, la creazione uomo-donna, la missione di moltiplicarsi, utilizzare la terra e assoggettare ogni altro essere vivente. La gnosi sconfessa il mistero dell’unità e trinità con la promessa panteistica che l’uomo sarà come Dio, assurdità demenziale e contraddittoria, sbandierata nel momento stesso che la superstizione evoluzionista riduce l’uomo a un animale. E queste sono le basi del mondo moderno: un delirio di ululanti menzogne al servizio di Caino senza scrupoli. Ogni tentativo della Chiesa di “adattarsi” al mondo moderno è destinato al fallimento perché non ci si limita ad adattare la forma con cui presentare la dottrina, ma si pretende di rendere malleabile la dottrina stessa, partendo dalla grottesca illusione del “papa buono”: “La Chiesa non ha più nemici”.

“Non essendoci più tempo, si dice, per riconvertire il mondo dovendo pertanto accettare la realtà, la realtà forzerà la dottrina, che accetterà di adattare la morale e permetterà all’etica di ‘non imporre gravosi sacrifici o persino torture all’uomo’ e diverrà un’etica opportunistica, non etica, incompatibile con la verità, persino incompatibile con la vera libertà responsabile di fare il bene. Così si riuscirà a trasformare il cattolicesimo in una mera etica sociale utile, una onlus che si occupa di poveri e migranti senza evangelizzare, una caricatura della religione che produrrà una brutta caricatura anche dell’uomo.” (p. 28).

Ma riscuoterà gli applausi dei Caino e dei loro volonterosi lacché: politici, burocrati, giornalisti politicamente corretti, teppaglia dei centri sociali. I Caino hanno bisogno di farla finita col peccato perché il senso del peccato crea una fede integralista e pericolosa per i conflitti che può scatenare nel mondo globale. La deriva della Chiesa favorisce tutto questo. Infatti guai a citare la sacrosanta condanna di San Paolo alla sodomia, non si parla più dei Quattro Novissimi. Giuda si sarebbe “salvato”, come si sarebbe “salvato” l’altro ladrone, al quale al quale Gesù crocifisso non ha rivolto la parola, e da qui la beota idea secondo cui il silenzio di Dio potrebbe indicare che non vi fu condanna, quando invece è proprio quel terribile silenzio ad annunciare che quell’anima è morta ed è inutile parlarle. L’unica virtù apprezzabile, l’unica opera di misericordia è l’accoglienza dei migranti e la tutela dell’ambiente (notare che una parte dei migranti è costituita da disgraziati che stavano a casa loro e che sono stati espulsi per deliri ambientalisti come “conservazione dell’ambiente e della biodiversità” e “abbattimento dell’anidride carbonica”; sono i cosiddetti “profughi climatici”), mentre la famiglia, che è centro di tutto, viene ignorata, anzi si fa di tutto per distruggerla.

Ecco gli obiettivi dei Caino: omogeneizzazione delle culture, relativizzazione delle religioni dogmatiche, freno immediato della natalità, creazione progressiva di stati più globali opposti a quelli nazionali, orientamento accelerato al mercato globale. Organismi privilegiati per questo distruttivo progetto sono l’Onu, la Fao, il Wto, l’Unesco, la Banca Mondiale, il Fmi. Essi sono affiancati da operazioni di diplomazia parallela (banche d’affari, crollo del Muro di Berlino, Tangentopoli che servì a liquidare i politici non di sinistra dato che gli strumenti migliori per i Caino sono appunto i sinistri). Come modelli di convincimento ufficiali operano think tank, fondazioni e media, e le ben pubblicizzate conferenze internazionali. Il tutto naturalmente a spese dei contribuenti. Il famigerato rapporto Kissinger del 1974, desecretato negli anni Novanta, fornì la traccia per il criminale piano di abbattimento delle nascite con le relative catastrofiche conseguenze.

Ed ecco i grandi risultati: (1) crollo delle nascite in Occidente; (2) crollo economico compensato da consumismo, delocalizzazione produttiva, invecchiamento della popolazione, crescita delle tasse e del debito delle famiglie; (3) rottura del mondo in due aree: Occidente consumatore e non più produttore, Oriente produttore e non ancora consumatore; (4) crisi economica e squilibri geopolitici.

Come rimediare? È molto difficile, perché si continua a negare l’evidenza e si pretende di curare gli effetti, mentre sarebbe indispensabile agire sulle cause. Tre son i problemi principali: (1) degrado ambientale (“risolto” mediante un’esaltazione acritica dell’ambientalismo neomalthusiano e gnostico), (2) nascite (un problema che ha la stessa origine del precedente e la stessa soluzione sbagliata e incoerente, propagandata con l’idea beota della “decrescita felice”), (3) famiglia (il diabolico piano dei Caino mira precisamente a distruggerla, ed ecco perché questo problema non viene neppure discusso). La Chiesa stessa non sembra capace di offrire una guida coraggiosa e sicura: il Sinodo sulla famiglia propone infatti “una forma confusa e confondente di accoglienza dei divorziati ai sacramenti” (p. 42), e in questo modo i sacramenti medesimi vengono relativizzati, insieme alla dottrina.

Ma il centro dell’uomo è Dio, e perfino l’arte lo testimonia: perduto Dio, l’arte perde il suo centro e degenera, come ben notò Karl Schefold, e non solo l’arte ma tutto l’uomo perde il centro e gira a vuoto. La miseria morale andrebbe invece sconfitta con i sacramenti, la preghiera e il magistero della Chiesa. È il cielo che dà senso alla terra, non viceversa. Ma la terra, mediante l’azione dello stato, pretende di imporsi al cielo. Infatti lo stato scoraggia la vita spirituale, gestisce (male) quella intellettuale e impone, col consumismo, quella materiale. L’adozione del dualismo metafisico e la separazione di Dio da Cesare, subordinando Dio a Cesare porta alla disumanizzazione dell’uomo.

Così vediamo realizzarsi la profezia apocalittica della caduta di Babilonia, che è poi tutta la terra, sulla quale “i mercanti piangeranno e faranno lutto per causa sua, perché non ci sarà più nessuno che comprerà le loro merci” (Apocalisse 18, 11). Alla fine i Caino e la turba sterminata dei loro lacché pagheranno il trionfo di un’ora con un’eternità di orrore, insieme ai preti viziosi e mentecatti che non parlano più dei comandamenti, del giudizio e dell’inferno, insieme ai prelati vigliacchi che tremano al primo squittire della lobby “ghei” e non davanti a Dio.

Questo prezioso pamphlet di Gotti Tedeschi, nella sua ultraconcentrata piccolezza di sole 48 paginette, rappresenta un formidabile pugno nello stomaco alle falsità vili e interessate che stanno portando il mondo alla rovina. Solo l’adozione del rimedio cattolico proposto in quest’opera potrebbe impedire al diavolo di realizzare la sua grande aspirazione. Quella di poter dire a Cristo, al momento del grande Giudizio: “Guarda per che razza di idioti ti sei fatto crocifiggere.”

EMILIO BIAGINI


18
GIUGNO
2016
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ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA
Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

And the winner is …….

LAVÈRE J.-F. (2016) L’enigma Valtorta, volume secondo, Isola del Liri, Centro Editoriale Valtortiano (trad. d. francese)

Siccome non siamo del tutto convinti, per ragioni che illustriamo qui di seguito, si tratta di un'Aquila dimezzata.

 Jean-Franois Lavre-2 copia

Segue una critica dell'opera a firma di Emilio Biagini:

    Questo secondo volume del Lavère sulla Valtorta, ricalcando la traccia dell’Aulagnier (Avec Jèsus au jour le jour, 1994). ricostruisce la cronologia dell’intera vita di Gesù sulla base dei dati implicitamente introdotti dalla veggente descrivendo le condizioni astronomiche e climatiche.

Il Lavère afferma di aver verificato l’esattezza di più di 5.000 indizi cronologici nell’Evangelo, per lo più indipendenti l’uno dall’altro. La probabilità che si tratti di un caso sarebbe di 1/1084. Si tratta di un deprecabile errore di stampa (p. 101 nota). Avrebbe dovuto essere 1084 (dieci elevato alla ottantaquattresima, ossia 1 seguìto da 84 zeri). Per comprendere che significhi una cifra del genere, si tenga presente che 1070 (1 seguìto da 70 zeri) corrisponde al numero degli atomi che formano l’universo, mentre 1020 (1 seguìto da 20 zeri) è già superiore al numero di secondi intercorsi dal big bang in poi. Altissime probabilità contrarie ad un determinato evento (in questo caso il verificarsi casuale di un immenso numero di improbabili coincidenze) hanno dato luogo al concetto di inflazione statistica, che il Lavère però non cita.

Inoltre l’intero discorso dell’autore viene inficiato dal fatto che egli si basa, ai fini dell’analisi cronologico-astronomica, sul calendario gregoriano piuttosto che su quello giuliano in vigore all’epoca di Gesù, mentre la ricostruzione del De Caro, fondata sul calendario giuliano, ottiene risultati in miglior accordo con le date liturgiche basate sulla millenaria tradizione della Chiesa, ciò che è sicuramente miglior garanzia della stessa inflazione statistica.

Il Lavére sorprendentemente dà credito alla spiegazione laicista della traslazione della Santa Casa (p. 79), che sarebbe stata trasportata dalla Palestina dalla potente famiglia De Angeli, contraddetta dal fatto che la casa ha ancora le pietre unite da una malta particolare mescolata a cenere, del tipo usato in Palestina e mai in Italia. Un trasporto previo smontaggio avrebbe richiesto una ricostruzione una volta arrivate le pietre a destinazione, e naturalmente sarebbe stata impiegata malta locale. Il fatto che il Chartulariun culisanense, datato 1294, figuri la menzione di “Sanctas petras ex Domo Dominae Nostrae Deiparae Virginis ablatas” (foglio 181), che Niceforo De Angeli lasciò in eredità alla figlia, non significa affatto che si trattasse di tutte le pietre; è anzi piuttosto problematico immaginare che un pellegrino in Terrasanta andasse in giro con un simile carico; più probabilmente si trattava di qualche sassetto prelevato come reliquia.

Come quasi tutti gli studiosi della Valtorta, il Lavère si ferma all’analisi dell’Opera maggiore e non considera le opere minori che illuminano l’opposizione clericale alla Valtorta in modo assai più esauriente. In particolare andrebbero meditati a fondo l’epistolario (con Madre Teresa Maria, con Monsignor Carinci e con Padre Migliorini), il Libro di Azaria, i Quaderni e i Quadernetti, che raccolgono appunti e fogli sparsi della veggente. Preziose sono pure le testimonianze indipendenti della compagna della Valtorta Marta Diciotti e di altre donne che la conobbero, le cui testimonianze sono state raccolte dal Prof. Albo Centoni. Un’antologia dei principali testi in cui il Divino Maestro rivolge aspri rimproveri alla gerarchia, sia per il suo comportamento in generale sia per come veniva trattata la veggente, malata e bisognosa di assistenza materiale e morale, si trova nell’antologia curata dal CEV Santi e non santi. In essa si nota che i “santi” erano un astratto ideale, mentre “non santi” erano proprio i preti, in special modo quelli che erano a contatto con la Valtorta. Nonostante l’indegno comportamento clericale, la veggente non diede mai segno di ribellione e non cessò mai di essere una fedele obbediente e rispettosa. Solo, piangeva supplicando Gesù di attenuare i dettati di condanna ai chierici per evitare che la perseguitassero anche più.

Gli scritti citati documentano il trattamento privo di carità riservato a Maria Valtorta dalla gerarchia: un trattamento che è del resto perfettamente in linea con altri episodi di persecuzione contro chi riceveva rivelazione private. Basti come esempio quello della piccola veggente Adelaide Roncalli, di sette anni: la bambina, alla quale la Madonna era apparsa più volte, alle Ghiaie di Bonate, nel 1944, intimidita, terrorizzata, derisa e sballottata qua e là da Don Cortesi all’insaputa dei genitori, fu costretta a ritrattare e cacciata dalle Sacramentine, dove avrebbe dovuto entrare per ordine della Vergine. Dopo che la piccola fu moralmente seviziata a sufficienza e costretta a ritrattare la verità, il 30 aprile 1948, il vescovo di Bergamo monsignor Bernareggi emise il solito decreto di “non constat de supernaturalitate”. Solo grazie ai decreti sulla libertà d’informazione del Concilio Vaticano II, Adelaide Roncalli ha potuto riaffermare l’autenticità delle apparizioni.

Va riconosciuto senz’altro al Lavère il merito di essere stato il pioniere degli studi scientifici sistematici sulla Valtorta. Grazie alle sue ricerche è stato possibile dimostrare l’impossibilità che l’Opera valtortiana possa considerarsi un semplice romanzo. Studi specialistici più approfonditi, come quelli del De Caro e di altri valenti studiosi, potranno senza dubbio permettere una sempre migliore comprensione dell’“enigma Valtorta”.

Sotto il profilo strettamente editoriale va notato che, contro le buone norme, questo secondo volume è di formato del tutto difforme dal primo.

EMILIO BIAGINI


21
MAGGIO
2016
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ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA
Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_aquila


And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

Una raccolta di conferenze di grande importanza e significato:

l'invito al risveglio dell'Europa cristiana da parte di uno dei più qualificati storici italiani.

ROBERTO DE MATTEI (2015) Europa Cristiana risvegliati, Roma, Quaderni della Fondazione Lepanto

Questo pregevole Quaderno della Fondazione Lepanto raccoglie tre autorevoli conferenze dell’insigne storico controcorrente Roberto De Mattei, noto per la sua fondamentale storia del Concilio Vaticano II, che oggi occorrerebbe rileggere e meditare, anche in considerazione dell’estrema attualità delle gravi implicazioni della parte ancora non ufficialmente rivelata del terzo segreto di Fatima finalmente portate all’attenzione dell’opinione pubblica dall’inquietante dichiarazione di Monsignor Ingo Döllinger.

Le tre conferenze riproposte in questo libretto sono state tenute rispettivamente nel Palazzo della Cancelleria a Roma, il 10 ottobre 2001 (a brevissima distanza di tempo dall’attentato alle Torri Gemelle), a Palazzo Pallavicini a Roma il 22 novembre 1986, e a Saint-Raphael il 1° ottobre 2011. Nell’insieme esse ripercorrono le tappe della difesa della Civiltà Cristiana dalla battaglia di Lepanto del 1571 fino alle imprese del grande principe Eugenio di Savoia, prestando particolare attenzione all’opera dei Papi nel tessere alleanze tra i principi cristiani per arrestare l’aggressione islamica.

A tali alleanze si sottrasse costantemente la Francia, di fatto alleata coi turchi, nel vano perseguimento di una supremazia europea che venne felicemente frustrata da una serie di sconfitte inflittele proprio dal principe Eugenio di Savoia. Il Re Sole aveva rifiutato al giovane principe un comando nell’esercito francese e dovette amaramente rimpiangere questo suo errore. Ancor più grave fu l’altro errore: l’aver rifiutato di consacrare la Francia al Sacro Cuore, come, per lume divino, lo esortava a fare Santa Margherita Maria Alacoque: un atto di disprezzo verso una grande rivelazione privata che fa il paio con la reticenza vaticana riguardo sia al terzo segreto di Fatima sia ad altri ammonimenti celesti per il bene della Chiesa, come quelli trasmessi dalla Beata Anna Caterina Emmerick e dalla perseguitata Maria Valtorta.

Ma nelle tre conferenze del Professor De Mattei vi è ben più. Vi troviamo sviluppato il concetto di guerra giusta che tende per sua natura alla pace, consistente nel ristabilimento dell’ordine cristiano. Giustamente l’autore individua come principale nemico quello interno: il disastroso relativismo, che rifiuta la distinzione tra bene e male, e si traduce in una tanatofila resa di fronte a nemici crudeli e determinati: lupi che certo non diventano agnelli quando si cerca vilmente di blandirli, siano essi assassini comunisti o terroristi musulmani. Un relativismo assurdo che pretende di far convivere tutto e il contrario di tutto: laicismo, femminismo, omosessualismo, islam, in un calderone di idee incompatibili che vengono imposte ai giovani dagli irresponsabili che controllano le istituzioni educative e i mezzi di comunicazione di massa. Un calderone che, in un futuro nemmeno troppo remoto, può soltanto esplodere con conseguenze disastrose.

Ho dei forti dubbi che il sacrosanto invito di Roberto De Mattei all’Europa a risvegliarsi verrà raccolto da un numero di persone sufficiente a fermare la corsa verso l’abisso, ma possiamo confidare nei miracoli, nella preghiera dei pochi che pregano e nell’intercessione della Vergine Santissima che già ha operato la prodigiosa conversione della Russia.


I TRIGOTTI

CHI SIAMO?
Ve lo diciamo in lingua matematica
t=b(1+1/2)=3m

E' necessaria una precisazione:
e sia ben chiaro noi non siamo bigotti.

 
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  • LE RAPALLIADI RELOADED

    Degni son di laudi e onori

    questi bei ‘ministratori

    dell’amena cittadina

    che somiglia a una vetrina,

    e che fa rima con sballo,

    e con callo e con cavallo,

    ma purtroppo, senza appello,

    non fa rima con cervello.

     

    Terza laude

     

    Cala il sole molto presto

    e d’inverno è buio pesto;

    nelle curve alquanto oscure

    non si vedon le fessure,

    nel sinistro marciapiede

    a tuo rischio metti il piede.

    Rapalliadi-Marciapiedi oscuri 1 copia

    “Di lampion ce n’è abbastanza

    abbastanza e ce n’avanza”,

    dice l’amministratore

    con serafico candore,

    Rapalliadi-Marciapiedi oscuri 2 copia

    “che la gente stia più attenta

    e mi paghi la rumenta,

    e tra vincoli e tributi

    siano i sudditi spremuti.”

    Rapalliadi-Marciapiedi oscuri 3 copia

    Leggi tutto...

 
 
 
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