Genova, 19 Agosto 2017 01.52





 
AQUILE E VIPERE » LIBRI

 

Libri

24
GENNAIO
2016
Articolo letto 616 volte

ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA
Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_aquila


And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

Uno spettacolare studio scientifico che porta nuove conferme a L'EVaNGELO COME MI E' STATO RIVELATO di Maria Valtorta.

LIBERATO DE CARO (2015), I cieli raccontano, Vol. 2°. Indagine storica su Gesù nell'opera di Maria Valtorta attraverso l'Astronomia, Isola del Liri, Centro Editoriale Valtortiano

Segue una recensione ad opera di Emilio Biagini:

 

 

 DE CARO L. (2015) I cieli raccontano. Indagine storica su Gesù nell’opera di Maria Valtorta, Centro Editoriale Valtortiano, Isola del Liri, vol. 2°, Prefazioni di Nicola Bux e Fernando La Greca, pp. 529.

Ogni episodio dell’Evangelo come mi è stato rivelato di Maria Valtorta è concatenato a quello che lo precede e lo segue da espliciti riferimenti, come “sette giorni or sono”, o “tre giorni fa” o “ieri”, o “domani”, o “il mattino di poi”, e la concatenazione appare perfetta anche se i diversi episodi furono scritti a mesi o anni di distanza, senza seguire alcun ordine, e spesso il più antico venne registrato per primo, e i diversi episodi vennero assemblati solo in seguito. Il fisico Liberato De Caro, del CNR, operando mediante effemeridi computerizzate sui dati astronomici inconsciamente introdotti dalla Valtorta nell’Evangelo, ha potuto datare con sorprendente precisione ogni avvenimento narrato.

Risultati analoghi a quelli del De Caro erano già stati ottenuti dal Lavère la cui opera, insostituibile per quanto riguarda l’analisi dei dati geografici, storici e archeologici (come nel caso città ed edifici perfettamente descritti dalla veggente e scoperti dopo la morte di lei, confermando in modo straordinario la narrazione valtortiana), commette tuttavia un vistoso errore nelle ricostruzioni astronomiche. Infatti, nel datare i diversi avvenimenti, ha trasformato le date del calendario lunisolare ebraico in date del calendario gregoriano, mentre al tempo di Gesù era in uso quello giuliano, che era allora già due giorni avanti rispetto al gregoriano, e questa discrepanza finisce per viziare l’intera ricostruzione della sequenza cronologica del Lavère, come pure quella dell’Aulagnier che l’ha preceduta, e su cui il Lavére in parte si basa.

Per i due autori francesi, la Crocifissione va datata al 30 d.C. e la nascita del Redentore al 5 a.C., e il resto delle loro ricostruzioni presentano quindi consistenti incongruenze dovute al sistematico spostamento di due giorni, per cui, ad esempio, giorni di normale attività sembrano incongruamente cadere di sabato. Il De Caro, al contrario, basandosi sulla descrizione del cielo notturno a Gadara come punto di riferimento ben datato, ha potuto dimostrare che la crocifissione può aver avuto luogo solo nel 34, escludendo sia il 30 che altri anni, ammettendo i quali si creerebbero numerose discrepanze con altre date importanti del ministero pubblico di Gesù, non più congrue con le osservazioni delle fasi lunari e di altri fenomeni celesti (come la posizione del sole nello zodiaco, tenendo conto della precessione degli equinozi), che appaiono dalle descrizioni valtortiane, e con altri dati desumibili dallo stato di maturazione dei raccolti indicanti la stagione in cui un particolare episodio si svolge.

Una singolare coincidenza segnalata dal De Caro è il fatto che la veggente ebbe la prima visione dell’Evangelo il 23 aprile 1943, una visione della crocifissione, che pare sia proprio il giorno in cui, 1909 anni prima, ebbe luogo la crocifissione stessa, il 23 aprile del 34 d.C. Una data così alta, ossia una Pasqua al 25 aprile, cui corrisponda il Venerdì Santo al 23, è un evento rarissimo, che può verificarsi solo se il giorno dell’equinozio di primavera, il 21 marzo, cade di domenica ed è un giorno di luna piena col 100% del disco illuminato. Un evento del genere avviene circa una volta ogni 125 anni: si verificò nell’anno 34 e nel 1943, appunto. Per trovare casi analoghi recenti di Pasqua al 25 aprile occorre tornare indietro al 1878 e al 1734. Altra curiosa coincidenza: il 23 ottobre 1947, Gesù disse alla veggente che proprio in quell’anno ricorreva un centenario dell’Assunzione di Sua Madre. L’analisi astronomica conferma infatti, come data del pio transito della Santissima Vergine, proprio il 47 d.C.

La ricerca del De Caro conduce ad un quadro degli avvenimenti che conferma pienamente la Scrittura, risolvendo apparenti incongruenze nei Vangeli canonici, come quello riguardante il doppio arresto del Battista (i sinottici fanno riferimento al primo arresto, Giovanni al secondo), e confermando le date liturgiche più importanti, che appaiono coincidere in modo sorprendente con quelle tramandate dalla Tradizione. È come se, attraverso il linguaggio degli astri, non riconducibile in alcun modo alle conoscenze e alla consapevolezza di Maria Valtorta, Qualcuno avesse voluto lasciarci un messaggio, richiamando la nostra attenzione sulla vitale importanza dell’incontro liturgico e sacramentale col Cristo. Come ricorda Don Nicola Bux nella Prefazione, la Costituzione Sacrosanctum Concilium del Vaticano II insegna che la Liturgia è “il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù”.

Di fronte a questi eccezionali risultati non è più possibile basare il giudizio sull’Opera valtortiana su valutazioni soggettive di stile o d’altra natura. Oggi occorre confrontarsi con dati oggettivi il cui carattere probante, col procedere degli studi, si fa sempre più sorprendente. Domani sarà ancora più difficile sfuggire all’accumularsi di studi scientifici sempre più precisi. Anche questo nuovo volume del De Caro, il secondo della serie, annuncia un terzo volume con altre eccezionali sorprese.

EMILIO BAIGINI


30
DICEMBRE
2015
Articolo letto 380 volte

 

ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA
Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

 

I TRIGOTTI

 

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And the winner is …….

 

Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

 

Una coraggiosa denuncia dell'abbandono della memoria nazionale da parte di un regime becero:

 

ROSATI R. (2015) MUSEOLOGIA E TRADIZIONE, Chieti, Solfanelli

 

Segue una recensione ad opera di Emilio Biagini:

 

ROSATI R. (2015) Museologia e tradizione, Chieti, Solfanelli

Questo volume raccoglie scritti che hanno formato la rubrica de Il Borghese sui musei e i Beni Culturali dal luglio 2011 all’aprile 2014, un periodo durante il quale ha brillato, come sempre del resto, l’assoluta ignoranza, indifferenza, ottusità della classe politica della repubblica, nata dalla “resistenza” e fondata sul lavoro, nei confronti della cultura. Questa ha bisogno dei musei, essenziali portatori di memoria storica, non solo quelli artistici e archeologici, ma anche scientifici e naturalistici.

Gli italiani, per lo più, non conoscono i tesori dell’Italia, ma in compenso visitano i musei all’estero. Sembra che il Louvre rappresenti il massimo in fatto di cultura e storia: si tratta, argomenta l’autore, di una celebrità assolutamente eccessiva, senza contare che il museo parigino è importante soprattutto per le rapine che l’hanno arricchito, in prevalenza a danno dell’Italia.

L’Italia è in più di un senso il centro del mondo. Non solo ha un immenso patrimonio di cultura propria, ma anche un ulteriore gigantesco patrimonio accumulato nello studio di altre culture, grazie a benemeriti missionari ed esploratori. Giustamente l’autore si sofferma a questo proposito sulle ricchissime collezioni di arte orientale a Roma, a Genova e altrove.

Purtroppo il bilancio dei Beni Culturali è desolante. Spettacolari collezioni d’arte sono nascoste nei fondi, non studiate e non fruite da alcuno. L’Italia ha il maggior patrimonio culturale mondiale, ma non sembra minimamente capace di valorizzare ciò che possiede. Si aggiunga l’emarginazione degli studiosi più importanti, come Mario Praz e Giuseppe Tucci, vittime dei pappagalli politicamente corretti infeudati nelle cattedre universitarie del “Bel Paese”, dove è d’obbligo insegnare (e far ammirare) la cancerosa teoria del gender.

Non è solo questione di inettitudine delle (si fa per dire) “autorità” italiane. C’è un piano ben preciso dei delinquenti della grande finanza anticristica, la quale, anche mediante il delirio del controllo delle nascite, dello “sviluppo sostenibile”, dell’immigrazione incontrollata, mira ad annichilire l’Italia per omologarla nella grande palude mondialista globale.

EMILIO BIAGINI


30
DICEMBRE
2015
Articolo letto 396 volte

ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA
Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

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And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

Una coraggiosa denuncia controcorrente delle diaboliche trappole del mondo moderno:

GHINELLI C. (2015) LE SEDUZIONI MODERNE DEL DEMONIO, Verona, Fede & Cultura

Segue una recensione ad opera di Emilio Biagini:

GHINELLI C. (2015) Le seduzioni moderne del demonio, Verona, Fede & Cultura, 1a rist.

Questo snello opuscolo, di un qualificato medico primario di Chirurgia Pediatrica a Parma, mette opportunamente in luce, con dovizia di documentazione, le atroci seduzioni moderne del demonio; filosofie e religioni orientali, tecniche e medicine alternative, mistificazioni e inganni miranti alla distruzione del cristianesimo, come previsto nei diabolici piani della massoneria e dei rosacroce.

Agghiacciante è il documento massonico riportato dall’autore (Informazione 95), che elenca i successi nel distruggere la fede e la Chiesa, mentre segnala come difficoltà ancora da superare persone e movimenti che attirano molta gente e i luoghi di apparizione come Medjugorje, che viene esplicitamente nominata come un grave ostacolo dai satanisti (si rallegrino i nemici di Medjugorje, che si dicono “tradizionalisti”: c’è un numeroso esercito a sostenerli, si chiama “Legione”); mentre, fra gli obiettivi ancora da realizzare, questi satanisti, che si vantano di poter già occupare il vertice di potere dentro la Chiesa, enumerano: annullare la dimensione verticale di ogni forma di preghiera, distruggere e svuotare i dogmi, conseguire l’antropocentrismo, relativizzare la morale, “liberalizzare” il sesso, introdurre il sacerdozio femminile e i preti sposati, eliminare la Messa (pp. 7-10).

Da questa brodaglia di satana, nemica di Medjugorje, scaturisce la New Age, all’insegna del sincretismo buonista (niente supera il demonio in buonismo, finché non vi ha tra le grinfie), che dilaga in tutto il deragliato Occidente, con mercati e negozi degli articoli più eterogenei per le attività esoteriche (ossia demoniache): cristalli, profumi, fiori, erbe, oggetti per pratiche magiche, manuali per l’autoguarigione, cassette audio e video, medicine omeopatiche e compagnia cantante. Alla New Age fa riferimento un verminoso proliferare di movimenti d’ogni genere, dall’ambientalismo al femminismo, dall’omocrazia al veganesimo.

Le medicine “alternative” sono innumerevoli: omeopatia, medicina ayurvedica, medicina antroposofica, agopuntura, cristalloterapia, iridologia, magnetoterapia, pranoterapia, radioterapia, bioenergetica, shiatsu, reiki. Sono spesso unite a pratiche orientali come ginnastica yoga e meditazione trascendentale.

Ogni seria investigazione scientifica su tale roba ha avuto esito disastroso per i ciarlatani: l’American Department of Health ha stanziato migliaia di dollari per studiare i pranoterapeuti, una categoria che si dice ricca di energia curativa. Attratti dalla forte somma offerta, 80.000 pranoterapeuti accettarono di sottoporsi all’investigazione, solo per prendere il largo appena appreso in che modo approfondito sarebbero stati esaminati. Solo otto si sottoposero agli esami, dai quali risultò che non emettevano nessuna energia, né elettrica, né magnetica, né radiante, né altra di alcun genere.

L’autore esamina in particolare l’omeopatia, inventata da Christian Friedrich Samuel Hahnemann (Meissen, 1755 – Parigi, 1834), ciarlatano massone che enunciò una serie di principi che altro non sono se non sciocchezze e vaneggiamenti, come il precetto di non curare altro che i sintomi, curare “le cose simili con cose simili”, diluire al massimo fino a che dei “preparati” non resta che acqua. Tali idee, riferisce lo stesso Hahnemann, gli furono suggerite da spiriti durante una seduta spiritica, cioè satanica. Infatti dev’essere ben chiaro che l’aldilà si manifesta, molto di rado, solo ai veri mistici, che sono persone umili le quali non cercano alcuna comunicazione, ma sono scelti dal Cielo per una qualche missione (di solito per invitare alla preghiera e alla conversione). Invece chi tenta, con somma arroganza, di forzare la comunicazione per acquisire conoscenze e potere mediante lo spiritismo non fa che stuzzicare il demonio e aprire “porte” che vanno lasciate ben chiuse.

Ciarlataneria ed esoterismo si danno dunque la mano per far trionfare deliranti idee come panteismo, reincarnazione, “poteri”, “energie”, mirando in definitiva all’affermazione dell’infernale idea che l’uomo è autosufficiente e non ha alcun bisogno di Dio. Il rischio è quello di sprofondare in un sincretismo culturale-religioso dominato da esoterismo, magia, spiritismo; il tutto presentato con un linguaggio accattivante, pieno di concetti cristiani e di echi biblici, ma travisati e distorti.

Utilizzare oggetti delle medicine alternative è estremamente pericoloso perché vengono fatte oggetto di magie sataniche. L’autore riferisce una serie di casi da lui direttamente osservati, in cui le cure omeopatiche ed il possesso e l’uso di oggetti impiegati per riti esoterici non solo non hanno curato nulla, ma hanno causato solo rovine fisiche, spirituali e sociali.

Giustamente il titolo dell’opera fa esplicito riferimento al demonio, l’autore di ogni cosa capace di sedurre l’uomo per portarlo lontano da Dio. In conclusione, questo prezioso libretto andrebbe letto in tutte le famiglie.

EMILIO BIAGINI


30
DICEMBRE
2015
Articolo letto 440 volte

ORO O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA
Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_vipera

Abbiamo il piacere di insignire questa ridicolaggine (BOTTURA P. (2011) Dio, il Big Bang e i buchi neri, Verona, Fede & Cultura) del prestigioso riconoscimento della Vipera di latta.

Segue un commento di Emilio Biagini:

 

 

BOTTURA P. (2011) Dio, il Big Bang e i buchi neri, Verona, Fede & Cultura

 

 

Questo libro, che vorrebbe dimostrare la convergenza della Verità cristiana con gli esperimenti di fisica delle particelle effettuati al CERN di Ginevra, può meglio valutarsi lasciando la parola all’autore, inevitabilmente alquanto sintetizzata, ma fedele agli intendimenti dell’autore stesso.

La terza Persona della Trinità è quella “che sostiene l’interno universo, ma che è anche in grado di ‘beffarne’ l’attrito spazio-temporale, dandoci già ora brevi ‘assaggi’ del Regno”. La seconda Persona della Trinità è invece “una sorta di ‘software’ eterno, divino e misericordioso trasformatosi in Gesù” (p. 7).

“La natura di questa realtà ‘tri-personale’ a cui tutto l’universo è coordinato, è retta da una forza incontrastabile, la misericordia: e per sondarne la consistenza chiederemo aiuto alle teorie di quello che è forse il massimo scienziato vivente, Stephen Hawking, un genio campione di ateismo, ma anche di sofferenza: la sua teoria della radiazione dei buchi neri descrive come sia possibile ‘distruggere’ l’informazione negativa, presupposto per il perdono definitivo ed eterno nel Regno” (p. 9).

“‘In principio era il verbo…’ (dove per ‘verbo’ leggete software, o parola, o informazione, o codice di Dio che è stata trasferita nell’uomo Gesù).” (p. 24). Le parole “tutto è stato fatto per mezzo di Lui e senza di Lui nulla è stato fatto di ciò che esiste”, configurerebbero “un vero e proprio principio di simmetria, detto anche principio di invarianza, legge fondamentale della fisica presente sia in relatività che in quantistica. Non lascia spazio a dubbi: senza il Verbo nulla può essere creato di quello che esiste, nell’universo comanda Gesù.” (p. 26).

Il “Codice di Dio” sarebbe dunque: “copyright by Dio Padre (l’ideatore), realizzazione made in Spirito Santo (lo sviluppatore), prodotto vincente di marca eccelsa Gesù (il supersoftware)…” (p. 27).

“Se riusciamo a sintonizzarci con Dio in persona e ci sentiamo realmente un suo infinitesimo ma immenso, esclusivo e meraviglioso riflesso, presente in noi ma pure nella persona che ci sta accanto, i primi due comandamenti e tutto il Vangelo divengono logici e naturali.” (p. 30).

A proposito del diluvio universale. “Scienziati idrogeologici avanzano un’ipotesi che ha buoni fondamenti scientifici [sic!]; spiegano che sia la posizione e conformazione degli strati sedimentari, che quella dei fossili, potrebbero essere spiegabili con uno sconvolgimento globale delle acque; giusto come descrive la Genesi. Reiterate abbondanti alluvioni provocate magari anche da una cometa caduta nell’oceano [sic!], in concomitanza con catastrofiche eruzioni potrebbero spiegare a grandi linee quanto sia realmente successo; si sarebbe potuto trattare di una vera esplosione del reattore termonucleare che è contenuto nel nocciolo della zona più interna della terra [sic!!!].” (p. 59).

Impermeabile al ridicolo, l’autore continua: “Come una Chernobyl globale il cataclisma del diluvio universale ha fatto fuoruscire dalla crosta terrestre potentissimi getti di gas ed acqua bollente provocando l’innalzamento delle acque e della crosta terrestre; incredibili e reiterati maremoti [sic!]. Oltre a devastare la vita sul continente unico (Pangea) preesistente al distacco della deriva dei continenti [sic!], hanno provocato la formazione velocissima, altroché miliardi di anni, dei sedimenti sparsi in tutto il globo… [sic!]” (p. 60).

E ancora. “Lo sconvolgimento globale avvenuto durante l’anno del diluvio universale è stato un’autentica triplice catastrofe: innanzitutto si è dissolta la volta cristallina [sic!!!] che ci difendeva dalle radiazioni dannose e i nostri corpi e cervelli hanno iniziato ad essere ‘erosi’ dall’improvvisa formazione dei radicali liberi … [sic!] lo sconvolgimento avvenuto nel globo durante il diluvio universale provoca il crescente indebolimento del campo geo-magnetico terrestre, ‘disergenizzando’ e indebolendo l’intera natura, a partire dall’acqua. Dai fossili precedenti al diluvio universale si evince che flora e fauna erano consistentemente più grandi e rigogliose, fino a dieci volte le dimensioni attuali [sic!]. Inoltre anche la pressione atmosferica si è andata attenuando a seguito di quei super-cataclismi (il diametro della terra aumentò leggermente e la pressione atmosferica di conseguenza diminuì) rendendoci meno capaci di sintetizzare [sic!!!] l’ossigeno (p. 62).

Apprendiamo poi della “… somma sapienza e santità di tre capi cristiani come Joseph Ratzinger, Benny Hinn e Bartolomeo Primo… [sic!]” (p. 72). Considerando che Benny Hinn è un discusso predicatore pentecostale, divorziato, autore di profezie sballate (Dio avrebbe distrutto gli omosessuali nel 1995, morte di Fidel Castro, elezione della prima donna presidente degli Stati Uniti, un terremoto avrebbe distrutto la East Coast), sembra un po’ strano vederlo nominato accanto al papa e al patriarca ortodosso.

Le stringhe (una forma particolare assunta dalla materia primordiale nell’“incubazione” dell’universo prima del big bang; e si tratta finora solo di ipotesi teoriche di cui non sono ancora state trovate prove sperimentali) potrebbero essere “la porta attraverso cui l’azione dello Spirito Santo … si diffonde sull’intero universo [sic!]” (p. 80).

“… se ho la possibilità di deformare lo spazio, spiegazzando il tessuto, impresa per la quale, secondo la teoria di Einstein, occorre enorme energia, posso coprire incalcolabili distanze in un attimo: è lo spazio che si muove per noi, è chiaro che lo Spirito Santo usa questo metodo per portarci nel suo Regno o per portarci Gesù e sua Mamma vivi dopo 2000 anni qui tra noi a confortarci [sic!]” (p. 84).

Senza escludere analogie fra il Creatore e il creato, ed anzi sarebbe strano se non ve ne fossero, poiché tutto reca l’impronta di Dio, si tratta pur sempre di mere analogie. Di qui a identificare Dio come un codice software ci corre l’oceano Pacifico. Ad essere caritatevoli, si tratta solo di ardite metafore. Dio è ineffabile. Quando l’autore divaga nel campo della geologia, poi, siamo letteralmente alla “scienza” di Paperoga.

Non è certo così che si fa apologia, anzi in questo modo si riesce solo ad essere controproducenti. Come dovrebbe essere un’apologia efficace che voglia far riferimento alla scienza?

A mio avviso è bene limitarsi a sottolineare i fallimenti scientifici e morali dell’ateismo. Infatti sono stati loro, gli atei, a vantarsi che la scienza avrebbe “spazzato via” la religione, a blaterare che l’universo è “eterno” e non ha quindi bisogno del Creatore. Ebbene, ogni prova scientifica punta in direzione diametralmente opposta.

L’universo non può essere “eterno” perché decade entropicamente: come ha avuto un inizio, così avrà una fine. L’unico modo in cui potremmo pensarlo eterno sarebbe immaginarlo infinito, e quindi dotato di infinita energia, ciò che escluderebbe il decadimento entropico. Ma l’universo non è infinito: se lo fosse non ci sarebbe differenza tra giorno e notte perché vi sarebbe sempre una luce infinita e accecante (paradosso di Olbers), vi sarebbe infinita energia gravitazionale e quindi nessun movimento sarebbe possibile (paradosso di Mach), e infine il livello infinito di radiazioni ionizzanti renderebbe impossibile la vita, se questa non fosse già stata resa impossibile dai paradossi precedenti. Ragionevolmente, il modello cosmologico di Einstein parte dall’idea di un universo limitato a geometria riemanniana, né infinito né eterno, e quindi pienamente compatibile con l’idea di Creazione. E come dimenticare il detto: “Non credo che il buon Dio giochi a dadi con l’universo”, dello stesso Einstein?

Per non parlare, poi, del delirio darwinista e malthusiano: gli altri cascami dell’illuminismo al lumicino. Davanti al fallimento scientista di marca positivista, fallimento intellettuale, morale, e portatore solo di macelleria con milioni e milioni di vittime, ora gli atei si sono comodamente adagiati nella palude relativista. Prima, quando credevano che la loro “scienza” potesse stroncare la religione, allora no, non erano certo relativisti, ma arrogantemente assertivi. Si sentivano i padroni del mondo.

Ma la Fede non ha certo bisogno del sostegno e delle fantasiose “spiegazioni” di questo libro, e del resto non ha neppure del diverso approccio alla scienza in chiave apologetica qui delineato dal sottoscritto, che è solo un modo per sottolineare l’irreparabile fallimento intellettuale e morale dell’ateismo. La Fede è fondata sul Vangelo, sulla Passione e la Resurrezione di Cristo, e a questo proposito va raccomandato il recente, magnifico studio di Marinelli & Fasol, edito anch’esso da Fede & Cultura.

EMILIO BIAGINI


I TRIGOTTI

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