Genova, 30 Aprile 2017 12.57





 
AQUILE E VIPERE » LIBRI

 

Libri

30
DICEMBRE
2015
Articolo letto 328 volte

ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA
Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_aquila


And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

Una coraggiosa denuncia controcorrente delle diaboliche trappole del mondo moderno:

GHINELLI C. (2015) LE SEDUZIONI MODERNE DEL DEMONIO, Verona, Fede & Cultura

Segue una recensione ad opera di Emilio Biagini:

GHINELLI C. (2015) Le seduzioni moderne del demonio, Verona, Fede & Cultura, 1a rist.

Questo snello opuscolo, di un qualificato medico primario di Chirurgia Pediatrica a Parma, mette opportunamente in luce, con dovizia di documentazione, le atroci seduzioni moderne del demonio; filosofie e religioni orientali, tecniche e medicine alternative, mistificazioni e inganni miranti alla distruzione del cristianesimo, come previsto nei diabolici piani della massoneria e dei rosacroce.

Agghiacciante è il documento massonico riportato dall’autore (Informazione 95), che elenca i successi nel distruggere la fede e la Chiesa, mentre segnala come difficoltà ancora da superare persone e movimenti che attirano molta gente e i luoghi di apparizione come Medjugorje, che viene esplicitamente nominata come un grave ostacolo dai satanisti (si rallegrino i nemici di Medjugorje, che si dicono “tradizionalisti”: c’è un numeroso esercito a sostenerli, si chiama “Legione”); mentre, fra gli obiettivi ancora da realizzare, questi satanisti, che si vantano di poter già occupare il vertice di potere dentro la Chiesa, enumerano: annullare la dimensione verticale di ogni forma di preghiera, distruggere e svuotare i dogmi, conseguire l’antropocentrismo, relativizzare la morale, “liberalizzare” il sesso, introdurre il sacerdozio femminile e i preti sposati, eliminare la Messa (pp. 7-10).

Da questa brodaglia di satana, nemica di Medjugorje, scaturisce la New Age, all’insegna del sincretismo buonista (niente supera il demonio in buonismo, finché non vi ha tra le grinfie), che dilaga in tutto il deragliato Occidente, con mercati e negozi degli articoli più eterogenei per le attività esoteriche (ossia demoniache): cristalli, profumi, fiori, erbe, oggetti per pratiche magiche, manuali per l’autoguarigione, cassette audio e video, medicine omeopatiche e compagnia cantante. Alla New Age fa riferimento un verminoso proliferare di movimenti d’ogni genere, dall’ambientalismo al femminismo, dall’omocrazia al veganesimo.

Le medicine “alternative” sono innumerevoli: omeopatia, medicina ayurvedica, medicina antroposofica, agopuntura, cristalloterapia, iridologia, magnetoterapia, pranoterapia, radioterapia, bioenergetica, shiatsu, reiki. Sono spesso unite a pratiche orientali come ginnastica yoga e meditazione trascendentale.

Ogni seria investigazione scientifica su tale roba ha avuto esito disastroso per i ciarlatani: l’American Department of Health ha stanziato migliaia di dollari per studiare i pranoterapeuti, una categoria che si dice ricca di energia curativa. Attratti dalla forte somma offerta, 80.000 pranoterapeuti accettarono di sottoporsi all’investigazione, solo per prendere il largo appena appreso in che modo approfondito sarebbero stati esaminati. Solo otto si sottoposero agli esami, dai quali risultò che non emettevano nessuna energia, né elettrica, né magnetica, né radiante, né altra di alcun genere.

L’autore esamina in particolare l’omeopatia, inventata da Christian Friedrich Samuel Hahnemann (Meissen, 1755 – Parigi, 1834), ciarlatano massone che enunciò una serie di principi che altro non sono se non sciocchezze e vaneggiamenti, come il precetto di non curare altro che i sintomi, curare “le cose simili con cose simili”, diluire al massimo fino a che dei “preparati” non resta che acqua. Tali idee, riferisce lo stesso Hahnemann, gli furono suggerite da spiriti durante una seduta spiritica, cioè satanica. Infatti dev’essere ben chiaro che l’aldilà si manifesta, molto di rado, solo ai veri mistici, che sono persone umili le quali non cercano alcuna comunicazione, ma sono scelti dal Cielo per una qualche missione (di solito per invitare alla preghiera e alla conversione). Invece chi tenta, con somma arroganza, di forzare la comunicazione per acquisire conoscenze e potere mediante lo spiritismo non fa che stuzzicare il demonio e aprire “porte” che vanno lasciate ben chiuse.

Ciarlataneria ed esoterismo si danno dunque la mano per far trionfare deliranti idee come panteismo, reincarnazione, “poteri”, “energie”, mirando in definitiva all’affermazione dell’infernale idea che l’uomo è autosufficiente e non ha alcun bisogno di Dio. Il rischio è quello di sprofondare in un sincretismo culturale-religioso dominato da esoterismo, magia, spiritismo; il tutto presentato con un linguaggio accattivante, pieno di concetti cristiani e di echi biblici, ma travisati e distorti.

Utilizzare oggetti delle medicine alternative è estremamente pericoloso perché vengono fatte oggetto di magie sataniche. L’autore riferisce una serie di casi da lui direttamente osservati, in cui le cure omeopatiche ed il possesso e l’uso di oggetti impiegati per riti esoterici non solo non hanno curato nulla, ma hanno causato solo rovine fisiche, spirituali e sociali.

Giustamente il titolo dell’opera fa esplicito riferimento al demonio, l’autore di ogni cosa capace di sedurre l’uomo per portarlo lontano da Dio. In conclusione, questo prezioso libretto andrebbe letto in tutte le famiglie.

EMILIO BIAGINI


30
DICEMBRE
2015
Articolo letto 355 volte

ORO O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA
Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_vipera

Abbiamo il piacere di insignire questa ridicolaggine (BOTTURA P. (2011) Dio, il Big Bang e i buchi neri, Verona, Fede & Cultura) del prestigioso riconoscimento della Vipera di latta.

Segue un commento di Emilio Biagini:

 

 

BOTTURA P. (2011) Dio, il Big Bang e i buchi neri, Verona, Fede & Cultura

 

 

Questo libro, che vorrebbe dimostrare la convergenza della Verità cristiana con gli esperimenti di fisica delle particelle effettuati al CERN di Ginevra, può meglio valutarsi lasciando la parola all’autore, inevitabilmente alquanto sintetizzata, ma fedele agli intendimenti dell’autore stesso.

La terza Persona della Trinità è quella “che sostiene l’interno universo, ma che è anche in grado di ‘beffarne’ l’attrito spazio-temporale, dandoci già ora brevi ‘assaggi’ del Regno”. La seconda Persona della Trinità è invece “una sorta di ‘software’ eterno, divino e misericordioso trasformatosi in Gesù” (p. 7).

“La natura di questa realtà ‘tri-personale’ a cui tutto l’universo è coordinato, è retta da una forza incontrastabile, la misericordia: e per sondarne la consistenza chiederemo aiuto alle teorie di quello che è forse il massimo scienziato vivente, Stephen Hawking, un genio campione di ateismo, ma anche di sofferenza: la sua teoria della radiazione dei buchi neri descrive come sia possibile ‘distruggere’ l’informazione negativa, presupposto per il perdono definitivo ed eterno nel Regno” (p. 9).

“‘In principio era il verbo…’ (dove per ‘verbo’ leggete software, o parola, o informazione, o codice di Dio che è stata trasferita nell’uomo Gesù).” (p. 24). Le parole “tutto è stato fatto per mezzo di Lui e senza di Lui nulla è stato fatto di ciò che esiste”, configurerebbero “un vero e proprio principio di simmetria, detto anche principio di invarianza, legge fondamentale della fisica presente sia in relatività che in quantistica. Non lascia spazio a dubbi: senza il Verbo nulla può essere creato di quello che esiste, nell’universo comanda Gesù.” (p. 26).

Il “Codice di Dio” sarebbe dunque: “copyright by Dio Padre (l’ideatore), realizzazione made in Spirito Santo (lo sviluppatore), prodotto vincente di marca eccelsa Gesù (il supersoftware)…” (p. 27).

“Se riusciamo a sintonizzarci con Dio in persona e ci sentiamo realmente un suo infinitesimo ma immenso, esclusivo e meraviglioso riflesso, presente in noi ma pure nella persona che ci sta accanto, i primi due comandamenti e tutto il Vangelo divengono logici e naturali.” (p. 30).

A proposito del diluvio universale. “Scienziati idrogeologici avanzano un’ipotesi che ha buoni fondamenti scientifici [sic!]; spiegano che sia la posizione e conformazione degli strati sedimentari, che quella dei fossili, potrebbero essere spiegabili con uno sconvolgimento globale delle acque; giusto come descrive la Genesi. Reiterate abbondanti alluvioni provocate magari anche da una cometa caduta nell’oceano [sic!], in concomitanza con catastrofiche eruzioni potrebbero spiegare a grandi linee quanto sia realmente successo; si sarebbe potuto trattare di una vera esplosione del reattore termonucleare che è contenuto nel nocciolo della zona più interna della terra [sic!!!].” (p. 59).

Impermeabile al ridicolo, l’autore continua: “Come una Chernobyl globale il cataclisma del diluvio universale ha fatto fuoruscire dalla crosta terrestre potentissimi getti di gas ed acqua bollente provocando l’innalzamento delle acque e della crosta terrestre; incredibili e reiterati maremoti [sic!]. Oltre a devastare la vita sul continente unico (Pangea) preesistente al distacco della deriva dei continenti [sic!], hanno provocato la formazione velocissima, altroché miliardi di anni, dei sedimenti sparsi in tutto il globo… [sic!]” (p. 60).

E ancora. “Lo sconvolgimento globale avvenuto durante l’anno del diluvio universale è stato un’autentica triplice catastrofe: innanzitutto si è dissolta la volta cristallina [sic!!!] che ci difendeva dalle radiazioni dannose e i nostri corpi e cervelli hanno iniziato ad essere ‘erosi’ dall’improvvisa formazione dei radicali liberi … [sic!] lo sconvolgimento avvenuto nel globo durante il diluvio universale provoca il crescente indebolimento del campo geo-magnetico terrestre, ‘disergenizzando’ e indebolendo l’intera natura, a partire dall’acqua. Dai fossili precedenti al diluvio universale si evince che flora e fauna erano consistentemente più grandi e rigogliose, fino a dieci volte le dimensioni attuali [sic!]. Inoltre anche la pressione atmosferica si è andata attenuando a seguito di quei super-cataclismi (il diametro della terra aumentò leggermente e la pressione atmosferica di conseguenza diminuì) rendendoci meno capaci di sintetizzare [sic!!!] l’ossigeno (p. 62).

Apprendiamo poi della “… somma sapienza e santità di tre capi cristiani come Joseph Ratzinger, Benny Hinn e Bartolomeo Primo… [sic!]” (p. 72). Considerando che Benny Hinn è un discusso predicatore pentecostale, divorziato, autore di profezie sballate (Dio avrebbe distrutto gli omosessuali nel 1995, morte di Fidel Castro, elezione della prima donna presidente degli Stati Uniti, un terremoto avrebbe distrutto la East Coast), sembra un po’ strano vederlo nominato accanto al papa e al patriarca ortodosso.

Le stringhe (una forma particolare assunta dalla materia primordiale nell’“incubazione” dell’universo prima del big bang; e si tratta finora solo di ipotesi teoriche di cui non sono ancora state trovate prove sperimentali) potrebbero essere “la porta attraverso cui l’azione dello Spirito Santo … si diffonde sull’intero universo [sic!]” (p. 80).

“… se ho la possibilità di deformare lo spazio, spiegazzando il tessuto, impresa per la quale, secondo la teoria di Einstein, occorre enorme energia, posso coprire incalcolabili distanze in un attimo: è lo spazio che si muove per noi, è chiaro che lo Spirito Santo usa questo metodo per portarci nel suo Regno o per portarci Gesù e sua Mamma vivi dopo 2000 anni qui tra noi a confortarci [sic!]” (p. 84).

Senza escludere analogie fra il Creatore e il creato, ed anzi sarebbe strano se non ve ne fossero, poiché tutto reca l’impronta di Dio, si tratta pur sempre di mere analogie. Di qui a identificare Dio come un codice software ci corre l’oceano Pacifico. Ad essere caritatevoli, si tratta solo di ardite metafore. Dio è ineffabile. Quando l’autore divaga nel campo della geologia, poi, siamo letteralmente alla “scienza” di Paperoga.

Non è certo così che si fa apologia, anzi in questo modo si riesce solo ad essere controproducenti. Come dovrebbe essere un’apologia efficace che voglia far riferimento alla scienza?

A mio avviso è bene limitarsi a sottolineare i fallimenti scientifici e morali dell’ateismo. Infatti sono stati loro, gli atei, a vantarsi che la scienza avrebbe “spazzato via” la religione, a blaterare che l’universo è “eterno” e non ha quindi bisogno del Creatore. Ebbene, ogni prova scientifica punta in direzione diametralmente opposta.

L’universo non può essere “eterno” perché decade entropicamente: come ha avuto un inizio, così avrà una fine. L’unico modo in cui potremmo pensarlo eterno sarebbe immaginarlo infinito, e quindi dotato di infinita energia, ciò che escluderebbe il decadimento entropico. Ma l’universo non è infinito: se lo fosse non ci sarebbe differenza tra giorno e notte perché vi sarebbe sempre una luce infinita e accecante (paradosso di Olbers), vi sarebbe infinita energia gravitazionale e quindi nessun movimento sarebbe possibile (paradosso di Mach), e infine il livello infinito di radiazioni ionizzanti renderebbe impossibile la vita, se questa non fosse già stata resa impossibile dai paradossi precedenti. Ragionevolmente, il modello cosmologico di Einstein parte dall’idea di un universo limitato a geometria riemanniana, né infinito né eterno, e quindi pienamente compatibile con l’idea di Creazione. E come dimenticare il detto: “Non credo che il buon Dio giochi a dadi con l’universo”, dello stesso Einstein?

Per non parlare, poi, del delirio darwinista e malthusiano: gli altri cascami dell’illuminismo al lumicino. Davanti al fallimento scientista di marca positivista, fallimento intellettuale, morale, e portatore solo di macelleria con milioni e milioni di vittime, ora gli atei si sono comodamente adagiati nella palude relativista. Prima, quando credevano che la loro “scienza” potesse stroncare la religione, allora no, non erano certo relativisti, ma arrogantemente assertivi. Si sentivano i padroni del mondo.

Ma la Fede non ha certo bisogno del sostegno e delle fantasiose “spiegazioni” di questo libro, e del resto non ha neppure del diverso approccio alla scienza in chiave apologetica qui delineato dal sottoscritto, che è solo un modo per sottolineare l’irreparabile fallimento intellettuale e morale dell’ateismo. La Fede è fondata sul Vangelo, sulla Passione e la Resurrezione di Cristo, e a questo proposito va raccomandato il recente, magnifico studio di Marinelli & Fasol, edito anch’esso da Fede & Cultura.

EMILIO BIAGINI


27
DICEMBRE
2015
Articolo letto 319 volte

ORO O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA
Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_vipera

La nostra galleria di libri ha l'onore di ospitare la una fatica letteraria non proprio ben riuscita, e abbiamo il piacere di insignire l’autore di questa opera del prestigioso riconoscimento della Vipera di latta.

 Segue un commento di Maria Antonietta Novara:

PIERO NICOLA, Una ragazza moderna, Chieti, Tabula Fati, 2015, € 13.

Il libro comincia con una inconsueta premessa che invita i lettori a non procedere nella lettura se troveranno il linguaggio “insolitamente forbito”. In realtà, più che forbito, il linguaggio è arcaico, a tratti forzato. Il dialogo è spesso artificioso e il disegno dei caratteri molto nebuloso. Notevole comunque il ritratto della disordinata vita contemporanea.

Sensibile lo scadimento rispetto al precedente romanzo Il bacio, dalla trama più semplice e meglio controllata, in stile meno artificioso, con un protagonista maschile in età adulta, evidentemente più facilmente gestibile dall’autore, e con un chiaro orientamento cattolico che porta ad una conclusione morale credibile ed edificante, che sfocia nella Confessione e “rigenerazione” del protagonista.

Al contrario, il tentativo, certo più difficile, di muovere una maggior varietà di personaggi e di porre al centro del racconto le vicende, le aspirazioni e i turbamenti di una ragazza pressappoco ventenne, e dai costumi piuttosto facili, non pare altrettanto riuscito. La protagonista non sembra neppure molto “moderna”; una ragazza davvero moderna, in senso deteriore naturalmente, non avrebbe avuto problemi ad evitare la gravidanza con la “pillola”, o a liberarsene con l’aborto.

Non vi è una vera e propria conclusione, quale potrebbe nascere da un chiaro orientamento cattolico. Anzi, un orientamento del genere traspare assai poco, dato che l’unico personaggio legato a una sana Tradizione è solo una macchietta ridicola, il padre della “ragazza moderna”, che, per motivi incomprensibili, va fino a Torino per sentire la Messa “more antiquo”, come se non venisse celebrata anche a Genova.

MARIA ANTONIETTA NOVARA


09
AGOSTO
2015
Articolo letto 540 volte

 

ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA
Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_aquila


And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

Una fondamentale opera filosofica coraggiosamente controcorrente:

PiIERO VASSALLO (2014) PENSIERI TEOLOGICAMENTE SCORRETTI, Genova, Edizioni Radio Spada

Segue una recensione ad opera di Emilio Biagini:

   

Recens.Piero Vassallo-Pensieri teologicamente scorretti copia

 

VASSALLO P. (2015) Pensieri teologicamente scorretti, Milano, Radio Spada

Questa importante opera di Piero Vassallo dimostra come la distanza tra cattolicesimo ed ebraismo non può essere colmata dalla melassa buonista e conciliarista, ma piuttosto da una disamina attenta della complessità ebraica.

Indiscutibile anzitutto è la radice ebraica del Cristianesimo: i fedeli cristiani e gli ebrei credenti sono segretamente uniti nell’attesa dei tempi ultimi, mentre le ideologie anticristiane messe in circolazione da intellettuali ebrei della diaspora erano paradossalmente radicate non nell’ebraismo ma nell’antiebraismo: come il comunismo, la psicanalisi freudiana e la gnosi francofortese. Questi anticristiani erano sì ebrei ma niente affatto ortodossi, ben lontani dal vero ebraismo.

La complessità ebraica richiede un’analisi altrettanto complessa dei rapporti del mondo ebraico con il resto del mondo, analisi che l’autore svolge con profonda competenza. Anzitutto vi è l’insorgere della spinosa questione palestinese, legata alla disintegrazione dell’Impero ottomano e alle insensate decisioni di francesi e inglesi che avevano preso il posto dei turchi sconfitti, con in più l’aggravante dell’ossessione petrolifera anglo-americana. E tutto ciò non facilita certo il dialogo fra cristiani ed ebrei.

Col caso Mortara, il bambino ebreo divenuto prete cattolico, la setta massonica si è scatenata per attaccare la Chiesa, cinicamente distorcendo la verità per scavare un solco tra cattolici ed ebrei: vera opera di “colui che divide”. L’autore dimostra invece come non vi fosse, da parte della Chiesa, alcun desiderio di far torto agli ebrei. Il piccolo si era trovato in punto di morte, e una serva cattolica lo aveva battezzato: un atto irreversibile, che, data l’efficacia soprannaturale del Sacramento, rese indispensabile accoglierlo in seno alla Chiesa. Alla maggiore età, il giovane era stato lasciato libero di scegliere se restare cattolico o rientrare nell’ebraismo, ma fu egli stesso a decidere irrevocabilmente per la Chiesa, al punto di voler diventare sacerdote.

Un’altra semina di zizzania è la spuria teologia gnostica, incompatibile sia con l’ebraismo ortodosso sia con il cristianesimo, e affine alla dialettica nichilista di Hegel. Anche questa la dobbiamo ad ebrei dissidenti e non certo ad ebrei credenti. L’anarchismo elucubrato dagli ultimi utopisti atei e le fantasticherie della teologia deragliata dei progressisti hanno entrambe radice nel modernismo. Non a caso, la leggenda nera di Pio XII “papa di Hitler” nasce negli anni del postconcilio, a sottolineare una presunta cesura tra la Chiesa “cattiva” antecedente al Concilio e quella “buona” scaturita dal Concilio stesso, in cui dovrebbe attuarsi la disintegrazione morale e il capovolgimento delle gerarchie sociali. La diffamazione di Pio XII ha alimentato l’eresia che tormenta sia il mondo cattolico che quello ebraico, per opporre il politicamente corretto all’ortodossia profana e democratica, in modo da convincere i cattolici dubbiosi che ogni resistenza alla sovversione morale del postmoderno (aborto legale e “matrimonio” pederastico), sia destinata a naufragare nel nazismo e nel crimine. Fin troppo semplice per l’autore, demolire questa leggenda nera, sulla scorta di una seria documentazione storica.

Il delitto “umanitario” per far nascere il mondo nuovo parte dalla rivoluzione francese, che mira a sterminare gli “impuri”, avviando l’umanità sui sentieri violenti della purificazione “umanitaria” all’insegna della macelleria. I delitti nazisti sono gli unici ad occupare costantemente la prima pagina, facendo dimenticare quelli perpetrati dai sovietici e dagli “liberatori” anglo-americani. Il pensiero moderno è ancora prigioniero del solco dialettico dei macellai rivoluzionari in quanto l’autorità morale che la tragedia dell’olocausto ha conferito agli ebrei serve agli ebrei apostati per giustificare il comunismo. Solgenitsin ha dimostrato l’incompatibilità tra il comunismo ateo e l’autentico ebraismo che si basa sul riconoscimento dell’unico Dio. La partecipazione degli ebrei ai crimini staliniani fu esclusivamente opera di ebrei apostati, mentre quelli ortodossi furono aspramente perseguitati.

L’ostilità dell’ebreo apostata Marx verso l’ordine costituito è radicata nella negazione pessimistica e nel disprezzo verso il creato. L’ateismo per lui si attua mediante l’annientamento dell’istituto familiare, che inevitabilmente conduce al caos, e quindi non stupisce trovare tra gli ex marxisti di oggi una tendenza a favorire il regresso all’anarchia primordiale. Secondo maestri postmoderni come Gershom Sholem, la mistica sarebbe una ripresa di esperienze mitiche e costituirebbe il nuovo orizzonte della modernità. Il moderno dopo Marx è una teologia panteistica e nichilistica e, come acutamente osserva l’autore, “non è dunque un caso che l’ultimo intellettuale di sinistra, il crepuscolare Eugenio Scalfari, abbia dichiarato, in una delle patetiche omelie domenicali pubblicate sul quotidiano Repubblica, che i maestri della modernità sono Leopardi, Schopenhauer e Nietzsche.” Ne La questione ebraica, Marx vede nell’era cristiana l’epoca nella quale si compirà la natura plutocratica e perversa della religione ebraica, portando all’autoestraniazione dell’uomo da sé e dalla natura. In tal modo Marx apre la strada alla totale negazione e devastazione dell’ebraismo tradizionale da parte degli apostati che imperverseranno nel Novecento, versando fiumi di inchiostro per screditare la morale, correndo dietro a una illusoria felicità, fino a scardinare il principio di realtà al punto di considerare di poter scegliere il proprio sesso.

Questa devastazione è stretta parente dell’odio antisemita. Luteranesimo e hitlerismo hanno comuni radici esoteriche. Ebrei apostati collaborarono in gran numero con i nazisti, come Hjalmar Schacht, l’autore del miracolo economico vantato da Hitler e migliaia di militanti nelle SS, fra cui Reinhold Heydrich. L’antisemitismo coincide con la radice neopagana dei sistemi della menzogna. I nazisti non odiavano solo gli ebrei, ma Dio stesso. Sarebbe una follia cercare nel Nuovo Testamento l’istigazione a perseguitare gli ebrei. Estremamente bizzarro appare il tentativo di von Harnack che definisce la finalità teologica del razzismo, cioè spezzare l’unità della Bibbia, staccando l’Antico Testamento dal Nuovo, fornendo così un alibi alla delirante teoria di Houston Stewart Chamberlain, secondo cui Gesù era ariano e non ebreo.

L’autore esamina le fonti penultime dell’antisemitismo: le elucubrazioni di von Harnack a lode della dottrina eretica di Marcione, le furenti pagine di Marx sulla questione ebraica, le invettive di Freud contro Mosé, il delirio mistico delle società teosofiche e antroposofiche, tutte idee deliranti che mostrano una evidente ed antica radice anticattolica. Negli ambienti dell’eterodossia ebraica sono diffusi principi ateologici marcionitici che stanno a monte dell’antisemitismo. Secondo Ernst Bloch, uno dei più virulenti filosofi ebraici eterodossi, l’apparente antisemitismo di Marcione sarebbe più vicino alla spiritualità messianica di tutta la successiva economia di salvezza, giungendo alla mistica dell’Antitesi, fondamento dell’ideologia postmoderna, per cui la volontà del Dio sconosciuto è anti-legge, anti-giustizia, anti-creatore, anti-reggitore del mondo. Il “dio” che demistifica l’Antico Testamento sarebbe “Acher”, altro. Altro da creazione, da ordine, da legge, da vita. Una divinità antagonista che si manifesta agli uomini per condurli all’ebbrezza dissolutoria e alla morte.

Nel delirio postmoderno si distingue specialmente Jacob Taubes, “il più rigoroso maestro dell’estremismo berlinese”, la cui tracotanza atea lo pone come “primo nella classe del delirio postmoderno”, intento a sdoganare quanto vi sarebbe di “valido” nel ripugnante Hitler-pensiero: l’avversione, di matrice luterana, al diritto romano e il furore, di matrice gnostica, contro il Dio della Bibbia, aprendo “due nuove vie di impostura”: il Vangelo come dichiarazione di guerra a Roma e lo stravolgimento dell’Epistola ai Romani per far apparire un san Paolo immaginario, “banditore dell’empietà e dell’avversione al Dio della Bibbia”.

Giustamente Giovanni Paolo II, nella sua riflessione sull’Olocausto del 1997, attribuisce a Marcione l’origine dell’odio antisemita, consentendo finalmente di vedere “la profonda solidarietà della persecuzione antiebraica e della guerra al Cristianesimo”. Purtroppo, lamenta l’autore, molti intellettuali cattolici tradizionalisti non hanno capito che il perdono chiesto dal grande Papa agli ebrei non è soltanto un atto di pacificazione, ma anche “il fondamento dell’argine che il magistero sta costruendo contro l’insorgenza dell’errore nazicomunista” (p. 114). In America, invece, “studiosi ebraici di fede ortodossa hanno recepito il messaggio del Papa, iniziando studi approfonditi sulla nefasta influenza marcionitica nella cultura contemporanea” (ibidem). Non altrettanto avvertiti sono, finora, gli intellettuali cattolici, ai quali sfugge l’opportunità di colmare le lacune che li separano al tempo stesso dal Magistero e dalla cultura ebraica seriamente aggiornata.

L’angoscia per la feroce persecuzione nazista ispirò ad alcuni intellettuali dell’eterodossia ebraica un drastico rifiuto del Dio dell’Antico Testamento: secondo Simon Weil, in sintonia con Nietzsche, l’onnipotenza divina non sarebbe che il prodotto dell’immaginazione umana. Dichiaratamente estranea alla teologia ortodossa della sinagoga, la Weil scindeva il Dio veterotestamentario potente ma non buono e il padre, buono ma impotente, di Gesù. Hannah Arendt osserva che la Bibbia non parla del sadismo e per questo Tertulliano e san Tommaso d’Aquino annoverano la contemplazione dei dannati all’inferno tra i piaceri dei santi in paradiso, e dimostra così di ignorare che, mentre nell’aldiquà è dovere dei cristiani pregare per la salvezza dei peccatori, la prospettiva muta completamente nell’aldilà. Lassù i beati, perfettamente conformati alla volontà di Dio, non possono che rallegrarsi della giustizia divina; e non dice forse una delle beatitudini (Matteo 5, 6): “Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati”?

L’influsso di Nietzsche, che aveva dichiarato guerra alla ragione, si fa sentire anche nell’epiteto “fascista” scagliato da Herbert Marcuse al principio di non contraddizione. La rivolta nietzschiana nega la giustizia, e la Arendt fa propria questa negazione, ritenendo che tutti i peccati in un modo o nell’altro non sono che il risultato della debolezza umana, ma escludendo da questa indulgenza proprio il “malvagio” Dio dell’Antico Testamento che punisce i peccatori. Così, il male in ogni sua forma è giustificato, mentre unica condannata è la giustizia divina.

Un nodo particolarmente difficile nei rapporti tra Chiesa e sinagoga è il dogma trinitario, sul quale non è possibile transigere, né vale baloccarsi con l’idea delle “tre grandi religioni monoteiste” che parrebbero essere dopotutto non tanto in disaccordo. Questa ambiguità dell’ecumenismo non facilita certo la comprensione tra la Chiesa e la sinagoga. Accusa di antisemitismo ad alcuni principi tradizionali della dottrina cattolica e accuse immotivate a figure cattoliche che hanno eroicamente contrastato l’antisemitismo, il tutto accompagnato da silenzio pavido o accettazione da parte dei più stolti fra gli esponenti cattolici, di tesi teologiche giudicate aberranti proprio dagli studiosi ebrei, completano un quadro non proprio confortante dello stato attuale della teologia cattolica.

Questa nuova e profonda opera di Piero Vassallo è di fondamentale importanza per comprendere la vera natura tutt’altro che compatta dell’ebraismo, e la presenza nel suo seno di correnti eterodosse ostili al cristianesimo e nocive all’ebraismo stesso, che ne viene gravemente stravolto. Molto più vicino al Cristianesimo è l’ebraismo autentico, quello ortodosso, fedele all’Antico Testamento, che è sempre e comunque infallibile Parola di Dio e radice inestirpabile del Nuovo Testamento e quindi del cristianesimo. Veramente radicate nella cultura biblica vivente sono in particolare le minoranze costituite in Israele dagli ebrei messianici che riconoscono in Gesù l’atteso Messia, e a questo riconoscimento sono giunti non grazie ad alcuna azione di proselitismo cristiano, ma semplicemente meditando senza preconcetti le profezie dell’Antico Testamento, ed è questa la vera strada della comprensione tra Chiesa e sinagoga.

Su questo illuminante saggio vi è da rilevare, dal punto di vista critico, un errore nella citazione dalla Marsigliese: non “qu’un sang impur arrose nos sillons” (p. 71), ma “abreuve nos sillons”, quindi non “annaffi” ma “abbeveri i nostri solchi”, che è espressione, se possibile, ancor più demoniaca e degna della macelleria rivoluzionaria. Inoltre, sul piano del libro come oggetto, è un vero peccato che un’opera di questa importanza sia stampata così male.

EMILIO BIAGINI

 


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    BESTEMMIE SUL GESÙ STORICO

    Terza puntata

    Arriviamo così a uno dei punti che più prudono al PAG: il vergognoso trattamento inflitto al “povero Giuda”, per il quale il tenero cuore del PAG sanguina profusamente per almeno una decina di pagine. Ecco infatti l’instabilità psichica della Valtorta che (p. 134) “si manifesta preferibilmente nei rapporti di Giuda con Gesù. Giuda è continuamente bistrattato (sic!) come serpe viscida e priva di coscienza, che va a donne e pensa solo ad un regno messianico terrestre e politico. Nei rari momenti in cui il traditore non dà fastidio al Maestro o ai compagni, Gesù, piagnucoloso e amoreggiante, diventa pure ossessivo e squilibrato, preoccupato solo di dimostrare di aver fatto tutto il possibile per salvarlo dalla dannazione eterna, benché quell’essere demoniaco fosse segnato già dal principio.”

    Infelice Giuda bistrattato e afflitto da un Gesù piagnucoloso, amoreggiante, ossessivo, squilibrato! E pensare che invece col PAG sarebbe andato così d’accordo!

    Povero Giuda, com’eri capitato male (pp. 134-135): “Ecco una scena tragicomica. Gesù prende Giuda fra le braccia, gli parla gota a gota presso l’orecchio, i capelli d’oro cupo del Maestro divino si mescolano ai pesanti ricci bruni di Giuda. Gli rivela che sta per morire martire per tutta l’umanità, gli piacerebbe (sic!) anzi patire tre volte per salvare il suo Giuda: ‘Ti amo, Giuda, tanto ti amo. E vorrei, vorrei darti Me stesso, farti Me stesso, per salvarti da te stesso.’ E Giuda consola il piangente Gesù, promettendo amore e vigilanza: ‘Mi basta che tu non abbia affanno per me. Sei contento? Un bacio, Maestro, un bacio per tua benedizione, e per tua protezione.” Purtroppo il bacio viene interrotto dai discepoli che portano formaggio fresco.”

    Sotto la penna brutale del PAG ogni episodio evangelico, avulso dal cotesto, deformato e ridotto a caricatura, diventa una oscenità il cui eroe, non a caso, è sempre Giuda.

    Gesù consola la madre di Giuda dell’imminente dolore e le promette un posto in cielo (L’Evangelo Cap. 395), e il partigiano cuneese di Giuda riattacca (p. 135): “La amabile scrittrice può così ritornare con il cuore sereno a torturare in modo disgustoso (sic!) e morboso (sic!) la figura del povero (sic!) Giuda! In un’altra scena veramente sadica (sic!) Giuda professa il suo amore e chiede un bacio al Maestro”.

    A questo punto il povero barbitonsore cominciò a chiedersi, con gli occhi fuori della testa: “Ma lo sa il PAG cosa vuol dire sadico?” Indubbiamente ha qualche lacuna nel vocabolario, così com’è estremamente povero di argomenti, noioso e ripetitivo nella sua sterile e controproducente polemica antivaltortiana.

    E la sarabanda farneticante continua ininterrotta. In una nota a p. 136 ecco la “ridicola e noiosa conversazione di Gesù con Giuda, che continua ad assicurargli di amarlo (…); altra scena da circo equestre (sic!) nella quale Giuda dopo aver rubato soldi dalle offerte fatte ai discepoli, partecipa al raduno dei nemici di Gesù, tutto piagnucoloso e incerto perché il Maestro gli penetra i pensieri, continua ad amarlo e non lo caccia dal gruppo degli apostoli.”

    Povero Giuda, oppresso e incompreso!

    “Inframmezzata a queste pagine, in una continua altalena di rimorsi e di perversione, la tortura sulla figura di Giuda si diverte di tanto in tanto a farlo piangere di dolore” (p. 137).

    Ecco di nuovo il povero piccolo, innocente Giuda, seviziato dalla sadica Valtorta!

    Infatti, l’illuminato PAG si degna di insegnarci (p. 138) che “la persona del traditore diventa così un puro e malsano gioco della Valtorta, incapace di trovare una soluzione meno infantile per presentare la sublimità del suo Gesù, tutto Pazienza e Amore, già da tempo a conoscenza che Giuda si è venduto al Sinedrio per tradirlo; tale quadro offre una cornice al desiderio morboso (sic!) di punzecchiare continuamente il discepolo maledetto, che osò tradire il ‘suo’ caro Gesù. Ecco perché si susseguono vari episodi nei quali la Valtorta tramite i suoi personaggi si diverte sadicamente (sic!) a far notare che Giuda ha sempre torto e sbaglia sempre, qualunque cosa faccia o dica; anche Gesù ad un certo punto rifiuta di lasciarsi abbracciare dal discepolo maledetto e spesso, quando lo vede, si mette a piangere. In un dettato Gesù-Valtorta (sic!) si sfoga in modo estremamente indecoroso contro quel serpe di Giuda che fa ribrezzo per il suo desiderio di denari, di donne e di prestigio umano.”

    Desiderio che evidentemente il PAG ritiene perfettamente comprensibile e legittimo in un discepolo di Gesù, e quindi in un prete. Superfluo ogni commento sul desiderio “sadico e morboso” (sic!) di “tormentare” il povero, calunniato Giuda Iscariota, che il PAG, nella sua delirante fabulazione parapsicologica, attribuisce alla Valtorta.

    Non solo, ma secondo l’illuminato PAG “il gusto malsano del demoniaco trova sempre modo di compiacersi” (ibid.).

    Ecco che, nella sua frenesia persecutoria contro il povero, piccolo, perseguitato Giuda, la veggente non si chiama neppure più Maria Valtorta ma si identifica col “gusto malsano del demoniaco” che l’illuminato studioso di spiritismo certo conosce molto bene.

    A questo punto, il povero figaro ha gettato la spugna e, dopo una mezz’ora trascorsa nel bagno a vomitare, mi ha chiamato al telefono dicendo che non si sentiva bene.

    – Le avrà fatto male qualcosa – gli ho detto cadendo nella più vieta banalità, ultima risorsa dei miei pochi neuroni superstiti.

    – Sì, m’ha quasi ammazzato quella specie di galleria della bestemmia travestita da libro. –

    – Ma come? Un autore così blasonato… –

    – A dottò, lassamo perde. A proposito, come va la barba? –

    – Ha smesso di crescere da quando mi sono messo a leggere libri gialli. –

    – Ottimo, continui a leggere quelli. Io studierò dove andare in vacanza per riprendermi. Intanto lascio il compito al mio assistente che ha seguito il mio lavoro finora. Stia bene, dottò. –

    E così di Giuda all’Ultima Cena ha dovuto occuparsi il povero aiuto-figaro, il quale ha affrontato il compito con tutto l’entusiasmo della giovinezza. Infatti lavora come aiuto barbiere solo per pagarsi gli studi in psichiatria, e, nella sua qualità di aspirante psichiatra (AP) ha subito detto che il caso gli sembrava di estremo interesse.

    Infatti (pp. 138-140), “terminata l’ultima cena [notare le minuscole, ha subito osservato l’AP: tanto era una cena qualunque inventata dalla nota sadica demente nelle sue fabulazioni in trance leggera], Gesù confida agli altri discepoli che Giuda è una incarnazione di Satana, un posseduto, anzi un ‘annullato in Satana’ (…) emergono in modo impressionante i vari squilibri psichici della Valtorta, soprattutto nel sadismo con cui ella rovescia su Giuda il bisogno di trovare un capro espiatorio, sul quale scaricare l’aggressività repressa, nella ripetizione morbosa del tic sessuale e nel parossismo paranoico vengono artificiosamente create situazioni e reazioni affettive intorno alle persona di Gesù. L’occasione è offerta da un incidente farsesco: Giovanni e Gesù scoprono Giuda mentre forza un cofano ferrato per rubare denaro. Il fattaccio è creato ad arte per poter poi sbrodolare intensi momenti intimi tra i due innamorati che si terranno abbracciati per consolarsi.

    Postilla dell’AP (aspirante psichiatra): parrebbe esservi qui un’ambiguità malsana, è lecito il dubbio che il paziente attribuisca alla Valtorta il tic sessuale di cui è lui stesso a soffrire.

    Continua il PAG a fabulare da par suo: “Giovanni reagisce come una suora che trova finalmente l’occasione per dimostrare alla superiora le sue tenerezze esclusive. (…) La scena che segue è di rara comicità, se non fosse che rivela l’animo malato della Valtorta. Gesù (…) si mette a gridare, lasciandosi sfuggire con mesi di anticipo notizie riservate sulla sua passione.

    Postilla dell’AP: la “p” minuscola segnala un tasso di devozione inferiore a quello di uno scimpanzé, e l’illuminato evoluzionista PAG certo non si offenderà del confronto. Speriamo che non si offendano gli scimpanzé. (…).

    Il PAG imperterrito prosegue: “Nella scena interferisce di tanto in tanto la Valtorta con commenti sempre più sadici (…). Di fronte a questo Giuda (…) pronto ad assalire come un cane feroce, Gesù si mette a parlare di donne e di sesso. Gli rinfaccia di essersi venduto a Satana e di averlo servito in tutte le tentazioni presentategli, gli rivela confidenze molto intime sul come egli riuscì invece sempre a superare il desiderio sessuale di giacere con donne (…) gli comunica che Dio è senza lussuria e che Lui, Figlio di Dio, patì le tentazioni oscene per dimostrare che anche l’uomo può essere senza lussuria, anzi si fa sempre più confidenziale con colui che proprio pochi minuti prima pareva una apparizione demoniaca.”

    Postilla dell’AP: il tentativo di salvare Giuda e la sacrosanta affermazione della purezza di Gesù, che tutti i suoi discepoli sono tenuti ad imitare, appaiono all’autore solo come qualcosa di farsesco. Si palesa quindi una grave anomia: il paziente appare del tutto fuori posto nel ruolo di prete che si ostina ad occupare.

    (continua)

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