Genova, 21 Agosto 2018 09.57





 
AQUILE E VIPERE » LIBRI

 

Libri

17
DICEMBRE
2017
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ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA


Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_aquila

And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

MARCANTONIO COLONNA [pseudonimo] (2017) Il papa dittatore, Amazon e-book

Recens.Marcantonio Colonna-Il papa dittatore

Un saggio fondamentale per comprendere la grande apostasia che sta travolgendo tanti uomini di Chiesa:

 

MARCANTONIO COLONNA [pseudonimo] (2017) Il papa dittatore, Amazon, e-book

 

Ecco un libro che espone fatti, molti dei quali già ben noti, accanto a diversi altri meno noti, e che ha il grande pregio di sintetizzarli in modo efficace, così che scolpisce a tutto tondo l’immagine non proprio edificante del sedicente papa che sta tentando di scardinare la Chiesa (e che fallirà miseramente). Perché sedicente? Perché, a parte le molte eresie che già basterebbero a squalificarlo, la sua elezione è stata del tutto irregolare. Infatti il documento papale ufficiale di San Giovanni Paolo II, Universi Dominici gregis, che regola il conclave, vieta categoricamente, sotto pena di scomunica latae sententiae, ai cardinali elettori ogni forma di accordo preventivo o campagna elettorale. La scomunica colpisce anche il candidato che dà il proprio assenso a questa forma di sostegno. Un papa scomunicato, eletto da una cricca di scomunicati, evidentemente non può essere papa di fronte a Dio.

 

Bergoglio quindi non è papa, poiché la congiura a suo favore ci fu, ed egli non solo aveva dato il proprio assenso, ma attendeva con ansia il risultato. Già da arcivescovo di Buenos Aires aveva rivelato la sua ambiguità tipicamente argentina di marca peronista: dare ragione a tutti, non importa se di idee totalmente opposte; e infatti già allora era conservatore con i conservatori, estremista con i lugubri seguaci della cosiddetta “teologia della liberazione”. Tra il 2001 e il 2005 si compì la sua svolta a sinistra, che lo avvicinò a Martini e alla mafia di San Gallo, ma con tipica ambiguità sostenne apparentemente l’ortodossia, frenando al tempo stesso quelli che volevano opporsi con maggior energia alla svolta laicista del governo argentino, quando nel 2010 questo approvò il “matrimonio” omosessuale, e in tal modo vanificò l’opposizione cattolica lasciando tuttavia l’impressione di essere un difensore dell’ortodossia. Esattamente l’opposto del “sì-sì, no-no” evangelico.

 

Mentre stava per raggiungere i settantacinque anni che lo avrebbero costretto a ritirarsi, si verificarono le dimissioni di Benedetto XVI, che lo rimisero in gioco. Lo scandalo Vikileaks del 2012 aveva rivelato l’impotenza di Papa Ratzinger a controllare il caos delle finanze vaticane, nonché la spaventosa corruzione morale del Vaticano. Occorreva chi potesse bonificare la palude, e il conclave del 2013 si svolse in un clima di paura, che non è certo lo stato d’animo migliore per fare una buona scelta. Per giunta, Bergoglio, erede politico di Juan Peron, è stato eletto in base ad una votazione discutibile e in sospetto di nullità per vizio procedurale.

 

Abile manipolatore, con alle spalle un’esperienza come buttafuori di locali notturni di periferia prima di farsi prete, falso verso tutti e seminatore di terrore tra i suoi collaboratori, ama circondarsi di mediocrità che non gli danno ombra e che può facilmente controllare. Notevole la sua falsa umiltà, sempre manifestata in modo da attirare l’attenzione, fino a prendere ostentatamente la metropolitana di Buenos Aires portandosi dietro il fotografo per immortalare l’evento. La sua tendenza a ignorare le persone di rilievo per chiacchierare con gli umili, non è umiltà ma espressione di diffidenza e di severo controllo psicologico. Usando la sua rete di delatori nei punti chiave a Buenos Aires come a Roma, Bergoglio ha prodotto una vasta ragnatela di menzogne e di terrore.

 

Navigato politico, si è spregiudicatamente servito dei mass media per presentarsi come il grande riformatore. In realtà nella diocesi di Buenos Aires aveva ottenuto solo risultati disastrosi: uno spaventoso calo di adesione alla Chiesa e il crollo delle vocazioni sacerdotali e religiose. Su scala maggiore ha ottenuto i medesimi risultati a Roma. Alla sua elezione vi erano tre gravi problemi: 1) lo scandalo della Curia romana, 2) gli abusi sessuali del clero, 3) il disastro delle finanze vaticane.

 

La situazione era già grave al tempo di Pio XII, che non poté porvi rimedio. Aggiungo che i monsignori di Curia si guardavano bene dall’obbedirgli a tal punto che il Santo Padre una volta commentò: “Certo è che così io non ho degli aiutanti, ma dei Giuda” (Maria Valtorta, Lettere a Madre Teresa Maria, vol. II, p. 281). Sotto ogni successivo Papa, la palude vaticana andò peggiorando, perfino con San Giovanni Paolo II che era certamente un grande e santo papa, ma che trascurò interamente la fogna romana. L’unico che fece qualcosa fu Benedetto XVI, che destituì diverse decine di vescovi e centinaia di preti per il peccato contro natura, ma finì per dimettersi, sopraffatto da una situazione insostenibile (anche, sembra, per l’ostilità della venefica amministrazione Obama, che pare sia giunta ad impiegare hacker per bloccare i bancomat del Vaticano).

 

Ma Bergoglio non ha fatto assolutamente nulla, a parte le chiacchiere buoniste di “misericordia” e di “chi sono io per giudicare?” Costui ha messo tutti i poteri, incluse polizia e giustizia, nelle mani dei responsabili della corruzione, così che la manovra contro la corruzione stessa è stata ridotta a parodia dai funzionari corrotti. Vengono invece spietatamente perseguitati tutti coloro che tentano di denunciare la corruzione. Vi è un capillare spionaggio interno che passa al setaccio ogni e-mail e registra tutte le telefonate, e guai se qualcuno osa chiamare una ditta esterna per verificare le manomissioni del suo computer.

 

Bergoglio ha manipolato i Sinodi per la famiglia del 2014 e del 2015, sabotando la posta in modo che non pervenisse ai Padri sinodali il libro Permanere nella Verità di Cristo che difendeva la dottrina immutabile della Chiesa, e violando spudoratamente in tutti i modi le norme che regolano i Sinodi stessi. Nonostante l’opposizione della grande maggioranza alla “proposta Kasper” (che in termini ambigui suggeriva di avviare la Chiesa verso la tolleranza dell’adulterio e del peccato impuro contro natura, e minava il diritto dei genitori di educare i figli), i Padri se la sono ritrovata costantemente riproposta come se nulla fosse. Bergoglio e i suoi accoliti hanno forzato il Sinodo ordinario imponendo una disgregazione della pastorale, abbandonata all’arbitrio delle singole conferenze episcopali, in barba all’unità della Chiesa e all’ortodossia.

 

Successivamente “papa” Francesco ha pubblicato l’esortazione apostolica Amoris laetitia nella quale “apre” alla Comunione agli adulteri impenitenti. Quattro cardinali (Burke, Caffarra, Meisner e Brandmuller), sostenuti da numerosi altri prelati e da personalità laiche, si sono permessi di chiedere delucidazioni private alle quali non è stata data risposta; allora hanno pubblicato le loro richieste, i famosi dubia, anch’essi rimasti senza risposta. Bergoglio ha invece spinto i suoi complici a screditare i firmatari. Infine uno dei più fidi bergogliani, Coccopalmerio, si è degnato di riaffermare, lo scardinamento delle norme morali in nome di generici sdilinquimenti buonisti per le “famiglie ferite”, in base ai quali la legge naturale non sarebbe più vincolante, ma una semplice “fonte di ispirazione” (qualunque cosa ciò voglia dire). Mi permetto di commentare che si sente in ciò il sibilo del serpente che si finge “più buono” di Dio.

 

La Pontificia Accademia Pro Vita è stata poi erosa con la nomina a suo capo del carrierista Fisichella, cha ha dato subito l’impressione di essere favorevole all’aborto. Allontanato in seguito allo scandalo, è stato tuttavia ricompensato con la carica di capo del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione. Al suo posto è andato Vincenzo Paglia, sostenitore dell’educazione sessuale (che in pratica è corruzione di minorenni) e committente del noto affresco pornografico omosessuale blasfemo nella cattedrale di Terni. Bergoglio ha poi fatto piazza pulita nell’Accademia, con nuovi statuti, nuovi membri e la nuova direzione impressa dall’Amoris laetitia. Nel 2016, infatti tutti i membri sono stati licenziati ed è stata spalancata la porta ai non cattolici, mentre si è abolito il giuramento di fedeltà che obbligava i membri all’adesione alla dottrina cattolica. In parallelo a questa degna vicenda di normalizzazione bergogliana è stato pure messo all’angolo il Pontificio Istituto Teologico per Studi su Matrimonio e Famiglia: escluso dal Sinodo, e successivamente epurato.

 

Il “pontificato” di Bergoglio è all’insegna dell’ambiguità, ma è più che lecito il sospetto che tutto ciò non sia prova d’incertezza, ma nasconda un disegno ben preciso di snaturare la Fede e la morale. Se questa non è la grande apostasia e l’abominio della desolazione non si sa proprio come chiamarla. Siamo di fronte al “pastore idolo” che idolatra se stesso e maltratta il gregge mentre fa le moine ai lupi? Dice il profeta Zaccaria: “… ecco, io susciterò nel paese un Pastore che non si curerà delle pecore che periscono, non cercherà le disperse, non guarirà quelle ferite, non nutrirà le sane, ma mangerà la carne delle grasse, e strapperà loro perfino le unghial Pastore stolto che abbandona il gregge!” (Zaccaria 11, 16–17). E il Divino Maestro disse alla veggente Maria Valtorta: “Fra i grandi della Chiesa vi sarà demoniaca vendemmia come dice l’Apocalisse, ma la Luce non può morire anche nell’orrore della prova. Allora verrà il pastore idolo e per i vivi di quel tempo sarà un bene la morte.” (I Quaderni del 1943, 9 dicembre).

 

In effetti l’essenza della misericordia bergogliana è fatta proprio di maltrattamenti inflitti al gregge. Lo dimostra in modo lampante la persecuzione contro i Francescani dell’Immacolata che si attenevano rigorosamente al voto di povertà, celebravano la Santa Messa secondo il rito antico e attraevano un grandissimo numero di vocazioni, oltre a spingersi nella loro opera missionaria dove altri non andavano. La gente li seguiva e mostrava di preferirli agli altri ordini secolarizzati. Proprio per questo, sono stati commissariati, calunniati e distrutti, senza tener alcun conto della legge della Chiesa che prevede i principi della prova e dell’equo processo.

 

Per la distruzione dei Francescani dell’Immacolata non è stata fornita alcuna spiegazione, nessuna accusa credibile è stata formulata, a parte le calunnie fatte filtrare sulla stampa, in perfetto stile dittatoriale. Monsignor José Rodriguez Carballo, numero due della Congregazione per gli Istituti della Vita Consacrata e quindi secondo firmatario, dopo il proprio diretto superiore, del decreto di commissariamento dei Francescani dell’Immacolata, ha un interessante curriculum. È stato la prima nomina importante di Bergoglio a meno di un mese dal conclave; i suoi “meriti”, nei dieci anni in cui è stato Ministro Generale dell’Ordine francescano, includono un grande scandalo finanziario, con frode e appropriazione indebita di decine di milioni di euro che avevano messo in ginocchio le finanze dell’Ordine, ed erano stati investiti in società offshore in Svizzera, coinvolte nel commercio di armi, nel traffico di droga e nel riciclaggio di denaro.

 

Su ordine di Bergoglio, il commissario imposto ai Francescani dell’Immacolata, padre Fidenzio Volpi, ha imposto sullo sventurato Ordine un vero regno del terrore, senza che mai venisse specificata e tanto meno provata alcuna loro irregolarità, e senza dare ai perseguitati il modo di difendersi, violando così le più elementari norme del diritto canonico. Volpi ha accusato Padre Mannelli di aver distratto fondi, una calunnia mai provata. Padre Mannelli ha risposto con una querela per diffamazione ottenendo piena soddisfazione dal tribunale di Avellino che ha imposto a Volpi di scusarsi e gli ha comminato una pesante multa. A tutte le personalità laiche indignate per il trattamento inflitto ai Francescani dell’Immacolata non è stata data alcuna risposta. È stato probabilmente costretto alle dimissioni un vescovo delle Filippine che aveva accolto sei frati dell’Immacolata fuggitivi, che avrebbero voluto rifondare l’Ordine nella sua diocesi.

 

Analoga persecuzione ha colpito le Suore dell’Immacolata, accusate di amare il Rito antico della Messa, di “pregare troppo” e di fare “troppe penitenze”. La Suore si sono appellate al Tribunale della Segnatura Apostolica guidato dal cardinale Burke, il quale ha dato loro ragione. Quattro mesi dopo Bergoglio lo ha rimosso dalla carica.

 

La vera causa della persecuzione contro i frati e le suore dell’Immacolata non è difficile da comprendere. Il loro enorme successo pastorale faceva sfigurare gli altri Ordini, che si erano adeguati alla deriva postconciliare, ed erano abbandonati dai fedeli, senza vocazioni e in pieno sfacelo. In altre parole, facevano risaltare il fallimento della Chiesa “progressista”.

 

Il caso dei Legionari di Cristo, dove realmente vi era del marcio, e non poco, sta in forte contrasto con la gratuita persecuzione e la macchina del fango scatenata contro gli innocenti Padri dell’Immacolata. I Legionari di Cristo erano stati fondati da Marcel Maciel, tossicodipendente e sessualmente promiscuo, che ha dedicato il tempo alle sue amanti e a rastrellare soldi. Essi sono stati sì investigati, ma nel modo più paterno e benevolo. La procedura era stata avviata nel 2005 da Benedetto XVI e chiusa all’inizio del 2014, poco dopo l’insediamento di Bergoglio. La ricchezza dei Legionari di Cristo è stata un importante fattore nell’occhio di riguardo riservato alle loro magagne. I Francescani dell’Immacolata erano poveri e contro di loro non si è avuto alcun riguardo, sebbene fossero innocenti.

 

Altro affare poco edificante è quello dei Cavalieri di Malta, ordine ospedaliero sovrano attivo in gran parte del mondo. Tutto è cominciato per la rivalità del gruppo tedesco, che non rispettava la morale cristiana, essendo coinvolto nella distribuzione di preservativi in America Latina, ed il Grande Maestro, Fra’ Matthew Festing, inglese che godeva della protezione del cardinale Burke. Si giunse così alla disputa su un grosso lascito amministrato da una fiduciaria di Ginevra, ben nota per la sua gestione in una serie di paradisi fiscali. Vi era una causa in corso tra l’Ordine e la fiduciaria ginevrina, che rischiava di far apparire il pesante coinvolgimento del Gran Cancelliere dell’Ordine, il tedesco Albrecht Boeselager, nella fiduciaria medesima. Boeselager venne costretto alle dimissioni, ma, per quanto dimissionario, e quindi a rischio di una esposizione dei suoi rapporti con la fiduciaria ginevrina, aveva modo di manovrare dietro le quinte, poiché suo fratello Georg era stato appena nominato al Consiglio di Soprintendenza delle Opere di Religione, in altre parole era diventato uno dei governatori della banca vaticana. Quindi Bergoglio intervenne, obbligando alla dimissioni Festing, mentre il Boeselager è stato reintegrato come Gran Cancelliere. Così, grazie alla “misericordia” bergogliana, l’uomo dei preservativi, sospettato di inosservanza dell’insegnamento morale della Chiesa, è stato premiato, e il superiore che aveva cercato di sanzionarlo ha perso la carica.

 

Questa vittoria non mancava di aspetti gratificanti per certuni: nel 1952 il Vaticano aveva perso una causa contro l’Ordine di Malta, ed aveva così la sua rivalsa; ma soprattutto gratificante era la vendetta di Bergoglio per l’opposizione che gli era stata manifestata da membri dell’Ordine quando era arcivescovo di Buenos Aires; e con ogni probabilità vi era pure vendetta per la sconfitta argentina nella guerra delle Falkland. Il vero risultato è stato quello di sostenere un colpo di Stato aristocratico nell’Ordine di Malta, essendo Boeselager e i suoi sostenitori tutti aristocratici tedeschi, esattamente l’opposto della strombazzata posizione di Bergoglio contro i privilegi. Ma il contraccolpo più significativo è stato l’indebolimento del Cardinale Raymond Burke, contro il quale Bergoglio aveva orchestrato una delegittimazione segreta fin dalla pubblicazione dei dubia. Infatti l’incarico di Burke come Cardinale Patrono dell’Ordine è stato sospeso, e Monsignor Becciu ha ricevuto la nomina di delegato speciale per dirigere l’Ordine stesso, in spregio allo status sovrano da questo sempre goduto. L’Ordine di Malta è stato quindi posto sotto tutela, e non è stato distrutto solo perché si è arreso. Vari giuristi italiani hanno osservato che, se tale era il rispetto che il Vaticano aveva per la sovranità, nulla poteva impedire allo Stato italiano di inviare la polizia a investigare sulle finanze vaticane. Né va dimenticata l’interferenza bergogliana negli affari interni italiani, non certo per esortazioni apostoliche al bene, ma per far rimuovere da Roma i duecento manifesti che lo satireggiavano e per fermare il camion vela che si permetteva (scandalo!) di riaffermare che i bambini sono maschi e le bambine femmine, e un altro camion vela che recava il ritratto del Cardinale Caffarra (dichiarato dai poliziotti “un eretico” perché si opponeva al “papa”). La dittatura di Bergoglio ci ha dato anche questo: i poliziotti italiani che trinciano giudizi teologici a vanvera.

 

Da Santa Marta, Bergoglio dispensa punizioni a quelli che gli sono antipatici e premia i suoi scherani. Prima della sua elezione era in urto con l’argentino Istituto del Verbo Incarnato, ed aveva antipatia per il vescovo di Ciudad del Este, in Paraguay, Monsignor Rogelio Livieres. Entrambi godevano di ottimo successo pastorale, evidenziato dal grande numero di vocazioni. Bergoglio, raggiunto il potere, ha disperso i loro seminaristi e distrutto il loro lavoro. Evidentemente anch’essi aderendo, come i Francescani dell’Immacolata, alla Tradizione e dimostrandone il successo pastorale contrastante con lo sfacelo progressista, andavano schiacciati per sopprimere scomodi termini di confronto.

 

L’atmosfera in Vaticano è divenuta irrespirabile. Prima di Bergoglio vigeva la consuetudine dell’“udienza di tabella”, che garantiva ai capi dei dicasteri vaticani due udienze papali al mese, che si svolgevano in clima amichevole per discutere i vari problemi. Bergoglio le ha abolite; pochissimi riescono a parlargli e in modo irregolare, in base al capriccio del despota. E questa sarebbe la “collegialità”. Il controllo della Segreteria di Stato sul resto della Curia è diventato più assoluto che mai. Cardinali e monsignori sono estenuati da continui rimproveri, sgarbate critiche pubbliche, licenziamenti e minacce. Per un certo tempo il Segretario di Stato Pietro Parolin è stato favorito, ma da qualche tempo Bergoglio si avvale di più del Sostituto di Parolin, Monsignor Angelo Becciu, strumento più adatto ai suoi scopi perché ha più da guadagnare dal suo padrone. È nello stile bergogliano non permettere che alcuno di senta troppo sicuro fra quelli che compiono il lavoro sporco per lui.

 

In un regime del genere, i prelati che godono del favore sono gli adulatori, come il cardinale Coccopalmerio che ha protetto il prete pedofilo Inzoli, e che si è avvalso come segretario di monsignor Luigi Capozzi, fino a quando costui è stato arrestato in un festino omosessuale a base di droga. O un affarista senza scrupoli come il cardinale Calcagno, il cui losco passato come vescovo di Savona non gli ha impedito di essere il responsabile del patrimonio della Chiesa. O il cardinale Baldisseri, abile manipolatore della “misericordia” nei Sinodi sulla Famiglia.

 

I cardinali in disgrazia sono quelli nei quali Benedetto XVI aveva posto la sua fiducia: Burke, Müller e Sarah. Anche Ouellet è stato messo in disparte perché troppo indipendente. Nell’estate del 2016, tre funzionari del cardinale Müller sono stati convocati da Bergoglio e licenziati con l’accusa di averlo criticato; il cardinale Müller ha provato a difenderli e, in un’udienza ottenuta dopo diversi mesi, si è lamentato che i tre erano tra i migliori del suo dicastero, ma Bergoglio ha respinto ogni protesta, concludendo: “Io sono il papa e non ha bisogno di dare spiegazioni per nessuna delle mie decisioni. Ho deciso che se ne devono andare e se ne devono andare.” Il cardinale Sarah è stato privato di tutti i suoi collaboratori alla Congregazione per il Culto Divino, sostituiti da ventisette nuovi membri, lasciando così il cardinale del tutto isolato. Questo modo di procedere rientra nel metodo di Bergoglio di dare assicurazioni prima di fare un brusco voltafaccia, attaccando quelli che ritiene suoi nemici per isolarli e lasciarli senza risorse. In questo trova sostegno nei suoi lacché, incaricati di minacciare scomuniche e privazioni della dignità cardinalizia.

 

La dittatura bergogliana non si basa soltanto sui lacché a sua disposizione in Vaticano, ma spazia per il mondo. Alcuni dei quarantacinque firmatari della lettera inviata il 29 giugno 2016 ai cardinali e ai patriarchi, nella quale si domandava loro di chiedere spiegazioni sulle proposizioni dubbie di Amoris laetitia, sono stati perseguitati, uno licenziato, un altro colpito da proibizione di parlare pubblicamente dell’esortazione “papale”, e così via; presumibilmente è stato risparmiato chi non era perseguitabile perché, in quanto laico, non era soggetto alla disciplina ecclesiastica. È da sottolineare che i firmatari chiedevano solo chiarimenti e non formulavano alcuna critica, ma sotto Bergoglio è vietato chiedere chiarimenti.

 

Alcuni zeloti papisti, evidentemente malati di papolatria, hanno costituito un Osservatorio per l’Attuazione della Riforma della Chiesa di Papa Francesco. Questo gruppo ha iniziato nel corrente anno accademico un controllo di tutte le pubblicazioni e lezioni del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia, onde accertare se seguono le nuove direttive, prevedendo anche di interrogare gli studenti all’uscita dalle lezioni, con l’evidente intento di servirsene cone spie. In pratica non si deve proporre un “ideale astratto” di matrimonio, cioè il matrimonio cristiano, ma adattarsi alle “situazioni concrete”, cioè agli adulteri, ai divorzi, alle famiglie in pezzi, eccetera. È l’applicazione letterale della teologia della rivoluzione, che capovolge la teologia: non si parte dal dato e dal precetto rivelato per calarlo nella realtà e lottare contro il peccato, ma si parte dalla realtà piena di peccato per adattarvi la Rivelazione a comodo dei peccatori. Come già osservato, il diavolo vuole apparire più buono di Dio.

 

I risultati della mirabile “rivoluzione” bergogliana sono ben noti: estraniamento dei fedeli, crollo della frequenza alle funzioni religiose; e di certo il crollo sarebbe ancor più grave se tutti i vescovi e tutti i preti si comportassero in modo bergogliano, ma per fortuna ve ne sono ancora che tengono fede alla dottrina di sempre e sono seguiti dai fedeli. Le presenze alle udienze generali in Piazza San Pietro sono crollate da oltre cinquantamila nel 2013 a poche migliaia, e non vengono più fornite statistiche in materia dal 2016. Perfino in ambienti liberali si ammette il generale fallimento; gli stessi prelati che hanno spinto per l’elezione di Bergoglio sono ormai persuasi che si sia trattato di un tragico errore e pensano di farlo dimettere.

 

La scomparsa della Clinton dalla scena politica ha lasciato solo Bergoglio nel suo folle piano di coalizzare contro gli USA l’America Latina e l’Europa, a formare “la patria grande”. La Brexit ha lasciato soli Macron e la Merkel rannicchiati intorno al fantasma dell’ordine liberale e della cospirazione mondialista, senza contare che Africa e Islam vi sono assolutamente estranei ed ostili. Il governo statunitense ha probabilmente in mano le prove che l’Obolo di San Pietro è stato usato per sostenere la campagna elettorale della (abortista e filomosessualista) Clinton, e potrebbe decidersi ad usarle dopo il brutale allontanamento dal Vaticano di Libero Milone, personaggio vicino agli USA.

 

Ma Bergoglio è ancora fortissimo per il gran numero di sostenitori, e perché i nemici laici della Chiesa, che controllano i mass media, hanno investito molto su di lui, ed ora cercano di far passare la menzogna di un “papa” desideroso di riforme ma “impedito a metterle in opera” da una subdola opposizione interna. È chiaro invece che si tratta di un “papa” esclusivamente politico che sognava di diventare capo della sinistra mondiale. Non gli interessano né la dottrina né la liturgia, e non a caso non si inginocchia mai davanti al Santissimo. Si è formato in un Ordine come quello gesuita, squassato dal disastro del Sessantotto, e questo non l’ha certo formato in senso ortodosso e non gli ha ispirato riverenza di fronte al Mistero Divino. Dal modo come parla e agisce si direbbe che la sua formazione abbia molto risentito anche della sua già ricordata attività come buttafuori da locale notturno.

 

Tuttavia, se anche si riuscisse a deporre Bergoglio, o se la natura lo eliminasse, non si sa cosa potrebbe succedere, perché i cardinali da lui nominati sono una grave incognita e la mafia di San Gallo potrebbe far eleggere al suo posto Parolin, che sarebbe un’altra iattura. C’è solo da pregare che la nuova elezione si svolga sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, come dovrebbero essere tutte le elezioni papali, senza blasfemi accordi preventivi, contrastanti con la disciplina della Universi Dominici gregis.

 

Milita a favore dell’attendibilità di quanto rivelato dall’autore il fatto, già ricordato, che si tratta in gran parte di cose ben conosciute. Inoltre l’imponente apparato di note documenta passo per passo ogni affermazione.

 

A metà del volume, l’autore offre un’interessante galleria fotografica dei protagonisti e comprimari dell’edificante vicenda: la faccia di Bergoglio, sorridente da una parte e truce dall’altra come Giano bifronte, ed i suoi complici e lacché, i delinquenti pedofili da lui protetti, ed infine le sue vittime, cioè i pochi che cercano di difendere la Fede e la giustizia.

 

Questo libro andrebbe letto da ogni cattolico, ma soprattutto dai papolatri, quei sostenitori ad oltranza di Bergoglio che ritengono la figura del “papa” sempre moralmente inattaccabile, e accusano chi ne discute le mancanze come nemico della Fede. Costoro dovrebbero anzitutto informarsi sulla storia del papato, e rendersi conto che se da una parte vi sono stati Papi santi, ve ne sono stati altri che hanno causato immensi danni alla Chiesa: sul Soglio di Pietro si sono seduti fornicatori e assassini, nepotisti ed eretici. Il Papa è infallibile solo in rarissimi casi, codificati dal Concilio Vaticano I; in ogni altra occasione è un uomo fallibile come chiunque altro.

 

L’atteggiamento corretto da adottare è quello del Padre Dante, il quale univa alla venerazione per l’ufficio papale (“le somme chiavi”) ad un giusto giudizio sui papi negativi per la Chiesa, e infatti non esitò a metterne alcuni all’inferno, insieme a prelati e chierici. Proprio l’altezza della funzione sacerdotale e, a maggior ragione, di quella papale, fa sì che, se colui che la riveste cade, sprofondi peggio del comune peccatore. Ma in ogni caso, proprio il disastroso comportamento di molti consacrati è prova dell’origine divina della Chiesa: qualunque altra organizzazione, servita così male, sarebbe da tempo crollata, e invece resiste, e resisterà fino alla fine dei tempi ed oltre, come Chiesa trionfante. Questo insegna la teologia, e questo dice San Tommaso d’Aquino, rigorosamente seguito dal Padre Dante.

 

In conclusione, non è strano che un libro del genere sia stato pubblicato esclusivamente in forma elettronica. Qualunque editore che avesse osato stamparlo in forma cartacea, avrebbe sprecato il suo denaro perché le copie sarebbero state immediatamente sequestrate, senza contare possibili ulteriori spiacevoli conseguenze, visto il fatto che anche la polizia dello Stato italiano prende ordini da Bergoglio. E i soloni della sinistra laicista così pronti a latrare contro ogni interferenza vaticana, vera o presunta, davanti all’arroganza di Bergoglio, si comportano come le famose tre scimmiette: “Non parlare, non vedere, non udire”.

 

EMILIO BIAGINI


09
DICEMBRE
2017
Articolo letto 536 volte

ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

 

 Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_aquila

 And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

 

 

ANTONIO SOCCI (2017) Amor perduto, Milano, Piemme

 

Segue una recensione di Emilio Biagini

 

SOCCI A. (2017) Amor perduto, Milano, Piemme

Riscrivere in prosa l’Inferno dantesco per renderlo accessibile al lettore moderno, estraniato ormai dal grande Poema sia a causa di crassa ignoranza del cattolicesimo sia per le difficoltà linguistiche, è stata un’idea decisamente vincente di Antonio Socci, sviluppata con acume e accattivante semplicità di stile. Le note, mai eccessive né ingombranti, facilitano ulteriormente la comprensione.

Il libro si apre con una profonda introduzione che giustamente sottolinea la profonda venerazione del Sommo Poeta per la dignità papale e d’altro canto il fatto che i papi sono uomini e non vanno esenti, quando sbagliano, da critiche anche violente. Per questo l’Alighieri non esita a collocare all’Inferno papi e, a maggior ragione, vescovi e preti. In questo Dante ci è maestro di pensiero e di morale, ed ha molto da dire anche ai papolatri odierni, che non tollerano che si critichi il papa, da loro collocato su un piedistallo, come se non ci fossero stati papi delinquenti (come nel saeculum obscurum della “pornocrazia romana”, quello che generò la leggenda della “papessa Giovanna”, periodo in cui si susseguirono ben ventotto papi e tre antipapi, diversi dei quali furono scomunicati o morirono di morte violenta, tra nefandezze d’ogni genere, alle quali, spesso, i papi stessi furono tutt’altro che estranei), e perfino papi eretici (Onorio II e Giovanni XXII, ad esempio).

Socci pone l’accento su Dante come veggente, e quindi sull’autenticità della visione. E perché non dovremmo credere che la “mirabile visione”, di cui il poeta fa cenno nella Vita Nuova, e che fu all’origine della Divina Commedia, non fosse autentica? Non è forse effetto di una visione, ad esempio, il profondo misticismo nella descrizione dantesca della “candida rosa” (Paradiso, XXXI, 1-15)?

In forma dunque di candida rosa

mi si mostrava la milizia santa

che nel suo sangue Cristo fece sposa;

ma l’altra, che volando vede e canta

la gloria di colui che la ‘nnamora

e la bontà che la fece cotanta,

sì come schiera d’ape che s’infiora

una fïata e una si ritorna

là dove suo laboro s’insapora,

nel gran fior discendeva che s’addorna

di tante foglie, e quindi risaliva

là dove ‘l süo amor sempre soggiorna.

Le facce tutte avean di fiamma viva

e l’ali d’oro, e l’altro tanto bianco,

che nulla neve a quel termine arriva.

E non a caso, una descrizione simile troviamo nella mistica veggente Maria Valtorta (Quaderni, visione del 6 marzo 1944):

Se un’immensa sconfinata rosa, fatta di una luce rispetto alla quale quella di tutti gli astri e i pianeti è scintilla di focolare, smuovendo ad un vento d’amore i suoi petali desse suono, ecco qualcosa che potrebbe assomigliare a quanto vedo e odo, e che è il Paradiso tuffato nella luce d’oro della Trinità Ss. coi suoi abitanti di luce diamantina.

 

Di certo gli italianisti saranno pronti a pontificare che si tratta di un topos letterario, e che la Valtorta (la quale, peraltro, dice "vedo e odo", ed era persona di assoluta sincerità) non ha fatto che imitare Dante, mentre tutto indica invece che questi due grandi spiriti descrissero la medesima visione da loro contemplata. Nella loro abissale ignoranza del Vangelo e del cristianesimo, non è strano che i paludati commentatori accademici non capiscano né il Sommo Poeta né la grande veggente, e si perdano in piatte esegesi che tutto relativizzano in termini di “autocoscienza dantesca” o simili espressioni vuote.

 

Come anche i cultori di molte altre discipline “umanistiche”, gli italianisti spesso lavano il cervello degli studenti con il loro storicismo, il loro relativismo, la loro erudizione che gira a vuoto. Un italianista di mia conoscenza, che si dichiara “studioso di linguaggio dei giovani” (tipo “Aho, a burino, passame ‘na canna”), ha inventato il concorso “Adotta una parola”, per il quale la gente dovrebbe impegnarsi ad usare sempre una parola per non farla cadere in disuso; il mio suggerimento di adottare “frocio”, termine ruspante minacciato dall’avanzare del politicamente corretto, gli ha provocato convulsioni.

 

Un’altra collega disse di preferire a Dante il Petrarca perché apriva una nuova epoca, mentre l’Alighieri non faceva che chiudere quella precedente: un discorso penoso che ignorava il trascurabile fatto che la poesia dantesca è eterna, come è eterno il Cristianesimo. Il Petrarca, abile versificatore politicamente corretto senza una sola idea propria, fu incoronato poeta dal papa in Campidoglio. Al contrario, il padre Dante, in seguito ad una condanna al rogo (al rogo!) per le mene imperialistiche di un altro papa politicante e criminale, morì esule dopo aver vagare per decenni a provare “sì come sa di sale lo pane altrui e come è duro calle lo scender e salir per l’altrui scale”.

Una virtù va comunque riconosciuta agli italianisti: sanno fare il loro interesse. Provocano la scissione delle facoltà di Lettere facendo nascere facoltà di Lingue straniere, in modo da poter moltiplicare le poltrone; così, quando si trovano quattro ordinari di italianistica dove ne basterebbe uno, qualcuno di questi gentiluomini si trova con l’impegno di sole trenta ore d’insegnamento l’anno, per uno stipendio annuo che può superare i sessantamila euro netti. Complimenti, illustri colleghi, e buon sonno.

C’è da piangere a leggere certi eruditi commenti del Sacro Poema, lunghissime trecce di lana caprina lontane anni luce dal cogliere il valore universale ed eterno della Divina Commedia. A simili tromboni che pretenderebbero di commentare il Divino Poeta ho dedicato una poesiola che mi permetto di citare, così che questa sarà probabilmente l’unica recensione al mondo a contenere un sonetto.

 

Crudo commento d’infinita noia

da mala gente sanza religione:

contro giustizia e senno fa tenzone

e carte imbratta con maligna foia.

E quel che fieramente più m’annoia

e che per simil chiacchiere bestione

tal gente allori, cattedre, pensione

miete, e prebende, e ingrassa come troia.

Dalla cattedra sugge odio e veleno

il misero studente frastornato,

che studiar deve questa spazzatura.

Ed intanto ogni speme a lui vien meno:

per sempre resterà disoccupato,

perché quel ch’ha studiato è un’impostura.

 

Libero dal politicamente corretto e da qualsiasi paludamento accademico, questo libro di Antonio Socci è il miglior commento all’Inferno dantesco che mi sia mai accaduto di leggere. Un commento che andrebbe adottato e letto in tutte le scuole e le università, dove invece Dante si insegna poco e male, ignorandone l’aspetto fondamentale: la sua profonda verità cristiana. C’è solo da augurarsi che a questo bellissimo libro ne seguano presto altri due, dedicati al Purgatorio e al Paradiso del Divino Poema.

EMILIO BIAGINI


05
DICEMBRE
2017
Articolo letto 219 volte

ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

 Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_aquila

 And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

Uno studio di profonda erudizione, piacevolmente scorrevole, ed estremamente attuale e necessario, sulle molteplici e deleterie eresie di Karl Rahner, ad opera dell'insigne teologo Padre Giovanni Cavalcoli.

Segue una recensione di Emilio Biagini

 

CAVALCOLI G. (2017) Karl Rahner. Il Concilio tradito, Verona, Fede & Cultura

 

 

 Ecco un libro che spiega in modo scorrevole e accessibile anche ai profani il groviglio di assurdità e di eresie del pensiero di Karl Rahner, purtroppo oggi molto influente presso un gran numero di teologi, meno tra i fedeli illuminati dallo Spirito Santo. Con prudenza e carità, profonda erudizione e dottrina, Padre Cavalcoli mette a nudo le false premesse e le disastrose conclusioni di Rahner, avvelenato dall’idealismo hegeliano e heideggeriano che lo porta a scivolare nel panteismo e nel protestantesimo, intossicato dal naturalismo massonico e da un buonismo insensato che nega l’eternità della pena per i peccatori impenitenti. La conclusione inevitabile è che il Magistero ha il dovere di attaccare frontalmente simili follie, sia pure con prudente gradualità, in modo da contrastare con decisione la deriva rahneriana.

Rahner porta alla dissoluzione della Verità evangelica, distorcendo il Magistero e tradendo il Concilio Vaticano II. Questo è stato un concilio essenzialmente pastorale che, non avendo promulgato alcun dogma, ma prodotto soprattutto estesi documenti di ricapitolazione delle verità già definite, è privo del rigore definitorio degli altri concili, e quindi si presta a varie e contrastanti interpretazioni. Se fosse stata accolta la supplica rivolta a Roncalli all’inizio del Concilio da numerosi illustri prelati per la proclamazione dei dogmi della Madonna Corredentrice e Mediatrice di tutte le grazie, le cose sarebbero con ogni probabilità andate in modo diverso, perché si sarebbero posti immediatamente dei paletti inamovibili di sacrosanta devozione per Maria Santissima, nemica dell’errore e vittoriosa sul serpente.

Purtroppo il “papa buono”, nella sua bizzarra persuasione che “la Chiesa non ha più nemici”, preferì accantonare la proposta, evidentemente per non turbare il mirabile dialogo ecumenico coi protestanti, aprendo la strada ad ulteriori cedimenti. La meritoria opera di San Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, nell’interpretare il Concilio in chiave ermeneutica di continuità, ha subito un netto capovolgimento nel presente pontificato, che tende piuttosto ad accettare le dubbie e contraddittorie proposte rahneriane.

Il testo di Padre Cavalcoli è comunque atto a fornire la base concettuale per l’indispensabile confutazione delle pericolose idee di Rahner, e dovrebbe essere letto e meditato in ogni seminario. È un libro che provocherà inevitabili reazioni da parte degli infatuati rahneriani, che si crogiolano nell’approvazione del mondo: il mondo sviolinante estatico dalle pagine delle gazzette, deliziato dall’idea rahneriana della salvezza universale, senza rischi di ustioni all’inferno, senza fastidiose rinunce ai propri vizi, senza neppure più l’idea di peccato. Contro gli infatuati occorre costantemente aver presente l’esempio di Cristo, che non ha mai cercato compromessi col mondo, fino alla morte di croce.

EMILIO BIAGINI


22
NOVEMBRE
2017
Articolo letto 258 volte

 ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

 Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

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And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

Un pregevolissimo studio dell'incontro con Dio del grandissimo Santo di Pietrelcina, ricco di spunti preziosi per la crescita spirituale del lettore.

 

GNOCCHI A. & TOGNETTI S. (2017) Padre Pio Santo Eremita. L’incontro con Dio sulle orme dei Padri del deserto, Verona, Fede & Cultura

 

Recens.Gnocchi  Tognetti-Padre Pio copia 

 

Segue una recensione di Emilio Biagini:

Questo pregevole libretto offre una prospettiva originale e perfettamente calzante su Padre Pio, inquadrandolo nella tradizione dei Padri del deserto. La pratica cristiana è più vigorosa in un clima di ostilità, mentre tende a rilassarsi nella sicurezza. Ciò è in accordo con il carattere del Fondatore, Gesù Cristo, che ebbe da combattere per tutti i tre anni del Suo ministero pubblico e patì infine la Croce per redimere l’umanità. Quando le persecuzioni finirono, nel timore più che giustificato di un intiepidirsi della Fede e la prospettiva dell’afflusso di neoconvertiti opportunisti, fra il IV e il VI secolo si assistette al fiorire dei Padri del Deserto, eremiti che si ritiravano nelle plaghe più desolate dell’Egitto, dedicandosi alla preghiera e alla contemplazione. La gente percorreva lunghi e disagevoli viaggi a piedi solo per udire una singola parola da uno di loro.

La superficialità laicista tende a considerare simili manifestazioni eccessive e fuori moda, preferendo la carità spettacolo, la misericordia gratuita e la lode del mondo. Il mondo merita invece solo di essere respinto e combattuto, in nome della totale sottomissione a Dio. Il monachesimo non è mai passato di moda perché Dio non può passare di moda. Colui che prega e contempla è infinitamente più utile di chi si affanna nel mondo. Le braccia alzate di Mosé durante battaglia coi madianiti decisero l’esito dello scontro: quando egli abbassava le braccia Israele retrocedeva e perdeva.

Il monachesimo pose radici sia in Oriente che in Occidente, ma in Oriente rimase più vivo. In Russia gli asceti cercarono solitudine non nel deserto ma nella foresta, dove fiorirono santi eccezionali, come Teodosio di Pečersk, Sergio di Radonež, Paisij Veličkovskij, Serafino di Sarov, Macario Glocharev, Partenio di Kiev, Teofane il recluso. Questi santi sapevano in anticipo ciò che il fedele che veniva a visitarli avrebbe detto, e questi si sentiva irresistibilmente spinto alla conversione. La trasparenza al divino veniva conquistata da questi santi con decenni di solitudine nella foresta.

Padre Pio aveva tale trasparenza al divino in massimo grado. Fin da giovane si consacrò alla giustizia divina per espiazione vicaria e per la salvezza anime. Era un’anima vittima che portava il peso del peccato del mondo, ed ottenne conversioni straordinarie. Notissime le sue stigmate, portate per cinquant’anni, notissimo il fatto che durante la Messa riviveva la Passione di Cristo, notissime le vessazioni che dovette subire da parte del demonio, nonché le persecuzioni e le calunnie di ogni genere cui fu sottoposto da parte delle autorità ecclesiastiche, specie sotto il campione dell’incontro col mondo, il “papa buono”, che diceva “la Chiesa non ha più nemici”, disobbedì all’ordine espresso della Santa Vergine di pubblicare il terzo segreto di Fatima entro il 1960, acconsentì al collocamento di microfoni spia nel confessionale di Padre Pio e lasciò mettere all’Indice gli scritti valtortiani.

Irresistibile è la tentazione di confrontare Padre Pio a Maria Valtorta, ella pure un’anima vittima consacratasi alla giustizia divina per la salvezza delle anime. Anche la veggente di Viareggio era dotata di discernimento delle anime, sia pure in misura minore: infatti sentiva quando un’anima era turbata e, spingendola a confidarsi, riusciva a prestarle aiuto. Padre Pio conosceva invece con grande chiarezza cosa si nascondeva dentro le anime e sapeva immediatamente cosa dire per aiutarle. Anche la Valtorta soffrì attacchi e persecuzioni sia dal demonio che dalle autorità ecclesiastiche. Due fari, asseriscono giustamente gli autori, orientano il cammino al tempo presente: Fatima e Padre Pio. Sommessamente, aggiungerei anche Maria Valtorta, la cui opera si diffonde continuamente in tutto il mondo vendendo milioni di copie e avendo già avuto oltre una trentina di traduzioni.

Questi due grandi mistici chiesero entrambi a Dio di non dare loro segni visibili: Padre Pio non fu esaudito, anzi Cristo gli rispose severamente che avrebbe portato le stigmate per cinquant’anni. La Valtorta invece fu esaudita: provò le sofferenze della Passione senza essere visibilmente stigmatizzata. Era l’unica grazia da lei chiesta al Signore per se stessa.

I due mistici non si incontrarono mai, ma, misteriosamente, Padre Pio conosceva molto bene Maria Valtorta. Un fedele chiese a Padre Pio di pregare per la Valtorta. Il grande santo di Pietrelcina rispose di conoscere la situazione, ma soggiunse: “Se potrò fare qualcosa sarà per la sua anima. Niente invece potrò per il suo corpo.” Infatti lei stessa si era offerta di soffrire nel corpo, e se ne fosse stata liberata, avrebbe di nuovo richiesto le sue pene. Mentre si svolgeva questo colloquio, presso Maria si avvertì, alla stessa ora. che fu poi verificata, una straordinaria ondata di profumo celestiale. Come Padre Pio, anche Maria Valtorta aveva intorno a sé profumi celestiali, che secondo i teologi rappresentano “odori del Paradiso”, i profumi dell’anima santa. Anche per Padre Pio, come per Maria Valtorta, venne inventata la calunnia che tenessero nascosti profumi.

Impossibile riassumere tutte le perle di saggezza di Padre Pio. Peschiamo qua e là tra il florilegio che ne danno gli autori, e che trovano esatta corrispondenza in molti degli insegnamenti impartiti dal Divino Maestro a Maria Valtorta. “L’unica cosa che ci invidiano gli angeli è la sofferenza e l’offerta”, ossia l’impossibilità di soffrire per Dio. I demoni “sono tanti che, se potessero assumere un corpo piccolo quanto un granello di sabbia, oscurerebbero il sole”. In una visione dell’aprile 1913, Padre Pio vide Cristo contemplare lo spettacolo dei numerosissimi preti tiepidi, che, con immenso dolore e disgusto, bollò come “macellai”.

 Non approvava i cedimenti al mondo, i compromessi della diplomazia e l’apertura ai servi del demonio. “Causa l’ingiustizia e il dilagante abuso di potere, – disse – siamo giunti al compromesso col materialismo ateo, negatore dei diritti di Dio. Questo è il castigo preannunciato a Fatima. Tutti i sacerdoti che sostengono la possibilità di un dialogo con i negatori di Dio e con i poteri luciferini del mondo, sono ammattiti, hanno perduto la fede, non credono più nel Vangelo. Il gregge è disperso quando i pastori si allineano con i nemici della verità di Cristo.” Parole tanto più significative di fronte all’attuale sfacelo postmoderno e postcomunista, ma tutt’altro che anticomunista, che mira alla disintegrazione della famiglia e dell’uomo, sull’onda lunga della bestialità sessantottarda.

Disse: “Questa è l’epoca della distruzione di tutti i valori.” “Confusione di idee e predominio di ladri.” “I nostri figli non avranno lacrime per piangere le colpe dei loro padri.” Aveva ben chiaro il fatto che Dio castiga anche su questa terra, un’idea che è anatéma per i deboli cervelli di oggi; a proposito dell’alluvione di Firenze, disse: “Sono flagelli. Beato chi sa comprendere.” Ben lontano dagli sdolcinamenti odierni di gratuita “misericordia” e di inferno “inesistente” o “vuoto”, disse : “O Dio, se tutti conoscessero la vostra severità, al pari della vostra dolcezza, quale creatura sarebbe così stolta che oserebbe offendervi?”

Quando, nel 1966, si parlò di nuove Costituzioni dell’Ordine, sbottò: “Tante chiacchiere e rovine!” E, presente il Definitore Generale dell’Ordine, esclamò: “Ma che state facendo a Roma? Ma che state combinando? Questi vogliono toccare persino toccare la Regola di San Francesco!” Infatti c’era, da parte di alcuni candidati all’ingresso nell’Ordine, la richiesta di un codice invertebrato e gradito al mondo. Il Definitore azzardò: “Si fanno alcuni cambiamenti perché i giovani non vogliono più saperne di tonsura, di piedi scalzi e anche di abito”. “Cacciateli via! – disse il Santo – Che, sono loro che fanno un piacere a San Francesco a prendere l’abito e la forma di vita, o è San Francesco che fa un dono a loro?”

Diede innumerevoli consolanti insegnamenti, per noi, gente che prega ma non ha certo gli slanci mistici dei santi. Disse infatti: “Dobbiamo essere perseveranti nella preghiera, anche se non sentiamo nulla. È la volontà che è premiata da Dio, non il sentimento.” Quando un tale gli confidò che riteneva che San Giuseppe fosse in cielo in anima e corpo, il Santo confermò: “Puoi crederlo.”

Pochi giorni prima di morire raccomandò di amare la Madonna, di farla amare e di recitare sempre il Rosario: una raccomandazione da tener presente in modo particolare in questi tempi sinistri di luteranizzazione antimariana in nome di un delirante “ecumenismo”. Di lui disse il Cardinale Giuseppe Siri: “quando nella storia appare qualche crocifisso, vuol dire che il peccato degli uomini è grande e che per salvarli occorre qualcuno che vada sul Calvario, rimonti sulla croce e stia lì a soffrire per i suoi fratelli. Qui c’è tutto il fatto di Padre Pio.”

Gli autori meritano lode per aver prodotto una sintesi tanto efficace ed intelligente del carattere e dei detti memorabili di Padre Pio. È questo un libro che merita di essere letto e meditato dai fedeli e nelle famiglie.

EMILIO BIAGINI


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