Genova, 21 Agosto 2018 09.57





 
AQUILE E VIPERE » LIBRI

 

Libri

27
DICEMBRE
2017
Articolo letto 161 volte

ORO O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

 

Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

 

Abbiamo il piacere di conferire l’aquila d’oro a questo interessante e curioso romanzo che in qualche modo si ricollega alle preziose opere di storia della scienza di Francesco Agnoli, già recensite nel nostro sito:

 

Recens.Frank Schtzing-Der Schwarm

 

SCHÄTZING M. (2004) Der Schwarm, Kiepenheuner & Witsch (trad. it. Il quinto giorno, Editore Nord)

Cosa facciano quando non sono in azione non si sa, ma appena si scatenano sfasciano tutto. No, non sono le tute nere, o quelle bianche con la bandiera arcobaleno della “pace, pace, pace, senza se e senza ma”. Sono gli Yrr, organismi unicellulari che vivono negli oceani e possono riunirsi in miliardi e miliardi ad imitare qualsiasi forma. Esistono da duecento milioni di anni, e non hanno mai smesso di imparare e di registrare ogni informazione nel loro DNA. Inoltre posseggono una biotecnologia sofisticatissima, con la quale manipolano a piacimento qualsiasi altro essere vivente. Quanto sono carini e intelligenti è una cosa da non dire.

Idioti e malvagi sono invece gli esseri umani, i quali non fanno altro che inquinare e distruggere il mare. La colpa, ovviamente, è soprattutto degli Stati Uniti, col loro presidente mentecatto che spara discorsi patriottici e “cristiani” ad ogni pié sospinto, e con i loro militari ottusi e delinquenti, che vorrebbero annientare i meravigliosi Yrr. Questi, infatti, hanno perso la pazienza con l’umanità, a loro tanto inferiore, e hanno deciso di infliggerle una meritata lezione. Si salvi chi può.

Ed ecco improvvise catastrofi d’ogni genere: tsunami (nel Mare del Nord!?), blocco della Corrente del Golfo, meduse velenose, spaventevoli epidemie portate dai crostacei. Ecco che le navi scompaiono, la pesca cessa, le comunicazioni si arrestano, il mare diventa invivibile (poveri radical-chic, abituati ad ostriche, caviale e champagne, come faranno?).

Per fortuna, gli scienziati vegliano: essendo gente notoriamente sincera e generosa (come sa chiunque abbia fatto un concorso universitario), impediscono alle cattive forze armate americane di portare a termine la loro criminale aggressione contro queste dolci creaturine, che dopotutto si sono limitate a distruggere quasi tutte le città costiere del pianeta, incluse New York, Philadelphia, Washington e Boston, e ad ammazzare solo qualche milione di persone.

Nella nobile opera di dissuasione scientifico-umanitaria in favore degli Yrr si distinguono alcuni eroi politicamente corretti: un mezzo indiano (d’America), un eschimese, e alcune donne (gli uomini bianchi non sono evidentemente all’altezza). Lo sparuto gruppetto di salvatori riesce nel suo intento perché, invece che alle obsolete religioni monoteiste, si ispira ai sani principi filosofici dello sciamanesimo: “tutto è uno”, ossia l’umanità non merita alcun posto privilegiato (“Facciamo l’uomo a Nostra immagine e somiglianza”? ma che vorrà mai dire?) Al contrario, dice l’autore, se per caso un “dio” esistesse non saremmo in grado di comprenderlo. L’uomo, infatti, fa nichilisticamente parte del cosmo, come un elemento qualsiasi, alla pari con tutti gli altri organismi, inclusi evidentemente il verme solitario, i pidocchi e il vibrione del colera.

Per intrattenere ed erudire i lettori con questa roba, degna al massimo di comparire in qualche puntata di un fumetto horror di quart’ordine, l’autore impiega ben mille pagine. Per essere precisi, 1001 (nell’originale tedesco), fittamente coperte di parole. Le Mille e una pagina, una più indigesta dell’altra. A ben guardare, l’autore non deve essersi preso tanto sul serio, dato che in certo modo “strizza l’occhio” al lettore. Yrr, infatti, suona quasi come Irre, vocabolo che ha il significato di “pazzo, folle, matto, demente, squilibrato”; mentre irreführend significa “fuorviante, ingannevole” (e che ci si può aspettare da chi evidentemente considera se stesso alla stregua di un’ameba?).

Sul piano strettamente letterario c’è ben poco da dire. I personaggi sono poco più che nomi, i dialoghi pesanti e ripetitivi, i sogni e le fantasie nelle quali indulgono taluni personaggi farneticazioni prive di senso. Il linguaggio naviga tra continue scurrilità fecali. La scena in cui il generale in capo americano (una donna) e il direttore della CIA (di incerta classificazione) spiano, con videocamere nascoste, gli scienziati mentre fanno i porcelloni nei loro alloggi indica il livello di buon gusto dell’autore. Le lunghe elucubrazioni “scientifiche” sono sempre condotte sul filo delle più azzardate ipotesi e del più scatenato ecologismo catastrofista. Resta da spiegare perché una tale massa di cartaccia sia arrivata alla diciannovesima edizione in Germania e stia ottenendo notevole successo di vendite in Italia (dove è stata tradotta col titolo “Il quinto giorno”).

Ma tutto sta ad avere gli amici giusti, che trovano il modo di ottenere recensioni prestigiose sui giornali maggiormente letti. E chi sono questi amici? Non ci vuole molto a capirlo. Enormi interessi gravitano intorno al catastrofismo ecologista, il quale mira a bloccare le innovazioni tecnologiche, perpetuando i rapporti di forze esistenti in campo economico e politico. Ma c’è un altro fattore che va considerato, forse il più importante: un’opera nichilista e anticristiana trova sempre il favore di chi vuol vivere secondo il proprio orgoglio ed i propri comodi, facendo tacere la coscienza ed esorcizzando l’incombente paura che, all’inevitabile fine, ci sia davvero un Giudice onnisciente e onnipotente col quale fare i conti.

EMILIO BIAGINI

 


21
DICEMBRE
2017
Articolo letto 177 volte

ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA


Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_aquila

And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

Un nuovo avvincente giallo storico ambientato nella Milano del Cinquecento, al tempo del grande e santo Cardinale Carlo Borromeo e durante una tremenda epidemia di peste.

 

Recens.FrancoForte-Ira Domini

 

FRANCO FORTE, Ira Domini, Edizioni Mondadori, Milano, 2014.

Questo nuovo giallo si dipana in due giorni, 27 e 28 ottobre 1576, in una Milano in cui la peste va lentamente scemando. Protagonista è ancora una volta, come ne Il segno dell’untore, il notaio criminale Nicolò Taverna che, con la consueta acuta intelligenza, dipana la complicata matassa di un caso che sembrava insolubile. Infatti le cose non sono affatto come sembrano, e ciò apre la strada a sensazionali colpi di scena. La trama è molto ben congegnata e lo stile, come sempre, robusto. Anche qui, accanto al caso principale, se ne dipana un altro secondario e si ha poi l’unificazione finale dei due filoni narrativi.

Tuttavia, venendo a mancare la novità, per chi ha già letto il libro analogo precedente che apre la serie, si ha un certo senso di dejà-vu. Inoltre il personaggio di Isabella, sempre tra i piedi durante le investigazioni, mettendo anche a rischio l’incolumità degli uomini incaricati delle indagini, costituisce un vero fastidio anche per i lettori. Ciò non toglie, comunque, che si tratti di un romanzo veramente affascinante e divertente.

Il libro si conclude con il capitolo introduttivo del prossimo racconto della fortunata serie, nella quale speriamo che Isabella resti in casa a ricamare con la mamma.

MARIA ANTONIETTA NOVARA BIAGINI

 


21
DICEMBRE
2017
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ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA
Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_aquila


Meritevole dell'alto riconoscimento, è questo significativo documento di una realtà umana ed economica genovese ormai purtroppo tramontata per sempre:

 

Recens.Erika Dellacasa copia

 

DELLACASA E. (2012) I Costa. Storia di una famiglia e di un’impresa (Presentazione di Giuseppe Costa, Prefazione di Sergio Maria Carbone), Venezia, Marsilio

 

Leggendo il libro si è tentati di fare un paragone tra la Genova dell’epoca dei primi Costa e la Roma antica, quando vigeva l’onestà e la morigeratezza, quando regnava il principio “Deorum manium iura sancta sunto”. Questa solidità morale si fondava non su astratti principi etici, quali vengono banditi oggi per farsene beffe subito dopo nella gran Babele del relativismo, ma su una Fede cattolica fortemente sentita. La preghiera comune cementava la famiglia e la rendeva simile a una piccola Chiesa: proprio ciò che una vera famiglia deve essere.

Il forte senso religioso e morale che animava i Costa non era minimamente contrario all’attività imprenditoriale, perseguita con grande slancio. Una rigorosa vita cristiana e morale sosteneva un eccezionale coraggio d’impresa, dando un esempio di come si possa ottimamente conciliare la Fede con l’iniziativa privata e l’accumulo di ricchezza, in contrasto con le sterili teorie del pauperismo e del buonismo lacrimoso di certa deriva pseudo-cattolica. I Costa operarono fattivamente per il bene del prossimo con numerose e nobili iniziative di solidarietà cristiana, quelle che la sinistra ama chiamare “paternalismo”.

L’autrice ripercorre il complicato itinerario delle attività dei Costa, dal commercio dell’olio, al tessile, all’armamento navale, mettendo in rilievo anche l’alto livello estetico di queste iniziative. I Costa amavano il bello, e lo si vede dalla grafica pubblicitaria dell’olio ai magnifici tessuti d’alta moda, che giunsero a conquistare la stessa capitale della haute couture, Parigi. Lo si apprezza in modo superlativo nell’arredamento delle navi e nelle soluzioni grafiche dei vari marchi Costa. Non a caso, la famiglia dimostrò sempre il più alto apprezzamento della musica e dell’arte.

La forza dei Costa fu per lungo tempo il loro sempre crescente numero. Da matrimoni rigorosamente cristiani nacquero infatti numerosi figli, i quali in genere trovavano collocazione in ditta, cominciando l’apprendistato ai livelli più bassi. Il tutto era sostenuto da una salda solidarietà cristiana. Lo stesso alto numero di membri doveva tuttavia rivelarsi più tardi uno svantaggio: infatti non tutti, inevitabilmente, avevano le stesse doti imprenditoriali e manageriali.

Sindacati prepotenti, brigate rosse, sordità di una città che sempre più si ripiegava su se stessa nella falsa sicurezza delle famigerate “partecipazioni statali”, furono il contorno della crisi finanziaria generata dal prepotente avanzare degli squali della finanza che sempre più insidiò le aziende Costa. Genova, a parte qualche meritoria eccezione, si rivelò incapace di comprendere il valore delle loro iniziative.

Oltre alla storia della famiglia, il libro fornisce un’accurata analisi delle strutture societarie e delle trasformazioni a cui queste andarono incontro, per cui, oltre a porre in evidenza i lati umani e cristiani di questa eccezionale famiglia, offre pure uno spaccato sulla storia economica e sociale di Genova negli ultimi cento anni. E la Genova di oggi, dopo aver perduto trecentomila abitanti negli ultimi cinquant’anni, sotto l’inamovibile e fallimentare gestione della sinistra, esce devastata dal confronto.

MARIA ANTONIETTA NOVARA BIAGINI


18
DICEMBRE
2017
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ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA


Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_aquila

And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

Un avvincente giallo storico ambientato nella Milano del Cinquecento, al tempo del grande e santo Cardinale Carlo Borromeo e durante una tremenda epidemia di peste.

 

 

 

 

FRANCO FORTE, Il segno dell’untore, Edizioni Mondadori, Milano, 2012.

Questo stupendo giallo storico si svolge tutto in un giorno, il 12 agosto 1576. Mi ha subito colpito la descrizione della peste, potente, reale, superiore a quella del Manzoni. Molto ben presentato anche l’intrico delle autorità nella Milano dominata dagli spagnoli e sconvolta dal morbo. I personaggi sono scolpiti con efficacia, e le precise le descrizioni dell’ambiente, delle usanze e della moda testimoniano l’accuratezza dell’ambientazione storica. Il linguaggio dei personaggi, pur inevitabilmente modernizzato, è perfettamente consono all'epoca.

La trama intricata viene padroneggiata con somma maestria, e conduce ad una brillante ed inaspettata soluzione, sebbene rimangano inevitabilmente insoluti gli intrighi politici che stanno dietro alla catena di delitti, e che l’abilissimo investigatore, il notaio criminale Niccolò Taverna, scioglierebbe se il potere politico non glielo impedisse.

Si intuisce comunque che vi è una congiura volta a screditare il Cardinale Carlo Borromeo, mediante il furto della preziosa reliquia custodita nel Duomo in costruzione: un chiodo della Crocifissione. Il Cardinale, unico fra i personaggi dotati di autorità, zelante per la costruzione della grandiosa cattedrale, si rivela vero uomo di Dio, e la sua umanità contrasta con l’arroganza spagnolesca di tutti gli altri potenti.

Le tecniche investigative, nei limiti delle tecnologie dell’epoca, e quindi facendo a meno di impronte digitali e analisi del sangue e del DNA, ma con l’aiuto di una logica serrata, aiutata dall’intuizione, riuscivano ugualmente ad ottenere brillanti risultati.

L’epilogo, che si svolge quindici giorni dopo, mette in scena un enigmatico serial killer armato di balestra che assassina la gente per il gusto di uccidere, e la cui vicenda resta in sospeso, ad indicare l’ininterrotta catena di crimini che Niccolò Taverna è costretto ad affrontare, e al quale l’autore probabilmente dedicherà una prossima opera.

MARIA ANTONIETTA NOVARA BIAGINI


I TRIGOTTI

CHI SIAMO?
Ve lo diciamo in lingua matematica
t=b(1+1/2)=3m

E' necessaria una precisazione:
e sia ben chiaro noi non siamo bigotti.

 
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