Genova, 19 Febbraio 2018 17.59





 
AQUILE E VIPERE » LIBRI

 

Libri

05
FEBBRAIO
2018
Articolo letto 21 volte

ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

 Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_aquila

 And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

Segue una recensione di Emilio Biagini:

 

ANGELA PELLICCIARI (2014) La gnosi al potere: perché la storia sembra una congiura contro la verità, Verona, Fede & Cultura

Il decrepito trombone comunista Norberto Bobbio si distinse, su un giornale di regime (Repubblica, naturalmente), con una penosa aggressione alla Professoressa Pellicciari e al suo sacrosanto revisionismo. Il trombone si permise di bollare (senza diritto di replica) come “tentativo ideologico di destra” lo svelamento della brutale aggressione anticattolica nota come “risorgimento”. Lo smentiscono i fatti e le dichiarazioni degli stessi vertici massonici, che si gloriano e si vantano di aver “unificato” l’Italia. Ma, nonostante ciò, la negazione di aver avuto alcuna parte nei disastri della malfatta unità, è sostenuta sfacciatamente dai giornali mainstream totalmente dominati dalla massoneria.

Con fermezza e serenità, sulla base di una inoppugnabile documentazione, l’autrice mette invece a nudo il carattere profondamente criminale del “risorgimento”, basato sulla violenza più barbara, sul profondo disprezzo per il cattolicesimo e per la vita, sull’inganno più sfrontato, sul saccheggio a man salva, sull’oppressione fiscale e morale, sulla sudditanza alla massoneria, sull’odio dello straniero che riversò fiumi di denaro (soprattutto britannico e americano) sui traditori, sulla devastazione culturale, sulla distruzione dell’insegnamento cattolico e di tutte le istituzioni cattoliche, con metodi che nulla hanno da invidiare alle peggiori dittature, imponendo una disgustosa tirannide liberale all’assoluta maggioranza cattolica.

L’Italia non aveva alcun bisogno di un’affermazione nazionalistica. Gli italiani erano da sempre abituati a vedersi al centro del mondo, grazie all’eredità romana, anzitutto il diritto, e poi per il fatto di essere al centro del Cristianesimo. Il diavolo fece di tutto per distruggere la Chiesa e l’Italia. Il “morso di satana” (per usare un’espressione valtortiana) dapprima staccò dalla Chiesa parti importanti, con scismi e con la dannata falsa “riforma”. Quella fu la prima rivoluzione, secondo Plinio Corrêa de Oliveira, e la seconda fu la rivoluzione francese, che si proiettò nell’aggressione napoleonica e nelle rivoluzioni nazionaliste dell’Ottocento, come l’invasione risorgimentale dell’Italia.

Gli invasori perpetrarono la distruzione dell’economia meridionale a vantaggio dei vampiri calati dal Piemonte, la regione più arretrata d’Italia e la più indebitata, che sanò il suo bilancio depredando i popoli conquistati del resto d’Italia, imponendo una fiscalità brutale e assassina, il tutto in nome della “libertà”, del “riscatto nazionale” e del “progresso”. Esattamente lo stesso che aveva fatto la Francia rivoluzionaria invadendo il resto d’Europa per sanare la bancarotta provocata dalle proprie frenesie rivoluzionarie.

La rivoluzione, con Lutero e poi con Kant e l’illuminismo, blatera di “libertà” (che è solo libertà dalla Parola di Dio) per consegnare l’uomo alla tirannide dei principi e poi alla tirannide segreta della setta massonica. Sorge però una domanda: le colpe degli uomini di Chiesa non saranno responsabili di questa persecuzione? Se dobbiamo credere alla Vita di Anna Caterina Emmerick” (pp. 81-82), premessa alle visioni di lei sulla Passione, pare sia proprio così: la Chiesa militante trascura, dissipa e perde le grazie ricevute dal Cielo (fra cui ovviamente le rivelazioni private), e deve poi ripagarle “fino all’ultimo obolo”, ed è quindi punita delle negligenze e delle infedeltà dei suoi servi mediante l’oppressione dei suoi nemici e le umiliazioni temporali. Naturalmente quelli che infliggono oppressione e umiliazioni alla Santa Madre Chiesa sono tutt’altro che scusati, e vanno incontro ad un giudizio terribile. Gli assiri non erano forse un giusto strumento per punire i peccati di Israele? Eppure non sfuggirono a loro volta alla giustizia divina.

L’autrice dà rilievo alla vicenda della Spagna cattolica, la quale, dopo la Scoperta dell’America, profuse immense risorse per evangelizzare gli indios, proteggerli ed insegnare loro mestieri utili. Non mancarono, naturalmente, i martiri tra i missionari. Ma successivamente la nazione sembrò impazzire: nel sec. XX, grazie alle logge, vi fu scatenata una delle più mostruose persecuzioni anticattoliche mai viste. La cosa non dispiacque affatto a Hitler, il quale dichiarò che, se non fosse stato per il pericolo bolscevico, non sarebbe affatto intervenuto nella guerra civile spagnola.

Le vittorie di Napoleone furono in gran parte frutto di tradimenti massonici. I massoni infatti devono lealtà (sotto pena di morte) alla setta, per cui sono prontissimi a tradire la patria se la loggia lo ordina. Poi Napoleone stesso fu tradito a sua volta quando alle logge non faceva più comodo: ormai aveva svolto il suo compito spodestando i principi legittimi e andava a sua volta spodestato.

L’ingresso dell’Italia nella prima guerra mondiale, che la popolazione non voleva, fu fortemente voluta dalle logge, che teorizzavano la supremazia dei popoli “civili” su quelli “incivili”, ad esempio degli italiani in Dalmazia sugli slavi. Il patto di Londra del 1915, in base al quale l’Italia venne attirata nell’“inutile strage”, prevede l’esclusione della Santa Sede da qualsiasi conferenza di pace (art. 14), e la segretezza del trattato stesso (art. 15), discusso e approvato sulla testa del parlamento e del popolo.

Vi è un’esatta specularità fra Mussolini e Gramsci, entrambi favorevoli alla violenza, ma quella di Gramsci era “migliore”, diceva lui, perché comunista e rappresentativa della “maggioranza”. Con la differenza che Gramsci non venne ucciso ma solo imprigionato e morì di morte naturale non in carcere ma in una clinica, mentre i fascisti furono trucidati (non solo loro, ma anche molti la cui unica colpa era essere preti o seminaristi) e certo non poterono lasciare nessun “Quaderno dal carcere”. Il filo della massoneria lega l’interventismo, le origini del fascismo e il fascismo delle origini. Ad esempio, il “Popolo d’Italia” fu finanziato dalle logge.

La massoneria agisce con operazioni a doppio livello: prima di partecipare a una riunione di partito in cui si trovino dei “profani” (ossia non massoni), i massoni che vi operano all’interno sono tenuti a discuterne preventivamente in loggia, in modo da orientarne i lavori in senso favorevole alla massoneria, così che le decisioni dei partiti finiscono per rispecchiare decisioni prese altrove e in modo tutt’altro che democratico. Poi i massoni hanno il coraggio di affermare, nelle costituzioni di Anderson e ad ogni piè sospinto, che la massoneria non si occupa di politica.

L’ingerenza massonica nella politica assume anche aspetti simbolici, che sanno molto di magia nera: l’architetto massone Zavoli ha cosparso di stelline al titanio Piazza Montecitorio, formando un disegno di simboli massonici: il pentacolo fiammeggiante e il candelabro a sette braccia ebraico (menorah) che la massoneria ha assunto come proprio, così che i parlamentari italiani, entrando e uscendo, sono costretti ad attraversare regolarmente questi simboli del “progresso”, della “scienza” e della “libertà” massonica.

Non va mai dimenticato che tali termini hanno, nella neolingua massonica, un significato ben diverso da quello comune: la “libertà” è la loro libertà di imporci quel che loro piace, il “progresso” è la distruzione del cristianesimo, la “scienza” è la scusa per imporre un relativismo che scuote alla radice ogni certezza a cominciare da quelle religiose, dato che la “scienza” muta le sue prospettive e a tali nuove prospettive occorre adattarsi. Il risultato di questa “scienza” è la danza macabra dell’aborto, dello sfruttamento degli embrioni, dell’eutanasia, dell’eugenetica, e (va aggiunto) del controllo capillare sulla popolazione.

La democrazia sposata al relativismo genera mostri. Onu e Ong impongono una vera e propria dittatura massonica, intimidendo e perseguitando gli Stati nazionali, e non sottostanno ad alcun controllo. Mirano alla distruzione del Cristianesimo, inventano sempre nuovi “diritti” che portano alle più mostruose aberrazioni, fino alla sterilizzazione degli individui “inferiori” (eugenetica), all’assassinio (aborto ed eutanasia), alla distruzione del senso morale (omosessualismo, educazione sessuale). Con la scusa dell’“uguaglianza”, ecco la lotta al “razzismo”, inteso in modo così vago da permettere di criminalizzare chiunque, anzitutto i cristiani. Uno dei più disastrosi mostri prodotti dall’ossessiva ingerenza massonica è la Carta dei diritti europea che cancella di fatto il Cristianesimo, di cui non fa parola.

Se i membri delle logge parlano della Chiesa è per caricarla di ogni nefandezza, fiancheggiati in questo da preti fin troppo accomodanti, se non addirittura complici. Ad esempio, l’odio antiebraico nasce con Lutero e Voltaire, e quindi proprio dallo stesso mondo settario, ma i settari che pontificano dalle corazzate mediatiche ne accusano invece la Chiesa.

E sono pure monotoni. Il Consiglio d’Europa (15 persone) promulga leggi in segreto, senza alcun controllo, proprio come in passato fece il parlamento subalpino, scatenando le atrocità del “risorgimento”. Orfani del comunismo trasformati in nichilisti difensori dell’arbitrio individuale, ignorano volutamente le radici romane e cristiane che hanno fatto l’Europa. L’Italia fu ridotta a una colonia dai poteri forti col “risorgimento” anticristiano, e lo stesso si tenta, non senza successo, di fare in tutto il resto d’Europa ancora non del tutto sottomesso all’arbitrio massonico.

Marx e Hitler non hanno fatto perso. Ha vinto il loro comune denominatore: la gnosi. Questo mostro filosofico opera con la dittatura della scienza, il terrore rivoluzionario, la guerra spietata alla religione, l’eugenetica, gli esperimenti su malati e disabili, la morte nei gulag e nei lager. Oggi la gnosi, in nome della libertà, dell’uguaglianza e della scienza, dimentica Dio e impone la sua tirannide sull’uomo: eutanasia estesa ai bambini, fine della famiglia, creazione di una neolingua orwelliana con scomparsa delle parola mamma e papà, educazione sessuale con la masturbazione imposta fin dall’asilo, imposizione dell’ignobile teoria “scientifica” del gender come un tempo si imponevano le teorie “scientifiche” della razza o della classe “eletta”.

Destabilizzare e distruggere è un’opera diabolica molto utile per aggredire il nemico cattolico e portare ai popoli assetati di lumi il benefico balsamo della luce massonica. Ed ecco quindi le famigerate “primavere arabe”, scatenate dai poteri forti, che hanno dato avvio all’invasione dei migranti. La Francia imperialista ha aggredito la Libia amica dell’Italia per sostituirvi il proprio dominio, sempre in nome degli “immortali principi” (meglio sarebbe dire “immorali”).

Anche il crollo di Berlusconi è avvenuto per gli attacchi dei poteri forti coadiuvati dai Quisling nostrani che speravano di lucrare qualcosa dal saccheggio nemico. Lo stesso avvenne durante l’aggressione napoleonica e durante quella risorgimentale. I Quisling accettarono e propalarono la menzogna massonica di una Chiesa nemica dell’Italia, mentre al contrario è all’origine della vera gloria italiana.

Il caso di Eluana Englaro è stato usato dai poteri forti e digrignanti per promuovere la loro infame causa dell’eutanasia, imponendo una concezione gnostica della vita, una cultura della morte in nome della tecnoscienza e di un relativismo cialtrone che calpesta la natura umana e le leggi divine, che porta al trionfo dei desideri incontrollati e ad uno spietato relativismo: tutto ciò conduce al ripugnante trionfo dei deliri di onnipotenza dei ristretti gruppi di “illuminati”.

Sulla base di precisi documenti di parte massonica sequestrati dalle forze dell’ordine, l’autrice illustra la programmatica corruzione mirante a distruggere la famiglia promossa dalla setta massonica, isolando e rendendo disperati gli individui, in modo che si sentano attratti da altre forme di associazione, e finiscano preda della massoneria. Nella misura in cui questo diabolico piano ha avuto successo, si sono ottenuti il crollo della natalità e la crisi economica.

Si è giunti persino, con l’autorevole scienziato Veronesi, ampiamente ripreso dalla gran cassa mediatica mondialista, all’orrore di proclamare “più puro” il cosiddetto “amore omosessuale”, perché non fa figli. Questo non è altro che gnosi, esattamente come predicavano i catari nel sec. XII, favorevoli a qualunque tipo di accoppiamento purché non fecondo: “la carne va distrutta per liberare lo spirito”, dicevano. Ancora e sempre cultura della morte.

La radio del Sole Ventiquattrore sponsorizza l’omosessualità come la Lehman Brothers l’ha sponsorizzata in Asia immediatamente prima di fallire in modo clamoroso. Questo interesse dell’alta finanza usuraia per la diffusione del vizio contronatura (per chiamarlo col suo vero nome), si richiama a ben precise direttive mondialiste dell’ambientalismo malthusiano. E quindi ancora e sempre cultura della morte.

Così l’Occidente senza Dio e senza figli, prima di sprofondare, si sforza di trascinarsi dietro il resto del mondo. In particolare l’Inghilterra (ma anche gran parte dell’Occidente) ha perduto il senso della vita per abbracciare la morte che è entrata nel mondo per l’invidia del diavolo, la morte che sarà l’ultimo nemico ad essere abbattuto da Cristo. Si è addirittura sentito proclamare a Radio radicale il “diritto a morire”, come se la morte non dovesse toccare a tutti. È una danza macabra: la danza dell’ateismo. Le madri fanno a pezzi i loro bambini e questo lo chiamano “il diritto della donna”. Dio ha creato l’uomo per l’immortalità, ma della morte fanno esperienza coloro che appartengono al diavolo, ed è la morte eterna.

Come Pio IX all’inizio, così viene osannato dai laicisti anticristiani anche Bergoglio; solo che Pio IX si accorse ben presto dell’inganno, mentre Bergoglio ci nuota e si esalta per la Bonino abortista, né dà segno di fare marcia indietro, anzi.

Concludendo, si tratta di un libro molto ripetitivo, essendo fatto di articoli di giornale che ritornano spesso sui medesimi argomenti, talora con le medesime parole, ma non importa: repetita iuvant. È un’opera che andrebbe letta e meditata nei seminari e in tutte le scuole, se gli insegnanti non fossero preda, essi per primi, della cultura della morte. Un’opera di una grande studiosa alla quale non sarà mai offerta una cattedra nella pietosa università italiana, dove regna la gnosi politicamente corretta.

EMILIO BIAGINI

 


03
FEBBRAIO
2018
Articolo letto 15 volte

ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

 Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

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Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

Segue una recensione di Emilio Biagini:

ANGELA PELLICCIARI (2015) Una storia della Chiesa, Siena, Cantagalli

 

Questa opera ripercorre la storia della Chiesa in modo sintetico ma ben documentato ed estremamente persuasivo, sfatando le innumerevoli menzogne della gnosi che ha dato vita ad una storiografia sfrontatamente anticristiana. È un libro da raccomandarsi a tutti, in particolare da leggere e studiare nei seminari. Benché pubblicato dopo le dimissioni di Benedetto XVI e l’ascesa di Bergoglio al vescovado di Roma, omette questi eventi, ma trattandosi di fatti troppo recenti e oggetto di dolorosi contrasti e gravissimi dubbi, è comprensibile che l’autrice abbia voluto sorvolare.

 

Se da una parte la gnosi ha cercato di affogare la Chiesa in un mare di persecuzioni e calunnie, bisognerebbe pure ricordare che le colpe degli uomini di Chiesa potrebbero essere responsabili di questa situazione. Se dobbiamo credere alla Vita di Anna Caterina Emmerick” (pp. 81-82), premessa alle visioni di lei sulla Passione, pare sia proprio così:

 

 

 

Alla fine dell’anno ecclesiastico 1823, prima dell’inizio dell’Avvento, [la Beata veggente] ebbe per l’ultima volta una visione relativa alla resa dei conti di quell’anno. Vide, attraverso simboli diversi, le negligenze della Chiesa militante e dei suoi servi in quell’anno; vide quante grazie non erano state coltivate e non erano state raccolte, quante erano state dissipate o andate deplorevolmente perdute.

 

Le venne dimostrato che il Redentore aveva deposto per ogni anno nel giardino della Chiesa, un tesoro completo dei suoi meriti; ve n’erano tanti da poter bastare a tutti i bisogni, a tutte le espiazioni: le grazie neglette, dissipate o perdute (e ce n’erano abbastanza per redimere anche l’uomo più degradato, per liberare anche l’anima purgante più dimenticata) dovevano essere restituite fino all’ultimo obolo, e la Chiesa militante era punita delle negligenze e delle infedeltà dei suoi servi mediante l’oppressione che le veniva dai suoi nemici e mediante le umiliazioni temporali.

 

 

 

Naturalmente quelli che infliggono oppressione e umiliazioni alla Santa Madre Chiesa non sono scusati per questo, e vanno incontro ad un giudizio terribile. Gli assiri non erano forse un giusto strumento per punire i peccati di Israele? Eppure non sfuggirono a loro volta alla giustizia divina. E lo stesso demonio non è forse un servo di Dio Onnipotente e Onnisciente?

 

Un unico piccolo appunto: quando ricorda le esiziali interferenze britanniche (secondo l’inveterata abitudine di Londra di comandare in casa d’altri), interferenze che miravano a creare “baluardi” contro la Francia, grazie alle quali il Belgio cattolico fu aggregato all’Olanda calvinista, e la Renania prevalentemente cattolica venne regalata alla Prussia con la quale non aveva neppure continuità territoriale, l’autrice tralascia il terzo “dono” strategico di tal genere: la Serenissima Repubblica di Genova aggiogata al Piemonte arretrato, gnostico e massonico, senza neppure la buffonesca sanzione di un plebiscito.

 

Gli effetti di questa annessione furono catastrofici:

 

1) inizio dell’emigrazione genovese nelle Americhe;

 

2) tre insurrezioni genovesi soffocate nel sangue (1834, 1849, 1853), le prime due politiche (quella del 1849 ricordata dall’autrice) e l’ultima causata dalla fame (dalla fame! nei settecento anni della Repubblica di Genova non si era mai verificato nulla di simile);

 

3) peggio ancora, potenziando la dinastia savoiarda, con un importante sbocco al mare, furono poste le premesse per la brutale espansione di quest’ultima a spese dell’Italia.

 

Tale omissione non inficia certo il valore del libro, ma sarebbe consigliabile colmare questa lacuna in una auspicabile nuova edizione.

 

EMILIO BIAGINI

 

 

 


30
GENNAIO
2018
Articolo letto 20 volte

 

ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

 

 Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

 

I TRIGOTTI

 

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 And the winner is …….

 

Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

 

 

Segue una recensione di Emilio Biagini:

 

ANGELA PELLICCIARI (2012-2016 nuova ed.) Martin Lutero: il lato oscuro di un rivoluzionario, Siena, Cantagalli

Martin Lutero è indubbiamente molto popolare in quest’epoca tra i chierici che si dicono cattolici, ma ciò significa soltanto che ci è toccato vivere in un’infelice epoca di tradimenti iscariotici e di grande apostasia.

L’autrice esamina i documenti con rigore scientifico, svolgendo una serrata critica del pensiero dell’arcieretico, sia dal punto di vista filosofico che da quello storico. La condanna che ne scaturisce non potrebbe essere più assoluta: incongruenze, malafede, menzogne e mezze verità, affermazioni apodittiche senza il minimo tentativo di spiegazione o giustificazione, propaganda volgare e sfrenata, con l’aiuto di osceni disegni dell’amico Lucas Cranach il Vecchio, caratterizzano la carriera del fallito monaco agostiniano.

Negando il libero arbitrio, Lutero ferisce mortalmente la natura dell’uomo e la sua dignità, così che Dio diventa un tiranno incomprensibile, capace di decretare in partenza chi deve salvarsi e chi si dannerà: un aberrante concetto di “doppia predestinazione”, che sarà portato alle estreme conseguenza da Calvino, ed è agli antipodi dalla luminosa misericordia divina, pronta sempre a perdonare anche al più abietto malfattore (purché si penta).

Lutero sbandiera l’idea di libertà, ma libertà per lui significa solo liberarsi della Chiesa, e soltanto per cadere sotto l’assolutismo dei principi, in base al principio cujus regio ejus religio. In questo modo l’arcieretico apre la strada a tutti gli orrori successivi fino a Hitler, la cui irruzione nella storia sarebbe stata impensabile senza l’eresia luterana, che unì ad un odio morboso e isterico contro il papato, l’odio più spietato contro gli ebrei.

La “riforma” luterana sancì un sistematica rapina dei beni della Chiesa, ostentatamente per ottenere un culto più “puro” e “spirituale”, in realtà desertificato e annullato. Un terzo della ricchezza nazionale della Germania, una nazione prospera e in rapida crescita, era in mano alla Chiesa. Grazie all’eresia luterana, di tanto ben di Dio si impossessarono i principi, col risultato di far dilagare la miseria, poiché cessò la carità della Chiesa ridotta in miseria e fu sbarrato l’accesso dei poveri alle terre comuni a pascolo e a bosco, ciò che si ripeté nelle Isole Britanniche e dovunque la “riforma” protestante prese piede.

Distrutto ogni riferimento spirituale e morale oggettivo, a causa dell’infame “libero esame”, ognuno poté fabbricarsi una religione fai-da-te. Ne derivò il più totale disordine e una spaventosa rivoluzione (come disse il Divino Maestro alla grande veggente Maria Valtorta, “l’anticristo è la rivoluzione”). Tra il 1517 e il 1648 si susseguirono in terra tedesca le più spaventose atrocità. Essendo quello dei principi l’unico potere legittimo riconosciuto dall’arcieretico che imperava ormai come il “papa di Wittemberg”, si affermò inevitabilmente la statolatria, che i principi, mentre si appropriavano del ricco bottino, furono naturalmente ben lieti di abbracciare, ponendo le premesse degli ulteriori disastri futuri.

La Pellicciari si attiene rigorosamente ai documenti ed evita punte polemiche, pur pienamente possibili e storicamente sostenibili. Così non menziona il fatto che Lutero si rifugiò in convento per sfuggire alla giustizia avendo ucciso in duello un uomo: Jerom Butz, suo compagno di studi a Erfurt, in duello; né che, tormentato dal diavolo, finì per impiccarsi come Giuda (anche se i luterani, arricchiti dal saccheggio dei beni della Chiesa, lo negarono furiosamente, e sempre lo negheranno i loro discendenti; ma non si capisce perché il servo personale di Lutero, Ambrogio Kuntzell, o Kudtfeld avrebbe testimoniato in tal senso, se non fosse stato vero), né che l’arcieretico ebbe la sua famosa Turmerlebnis (esperienza della torre), che gli ispirò l’idea della giustificazione “per sola fede”, nel cesso del convento (il che spiegherebbe la sua insistenza, nella propaganda antipapale, al tema delle feci); né vengono ricordate le varie rivelazioni private che attestano il suo essere all’inferno, come ad esempio quella avuta dalla Beata Suor Maria Serafina Micheli del Sacro Cuore nel 1883. Tutto ciò non inficia minimamente, il valore dello studio della professoressa Pellicciari, ma anzi gli conferisce una più severa e convincente serietà scientifica, che risulterebbe invece sminuita dall’aggiunta di aneddoti, per quanto veri e significativi.

Il volume è corredato da un’utile appendice dei più significativi documenti storici e di immagini dai Luthers Kampkbilder (disegni di lotta luterani). di oscena volgarità, ma che evidentemente esercitavano una profonda presa sul raffinato popolo tedesco.

Questo libro della professoressa Angela Pellicciari unisce scorrevolezza e facile leggibilità ad una accurata documentazione e ad un serrato argomentare logico, che ne fa una persuasiva smentita alle smanie filo-protestanti degli pseudo-cattolici apostati odierni.

EMILIO BIAGINI


24
GENNAIO
2018
Articolo letto 27 volte

ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

 Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

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Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

Segue una recensione di Emilio Biagini:

FRANCO FORTE, Carthago. Annibale contro Scipione l’Africano, Edizioni Mondadori, Milano, 2009/2016

Il volume si apre con una vibrante presentazione di Valerio Massimo Manfredi che sottolinea un punto essenziale. Non potendo rivivere la vita del passato, di cui ci restano solo testi scritti, non resta che un modo per accostarsi all’irraggiungibile ideale di una simile esperienza completa: il romanzo storico. Un illustre precedente a questo proposito sono le Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar.

E infatti Franco Forte fa proprio questo, riuscendo a darci un vivida ricostruzione dell’epoca. Di particolare interesse la Roma povera delle insulae che all’epoca di Nerone, oggetto di un altro magnifico romanzo storico dell’autore, erano una realtà consolidata, mentre alla fine del sec. III a.C. avevano solo da poco iniziato a diffondersi.

Molto interessante è il parallelismo tra Scipione e Annibale. L’autore ce li mostra impegnati in un vero e proprio duello personale, come dev’essere stato in realtà. Un efficiente meccanismo narrativo è quello in cui l’eroe protagonista ha un antagonista-amico che discute con lui, spesso lo contraddice e gli permette di mettere a fuoco i suoi piani. Come Cesare, nella saga ucronica della ricerca dell’immortalità del medesimo autore, ha lunghi dialoghi con Cicerone, così, in Carthago, Scipione l’Africano si confida e trae ispirazione dal suo dotto schiavo siracusano Versilio, mentre Annibale dibatte con la moglie Himilce.

Una piccola osservazione etnica. I liguri costituivano un’importante componente del popolamento nel nordovest italiano; arrivavano dalla costa fino alla Valle d’Aosta (tribù dei Salassi). Nella suddivisione regionale augustea, alla regione Liguria apparteneva ancora il territorio fino alla destra del Po. Molte delle tribù incontrate da Annibale nel Nord Italia erano certamente liguri o celtoliguri, non puramente celtiche.

Scipione sbarcò a Genova, alleata di Roma, nel 218 a.C. (vedi Treccani) e di lì partì nella sua campagna per la conquista dell’Iberia. L’autore ricorda che Magone vi si diresse nel 205 a.C., ma tace il fatto che il generale cartaginese la conquistò. L’importanza che la città già allora aveva si deduce dall’ingente bottino che fu portato dai punici nella rivale Savona. I liguri erano unanimemente schierati con Annibale, e Genova sola faceva eccezione, sia perché era di fondazione etrusca, e quindi con popolazione mista, sia perché, come città commerciale già di una certa importanza, aveva più interesse ai rapporti con Roma, mentre nel resto della Liguria si viveva più rozzamente, solo di pesca e di pastorizia.

A Rapallo esiste un antico ponte in pietra di datazione incerta: è infatti difficilissimo datare strutture utilitaristiche come ponti o fortezze, poiché l’utile soverchia lo stile di qualsiasi epoca. Tale ponte scavalcava il torrente Boate (deviato nel 1823, così che adesso scavalca la strada per Santa Margherita): ed è chiamato Ponte di Annibale, probabilmente a ricordo del transito, se non del condottiero stesso, del suo fratello minore Magone.

Un cenno, sia pure sintetico, a questi fatti riguardanti i liguri e la Liguria avrebbe completato il quadro, dato che vi era coinvolta quella che è tuttora una delle maggiori città d’Italia, e data l’estensione del popolamento ligure antico nel nordovest. Si tratta tuttavia di un aspetto secondario, che non inficia certo il valore storico, e tanto meno quello letterario, di quest’opera, che conferma Franco Forte come scrittore di indiscussa grandezza.

EMILIO BIAGINI


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  • Emilio Biagini

    GUAI A VOI QUANDO TUTTI GLI UOMINI PARLASSERO BENE DI VOI

    Ascoltiamo i Vangeli. “Guai a voi quando tutti gli uomini parlassero bene di voi; poiché lo stesso facevano i loro padri con i falsi profeti.” (Luca 6, 26). E per contro: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
 Rallegratevi ed esultate, poiché grande è la vostra ricompensa nei cieli.” (Matteo 5, 11-12).

    Infatti il mondo è del diavolo, che è l’autore della morte, l’unica cosa che Dio non aveva creato, e che Egli distruggerà nell’ultimo giorno. Quindi meglio essere invisi al mondo che lodati dal mondo. Non vi è paese dove i cristiani, su impulso del demonio, non siano perseguitati, con la violenza o con la calunnia e il dileggio. Ma le persecuzioni indicano solo che siamo sulla buona strada, sulla quale voglia Dio mantenerci.

    I comunisti persecutori sono sempre gli stessi, sotto qualunque maschera, ma, per salvarsi dal naufragio, causato dalla bestialità della loro dottrina, hanno cercato un nuovo padrone: la grande finanza usuraia, mondialista, abortista, assassina, omosessualista, che ha fatto alleanza con la morte e bestemmia nei Gay Pride, ma si offende per ogni osservazione men che servile.

    Ma è bene aspettare con pazienza, perché la giustizia non mancherà. Per quanto mi riguarda, abbraccerei volentieri quelli a cui non vanno a genio i miei libri e il mio credere e difendere la verità, quelli che hanno sparlato di me e cercato di recarmi danno, a scuola, all’università e altrove. O meglio, li abbraccerei, se non mi facessero un po’ senso.

     

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