Genova, 20 Novembre 2017 07.32





 
AQUILE E VIPERE » LIBRI

 

Libri

12
NOVEMBRE
2017
Articolo letto 12 volte

ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA


Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_aquila

And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

Un romanzo storico capolavoro che tratteggia con grande efficacia la caduta della grande civlità veneziana di antico regime:

 Recens.Sbuelz-Fragilit del leone copia

Segue una recensione di Emilio Biagini:

 

ANTONELLA SBUELZ, La fragilità del leone, Editrice Universitaria Udinese, Udine, 2016.

Questo romanzo rappresenta uno splendido affresco del crollo di una civiltà, condotto in modo elegante che dimostra le alte capacità narrative dell’autrice. Le descrizioni della natura, oltre a rivelare una profonda conoscenza della botanica, sono di delicata eleganza, a tratti quasi dannunziana.

La trama è condotta lungo due linee parallele, che alla fine si ricongiungono in un lieto fine che non ha nulla di forzato, ma scaturisce dalla naturale bontà dei due protagonisti, il pittore tedesco Thomas e l’adolescente Nastasia, poverissima e maltrattata dal mondo, che cerca di guadagnare qualcosa da mangiare per sé e per la famiglia facendo il pericoloso mestiere di contrabbandiera di tabacco.

Il grande e pienamente riuscito affresco storico è visto sia dal lato dei privilegiati dell’antico regime sia da quello dei poveri. I privilegiati non sono in grado di far fronte all’esistenza. Il senatore Alvise, corrotto ed effeminato, si sottrae alle sue responsabilità e ai debiti simulando il proprio suicidio e scomparendo. Sua moglie, dopo aver sedotto Thomas, parte per un lungo e irresponsabile viaggio senza ritorno, abbandonando la figlia.

A sopravvivere riescono invece i poveri. Tutti i più teneri episodi li vedono protagonisti: il disperato tentativo di Nastasia di imparare a leggere contrastato con brutale violenza ma che raggiunge comunque il suo limitato scopo, il cagnetto ferito che viene curato e adottato da Thomas e Nastasia, i primi commoventi tentativi di Nastasia di abituarsi a camminare con le sue prime scarpe esercitandosi in bilico su un tronco.

I nuovi tempi si annunciano, fra l’altro, col rifiuto dell’idea dell’inferno, quando il parroco di una chiesa di campagna, di cui il pittore Thomas andava restaurando gli affreschi, gli chiede di eliminare le immagini appunto dell’inferno, ritenute non più consone alle “magnifiche sorti e progressive”, come se cancellare un’immagine bastasse a sopprimere la realtà: ecco il principio del relativismo che fa capolino, e che sarà una delle piaghe dei tempi nuovi.

Il tramonto di una società aristocratica stratificata in ruoli ben precisi conduce verso l’ingannevole orizzonte di una maggior libertà individuale, secondo la demagogica triade giacobina liberté, egalité, fraternité. Il romanzo, ambientato com’è negli ultimi anni del sec. XVIII, mostra l’inizio di questo processo. Non mostra, ma non è suo compito, l’esito di questo rivolgimento sociale: con la disintegrazione della società organica e dei corpi intermedi, l’uomo si ritroverà isolato e come nudo di fronte allo Stato giacobino, nuovo feticcio succhiatore di tasse e portatore di sempre più rigidi controlli, impedimenti, lacci e lacciuoli.

Colpisce la miseria spaventosa del popolo di Terraferma sotto Venezia, quale nell’altra Serenissima, quella di Genova, pur ristretta fra mari e monti e con solo qualche fazzoletto di terra coltivabile, era invece impensabile. Il Genovesato conobbe una simile miseria solo dopo la brutale annessione al Regno di Sardegna: 1834, 1849, 1853, sono le date delle tre insurrezioni genovesi contro gli usurpatori sabaudi, insurrezioni sempre represse con la massima brutalità, poi ignorate e travisate dalla successiva storia scritta dai vincitori; le prime due miravano all’indipendenza, l’ultima fu provocata semplicemente dalla fame, fatto inaudito: nei sette secoli della Serenissima Repubblica di Genova mai si era verificato alcunché di simile. Anche da ciò si vede come i tempi nuovi dell’individualismo giacobino e dello Stato centralizzato erano molto peggio della società organica abbattuta dalla Rivoluzione.

Ma non tutto è perduto. La salvezza viene dalla Grazia, dalla confessione dei peccati, dal matrimonio, dalla fondazione di una nuova e solida famiglia. Anche se l’asprezza dell’esistenza ha fatto quasi dimenticare le preghiere, l’anima rimane naturaliter christiana e si salva grazie all’amore. Il punto di svolta è quando Nastasia va a confessarsi e può quindi, rigenerata dal Sacramento, andare incontro alla nuova vita che le si apre.

Proprio quello che manca invece nella corrotta aristocrazia, la quale sprofonda nel fallimento morale e materiale. La bambina di nascita aristocratica, ma afflitta da un labbro leporino, abbandonata dagli irresponsabili genitori, si salva solo perché adottata da Thomas e Nastasia.

Piccola svista: come fa un fucile fabbricato nel 1777, a risalire all’anno ottavo della rivoluzione che invece sarebbe scoppiata dodici anni dopo? Ma è un errore insignificante che si potrà facilmente risolvere in una successiva edizione, sopprimendo i superflui riferimenti cronologici. Non bastava dire che si trattava di un bel fucile, moderno per l’epoca?

EMILIO BIAGINI


12
NOVEMBRE
2017
Articolo letto 85 volte

ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA


Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_aquila-Figura_aquila

And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima doppia Aquila d’oro:

Un romanzo storico capolavoro che ricostruisce in modo stupendo la vicenda del grande conquistatore mongolo Gengis Khan.

 Recens.FrancoForte-Gengis Khan copia

Segue una recensione del romanzo ad opera di Maria Antonietta Novara Biagini:

FRANCO FORTE, Gengis Khan, Edizioni Mondadori, Milano, 2014.

Siamo di fronte ad un capolavoro perfino più bello di Caligola. Tipica di questo autore è la capacità, ben presente in Caligola, di descrivere in modo efficace e accattivante la psicologia, lo sviluppo, il modo di vita di bambini e giovani, avvincendo l’interesse del lettore. Un’altra impressionante caratteristica di questo autore, anche questa notata in Caligola, sono le incursioni nel soprannaturale degli sciamani e di Gengis Khan stesso, stupende e di intensità quasi dantesca.

Già da giovanissimo, Temugin, che venne chiamato Gengis solo dopo la sua incoronazione a Khan supremo, dimostrò grande intelligenza. Durante un assedio ad una città riuscì ad introdurvisi, ne ammirò la bellezza e chiese a suo padre di non distruggerla, ma il genitore rispose che le città ostacolavano il libero spostamento delle greggi e la vita nomade dei mongoli e distrusse la città con un particolare tipo di fuoco greco che impiegava come combustibile grasso di cadaveri (il fuoco greco originario sembra invece che fosse alimentato da pece, salnitro, zolfo, nafta e calce viva). Viene qui esemplificato con efficacia uno dei tratti più significativi della storia mondiale: il contrasto fra agricoltura, città, vita stabile da una parte e il mondo nomade vivente di pastorizia e incursioni.

Notevole il modo con cui il geniale condottiero seppe trasformare un’orda di selvaggi in un corpo sociale e militare altamente organizzato, facendo loro conseguire una straordinaria efficienza militare. Se prima gli ordini si davano a voce, col rischio di grande confusione, egli organizzò un sistema di segnalazioni mediante bandiere colorate. Strutturò la cavalleria in unità di cento uomini (guran) che si muovevano all’unisono, in silenzio grazie alle segnalazioni con bandierine, terrorizzando il nemico proprio per questo loro silenzio, aprivano e chiudevano i ranghi secondo le necessità tattiche manovrando come un sol uomo e si potevano raggruppare in unità maggiori (tuman) di diecimila uomini, parimenti capaci di movimenti precisi. Istituì un servizio di corrieri, i corrieri-dardo per raccogliere il maggior numero di informazioni nel più breve tempo possibile. Acuto osservatore delle tecniche di altri popoli, adottò fra l’altro le potenti macchine da assedio dei cinesi dopo che ne ebbe conquistato il paese e, cosa ancor più importante, apprese la scrittura dagli uiguri ed imparò egli stesso a leggere e a scrivere, promulgando così una legislazione scritta (Jassa) per il suo impero e lasciando un’importante raccolta dei suoi saggi detti (Biliq), raccolti dal fedele guardasigilli uiguro Tata T’onga.

In religione tendeva alla tolleranza, mentre si faceva strada in lui la nozione di un dio unico a cui tutto è soggetto. Bello il senso della famiglia, l’affezione verso il padre e la madre, l’attaccamento alla propria terra, che gli fa rimpiangere sempre la yurta anche quando si trova nei luoghi più affascinanti. Volle essere sepolto nella sua terra e la corteo che trasportava il suo corpo uccideva tutti gli esseri viventi che incontrava, ma la maggior parte della gente non fuggiva: al contrario, si preparava in ginocchio sulla via della carovana, ritenendo un onore poter raggiungere un così grande capo nell’aldilà, tanta era la devozione che aveva suscitato.

Era poligamo, collezionava mogli da tutti i popoli sconfitti e giunse ad avere cinquecento concubine, ma la prima moglie Börte godeva dei massimi onori come consorte reale. Quando Gengis Khan morì, lei sola aveva diritto di avvicinarsi al feretro, ma pretese che la seconda moglie Ujsul, di cui era diventata amica inseparabile, vi si accostasse con lei.

La figura del condottiero che emerge dalle magistrali pagine di Franco Forte assurge a dimensioni epiche, dando luogo ad un romanzo di indimenticabile potenza.

MARIA ANTONIETTA NOVARA BIAGINI


10
NOVEMBRE
2017
Articolo letto 63 volte

ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA
Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_aquila


And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

Un'agile presentazione dell'economia in generale e dei problemi economici odierni da pare di un grande economista che avrebbe fatto molto bene al mondo se solo i lacché del diavolo gli avessero permesso di lavovare:

ETTORE GOTTI TEDESCHI (2017) Mammone: Basta una Ferrari per dirsi ricchi? (intervista con Paolo Gambi), Pubblicato indipendentemente

Recens.E.Gotti Tedeschi-Mammona copia

 

Segue una sintetica recensione dell'opera, che dovrebbe essere in tutte le case:

 

Ecco uno spiritoso e divertente libro che non solo spiega egregiamente l’economia ai profani, ma suggerisce anche il modo per raggiungere la prosperità obbedendo al Vangelo e facendo quindi l’esatto opposto di quanto oggi viene fatto dai padroni del pianeta.

L’economia non è una scienza, in quanto non si basa su prevedibili legami di causa ed effetto. È difficile definirla e comunque non è un fine ma un mezzo. Non è né buona né cattiva; la si rende buona o cattiva a seconda di come la si usa. I santi usano il denaro per fare del bene, ma purtroppo c’è di mezzo il peccato ed è quello che porta molti ad usare il denaro per il male.

Considerare l’economia una scienza ignora il fatto che l’uomo ha tre dimensioni: produttore di reddito, consumatore, investitore. Delocalizzare la produzione per farla costare meno, come oggi si fa in Occidente, e aumentare il potere di acquisto per incrementare i consumi, finisce per uccidere l’uomo produttore.

Gustosamente polemica è la definizione del profitto in contrapposizione a certi luoghi comuni buonisti che lo considerano alla stregua di Mammona: il profitto è “quella cosa che papa Francesco sembra disprezzare, tranne quando Galantino gli fa vedere gli introiti dell’8 per mille (…) quella cosa generata dai giornali, libri e gadget che parlano di papa Francesco e Galantino”.

Se l’economia non è Mammona, chi è allora la vera Mammona? È la rivoluzione culturale. La cultura (distorta) infatti può essere molto più pericolosa del denaro mal usato. Il pensiero di Gotti Tedeschi si incontra qui con quello di Plinio Corrêa de Oliveira, autore del celebre ed illuminante saggio Controrivoluzione. In esso il pensatore brasiliano individua le quattro tappe di un diabolico processo inaugurato dalla falsa “riforma” protestante che, attaccando l’unità della Chiesa, preparò la strada alla rivoluzione francese, la quale a sua volta attaccò la regalità; la terza tappa della rivoluzione fu quella comunista che si scagliò contro la proprietà, e tutte contribuirono a preparare la quarta, ossia il Sessantotto, che scatenò l’attacco alla famiglia e alla stessa integrità della natura umana.

Gotti Tedeschi sottolinea, brillantemente, che tali assalti diabolici prendono la forma di eresie. L’eresia protestante, separando fede da opere corrompe lo spirito del capitalismo cattolico e provoca la reazione marxista, da cui la controreazione di opportunismo economico che nega le leggi naturali e afferma “virtù” aberranti come creare valore a qualsiasi costo negando i veri valori morali e generando un mondo globale ingestibile considerato “realtà”: ed ecco quindi l’oscuramento della ragione noto come relativismo, nemico della realtà autentica, nell’illusione che, persuadendo un numero sufficiente di persone, si riesca a trasformare la menzogna in verità riconosciuta.

L’eresia attuale è il malthusianesimo ambientalista, che ha fatto passi da gigante grazie al funesto Sessantotto ricordato sopra, e considera l’uomo non creatura di Dio ma cancro della natura. Ciò è ben diagnosticato nelle encicliche Sollicitudo rei socialis di san Giovanni Paolo II e Caritas in veritate di Benedetto XVI, mentre Lumen fidei, pubblicata da Bergoglio ma sostanzialmente anche questa opera di Benedetto XVI, propone la prognosi ma viene ignorata.

L’economista con una visione morale non viene ascoltato, viene escluso dai grandi mass media, perché considerato un portasfiga. Si preferisce lo sviluppo consumistico e sempre più a debito. La responsabilità di ciò va condivisa tra classe politica e preti responsabili dell’insegnamento morale, ma in realtà quasi sempre irresponsabili. Gli economisti non hanno fatto altro che giustificare scelte a monte fatte da decisori di tutt’altra scuola e aspirazioni.

Gotti Tedeschi sottolinea la vanità degli intellettuali che disprezzano l’economia perché non sanno produrre. Economia reale è lavorare per produrre. L’economia finanziaria è stata inventata per finanziare l’economia reale. Purtroppo si è arrivati a eccesso di finanziamento e si è sostituita l’economia reale con una crescita artificiale, fondata su una smodata crescita dei consumi individuali e sempre più a debito invece che sulla crescita reale basata su una equilibrata crescita della popolazione: è proprio ciò che è successo negli ultimi cinquant’anni. “Quando prevale l’economia reale chi conta è la Confindustria, quando prevale l’economia finanziaria, prevale Wall Street”, è la lapidaria definizione di Gotti Tedeschi.

L’economia si fonda sul saper fare famiglia. Per questo c’è bisogno di un santo sacerdote che formi i fedeli e li spinga a fondare famiglie. Il greco “oikos”, radice di economia, vuol dire “casa”, cioè famiglia. Quello della casa è il mercato economico trainante. Purtroppo gli Stati odierni, giacobini e miopi, si preoccupano solo di far soldi per i comodi immediati dei bonzi di regime e della burocrazia, per cui considerano la casa esclusivamente un bene da tassare.

Nella rappresentazione gauchista si confondono i ruoli: l’imprenditore è diventato il bieco sfruttatore, il consumatore è affamato, lo speculatore arriva in Ferrari e salva la sorella dell’affamato. In realtà l’origine dei mali non è l’inequità ma il peccato che enfatizza avidità, egoismo e indifferenza. È la miseria morale a provocare miseria materiale, non il contrario. Il rimedio è cambiare il cuore dell’uomo attraverso il magistero, la preghiera, i sacramenti (se solo l’uomo accettasse di farsi guidare dalla Fede, ciò che appare purtroppo improbabile).

Così, invece, il nuovo ordine mondiale si fonda sugli stessi principi del comunismo: controllare dirigisticamente l’uomo nei suoi pensieri e azioni (e naturalmente succhiare in modo sempre più pesante, man mano che la popolazione invecchia e diminuisce sotto le spinte malthusiane). A questo punto la tanto strombazzata democrazia serve solo come specchietto per le allodole: i governi non si eleggono più, si cooptano. Se viene eletto un governo “controcorrente” viene subito commissariato. È un’illusione pensare che il mercato neoliberista predichi la vera libertà economica. Sono le lobby, le imprese transnazionali e i grandi fondi di investimento in equity a dirigere i governi.

Ma i poteri forti non si limitano a questo. Vogliono cambiare il modo di pensare, e quindi attaccano l’educazione: dal modello educativo fondato sul sapere il perché delle cose, con un solido fondamento umanistico, si è passati ad un modello all’americana basato sui casi, impoverendo la cultura e rendendo ignoranti e incapaci di pensare intere generazioni. Anche questo modello poi è diventato obsoleto: i problemi restano irrisolti, quindi regna la disoccupazione, il turbamento sociale, il regresso economico, mentre l’accentramento del potere controlla via Web le popolazioni smarrite.

 L’Italia? La sua grandezza l’avevano fatta grandi e geniali imprenditori, poi si è deciso che lo Stato era più bravo, equo e giusto del privato e si giunse all’economia mista, seguì poi la privatizzazione della parte pubblica e lì iniziò la fine. L’Italia sta bene, e non ha problemi col debito pubblico come si vorrebbe far credere ma a causa di demenziali politiche di austerity, con tasse in aumento e compressione dei consumi, imposte dalla UE, con la complicità di personaggi esaltati all’esterno del paese ma dannosi al massimo grado per l’Italia. Sono i paradossi del mondo globale che Benedetto XVI aveva ben capito, ma (proprio per questo) è stato messo da parte, mentre uno stolto o un furbastro pronto a ingoiare le fandonie di Wall Street, dell’Onu, di Francoforte e di Bruxelles non avrebbe dato fastidio e lo avrebbero lasciato indisturbato sul soglio di Pietro.

L’euro è una valuta imposta ai paesi europei che non possono garantire il proprio debito, alla scadenza, verso i sottoscrittori. L’esigenza di indebitarsi con una moneta comune crea conflitto e debolezza nella UE, che è guidata da paesi intolleranti verso i difetti di altri paesi e molto indulgenti verso i propri.

Ammirevolmente competenti e chiare sono, come si vede, le spiegazioni dell’economia moderna fornite da uno dei massimi esperti mondiali, che certo sarebbe stato in grado di fare molto bene all’Italia e al mondo, se solo le diaboliche forze all’opera a servizio dell’Anticristo lo avessero permesso.

EMILIO BIAGINI


08
OTTOBRE
2017
Articolo letto 125 volte

ORO O O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA


Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_aquila

And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Aquila d’oro:

Un bellissimo romanzo storico di grandissimo interesse, che ha pienamente meritato il primo posto al premio letterario nazionale "Raccontami la storia" del 2017 per la narrativa storica.

 Recens.FrancoForte-Caligola

FRANCO FORTE, Caligola. Impero e follia, Edizioni Mondadori, Milano, 2016.

Sostenuto da un’accurata documentazione, questo magistrale romanzo di ambientazione antica romana, traccia la vita di Caligola fin da bambino, delineandone con grande acume psicologico lo sviluppo in un ambiente quanto mai ostile.

Suo padre Germanico, un famoso condottiero della famiglia imperiale, stimato e venerato dai suoi soldati, porta con sé in Germania la moglie Agrippina e il figlioletto Gaio. Questi adora il padre mentre è infastidito dalle attenzioni della madre che sente prive di affetto. Il piccolo Caligola cresce tra i soldati, che lo iniziano alla ginnastica amatoria.

Tornato a Roma per il trionfo del padre, mentre si aggira furtivo nel palazzo, ascoltando i discorsi dei grandi, viene a conoscenza dell’assassinio del genitore e vede la madre che ben presto si consola tra le braccia di un soldato. Fin dalla più tenera età comprende che la sua vita è in pericolo, e per difendersi cerca in tutti i modi di rendersi invisibile. È intelligente e colto ma nasconde le sue virtù, striscia nell’ombra e nei condotti dei palazzi per ascoltare e spiare tutti i suoi possibili futuri nemici, che purtroppo non sono una sua fantasia ma una triste realtà.

Uno dopo l’altro tutti i membri della sua famiglia vengono uccisi ma Gaio, che ha deciso di farsi chiamare Caligola, il soprannome che gli avevano dato i soldati di suo padre, riesce a sopravvivere, grazie alla sua abilità nel tenere un basso profilo. Strepitosa la descrizione della danza di morte dopo l'avvelenamento, vera e propria visione dell'Averno.

Divenuto imperatore, l’unico vero affetto della sua breve vita è l’amore incestuoso per la sorella Drusilla, e quando anche lei viene uccisa si scatena la crudele violenza di Caligola, sulla scena di una Roma ancora fortissima militarmente e politicamente ma già moralmente degradata, che portava in sé i primi germi del declino.

Un romanzo potente e bellissimo, che coglie perfettamente l’atmosfera di intrighi e corruzione in cui si muove Caligola fin da bambino. L’autore non cede alla tentazione di abbondare in descrizioni di paesaggio, nella quale cadono molti scrittori di romanzi storici. Il libro si esplica solo attraverso i personaggi, che balzano dalle pagine con vivezza, evocati da uno stile forte, scorrevole ed elegante, che rivela con grande maestria il vero volto del paganesimo: un’orgia pagana di sangue e atrocità, un mondo di esseri malvagi e corrotti che si illudono di essere dei. Ma la scrittura piacevole fa sì che le frequenti ed esplicite scene di sesso non riescano affatto urtanti.

Un solo, piccolo appunto: che c’entra un centurione namibiano? La Namibia (già Africa del Sud-Ovest) cominciò ad essere conosciuta dagli europei solo nel sec. XIX. Con ogni probabilità si tratta di un errore del correttore automatico per nubiano (abitante della valle del Nilo a monte della prima cateratta).

MARIA ANTONIETTA NOVARA BIAGINI


I TRIGOTTI

CHI SIAMO?
Ve lo diciamo in lingua matematica
t=b(1+1/2)=3m

E' necessaria una precisazione:
e sia ben chiaro noi non siamo bigotti.

 
I nostri articoli sono stati letti
volte
 
RICERCA

Per effettuare una ricerca interna al sito:

 
ULTIMO ARTICOLO
  • FACENDO FORZA ALLA NOSTRA NATURALE MODESTIA,

    ANDIAMO A PRESENTARE AI NOSTRI 23 LETTORI E MEZZO:

    I BIAGINI:

    UN CASO LETTERARIO

     

    Non è certo frequente trovare una coppia di sposi tutti e due scrittori ed entrambi impegnati sul fronte della letteratura cattolica, non senza una mordente vena satirica.

    Eccoci:

     

    Emilio Biagini, nato a Genova, è stato professore ordinario di Geografia all’università di Cagliari. Prima di approdare alla cattedra universitaria e per ingannare il tempo, mentre scaldava i banchi all’università di Genova, ha preso tre lauree (Scienze naturali, Scienze biologiche e Geografia), imparato cinque lingue straniere (inglese, tedesco, nederlandese, afrikaans, russo e, senza sua colpa, francese) e vinto sei borse di studio all’estero, fra cui la Fulbright-Hays negli USA. Ma la sua principale vocazione non è mai stata quella del professore universitario. Ciò che gli interessa davvero è fare lo scrittore. Ha pubblicato quattro romanzi (La luce, Genova, 2006; Labirinto oscuro, Roma, 2008; La nuova terra, Verona, 2011; La pioggia di fuoco, Verona, 2012, quest’ultimo insieme alla moglie Maria Antonietta), due volumi di racconti (L’uomo in ascolto, Milano, 2008; Montallegro ed altri racconti, Verona, 2013) e quattro volumi di pièces teatrali satiriche (Saccenti ed altri serpenti, Genova, 2008; Il seme sepolto, Verona, 2009; Satire clericali, Verona, 2014, Gaia: il pianeta sull’orlo di un crisi di nervi, Chieti, 2016) questi due ultimi insieme alla moglie Maria Antonietta). Insieme alla moglie, ha pubblicato il provocatorio testo di storia per ragazzi Le brutte storie, Verona, 2017, che racconta le vicende moderne come si sono davvero svolte non come le raccontano i vincitori e i loro lacché politicamente corretti. Ha ricevuto, nel 2012, il premio letterario “Fede e Cultura” per la narrativa cattolica, e nel 2016 (insieme alla moglie Maria Antonietta) il Premio Putiferio per la Satira, e nel 2017 il premio nazionale “Raccontami la storia” per racconti storici inediti col racconto “Lo scudiero”.

    Maria Antonietta Novara Biagini è nata a Genova. Ha frequentato fino alla maturità classica l’Istituto delle Suore dell’Assunzione. Si è poi iscritta alla Facoltà di Giurisprudenza dell’università di Genova, senza però impegnarvisi al punto da giungere al conseguimento della laurea, preferendo occuparsi della sua famiglia invece di abbandonarla in mano a truppe mercenarie. Nello stesso tempo ha potuto sviluppare i propri interessi culturali e le proprie curiosità, anche attraverso viaggi in quasi tutte le parti del mondo, approfondendo e fortificando una formazione cattolica e controcorrente. Ha pubblicato il volume di racconti L’albero secco (Verona, 2010) e un romanzo storico dal titolo Nonna non raccontava le favole (Verona 2016), che tratteggia ambientato a Genova dall’Ottocento in poi. Insieme al marito Emilio ha pubblicato il romanzo La pioggia di fuoco (Verona, 2012) e le Satire clericali (Verona, 2014). Nel 2015 ha ricevuto a sua volta il premio letterario  “Fede e Cultura” per la narrativa e, insieme al marito Emilio, nel 2016, il Premio Putiferio per la Satira, e nel 2017 il premio nazionale “Raccontami la storia” per racconti storici inediti col racconto “I due cecchini”.

     

    Ed ecco alcuni dei più recenti libri sfornati dalla dinamica coppia:

     

    Il seme sepolto 

    Quattro commedie giudiziarie, ambientate in una terra fantastica che simboleggia lo spirito umano. Valenti avvocati si battono per portare alla luce il seme sepolto della verità. È questo il quadro narrativo che viene precisandosi da un episodio all’altro, finché il pubblico accusatore, il nemico, il persecutore, affascinato da Petra, la Pietra Immortale, la Santa Madre, personificazione della Santa Madre Chiesa, si converte e crede. Anche lui è il seme sepolto, il peccatore che alla fine trova la Fede e si prepara ad affrontare la via crucis della salvezza.

     

    Lalbero secco 

    Quarantasei testi, uno al giorno per un mese e mezzo. Per ridere delle miserie del potere ottuso, che pretende tutto decidere, giudicare e governare; per farsi beffe del darwinismo, che pretende l’uomo “discendente” da “antenati” comuni alle scimmie e non si rende conto che alle scimmie sta tornando. In questo volume si possono trovare spassosi esempi di satire della sgangherata poesia moderna e delle molte idiosincrasie che rendono ridicola l’umanità; ma non solo, la lettura di quest’opera serve anche a far sorridere e commuovere pensando alla figura di Padre Pio e ai ricordi delle proprie radici.

     

     La nuova terra

    La nuova terra, dove cessino le sofferenze e sia possibile trovare la serenità, è raggiungibile? Quello che appare essere un male può rivelarsi un bene? Esiste una prospettiva superiore che dà senso alla vita? Questo romanzo, ambientato nel Sudafrica dell’apartheid e poi nella multietnica Londra, offre una risposta positiva a tutte queste domande.

     

    La pioggia di fuoco

    L’avvento dell’anticristo e la fine del mondo: che temi allegri! Roba dell’altro mondo, proprio. Roba da fare scongiuri o da sbellicarsi dal ridere? La sindrome millenaristica, che di quando in quando attanaglia molta gente, è giustamente motivo di ilarità, specie quando deriva da fisime neopagane, come i calcoli basati sui calendari Maya, le elucubrazioni New Age ed altre ciarlatanerie. Ma spaventare la gente rende, ed ecco perché tanti ne scrivono. Bisogna allora dire due cose. Primo: non ci sono dubbi, succederà; tutte le religioni monoteistiche dicono chiaramente che il mondo è destinato a finire; lo stesso, con linguaggio diverso, dice la scienza. Secondo: non sappiamo quando avverrà, ma non è affatto imminente; non vedranno niente di simile né i nostri bisnipoti né i bisnipoti dei nostri bisnipoti, e via di generazione in generazione. Perciò riponete i cornetti e i ferri di cavallo e godetevi questo racconto.

     

    Montallegro-copertina

    Il primo di questi racconti, che dà il titolo alla serie, è una storia d’amore: quella fra la Santissima Vergine Maria e la città di Rapallo.

    Anche gli altri racconti, in gran parte ambientati in Liguria (Genova e Savona, oltre che, occasionalmente, a Milano, in Germania e in Inghilterra), sono svergognatamente cattolici e offensivi per il sacro laicismo e per la rampante tirannia relativista.

     

    I chierici sono stati spesso bersaglio di satira, a volte immeritatamente, da parte dei nemici, ma il sale insipido è purtroppo una distesa enorme come il Sahara e una minaccia gravissima di morte per le anime. Vi sono i tiepidi, i vigliacchi, quelli che contraddicono il Vicario di Cristo e lavorano sotto la chiglia della navicella di Pietro come teredini per sovvertire la verità. Contro costoro i cattolici hanno non il diritto, ma il dovere di prendere posizione. E poi vi sono quelli che credono di difendere la Tradizione combattendo e minimizzando le rivelazioni private, imponendo silenzio allo stesso Dio: che diamine, ha parlato una volta per tutte e loro sono gli unici custodi autorizzati della Parola. Atteggiamento pericolosissimo, perché facendo di ogni erba un fascio si toglie credibilità ai messaggi autentici e non si colpiscono abbastanza quelli falsi.

     

     

     Nonna non raccontava le favole

    Una signora che non racconta favole, ma custodisce il tesoro della memoria. Una famiglia unita. Il contrasto fra la vita familiare improntata ai valori cristiani e vissuta nella Grazia divina, e tutto intorno il grigiore di un regime di politicanti sabaudo-massonici, emerso dagli intrighi del cosiddetto “risorgimento”, oppressore della Chiesa e delle identità locali, regionali e nazionale.

    Un regime dedito all’avventura sanguinosa della guerra, incapace di contenere il giustificato malcontento popolare (che trova sfogo in tragiche rivolte soffocate nel sangue, e in una disperata emigrazione), sostituito poi da un altro regime altrettanto bellicista e votato alla rovina, che si lascia dietro un tragico strascico di odi e violenze, e a sua volta viene sostituito da un regime repubblicano-massonico, portatore di una prosperità ingannevole e di una fallimentare gestione condita di vigliaccheria e di retorica, sotto il tallone dei grandi usurai mondiali.

    Una storia che si dipana lungo un secolo di vita di Genova, segnato dalla caducità di tutte le cose umane, da momenti irripetibili di gioia che passano per non tornare mai più, dal dolore di vite spezzate da insensate guerre scatenate dai malgovernanti. Ma tutto ciò senza mai scendere a compromessi col male, e senza perdere la speranza — sostenuta da una Fede senza incertezze — in un mondo nel quale sarà asciugata ogni lacrima.

     

     Gaia copertina copia

    Bacilli del colera di tutto il mondo, unitevi. Rallegratevi ed esultate, zanzare, le vostre sofferenze sono alla fine: prima c’erano le bonifiche, adesso arrivano le malifiche. La serietà scientifica degli ambientalisti è pari al loro senso del ridicolo. Per non parlare della serietà dei teologi che, poverini, si addentrano nell’ecologia. Senza gli ambientalisti (teologi e non) il mondo sarebbe senz’altro più povero (di occasioni per la satira). Non c’è niente che metta in fuga il diavolo meglio di una presa in giro (parola di C.S. Lewis). Che serva anche contro gli ambientalisti (e i loro seguaci teologi)?

     

    Le storie pi brutte-Copertina

    Un agile libretto, destinato ai bambini ma adatto anche agli adulti, capovolge le menzogne incancrenite imposte dai vincitori e gabellate come indisscutibile scienza storica nei libri delle scuole statali: la "benefiche" rivoluzioni, il "radioso" risorgimento, la "gloriosa" resistenza. I signori della disinformazione sappiano che la Verità  non può essere soppressa per sempre.

     

    ACHTUNG! ACHTUNG!

    LA DINAMICA COPPIA STA PER DARE ALLE STAMPE IL PRATO ALTO, UNA GRANDE STORIA ROMANZATA DELL'AUSTRIA, DALLA PREISTORIA AI TEMPI NOSTRI, CHE HA NATURALMENTE MOLTO DA DIRE ANCHE SULLA STORIA ITALIANA.

     

    Leggi tutto...

 
 
 
© I TRIGOTTI
Tutti i diritti riservati - Informativa Cookies

Credits www.dpsonline.it