Genova, 28 Giugno 2017 10.21





 
AQUILE E VIPERE » FILM

 

Film

21
GIUGNO
2010
Articolo letto 3812 volte

ORO O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_vipera

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And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima DOPPIA Vipera di latta:

IL TRADIMENTO DEL VANGELO A OBERAMMERGAU

 

Segue un commento su questa disgustosa violenza ai Vangeli, di Emilio Biagini:

 

Giuda aveva venduto Cristo per trenta denari, i responsabili del Passionspiel di Omerammergau l’hanno venduto per trenta milioni di dollari. Da atto di devozione popolare, la sacra rappresentazione è stata ridotta a macchina per fare soldi.


 

I nostri più vivi complimenti al Prof. Dr. Ludwig Möll, consigliere teologico del “Passionspiel” per conto sia dell’arcivescovo cattolico che di quello luterano.

Come riconosciuto perfino dal quotidiano di sinistra Süddeutsche Zeitung, la lobby ebraica americana ha gravemente pesato sulla regia di Christian Stückl, che ha profondamente alterato i testi di base del parroco Joseph Daisenberger (1799-1883), per togliere la presunta traccia di “antisemitismo”.

Gravissime le deviazioni dal testo evangelico per far apparire la responsabilità romana più grave di quanto non sia stata. Pilato ridotto a caricatura di Mussolini, si abbassa a frustare personalmente l’imputato non ancora condannato: un giudice romano che alza le mani su un imputato. Caifa vestito di bianco in sedia gestatoria, a suggerire il Papa Pio XII. Il tradimento di Giuda e il rinnegamento di Pietro equiparati, e si prega per Giuda che, chissà, potrebbe ancora “salvarsi”.

Nella realtà evangelica Cristo fu sballottato da un “giudice” all’altro, mentre nella rappresentazione i “giudici” sono tutti ammucchiati insieme.

Gravissimo, poi, è il fatto che la Madonna accusi Dio per la morte del figlio. Una madre qualunque poteva farlo, non la Madre di Dio. Questo reca lo stigma della miscredenza laicista: l’incapacità di comprendere che Maria non poteva pensare e comportarsi come una donna comune.

Vi è una grande insistenza sui collegamenti con l’Antico Testamento, ma presentata in modo che non sembri che Cristo fosse giunto a realizzare la Promessa e a fondare il Cristianesimo, ma solo a “rinnovare l’ebraismo” (sic).

In realtà un’insistenza del genere non fa che sottolineare il fatto che proprio Cristo era il Messia, atteso e profetizzato da tutta la storia sacra vetero-testamentaria: proprio la conclusione che portò il rabbino capo di Roma Eugenio Zolli alla conversione.

Inutile manipolare la storia: la verità salta sempre fuori.

Che gli ebrei siano ossessionati da Gesù? dal sospetto che dopotutto fosse proprio Lui il Messia? dal peso di aver condannato l’Uomo-Dio?

E allora non sarebbe più semplice dire la verità, e cioè che i sadducei che dominavano il Sinedrio e fecero condannare Gesù non erano veri ebrei? Non credevano neppure all’immortalità dell’anima. Che razza di credenti erano? Senza fede nell’immortalità dell’anima non si può essere né cristiani, né musulmani, né ebrei. E il libro dell’Apocalisse intende indicare proprio miscredenti del genere quando parla di “coloro che credono di essere ebrei e non lo sono”.

 


12
MAGGIO
2010
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ORO O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

 

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And the winner is …….

Ecco i vincitori della prossima Vipera di latta:

il film panteista-nichilista “Avatar” di James Cameron.

Segue un commento di Emilio Biagini su questa ennesima prova della hollywoodiana bestialità:

 

Un pianeta popolato da una razza di esseri bluastri dalla faccia piatta è il nuovo pseudo-paradiso terrestre del famigerato regista canadese James Cameron, già distintosi per la bufala sulla cosiddetta “tomba di Gesù”.


 

Nel film viene presentato questo mondo “ideale”, infinitamente superiore alla terra, e sede di una “civiltà” primitiva ma immensamente superiore a quella umana. “Mondo” e “civiltà” farneticati dall’esagitato cervello di Cameron, grazie alle più spericolate e costosissime tecniche di computer graphics. Mentre per ottenere i fondi per un film cattolico bisogna fare i salti mortali e trovare quasi solo porte chiuse (e grazie ancora se si riesce ad evitare che il solito laicista acquattato dietro l’angolo non metta mano alla sceneggiatura stravolgendola in senso anticlericale). 

In Avatar, gli uomini terrestri, idioti e avidi, raggiunto il pianeta così “meraviglioso”, fanno di tutto per saccheggiarlo e distruggerlo, ma le “benefiche” forze della natura salvano quel mondo immaginario di effetti speciali elettronici per la gioia di grandi e piccini.

Gli unici rapporti umani presentati in tutto il film come “positivi” sono gli spettrali contatti della “proiezione astrale” o “avatar” di un terrestre fisicamente paralizzato con una aliena blu. La civiltà umana è ridotta a “birra light e blue jeans”, come se Omero, Eschilo, Virgilio, Cicerone, i Vangeli, il Cristianesimo, San Pietro e San Paolo, Sant’Agostino, i monasteri, le cattedrali, il canto gregoriano, San Tommaso d’Aquino, Dante Alighieri, Duccio da Boninsegna, il Beato Angelico, Leonardo da Vinci, William Shakespeare, Franz Schubert, Johannes Brahms, non fossero mai esistiti.

L’obiettivo è evidente: demonizzare l’Occidente cristiano. Come? facendone una caricatura, appunto riducendolo a “birra light e blue jeans” (forse le uniche cose che Cameron conosce?), e attaccando poi la caricatura, bersaglio facilissimo. Quale sarà il segreto di Cameron, una gran malafede, o un’oceanica ignoranza, o (più probabilmente) tutte e due?

Al Cristianesimo viene contrapposto un incubo panteista (panteismo significa che Dio viene identificato col mondo, per cui di fatto Dio non c’è, ma resta solo il mondo). Lo sbocco inevitabile è l’ateismo. Il mondo di Avatar è un mondo senza Dio; dove Dio non ha e non può avere posto, dove nominare Dio è peccato mortale contro il liquame di fogna del “politicamente corretto”.

Naturalmente, distrutta l’immagine di Dio, si distrugge l’uomo, e infatti è l’uomo, mostrato come del tutto incapace di amore e di umanità, che finisce distrutto nel film. Dall’ateismo ecco nascere, come inevitabile conseguenza, l’annullamento, il nichilismo.

Attenzione, però, si può distruggere l’immagine di Dio nel cuore umano, ma non creda Cameron, e gli altri che, come lui, non sanno quello che fanno, che Dio cessi per questo di esistere. Egli regna nei cieli e ride di loro.


12
MAGGIO
2010
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ORO O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

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And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Vipera di latta:

il film necrofilo “Mare dentro”, di Alejandro Amenabar.

Segue un commento di Emilio Biagini su questo papocchio:

Mielosa esaltazione dell’eutanasia in questa nuova oscenità proveniente dalla Spagna in piena deriva zapatera. Siamo certi che alla morte “dignitosa” segua un aldilà altrettanto dignitoso? L’inferno è pieno di anime che in vita erano convinte che non esistesse, anime che pensavano che con la “dignitosa” morte tutto fosse finito. Che brutta sorpresa, ragazzi.

 


12
MAGGIO
2010
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ORO O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

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And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Vipera di latta:

il film necrofilo AGORA di Alejandro Amenabar.

Segue un commento su questa ennesima fregnaccia dell’ineffabile Amenabar, scritto da Emilio Biagini:

Nella sparuta famiglia Adams dei “martiri” anticristiani, Mortisia Ipazia e la zio Fester Giordano Bruno continuano a far battere i cuori di atei, agnostici, apostati, cosiddetti “liberi” pensatori, freddurai alla Odifreddi, astrofisiche (più belle che intelligenti) piene di sé, capaci solo di ripetere banalità anticristiane, e fauna consimile.


 

Frattanto, i martiri che hanno versato il sangue per la Chiesa, fino ad oggi, sono già settanta milioni, e le persecuzioni non accennano a finire. Milioni e milioni di nuovi martiri sono destinati ad aggiungersi prima che Cristo ritorni in gloria a giudicare i vivi e i morti e far tacere per sempre gli imbecilli che lo negano.

I necrofori laicisti, scavando nei meandri della storia, sono alla costante ricerca di accuse da lanciare alla Chiesa, colpevole di essersi qualche volta difesa. Le bestialità gnostiche della “scienziata” Ipazia erano le stesse in nome delle quali milioni di cristiani sono stati macellati, sacrificati agli dei pagani e a satanasso. Quando Ipazia è stata eliminata, era ancora freschissimo il ricordo degli innumerevoli cristiani gettati alle belve nel circo, crocifissi e bruciati vivi dai pagani. Chissà perché, qualche volta anche i cristiani, nel loro piccolo, s’incazzano?

EMILIO BIAGINI


I TRIGOTTI

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  • Medaglia Gramaglia 

    Dopo attenta valutazione, la commissione composta 1) dal mio barbiere, 2) dall’aiuto barbiere esperto in psicopatologia, e 3) dallo yeti, ha unanimemente ritenuta degna della Medaglia Gramaglia

    La redazione di “Riscossa cristiana”

    con la seguente motivazione:

    Nel corso di violenta battaglia tra la nave di Pietro (insidiata pure dai Giuda sabotatori interni) da una parte, e le corazzate “Satanasso”, “Belzebù”, “Legione”, “Compasso e Grembiulino” (armate di artiglierie pesanti e lanciamissili) dall’altra, si interponeva eroicamente la combattiva barchetta a remi “Riscossa cristiana” guidata dall’intrepido Paolo Deotto e armata fino ai denti come qui sotto si può ammirare:

    Tappi

    Nel pieno dello scontro, interveniva in soccorso alla nave di Pietro una nuova potente nave da battaglia inviata dal Divino Maestro che ama parlare attraverso i piccoli (come una contadinella dei Pirenei, tre pastorelli di Fatima, o una povera semiparalitica di Viareggio), e non certo mediante i blateronti accademici, gonfi della loro presunta “scienza”.

    Dando immediatamente prova di acuto discernimento, e con fine intuito tattico, la ben guidata barchetta, invece di cercare di far qualcosa (quel poco o nulla che poteva fare) contro i veri nemici, girava l’impavida prora contro la nave di soccorso, colpendola con le proprie formidabili armi. Avvertita dell'errore, rifiutava non solo di correggere il tiro, ma perfino di rispondere a chi cercava di farle intendere ragione. Fulgido esempio di intelligenza e sprezzo del ridicolo.

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