Genova, 30 Aprile 2017 12.49





 
AQUILE E VIPERE » FILM

 

Film

30
DICEMBRE
2015
Articolo letto 427 volte

ORO O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_vipera

And the winner is …….

Ecco i vincitori della prossima Vipera di latta:
Produttore, regista, attori e tutti gli altri colpevoli del film “Stargate”.
 
Segue un commento su questo apparentemente innocuo film di fantascienza scritto da Emilio Biagini:

  

STARGATE:

COME GLI EROICI SOLDATI E I GENIALI SCIENZIATI

A STELLE E STRISCIE PORTARONO LA LIBERTÀ

AL TERZO MONDO IN IMPAZIENTE ATTESA

    Interpretato da Kurt Russell e James Spader, e diretto da Roland Emmerich (il quale, nel 2015, si è reso benemerito presso gli omosessuali dirigendo un film sulla rivolta di Stonewall del 1969), Stargate è un film di fantascienza del 1994, in cui un piccolo reparto di soldati statunitensi, comandati dal colonnello Kurt Russell e accompagnati dal geniale egittologo James Spader, varcano un portale stellare (non chiedetemi cone funziona) che li trasporta dall’altra parte dell’universo, dove un altro portale stellare li scodella su un pianeta dove esiste una popolazione molto somigliante a quella nordafricana del pianeta Terra, e con imponenti tracce di civiltà egizia, rappresentati da una copia perfetta della piramide di Giza. I locali arabi sono impegnati a scavare minerale radioattivo da consegnare a un despota stellare che li tiene schiavi.

Il despota arriva a bordo di un’astronave a forma di piramide, che si incastra sulla copia locale della piramide di Giza, mentre l’egittologo stringe una tenera amicizia con una dolce fanciulla araba, che il capo arabo gli offre come moglie. Il despota stellare è in realtà un vecchissimo alieno che ha scoperto il modo di ringiovanire e di rinascere mediante un trattamento ad alta tecnologia spaziale in uno speciale sarcofago ultratecnologico (non chiedetemi come funziona) che restituisce vegliardi alla più fiorente gioventù e cadaveri alla vita più vispa e saltellante.

Il despota stellare si rende conto che l’arrivo degli intrepidi soldati a stelle e striscie è una grave minaccia al suo impero, tanto più che il colonnello Kurt Russell, all’insaputa di tutti, si è portato dietro una bombetta atomica per ogni evenienza. Infatti con gli alieni non si sa mai. Russell vorrebbe far saltare con la bombetta il portale stellare locale, in modo da interrompere per sempre ogni comunicazione con la Terra, salvando il nostro pianeta da future invasioni spaziali, ma il despota sventa la minaccia impadronendosi della bombetta, e si prepara a rispedirla sulla Terra, dopo averla potenziata col minerale radioattivo estratto dagli schiavi arabi, in modo da generare un’esplosione capace di distruggere l’umanità.

Il despota commette però l’errore di dare un’arma (stellare, naturalmente, e non chiedetemi come funziona) in mano a James Spader perché uccida i suoi compagni davanti al popolo radunato. L’obiettivo del despota sarebbe quello di mostrare agli schiavi che il geniale egittologo, venerato dagli arabi per il simbolo del dio Ra che porta appeso al collo, non è che un servo a lui obbediente. Ma Spader, all’ultimo momento, punta l’arma sugli sgherri del despota e ne fa secco uno. Questo è il segnale dell’insurrezione dei giovani arabi più illuminati, disapprovata però dal capo, il quale crede, come la maggior parte del suo superstizioso popolo, che sia il despota che i suoi scagnozzi siano dei.

Il momento cruciale del film giunge quando l’egittologo dimostra agli stupiti arabi che i guerrieri del despota stellare non sono affatto dei, e tanto meno un dio è l’aborrito despota. Abbattute così le divinità, gli arabi fanno causa comune con gli eroici liberatori americani, e dopo una violenta battaglia, recuperano la bombetta e costringono il despota a reimbarcarsi sulla sua astronave a forma di piramide per sottrarsi al linciaggio. Intanto però la bombetta è stata innescata, fa tic tac e sta per esplodere. Ma, con un colpo di genio, il colonnello Russell e l’egittologo Spader riescono a teletrasportare l’ordigno sull’astronave che ormai ha decollato e si sta allontanando nello spazio con il cattivo alieno a bordo. Costui fa finalmente una brutta fine e, grazie ai liberatori americani, gli arabi del pianeta possono tripudiare, in un grande americanoso tripudio di americanica tripudiosità.

Un’innocua storia di fantascienza? Non proprio. Piuttosto un pesante esercizio di propaganda imperialistica, che comunica un ben preciso messaggio: “Ecco, arriviamo noi a portare la libertà. Solo noi sappiamo che cos’è. La libertà americana vi farà liberi e potrete cercare la felice felicità americana come più vi aggrada, dopo che avrete accettato il nostro modo di vita, dopo che avrete distrutto i vostri dei e i vostri capi, dopo che sarete diventati piccole copie del grande modello americano, l’unico valido per tutti i popoli, tutte le culture, tutti gli uomini, tutte le donne, tutti gli arci-indecisi.”

EMILIO BIAGINI


07
LUGLIO
2015
Articolo letto 519 volte

ORO O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_vipera

And the winner is …….

Ecco i vincitori della prossima Vipera di latta:
Produttore, regista, attori e tutti gli altri colpevoli del film “Ultimatum alla Terra”.
 
Segue un commento su questo apparentemente innocuo film di fantascienza scritto da Emilio Biagini:

 
 ULTIMATUM ALLA TERRA:

LE MEGABANCHE MONDIALISTE NON PERDONANO

The day the Earth stood still-1

  Con il titolo originale “The day the Earth stood still”, prodotto dalla Twentieth Century Fox e interpretato da Michael Rennie in veste di alieno e diretto da Robert Wise (che dirigerà poi il buonista e pacifista Star Trek), questo film del 1951 propone l’edificante storia ultrapacifista del disco volante che un bel giorno atterra a Washington. Ne esce Michael Rennie pieno di buone intenzioni, ma subito uno dei militari mandati a circondare l’astronave gli spara, ferendolo. Esce allora dal velivolo alieno un gigantesco robot che dirige un raggio su tutte le armi presenti, distruggendole. Il ferito viene portato all’ospedale, dove in brevissimo tempo guarisce, grazie non alle cure dei medici terrestri ma per le sue straordinarie conoscenze mediche extraterrestri.

Leggi tutto...


20
DICEMBRE
2012
Articolo letto 2624 volte

ORO O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_vipera

And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Vipera di latta:

LA FURIA DEI TITANI (Regia: Jonathan Liebesman; soggetto: Greg Berlandi e Dan Mazeau; sceneggiatura: Dan Mazeau e David Leslie Johnson; produzione: Werner Brothers)

 

Segue un commento su questo papocchio, di Emilio Biagini:

  

Rumorosissimo e costosissimo pasticcio pseudo-mitologico. Non si capisce davvero che c'entrino i Titani, dato che si tratta di una lotta intestina fra dei dell'Olimpo, in cui il maxi-cattivo è rappresentato da Crono, che somiglia moltissimo al Balrog del "Signore degli Anelli".

 


 

Anzi, l'intero film è in larga misura una scopiazzatura dell'episodio delle miniere di Moria del "Signore degli Anelli", più un bel po' di pareti e rocce in movimento, che ricordano da vicino i film della serie di Harry Potter.

Originalità zero.

Ma un punto è particolarmente significativo: gli dei vivono solo grazie alle preghiere degli uomini e muoiono, naturalmente senza traccia di resurrezione. Ergo lo sprovveduto spettatore è sottilmente indotto a pensare che la divinità non ha esistenza e potere proprio. Il papocchio pseudo-mitologico diventa una implicita propaganda dell'ateismo.

Non c'è ormai un film uscito dalla disgustosa bolgia di Hollywood che non sia un attacco più o meno subdolo alla religione, non solo al Cattolicesimo, ma alla religione in toto (a meno che non si tratti dell'islam, sempre trattato coi guanti di velluto).


03
DICEMBRE
2012
Articolo letto 1999 volte

ORO O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_aquila

Abbastanza meritevole del più alto riconoscimento, con qualche riserva, ci è apparso questo film:

DUNS SCOTO (regista, soggettista e sceneggiattore Fernando Muraca, una produzione dei Francescani dell'Immacolata).

Segue un commento di Emilio Biagini:

Splendida l'idea, con dialoghi di alto valore filosofico e teologico. Purtroppo il tutto è stato realizzato come le classiche nozze coi fichi secchi, per evidente scarsità di mezzi finanziari. La storia è frammentaria. Dapprima il protagonista è presentato come un ragazzino tonto, improvvisamente diventa un grande pensatore: non si capisce, dal film, come abbia potuto succedere; si sa che il ragazzo domandò alla Madonna di farlo diventare intelligente ma il film non ci mostra l'avvenimento, che sarebbe stato molto semplice ed economico filmare, perché sarebbe bastato, come ambiente, mettere un inginocchiatoio e una statuetta della Vergine. Inoltre il protagonista è costretto ad allontanarsi da Parigi perché non vuole firmare contro il Papa; poi d'improvviso lo ritroviamo di nuovo a Parigi senza sapere come mai ha potuto ritornare. Nell'insieme si è visto poco perché molte scene erano estremamente scure, e soprattutto si è sentito poco a causa di un audio di qualità scadente, con i dialoghi spesso coperti da una musica dal volume troppo alto e di qualità non esimia. Sarebbe stato assai meglio mettere un discreto sottofondo di autentica musica medievale (gregoriano, polifonico aquitanico, Ars Nova di Parigi, Estampide Reali). Comunque lodevoli le buone intenzioni.

EMILIO BIAGINI


I TRIGOTTI

CHI SIAMO?
Ve lo diciamo in lingua matematica
t=b(1+1/2)=3m

E' necessaria una precisazione:
e sia ben chiaro noi non siamo bigotti.

 
I nostri articoli sono stati letti
volte
 
RICERCA

Per effettuare una ricerca interna al sito:

 
ULTIMO ARTICOLO
  • LA GRAMAGLIADE

    ovvero

    EPOPEA DI UNO SPIRITISTA NEMICO DI MARIA VALTORTA

     

    CAPITOLO QUARTO

    BESTEMMIE SUL GESÙ STORICO

    Terza puntata

    Arriviamo così a uno dei punti che più prudono al PAG: il vergognoso trattamento inflitto al “povero Giuda”, per il quale il tenero cuore del PAG sanguina profusamente per almeno una decina di pagine. Ecco infatti l’instabilità psichica della Valtorta che (p. 134) “si manifesta preferibilmente nei rapporti di Giuda con Gesù. Giuda è continuamente bistrattato (sic!) come serpe viscida e priva di coscienza, che va a donne e pensa solo ad un regno messianico terrestre e politico. Nei rari momenti in cui il traditore non dà fastidio al Maestro o ai compagni, Gesù, piagnucoloso e amoreggiante, diventa pure ossessivo e squilibrato, preoccupato solo di dimostrare di aver fatto tutto il possibile per salvarlo dalla dannazione eterna, benché quell’essere demoniaco fosse segnato già dal principio.”

    Infelice Giuda bistrattato e afflitto da un Gesù piagnucoloso, amoreggiante, ossessivo, squilibrato! E pensare che invece col PAG sarebbe andato così d’accordo!

    Povero Giuda, com’eri capitato male (pp. 134-135): “Ecco una scena tragicomica. Gesù prende Giuda fra le braccia, gli parla gota a gota presso l’orecchio, i capelli d’oro cupo del Maestro divino si mescolano ai pesanti ricci bruni di Giuda. Gli rivela che sta per morire martire per tutta l’umanità, gli piacerebbe (sic!) anzi patire tre volte per salvare il suo Giuda: ‘Ti amo, Giuda, tanto ti amo. E vorrei, vorrei darti Me stesso, farti Me stesso, per salvarti da te stesso.’ E Giuda consola il piangente Gesù, promettendo amore e vigilanza: ‘Mi basta che tu non abbia affanno per me. Sei contento? Un bacio, Maestro, un bacio per tua benedizione, e per tua protezione.” Purtroppo il bacio viene interrotto dai discepoli che portano formaggio fresco.”

    Sotto la penna brutale del PAG ogni episodio evangelico, avulso dal cotesto, deformato e ridotto a caricatura, diventa una oscenità il cui eroe, non a caso, è sempre Giuda.

    Gesù consola la madre di Giuda dell’imminente dolore e le promette un posto in cielo (L’Evangelo Cap. 395), e il partigiano cuneese di Giuda riattacca (p. 135): “La amabile scrittrice può così ritornare con il cuore sereno a torturare in modo disgustoso (sic!) e morboso (sic!) la figura del povero (sic!) Giuda! In un’altra scena veramente sadica (sic!) Giuda professa il suo amore e chiede un bacio al Maestro”.

    A questo punto il povero barbitonsore cominciò a chiedersi, con gli occhi fuori della testa: “Ma lo sa il PAG cosa vuol dire sadico?” Indubbiamente ha qualche lacuna nel vocabolario, così com’è estremamente povero di argomenti, noioso e ripetitivo nella sua sterile e controproducente polemica antivaltortiana.

    E la sarabanda farneticante continua ininterrotta. In una nota a p. 136 ecco la “ridicola e noiosa conversazione di Gesù con Giuda, che continua ad assicurargli di amarlo (…); altra scena da circo equestre (sic!) nella quale Giuda dopo aver rubato soldi dalle offerte fatte ai discepoli, partecipa al raduno dei nemici di Gesù, tutto piagnucoloso e incerto perché il Maestro gli penetra i pensieri, continua ad amarlo e non lo caccia dal gruppo degli apostoli.”

    Povero Giuda, oppresso e incompreso!

    “Inframmezzata a queste pagine, in una continua altalena di rimorsi e di perversione, la tortura sulla figura di Giuda si diverte di tanto in tanto a farlo piangere di dolore” (p. 137).

    Ecco di nuovo il povero piccolo, innocente Giuda, seviziato dalla sadica Valtorta!

    Infatti, l’illuminato PAG si degna di insegnarci (p. 138) che “la persona del traditore diventa così un puro e malsano gioco della Valtorta, incapace di trovare una soluzione meno infantile per presentare la sublimità del suo Gesù, tutto Pazienza e Amore, già da tempo a conoscenza che Giuda si è venduto al Sinedrio per tradirlo; tale quadro offre una cornice al desiderio morboso (sic!) di punzecchiare continuamente il discepolo maledetto, che osò tradire il ‘suo’ caro Gesù. Ecco perché si susseguono vari episodi nei quali la Valtorta tramite i suoi personaggi si diverte sadicamente (sic!) a far notare che Giuda ha sempre torto e sbaglia sempre, qualunque cosa faccia o dica; anche Gesù ad un certo punto rifiuta di lasciarsi abbracciare dal discepolo maledetto e spesso, quando lo vede, si mette a piangere. In un dettato Gesù-Valtorta (sic!) si sfoga in modo estremamente indecoroso contro quel serpe di Giuda che fa ribrezzo per il suo desiderio di denari, di donne e di prestigio umano.”

    Desiderio che evidentemente il PAG ritiene perfettamente comprensibile e legittimo in un discepolo di Gesù, e quindi in un prete. Superfluo ogni commento sul desiderio “sadico e morboso” (sic!) di “tormentare” il povero, calunniato Giuda Iscariota, che il PAG, nella sua delirante fabulazione parapsicologica, attribuisce alla Valtorta.

    Non solo, ma secondo l’illuminato PAG “il gusto malsano del demoniaco trova sempre modo di compiacersi” (ibid.).

    Ecco che, nella sua frenesia persecutoria contro il povero, piccolo, perseguitato Giuda, la veggente non si chiama neppure più Maria Valtorta ma si identifica col “gusto malsano del demoniaco” che l’illuminato studioso di spiritismo certo conosce molto bene.

    A questo punto, il povero figaro ha gettato la spugna e, dopo una mezz’ora trascorsa nel bagno a vomitare, mi ha chiamato al telefono dicendo che non si sentiva bene.

    – Le avrà fatto male qualcosa – gli ho detto cadendo nella più vieta banalità, ultima risorsa dei miei pochi neuroni superstiti.

    – Sì, m’ha quasi ammazzato quella specie di galleria della bestemmia travestita da libro. –

    – Ma come? Un autore così blasonato… –

    – A dottò, lassamo perde. A proposito, come va la barba? –

    – Ha smesso di crescere da quando mi sono messo a leggere libri gialli. –

    – Ottimo, continui a leggere quelli. Io studierò dove andare in vacanza per riprendermi. Intanto lascio il compito al mio assistente che ha seguito il mio lavoro finora. Stia bene, dottò. –

    E così di Giuda all’Ultima Cena ha dovuto occuparsi il povero aiuto-figaro, il quale ha affrontato il compito con tutto l’entusiasmo della giovinezza. Infatti lavora come aiuto barbiere solo per pagarsi gli studi in psichiatria, e, nella sua qualità di aspirante psichiatra (AP) ha subito detto che il caso gli sembrava di estremo interesse.

    Infatti (pp. 138-140), “terminata l’ultima cena [notare le minuscole, ha subito osservato l’AP: tanto era una cena qualunque inventata dalla nota sadica demente nelle sue fabulazioni in trance leggera], Gesù confida agli altri discepoli che Giuda è una incarnazione di Satana, un posseduto, anzi un ‘annullato in Satana’ (…) emergono in modo impressionante i vari squilibri psichici della Valtorta, soprattutto nel sadismo con cui ella rovescia su Giuda il bisogno di trovare un capro espiatorio, sul quale scaricare l’aggressività repressa, nella ripetizione morbosa del tic sessuale e nel parossismo paranoico vengono artificiosamente create situazioni e reazioni affettive intorno alle persona di Gesù. L’occasione è offerta da un incidente farsesco: Giovanni e Gesù scoprono Giuda mentre forza un cofano ferrato per rubare denaro. Il fattaccio è creato ad arte per poter poi sbrodolare intensi momenti intimi tra i due innamorati che si terranno abbracciati per consolarsi.

    Postilla dell’AP (aspirante psichiatra): parrebbe esservi qui un’ambiguità malsana, è lecito il dubbio che il paziente attribuisca alla Valtorta il tic sessuale di cui è lui stesso a soffrire.

    Continua il PAG a fabulare da par suo: “Giovanni reagisce come una suora che trova finalmente l’occasione per dimostrare alla superiora le sue tenerezze esclusive. (…) La scena che segue è di rara comicità, se non fosse che rivela l’animo malato della Valtorta. Gesù (…) si mette a gridare, lasciandosi sfuggire con mesi di anticipo notizie riservate sulla sua passione.

    Postilla dell’AP: la “p” minuscola segnala un tasso di devozione inferiore a quello di uno scimpanzé, e l’illuminato evoluzionista PAG certo non si offenderà del confronto. Speriamo che non si offendano gli scimpanzé. (…).

    Il PAG imperterrito prosegue: “Nella scena interferisce di tanto in tanto la Valtorta con commenti sempre più sadici (…). Di fronte a questo Giuda (…) pronto ad assalire come un cane feroce, Gesù si mette a parlare di donne e di sesso. Gli rinfaccia di essersi venduto a Satana e di averlo servito in tutte le tentazioni presentategli, gli rivela confidenze molto intime sul come egli riuscì invece sempre a superare il desiderio sessuale di giacere con donne (…) gli comunica che Dio è senza lussuria e che Lui, Figlio di Dio, patì le tentazioni oscene per dimostrare che anche l’uomo può essere senza lussuria, anzi si fa sempre più confidenziale con colui che proprio pochi minuti prima pareva una apparizione demoniaca.”

    Postilla dell’AP: il tentativo di salvare Giuda e la sacrosanta affermazione della purezza di Gesù, che tutti i suoi discepoli sono tenuti ad imitare, appaiono all’autore solo come qualcosa di farsesco. Si palesa quindi una grave anomia: il paziente appare del tutto fuori posto nel ruolo di prete che si ostina ad occupare.

    (continua)

    Leggi tutto...

 
 
 
© I TRIGOTTI
Tutti i diritti riservati - Informativa Cookies

Credits www.dpsonline.it