Genova, 28 Maggio 2017 01.00





 
AQUILE E VIPERE » FILM

 

Film

30
DICEMBRE
2015
Articolo letto 446 volte

ORO O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_vipera

And the winner is …….

Ecco i vincitori della prossima Vipera di latta:
Produttore, regista, attori e tutti gli altri colpevoli del film “Stargate”.
 
Segue un commento su questo apparentemente innocuo film di fantascienza scritto da Emilio Biagini:

  

STARGATE:

COME GLI EROICI SOLDATI E I GENIALI SCIENZIATI

A STELLE E STRISCIE PORTARONO LA LIBERTÀ

AL TERZO MONDO IN IMPAZIENTE ATTESA

    Interpretato da Kurt Russell e James Spader, e diretto da Roland Emmerich (il quale, nel 2015, si è reso benemerito presso gli omosessuali dirigendo un film sulla rivolta di Stonewall del 1969), Stargate è un film di fantascienza del 1994, in cui un piccolo reparto di soldati statunitensi, comandati dal colonnello Kurt Russell e accompagnati dal geniale egittologo James Spader, varcano un portale stellare (non chiedetemi cone funziona) che li trasporta dall’altra parte dell’universo, dove un altro portale stellare li scodella su un pianeta dove esiste una popolazione molto somigliante a quella nordafricana del pianeta Terra, e con imponenti tracce di civiltà egizia, rappresentati da una copia perfetta della piramide di Giza. I locali arabi sono impegnati a scavare minerale radioattivo da consegnare a un despota stellare che li tiene schiavi.

Il despota arriva a bordo di un’astronave a forma di piramide, che si incastra sulla copia locale della piramide di Giza, mentre l’egittologo stringe una tenera amicizia con una dolce fanciulla araba, che il capo arabo gli offre come moglie. Il despota stellare è in realtà un vecchissimo alieno che ha scoperto il modo di ringiovanire e di rinascere mediante un trattamento ad alta tecnologia spaziale in uno speciale sarcofago ultratecnologico (non chiedetemi come funziona) che restituisce vegliardi alla più fiorente gioventù e cadaveri alla vita più vispa e saltellante.

Il despota stellare si rende conto che l’arrivo degli intrepidi soldati a stelle e striscie è una grave minaccia al suo impero, tanto più che il colonnello Kurt Russell, all’insaputa di tutti, si è portato dietro una bombetta atomica per ogni evenienza. Infatti con gli alieni non si sa mai. Russell vorrebbe far saltare con la bombetta il portale stellare locale, in modo da interrompere per sempre ogni comunicazione con la Terra, salvando il nostro pianeta da future invasioni spaziali, ma il despota sventa la minaccia impadronendosi della bombetta, e si prepara a rispedirla sulla Terra, dopo averla potenziata col minerale radioattivo estratto dagli schiavi arabi, in modo da generare un’esplosione capace di distruggere l’umanità.

Il despota commette però l’errore di dare un’arma (stellare, naturalmente, e non chiedetemi come funziona) in mano a James Spader perché uccida i suoi compagni davanti al popolo radunato. L’obiettivo del despota sarebbe quello di mostrare agli schiavi che il geniale egittologo, venerato dagli arabi per il simbolo del dio Ra che porta appeso al collo, non è che un servo a lui obbediente. Ma Spader, all’ultimo momento, punta l’arma sugli sgherri del despota e ne fa secco uno. Questo è il segnale dell’insurrezione dei giovani arabi più illuminati, disapprovata però dal capo, il quale crede, come la maggior parte del suo superstizioso popolo, che sia il despota che i suoi scagnozzi siano dei.

Il momento cruciale del film giunge quando l’egittologo dimostra agli stupiti arabi che i guerrieri del despota stellare non sono affatto dei, e tanto meno un dio è l’aborrito despota. Abbattute così le divinità, gli arabi fanno causa comune con gli eroici liberatori americani, e dopo una violenta battaglia, recuperano la bombetta e costringono il despota a reimbarcarsi sulla sua astronave a forma di piramide per sottrarsi al linciaggio. Intanto però la bombetta è stata innescata, fa tic tac e sta per esplodere. Ma, con un colpo di genio, il colonnello Russell e l’egittologo Spader riescono a teletrasportare l’ordigno sull’astronave che ormai ha decollato e si sta allontanando nello spazio con il cattivo alieno a bordo. Costui fa finalmente una brutta fine e, grazie ai liberatori americani, gli arabi del pianeta possono tripudiare, in un grande americanoso tripudio di americanica tripudiosità.

Un’innocua storia di fantascienza? Non proprio. Piuttosto un pesante esercizio di propaganda imperialistica, che comunica un ben preciso messaggio: “Ecco, arriviamo noi a portare la libertà. Solo noi sappiamo che cos’è. La libertà americana vi farà liberi e potrete cercare la felice felicità americana come più vi aggrada, dopo che avrete accettato il nostro modo di vita, dopo che avrete distrutto i vostri dei e i vostri capi, dopo che sarete diventati piccole copie del grande modello americano, l’unico valido per tutti i popoli, tutte le culture, tutti gli uomini, tutte le donne, tutti gli arci-indecisi.”

EMILIO BIAGINI


07
LUGLIO
2015
Articolo letto 541 volte

ORO O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_vipera

And the winner is …….

Ecco i vincitori della prossima Vipera di latta:
Produttore, regista, attori e tutti gli altri colpevoli del film “Ultimatum alla Terra”.
 
Segue un commento su questo apparentemente innocuo film di fantascienza scritto da Emilio Biagini:

 
 ULTIMATUM ALLA TERRA:

LE MEGABANCHE MONDIALISTE NON PERDONANO

The day the Earth stood still-1

  Con il titolo originale “The day the Earth stood still”, prodotto dalla Twentieth Century Fox e interpretato da Michael Rennie in veste di alieno e diretto da Robert Wise (che dirigerà poi il buonista e pacifista Star Trek), questo film del 1951 propone l’edificante storia ultrapacifista del disco volante che un bel giorno atterra a Washington. Ne esce Michael Rennie pieno di buone intenzioni, ma subito uno dei militari mandati a circondare l’astronave gli spara, ferendolo. Esce allora dal velivolo alieno un gigantesco robot che dirige un raggio su tutte le armi presenti, distruggendole. Il ferito viene portato all’ospedale, dove in brevissimo tempo guarisce, grazie non alle cure dei medici terrestri ma per le sue straordinarie conoscenze mediche extraterrestri.

Leggi tutto...


20
DICEMBRE
2012
Articolo letto 2656 volte

ORO O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_vipera

And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Vipera di latta:

LA FURIA DEI TITANI (Regia: Jonathan Liebesman; soggetto: Greg Berlandi e Dan Mazeau; sceneggiatura: Dan Mazeau e David Leslie Johnson; produzione: Werner Brothers)

 

Segue un commento su questo papocchio, di Emilio Biagini:

  

Rumorosissimo e costosissimo pasticcio pseudo-mitologico. Non si capisce davvero che c'entrino i Titani, dato che si tratta di una lotta intestina fra dei dell'Olimpo, in cui il maxi-cattivo è rappresentato da Crono, che somiglia moltissimo al Balrog del "Signore degli Anelli".

 


 

Anzi, l'intero film è in larga misura una scopiazzatura dell'episodio delle miniere di Moria del "Signore degli Anelli", più un bel po' di pareti e rocce in movimento, che ricordano da vicino i film della serie di Harry Potter.

Originalità zero.

Ma un punto è particolarmente significativo: gli dei vivono solo grazie alle preghiere degli uomini e muoiono, naturalmente senza traccia di resurrezione. Ergo lo sprovveduto spettatore è sottilmente indotto a pensare che la divinità non ha esistenza e potere proprio. Il papocchio pseudo-mitologico diventa una implicita propaganda dell'ateismo.

Non c'è ormai un film uscito dalla disgustosa bolgia di Hollywood che non sia un attacco più o meno subdolo alla religione, non solo al Cattolicesimo, ma alla religione in toto (a meno che non si tratti dell'islam, sempre trattato coi guanti di velluto).


03
DICEMBRE
2012
Articolo letto 2026 volte

ORO O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_aquila

Abbastanza meritevole del più alto riconoscimento, con qualche riserva, ci è apparso questo film:

DUNS SCOTO (regista, soggettista e sceneggiattore Fernando Muraca, una produzione dei Francescani dell'Immacolata).

Segue un commento di Emilio Biagini:

Splendida l'idea, con dialoghi di alto valore filosofico e teologico. Purtroppo il tutto è stato realizzato come le classiche nozze coi fichi secchi, per evidente scarsità di mezzi finanziari. La storia è frammentaria. Dapprima il protagonista è presentato come un ragazzino tonto, improvvisamente diventa un grande pensatore: non si capisce, dal film, come abbia potuto succedere; si sa che il ragazzo domandò alla Madonna di farlo diventare intelligente ma il film non ci mostra l'avvenimento, che sarebbe stato molto semplice ed economico filmare, perché sarebbe bastato, come ambiente, mettere un inginocchiatoio e una statuetta della Vergine. Inoltre il protagonista è costretto ad allontanarsi da Parigi perché non vuole firmare contro il Papa; poi d'improvviso lo ritroviamo di nuovo a Parigi senza sapere come mai ha potuto ritornare. Nell'insieme si è visto poco perché molte scene erano estremamente scure, e soprattutto si è sentito poco a causa di un audio di qualità scadente, con i dialoghi spesso coperti da una musica dal volume troppo alto e di qualità non esimia. Sarebbe stato assai meglio mettere un discreto sottofondo di autentica musica medievale (gregoriano, polifonico aquitanico, Ars Nova di Parigi, Estampide Reali). Comunque lodevoli le buone intenzioni.

EMILIO BIAGINI


I TRIGOTTI

CHI SIAMO?
Ve lo diciamo in lingua matematica
t=b(1+1/2)=3m

E' necessaria una precisazione:
e sia ben chiaro noi non siamo bigotti.

 
I nostri articoli sono stati letti
volte
 
RICERCA

Per effettuare una ricerca interna al sito:

 
ULTIMO ARTICOLO
  • LA GRAMAGLIADE

    ovvero

    EPOPEA DI UNO SPIRITISTA NEMICO DI MARIA VALTORTA

     

    CAPITOLO QUARTO

    BESTEMMIE SUL GESÙ STORICO

    Quattordicesima puntata

    O Gramaglia, ma ti piace proprio arrampicarti sugli specchi?

    Sarà per caso perché hai il cervello di una mosca?

     

    Ed ecco una vera perla di erudizione, davvero degna del grande tuttologo, che afferma trionfalmente che Gesù parla di Galeno citandone vere e proprie presunte frasi un secolo prima della nascita del celebre medico di Pergamo (ca. 130 d.C. - ca. 200), e il suo interlocutore, un romano, non esita a riconoscere la citazione.

    “Oh, che trionfo! Valtortiani di tutto il mondo, unitevi e andate a nascondervi. Abbiamo in mano la prova che vi svergogna definitivamente. L’Evangelo contiene un plateale anacronismo, quindi è tutta fabulazione fantastica uscita da un cervello malato. Uah! Uah! Uah! Uah! Uah!”

    L’inconfondibile cachinno del “signore delle mosche” corona la grande soddisfazione del PAG.

    E invece no. Ancora una volta costui ha perduto una magnifica occasione di tacere. Ecco la dimostrazione.

    Le frasi attribuite a Galeno si trovano nel libro De usu partium. Lo stile di quest’opera è totalmente diverso da quello di tutte le altre ritenute di Galeno: queste hanno tutte un approccio rigorosamente scientifico sperimentale, al punto che le dottrine di Galeno dominarono la medicina occidentale per oltre un millennio, e solo nel Cinquecento, e con grande cautela, si cominciò a metterle in discussione.

    Al contrario, De usu partium è impregnato di teologia morale, cospicuamente assente in tutte le altre opere galeniche. Non solo, ma si diffonde lungamente sulla peste di Atene del V sec. a.C., ma stranamente non fa parola di quella che colpì l’Impero romano sotto Marco Aurelio, di cui Galeno era medico personale. Infine, visto che circolavano sotto il suo nome opere non scritte da lui che gli venivano attribuite, sentì il bisogno di compilare un catalogo intitolato L’ordine dei miei libri, e in tale catalogo De usu partium non compare affatto.

    Tutto ciò ha permesso al Dott. Fernando La Greca, ricercatore in Storia romana, del Dipartimento di Studi umanistici dell’Università di Salerno, di spiegare che De usu partium dev’essere opera di un omonimo di Galeno vissuto molto prima di lui.

    Sensibile è quindi la carenza di approfondimento e di serio studio che distingue le continue, ossessive, invettive e calunnie del PAG contro la Valtorta e il suo Divino Maestro: un atteggiamento che riceverà presto ulteriori sberle dalle ricerche del La Greca di prossima pubblicazione, che confermano in pieno la narrazione valtortiana.

    La ormai proverbiale superficialità gramagliesca impregna l’ennesima, lunga e noiosissima nota (pp. 162-163) in cui il PAG si accanisce contro le frasi in lingue antiche riportate nell’Evangelo e che la veggente non trascrive con sufficiente precisione da soddisfare il grande tuttologo PAG.

    Questa è bella! Questa è proprio bella! Ridi, popolo: hai mai provato a trascrivere parole pronunciate in una lingua straniera che non conosci? Cosa credi che ne venga fuori? Ma andiamo: proprio il fatto che le trascrizioni siano imprecise è una prova che la veggente si limitava a scrivere quello che sentiva nelle visioni.

    Tralasciamo altre amenità del PAG, ma non si può che ridere di un’affermazione come questa (p. 163): “A Gesù vengono anche attribuite falsamente [sic] alcune dottrine ecclesiastiche, come quella secondo cui, dopo l’avvento del Verbo e dello Spirito, il suicidio di disperazione non è più perdonato da Dio, oppure la dottrina cattolica del Purgatorio.”

    Ma quale può essere l’origine di tali dottrine se non la Tradizione? E da dove deriva la Tradizione se non dall’insegnamento di Gesù che non è stato tutto registrato nei Vangeli, ma tramandato oralmente per essere poi ripreso dai Padri della Chiesa e promulgato nei Concili? Ma per il PAG, visto che per l’ermeneutica ecc. ecc., Cristo non è Dio e le dottrine della Chiesa si sono formate per processo storico, magari il Salvatore non ne sapeva niente di come sarebbe stata la Chiesa futura.

    Nella stessa pagina, imperterrito il PAG continua la sua arrampicata sugli specchi (ibid.): “Giuda viene fatto rimproverare dal Maestro per una frase nei riguardi di Erode che invece Lc 13, 32 mette proprio in bocca a Gesù.” Il testo di Luca dice: “Rispose loro: ‘Andate a dire a quella volpe: Ecco, io caccio i demoni e opero delle guarigioni, oggi e domani; e il terzo giorno avrò terminato’.” Nell’Evangelo valtortiano la frase di Gesù suona così: “(…) andate a dire a quella vecchia volpe che Colui che egli cerca è a Gerusalemme. Infatti io vengo cacciando i demoni, operando guarigioni senza nascondermi. E lo faccio e lo farò oggi, domani e dopodomani, finché il mio tempo non sarà finito.” (Cap. 363.9). Giuda non dice nulla in questo caso, ma parla invece in altra occasione, con espressione molto forte: “La vecchia volpe malvagia e lussuriosa.” Lo dice a freddo, senza provocazione, perché non vi è nessuna minaccia, in quel momento, mentre nell’altro caso vi era minaccia, dato che alcuni farisei erano venuti ad avvertire Gesù che Erode intendeva ucciderlo, e Gesù ammonisce Giuda: “Non giudicate. Vi è Dio che giudica (…).” (Evangelo 72.6). Evidente il tono misurato di Gesù in confronto alla furiosa invettiva dell’Iscariota suscitata solo dal fatto di aver visto alcune case che erano di proprietà appunto di Erode. Nelle sue smanie valtortofobe, il PAG ha evidentemente confuso i due episodi.

    Ma che importa al PAG, visto che la dottrina cristiana non è per lui che un mito? Va infatti fabulando (pp. 163-164) che nell’Evangelo “è ripresa pure la spiegazione mitica del peccato originale della tradizione agostiniana: le singole anime sarebbero create da Dio senza peccato ma tale stato durerebbe solo un istante: un millesime di attimo, perché il peccato originale, contratto a contatto con la carne, le ucciderebbe immediatamente dopo il fulmineo istante creativo.” E si capisce: Sant’Agostino dava spiegazioni mitiche scaturite dal suo cervello, forse in stato di trance leggera. Una buffonata dopo l’altra. Come se dietro a Sant’Agostino non vi fosse la Tradizione, da lui interpretata col suo impareggiabile genio e la sua profonda fede. E chi è l’autore della Tradizione se non l’onnisciente Uomo-Dio?

    Macché onnisciente, si tratta di anacronismi, sentenzia il PAG, e ne sbrodola una lunga, penosa lista, corredata dalle solite, deliranti, lunghissime note a pie’ di pagina (pp. 164-168). Vediamone solo qualche esempio. Gesù insegna e pratica la Confessione cattolica auricolare [e chi doveva istituirla, se non Lui?]; parla della Trinità in termini niceno-constantinopolitani, definendosi il Verbo di Dio consustanziale al Padre [e come doveva definirsi?]; spiega la radice di verità presente in tutte le religioni come “ricordo” dell’atto fulmineo in cui l’anima venne creata [che c’è di strano?]; prende posizione contro il conferimento del sacerdozio ministeriale alle donne [le donne preti o addirittura vescovi dei protestanti sono invece un bel progresso, vero?]; rivela l’esistenza del Purgatorio e del Limbo [con evidente fastidio del PAG e dei protestanti]; offre una perfetta trattazione tridentina sui Sacramenti [e ciò non vuol forse dire che il Concilio di Trento, ispirato dallo Spirito Santo, ha seguito la sacrosanta Tradizione e aveva dunque ragione in tutto e per tutto?]; sviluppa la dottrina del Papato secondo i canoni del Concilio Vaticano Primo [vale quanto detto sul Concilio di Trento]; e quella del Corpo Mistico, secondo la nota enciclica di Pio XII [un grande Papa che sta sullo stomaco al PAG, così come, evidentemente, gli pesa la dottrina del Corpo Mistico].

    Ma l’odio più viscerale del PAG – quello che veramente rivela lo stato della sua fede e della sua anima – si scatena contro la Vergine Maria: Gesù, al quale, come abbiamo visto, l’illuminato tuttologo ha diagnosticato la schizofrenia e che ha gratificato di innumerevoli bestemmie, “si concede ad un madonnismo (sic!) di bassa lega, asserendo che il Paradiso sarebbe incompleto se Dio non vi potesse contemplare quel Giglio vivo che è Maria” (p. 166); proclama il dogma di Maria corredentrice (…) e dichiara sua madre la Madre dei redenti (…)” e via di questo passo.

    Si direbbe che tutte le verità sacrosante intorno alla Madonna, che consolano il credente, siano invece fuoco d’inferno per quest’anima di prete che non può sopportarle, e le riferisce con malcelato disgusto e col sottinteso che si tratti solo di sciocchezze.

    In una delle solite fluviali e deliranti note (pp. 167-168) il PAG insiste: “Il madonnismo di cattivo gusto cresce a partire dall’ottobre 1947”, e fra gli esempi di tale cattivo gusto il PAG annovera l’esortazione a dire il Rosario: hai proprio ragione, caro PAG, a detestare il Rosario: infatti è la preghiera più efficace contro i demoni. E quindi prosegue: “il 23 ottobre 1947 eccoti arrivare Gesù che, col suo solito infallibile fiuto pontificio (sic!), ordina di celebrare un Anno Santo con la definizione del dogma dell’Assunzione di Maria. Era proprio quello che Pio XII desiderava! [ecco un Papa sul quale il PAG non manca ad ogni occasione di riversare le sue frustrazioni] (…). E siccome tutti avevano preso la malattia (sic!) della devozione a Maria, la Valtorta il 30 ottobre 1947 crede di essere dotata di poteri straordinari per averlo intuito (…).”

    Al disprezzo per la devozione mariana, il PAG unisce evidentemente una profonda stizza nel constatare l’accordo degli Scritti valtortiani con il Magistero della Chiesa.

    Il blabla gramagliesco continua con la solita solfa (p. 168): “Affetta da narcisismo, oltre che da allucinazioni, il venerdì 3 marzo 1944 Maria Valtorta si fece dire da Gesù che i luoghi santi della Palestina, descritta nel romanzo da visionaria (…) erano veramente autentici, così come li vedevano i contemporanei dello stesso Gesù (…) perché gli ambienti della Terra Santa, dopo venti secoli di profanazioni, non erano più quelli che erano stati santificati dalla sua divina presenza (…)”.

    E con ciò? La Terra Santa è stata calpestata da innumerevoli eserciti, saccheggiata, rasa al suolo e il tutto ricostruito in sempre nuovi stili; e chi potrebbe aspettarsi di ritrovarla come la vedeva il Salvatore? Ma anche un fatto ovvio come questo urta i delicati nervi del PAG valtortofobo, che rincara la dose (ibid.): “Il 4 giugno 1945 Gesù le fece vedere come era la spiaggia del lago di Tiberiade presso Corozim, prima dell’interramento dovuto alle alluvioni bimillenarie; la rivelazione si concluse con un insulto ai biblisti e agli archeologi.” In realtà Gesù è sempre ben lontano dall’insultare alcuno: si limita a parlare, ben a proposito, di “dottori difficili”.

    Ecco il brano originale (Evangelo, Cap. 179.1): “Ora la città non sembra più sulle rive del lago, ma un poco in dentro nel retroterra. E ciò sconcerta gli studiosi. La spiegazione si deve cercare nell’interramento del lago da questa parte, dovuto a venti secoli di terriccio depositato dal fiume e ad alluvioni e frane scese dai colli di Betsaida. Allora la città era proprio all’imbocco del fiume nel lago, e anzi le barche più piccole, e nelle stagioni più ricche d’acque, risalivano per un buon tratto, fino a quasi l’altezza di Corozim, il fiume stesso, che serviva però sempre da porto e ricovero sulle sue rive alle barche di Betsaida nei giorni di burrasca del lago. Questo non per te, alla quale poco importa, ma per i dottori difficili.”

    Ecco di nuovo i delicatissimi nervi dell’erudito biblista sussultare al minimo urto che metta in forse l’infallibilità della sua “scienza”, che diguazza nel greco biblico e nell’ebraico ma è piuttosto a secco in fatto di geografia fisica e geomorfologia, discipline che confermano in pieno la plausibilità di quanto Gesù spiega nel brano riportato sopra.

     (continua)

    Leggi tutto...

 
 
 
© I TRIGOTTI
Tutti i diritti riservati - Informativa Cookies

Credits www.dpsonline.it