Genova, 27 Luglio 2017 14.38





 
AQUILE E VIPERE » FILM

 

Film

30
DICEMBRE
2015
Articolo letto 505 volte

ORO O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

Abbiamo deciso di premiare con opportuni segni del nostro apprezzamento le opere letterarie e cinematografiche che hanno attratto il nostro interesse. Questa rubrica viene aggiornata quando ci pare e il nostro giudizio è inappellabile.

I TRIGOTTI

-Figura_vipera

And the winner is …….

Ecco i vincitori della prossima Vipera di latta:
Produttore, regista, attori e tutti gli altri colpevoli del film “Stargate”.
 
Segue un commento su questo apparentemente innocuo film di fantascienza scritto da Emilio Biagini:

  

STARGATE:

COME GLI EROICI SOLDATI E I GENIALI SCIENZIATI

A STELLE E STRISCIE PORTARONO LA LIBERTÀ

AL TERZO MONDO IN IMPAZIENTE ATTESA

    Interpretato da Kurt Russell e James Spader, e diretto da Roland Emmerich (il quale, nel 2015, si è reso benemerito presso gli omosessuali dirigendo un film sulla rivolta di Stonewall del 1969), Stargate è un film di fantascienza del 1994, in cui un piccolo reparto di soldati statunitensi, comandati dal colonnello Kurt Russell e accompagnati dal geniale egittologo James Spader, varcano un portale stellare (non chiedetemi cone funziona) che li trasporta dall’altra parte dell’universo, dove un altro portale stellare li scodella su un pianeta dove esiste una popolazione molto somigliante a quella nordafricana del pianeta Terra, e con imponenti tracce di civiltà egizia, rappresentati da una copia perfetta della piramide di Giza. I locali arabi sono impegnati a scavare minerale radioattivo da consegnare a un despota stellare che li tiene schiavi.

Il despota arriva a bordo di un’astronave a forma di piramide, che si incastra sulla copia locale della piramide di Giza, mentre l’egittologo stringe una tenera amicizia con una dolce fanciulla araba, che il capo arabo gli offre come moglie. Il despota stellare è in realtà un vecchissimo alieno che ha scoperto il modo di ringiovanire e di rinascere mediante un trattamento ad alta tecnologia spaziale in uno speciale sarcofago ultratecnologico (non chiedetemi come funziona) che restituisce vegliardi alla più fiorente gioventù e cadaveri alla vita più vispa e saltellante.

Il despota stellare si rende conto che l’arrivo degli intrepidi soldati a stelle e striscie è una grave minaccia al suo impero, tanto più che il colonnello Kurt Russell, all’insaputa di tutti, si è portato dietro una bombetta atomica per ogni evenienza. Infatti con gli alieni non si sa mai. Russell vorrebbe far saltare con la bombetta il portale stellare locale, in modo da interrompere per sempre ogni comunicazione con la Terra, salvando il nostro pianeta da future invasioni spaziali, ma il despota sventa la minaccia impadronendosi della bombetta, e si prepara a rispedirla sulla Terra, dopo averla potenziata col minerale radioattivo estratto dagli schiavi arabi, in modo da generare un’esplosione capace di distruggere l’umanità.

Il despota commette però l’errore di dare un’arma (stellare, naturalmente, e non chiedetemi come funziona) in mano a James Spader perché uccida i suoi compagni davanti al popolo radunato. L’obiettivo del despota sarebbe quello di mostrare agli schiavi che il geniale egittologo, venerato dagli arabi per il simbolo del dio Ra che porta appeso al collo, non è che un servo a lui obbediente. Ma Spader, all’ultimo momento, punta l’arma sugli sgherri del despota e ne fa secco uno. Questo è il segnale dell’insurrezione dei giovani arabi più illuminati, disapprovata però dal capo, il quale crede, come la maggior parte del suo superstizioso popolo, che sia il despota che i suoi scagnozzi siano dei.

Il momento cruciale del film giunge quando l’egittologo dimostra agli stupiti arabi che i guerrieri del despota stellare non sono affatto dei, e tanto meno un dio è l’aborrito despota. Abbattute così le divinità, gli arabi fanno causa comune con gli eroici liberatori americani, e dopo una violenta battaglia, recuperano la bombetta e costringono il despota a reimbarcarsi sulla sua astronave a forma di piramide per sottrarsi al linciaggio. Intanto però la bombetta è stata innescata, fa tic tac e sta per esplodere. Ma, con un colpo di genio, il colonnello Russell e l’egittologo Spader riescono a teletrasportare l’ordigno sull’astronave che ormai ha decollato e si sta allontanando nello spazio con il cattivo alieno a bordo. Costui fa finalmente una brutta fine e, grazie ai liberatori americani, gli arabi del pianeta possono tripudiare, in un grande americanoso tripudio di americanica tripudiosità.

Un’innocua storia di fantascienza? Non proprio. Piuttosto un pesante esercizio di propaganda imperialistica, che comunica un ben preciso messaggio: “Ecco, arriviamo noi a portare la libertà. Solo noi sappiamo che cos’è. La libertà americana vi farà liberi e potrete cercare la felice felicità americana come più vi aggrada, dopo che avrete accettato il nostro modo di vita, dopo che avrete distrutto i vostri dei e i vostri capi, dopo che sarete diventati piccole copie del grande modello americano, l’unico valido per tutti i popoli, tutte le culture, tutti gli uomini, tutte le donne, tutti gli arci-indecisi.”

EMILIO BIAGINI


07
LUGLIO
2015
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ORO O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

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And the winner is …….

Ecco i vincitori della prossima Vipera di latta:
Produttore, regista, attori e tutti gli altri colpevoli del film “Ultimatum alla Terra”.
 
Segue un commento su questo apparentemente innocuo film di fantascienza scritto da Emilio Biagini:

 
 ULTIMATUM ALLA TERRA:

LE MEGABANCHE MONDIALISTE NON PERDONANO

The day the Earth stood still-1

  Con il titolo originale “The day the Earth stood still”, prodotto dalla Twentieth Century Fox e interpretato da Michael Rennie in veste di alieno e diretto da Robert Wise (che dirigerà poi il buonista e pacifista Star Trek), questo film del 1951 propone l’edificante storia ultrapacifista del disco volante che un bel giorno atterra a Washington. Ne esce Michael Rennie pieno di buone intenzioni, ma subito uno dei militari mandati a circondare l’astronave gli spara, ferendolo. Esce allora dal velivolo alieno un gigantesco robot che dirige un raggio su tutte le armi presenti, distruggendole. Il ferito viene portato all’ospedale, dove in brevissimo tempo guarisce, grazie non alle cure dei medici terrestri ma per le sue straordinarie conoscenze mediche extraterrestri.

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20
DICEMBRE
2012
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ORO O LATTA: QUESTO È IL PROBLEMA

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I TRIGOTTI

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And the winner is …….

Ecco il vincitore della prossima Vipera di latta:

LA FURIA DEI TITANI (Regia: Jonathan Liebesman; soggetto: Greg Berlandi e Dan Mazeau; sceneggiatura: Dan Mazeau e David Leslie Johnson; produzione: Werner Brothers)

 

Segue un commento su questo papocchio, di Emilio Biagini:

  

Rumorosissimo e costosissimo pasticcio pseudo-mitologico. Non si capisce davvero che c'entrino i Titani, dato che si tratta di una lotta intestina fra dei dell'Olimpo, in cui il maxi-cattivo è rappresentato da Crono, che somiglia moltissimo al Balrog del "Signore degli Anelli".

 


 

Anzi, l'intero film è in larga misura una scopiazzatura dell'episodio delle miniere di Moria del "Signore degli Anelli", più un bel po' di pareti e rocce in movimento, che ricordano da vicino i film della serie di Harry Potter.

Originalità zero.

Ma un punto è particolarmente significativo: gli dei vivono solo grazie alle preghiere degli uomini e muoiono, naturalmente senza traccia di resurrezione. Ergo lo sprovveduto spettatore è sottilmente indotto a pensare che la divinità non ha esistenza e potere proprio. Il papocchio pseudo-mitologico diventa una implicita propaganda dell'ateismo.

Non c'è ormai un film uscito dalla disgustosa bolgia di Hollywood che non sia un attacco più o meno subdolo alla religione, non solo al Cattolicesimo, ma alla religione in toto (a meno che non si tratti dell'islam, sempre trattato coi guanti di velluto).


03
DICEMBRE
2012
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I TRIGOTTI

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Abbastanza meritevole del più alto riconoscimento, con qualche riserva, ci è apparso questo film:

DUNS SCOTO (regista, soggettista e sceneggiattore Fernando Muraca, una produzione dei Francescani dell'Immacolata).

Segue un commento di Emilio Biagini:

Splendida l'idea, con dialoghi di alto valore filosofico e teologico. Purtroppo il tutto è stato realizzato come le classiche nozze coi fichi secchi, per evidente scarsità di mezzi finanziari. La storia è frammentaria. Dapprima il protagonista è presentato come un ragazzino tonto, improvvisamente diventa un grande pensatore: non si capisce, dal film, come abbia potuto succedere; si sa che il ragazzo domandò alla Madonna di farlo diventare intelligente ma il film non ci mostra l'avvenimento, che sarebbe stato molto semplice ed economico filmare, perché sarebbe bastato, come ambiente, mettere un inginocchiatoio e una statuetta della Vergine. Inoltre il protagonista è costretto ad allontanarsi da Parigi perché non vuole firmare contro il Papa; poi d'improvviso lo ritroviamo di nuovo a Parigi senza sapere come mai ha potuto ritornare. Nell'insieme si è visto poco perché molte scene erano estremamente scure, e soprattutto si è sentito poco a causa di un audio di qualità scadente, con i dialoghi spesso coperti da una musica dal volume troppo alto e di qualità non esimia. Sarebbe stato assai meglio mettere un discreto sottofondo di autentica musica medievale (gregoriano, polifonico aquitanico, Ars Nova di Parigi, Estampide Reali). Comunque lodevoli le buone intenzioni.

EMILIO BIAGINI


I TRIGOTTI

CHI SIAMO?
Ve lo diciamo in lingua matematica
t=b(1+1/2)=3m

E' necessaria una precisazione:
e sia ben chiaro noi non siamo bigotti.

 
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    I TRIGOTTI

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    And the winner is …….

    Ecco il vincitore di una doppia Aquila d’oro:

    Un saggio controcorrente di eccezionale profondità filosofica e scientifica, che dovrebbe essere meditato e letto da tutti:

    ETTORE GOTTI TEDESCHI (2017) DIo è meritocratico, Prefazione del Rev. Prof. Nicola Bux, Editrice Giubilei Regnani

     Recens.E.Gotti Tedeschi-Dio  meritocratico

    Segue una recensione a cura di Emilio Biagini 

     

    Come sottolinea la prefazione del Rev. Prof. Nicola Bux, questo è un libro che viene in soccorso della Fede minacciata dai subdoli errori della gnosi e dal mito del “dialogo” che paralizza il giudizio e la testimonianza cristiana, vanificando il munus docendi, regendi et sanctificandi che è proprio della Chiesa.

    Il libro, di straordinaria rilevanza e profondità, è diviso in tre parti: (1) Gli attacchi alla Chiesa, (2) Le prospettive confuse, (3) Le ragioni per reagire.

    Gli attacchi alla Chiesa sono la manifestazione di un tragico regresso al paganesimo. Il comportamento di Pilato è da perfetto democratico odierno, relativista laico e opportunista che confonde i valori e affida il compito di stabilire il vero e giusto all’ondivaga maggioranza.

    Il tentativo di relativizzare la Chiesa viene da lontano. L’Autore cita a questo proposito un libretto del 1906, di don Cabrol, abate di Saint-Michel, dal titolo Les origines liturgiques, che si direbbe abbia ispirato le infelicissime riforme liturgiche post-Concilio Vaticano II, e cerca di mettere in discussione la liturgia della tradizione, affermando, con zuccheroso buonismo, che: “Il culto cattolico non viene da Gesù. Gesù non aveva liturgia, era nemico delle formule vuote, delle pratiche esteriori, voleva un culto intimo, quello del cuore, ed era il culto libero del Padre, che consiste nella sottomissione filiale a Dio, nell’amore, nella fede; respinge i riti esteriori, vuole una religione senza sacerdoti e senza altari e non ammette altro tempio che l’anima.”

    Val tuttavia la pena di ricordare se i nuovi farisei non avessero eretto una ferrea quanto iniqua barriera contro gli Scritti di Maria Valtorta, sarebbe chiaro che Cristo ha espressamente istituito tutti i sette Sacramenti. E se si minano i Sacramenti, con i quali, come ci ricorda il Rev. Prof. Bux nel suo prezioso libro Con i Sacramenti non si scherza, si cancella la grazia e viene minata tutta la dottrina.

    Diventa allora più facile separare dogma e pastorale, poi dottrina e prassi. Così si lascia silenziosamente cadere nel dimenticatoio la Verità e non si evangelizza più, perché sarebbe proselitismo. Quando la gente non sa più il catechismo, è facile aggredire la dottrina. I principali argomenti sotto revisione progressista sono: 1) l’ateismo (atei = “credenti anonimi”, ma come può avere fede salvifica chi rifiuta coscientemente la Verità?; 2) il mistero trinitario e dell’Incarnazione (Gesù sarebbe una grazia assimilabile a una creazione, quindi una semplice creatura e non Dio): 3) esistenza di Satana (una semplice idea del male, come vaneggia il boss della ghenga gesuitica); 4) peccato originale (identificato con un generico “peccato del mondo”, e perciò diluito nel nulla); 5) umanizzazione di Cristo (trasformato in un semplice simbolo della fede, quindi senza funzione salvifica); 6) madre di Dio, Maria santissima (contro la quale vengono insinuate fandonie che ne mettono in dubbio la verginità perpetua); 7) autorità della Chiesa (che i progressisti vorrebbero cancellare, a meno che non siano i progressisti stessi collocati in posizioni chiave, dove poter far danno); 8) transustanziazione (negazione del sacrosanto dogma tridentino); 9) giustificazione (rivalutazione della giustificazione luterana per sola fede, con la comoda abolizione del Sacramento della Confessione); 10) “morale di situazione” (elastica secondo le mitiche “esigenze” dei tempi, ossia secondo il proprio comodo); 11) secolarizzazione del Cristianesimo e della Chiesa (accantonamento dei dogmi e chiese usate per funzioni laiche). Sotto molti punti di vista questa sembra la descrizione della neochiesa sotto la cura Bergoglio.

    Nulla confonde le prospettive più della malefica gnosi (“conoscenza” offerta ad Adamo ed Eva da Lucifero, per illuderli di poter diventare come Dio). Dio sarebbe occulto e non conoscibile. Solo per “evoluzione” si convertirebbe nel mondo e nell’uomo stesso. La salvezza per l’uomo sarebbe nel mondo e in se stesso, grazie alla scienza e alla tecnica, senza più trascendenza. La teologia progressista si ispira a questo nichilismo per costruire lo “gnosticismo cristiano” che nega il peccato originale e la figura di Lucifero. L’uomo perciò non è corrotto e quindi non ha bisogno di Redenzione, né di Salvezza, né di Cristo né tanto meno della Chiesa, della Madre di Dio, dei Sacramenti.

    Ecco la diabolica confusione mediante la quale la teologia diventa antropologia. La dottrina si luteranizza, separando fede da opere, contando sulla coscienza soggettiva, sulla grazia ottenuta senza merito e non sui Sacramenti, perdendosi in messaggi confusi su ambientalismo (recentemente anche neomalthusiano), ecumenismo, pacifismo, “accoglientismo” (migranti), anticapitalismo (le guerre le fa il potere economico) e simili, mentre è vero esattamente il contrario, poiché Dio, come l’autore giustamente non si stanca di sottolineare, è meritocratico, e la Sua grazia va meritata. La salvezza si ottiene lottando per imitare Cristo.

    In quest’epoca di confusione gli ‘intellettuali cattolici’ sono divisi come non mai. C’è chi vorrebbe richiamarsi alla Tradizione (e viene zittito), e vi è chi invece inneggia al necessario “progresso” della dottrina (e viene esaltato). I primi sarebbero ciechi conservatori e ottusi reazionari. I secondi sarebbero invece la forza viva della Chiesa, e dispongono delle prime pagine dei maggiori mezzi di stampa e persino la protezione della gerarchia. Coloro che sono fedeli alla Tradizione, invece, parlano solo su internet, vengono rimproverati continuamente, e mentre criticano e denunciano si leggono e si ascoltano sostanzialmente fra loro.

    Va tuttavia sottolineato che lo Spirito Santo agisce potentemente attraverso rivelazioni private a persone modeste come Maria Valtorta, le cui opere (in mano a un editore laico, perché la Chiesa le ha di fatto rifiutate) sono vendute a milioni di copie e tradotte in decine di lingue senza alcuna promozione pubblicitaria (che, anzi, si rivela controproducente, come se lo Spirito dicesse: “Lasciate fare a me”). Naturalmente i progressisti fingono di ignorare la Valtorta e la detestano. Ma quello che stupisce è la reazione stizzita di molti fedeli alla Tradizione che rifiutano simili aiuti celesti. Perché? Perché sono ingessati nella loro scienza, e non tollerano che Dio preferisca parlare attraverso i “piccoli”, come la povera semiparalitica Valtorta.

    Il regno di Dio non è di questo mondo, che è invece “dominato” dall’angelo ribelle. Ma Dio permise che ne prendesse possesso, “incorporandosi” nel mondo stesso (e non a caso gli ambientalisti lo considerano sacro). Perché la Redenzione ha rimesso la colpa del peccato originale, ma ha lasciato il male derivato da questo peccato? Ha dato così all’uomo la possibilità di espiare la colpa con la pena, che rappresenta la nostra partecipazione alla Passione di Cristo. Ma resta sempre la domanda: perché non impedire il male? Perché Dio non ha impedito al serpente di entrare nel Paradiso Terrestre?

    A queste inquietanti domande risponde la preziosa rivelazione a Maria Valtorta: l’uomo è perfettamente capace di scegliere il male anche da solo, senza alcuna tentazione diabolica, perché ha il libero arbitrio al pari degli angeli. Se il serpente non avesse causato il peccato originale, e quindi il germogliare del pentimento e dell’umiltà nell’uomo, sarebbe accaduto un disastro ben peggiore di quello attuale: dopo varie generazioni di vita pura e beata nel Paradiso terrestre, gli uomini avrebbero cominciato a illudersi di essere come Dio per virtù propria, e la Terra avrebbe finito per essere popolata di Luciferi. E neppure la prima caduta sarebbe bastata: Adamo ed Eva erano tutt’altro che consci del male compiuto: solo davanti al sangue di Abele i progenitori si resero conto di quello che avevano fatto, e solo allora iniziò il cammino di espiazione e redenzione del genere umano.

    Il demonio naturalmente non demorde, non vuole che l’uomo venga redento, e tanto più si accanisce quanto più si accorge di avere sempre meno tempo prima del rendiconto finale. Il suo obiettivo è far accettare agli uomini un panteismo ambientalista gnostico, che dovrebbe diventare la religione universale, schiacciando la Chiesa, ostile al mondo, e quindi “nemica”.

    Mentre i laicisti pretendono che la Chiesa relativizzi i suoi dogmi, i laici hanno creato i loro intangibili dogmi, e guai ad azzardarsi a contestarli, osservando quello che ognuno può vedere, ossia che “il re è nudo”. Sono i dogmi evoluzionista, ambientalista, neomalthusiano, omosessualista.

    L’autore acutamente osserva che, paradossalmente, più l’Occidente si stacca dal cristianesimo per essere “laico”, meno lo diventa. Infatti vorrebbe imporre una religione alternativa gnostico-ambientalista-massonica, un’omogeneizzazione culturale che servirà al potere per imporre un totalitarismo razionalista e pragmatico, con relativa perdita di democrazia, finché, a forza di giochetti di controllo delle nascite e d’immigrazione forzata, si finirà per approdare a una società dominata dalla legge coranica in cui sarà impossibile essere “laici”. È chiaro che il progetto diabolico è contraddittorio e destinato al fallimento.

    Sotto estremisti laicisti o islamici, o sotto entrambi, correremo il rischio di essere arrestati per pratiche superstiziose, quali assistere alla Santa Messa. Non a caso il Divino Maestro di Maria Valtorta ha profetizzato che la persecuzione finale sarà la più temibile e che all’avvento del “pastore idolo” sarà un bene la morte.

    Forse convinti che la corsa sull’orlo del baratro faccia bene alla salute, i poteri del mondialismo laicista, per bocca del direttore Generale dell’OMS, Hiroshi Nakajima nel 1992, affermarono che “l’etica cristiana non potrà mai più essere applicata in futuro”. L’ex presidente Usa, Obama, nel 2009 chiarì che il cosiddetto “diritto alla salute” consisterebbe in: “aborto senza restrizioni, eutanasia indiretta grazie a limitazione delle cure, negazione al diritto di coscienza”. Naturalmente un “governicchio”, del tipo di quelli che malgovernano l’Italia, da nessuno eletto, ma solo cooptato dai poteri forti stranieri e nemici, non sarà mai capace di rifiutare l’applicazione di questi principi, anche se capisse qualcosa e avesse voglia di fare qualcosa.

    È proprio del demonio tentare di confondere e far smarrire la ragione. Poiché non si può dimostrare che Dio non esiste, secolo dopo secolo, eretici e filosofi hanno manipolato la ragione umana, umiliandola fino alla negazione di poter conoscere Dio e la realtà: l’hanno trasformata in un’inventrice del reale, e quindi di Dio. Eresie e filosofie (umanesimo, empirismo, idealismo, razionalismo, positivismo ecc.) hanno progressivamente scardinato il pensiero e la fede religiosa, senza riuscire a sostituirla con alcunché di credibile.

    L’autore individua correttamente nell’evoluzionismo l’arma principale del nemico. Nessuna teoria scientifica è così “politica” come quella evoluzionistica-anticreazionista. Fin dal suo inizio essa era fondamentale per giustificare le innumerevoli atrocità dell’imperialismo britannico: serviva a dimostrare che, per le “razze inferiori” (irlandesi, indiani, africani ecc.), avere sul collo il piede ferrato di Albione era altamente benefico. Poi l’evoluzionismo è stato imposto per regolare la vita umana in totale “anarchia”, con regole puramente umane, dettate da mode e abitudini, e slegate da qualsiasi senso di peccato. L’evoluzionismo è contrario alla stessa scienza, non essendo dimostrabile e contraddice non solo la fede, ma anche la ragione.

    E vale qui la pena di aggiungere che nessuno ha mai osservato la nascita di una nuova specie, né in natura né in laboratorio. Esperimenti compiuti oltre settant’anni fa sulla Drosophila melanogaster per forzare (mediante radiazioni ionizzanti e composti alchilanti) la nascita di nuove specie sono falliti, poiché la specie originaria è stata soltanto rovinata, senza che comparisse alcun carattere genetico nuovo: si è verificata solo perdita di informazione genetica, senza acquisizione di alcun nuovo carattere. Ciononostante i testi della falsa scienza evoluzionistica, con perfetta malafede, presentano questi vecchi esperimenti falliti come un “successo” dell’evoluzionismo, benché dimostrino esattamente il contrario. Né sono stati tentati da allora nuovi esperimenti simili, non essendo possibile aspettarsi risultati differenti.

    Ardimentoso è il programma di lotta tracciato dall’autore: 1) Non è vero che la nostra civiltà “cattolica” è morta (restasse un solo fedele in tutto il mondo, lì è la Chiesa); 2) Abbiamo trovato il colpevole dell’attentato (la gnosi evoluzionista-ambientalista-malthusiana-omosessualista); 3) Non dobbiamo abbandonare la battaglia e reagire (affinché l’avvento della Verità e della Giustizia, che inevitabilmente porrà fine all’infamia diabolica, ci trovi ancora in trincea a combattere).

    Centrale a questo proposito è la riflessione sul male, e quindi sul demonio. Scrive l’autore: “Sant’Agostino aveva già definito gli ‘imbellettatori’ di satana, quelli cioè che ne ridimensionano il potere malefico (…): ‘i misericordiosi’. Ma questi ‘coccolatori’, ridimensionatori, leccacalzini, del ruolo del demonio, che avrebbero potuto essere suoi discepoli religiosamente devoti, siamo certi che oggi siano scomparsi?” Ricordiamo l’essenza del demonio come descritta nelle Sacre Scritture: “Volle esser come Dio, ma facendo a meno di Dio”. È l’identico peccato di superbia del moderno razionalismo, del modernismo, del progressismo teologico. “Ma chi doveva sorvegliare, dove stava?” esclama l’autore.

    Non è difficile rispondere: chi doveva sorvegliare, tradizionalista o progressista che fosse, era occupato (oltre che a giocare con compassi e grembiulini, e in altre attività sulle quali è bene stendere un pietoso velo di silenzio) a difendere i suoi privilegi di unico interprete autorizzato del Depositum Fidei: a nessuno era permesso di interferire, meno che mai i “piccoli”, proprio coloro dei quali Cristo disse: “Ti ringrazio, Padre, perché hai celato le cose ai sapienti e ai grandi e le hai rivelate ai piccoli”. Ma i piccoli non contavano: contavano le conoscenze altolocate e le lauree in teologia in prestigiose università pontificie.

    Così venivano tormentate e ridotte al silenzio le voci ispirate: ad esempio Maria Valtorta, la quale non volle piegarsi a permettere che i suoi Scritti venissero trattati da banale storia romanzata, come avrebbero voluto i Servi di Maria, i quali (oltre a fare spiritismo in convento) miravano ad arricchirsi sfruttando commercialmente gli Scritti medesimi, e furono diretta causa dei divieti di pubblicazione e della successiva messa all’Indice del Tesoro valtortiano.

    L’autore propone quattro ragioni per reagire. “Perché è la religione cattolica a dare il senso vero della vita, come il Creatore l’ha data alla creazione e come la creatura deve darlo alle proprie azioni. (…) Perché è la religione cattolica a dare razionalità al pensiero e perché è la Fede che eleva la razionalità e la custodisce. La razionalità Dio ce l’ha data ben fatta. Se ora sembriamo sragionare è perché avversiamo Dio confondendo la stessa ragione. (…) Perché è la religione cattolica a permettere di “capire” la storia. La storia insegna che i fatti avvengono perché sono stati pensati. (…) Perché è la religione cattolica a permettere di “fare” (e non subire) la storia.”. Infatti, “quando il Creatore decise di fare la Creazione e poi la creatura, certo non lo fece per sbaglio, accidentalmente, bensì per uno scopo.”

    L’autore affronta poi il problema su cosa dovrebbe fare la Chiesa oggi, e lo scioglie evidenziando ciò che il nemico vorrebbe che la Chiesa facesse, per sottolineare che è invece indispensabile fare l’esatto contrario.

    Che vuole il nemico? Vuole, come si evince dai deliri di Paolo Flores d’Arcais e simili portavoce della dissoluzione, che la Chiesa: 1) rinunci a risvegliare e rievangelizzare il mondo per salvarlo; 2) cessi di combattere il relativismo, 3) non riproponga il problema antropologico, 4) non riaffermi l’infallibilità papale, 5) non confermi il primato delle idee sul cosiddetto “reale” (per “reale” dovendo intendersi il mondo sconvolto dal vizio e dai deliri dei cosiddetti intellettuali), 6) non contrasti più il pensiero debole e quello darwinista, 7) smetta di affermare il primato della libertà e di opporsi alle ideologie ambientalista e omosessualista, 8) smetta di affermare che la miseria morale genera quella materiale, 9) rinunci a una riforma liturgica che permetta un ritorno alla tradizione, 10) consideri peccaminoso fare proselitismo, 11) dichiari che si evangelizza meglio senza promuovere azioni attive (ossia in pratica non facendo nulla), 12) agisca in modo da dimostrare di aver “capito” il mondo.

    La Chiesa, evidentemente, farebbe bene a fare l’esatto contrario di tutto ciò, contrastando frontalmente le pretese laiciste. La civiltà occidentale è fallita proprio perché ha rifiutato il cattolicesimo. Ed esso invece va riaffermato e riproposto nella sua integrità, perché è la Verità. Le strategie adottate dai laicisti sono le solite utilizzate dal fondamentalismo della gnosi: seduzione menzognera, svilimento della tradizione e intimidazione.

    L’autore passa poi ad esaminare le ragioni per reagire. Opportunamente, vista l’attuale situazione della Chiesa, si domanda: “A che serve un’autorità morale che scusa errori, peccati, vizi ecc.? E magari rimprovera chi invece propone una penitenza e il cambiamento di vita?”

    Come difendere la Fede? 1) Evitando l’errore di pensare che il maligno sia più forte di Dio, 2) Non aspettando soluzioni “miracolose” da parte della Chiesa, 3) Coltivando la necessaria certezza che all’origine di ogni problema c’è sempre la miseria morale.

    Opportunamente, l’autore ricorda che “dopo la Resurrezione, Cristo esorta gli apostoli ad andare in tutto il mondo a predicare il Vangelo e ammaestrare le nazioni (…) ha anche spiegato che chi sarà battezzato sarà salvo. Non ha chiesto di occuparsi del giogo fiscale, militare e politico dell’occupazione romana o di fare ricerca medica per debellare la lebbra, né tantomeno della penuria di risorse terrene.” Al contrario, la Chiesa odierna sembra assorbita dal tentativo di assecondare il progetto orizzontale del laicismo, inclusa l’immigrazione selvaggia, che è pianificata per deformare la nostra civiltà e ridimensionare il cattolicesimo, mirando a una sola religione universale gnostica, come l’ambientalismo.

    Nulla di nuovo, del resto. L’inno An die Freude di Schiller, musicato dalla Nona di Beethoven, prospetta esattamente questo: la magia della gioia massonica che ottiene il superamento delle varie religioni (le quali non sarebbero altro che frutto della “moda”) nel calderone da streghe dell’unica religione naturalista universale massonica. I versi non lasciano dubbi: Deine Zauber binden wieder, / was die Mode streng geteilt; / alle Menschen werden Brüder, / wo dein sanfter Flügel weilt. “Le tue magie legano di nuovo / ciò che la moda aveva fortemente diviso: / tutti gli uomini divengono fratelli / dove palpita la tua balsamica ala.” Pura menzogna, questa, dell’angelo caduto, nemico di Dio, che vuole apparire più buono di Dio e ci offre, come panacea, il frutto avvelenato della religione universale gnostica.

    Se il mondo si è salvato finora è stato grazie proprio alla “intolleranza” dottrinale e dogmatica della Chiesa, finché essa ha combattuto senza fare sconti. Le cose sono cambiate negli ultimi quarant’anni dopo l’avvio del Nuovo ordine mondiale, il Concilio Vaticano II e l’attuale crisi economica. Non senza una comprensibile vena di pessimismo, l’autore scrive che “La tentazione da parte di una qualche intelligenza strategica superiore che riesca a fingere di adattarla [la Chiesa] alle esigenze della modernità per farla invece operare per convertire, vuole senza dubbio una assistenza speciale ‘dall’alto’. Senza quella non vedo altro che il martirio.”

    Evidentemente non resta proprio altro che il martirio, come chiaramente profetizzato a Maria Valtorta dal Divino Maestro: tre quarti degli ecclesiastici apostateranno e la Chiesa si ridurrà negli ultimi tempi ad essere piccola e ferocemente perseguitata, ma tutta santa, come era agli inizi.

    In conclusione, questo è un libro di altissimo valore, degno di essere letto e meditato da tutti quelli che hanno a cuore la Verità e cercano una guida nella mefitica palude degli errori e dei tradimenti contemporanei. Un unico appunto, che non riguarda certo la qualità spirituale e culturale del libro, ma solo il suo aspetto esteriore: la copertina è poco leggibile e decisamente brutta.

    EMILIO BIAGINI

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